IL completamento del primo capitolo della mia vita

Swami Niranjanananda Saraswati - Yoga Vision - Vai al sito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hari Om Tat Sat

Questo è il mio cinquantesimo anno. A questo punto completo il primo capitolo della mia vita che ebbe inizio nel 1960 ed è durato fino al 2009; ora inizio a scrivere il secondo capitolo che ha avuto inizio nel 2010, dopo il Mahasamadhi di Sri Swamiji. Mentre scrivo le righe conclusive del primo capitolo ed il prologo al secondo capitolo, il mio cuore è colmo di gratitudine verso Sri Swamiji. E’ stato lui che mi ha donato la mia vita ed è la mia eterna ispirazione. La sua presenza riempie la mia vita in modo travolgente e fa di me ciò che sono oggi.

Anche se nato da genitori che erano discepoli e sostenitori di Sri Swamiji, non mi sono identificato con loro, né allora né oggi. Li rispetto per ciò che essi sono  -  mio padre e mia madre; ma ho sempre desiderato di stare con Sri Swamiji che incarnava sia la chiarezza e la fermezza di mio padre, sia la sensibilità e l’amore di mia madre.

Fu dovuto alla grazia e alla chiamata di Sri Swamiji che io nacqui il 14 febbraio 1960 da Sri Satyavrat e Basanti che, più tardi, divennero Swami Satyabratananda Saraswati e Swami Dharmashakti Saraswati, i primi discepoli di Sri Swamiji e i pilastri per la fondazione dell’International Yoga Fellowship Movement.

Quando avevo un mese Sri Swamiji mi prese fra le braccia e mi sussurrò nell’orecchio i sacri ed eterni mantra: “shuddhosi, buddhosi, niranjanosi; sansara maya parivrajitosi”, piantando così il seme del mio destino.

Fu Sri Swamiji che mi permise di gattonare fra i suoi dhoti e kurta, di abbracciarlo e fargli il solletico mentre meditava, mentre dava delle conferenze o teneva delle lezioni; e nel 1966 esaudì il mio desiderio di stare con lui e di fare di Munger la mia casa.

Fu lui che senza alcuno sforzo mi educò e preparò al mondo e alla vita, mi insegnò yoga nidra e materie come l’arte, le scienze, le lingue, le scritture e tutto ciò che so oggi.

Sri Swamiji mi benedisse e mi dette l’occasione di viaggiare per quarant’anni in ogni parte del mondo insegnando lo yoga, osservando le diverse società, facendo ricerche sulle antiche e moderne tradizioni spirituali del mondo, assistendo allo sviluppo del Satyananda Yoga, stabilendo e gestendo varie istituzioni e guidando le persone nel loro viaggio spirituale.

E’ stato puramente attraverso la sua grazia che in ogni parte del mondo persone di ogni etnia, di ogni nazionalità e cultura mi hanno accettato, amato, sostenuto ed assistito in ogni mio impegno.

Fu Sri Swamiji che, nel luglio del 2009, mi guidò nella conclusione del primo capitolo della mia vita, e che mi diede la chiara indicazione e il progetto della futura direzione a me destinata.

Durante questo viaggio della mia vita, durato cinquant’anni, ho incontrato molte persone che mi hanno assistito, sostenuto e che sono stati dei catalizzatori per la mia crescita e il mio sviluppo. Desidero esprimere la mia gratitudine e il mio rispetto a Rishi Vashishtananda e Rishi Arundhati in Canada, a Swami Pragyamurti in Inghilterra, a Rodrigo e Gloria Nino, Ignacio e Maria Teresa Copete in Colombia, a Rishi Vivekananda e Rishi Hridayananda in Australia, a Siru e Savitri Nainani in Spagna per le loro cura e per il loro ruolo educativo durante i miei primi anni.

Con il cuore desidero esprimere il mio amore e la mia gratitudine per l’ aiuto, il contributo e sostegno nella diffusione del messaggio della nostra tradizione di yoga a tutti i simpatizzanti, i sostenitori, gli amici, i sannyasin, i karma sannyasin e i discepoli dell’Europa occidentale e orientale, del sud, centro e nord America, dell’Australia, dell’Asia e dell’Africa, e mando i miei più sentiti auguri con una preghiera per la vostra pace e prosperità nella vita.

Sono troppe le persone con le quali ho interagito durante questo periodo di cinquant’anni per poterle menzionare qui ma, desidero ringraziare ognuno per il proprio contributo alla causa dello yoga e per il ruolo di amicizia, di amore e di sostegno nella mia vita. Ognuno ha un posto speciale nella mia memoria e viene ricordato con affetto nelle mie preghiere.

Ho sempre sentito, e ancora oggi continuo a sentire, lo splendore della continua ispirazione di Sri Swamiji che ha abbracciato la mia vita fin dal momento della mia nascita. La sua illuminata presenza nella mia mente e nel mio cuore, mi riempie della forza necessaria per iniziare il secondo capitolo e fare il prossimo passo in questo lungo viaggio.

Nella prima fase del viaggio, mentre lavoravo per la diffusione dello yoga, camminavo insieme a migliaia di persone. Oggi esprimo i miei sentimenti di gratitudine ad ogni singola persona e aspetto la vostra compagnia ogniqualvolta le nostre strade si incontreranno di nuovo.

Prologo al secondo capitolo

L’eredità che ricevo da Sri Swamiji non è quella di una posizione, di una mansione o di potere presso una qualche istituzione o fondazione, ma è quella di sannyasa.

Ora cammino da solo sul sentiero per realizzare l’eredità e la successione al sannyasa così come mi fu dato da Sri Swamiji.

Nel giorno di grande auspicio di Guru Purnima 2010, mi rimetto in linea con la direzione datami dal mio guru Sri Swamiji, ed esprimo i sentimenti:

Satyam è il mantra

Satyam è la divinità

Satyam è adorazione

Satyam è ispirazione

Satyam è la visione

Satyam è il Signore immacolato.

Sri Swamiji mi raccontò una storia quando avevo circa nove anni. In questa storia un viaggiatore di nome Jiva Ram, stava viaggiando da un luogo molto lontano verso casa sua, che era a Brahmapuri, la Città Cosmica. Dopo aver viaggiato per molti anni e attraversato lunghe distanze arrivò ad un albergo a cinque stelle chiamato il Grande Universale o Samsara. Là si riposò, mangiò bene, si divertì e fece amicizia con il gestore dell’albergo, Signor Denaro Ram e con una moltitudine di bellissime assistenti. Gli fu data la suite reale numero 066 al piano 6, la cui vista dava su dei viali adornati di gioielli, su una piscina, su delle belle nuotatrici dal corpo scoperto, su ristoranti, bar e casinò di questo Grande Albergo Universale. Il viaggiatore inebriato, in compagnia di belle fanciulle chiamate signorina Desiderio, signorina Infatuazione, signorina Incomprensione, signorina Errori (Miss Desire, Miss Infatuation, Miss Understanding, Miss Takes, giochi di parole in inglese, n.d.t.), dimenticò presto se stesso. Le fanciulle intrattennero il viaggiatore tutti i giorni con musiche, danze, vino e donne accompagnate da altri loro amici il signor Avidità, il signor Rabbia, il signor Gelosia e il signor Ego. Il tempo passò. Il viaggiatore si divertiva in compagnia del personale alberghiero. La sua casa, il suo posto, il destino del suo viaggio divennero un ricordo vago e remoto.

Un giorno un altro strano viaggiatore si prenotò per quell’albergo al Piano 1 Senza Fronzoli, camera 08. Era uno strano tipo con la testa rasata, vesti color ocra e, come ornamento, perle di legno intorno al collo. Il suo corpo, avvolto in una maestosa aura mistica, splendeva di luce eterea. Passava la maggioranza del tempo da solo in camera, mangiava da solo ad un tavolo in un angolo ed evitava le futili chiacchiere con gli altri ospiti e con il personale dell’albergo. Jiva Ram ne fu attratto e affascinato. Una sera, dopo molte lusinghe, il signor Denaro Ram disse a Jiva Ram che il nuovo ospite dell’albergo era un eccentrico che ogni tanto arrivava all’albergo e che sceglieva sempre la stessa camera. Jiva Ram si domandò chi potesse essere questo silenzioso e solitario viaggiatore eccentrico e una sera, prendendo coraggio, si recò al Piano 1 e bussò.alla porta della camera 08.

La porta si aprì lentamente e Jiva Ram percepì lo sguardo penetrante. Ebbe paura, come se la sua anima fosse stata messa a nudo – ma soltanto per un istante. Si rese conto che, nello sguardo penetrante non vi era nessun genere di minaccia ma che vi erano compassione e bontà.

“Entra, entra”, sono le parole che uscirono dalla bocca dello straniero. Come ipnotizzato Jiva Ram si decise ed entrò nella camera. Lo strano viaggiatore sorrise in silenzio, chiuse la porta e seguì Jiva Ram nella camera.

“Voglio essere tuo amico”, disse Jiva Ram. “Io mio nome è Jiva Ram. Tu come ti chiami?” Lo straniero sorrise: “Le persone mi conoscono come “la Guida”. “Chi guidi e dove li conduci?” domandò Jiva Ram. “Guido i viaggiatori perduti come te e li accompagno a Brahmapuri”, rispose la Guida. “Veramente? Anch’io ero un viaggiatore che andava verso Brahmapuri. Venni qua per risposarmi e sono qui da molti anni. Questo albergo è diventato casa mia e gli ospiti e il personale alberghiero sono diventati miei amici. Qui tutti mi amano, hanno bisogno di me e mi rispettano”, disse Jiva Ram.

“Non ti ricordi della tua dimora? Non desideri continuare il tuo viaggio?” domandò la guida con un sorriso. “Certe notti sogno un luogo, una casa e vedo dei volti vagamente familiari, remoti – ma questi sono soltanto dei sogni”, disse Jiva Ram. “Conosco la strada e ti ci posso portare in sicurezza”, disse la Guida. “Quando partiamo?” chiese un eccitato Jiva Ram. “Perché non stanotte, nella frescura del clima. Fa’ le valigie, disdici l’albergo e partiamo”, disse serenamente la Guida con uno sguardo onnisciente.

Jiva Ram corse verso la sua camera, fece le valigie e andò verso il ricevimento per saldare i conti. “Hai forse perso la ragione? Il viaggiatore eccentrico ti ha fatto il lavaggio del cervello perché tu partissi?” gridò Denaro Ram da dietro il banco. “Partire di notte per una città che nessuno ha visto, incamminarsi lungo dei sentieri stretti e senza protezione nella giungla infestata da animali selvaggi”.

Poi, con voce triste: “Infrangerai il cuore di signorina Desiderio e di signorina Infatuazione che ti amano tanto. Con chi riderò delle barzellette? Con chi berrò e giocherò a pocker? Se vai via mi sentirò solo e senza amici”. Poi, afferrando le braccia di Jiva Ram, disse: “Vieni, amico mio, beviamo. Non pensare troppo alla Guida poiché egli fuorvia sempre le persone, le deruba e le uccide nella giungla. Qui hai tutto; le comodità, il vino, le donne e il divertimento per aiutarti a dimenticare la tua pazza idea di seguire la Guida. Lui ti farà soltanto soffrire e ti priverà dei tuoi averi. Guarda, signorina Desiderio e signorina Infatuazione stanno aspettando per darti piacere in ogni maniera possibile”.

Allettato dalle parole di Denaro Ram, Jiva Ram abbandonò l’idea di partire e passò tutta la notte in compagnia dei suoi amici e delle fanciulle, festeggiando, bevendo e ballando. Arrivò il mattino e Jiva Ram barcollò fino alla sua camera e crollò in un sonno profondo fra le braccia di signorina Desiderio. La Guida fu dimenticata.

Nel tardo pomeriggio, un Jiva Rama stanco e dagli occhi cisposi, scese al ristorante per una tazza di caffè. Al tavolo in un angolo stava seduta la Guida che guardava Jiva Ram. Jiva Ram evitò il contatto visivo e si mise a sedere ad un tavolo lontano per prendere il caffè. Dopo un periodo di tempo, la Guida si alzò e andò verso il tavolo di Jiva Ram dicendo: “Ti ho aspettato ma non sei venuto. Che cosa è successo?” Jiva Ram disse: “Ho cambiato idea. Non vado da nessuna parte lasciandomi alle spalle i miei amici dal cuore infranto. Essi mi amano e hanno bisogno di me. Moriranno sicuramente se io li lascio. Ora sto programmando di sposare la bellissima ed affascinante signorina Desiderio, che non riesce a vivere senza di me”.

“Hai tristemente torto se pensi che le persone di questo albergo siano tue amiche e che ti amino ed abbiano bisogno di te. In questo albergo nessuno si interessa a nessuno. Tutti sono egoisti e manipolatori”, disse la Guida. “Ciò che dici è sbagliato”, disse Jiva Ram. “Tutti mi amano e mi hanno messo in guardia sul fatto che tu fuorvii le persone. Prova che ciò che dici è vero, poi ci penserò se venire con te”. “Va bene”, disse la Guida. “Stanotte vieni nella mia camera e conoscerai la verità”. Jiva Ram rimase perplesso davanti alla forza delle parole della Guida. Stordito e in uno stato d’animo pensieroso tornò nella sua camera.

Venne la notte. Ignorando l’invito di Denaro Ram di recarsi giù al bar, Jiva Ram si finse stanco e preferì rimanere nella sua stanza per riposare. Dopo mezzanotte, quando l’albergo era chiuso e tutti si erano ritirati nelle loro stanze, Jiva Ram si recò di sotto in punta di piedi e bussò alla porta della Guida. La porta si aprì istantaneamente e la Guida fece cenno a Jiva Ram di seguirlo quietamente e in silenzio. La Guida portò Jiva Ram attraverso lunghi e silenziosi corridoi, verso un’altra parte dell’albergo e si fermò davanti ad una stanza. In silenzio fece cenno a Jiva Ram di ascoltare la conversazione che si stava svolgendo all’interno della stanza.

Jiva Ram ascoltò e udì la dolce voce della signorina Desiderio che diceva all’ospite della camera: “Tu sei il migliore, il mio tutto. Io appartengo a te e a nessun altro. Amami”. Jiva Ram non poteva credere alle sue orecchie. Guardò attraverso il buco della serratura e vide la signorina Desiderio e la signorina Infatuazione in un abbraccio amoroso con l’ospite, mentre sussurravano frasi dolci nelle sue orecchie.

Jiva Ram non riuscì più a guardare. Con gli occhi pieni di lacrime disse alla Guida: “Portami via subito. Non posso restare qui un altro minuto. I miei occhi si sono aperti”. La Guida disse a Jiva Ram di fare le valigie ma Jiva Ram disse che non occorreva nulla e che se occorreva qualcosa, poteva essere acquistato strada facendo.

La Guida portò un Jiva Ram lacrimante e depresso nella sua camera. Jiva Ram si sciolse e disse. “Voglio dimenticare tutto ciò che è successo qui e lasciare questo albergo con la mia mente fissa su Brahmapuri”. Poi la Guida chiese a Jiva Ram di togliere tutti i vestiti e gli ornamenti che aveva acquistato all’albergo. Gli rasò la testa e gli dette un nuovo corredo di vesti color ocra da mettersi addosso. Quando Jiva Ram fu pronto, la Guida lasciò il Grande Albergo Universale e si incamminò nella notte buia con Jiva Ram che lo seguiva verso Brahmapuri, la città Cosmica.

Ho vissuto in questo Grande Albergo Universale e ho visto tutto ciò che vi è da vedere.

E’ giunta l’ora che io inizi nuovamente il viaggio verso Brahmapuri.

Sotto la luce solare della grazia del nostro Guru e con il vento delle vostre preghiere a mio favore, completerò il mio viaggio.

Hari Om Tat Sat

 Il mio stato