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Tratto da: Rikiapeeth Blog del 17 Febbraio 2010
Rikia Pith - 22 Dicembre 2009 Ultimo Giorno dello Shodashi Puja
Hari Om
A
mezzanotte del 5 dicembre Sri Swamiji è entrato in
Mahasamadhi. Al momento del suo Mahasamadhi erano trascorsi
vent’anni da quando era arrivato a Rikhia. Dovreste sapere,
lui stesso lo aveva detto, che la sua vita era suddivisa in
cicli di vent’anni. Nei primi vent’anni della vita ha
vissuto nella sua casa. Nei successivi vent’anni ha vissuto
a Rishikesh nell’ashram del suo guru immergendosi nel seva
(servizio disinteressato).
Nel terzo
periodo di vent’anni si è stabilito a Munger e, seguendo il
mandato del suo guru, ha fondato lo yoga come movimento in
ogni parte del mondo. Ha creato un movimento di yoga a
Munger e poi lo ha offerto come tributo ai piedi del suo
guru, Swami Shivananda, dicendo: “Questo è stato il tuo
mandato che ho portato a compimento. A te lo offro. Ora sono
libero dal mandato del mio guru”. E così, dopo essere stato
a Munger per vent’anni, se ne è andato.
Anche
l’ultimo capitolo della sua vita è stato un periodo di
vent’anni cha ha avuto inizio quando è arrivato a Rikhia nel
1989 ed ha avuto il suo culmine nel 2009. A Rikhia ha
dedicato se stesso a vivere la vita del sannyasa e gli
insegnamenti del suo guru. Quindi Rikhiapith è un altro
monumento da lui creato e dedicato al suo guru.
Sri
Swamiji ha sempre detto che, quando avrebbe dovuto lasciare
il corpo, questo non sarebbe avvenuto in un ospedale
circondato da discepoli e con tubi nel naso e nella bocca,
ma in uno stato di meditazione. In una poesia dice:
Che io
possa vagare sulle rive del Gange
Senza
niente sul corpo
E
senza nulla fra le mani
Con il
nome di Shiva sulle labbra
E il
pensiero della Devi e di Durga nella mente.
Che io
non possa neanche sapere di esistere,
E,
quando morirò,
Io non
saprò nemmeno di morire.
Questo è
precisamente ciò che ha ottenuto. Un siddha, un essere
perfetto, nella vita lavora in base a dei sankalpa, delle
risoluzioni e non secondo un volere o un desiderio
personale. Nella vita di Sri Swamiji vediamo la forza del
suo sankalpa shakti e ciò che egli ha ottenuto per suo
tramite: a partire da Munger ha tenuto alta nel mondo la
bandiera dello yoga e della tradizione del Bihar Yoga
portando onore al Bihar. Rikhia è divenuto poi il suo
tapobhumi (luogo di austerità). Là ha eseguito ardui ed
elevati sadhana vedici indicati per i paramahamsa sannyasin.
Ha praticato panchagni sadhana insieme ad altri sadhana.
Siete stati tutti testimoni di ciò. Ha condotto una vita
semplice, improntata allo stile di vita di un sannyasin. Il
sannyasa è un mezzo per realizzare e arrendersi al guru e a
Dio che dimorano in noi. A Rikhia Sri Swamiji ha adeguato e
vissuto la sua vita secondo gli insegnamenti del suo guru ed
ha anche ispirato gli altri a vivere gli insegnamenti di
“servire, amare, dare”. Sri Swamiji ha trasformato il
villaggio di Rikhia in Rikhiapith allo scopo di diffondere
questi messaggi fondamentali della vita spirituale.
Il
messaggio fondamentale della vita spirituale è migliorare la
qualità della vita. La qualità della vita migliora quando
riusciamo ad uscire dal nostro guscio e a connetterci con le
altre persone attraverso il servizio, l’amore e la
condivisione. Queste sono le ispirazioni che lo stesso Sri
Swamiji ha dato a Rikhia.
Oggi i
due eterni monumenti da lui creati, Munger e Rikhia, l’uno
dedicato al mandato del guru e l’altro ai suoi insegnamenti,
offrono il loro tributo alla visione Sri Swami Satyananda
che è stato il discepolo prescelto del nostro Satguru, Sri
Swami Shivananda.
A proposito di Ganga Darshan
Le
persone chiedono che cosa succederà dopo il Mahasamadhi di
Sri Swamiji. Chiedono: “Ora che Sri Swamiji non è più
presente, quale sarà il futuro dell’istituzione, dello yoga,
di Munger, di Rikhia?”. Io ho una sola risposta a queste
domande: Sri Swamiji ha lasciato Munger e il lavoro dello
yoga nel 1988 e, per tutti questi anni, sono stato io ad
occuparmi del mandato dello yoga e dello sviluppo di Ganga
Darshan. Poi, nel 2008, ho passato l’incarico del movimento
e della missione dello yoga a Swami Suryaprakash. Durante i
venticinque anni del mio incarico e i due anni di quello di
Swami Suryaprakash l’ashram ha continuato a crescere, a
prosperare e a diffondere la visione e la missione per la
quale Sri Swami Satyananda aveva fondato quel monumento
dello yoga che è Ganga Darshan.
Ha creato
Ganga Darshan perché questa era stata l’istruzione, il
mandato che aveva ricevuto dal suo guru: “Diffondi il
messaggio dello yoga da porta a porta e da sponda a sponda”.
A Munger una volta disse: “Mi hai dato l’istruzione di
diffondere lo yoga. Lavorerò per lo yoga, creerò un
monumento dello yoga e, poiché si tratta del compimento del
tuo mandato, dedicherò quel monumento a te. Io seguo il tuo
mandato. Seguo il tuo ordine”.
Il mondo
non ha visto un esempio come Swami Satyananda. Osservando la
storia di molte istituzioni
vediamo che fanno un buon lavoro con delle buone intenzioni
ma che non preparano il terreno per il futuro. Sri Swamiji
ha abbandonato le responsabilità di Munger e di Ganga
Darshan vent’anni fa. È diventato libero. Tuttavia gli
ulteriori sviluppi e i compimenti che nello yoga si sono
avuti attraverso Ganga Darshan nel corso degli ultimi
venticinque anni sono stati decisamente unici e senza
confronti, e questa tendenza e questo ritmo continueranno.
A proposito di Rikhiapith
Nel corso
degli ultimi venti anni Rikhiapith ha ricevuto le cure di
Swami Satyasangananda che se ne è occupata efficientemente a
tutti i livelli. C’erano sia la presenza fisica sia
l’ispirazione di Sri Swamiji, ma l’intera gestione e lo
sviluppo di Rikhiapith sono stati realizzati da Swami
Satyasangananda.
Dopo aver
fondato e dedicato Rikhiapith a Sri Swami Shivananda, Sri
Swamiji ha nominato Swami Satsangi come Pithadishwari o
acharya di questo luogo. Aveva visto le sue potenzialità nel
proseguire il lavoro che lui aveva cominciato verso livelli
più elevati. Avendo visto il suo impegno, la sua dedizione e
la sua devozione, le ha dato l’iniziazione di Paramahamsa e
oggi Swami Satyasangananda, Pithadishwari di Rikhiapith, è
seduta difronte a voi come Paramahamsa Satyasangananda.
Sarà lei
a proseguire la visione datale dal nostro guru, Sri Swami
Satyanandaji, di mantenere, diffondere e vivere gli
insegnamenti di Sri Swami Shivananda di servire, amare e
dare. Quindi le persone di Rikhia Panchayat non dovrebbero
mai pensare: “Che cosa ci succederà?”. Sri Swamiji ha
organizzato tutto, non solo per avere cura delle persone ma
ha anche provveduto ad insediare una persona che possa
realizzare i suoi desideri e la sua visione. Quindi
Rikhiapith non è rimasto orfano ma, con Swami Satsangi, è
stato rafforzato.
Ora Swami
Satsangi viaggerà in varie parti del paese e del mondo per
portare il messaggio della vita spirituale ad aspiranti e
ricercatori. Avete l’opportunità di vederla, di invitarla
nella vostra città, nel vostro paese, nella vostra casa, nel
vostro villaggio, ovunque desideriate invitarla affinché
possa venire e portare la grazia del guru dove si reca.
Per
quanto riguarda Munger e Rikhia il lavoro non si fermerà.
Con la grazia e le benedizioni di Sri Swamiji questo lavoro
proseguirà giorno dopo giorno e si espanderà sempre di più.
Questa è la benedizione che il nostro guru aveva ricevuto e
anche oggi la sperimentiamo nella forma della grazia di Dio.
La missione di entrambi gli ashram continuerà a prosperare:
essi continueranno a diffondere la visione yogica e
spirituale di Sri Swami Shivananda e di Sri Swami
Satyananda.
Il futuro
Rimane
ancora un’altra domanda nella mente delle persone: che cosa
farà ora Swami Niranjan? Sri Swamiji mi ha chiarito molto
bene che quest’anno, il 2009, un capitolo della mia vita si
sarebbe chiuso e che se ne sarebbe aperto uno nuovo.
Nel marzo
del 2009 mi ha istruito affinché terminassi la mia vita di
parivrajaka (periodo in cui il sadhak viaggia e si sposta da
un luogo all’altro), dandomi una chiara direzione riguardo
la prossima fase della mia vita. Mi ha detto: “Termina la
tua vita itinerante. Sono quarant’anni che viaggi e che vivi
la vita di un parivrajaka. Hai viaggiato in questo paese e
nel mondo. Hai viaggiato ogni mese e ogni anno. Hai portato
il messaggio dello yoga distribuendo le benedizioni del
nostro parampara (tradizione). Ora il capitolo che si è
aperto durante questi quarant’anni della tua vita dovrebbe
chiudersi e un nuovo capitolo deve avere inizio”. Mi ha
detto: “Ora rimani fermo in un unico luogo e lavora per lo
sviluppo dello yoga, per lo swadhyaya (studio e
consapevolezza di se stessi), per il sadhana (pratica
spirituale), per il samarpan (totale offerta di se stessi a
Dio), per la tradizione del sannyasa e per il benessere
delle persone”. Egli mi ha aperto il sentiero, ha rafforzato
la mia volontà e mi ha guidato nella direzione che d’ora in
poi percorrerò.
Le
persone dicono: “Tu sei il successore di Swami Satyananda”.
Questo è vero. Sono il suo successore, ma non per quanto
riguarda l’istituzione. In un’istituzione gli amministratori
cambiano e chiunque può esserlo. Quando Sri Swamiji mi ha
indicato come suo successore non era per dirigere
un’istituzione; non era per il posto, il potere o la
posizione nel mondo dello yoga; non era per ricevere le
ghirlande e gli elogi che arrivano con il nome e con la
fama.
Il tipo
di eredità che ho ricevuto dal mio guru è quella del
sannyasa. Il suo impegno verso il sannyasa è ciò che ho
ricevuto come eredità. La sua vita di sannyasa era
completamente infusa dalla rinuncia, dalla fede,
dall’abbandono di sé e dall’austerità. Quando mi ha nominato
come suo successore la sua intenzione era che io gli
succedessi nel suo sannyasa, nel suo sankalpa, nella sua
dedizione, nel suo credere, nella sua fede. Alfine di
coltivare tutto questo mi ha liberato da ogni obbligo
sociale ed istituzionale.
Io non
sono un sannyasin di Munger o di Rikhia; sono un sannyasin
di Swami Satyananda. Non appartengo a Munger e non
appartengo nemmeno a Rikhia. Queste cose sono arrivate molto
tempo dopo che avevo dedicato la mia vita al mio guru.
Quando sono nato egli mi ha tenuto in braccio. Quando avevo
tre anni ha dichiarato che ero il successore del suo
sannyasa, dei suoi sadhana spirituali e dei suoi
raggiungimenti. Io ho un sankalpa: quello di realizzare,
durante il corso della mia vita, il retaggio che il guru mi
ha dato.
Continuerò a spostarmi fra Munger e Rikhia ma non appartengo
a nessuno di questi due luoghi. Sono un semplice sannyasin,
discepolo di Swami Satyananda.
Oggi sono
seduto davanti a voi non come acharya o insegnante, come
socio o ex capo di un’istituzione, ma come un sannyasin e
chiedo le vostre preghiere in modo che possa essere il degno
successore del sannyasa del mio guru.
Prego Sri
Swamiji per la saggezza, la comprensione e la forza di
vivere la vita e percorrere il sentiero sul quale egli, da
sannyasin, ha camminato.
Con i
vostri auguri sono sicuro di riuscire a coprire la distanza
che Sri Swamiji mi ha detto di coprire. E la buona volontà
che avete verso questo ashram, verso Sri Swami Satyananda,
verso la sua opera, dovrebbe essere sostenuta e protetta.
Continuate a sviluppare la vostra fede, il vostro credo, la
vostra dedizione e l’abbandono del sé.
L’ispirazione e la forza spirituale di Sri Swamiji sono il
fondamento della nostra vita e oggi invochiamo quella stessa
forza ed ispirazione affinché discendano su di noi. Che si
possa accogliere Sri Swamiji affinché diventi colui che
interiormente dimora nella nostra vita e offrirgli il trono
sul quale egli sia in grado di sedere dentro di noi come
l’imperatore dei nostri cuori per poter essere sempre un
tutt’uno con la sua presenza e la sua grazia.
Hari
Om Tat Sat
Namo Narayana
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