VITA DI ASHRAM E RILASSAMENTO

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Nella società si lavora per essere pagati, perché si ha bisogno di ricevere quel denaro, per sé e per la propria famiglia. Chi ha la fortuna di avere un lavoro, molto spesso è sottoposto a condizioni alienanti, assurde, frustranti, in cui per sopravvivere si sente costretto a tirar fuori il peggio di sé. Carrierismo, competitività, furbizia, falsità, adulazione, potere, status sembrano essere i “valori” da perseguire per esistere ed affermarsi nel mondo del lavoro.

Chi invece non ha ancora un lavoro, dopo i quarant’anni non viene più neanche visto come una persona, ma è considerato alla stregua di una merce scaduta e gli capita perfino di incontrare disprezzo, in forme più o meno velate, se si “permette” di cercare lavoro.

È più che naturale che in un contesto simile le persone più sensibili, intelligenti, profonde, si sentano particolarmente stressate, insoddisfatte e tese.

Per costoro, oltre alla pratica dello yoga, la vita di ashram sarebbe quanto mai benefica.

Il rilassamento che si incontra nella vita di ashram non è tanto di natura fisica, ma spirituale. In ashram il karma yoga (il lavoro svolto con spirito di non attaccamento) rappresenta un mezzo per esprimersi, per dare il meglio di sé con entusiasmo in ogni circostanza: liberamente, senza timori o motivazioni personali. Il karma yoga viene vissuto di volta in volta come un gioco, una danza, una sfida avvincente, una meditazione dinamica, un momento di osservazione delle proprie reazioni e motivazioni, un’avventura entusiasmante, un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, un modo per agire in armonia con altre persone, per aprirsi alle energie più elevate della vita o per offrire le proprie azioni a Dio o al Guru. Con semplicità, facendo sempre del proprio meglio, senza però essere attaccati ai frutti delle proprie azioni, a lode o biasimo. È questo lo spirito del karma yoga.

Non ci sono incentivi, gratifiche, penalizzazioni, né i concetti di profitto e produttività. Niente mobbing… Se capita di sbagliare, di non finire in tempo, se sopraggiungono imprevisti, non importa: quel che conta è l’impegno, l’atteggiamento interiore positivo, l’essere presenti a quel che si sta facendo, facendolo con gioia e totale partecipazione, piuttosto che perdendosi in chiacchiere che tengono la mente imprigionata nel passato, nel futuro, nei desideri o nelle avversioni.

Si lavora per servire gli altri, in un clima sereno e positivo di collaborazione e non competizione. In ashram si vale semplicemente perché si esiste; si viene sempre e a qualunque età considerati come persone, come anime immortali e divine, a prescindere da qualifiche e posizioni sociali. Ogni essere umano è prezioso, unico, irripetibile e nell’ashram è accettato per quello che è, così come è. Prima o poi ogni persona che vi permanga per un certo tempo ne fa esperienza, ed allora una nuova luce si accende nei suoi occhi.

Si arriva a sentirsi liberi di scoprire ed esprimere innumerevoli qualità positive, che magari non si sapeva nemmeno di avere. Ci si accorge che gli unici giudizi e condizionamenti sono quelli che noi imponiamo a noi stessi. Si viene stimolati a superare se stessi, in uno sforzo continuo ma commisurato alle proprie possibilità ed accompagnato a momenti di grande spensieratezza.

È pur vero che ci sono regole e una certa disciplina che però, se accettate e vissute con la giusta consapevolezza, non rappresentano altro che gradini verso la libertà: libertà dalle nostre limitazioni, dai pregiudizi, dalle paure, dagli alti e bassi di una mente capricciosa, dalle aspettative nei confronti degli altri, da confusione, insicurezza, sensi di colpa. Libertà interiore, insomma, ed è una sensazione straordinaria!

La vita di ashram ci permette di uscire dal bozzolo del nostro ego, poco a poco, secondo i nostri ritmi ed insegnandoci ad accettare anche i nostri sbagli, inevitabili in un percorso tanto lungo ed avventuroso di esplorazione dello sconfinato mondo interiore.

La vita di ashram, il karma yoga, ci portano a spezzare le catene dell’autolimitazione, cioè a sconnettere la mente dagli aspetti negativi con cui troppo spesso ci identifichiamo, per tornare a muoverci con innocenza e spontaneità, per imparare a fluire con la vita, per connetterci con gli altri ed anche con le nostre qualità positive, per entrare in

 contatto con quella luminosa Dimensione Suprema e Trascendente per la quale in realtà siamo fatti.

Certo, vivendo in ashram per lunghi periodi, s’incontrano inevitabilmente, prima o poi, gli aspetti di noi stessi che non ci piacciono e che non vorremmo mai vedere, ma è necessario affrontare queste prove, per liberare così quelle energie represse che c’impedivano di vivere pienamente, per sbloccare ed allentare le tensioni più profonde. E dopo ogni temporale, arriva sempre il sereno, ogni volta più fresco e rigenerante. Ed oltre al sereno s’instaura una condizione sempre più durevole di rilassamento interiore: uno stato di autentico, profondo rilassamento, non una tecnica di rilassamento dall’effetto pur sempre superficiale e transitorio. Uno stato di rilassamento che nasce anche dalla presa di coscienza della natura più elevata, divina e luminosa che è presente in noi e che non aspetta altro se non di essere scoperta e vissuta.

Bhaktimala, 19 aprile 2011

 Il mio stato