Home Page info@satyanandaitalia.net Richiesta Informazioni English Version
Satyananda Yoga

Catalogo Edizioni Satyananda Ashram Italia Centri Yoga Satyananda in Italia Centri Yoga Satyananda nel Mondo Corsi di Yoga a Montescudo Corsi di Yoga a Torino

GALLERIA FOTOGRAFICA

Vai alla pagina >>

Impressioni della Sat Chandi Maha Yajna

e Rajasuja Yajna

Paramahamsa Alakh Bara Rikhia, 10 - 14 Dicembre 2007

Quest’anno era tutto diverso. Già siamo partiti con ben altra consapevolezza: l’ultima Yajna, quella culminante, quella finale! Dopo 12 anni si conclude il ciclo iniziato nel 1996 per volere di Paramahmsaji Swami Satyananda con il sankalpa di portare prosperità, pace e serenità a tutti. Consci del fatto che non ci sarà un anno prossimo, un’ulteriore occasione, eravamo tutti più concentrati, più pronti a cogliere ogni minimo dettaglio di questo grande evento. Rajasuja Yajna abitualmente viene celebrata per 12 anni di seguito, quando si svolge con un motto spirituale o su iniziativa di un Illuminato. Nei singoli anni viene posto l’accento su aspetti diversi del rito, ma soprattutto sul prasad che viene distribuito.

La dodicesima è la somma, la sintesi e la più importante: ogni partecipante riceve anche la trasmissione di shaktipath.

Forse il luogo stesso l’abbiamo percepito in modo diverso già a causa del suo nome nuovo, poiché a partire dalla Sat Chandi Maha Yajna 2006 l’ashram di Rikhia si chiama Rikhiapeeth. Peeth significa sede: quella in cui i mandati „serve, love, give“, che Paramahamsaji ha ricevuto dal suo guru Swami Sivananda, non soltanto vengono vissuti da lui stesso, ma si sono evoluti nell’espressione di uno stile di vita.

Già all’arrivo, percorrendo il viale alberato e vedendo i due nobili ingressi dell’ashram, incoronati da conchiglia e tridente, il cuore inizia a battere più forte. La dakshinamukhi shanka, simbolo dello spazio cosmico che evolve in sfere spiraline, è nota per le sue forze che proteggono dal male, simbolo anche dei paramahamsa o sannyasin autorealizzati. Sopra sta il tridente, il trishul, attributo di Shiva e simbolo dei tre mondi, dei tre stati della coscienza.Chi è sensibile alla bellezza è toccato dall’alta qualità estetica: architettura sobria ed elegante nel verde curatissimo.

 Infatti, Rikhiapeeth si potrebbe chiamare l’ashram bello. La sua bellezza sta proprio nella riduzione all’essenziale, nella voluta rinuncia al superfluo: il senso estetico diventa qui, in questo contesto, una qualità dello yogin evoluto, del sannyasin. Dopo tanto sudore e polvere, la vista dell’ashram ci fa subito dimenticare gli strapazzi del viaggio: siamo finalmente arrivati a destinazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sentiamo subito pronti per la Yajna, un rituale arcaico, una cerimonia del fuoco che simboleggia l’inizio della cultura, della civiltà in generale: la scoperta del fuoco come elemento inerente al legno. Essa ha una forma esteriore e una interiore. L’effetto d’induzione della Yajna esteriore porta infine a quella interiore, più sottile, e fa risvegliare la coscienza dell’uomo. Il rito consiste nell’invocare devata tramite oblazioni al fuoco, recitazione di mantra, satsang e daan.

Imperatori e conquistatori celebravano Rajasuja Yajna per distribuire ricchezze materiali, gli yogin invece lo fanno per trasmettere benessere interiore. Come veicolo di energia spirituale, Yajna è adatta per la società moderna, che nonostante gli abbondanti beni materiali presenta grandi carenze, come la mancanza di tempo e di pace interiore. Essa può migliorare la qualità della vita anche e soprattutto nell’era tecnologica.

Con riferimento a Sri Rama che eseguì questa Yajna dopo aver sconfitto Ravana ed essersi affermato come imperatore giusto, Paramahamsaji decise di tenere Rajasuja Yajna dopo aver portato Yoga “from door to door and shore to shore”. Il suo strumento è la Sat Chandi Maha Yajna, in cui Devi viene invocata, venerata e pregata per ottenere una trasformazione interiore. È adatta per tutte le religioni, tutti possono prendervi parte, poiché la venerazione della madre cosmica è universale, condivisa da tutte le culture.

Dal 2003 sono le kanya, le ragazze pure e innocenti, che danno il benvenuto a questo evento. Il primo giorno Devi viene invitata. La bandiera della Yajna, quella rossa, verde, gialla e bianca di Devi, viene issata e sventolerà per cinque giorni. L’attendiamo con fervore, e regna una certezza: verrà! Le kanya sono il suo medium. “Become simple and innocent” ci ammoniscono. Sembra la condizione della benedizione di Devi Ma. Ma lo siamo veramente? L’amiamo anche noi, come ci ama lei? Pensiamo a lei ad ogni respiro?

Dalla mattina alla sera vengono recitati potenti mantra e kirtan, Durga Saptashati e versi del Ramayana. Le nostri voci si mescolano con quelle sicure e melodiose delle kanya e quelle vigorose e arcaiche dei pandit. Contemporaneamente i partecipanti ricevono Devi prasad. Per quattro giorni, dall’alba al tramonto, vengono distribuiti a tutti doni abbondanti.

I partecipanti passano in una lunga fila davanti alla sede del guru, il cui colore e quello dell’ombrello sovrastante cambiano ogni giorno: viola e verde chiaro, rosso e oro, oro e bruno-oro, bruno-oro e bianco-rosso. Il trono viene decorato dai pandit con una corona, un trishul e una conchiglia di fiori. La puja alla sede del guru si ripete ogni giorno come anche homa, le oblazioni al fuoco, e arati, l’oscillazione del fuoco davanti al sacro, che poi viene presentato ai partecipanti perché ne possano ricevere beneficio. Con questo si conclude la giornata.

Rajasuja Yajna tradizionalmente viene celebrata da un sovrano o da un conquistatore: noi siamo quindi gli ospiti di un Raja, di un re, e così ci siamo sentiti e siamo stati trattati. Eravamo graditi ospiti e benvenuti come se avessimo accettato un invito personale. Namo Narayan, il saluto abituale tra sannyasin, ha acquistato nel corso della festa tanti significati: vuol dire infatti “buon giorno”, “permesso”, “scusa”, “prego” e “grazie” allo stesso tempo.

Per poter garantire un’ospitalità così, dietro le quinte era stata creata una complessa macchina organizzativa, solo parzialmente percettibile, la cui perfezione ci ha colpito: tutto era stato previsto, tutto era stato studiato con la cura di ogni minimo dettaglio. Una rete di centinaia di karma yogin lavorava gomito a gomito come un unico organismo: ognuno conosceva il proprio posto e lo accettava serenamente, dai portatori d’acqua agli aiutanti di cucina fino agli addetti alla pulizia e allo smaltimento dei rifiuti: tutto scorreva liscio come l’olio e come „da solo“.

11.000 ospiti da tutto il mondo, il giorno della Sat Chandi Maha Yajna eravamo ben 15.000. In piedi non si mangia e non esiste nemmeno il self service come da noi: no, tutti seduti a pranzo e tutti venivamo serviti, una cosa difficilissima da immaginare per delle masse così. Il personale eravamo noi, tutti gli ospiti davano una mano. Il nostro compito era di lavare le mani agli ospiti dopo mangiato. Anche un’azione apparentemente così semplice può essere istruttiva quando si cerca di farla al meglio: come diventare ancora più veloce ed efficiente nell’attingere e versare l’acqua, come non sprecarla e non spruzzarla, come usarne abbastanza ma neanche una goccia di troppo? Riesco ad avere un saluto per ciascuno e a conservare il sorriso? Nasce in noi la gioia della perfezione.

In questo modo, ognuno dà il suo contributo e così per cinque giorni sembrano abolite le differenze di classe, nazione, religione. Ci sentiamo tutti uguali: est e ovest, poveri e ricchi. Ognuno aiuta tutti e serve tutti, ognuno riceve prasad con la benedizione di Devi e non elemosina. In questo modo, i bisognosi si sentono meno indigenti. Quest’idea che ci fa sentire tutti uniti è grandiosa e già di per sé giustificherebbe lo svolgimento della Yajna nel nostro tempo, oltre ai motivi ecologici e allo spiritual upliftment dei partecipanti.

Al centro di Rajasuja Yajna sta l’arte del donare che questa volta è stata portata alla per­fezio­ne. I karma yogin che si occupavano di confezionare i pacchi erano tutti incaricati personalmente da Paramahamsaji e con amore infinito hanno creato quasi delle opere d’arte che poi venivano ammassate nell’aula, riempita fino al soffitto, aspettando il momento di trasformarsi in Devi prasad durante la Yajna. Amore e dedizione fanno diventare un pacchetto molto più di un dono materiale.

Ciò è possibile solo là dove il tempo non conta, dove le ore di lavoro non costano nulla: nell’ashram. Il segreto del bello si chiama Karma Yoga. Proprio qui cozziamo con i limiti della nostra società occidentale, basata sull’efficienza. Nell’ashram si lavora  senza sosta finché il compito non sia stato svolto nel modo migliore e più bello, a prescindere da quanto tempo si impieghi.

La ricompensa è un’altissima qualità della vita, il che purtroppo nella nostra società occidentale al momento è poco apprezzato, anzi è quasi andato perduto. Il „bello e buono“ degli antichi Greci sembra sparito dalla nostra esistenza.

La prima generazione di ragazze che hanno studiato inglese nell’ashram e nel frattempo si sono diplomate, riceve biciclette: sono ornate di fiori e nastri, brillano e splendono d’oro, d’argento e di tutti i colori. Le giovani proprietarie le spingono attraverso la folla con grandissimi occhi splendenti, raggianti di felicità, e noi tutti applaudiamo emozionati. Similmente, anche in tutti gli altri doni è stato messo altrettanto amore come valore materiale. I ricsciò-bicicletta per coloro che stanno per iniziare una nuova esistenza, i panciuti recipienti metallici lustrati a specchio per i locali, squisitamente fasciati da una corda gialla, i libri per gli acharya, ognuno singolarmente avvolto in un angavastra rosso con il mantra di Rikhiapeeth Aim Hrim Klim, e tanto altro ancora: tutto espressione di amore e benevolenza.

L’attività instancabile dei karma yogin è percettibile ovunque, ed è fruttuosa. L’ashram cresce di anno in anno e Sivananda Math dà vita a progetti sempre nuovi. Al momento stanno creando un reparto per neonati, ed è stata acquistata una vecchia fabbrica dove in futuro ogni giorno 1500 bambini riceveranno un pasto completo. A Rikhiapeeth si sviluppa un concetto nuovo e moderno di sannyasin: sempre di più sta diventando colui che lavora per la società, sempre più giovani prendono sannyas e sempre di più si dedicano a chi ne ha bisogno.

Alla vigilia della Sat Chandi Maha Yajna Swami Niranjan ci invita a riposarci bene e a prepararci fisicamente e mentalmente all’indomani per non dover lasciare il nostro posto per l’intera durata del rituale, almeno otto ore. Questa notte abbiamo dormito poco, abbiamo cercato di immedesimarci nell’atmosfera. Abbiamo preso la decisione di resistere fino alla fine, perché per noi occidentali è già quasi una sfida stare seduti nove-dieci ore senza interruzioni, ignorando eventuali bisogni fisiologici. La nostra educazione non prevede questo tipo di disciplina, mentre allenare la capacità di resistere serenamente costituisce uno strumento indispensabile per temprare la forza di volontà.

La colazione la prendiamo ancora al buio e in silenzio. Sta nascendo il nuovo giorno, che si preannuncia splendido: l’aria così limpida, così leggera, l’atmosfera è di una purezza indicibile, si sentono cantare gli uccelli. Oggi Devi verrà sicuramente, dobbiamo essere vigili e aperti, pronti a ricevere. La cerimonia inizia con il suggestivo Kanya Puja, rituale in cui le kanya, come la più sublime manifestazione di Devi, vengono venerate come lei e nutrite pubblicamente. Portano lunghi vestiti rossi di velluto con un collier d’oro al collo e un diadema nei capelli. Le servono e assistono addetti in kurta verde chiaro e rosa: una grande sinfonia di colori.

Segue homa e Sat Chandi Purnahuti, l’ultima oblazione al fuoco. Mentre i pandit nel mandap per tutte le quattro ore del rituale recitano il Sri Sukta e alimentano il fuoco, Paramahamsaji ci parla di inquinamento e surriscaldamento della terra. Il suo contributo è la purificazione dell’atmosfera e la rigenerazione della natura attraverso la Yajna, così come si sta svolgendo proprio in questo momento con l’oblazione di sostanze naturali purissime, la cui essenza si diffonde nell’atmosfera. E mentre egli ci parla risvegliando la nostra coscienza, Devi fa piovere la sua benedizione su di noi. Siamo avvolti da una grande nube di energia celeste: pura, sottile e benefica e ci sentiamo così leggeri. Alla fine si commemora Sita Kalyanam, le nozze simboliche di Sita e Rama, segue arati: un’ultima volta riceviamo l’energia del fuoco sacro, e poi è finita, irrimediabilmente. Abbiamo ricevuto tutto: l’ospitalità, lo spettacolo, la benedizione di Devi, prasad: beni materiali e ricchezze interiori.

Uno dei momenti culminanti è stata la visita al giardino di Paramahamsaji. Migliaia di visitatori lo hanno attraversato con una lunga marcia silenziosa. Davanti al muro di recinzione è allestito un pantheon dell’induismo. Numerose statuette di dèi: Durga, Parvati, Saraswati, Kali, Shiva, Ganesha, Krishna, popolano lo scenario. A ogni divinità viene data una dimora, un paesaggio creato apposta per essa con pietre naturali, mosaici colorati, simboli, piantine e in parte perfino piccoli laghetti. Sono state scelte solo piante spirituali e curative: tulsi, pipal, bilva, canfora; queste alleate vegetali dell’uomo sono riunite anche tutte insieme in un’aiuola ajurvedica modello.

Gli dèi spesso meditano in montagna, le cime di sassi appuntiti, dipinte di bianco, imitano le vette innevate. Viene dedicato spazio soprattutto a Shiva: trishul, shivalingam, campane, lampade e un antro per la meditazione vengono messi a disposizione del padre degli yogin. In questo pantheon è stato accolto anche Sri Swami Sivananda. Egli siede in perenne meditazione su di un piedistallo cui si accede tramite una ripida scalinata. Questa creazione rispecchia una visione molto personale del suo creatore, il suo mandala. Una passeggiata in questo giar­dino si trasforma spontaneamente in una meditazione rigenerante: immagini forti che, come quelle della Yajna, ci sono rimaste impresse e abbiamo portate a casa nel nostro cuore.

KRIPA

Scuola di Yoga SATYANANDA ASHRAM ITALIA

Via Cà Baldone 62 - Trarivi di Montescudo (Rn) - Tel. 0541 984710 - Fax 0541 984990 - E-mail: scuoladiyoga@satyanandaitalia.net

SATYANANDA YOGA ® - Marchio registrato di proprietà della IYFM. Usato con il permesso