Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Tantra (parte seconda)
  • La Tradizione Vedica dello Yoga
  • Il Mantra
  • Yoga Sutra di Patanjali
  • Terapia Yogica delle Malattie Comuni: Disordini del Sistema Digestivo
    Disordini del Tratto Digestivo Superiore
  • La Serie di Pawanmuktasana

Tantra

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “A Systematic Course in the Ancient Tantric Techniques of Yoga and Kriya”, ed. Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

Testi e correnti
Il tantra comprende un vasto numero di correnti e sotto gruppi che hanno rituali e pratiche spirituali con caratteristiche differenti. Ciò appare un po’ confuso e contraddittorio a coloro che non sono familiari con le implicazioni del tantra.
Fondamentalmente, tutte le correnti seguono lo stesso sentiero, in quanto le differenze, anche quelle apparentemente più grandi, sono solo dei modi diversi per esprimere e alla fine sperimentare la stessa cosa. Tuttavia bisogna fare attenzione a non generalizzare circa il tantra, perché è facile fare un’affermazione definitiva in merito al tantra per poi scoprire che il contrario è chiaramente scritto in qualche testo tantrico poco noto. Ciò avviene in quanto, come abbiamo già detto, nel corso dei secoli il tantra ha abbracciato molti sistemi. Comunque, il tantra può essere diviso in cinque correnti, in relazione alla divinità che è venerata e alla base del loro sadhana. Queste sono:

Corrente                                      Divinità                               Letteratura

Vaishnava (o Vaishnaviti)           Vishnu                             Vaishnava Agama
Shaiva (o Shaiviti)                        Shiva                                Shaiva Agama
Shakta                                          Shakti                               Shakta Agama
Saura                                            Surya (il sole)                   Saura Agama
Ganapatya                                   Ganapati                          Ganapatya Agama

Ricordate che la divinità che presiede può essere venerata sotto molti aspetti. Ad esempio, Shakti ha centinaia di differenti aspetti tradizionali e tutti possono essere inclusi nello shakta sadhana.
I testi tantrici vengono spesso chiamati agama e meno spesso nigama. I testi delle correnti Shaiva e Shakta si presentano generalmente nella forma di un dialogo tra Shiva (deva) e la sua consorte Shakti (devi). Quando le domande vengono poste da Shakti e le risposte date da Shiva, i testi si chiamano agama. Nell’antico testo chiamato ‘Agamadvaita Nirnaya’ si dice: “Un agama viene chiamato così perché proviene dalla bocca di Shambhu (Shiva) e viene trasmesso a Girija (Shakti, sua moglie) essendo stato precedentemente approvato da Vasudeva (Vishnu).”
Shiva ha il ruolo d’insegnante spirituale (guru) e Shakti ha il ruolo di discepolo (shishya). Tuttavia, qualche volta Shakti ha il ruolo d’insegnante, come ad esempio nel testo chiamato ‘Nigama Kalpadruma’. In questo caso la scrittura (shashtra) è chiamata nigama.
Nell ‘Agamadvaita Nirnaya’ si dice anche: “Nigama è chiamato così perché emana da Girija (Shakti) ed è ascoltato dalle orecchie di Girisa (Shiva), essendo stato approvato da Vasudeva (Vishnu).” Quindi, nel caso dei nigama, Shakti è il guru.
Ciò che abbiamo detto finora riguarda principalmente le correnti shaiva e shakta. Questa forma di dialogo tra insegnante e discepolo è significativa poiché mostra l’importanza della relazione guru-discepolo. È questo un aspetto fondamentale del tantra. Di solito, i testi delle altre correnti vengono anch’essi chiamati agama, ma non sono presentati sotto la forma di dialogo tra Shiva e Shakti.
Nota: in questa parte considereremo brevemente tre delle cinque correnti maggiori.
Vaishnava
La divinità che presiede questo gruppo è Vishnu (il sostenitore) il quale, si dice, mantiene e sostiene l’universo. Si dice che Vishnu si incarni tutte le volte che l’umanità si trova in una situazione di bisogno spirituale e materiale. Finora ci sono state nove incarnazioni (avatara) che comprendono Rama e Krishna. La decima ed ultima, così si crede, verrà nel futuro. Si chiama Kalki, si pensa che farà volgere alla fine la presente era di Kali e porterà la nuova era d’oro. La moglie di Vishnu è Lakshmi che rappresenta la prosperità in tutte le sfere. Oggigiorno, in India, questo gruppo coinvolge molte persone, anche se pochissime ammetterebbero di seguire la via del tantra. Probabilmente si offenderebbero se si suggerisse loro un’idea del genere a causa degli abusi di cui, per errori d’interpretazione, è stato incolpato il tantra.
Questa corrente del tantra è stata assorbita nella corrente principale dell’Induismo, del quale è probabilmente il sentiero più popolare e più seguito. È principalmente un sentiero di devozione (bhakti) e sono stati composti migliaia di canti bellissimi e commoventi quali espressione di questa devozione. I due avatara più popolari di Vishnu sono Rama e Krishna. Rama è la figura principale del capolavoro mitologico ‘Ramayana’, nel quale ha per moglie Sita. Questo bellissimo racconto epico narra la storia universale, in forma allegorica, della lotta che ogni persona deve affrontare per conoscere la coscienza superiore. Krishna è il soggetto di molti libri e la figura centrale del capolavoro conosciuto in tutto il mondo, la ‘Bhagavad Gita’. Usualmente la sua consorte è conosciuta con il nome di Radha.
La letteratura dei vaishnaviti viene comunemente detta ‘Pancharatra’ (cinque notti). Si chiama così perché nell’arco dell’anno questa corrente è associata con cinque notti particolari di devozione e cerimonie. Si dice che queste cinque notti siano molto propizie al sentiero spirituale. Nel ‘Mahabharata’, un immenso testo epico indiano, si narra che il saggio Narada ottenne la conoscenza contenuta nel ‘Pancharatra’ dal Rishi Narayan (Vishnu). Narayan fungeva da guru ed istruiva la sua consorte Lakshmi (la dea della prosperità). Si dice che la letteratura ‘Pancharatra’ comprenda 108 agama, ma il numero esatto non è sicuro.
Secondo il ‘Sammohanan Tantra’, la letteratura Vaishnava comprende 75 tantra, 205 upatantra, così come vari yamala e damara. In questo contesto, i tantra e gli upatantra vengono intesi per le persone che sono ricettive verso le esperienze spirituali (sattva), gli yamala per coloro che sono più attivi di natura (rajas) e i damara sono intesi per coloro che mancano di ogni aspirazione spirituale (tamas). La maggior parte dei testi ‘Pancharatra’ sono andati perduti o distrutti; tra quelli ancora disponibili vi sono il ‘Vishnu Rahasya’ ed il ‘Mahasanatkumar Samhitas’.
La corrente vaishnava si è estesa oltre i confini dell’India. È molto popolare in molte parti del sud-est asiatico, specialmente a Bali, in Cambogia, in Tailandia, a Java, ecc.. In tutti questi luoghi sono stati eretti molti templi per la venerazione di Vishnu.
Shaivismo
Questo gruppo basa i propri riti e le proprie pratiche sulla sintonia e l’armonizzazione diretta con la coscienza. Esso personifica la coscienza nella forma del Signore Shiva, che è il substrato dal quale il mondo manifesto nasce attraverso l’azione di Shakti. È una corrente che dà maggiore enfasi alla rinuncia, sia mentale sia fisica, benché, per motivi pratici, solo la rinuncia mentale sia veramente importante. La filosofia di base dello shaivismo è la stessa degli shakta. Afferma che l’assoluto Brahman è sia statico sia dinamico. Esso è onnipervadente e trascendentale (coscienza), ed è dinamico (energia); lo statico è Shiva ed il dinamico è Shakti. Tutta la creazione universale non è che un gioco di Shakti. Tutto il mondo non è in realtà un’illusione, in un senso più elevato, ma l’espressione di Shakti. Gli shaiviti venerano l’aspetto statico mentre gli shakta venerano l’aspetto dinamico. Le pratiche dello shaivismo sono basate sull’aspetto statico mentre quelle shakta sono principalmente basate sull’aspetto dinamico, manifesto. Lo scopo e la meta sono gli stessi.
I devoti o seguaci di questa corrente sono chiamati shaiviti ed hanno un grosso seguito particolarmente nel sud dell’India. Esistono diverse scuole di shaivismo di cui le principali sono:
1. Advaita del nord, chiamato anche shaivismo e trika del Kashmir (cioè il sistema della trinità: la coscienza suprema, la coscienza individuale ed il mondo materiale).
2. Shaivismo del sud, che viene anche chiamato Shaiva Siddhanta, il principio o dottrina di Shiva.
Altre correnti comprendono natha, krama, bhairava, ecc..
Scopo dello shaivismo è di sciogliere tutte le modificazioni mentali affinché si possa vedere ciò che sta oltre il pensiero. Per realizzare quest’esperienza utilizza un vasto numero di pratiche. Infatti, possiamo affermare che lo yoga nelle sue varie forme è la vera essenza dello shaivismo pratico. Probabilmente il più importante mantra è “Shivoham” (io sono Shiva) che viene ripetuto moltissime volte nel centro del cuore.
Si dice che esistano 28 testi tradizionali sullo shaivismo, che sarebbero stati rivelati da Shiva personificato in un essere con cinque teste. Ognuna delle cinque bocche avrebbe parlato e contribuito alla realizzazione dei 28 testi. Il nome di ognuno di questi tantra è ben noto, ma non sono reperibili, probabilmente sono stati distrutti tutti quanti. Le notizie in proposito sono piuttosto vaghe.
Oltre a questi testi tradizionali c’è un vasto numero di altri testi, soprattutto in seno alle due correnti principali che abbiamo citato. La scuola shaiva del sud ha prodotto molti testi elevati e di altissima ispirazione che combinano il più alto universo del pensiero con una devozione irresistibile. Ad esempio, lo ‘Shiva Rahasya’ (l’essenza dello shaivismo) è un capolavoro, in modo particolare la sezione intitolata ‘Ribhu-gita’. Un altro bellissimo libro è un testo tantrico chiamato ‘Tirumandiram’ che sottolinea i precetti dello shaiva siddhanta. Fu scritto da un grande saggio chiamato Tirumular. Il testo indica chiaramente che i Veda e gli agama (del tantra) sono tutti dei lavori di ispirazione spirituale; essi variano solo nell’enfasi riguardante pratiche specifiche. Ognuno dei capitoli viene detto un tantra. È pieno di istruzioni sagge e della forza della devozione. Benché il testo sia dedicato a Shiva, esso indica chiaramente che è possibile, in definitiva, accettare ed inglobare tutte le altre divinità e fedi, in quanto queste saranno viste come una e la stessa cosa. Esiste un grande numero di altri testi sullo shaivismo nelle lingue del sud dell’India. Tuttavia, per qualche strano motivo questi meravigliosi testi non hanno mai ricevuto molta attenzione, come invece meriterebbero, da parte di coloro che non appartengono allo shaivismo.
Lo shaivismo del Kashmir ha anch’esso prodotto dei testi tantrici che raggiungono le vette ultime del pensiero filosofico combinato con l’applicazione pratica. La sua principale scrittura è lo ‘Shiva Sutra’ (scienza dello shaivismo) che si dice sia stata rivelata al grande veggente Vasugupta nell’ottavo o nel nono secolo. È un testo che ingloba completamente la filosofia Samkhya (usata nel sentiero dello gyana yoga) e vi aggiunge molto altro. Esso delinea il sentiero dell’evoluzione dell’universo manifesto (che include ogni individuo) dall’assoluto al materiale. È un capolavoro. Dice che tanto Shiva quanto Shakti originano dall’assoluto, che chiama Parasamvit. Non diremo di più, dovete leggere il testo voi stessi. Questa stessa scuola di shaivismo ha prodotto anche molti altri libri come il ‘Paramarthasara’ (tradotto grossolanamente come il significato dell’essenza suprema), il ‘Vigyanabhairava’ (scienza degli shaiva), ‘Pratyabhigyahridaya’ (l’essenza o la fonte della conoscenza dell’assoluto) e ‘Shivastotravali’ (inno di Shiva). Esistono molti altri libri, troppo numerosi per indicarli qui.
Lo shaivismo è intimamente connesso con lo shivalingam. Esso è un bel simbolo che nel suo senso più elevato rappresenta la coscienza. Tanti sistemi in tutto il mondo, nel passato e nel presente, hanno anch’essi venerato un simbolo uguale o simile. Per questo motivo si può affermare che l’essenza dello shaivismo indiano è universale. È solo l’espressione locale che è diversa.

Shakta
I seguaci di questo sentiero basano le loro pratiche sulla venerazione di Shakti, la forza cosmica che crea, sostiene ed eventualmente ritira l’universo. Ciò include ogni individuo. Shakti è radicata nel passivo ed è la forma attiva dell’aspetto passivo e immutabile conosciuto come coscienza (Shiva). Questa separazione è usata come metodo utile per cercare di spiegare l’inspiegabile. La coscienza individuale è radicata in Shiva ed è Shiva, mentre il corpo e la mente sono manifestazioni di Shakti. Per questo, il sadhana degli shakta comprende la purificazione e l’uso del corpo, della mente e del mondo materiale in generale quale mezzo per mettersi in sintonia con la coscienza sottostante. L’enfasi è su Shakti perché essa è la manifestazione della coscienza, ed è attraverso la manifestazione di Shakti nel proprio corpo e nella propria mente che l’individuo può attingere all’esperienza suprema. Perciò gli shakta sono devoti di Shakti. Essi usano il mondo manifesto come mezzo per andare oltre. Essi vedono il mondo come luogo che va utilizzato e goduto per fondersi con la coscienza. Ed è qui che i seguaci shaiva e shakta si differenziano: gli shaiviati dicono di rinunciare e perdere l’interesse per il mondo degli oggetti il più possibile, mentre gli shakta affermano che il mondo va utilizzato e goduto. Il punto finale è il medesimo: la trascendenza.
Gli shakta rappresentano Shakti sotto molteplici forme. Essa è ampiamente conosciuta come Kali, Tara, Devi, Tripura, Sundari, Bhairavi, Saraswati, Lakshmi, Durga, e varie altre ancora. Questi diversi aspetti dell’energia cosmica vengono rappresentati come figure femminili, o dee. Nel senso più vasto, gli shakta venerano ogni cosa nel mondo, in quanto ogni oggetto, dal più minuscolo atomo alla più grande stella, è una manifestazione, un’espressione della forza cosmica chiamata Shakti. Per gli Shaiviti essa è la consorte e metà inseparabile di Shiva-Shakti. Per i vaishnaviti è il mirabile splendore nel cuore di Vishnu. Per gli shakta è la madre di tutto l’universo, che controlla la creazione, il mantenimento e la dissoluzione di ogni cosa.
Queste forme femminili sono solo dei mezzi efficaci per rappresentare aspetti specifici di questa forza cosmica. E, naturalmente, questa forza cosmica non è veramente femminile, così come Shiva (coscienza) non è veramente maschile. Essi vengono rappresentati sotto forme femminili e maschili solo per facilitarne la comprensione. Shakti è considerata femminile in quanto è nel grembo di una donna che una nuova vita è creata e si sviluppa. Quindi, la crescita del feto nel grembo della donna simboleggia il processo continuo nel quale l’universo materiale cresce nel grembo cosmico di Shakti. Esiste un mezzo migliore per dipingere questo processo cosmico in termini comprensibili per la gente comune?
Il sentiero degli shakta è di accettare ed utilizzare le forze che vediamo, sentiamo e sperimentiamo attorno a noi. Lo scopo è di creare armonia tra l’individuo e l’ambiente. Ciò porterà calma, accettazione e comprensione in relazione con il mondo in cui viviamo. Questo appagamento, unitamente all’utilizzo delle forze cosmiche attraverso l’uso dei mantra, degli yantra, ecc. costituisce un mezzo per raggiungere la consapevolezza superiore. È anche il mezzo per ottenere il controllo del mondo in cui viviamo a tutti i livelli: fisico, psichico, mentale o altro.
La letteratura della corrente shakta è molto ampia. Molti dei suoi testi sono largamente diffusi e utilizzati. Essi comprendono i seguenti: ‘Kularnava’, ‘Kamdhenu’, ‘Kubjika’, ‘Tantraraja’, ‘Varahi’, ‘Nila’, ‘Gyanarnava’, ‘Gayatri’, ‘Yogini’, ‘Rudra Yamala’ ed i ‘Bhuttashuddhi Tantra’. Ce ne sono tanti, tanti altri. Il ‘Kama Sutra’, il ‘Kama Ratna’ ed altri testi che riguardano le relazioni e le tecniche sessuali possono anch’essi venire inclusi nella letteratura shakta. Uno tra i più recenti e più completi testi tantrici si intitola ‘Maha Nirvana Tantra’ (suprema liberazione e illuminazione). Esso comprende un’ampia gamma di soggetti quali la metafisica, la filosofia, la vita di ogni giorno così come la vita spirituale. Tratta della creazione e della distruzione dell’universo, del modo di liberarsi dall’ignoranza, della natura di Shiva e Shakti, del culto di Brahman, dell’origine e del culto dei deva (esseri celesti), della descrizione dei vari livelli dell’essere (loka) e di tanti altri soggetti. È soprattutto orientato verso la pratica, e descrive nei dettagli rituali, mantra, yantra, japa, yoga e altre forme di pratiche (sadhana). Il testo si riferisce anche alla vita di ogni giorno e prescrive delle regole per armonizzare l’interazione dell’individuo con la società.
In base alla tradizione esistono sessantaquattro testi della corrente shakta, che vanno dal ‘Mahamaya Shambhar’ al ‘Devimata Tantra’. Questi testi sembrano contenere molte cose che potrebbero apparire piuttosto strane alla persona comune di oggi. Essi descrivono rituali che si svolgono nei cimiteri (‘Yogini Balashambhar’), metodi per appagare dei desideri (‘Brahma Yamala’, ‘Vishnu Yamala’, ecc.) così come delle pratiche per sperimentare e conoscere il supremo (‘Brahmi Tantra’, ‘Maheshwari Tantra’, ecc.). Molti di essi si occupano di magia di ogni tipo, cioè metodi per influenzare e controllare il mondo interiore ed esteriore attraverso la forza dell’invocazione, dei mantra, ecc..
Alcuni dei libri sono intesi in modo particolare per monaci (sannyasin) e comprendono i ‘Purvamnaya’ e ‘Pashimamnaya Tantra’, ecc.. Gli argomenti trattati da questi tantra sono vasti e molti di essi vanno facilmente soggetti ad usi errati o ad abusi. Se praticati da persone sbagliate possono essere facilmente mal applicati ed utilizzati per fini egoistici e distruttivi; questo è l’universo di ciò che comunemente viene chiamato “magia nera”. Ecco il motivo per cui la maggior parte di questi testi sono rimasti segreti, poiché se divulgati, avrebbero potuto facilmente portare più male che bene. Il primo scopo del tantra è l’illuminazione; quanto a queste altre pratiche, se effettuate per fini egoistici allontanerebbero dall’esperienza più importante della vita.
Non c’è nulla che impedisca ad uno shakta di essere anche uno shaivita, in quanto Shiva e Shakti sono intimamente connessi. In pratica, la maggiore differenza tra shaivismo e shaktismo sta solo nell’enfasi. Mentre gli shaiviti mettono maggiormente l’accento sulla coscienza immobile, onnipervadente di Shiva, gli shakta mettono più l’enfasi sull’aspetto dinamico dell’esistenza o coscienza chiamata Shakti. Naturalmente, mirano in realtà alla stessa cosa e si può quindi essere devoti ad ambedue simultaneamente. Se preferite dirigere le vostre pratiche spirituali verso uno di essi, allora automaticamente questo implica l’accettazione e perciò la devozione verso l’altro. Nell’universo di Shiva-Shakti sono presenti tutti gli aspetti possibili dell’umana esistenza. Quindi, perché impedire la devozione ad entrambi? Possiamo andare oltre: ogni divinità di ogni religione, tutte le divinità di tutte le correnti tantriche e, quindi, ogni divinità che è stata concepita, non è altro che una delle molteplici forme di Shakti (o Shiva). Non c’è nulla nell’universo manifesto che non sia un’espressione di Shakti. Perciò, in un certo senso, tutte le religioni e le correnti vengono a stare sotto la bandiera degli shakta. Naturalmente gli shakta dell’India hanno sviluppato alcune pratiche spirituali molto caratteristiche, ma ciò non si stacca dall’essenziale universalità degli shakta. Tutto è Shakti e perciò tutto può venire considerato e venerato come Shakti.
Terminiamo questo capitolo mettendo l’accento sul fatto che i popoli antichi erano pienamente consapevoli della potenza delle pratiche spirituali orientate verso Shakti. Prendiamo un esempio: gli antichi Egizi, come i tantrici del passato e del presente, sapevano che il mondo manifesto è la chiave, la porta per ciò che sta oltre. Anziché chiamare la forza nel mondo Shakti, essi la chiamavano Isis. Solo il nome è diverso, la base è la stessa. Veniva affermato:
“Io, Isis, sono tutto ciò che è stato, tutto ciò che è e tutto ciò che sarà; nessun essere mortale (essere di bassa consapevolezza) mi ha potuto svelare.”
È solo attraverso le pratiche spirituali che Isis, o Shakti, può essere svelata. È solo aumentando il proprio livello di consapevolezza che si può perforare il velo (maya) che avvolge Isis. Shakti era conosciuta con altri nomi in altre parti del mondo, in quanto gli antichi saggi sapevano che essa è il mezzo per trascendere. E lo è tuttora.

La Tradizione Vedica dello Yoga

Tratto da: Paramahamsa Niranjanananda, “Yoga Darshan”, ed. Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

Ci sono due tradizioni principali dello yoga: la tradizione tantrica e quella vedica.
Anche se la tradizione tantrica dello yoga è più conforme allo stile di vita che si conduce oggigiorno, i concetti yogici dei Veda e delle Upanishad non sono meno importanti.
I Veda sono una collezione di pensieri originali, spirituali, pratici, morali, sociali e metafisici dei veggenti che percepirono ogni aspetto della creazione come una forma, come una manifestazione della natura divina. Sono una collezione di pensieri accumulati nel corso di molte generazioni da diversi santi e saggi.
Se queste persone illuminate avessero voluto, avrebbero facilmente potuto trasformare la loro filosofia in una forma organizzata di religione. Il Tantra sarebbe diventato una religione, il Samkhya sarebbe diventato una religione, i Nyaya e Vaisheshika sarebbero diventati religioni diverse. Ciononostante, i veggenti dissero: “No, non desideriamo trasformare i nostri pensieri, idee ed esperienze in una religione organizzata, perché essi non sono le risposte ultime a cui noi aspiriamo. Essi sono una comprensione individuale della realtà. Perciò, lasciamo che le nostre idee divengano parte di un insieme di idee che trattano dello stesso argomento”.
Questi sistemi di pensiero sono conosciuti come i trattati filosofici della cultura Sanatan. L’insieme di queste idee è detto Sanatan, che vuol dire “eterno”. Il termine Sanatan include queste differenti idee filosofiche, le istruzioni pratiche e le informazioni, la pratica di yama e niyama, lo stile di vita e la meditazione, ed ha come scopo ultimo quello dell’unione finale o fusione con Dio.
I Veda sono inclusi in questa categoria. Molti scrittori affermano che i Veda sono i libri dell’induismo, ma è un’idea sbagliata. Questo è un argomento che dovrebbe essere chiarito. Gli indiani non hanno una struttura religiosa organizzata. Vi sono state correnti o tradizioni che hanno sviluppato un proprio modo di culto e interpretazione del divino e sono conosciute come i diversi “ismi”, come vaishnavismo, shaktismo, shaivismo. Essi sono diventati religioni minori all’interno dell’intera struttura del Sanatan, ma i sei principali sistemi di pensiero che formano la struttura del Sanatan non fanno parte di nessuna religione.
Scuole di pensiero
I sei principali sistemi di pensiero sono: Vedanta, Samkhya, Nyaya, Vaisheshika, Uttara e Purva Mimamsa. Poi viene il Tantra in tutte le sue diverse forme ed altri sistemi filosofici minori. Questi diversi sistemi o scuole di pensiero trattano esclusivamente della conoscenza spirituale. Questi pensieri sono attualmente conosciuti come darshana, che significa filosofia. Comunque, allo stesso tempo, darshana non significa filosofia o scuola di pensiero, ma piuttosto significa qualcosa che è stato personalmente percepito, capito, e sperimentato. Darshana significa “vedere”, “avere una visione”, “avere un’apparizione”.
Nel contesto di una scuola di pensiero, darshana significa qualcosa che qualcuno ha sperimentato. Rappresenta un aspetto della realtà percepito da qualcuno. Darshana è, perciò, una raccolta di pensieri realmente sperimentati, che sono veri, reali e non sono né speculazioni né idee astratte. Sebbene ci siano molti darshana nella tradizione vedica, descriveremo solamente i maggiori.
Il primo darshana è Vedanta, che viene tradotto letteralmente come “la fine della conoscenza percepibile.” Esso è composto dalle due parole veda e anta. Veda significa “conoscenza” e “anta” significa “la fine”. Questa è l’esperienza della mente che esplora i propri limiti e raggiunge una realizzazione e una conoscenza di quell’esplorazione.
Samkhya è il secondo darshana principale. Samkhya letteralmente significa “numeri”, ma non è una scienza che si occupa di numerologia. È la scienza dello spirito, che si occupa dei ventiquattro attributi della nostra natura. Questi ventiquattro attributi della natura umana, il puro e l’impuro, il causale, il sottile e il grossolano sono stati descritti nel Samkhya.
Il terzo darshana è Nyaya, che letteralmente significa “logica”. Questa logica è il riconoscimento effettivo dell’esperienza spirituale, che viene riconosciuta dalla mente onnisciente che circonda e pervade tutto. Quest’identificazione e accettazione di un’esperienza viene insegnata in Nyaya. Come si può comprendere un’esperienza spirituale nella sua esatta luce? Come si può riconoscere quando un’esperienza è soltanto una fantasia, quando è un’espressione della nostra natura esterna o quando è una reale esperienza spirituale?
Il quarto è Vaishesika, che è un trattato sui principi sottili, causali e atomici in rapporto alla materia e agli altri quattro elementi con lo spirito.
Infine il quinto e il sesto sono Uttara e Purva Mimansa, che consistono in una teologia divisa in due parti, una sotto forma di domande, l’altra sotto forma di risposte.
Il settimo darshana è Tantra che riguarda la trascendenza della natura umana dal presente livello d’evoluzione e comprensione alla conoscenza, esperienza e consapevolezza trascendentali.
L’ottavo darshana è Charvak, che è la filosofia o il concetto che noi viviamo al presente. È una filosofia e un pensiero materialistico. Il tema principale di Charvak è di accettare ciò che si percepisce come vero e visibile, e di non accettare ciò che è oltre il campo della nostra recettività. Così, in un certo senso, è una scienza molto pratica. Si può accettare l’esistenza di qualcosa che è di fronte a noi, ma nel caso ciò scompaia, allora non si può più accettarlo; questo è Charvak.
Successivamente ci sono le Upanishad, in cui verità certe vengono comunicate per mezzo di maestri esperti e realizzati. Esse si occupano principalmente di uno stile di vita integrato, di una struttura mentale bilanciata e armoniosa e di concetti spirituali. Non è possibile descrivere tutte le Upanishad in dettaglio, perché ce ne sono tante. Per esempio, ci sono 108 Upanishad maggiori e oltre 10.000 minori. Ciascuna di esse tratta di un aspetto particolare del comportamento umano, della conoscenza, dell’espressione e della realizzazione umana. Le Upanishad che trattano dello yoga sono 22 in tutto.
Cinque domande di base
Tutte queste scuole di pensiero si svilupparono dalle seguenti cinque domande basilari:
1. Qual è la composizione di questo corpo? Come funziona?
2. Che cos’è il prana? Qual è la relazione del prana con la dimensione fisica e materiale del corpo? Come interagisce il prana con il corpo materiale?
3. Qual è la ragione della manifestazione del prana nelle differenti forme, e qual è la ragione che sta alla base della creazione della materia e degli altri elementi?
4. Che cos’è l’anima o atma? Come la si può sperimentare?
5. Come si può raggiungere la trascendenza, la liberazione o la libertà?
Queste cinque domande diventano la sorgente di, o il punto di partenza di un’ulteriore creazione, sviluppo e ricerca di idee allo scopo di realizzare la natura interiore. L’intero concetto di spiritualità in yoga, in tantra, in samkhya, ruota intorno a queste cinque domande basilari. Si è cercato di dare precise e concrete risposte a queste domande. Le risposte sono molto prolisse. Yoga è una di queste risposte.
Nella vastità dello yoga troviamo la risposta a una semplice domanda come: “Che cos’è il corpo?”. Per comprendere la risposta a questa domanda, bisogna conoscere annamaya kosha, i chakra, la kundalini, la manifestazione dell’energia, ecc. e poi come andare realmente alla sorgente o al punto centrale da cui nasce ogni cosa. Per rispondere alla domanda “ Che cos’è il prana?”, anche in questo caso ci deve essere comprensione di pranamaya kosha. Ci deve essere un perfezionamento delle tecniche di pranayama, pratyahara, pranavidya, del risveglio della kundalini, dei chakra e delle energie sottili allo scopo di comprendere la funzione del prana a livello materiale, sottile e causale.
Teoria esperienziale
Sebbene le domande siano soltanto cinque, le risposte relative vengono racchiuse in volumi. Sono una raccolta di teoria e di pratica. Le teoria non è speculativa, ma basata sull’esperienza, qualcosa che è stato sperimentato e poi descritto ad altre persone. Così teorie fondamentali che sono in relazione con ciascuno e con tutto sono le stesse. Teorie che riguardano il corpo, la mente, le emozioni, le espressioni e il comportamento sono praticamente le stesse. Ma le teorie che vanno oltre le capacità e l’ambito del corpo e della mente, diventano speculative per noi che non abbiamo ancora raggiunto quel livello di esperienza.
Non so se vi ho mai parlato del mio bisavolo. Era uno scienziato molto importante, e gli scienziati sono sempre un po’ eccentrici. Una volta gli venne in mente di scoprire il gusto del cianuro, per poter raccontare alle generazioni future che quello era il gusto del cianuro. Studiò tutti i testi relativi al cianuro. Per il bene della scienza, decise di sacrificare la sua vita e scrivere su un foglio a che cosa assomigliava il gusto del cianuro. Così si sedette con un bicchiere di cianuro in una mano e un foglio nell’altra. Bevve il veleno, velocemente scrisse qualcosa sul foglio e morì! Quella fu l’ultima volta che vidi il mio bisavolo.
Dottori e scienziati cercarono di interpretare ciò aveva scritto. Qualcuno guardando il pezzo di carta disse che il sapore del cianuro era salato (in inglese salty), qualcun altro disse che era dolce (in inglese sweet). Sapete che cosa c’era scritto sul foglio? La lettera “S”, tutto lì. Le persone davano la loro differente interpretazione di ciò che significava la “S”. Qualcuno disse salato, altri amaro, altri ancora dolce. Nessuno lo poteva dire con certezza a meno che non l’avessero sperimentato loro stessi. La stessa cosa accade a noi in relazione al nostro viaggio interiore, nel regno dello spirito.
L’esperienza che raggiungiamo è la nostra esperienza personale e non può essere descritta. Non è la stessa per ciascuna persona, a causa dei diversi livelli di evoluzione, percezione o sensibilità mentale. Quando arriviamo agli aspetti spirituali dello yoga, le cose assumono un altro aspetto. Pensiamo: “Come è possibile? Non può essere vero.” Tuttavia, una volta che raggiungiamo quello stesso stato, quello stesso livello di esperienza e comprensione, allora sperimentiamo la stessa cosa.
Psicoterapia spirituale
Le risposte a queste domande sul corpo, sul prana, sulla causa, sull’anima e su mukti ruotano attorno alla mente. Le persone che hanno raggiunto quella dimensione hanno capito che la mente è un’energia molto potente, che si manifesta a livello esterno ed è soggetta all’influenza degli eventi, delle circostanze e delle persone. Allo stesso tempo c’è un aspetto della mente che è oltre la nostra consapevolezza conscia. Per trovare le risposte a queste domande, dobbiamo dapprima sintonizzare la mente e aumentare la sua sensibilità e recettività. Per poter avere a che fare con la mente, dobbiamo affrontare diversi problemi. I pensieri relativi al controllo della mente e alla trascendenza appartenenti a diverse tradizioni, in realtà diventano pensieri che riguardano la psicoterapia spirituale.
La spiritualità si converte in psicoterapia. Come si può controllare un’emozione? Come si può controllare l’energia dissipata? Come si può dominare la collera, la frustrazione, la depressione e allo stesso tempo, come si possono sviluppare le qualità positive, che sono assopite interiormente? Questa forma di psicoterapia è ben sperimentata. È nostra ferma convinzione che la psicoterapia spirituale sia molto più efficace della psicoterapia moderna, freudiana o junghiana. Talvolta si pongono alcune questioni, ad esempio, come una tradizione spirituale accetti i diversi livelli della mente come la mente conscia, subconscia e inconscia. Noi cerchiamo di comprendere il conscio, l’inconscio e il subconscio perché è molto affascinante l’idea di avere componenti così sottili all’interno della nostra mente.
Così, la psicologia e la psicoterapia hanno compiuto piccole incursioni dentro la mente subconscia e inconscia, principalmente a scopo terapeutico, mentre le tradizioni spirituali sono andate oltre lo stadio della psicoterapia e della psicoanalisi.
Nello scoprire realmente l’esperienza e la funzionalità dei diversi livelli della coscienza, esse portarono al più alto livello, cioè all’esperienza della mente totale, sconosciuto alla scienza medica, ma che viene definito come illuminazione, nirvana, mukti, ecc. secondo le diverse tradizioni spirituali.
Il seme del desiderio
Sebbene molti principi spirituali possano essere correlati con le moderne idee della psicologia, come quando si parla di mente conscia in termini di comprensione moderna, lo yoga tratta della stessa cosa, ma non si limita soltanto a questi quattro aspetti. Riguarda anche il sé e le diverse influenze che sono costantemente collocate nelle diverse dimensioni della mente, sia conscia, subconscia o inconscia. Lo yoga ha descritto la mente sia come pura sia come impura. C’è differenza tra una mente pura ed una impura. La mente impura è legata o soggetta al desiderio e ai sentimenti di sicurezza nella vita. È mossa dalle ambizioni, è motivata da ahamkara, l’ego. È attraverso questa mente impura che facciamo esperienza del dolore e del piacere.
La mente impura contiene desiderio, ambizione, ego e ignoranza. Queste esperienze all’interno della mente ci fanno conoscere il piacere e il dolore nella vita. La mente impura è considerata una mente estroversa. Il dolore e il piacere sono sintomi o esperienze della mente impura. Quando la mente è soggetta all’esperienza del dolore e del piacere, allora appaiono al suo interno quattro forme di conoscenza. Queste sono:
1) nascita o inizio,
2) morte o fine,
3) età avanzata o decadenza,
4) malattia, malessere e squilibrio.
Così la nascita e la morte, l’infermità e l’età avanzata catturano l’intera attenzione della mente e fanno emergere le esperienze di dolore e piacere. La combinazione di tutto ciò è conosciuta come maya o illusione, nel senso che è un’esperienza o una conoscenza parziale di una realtà più grande. Illusione non significa falso o irreale. Illusione significa comprensione e conoscenza parziale. Questo è il significato di maya.
La tradizione vedica, inoltre, dice che la mente è mossa dalla forza del desiderio, dall’impulso del desiderio e da vayu, energia. Il desiderio rappresenta la manifestazione di Shiva e Shakti, Purusha e Prakriti. Questo desiderio è innato nel sé. Persino quando Dio ebbe il desiderio di divenire molti partendo dall’uno per creare, lui o lei o esso, come persona onnipotente, onnisciente e onnipresente aveva il seme del desiderio. Così, quel desiderio è considerato come la sorgente o il punto focale della manifestazione della coscienza a diversi livelli. L’energia è un aiuto a muovere la consapevolezza mentale da un desiderio all’altro. Così il desiderio rappresenta un’esperienza esteriorizzata della coscienza e vayu, il movimento della mente da un oggetto di percezione e cognizione all’altro, rappresenta la manifestazione grossolana di shakti.
Dall’impuro al puro
Così è come lo yoga vedantico vede la mente impura. Esso ci dice che la mente impura è una mente ignorante perché non è completamente risvegliata. Non è conscia di ciò che è reale e irreale, vero e falso, contemporaneamente nello stesso momento. Non sa fare la differenza tra il giusto e l’errato e si muove semplicemente mediante il desiderio per soddisfare se stessa. Al momento attuale tutti noi abbiamo una mente impura, perché c’è sempre qualcosa che predomina dentro di noi. Persino mentre ti avvicini al maestro, hai un desiderio, e ciò è un’impurità della mente. Ma è la stessa mente che ci può portare alla trascendenza, purché usiamo la forza della mente impura per deviare la nostra attenzione verso la mente pura. Questo diventa vidya o vera conoscenza. La mente pura è libera dal legame di qualsiasi genere di desiderio e ambizione. Questa mente pura è consapevole della totalità dell’esperienza e non solo di un aspetto.
Il proposito dello yoga è di portare dall’aspetto impuro della mente verso l’aspetto puro, da uno stato di desiderio diffuso a uno stato di desiderio equilibrato, dove il desiderio diventa positivo, costruttivo ed elevante, dove il desiderio non ci limita solo all’ambiente esterno, ma cinge anche la dimensione interiore. Trascendendo la mente impura, ottenendo la purezza della mente e risvegliando le facoltà della mente pura si ottiene la trascendenza o mukti. Bisognerebbe passare dall’impuro al puro e risvegliare le facoltà della mente pura per raggiungere la trascendenza.

Il Mantra

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Il Mantra “, ed. Satyananda Ashram Italia.

Ogni volta che cercate di concentrarvi, qualcuno vi dà un “bang”: vostro marito o vostra moglie o un vostro amico. La concentrazione è molto costosa e solo pochissime persone l’hanno raggiunta e quand’anche voi cercaste di arrivare alla concentrazione, qualcuno ve la porterebbe via.
La via del mantra, invece, è la più economica: la può seguire anche il più povero dei poveri – non sto parlando di povertà economica – sto parlando di povertà mentale.
Noi siamo mentalmente poveri: ci arrabbiamo, ci preoccupiamo, diventiamo nervosi, ci deprimiamo, siamo così infelici e possiamo essere così felici con metodi così facili. Voi sapete quanto siamo poveri? Talvolta siamo preoccupati, non possiamo dormire di notte; vorremmo dormire, ma non riusciamo. Questo perché siamo poveri ed è per questi poveri individui che siamo che suggerisco un sistema economicissimo.
Dunque, questo mantra è, come ho detto, il vostro simbolo personale e, una volta stabilito il proprio mantra, non cambiatelo, vi prego.
Non potete divorziare dal mantra come potreste divorziare da un marito o da una moglie. Pensateci molto bene e decidetelo, perché il vostro mantra sta per diventare il compagno fedele della vostra vita. Voi avete bisogno di un compagno, non è così? Tutti hanno bisogno di un compagno fedele.
E chi può essere per voi un compagno più grande del vostro mantra?
Ovunque andiate il mantra è con voi: non potete mai sentirvi soli; non potete sentirvi depressi e non potete mai sentirvi senza amici: potete destare questa consapevolezza del mantra sempre, in ogni momento del giorno e della notte.

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, ed. Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

Il sublime sistema psichiatrico e psicologico
La maggior parte dei sistemi di psichiatria moderna mirano soprattutto a normalizzare un individuo qualunque cosa questo significhi. Anche lo yoga di Patanjali cerca di realizzare un ritorno alla normalità ma va molto più lontano. Esso mira a mettere un individuo in condizione di esplorare gli strati della mente per condurlo alla realizzazione del sé e quindi ad una libertà perfetta. Lo Yoga di Patanjali merita di essere considerato come il sistema psico-psichiatrico più completo, verso il quale tutti gli altri finiranno per rivolgersi nonostante contenga meno di duecento versetti e sia stato scritto migliaia di anni fa.
Leggendo questo testo e il suo commento, apprezzerete il metodo utilizzato per affrontare i problemi della mente. Ecco di seguito qualche esempio.
Patanjali ha enumerato brevemente le tecniche di base che la psichiatria moderna applica in terapia. Queste sono citate nei versi I:32-39. Il verso 32 suggerisce di coltivare un interesse profondo per una cosa, che sia un passatempo o un lavoro e ciò costituisce la terapia occupazionale. Il verso 33 suggerisce che si coltivi un’attitudine positiva verso gli altri. Questo implica una forma di autosuggestione che può essere consigliata da uno psichiatra al suo paziente. Il verso 34 suggerisce il controllo del respiro. La relazione tra il disturbo mentale e l’irregolarità del respiro è ben conosciuta. Si può utilizzare la respirazione profonda per raggiungere la tranquillità mentale. I versi 35 e 36 propongono di concentrarsi sulla percezione sensoriale. Questo può includere la musicoterapia, il massaggio e altri metodi che possono rapidamente indurre la calma mentale. Il verso 37 suggerisce di riflettere su una persona che ha raggiunto stati superiori di consapevolezza. Questo si riferisce naturalmente a uno yogi o al guru, ma può applicarsi anche allo psichiatra. La maggior parte delle terapie moderne si basa infatti sulla fiducia del paziente verso il terapeuta. Senza questa fiducia il trattamento non ha alcuna possibilità di riuscita. Il verso 38 suggerisce la terapia onirica che è la base essenziale di alcuni sistemi contemporanei di psichiatria. Alla fine il versetto 39 raccomanda la meditazione; la moderna psichiatria ha recentemente riconosciuto l’efficacia di questa forma di terapia. Tutti questi metodi aiutano a purificare la mente e permettono ai ricordi di affiorare alla superficie per dissolversi.
I sintomi di disordine mentale sono elencati nel verso I:31; questi sono la sofferenza, che include la malattia, il nervosismo, la depressione e la respirazione pesante o aritmica.
L’infelicità è il problema universale del genere umano. In pochi ma brevi e penetranti versi, Patanjali definisce la causa dell’infelicità umana e la sua cura; egli spiega quello che migliaia di libri, di filosofie e di sistemi psicologici antichi e moderni non sono riusciti a definire. Riassume l’intera situazione in termini lapidari. Poiché questi versi sono così espliciti, esaurienti e logici, ci soffermeremo adesso brevemente su di essi, sebbene siano stati ampiamente spiegati nel commentario. Abbiamo leggermente cambiato la traduzione per ottenere una maggiore enfasi. Per cominciare Patanjali dice:

“Le tensioni fondamentali della mente (che causano l’infelicità) sono l’ignoranza della verità, l’egoismo, l’attaccamento, l’avversione e la paura della morte.”
verso II:3

Questo verso riassume la radice di ogni infelicità. I versetti seguenti definiscono le implicazioni oltre le tensioni di base:

“L’ignoranza della realtà è la tensione originaria da cui sorgono tutte le altre tensioni; le tensioni possono essere latenti, leggere, diffuse o manifeste.
verso II: 4

Patanjali chiarisce il fatto che la fonte causa dell’infelicità, cosciente o subconscia, è l’ignoranza della nostra vera natura. Finché non si conosce l’essenza del proprio essere, in una forma o nell’altra vi saranno sempre tensioni e infelicità.
Patanjali definisce le tensioni che agiscono a differenti livelli. Esse sono:
1. Le tensioni latenti (prasupta): profondamente radicate nella mente subconscia, di cui non possiamo ancora essere consapevoli. Bisognerà fronteggiarle man mano che la percezione diviene più profonda attraverso la pratica dello yoga.
2. Le tensioni leggere (tanu): tensioni minori e insignificanti.
3. Le tensioni diffuse (vichchhinna): esse conducono alla nevrosi, alle fobie, alla depressione e altro. Lo yoga finirà per risolverle portandoci ad accettare noi stessi e ad armonizzare le nostre pulsioni.
4. Le tensioni manifeste (udara): tensioni coscienti che possono essere chiaramente riconosciute nelle relazioni quotidiane.

Queste tensioni ricoprono tutta la gamma che va dal grossolano al sottile. Qual è dunque la tensione fondamentale chiamata ignoranza? Patanjali ce lo spiega nel verso seguente:

” Si può definire l’ignoranza come il fatto di considerare il perituro per l’imperituro, l’impuro per il puro, il dolore per la gioia e il non essere per l’essere.”
verso II:5

Quest’ignoranza consiste nella mancanza di conoscenza di swa¬rupa (la propria natura reale), questo è il nocciolo dell’origine dell’infelicità. Questa ignoranza si dissolve poco a poco alla luce della comprensione che viene da una pratica regolare e continua di yoga. In verità la mente stessa è una fonte di ignoranza perché lavora sul prin¬cipio della separazione e del conflitto. L’ignoranza lentamente svanisce ottenendo un maggiore discernimento riguardo la natura della mente andando infine oltre la mente. Quando si raggiunge viyoga, la separa¬zione della consapevolezza dal corpo-mente, allora l’individuo si muove verso l’abbattimento dell’ignoranza di base e di conseguenza di tutte le altre cause minori d’infelicità. L’ignoranza conduce all’egoi¬smo. Il prossimo verso lo spiega.
” Si può definire l’egoismo come l’erronea identificazione di purusha (colui che vede) con lo strumento corpo-mente.”
verso II:6

Le persone erroneamente si identificano con la dimensione corpo-mente. Questo produce un forte senso di individualismo, dove si cerca di imporre la propria volontà agli altri per proprio interesse e si ricerca ad ogni costo la gratificazione personale. Generalmente il risultato è una sensazione di frustrazione e infelicità poiché l’ego non può mai essere pienamente soddisfatto.
Il senso dell’ego porta all’attaccamento e all’avversione verso le cose del mondo:

“Si può definire l’attaccamento come un assorbimento nei piaceri del mondo. L’avversione può essere definita come una repulsio- ne per le cose del mondo.”
versi II:7,8

Queste due tensioni, attaccamento e avversione, attrazione e repulsione, portano conflitti e infelicità poiché le effettive circostanze della vita raramente soddisfano i nostri bisogni e le nostre aspettative.
Attrazione e repulsione portano alla paura della morte dal momento che ci si augura di far durare il piacere e la propria individualità. Patanjali dice:

“La paura della morte è una forza innata e dominante presente in tutte le persone, anche in quelle molto erudite.”
verso II:9

Questa concatenazione di tensioni e infelicità è molto razionale. L’ignoranza porta all’egoismo, l’egoismo porta all’attrazione e alla repulsione e questo porta alla paura della morte. Rimuovere l’ignoranza e tutte le altre tensioni che vi si rapportano è mettersi in cammino verso una perfetta felicità. Come fare?

“Le cause dell’infelicità possono essere annullate dissolvendole alla loro origine e rimuovendo gli stati mentali associati attraverso la meditazione.”
versi II:10,11
Così le tensioni possono essere rimosse esplorando la mente attraverso le tecniche meditative.
Nella loro brevità questi pochi versi riassumono la natura dei problemi mentali, delle tensioni e dell’infelicità e il metodo per eliminarli. Si potrebbe scrivere un’enciclopedia intera per spiegarli ed intorno ad essi potrebbe essere sviluppato un intero sistema psichiatrico. Lo yoga di Patanjali cerca di afferrare la vera origine dell’insoddisfazione là dove ogni altro approccio può solo scalfire la superficie della sofferenza umana. Egli mette in luce le cause basilari; senza questo discernimento come potrebbe essere curata l’infelicità? I sutra definiscono le cause e indicano come rimuoverle. Solo in questo modo si può raggiungere la felicità che giace al di là dei sogni più arditi.
Patanjali ha scritto un pozzo di conoscenza in poche migliaia di parole che rappresentano un’inestimabile miniera di ricchezze. Per quanto ci riguarda, dovrebbe essere un libro standard di riferimento per tutti gli psichiatri. Dovrebbe essere la “Bibbia” della psicologia e della psichiatria. Questo è il rispetto che portiamo a questo capolavoro di saggezza pratica.
I Capitolo: Samadhi Pada
Sutra 6 :Cinque tipi di vritti
Pramana viparyaya vikalpa nidra smritayah

Pramana: giusta conoscenza; viparyaya: errata conoscenza; vikalpa: fantasia, immaginazione; nidra: sonno; smritayah: memoria

Le cinque modificazioni della mente sono giusta conoscenza, errata conoscenza, immaginazione, sonno e memoria.

Negli ultimi tre sutra abbiamo parlato della parola vritti. È importante per uno studente di yoga comprendere questo termine correttamente. Riflettendoci bene, vi rendete conto che lo scopo ultimo dello yoga è la distruzione totale degli schemi di manifestazione della coscienza. Chiariamo questo punto: partendo dall’argilla possiamo costruire diversi idoli o forme; una volta distrutti, ridiventano argilla. Allo stesso modo l’orafo partendo dall’oro prepara diversi ornamenti che conosciamo con diversi nomi o forme, ma quando li si distrugge, li si fonde, ridiventano oro. Allo stesso modo, dalla mente sorgono diverse cose e strutture che sono chiamate in vari modi nel processo cosmico della natura. La mente, o coscienza, deve essere svestita di tutte le sue forme in modo che la coscienza rimanga senza forma e senza nome, scopo ultimo dello yoga.
Non è solo l’interruzione dei rapporti col mondo esterno ad essere parte dello yoga, e questo viene frainteso da molti aspiranti. Essi chiudono gli occhi e le orecchie, dimenticano le immagini e i suoni esterni e cominciano ad avere magnifiche visioni interiori. Pensano di essere arrivati allo scopo finale dello yoga, ma anche queste visioni devono essere distrutte. Tutto quello che è di natura mentale deve finire. Di conseguenza, prima di cominciare a praticare lo yoga, dovete comprendere il significato di quello che state facendo. Patanjali è qui per aiutarvi.
Qualche volta ci viene detto di ritirare la nostra coscienza. Ma che cos’è la coscienza? Voi potete ritirare la vostra coscienza dai suoni esteriori, ma la potete ritirare dal sonno? No, perché non ritenete nemmeno che il sonno sia una condizione mentale. Lo yoga dice che anche il sonno è una condizione mentale e un po’ più avanti nei sutra, Patanjali dice che anche il samadhi è una condizione mentale che deve essere eliminata. Il samadhi inferiore, che si chiama savikalpa, è una modificazione mentale e deve di conseguenza essere trascesa.
Lo scopo ultimo dello yoga è un processo di raffinazione ed è a questo scopo che Patanjali ci aiuta. Le cinque vritti sono classificate con cura. Tutto quello che vedete, ascoltate, tutto quello di cui fate esperienza, tutto quello che le vostre vritti fanno attraverso la mente e i sensi è classificato in cinque gruppi: giusta conoscenza, errata conoscenza, immaginazione, sonno e memoria.
Queste cinque modificazioni costituiscono la coscienza della mente. Esse formano le tre dimensioni della coscienza individuale. Esse costituiscono l’officina mentale dell’uomo. Ogni stato mentale è incluso in queste cinque modificazioni, per esempio sognare, essere svegli, guardare, parlare, toccare, piangere, percepire, l’emozione, l’azione, il sentimento, tutto, in effetti, è incluso in queste cinque vritti.

Terapia Yogica delle Malattie Comuni:
Disordini del Sistema Digestivo

Tratto da: Swami Karmananda Saraswati, “Yogic Management of Common Diseases”, ed. Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

Attualmente molte persone si stanno privando di uno dei più semplici eppure più profondi piaceri della vita, la possibilità di avere un sistema digestivo ed escretorio sano. Esso è fondamentale per il godimento della vita, poiché la nostra digestione influenza l’intera percezione e l’apprezzamento della vita. L’intimo rapporto tra la funzione della mente e del corpo viene ora ampiamente accettato in tutte le forme di guarigione.
Un sistema digestivo ed escretorio sano è assolutamente fondamentale per una buona salute fisica e mentale. Un grande numero di disturbi cronici degenerativi e metabolici sono effetti secondari a lunga scadenza del cattivo funzionamento e dell’abuso del sistema digestivo. Tra questi disturbi includiamo asma, diabete, artrite, disturbi cardiaci e vascolari, malattie della pelle, cancro, mal di testa, disturbi mentali, disordini sessuali e alterazione delle funzioni endocrine. Questi processi debilitanti e spesso fatali hanno la loro genesi in processi di digestione, assimilazione ed eliminazione disturbati.
Perciò, nel tentativo di migliorare o gestire le malattie principali, inizialmente è spesso necessario rafforzare e riequilibrare i processi di¬gestivi primari, poiché se la shakti o energia vitale può essere risve¬gliata ed equilibrata, allora i processi rigenerativi si mettono in moto automaticamente ed inizierà spontaneamente l’auto-guarigione. L’at¬tivazione della energia curativa propria del corpo è un principio fon¬damentale della terapia yogica.
Il ruolo del potere digestivo
Per mantenere salute e vitalità ottimale è necessario sviluppare una capacità più sottile e tuttavia importante che manca a molte persone, e che porta molta sofferenza, disturbi e malattie. Dobbiamo sapere come mangiare. Ciò significa che dobbiamo sapere come mantenere il nostro corpo fisico in uno stato di salute e alta resistenza vitale, assumendo solo i cibi giusti e soltanto nelle quantità e nei momenti giusti. Questo principio sembra semplice ma è veramente raro l’uomo che ha capito e si è impadronito delle sue implicazioni.
La maggior parte delle malattie sono il risultato, diretto o indiretto, del non essere riusciti ad imparare questa grande lezione. Dal punto di vista della nostra salute fisica, ogni volta che utilizziamo il meccanismo del mangiare per altri scopi, come la soddisfazione di bisogni emozionali, per alleviare la frustrazione, come sfogo per l’avidità e così via, lo stiamo usando in modo sbagliato e ci stiamo incamminando sulla strada della malattia e della decadenza fisica che all’inizio si manifesta come disturbo digestivo.
Manipura chakra
Nel kundalini yoga, gli organi e le ghiandole digestivi e il plesso solare sono simboleggiati da manipura chakra. Il suo elemento è il fuoco ed il suo simbolo la sfera fiammeggiante del sole. Proprio come il sole esterno è la fonte di vita, di energia e di calore nel nostro sistema solare, così il nostro corpo fisico e tutti i suoi processi metabolici sono sostenuti da un sano fuoco digestivo, un fiammeggiante sole interno.
Possiamo considerare il processo digestivo come un fuoco, nel quale il combustibile (i prodotti della terra) viene divorato, alimentato dall’alto dal mantice del diaframma e dall’elemento aria (anahata chakra) che governa il cuore e il sistema respiratorio. Esso è sostenuto dall’elemento acqua (swadhisthana chakra) che governa l’eliminazione delle scorie liquide attraverso i reni e le ghiandole sudoripare. L’intero processo ha la sua base nell’elemento terra (muladhara – il chakra della base nel perineo), al quale vengono restituite le scorie del processo digestivo. Così abbiamo un modello valido per il nostro studio dei disordini digestivi.
Il tratto gastrointestinale
Il miglior modo di considerare il sistema digestivo è come un tubo cavo o un condotto che ha due aperture: l’apertura superiore alla bocca e quella inferiore all’ano. Il cibo viene posto ad un’estremità e le scorie sono espulse dall’altra. Nel mezzo si verificano i processi digestivo, di assorbimento e assimilazione dei nutrienti nella nostra struttura fisica, così come l’eliminazione dei prodotti di scarto tossici e non assorbiti.
Il tratto gastrointestinale può, per comodità, essere suddiviso in tre distinte sezioni – il tratto superiore, medio e inferiore. Tratteremo brevemente i disturbi di ciascun tratto in questo capitolo e quindi li discuteremo singolarmente nei capitoli successivi.

Il tratto digestivo superiore
Il tratto digestivo superiore include la bocca e le ghiandole salivari, l’esofago e lo stomaco che nella fisiologia yogica sono considerati essenzialmente sotto il controllo di prana, il primo delle cinque suddivisioni praniche. Questa forza opera dalla gola al diaframma e dal diaframma alla gola.
I disturbi del tratto digestivo superiore sono dovuti essenzialmente allo squilibrio tra gli elementi aria e fuoco.
Essi includono iper e ipo-acidità, gastriti e ulcera peptica, e danno luogo ad un’ampia serie di sintomi comuni che includono eruttazioni, flatulenza, bruciore di stomaco e dispepsia, riflusso e rigurgito.
Il tratto digestivo medio
Il tratto digestivo medio è il segmento che si estende dal duode¬no alla terminazione dell’intestino tenue (valvola ileocecale) dove ini¬zia il segmento eliminatorio inferiore, conosciuto come colon o inte¬stino crasso. Il tratto digestivo medio è responsabile per l’assorbi-mento e l’assimilazione nel flusso sanguigno delle sostanze digerite. Il prana responsabile per questo processo centrale di assimilazione è chiamato samana.
Esso circola tra l’ombelico e il cuore e controlla il metabolismo e la temperatura corporea.
Il tratto digestivo medio è composto da tre organi principali – il fegato, l’intestino tenue (ileo) e il pancreas. I disturbi del tratto digestivo medio includono perciò disturbi del fegato, gastroenteriti, stati di cattivo assorbimento e diabete.
Il tratto digestivo inferiore
Il tratto digestivo inferiore inizia dove termina l’intestino tenue nella valvola ileocecale. Oltre questa valvola inizia l’intestino crasso o colon. La materia liquida discendente spinta lungo questo tratto viene ora considerata come materiale di scarto, poiché tutti i nutrienti sono stati estratti durante il passaggio attraverso l’intestino tenue. Il prana che sostiene l’attività del tratto digestivo inferiore è conosciuto come apana. Questo prana fluisce verso il basso dalla regione dell’ombelico al perineo ed è responsabile dell’espulsione della materia fecale e dell’urina dal corpo.
Eccessi e deficienze di apana portano ad un’anormale funzione nel tratto digestivo inferiore, e molte malattie acute e croniche derivano direttamente da questa importante origine. Esse includono costipazione, diarrea, emorroidi, dissenteria, appendicite, colite, diverticolite e prolasso.

Hatha yoga
Gli yogi del passato, avendo previsto la necessità futura della pratica yoga, compresero anche l’importanza del tratto digestivo e dedicarono gran parte delle loro pratiche preliminari alla pulizia e al mantenimento di una buona salute addominale. Le asana, alcuni aspetti del pranayama e un vasto numero degli shatkarma, inclusi dhauti, nauli e basti tendono a purificare e guarire il tratto digestivo così come gli altri sistemi dell’organismo.
Queste tecniche trasformano il tratto digestivo da un semplice impianto per la trasformazione del cibo, nella fonte della nostra ascesa verso una consapevolezza superiore ed una vita più creativa e più completa.
Una conoscenza più approfondita è contenuta in “The Practices of Yoga for the Digestive System”, una pubblicazione della Bihar School of Yoga.

I Disturbi del Tratto Digestivo Superiore

La vasta gamma di disordini nel sistema digestivo superiore si estende dalla dispepsia, un termine generale che include gli stati di eccessiva produzione di acidi e motilità dello stomaco (iperacidità), che si presenta nell’ulcera peptica e nella gastrite, all’estremo opposto di ridotta attività gastrica e secrezioni (ipoacidità), come si verifica nel riflusso e nel rigurgito. Entrambi gli estremi sono caratterizzati da una diminuzione della sincronizzazione delle funzioni secretorie e di motilità dello stomaco, chiamata dispepsia.
La causa della cattiva digestione
I vari disturbi digestivi hanno una molteplicità di cause, dai disturbi mentali o emotivi, all’abitudine di ingoiare aria, all’ingordigia. Altre cause primarie dell’indigestione, o dispepsia, sono una dieta carente di sali minerali, il mangiare troppi cibi raffinati come quelli fatti con farina bianca e prodotti di zucchero di canna, bere durante i pasti, pasti veloci o irregolari, cenare tardi, cibi molto conditi, scarsa masticazione e assunzione di bevande ghiacciate. Il risultato è che il sistema digestivo si indebolisce ed il sofferente non riesce a digerire proprio i cibi che migliorerebbero la carenza.
Segni e sintomi
I sintomi che generalmente indicano cattiva digestione sono bruciori di stomaco, mal di testa, pesantezza di stomaco, evacuazioni irregolari, piedi freddi, polso debole e nei casi cronici prostrazione generale. Nei casi inveterati ci sarà una tosse secca, febbre intermittente, palpitazione cardiaca e irritabilità.

Disturbi specifici

Ipoacidità – è uno stato in cui il cibo rimane a fermentare nello stomaco parecchie ore dopo essere stato ingerito, e rappresenta una carenza del potere digestivo. Ci sono inadeguati enzimi salivari ed una insufficiente quantità di acido gastrico per continuare una digestione attiva, così l’intero processo ristagna. Il cibo sembra pesare nello stomaco per ore, e lo stomaco può essere ancora pieno tre o quattro ore dopo l’ultimo pasto. È estremamente raccomandato vyaghra kriya.
L’ipoacidità indica solitamente che è stato consumato cibo in eccesso rispetto alle richieste e alle capacità del corpo. Può verificarsi per un inveterato abuso ed esaurimento del fegato e dell’intestino, e si presenta abbastanza spesso in molte persone nei mesi caldi dell’estate e nei monsoni, quando la moderazione dietetica diviene essenziale.
Rigurgito – è la risalita nella gola di materia alimentare liquida, parzialmente digerita, dallo stomaco su per l’esofago. Nelle ore dopo il pasto sensazioni di nausea, insieme con la spiacevole sensazione che la digestione non sta procedendo soddisfacentemente, accompagna l’ipoacidità.
Iperacidità – è l’altro estremo, in cui i processi digestivi sono costantemente troppo attivi, con una secrezione fuori luogo e ristagno di acidi gastrici in uno stomaco che si agita ed è in funzione anche quando si svuota del suo contenuto di cibo. Questa è la situazione che porta allo sviluppo di gastrite e ulcera peptica.
La causa fondamentale dell’iperacidità è un’iperstimolazione costante delle papille gustative e delle ghiandole salivari, che a loro volta causano stimolazione costante dell’attività digestiva nello stomaco. Questo si verifica attraverso la propensione ad una dieta squilibrata, scelta semplicemente in base al gusto e alla soddisfazione orale, piuttosto che con riguardo alla sua adeguatezza e alle qualità utili per la salute. Una dieta ricca di zucchero, condimenti, dolci, cibi raffinati ed eccessivamente grassi, cibi speziati e piccanti è di solito incriminata, ed è peggiorata da passioni orali come il fumo e l’alcool.
Questi cibi ‘saporiti’ e abitudini costrittive danno una soddisfazione orale, alleviando temporaneamente uno stato di tensione costante e ansietà dovuto a frustrazione emotiva. L’abitudine a fumare, bere e mangiare cibi eccessivamente ricchi, che forniscono soddisfazione orale a emozioni, bisogni e ambizioni frustrate nella nostra vita, porta ad uno stato di costante secrezione gastrica e motilità dello stomaco, a prescindere dalla presenza o meno del cibo. Essi sono i più comuni fattori che fanno precipitare iperacidità, gastrite e ulcera peptica.
Secondo gli psicologi, questo problema deriva da un’esperienza dell’infanzia, quando l’individuo fu privato della sicurezza del seno materno come fonte di soddisfazione sia alimentare sia emotiva. Come risultato, nella successiva vita adulta c’è una frustrazione irrisolta con il bisogno costante di avere una qualche forma di soddisfazione orale come fonte di sicurezza emotiva.
Bruciore di stomaco – si riferisce al sintomo di irritazione bruciante e dolore che accompagna l’iperacidità, ed è dovuto ad irritazione acida dell’estremità inferiore dell’esofago. Questa dolorosa sensazione di bruciore si sente direttamente dietro lo sterno, al centro del torace. Si presenta dopo mangiato e inizialmente può essere confusa con il dolore ‘stringente’ al torace dovuto ad insufficienza coronarica (angina cardiaca) che può seguire un pasto pesante.
Flatulenza – si riferisce alla sensazione di pienezza o gonfiore nella parte superiore dell’addome che si verifica ogni volta che il cibo viene mangiato in fretta, senza consapevolezza o in combinazioni scorrette. Quando il cibo è ingoiato velocemente e senza attenzione, mentre il corpo e la mente rimangono in ansia e preoccupati, inconsciamente si inghiotte aria insieme al cibo che non viene masticato adeguatamente. Il mangiare rapido o ansioso può diventare un’abitudine, e frequentemente porta a iperacidità e formazione di gas. C’è spesso la consapevolezza di un aumentato movimento dello stomaco e di rumori, con notevole gonfiore e fastidio nella parte alta dell’addome.
Eruttazione – è un sintomo strettamente connesso che si riferisce all’espulsione di aria dello stomaco. Il gas risale nell’esofago e viene espulso dalla bocca. Un certo livello di eruttazioni è un accompagnamento necessario e desiderabile di una digestione efficace quando lo stomaco agita più e più volte il suo contenuto. Tuttavia, quando è stata inghiottita aria in eccesso a causa della consumazione veloce di cibo esageratamente ricco, l’eruttazione diviene eccessiva e problematica nelle ore dopo i pasti. Sintomi di flatulenza ed eruttazioni accompagnano spesso l’ipoacidità.
La soluzione dei problemi digestivi
L’importanza di elevare il processo del mangiare da abitudine meccanica ad atto conscio e piacevole, in cui una moderata quantità di cibo semplice e puro, sufficiente a sostenere le necessità del corpo, viene mangiata con piena consapevolezza, non può essere sottovalutata. Coltivando questa capacità l’abitudine di mangiare troppo, troppo in fretta e cibo eccessivamente ricco, viene lentamente ma certamente sradicata dallo stile di vita, e rapidamente si guadagna una migliore salute generale e vitalità.
I due estremi della cattiva digestione – ipo e iper-acidità – possono aversi isolatamente in pazienti particolari. Più spesso, i due estremi si succedono l’un l’altro ciclicamente, secondo cambiamenti stagionali, in persone che soffrono di abitudini alimentari incontrollate e dieta inadeguata, specialmente in climi caldi o con condizioni estreme. In questi casi c’è spesso deficienza e squilibrio digestivo che necessita di correzione attraverso misure yogiche e dietetiche se si vuol evitare un danno più serio allo stato generale della salute fisica.
Terapia yogica della dispepsia
Le seguenti pratiche sono specifiche per i disturbi digestivi del tratto superiore e ristabiliranno rapidamente la funzionalità se praticati quotidianamente.
1. Asana: La seconda parte della serie di pawanmuktasana, che comprende il gruppo per il tratto digestivo, dovrebbe essere praticata ogni mattina. Vajrasana dovrebbe essere adottata per 10 minuti immediatamente dopo ogni pasto. Questa posizione stimola un’ottima digestione.
2. Pranayama: Dieci cicli di nadi shodhana stadio 2 ogni mattina. Quindi passare allo stadio 3. Si dovrebbe praticare anche bhastrika; gradualmente arrivate a 5 cicli di 50 respiri.
3. Bandha: Jalandhara, mula e uddiyana dovrebbero essere inseriti nelle pratiche di pranayama.
4. Shatkriya: Neti, kunjal, vyaghra e agnisara kriya. Laghu shankhaprakshalana dovrebbe essere praticato per almeno una settimana.
5. Rilassamento: Praticare yoga nidra ogni pomeriggio o sera. Dopo le asana, rilassarsi in shavasana e praticare 100 respirazioni addominali o yogiche.
6. Meditazione: Seduti in padmasana o vajrasana e concentrarsi sul movimento del respiro nell’ombelico.
7. Dieta: Sono indicati cibi semplici, nutrienti e facilmente digeribili. Evitare preparazioni spezziate, grasse e piccanti, torte, prodotti di farina raffinata, dolci, ecc. che sono un peso per lo stomaco e sono molto acidificanti. La dieta dovrebbe consistere di cibi naturali preparati al momento, con verdure bollite o cotte al vapore, radici, riso, insalate, frutta e legumi. Sono raccomandati khicheri e latte. Dovrebbe essere ridotta l’assunzione di caffè e tè. Alcol e sigarette aggravano soltanto le condizioni negative.
8. Digiuno: Questo è un modo eccellente per combattere la dispepsia e dimostra velocemente al sofferente che la fonte del problema sono le abitudini alimentari. È vivamente consigliata l’abitudine di digiunare un giorno alla settimana.
Ulteriori raccomandazioni
1. Mentre mangiate cercate di sviluppare una forma di auto consapevolezza. Questa è una pratica yogica fondamentale. Siate regolari nell’orario dei pasti ed evitate assolutamente di mangiare fuori dei pasti. Mangiate lentamente e masticate il cibo completamente senza avere alcuna fretta di finire. Cercate di trarre il massimo piacere da ogni boccone, piuttosto che mangiare troppo in modo inconscio.
2. Cercate di avere sempre la narice destra (pingala nadi) aperta quando mangiate. Con questa pratica i succhi gastrici aumentano.
3. Non mangiate mai quando siete ansiosi, eccitati o tesi. Una digestione adeguata richiede che la consapevolezza totale sia focalizzata su tale compito e che corpo e mente siano rilassati. Se la mente rimane tesa o preoccupata, le energie digestive necessarie non possono essere risvegliate e ne risulterà una cattiva digestione. Se uno è ansioso o teso quando viene servito il cibo, è meglio che si rilassi per 10 minuti in shavasana prima di iniziare il pasto.
4. Evitate di mangiare tardi la notte perché durante il sonno avrete cattiva digestione e sogni disturbati. Un pasto serale leggero dovrebbe essere preso verso il tramonto e se lo si desidera, si può bere del latte tiepido prima di dormire.

La Serie di Pawanmuktasana

Tratto da: Swami Karmamurti Saraswati, “Yoga for Beginners”, ed. Satyananda Ashram, Mangrove Mountain, Australia.

Esercizio 3: rotazione delle caviglie

Rimanete nella posizione di base, seduti con le gambe distese. Separate leggermente le gambe mantenendole diritte. Tenete i talloni in contatto con il pavimento e ruotate il piede destro intorno alla caviglia.
Ripetete cinque volte in senso orario e cinque volte in senso antiorario. Eseguite lentamente con piena consapevolezza.
Ripetete lo stesso procedimento con il piede sinistro.
Poi praticate con entrambi i piedi simultaneamente, mantenendoli separati, ma muovendoli nella stessa direzione.

Esercizio 4: rotazione passiva delle caviglie

Assumete la posizione di base. Portate la caviglia destra sulla coscia sinistra. Tenete il piede destro con la mano sinistra ruotandolo intorno alla caviglia per cinque volte in senso orario e poi per cinque volte in senso antiorario.
Mantenete la gamba e la caviglia destra rilassate. Tutto il lavoro è fatto dal braccio sinistro.
Ripetete tutto il procedimento con il piede sinistro sulla coscia destra.

Esercizio 5: flessione del ginocchio

Assumete la posizione di base.
Flettete la gamba destra al ginocchio e intrecciate le mani intorno alla coscia destra.
Mantenete il dorso eretto, senza inclinarvi in avanti.
Allungate la gamba destra, tenendo il tallone a qualche centimetro da terra, mantenendo la presa della coscia allungate le braccia mentre distendete la gamba.
Flettete la gamba destra il più possibile al ginocchio, portando il tallone il più vicino possibile al gluteo.
Tenete il tallone staccato da terra.
Piegate le braccia quando la gamba ritorna indietro e spingete il ginocchio vicino al petto.
Eseguite cinque volte. Ripetete con la gamba sinistra.

Esercizio 5 (variante): rotazione del ginocchio

Assumete la posizione di base.
Invece di allungare la gamba destra in avanti, tenete la coscia il più vicino possibile al petto e ruotate la parte inferiore della gamba in un movimento circolare attorno al ginocchio.
Tenete la parte superiore della gamba ferma il più possibile.
Eseguite cinque volte in senso orario e cinque in senso antiorario.

Esercizio 6: torsione dinamica della colonna vertebrale

Assumete la posizione di base. Divaricate le gambe il più possibile, in modo confortevole.
Portate le braccia fuori, a livello delle spalle e parallele al pavimento.
Mantenendo le braccia dritte, eseguite la torsione verso sinistra portando la mano destra sul piede sinistro, il braccio sinistro esteso dietro, allineato con il destro.
Girate la testa e guardate direttamente dietro la mano sinistra.
Eseguite la torsione verso destra, portate la mano sinistra sul piede destro, il braccio destro teso dietro di voi, allineato con il sinistro.
Guardate dietro la mano destra.
Questo è un ciclo.
Ripetete dieci volte.
Iniziate la pratica lentamente e gradualmente aumentate la velocità.
Se trovate difficoltoso toccare i piedi, allora avvicinateli.
Gradualmente aumentate la distanza tra i piedi, fino a quando, dopo qualche settimana, potrete stare seduti con i piedi alla massima distanza per voi possibile.