Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Karma Yoga (parte quarta)
  • Nada Yoga
  • Il Sistema Satyananda Yoga
  • Yoga Sutra di Patanjali
  • Yoga – Non si è Mai Troppo Vecchi per Iniziare (parte terza)
  • Terapia Yogica delle Malattie Comuni: Diabete Mellito
  • Yoga del Marma Terapia
  • La Serie di Pawanmuktasana

Karma Yoga

Tratto da: Paramahansa Niranjanananda, “Yoga Darshan”, ed. Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

Analogia dell’automobile e del guidatore

L’azione senza ego è qualcosa cui bisogna giungere gradualmente; non è qualcosa che si raggiunge o si comprende in un istante. Ci deve essere consapevolezza. Questo è il concetto della Gita. Chi compie l’azione? Il corpo, la mente o l’Io? La Gita afferma che è l’Io al nostro interno che compie l’azione. Consideriamo l’analogia dell’automobile e del guidatore. Chi è che guida l’auto? L’auto è una struttura metallica con un cambio e con un motore.
La mente è come l’accensione che una volta prodotta fa muovere l’automobile. È questa scintilla che, attraverso le candele, accende il motore e fa muovere la macchina, ma è il sé, il guidatore seduto dentro, che controlla l’accensione, i freni, il volante, le luci, ogni cosa. Il guidatore in realtà è separato dal cambio, dalla struttura metallica, dall’auto e dal suo movimento. Il guidatore non sa cosa succede nel motore, semplicemente osserva il cruscotto.
Il guidatore non è lì per vedere come cambiano le marce o per vedere se i cilindri stanno funzionando correttamente. Egli deve solo guardare il cruscotto per vedere se l’auto funziona. Allo stesso modo è il Sé che guida le azioni. Secondo la Gita si deve fare esperienza del Sé interiore e non identificarsi con il movimento dell’auto, che è irrilevante. È il guidatore seduto all’interno che è importante. Certamente per un viaggio lungo, se si vuole arrivare a destinazione, è anche necessario mantenere l’auto in buone condizioni.
Dunque, chi compie l’azione? La compie il guidatore. Chi è il guidatore ? È il Sé. Come può la mente individuale diventare consapevole del guidatore o del Sé? Seguendo il processo che è descritto nelle differenti componenti del karma yoga.

Attributi del karma yoga

Efficienza: la prima componente del karma yoga è l’efficienza. Le azioni eseguite dal corpo e dalla mente avvengono spontaneamente e dovrebbero essere compiute con efficienza completa. Questa efficienza implica concentrazione e consapevolezza del Sé e della mente. Se non c’è concentrazione e consapevolezza non ci sarà certamente efficienza. Vi chiederete come si può diventare efficienti. Non è necessario avere capacità straordinarie per essere efficienti, ma è necessario mantenere interesse per quello che si fa. È necessario avere consapevolezza e concentrazione, essere focalizzati e non distratti. Per diventare efficienti bisogna essere capaci di osservare l’evento o la situazione nel suo complesso.

Equanimità: l’altra caratteristica è l’equanimità. Equanimità della mente significa che c’è equilibrio mentale di fronte al successo e al fallimento. Se la nostra mente viene turbata dal fallimento e dal successo, allora oscilliamo da un lato all’altro del pendolo, da un approccio positivo e ottimistico verso la vita quando abbiamo successo, ad uno negativo e pessimistico quando falliamo. Questo oscillare della mente tra successo e fallimento e tra fallimento e successo è motivo di disturbo e distrazione. Secondo lo yoga questo cambiamento d’attitudine, su cui non si ha controllo, è molto pericoloso.
Questo oscillare della mente produrrà un improvviso spreco d’energia e di azioni, ma al tempo stesso c’è anche il rischio di ritirarsi in un guscio. Perché una persona potrebbe ritirarsi in questo guscio e dire: “Cerco di praticare karma yoga ma è difficile”. Quindi, per mantenere un equilibrio mentale bisogna praticare anche gli altri tipi di yoga e abbandonare il desidero d’attaccamento, il desiderio del risultato e il desiderio di raggiungimento dello scopo, senza avere aspettative che soddisfino il sé, che arricchirebbero l’ego o creerebbero una perdita della propria immagine. L’equanimità, l’equilibrio della mente è un aspetto molto importante del karma yoga.

Assenza di aspettative: il terzo punto è non rifiutare l’azione ad ogni costo. C’è una bella frase nella Bhagavad Gita: “Non è possibile per gli esseri incarnati rinunciare all’azione, ma è possibile rinunciare ai risultati dell’azione”. Ora la sola parola ‘incarnato’ assume un significato profondo nel concetto di karma yoga. Incarnato si riferisce al corpo, ai sensi, alla mente, all’intelletto, all’ego, a tutto. Dunque non pensate mai a rinunciare all’azione, ma pensate a rinunciare ai risultati delle azioni compiute.

Assenza di ego: viene ora l’assenza di ego. “Colui che è libero dal sentimento dell’ego e che non è guidato dal concetto di bene e di male, cammina sul sentiero della rettitudine e della giusta azione”. Questa è un’altra bella affermazione della Bhagavad Gita. L’assenza di ego, il non essere legati dall’ego, l’essere liberi dal legame dell’ego ci porta sul sentiero della rettitudine, su un cammino senza peccato.
La definizione yogica di peccato è ‘disarmonia’. Nello yoga viene definito peccato uno stato di disarmonia che ci allontana dal realizzare la nostra vera natura e direzione e ci distoglie la consapevolezza e l’attenzione dalla rettitudine. La Gita afferma che chi è senza ego può camminare lungo la retta via ed evitare il sentiero peccaminoso della disarmonia. L’assenza di ego implica che si debba essere semplici, sinceri e senza desiderio. Due qualità importanti ed essenziali per coltivare l’assenza di ego sono: sincerità nella propria dedizione, meta e direzione e semplicità nell’azione e nel pensiero.

Rinuncia a desideri limitanti: viene ora la rinuncia. Colui che controlla se stesso e che non ha desideri è un vero rinunciante e raggiunge l’illuminazione. In questa affermazione l’autocontrollo è il primo punto, l’assenza di desideri il secondo. Entrambi i punti sono termini astratti in relazione all’ultimo aspetto del karma yoga, il seme del desiderio.
Sappiamo che quando cominciamo il nostro viaggio, in quel momento la motivazione è un desiderio. “Io desidero” è la forma del desiderio. Non si tratta di eliminare o rinunciare a questo desiderio ma è la rinuncia ad altri desideri limitanti ad essere necessaria. Dobbiamo conoscere quali sono i desideri limitanti che ci portano indietro e quali sono i desideri che ci spingono avanti. Questo si può realizzare combinando karma yoga e raja yoga e seguendo i processi di pratyahara, dharana e dhyana.

Trasformazione del negativo in positivo: attraverso l’intera struttura del karma yoga stiamo semplicemente cercando di trasformare un atteggiamento negativo in uno positivo. Una volta che tutto è stato convertito in un atteggiamento positivo, allora la qualità sattwica ci porterà oltre il regno della positività. È come togliere una spina con un’altra spina conficcata nel corpo. Anche la natura positiva è limitante, certamente è meglio di quella negativa, ma è ancora limitante. Confrontarsi con la natura positiva è facile, confrontarsi con quella negativa è molto più difficile. Nell’intero procedimento del karma yoga stiamo cercando di trasformare il negativo in positivo. Una volta che la trasformazione si è realizzata completamente, allora subentrano i guna. Alla fine è il guna o la natura stessa che ci porta oltre la dualità di positivo e negativo nello stato di trascendenza.

Dovere o dharma: l’ultimo attributo del karma yoga è di considerare ogni azione come un dovere. Questo è il concetto di dovere. Bisogna compiere il proprio dovere, poiché l’azione è superiore alla non azione. Quando l’azione viene eseguita con l’idea di dovere, produce una forte esperienza di bhakti, arresa, fiducia, fede in una dimensione superiore che ci guida. Questo dovere deve essere compreso in relazione al proprio dharma individuale, sociale, globale e universale.
Quando si sviluppa la consapevolezza del dharma come dedizione naturale, dovere o obbligo verso le altre persone, allora si sviluppano generosità e altruismo. Spesso le persone ne parlano e ci credono. Ma a volte, le azioni che ci sembrano essere d’aiuto non danno la stessa sensazione agli altri. Molte volte anche il desiderio di aiutare gli altri porta con sé qualche altro pensiero di merito o di profitto.
All’inizio la pratica del karma yoga è difficile poiché combinare concetti diversi come efficienza, rinuncia, equanimità, assenza di ego e senso del dovere in una sola azione è difficile. La caratteristica del karma yoga è di combinare questi concetti in un pensiero, in un’azione, in un momento. Una volta che queste differenti idee si sono amalgamate, possiamo affermare con orgoglio di praticare karma yoga.

Nada Yoga

Tratto dagli insegnamenti di Swami Satyananda Saraswati e di Swami Niranjanananda Saraswati.

Quando la mente fluisce con il suono allora diventa molto concentrata e questo conduce direttamente alla meditazione.
Nada yoga è una parte del laya yoga, un sistema nel quale un individuo diventa totalmente assorbito in una cosa.
Nel caso di nada yoga una persona diventa totalmente assorbita nel suono interiore.
Nel testo “Hatha Yoga Pradipika” è scritto: “Innumerevoli metodi di laya yoga sono stati descritti, ma fra tutti nadanusandhana (la scoperta del suono interiore) è il migliore”.
La musica è nada yoga. Le diverse note musicali hanno le proprie nadi corrispondenti, o canali sottili, in connessione con i chakra; la musica fa vibrare queste nadi, le purifica e risveglia il potere psichico e spirituale in esse assopito.
Prendendo origine dal nada yoga e dal bhakti yoga, il kirtan è un’importante e inseparabile parte della scienza dello yoga.
I mantra e le parole cantate in gruppo, accompagnate da qualche strumento musicale, sono conosciuti come kirtan.
I pensieri sono il linguaggio della mente, ma la musica è uno dei mezzi più potenti e dinamici per indurre la meditazione.

Il Sistema Satyananda Yoga

Conferenza di Paramahansa Niranjanananda, 24 marzo 2000, Grecia, satsang della sera.

Molte delle domande presentate riguardano la dipendenza e come sbarazzarsene, ma ho deciso di tenere queste domande per la tavola rotonda che si svolgerà al termine del programma, poiché ritengo che il contributo delle persone che lavorano in quest’area sarà molto utile.
Se seguiamo il principio che dice: combatti il fuoco col fuoco o il veleno col veleno, in accordo con questo dobbiamo combattere la dipendenza con la dipendenza.
Le dipendenze negative possono essere facilmente gestite attraverso le dipendenze positive. Quindi – perché no? – questa sera siate dipendenti dalle gioie della vita e dall’apprezzamento per la vita. Noi siamo sempre influenzati dalle dipendenze negative, oggi lasciamoci influenzare da quelle positive. Desidero ora esporvi come coloro che sono ‘dipendenti’ dallo yoga si stanno organizzando nel mondo, e per questo vorrei presentarvi alcune diapositive che mostrano il lavoro del nostro Guru e maestro, Paramahansa Satyananda Saraswati. Sono sicuro che molti di voi sono già a conoscenza delle diverse attività avviate, ma vediamo insieme cosa sta succedendo e come possiamo contribuire a questa visione yogica globale.
La missione di Paramahansaji incomincia con Ganga Darshan. Ganga Darshan è il nome del seme che egli ha piantato come sede centrale del movimento yogico. Ganga vuol dire “purezza” e darshan vuol dire “visione di”. È la visione della purezza, la purezza del sé, che è lo scopo della sua missione. Questo Ashram è il fulcro per la diffusione e lo sviluppo del sistema Satyananda Yoga della Bihar School e ha ispirato la nascita dell’International Yoga Fellowship, che è una comunità di persone con mentalità yogica, devota ed impegnata per l’evoluzione dell’umanità. La Bihar School of Yoga ha come obiettivo quello di diffondere lo yoga e la Bihar Yoga Bharati, Università di studi avanzati nella scienza dello yoga, si prefigge di introdurre lo yoga nel mondo accademico.

Nello stesso tempo gli sforzi sono diretti per aiutare le persone non solo attraverso le pratiche di yoga, ma anche fisicamente e materialmente, soccorrendo i bisognosi. Lo scopo non è solo di aiutare i bisognosi e di migliorare le condizioni e l’ambiente sociale della parte più debole della società attraverso Sivananda Math, ma anche di portare lo yoga nel campo delle scoperte medico-scientifiche attraverso la Yoga Research Foundation. Quindi le finalità sono di adoperarsi per migliorare sia la condizione materiale sia quella spirituale degli esseri umani. Nonostante le molte attività condotte finora siano in uno stadio iniziale, hanno comunque una connotazione globale. Questo messaggio di yoga integrale o yoga integrato è stato trasmesso e diffuso dalle Accademie Satyananda Yoga, dai centri Satyananda Yoga e dagli Ashram. Perciò Ganga Darshan Yoga Ashram oggi è la fonte d’ispirazione ed il movimento stesso che raggiunge le persone per aiutarle ad ottenere salute, speranza, felicità, prosperità e appagamento nella vita. La tradizione, l’ispirazione, la visione e l’azione provengono da un lignaggio di maestri umanistici. Li chiamo maestri umanistici, non maestri spirituali, perché queste persone si preoccupano non solo dello sviluppo spirituale dell’essere umano, ma anche dello sviluppo integrato della società umana. Questa visione ebbe inizio con il nostro grande maestro Swami Shivananda Saraswati, che era un medico, e circa settanta, ottant’anni fa era uno dei pochi medici professionisti ad avere la più alta laurea in medicina che a quei tempi era la FRCS, che oggi, penso, sia molto comune in virtù delle specializzazioni. Egli pensò: “Io curo solo la malattia del corpo, ma le persone non sono malate solo nel corpo, ma anche nella mente e nello spirito, quindi bisogna fare qualcosa per guarirli anche ad altri livelli”. Egli rinunciò alla sua fiorente attività nel sud-est asiatico, diventò un sannyasa della più alta tradizione monastica e ispirò innumerevoli persone a vivere la propria vita secondo la volontà del divino, al servizio degli altri, con amore e compassione. Nella sua vita ha ispirato molte persone che lo seguirono in questo percorso, in questa tradizione, che oggi sono riconosciuti come luci nel mondo. Uno dei gioielli brillanti è il nostro maestro Paramahansa Satyananda. La principale missione della sua vita è stata quella di ispirare la gente a vivere una vita yogica equilibrata e armoniosa.
Cosa intendiamo quando diciamo una vita yogica armoniosa ed equilibrata? È una vita dedita a capire i bisogni degli altri, è una vita dedicata agli sforzi per aiutare gli altri, è una vita in cui saggezza e azione sono integrate armoniosamente, è una vita in cui le percezioni interiori sono in armonia con l’ambiente esterno ed è una vita in cui il sacrificio di sé è riconosciuto come la più alta realizzazione. Paramahansaji ha detto molte volte che vive solo chi vive per gli altri. Coloro che pensano solo a se stessi e alle loro ambizioni, vivono una vita morta. Questa frase potrebbe essere difficile da capire, ma questi sono i sentimenti di una persona che ha sperimentato che la vita è consacrata e dedicata ad elevare e realizzare lo spirito che è in ognuno di noi.
Vi parlerò adesso delle varie istituzioni che sono al servizio di ognuno di voi. La prima è la Bihar School of Yoga, che era l’istituto originario. Lo yoga non può fornire le risposte definitive alla sofferenza dell’umanità, ma può contribuire al miglioramento della salute dell’uomo attraverso le pratiche e i principi che vi sono contenuti. Nello stesso tempo, oltre alla diffusione e all’insegnamento dello yoga per ottenere un’ottima salute, la Bihar School of Yoga ha creato dei programmi di formazione specializzata che vengono applicati nell’esercito, nelle prigioni, nello sport, nella polizia, per accademie, per bambini, per insegnanti di scuola e per gli uomini di governo. Principi di yoga terapia sono stati insegnati in collegi di medicina e ora stiamo incominciando un programma di formazione speciale per gli impiegati delle ferrovie. Penso che sia definitivamente un successo per lo yoga il fatto che sia stato accettato come argomento in nove collegi medici nello stato del Bihar e che il dipartimento della salute abbia identificato trentasei disordini fisiologici che possono essere facilmente trattati e gestiti attraverso la pratica dello yoga. Un ulteriore successo è dato dal fatto che lo yoga è stato insegnato in ventiquattro prigioni nel Bihar ad oltre diecimila prigionieri, abbiamo formato trecento insegnanti yoga condannati all’ergastolo e c’è stato un grandissimo e profondo sviluppo nella loro mentalità poiché hanno abbandonato la strada del crimine. Da gennaio di quest’anno abbiamo incominciato programmi specializzati di formazione per le istituzioni sportive dell’India e stiamo formando gli atleti nazionali ed internazionali per migliorare le loro prestazioni.

Gli allenatori sono stati i primi ad essere formati e, una volta sperimentata e accettata l’utilità dello yoga, anche gli atleti hanno ricevuto la stessa formazione. Per alcuni mesi abbiamo ospitato la squadra indiana di tiro con l’arco cui sono state insegnate pratiche di yoga a supporto di tale sport.
Infine, il coronamento al successo è stata la fondazione della Bihar Yoga Bharati o Bihar Yoga University. Molti sanno che è stata fondata nel 1994, ma è stato solo in questo mese di marzo che siamo stati ufficialmente riconosciuti dal Dipartimento dell’Educazione. Dalla prossima sessione, che incomincia nel mese di luglio, potremo conferire lauree e diplomi propri. Per adeguarci a questa nuova situazione, sto attuando il cambiamento della struttura accademica dell’università.
Sono gli studenti della Bihar Yoga Bharati che vanno nelle diverse industrie, corporazioni e altre istituzioni ad insegnare lo yoga. Quest’anno, per la prima volta, c’è stato un colloquio per inserire gli studenti di yoga, dopo il completamento del corso, negli ospedali e nelle industrie. Tre dei nostri studenti sono stati nominati terapisti yoga nel gruppo degli ospedali Apollo, la più prestigiosa catena di ospedali in India. Cinque studenti sono stati inseriti in istituzioni nazionali relative al dipartimento dell’industria del carbone e di altre industrie per la gestione delle risorse umane. Proprio adesso stiamo conducendo un corso di quattro mesi in studi yogici, corsi annuali per il diploma e corsi di due anni per il master in filosofia dello yoga, psicologia dello yoga e scienze yogiche applicate. Un altro coronamento al successo ottenuto dalla Bihar Yoga Baharati è stata la firma di un accordo con la Checho University, nella Corea del Sud, dove condurremo il loro dipartimento di Yoga. Prima di venire in Europa, mentre ero in transito a Delhi, ho anche avuto un incontro con l’ambasciatore dell’America Latina, e abbiamo raggiunto l’accordo che in due università del Sud America, in Venezuela e Colombia, stabiliremo un dipartimento di studi yogici per studiare gli effetti dello yoga nella gestione del crimine e della dipendenza da droga. Durante il mio soggiorno qui in Grecia discuterò con Swami Sivamurti per trasformare questo posto in un’Accademia di Yoga dove verranno introdotti studi avanzati; allo stesso modo sarà fatto in altri paesi dove c’è un’infrastruttura solida come l’Italia, la Francia ed il Regno Unito. Chiedo alle persone in Germania e Spagna di organizzare in fretta il loro operato, perché in questo secolo e in questo millennio questa è la direzione in cui si sta evolvendo lo Yoga; adesso è tempo d’insegnare lo yoga per gestire lo stress sociale e ambientale che affligge la gente dei diversi paesi. Il direttore dell’UNESCO ha detto alla nostra rappresentante, Micheline Flak, che riconoscerà la Bihar Yoga Bharati come parte dell’UNESCO. Vi ho già parlato dei corsi che sono stati istituiti; quest’anno abbiamo aggiunto un nuovo dipartimento, quello di Yoga e Ecologia. Incomincerà come un corso postlaurea e poi verrà convertito in un corso master, dove indagheremo la relazione dell’individuo con l’ambiente e la natura. È nostro dovere assicurare la salute del pianeta per il futuro dei nostri figli. Non diventerà un movimento politico, rimarrà un tentativo yogico di capire la relazione tra esseri umani, natura e universo.
Il terzo istituto è Shivananda Math, dedicato a quegli ideali che sono stati diffusi dal nostro grande maestro, Swami Shivananda, la cui visione era servire l’umanità con amore e compassione. All’inizio era difficile per molti capire perché, invece dell’insegnamento dello yoga, venisse praticato un lavoro sociale e caritatevole. Ma si può dire che se lo yoga è un processo personale di realizzazione del buono dentro di noi, servire è l’aspetto esteriore di espressione di questa bontà. L’Asthanga Yoga di Patanjali, è costituito da yama e nyama, codice di condotta morale e disciplina personale, seguiti da asana e pranayama, posizioni e respirazione per energizzare il corpo, seguiti dalle pratiche di pratyahara e dharana per rilassare e focalizzare la mente, quindi dalle pratiche di dhyana e samadhi per fare esperienza di unione e armonia interiore: questi aspetti rappresentano lo sviluppo dello sforzo personale per innalzarsi nella vita. Così come il sistema dello Yoga di Patanjali è riconosciuto come lo yoga classico, il sistema di yoga insegnato e ulteriormente sviluppato da Swami Satyananda, rappresenta lo yoga umanistico. Quando avete raggiunto il più alto avanzamento attraverso lo yoga classico di Patanjali, incominciate lo Shivananda Yoga. Nello Yoga di Patanjali si analizza, si osserva e si realizza, nel sistema Shivananda si agisce e si esprime. Anche quest’espressione avviene in otto forme del percorso yogico, di cui la prima espressione è purificarsi attraverso il servire, amare, dare. Una volta avvenuta la purificazione attraverso il servizio, si inizia a fare del bene. E una volta incominciato a fare del bene, le buone azioni diventano meditazione e la meditazione viene convertita in realizzazione. Così, se lo yoga di Patanjali è lo yoga esoterico, lo Shivananda yoga è lo yoga exoterico. Questo è un rapido sguardo sullo spirito di seva, così come viene svolto da Shivananda Math, di cui molti di voi sono testimoni.
Un’altra organizzazione è la Yoga Research Foundation, che conduce ricerche scientifiche e mediche per definire il ruolo del trattamento yogico rispetto a disordini respiratori, problemi cardiaci, disordini digestivi, gravidanza, artriti, spondilosi, pressione del sangue, problemi ginecologici, diabete, cancro, AIDS, dipendenza da droghe e così via. Attraverso questa fondazione di ricerca portiamo le pratiche dello yoga alla luce della conoscenza scientifica, così che possano divenire applicabili per la gestione delle malattie nella società. Alcuni di voi sapranno già che c’è stato un accordo con gli Ospedali Apollo per condurre una sperimentazione con pazienti afflitti dal cancro. Progetti simili sono stati adottati in altre parti dell’India e nello stato del Bihar, per considerare il ruolo che lo yoga può avere nel trattamento di malattie mortali.
Un’altra istituzione in evoluzione è il Paramahansa Alakh Bhara, che attualmente è la residenza di Paramahansaji, dove vive e pratica i suoi sadahana più avanzati. Con l’esempio sta promuovendo gli ideali di sannyasa che sono viveka, o discernimento, vairagya, o non attaccamento, servizio, compassione e dedizione dello sforzo umano verso il sé superiore.
Molte volte le persone chiedono: “Ci sono così tanti sistemi di yoga, come sono l’insegnamento e la formazione impartiti dalla Bihar School of Yoga, sono diversi da altri istituti, da altre tradizioni o da altri sistemi?” Il sistema di yoga che è sviluppato dalla Bihar School, in campo internazionale è conosciuto come Sistema Satyananda Yoga e in India come Sistema Bihar Yoga. Il concetto di questo Yoga è definito nel logo, un cerchio col rosso e il blu: il rosso rappresenta il sole dinamico, la vitalità, l’energia, e il blu rappresenta la luna passiva, la tranquillità e la pace. Il sistema Bihar Yoga consiste in un approccio integrato dello yoga, senza mettere in evidenza una dimensione, ma incorporando tutti i diversi yoga per ottenere completezza o interezza. Il sistema è stato progettato per promuovere il benessere fisico attraverso le pratiche classiche di hatha yoga e raja yoga, stabilità mentale attraverso il sistema di gestione della mente nella forma di prathyara, dharana, dhyana, mantra, raja yoga e bhakti yoga, condurre in un percorso di auto scoperta attraverso le pratiche classiche di kriya yoga e kundalini yoga e, infine, generare saggezza per ottenere successo nella vita esteriore e interiore. Questa è la descrizione dei maggiori sistemi di yoga e del Sistema Bihar Yoga. Le dimensioni coperte dall’hatha yoga sono quella fisica e quella psichica; il raja yoga copre la dimensione mentale, psichica e spirituale; il bhakti yoga comprende l’area emotiva, sociale e spirituale; il karma yoga si occupa della partecipazione fisica ed emozionale e della partecipazione sociale e spirituale per lo sviluppo della società. Allo stesso modo l’approccio integrato del Sistema Bihar Yoga copre le dimensioni fisica, mentale, emozionale, psichica e spirituale.
Ora potrete vedere risultati possibili attraverso i diversi tipi di yoga nella dimensione fisica e in quella mentale.
Rispetto alla dimensione fisica, il primo aspetto è la salute. Ricordate a questo proposito la definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la salute non è solo fisica, ma anche mentale, sociale, emotiva e spirituale. Nella dimensione fisica ciò che desideriamo ottenere è salute, vitalità, flessibilità, forza, rilassamento, autocontrollo e grazia. A livello mentale aspiriamo ad ottenere rilassamento, concentrazione, miglioramento della memoria, chiarezza mentale, creatività nell’espressione, equilibrio nella consapevolezza. Poi a livello emozionale cerchiamo di ottenere equanimità, autostima, pace interiore, sviluppo della personalità, autocontrollo, trasformazione dei blocchi, dedizione. A livello sociale cerchiamo di ottenere la capacità di servire e interagire con gli altri con maggiore chiarezza e saggezza, sviluppare una maggiore consapevolezza dell’ambiente sociale, accettazione delle responsabilità, conoscenza e accettazione della vita in generale. La dimensione spirituale rappresenta il culmine di una personalità integrata sia interiormente sia esteriormente. Essa comincia con l’autorealizzazione, che non vuol dire realizzazione dello spirito, ma realizzazione dei propri doveri per il miglioramento di se stessi, del proprio ambiente e del proprio universo: espansione della consapevolezza, unione, compassione, comprensione, arrendevolezza alla volontà cosmica ed intuizione. Molte persone mi hanno chiesto perché in tutto questo l’amore non è menzionato da nessuna parte, ma io non vedo alcuna ragione per includere l’amore in questa descrizione poiché la nostra definizione di amore è molto distorta, è sensuale, sensoriale e fisica. Vi dirò anche che non si può ottenere nessuno di questi risultati se non si ama se stessi. Non possiamo ottenere salute fisica, equilibrio mentale o sviluppo spirituale se non amiamo noi stessi. Solo quando si ama se stessi si è capaci di apprezzare la bellezza che la vita ha da offrire. L’amore per la vita, l’amore per la bellezza e l’amore per l’umanità sono i fattori importanti che motivano e permettono lo sviluppo della consapevolezza. L’amore è la forza che usiamo per ottenere appagamento nello yoga.
Questa tradizione non è solo interessata ad insegnare lo yoga ma anche a rivitalizzare e sistematizzare lo yoga e le sue pratiche, cosa che fino adesso solo pochi hanno fatto. Per divulgare lo yoga è sorta questo mese una nuova organizzazione, la Yoga Publication Trust, e tutte le pubblicazioni inerenti lo yoga, le ricerche yogiche, il pensiero yogico e la filosofia yoga sono nelle mani della sua amministrazione. Alcuni di questi libri sono ben conosciuti da voi. Ora tutti i libri verranno pubblicati dalla Yoga Publication Trust. In questo modo si è sviluppato lo yoga nella tradizione cui noi apparteniamo.

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, ed. Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

I Capitolo: Samadhi Pada

Sutra 16: Forma superiore di vairagya

Tatparam purusakhyatergunavaitrisnyam

Tat: quello; param: il più elevato; purusakhyateh: la conoscenza reale di purusha; gunavaitrisnyam: la liberazione dal desiderio dei guna.

Questa è la forma più elevata, in cui vi è libertà dal desiderio dei guna a causa della conoscenza di purusha.

Vi sono due forme di vairagya: lo stato inferiore e quello superiore. Nella forma inferiore l’aspirante supera l’attaccamento per gli oggetti dei sensi, ma questo permane ancora in forma sottile. Questo è stato spiegato anche nella Bagavad Gita.
La forma inferiore di vairagya comporta un processo di soppressione, nel senso che c’è discriminazione e controllo attraverso lo sviluppo di una coscienza religiosa e attraverso il satsang. Vi è un controllo cosciente della mente e desideri e appetiti sono tenuti sotto controllo.
Paravairagya comporta non solo l’abbandono dei piaceri, ma anche del gusto profondamente radicato per i piaceri.
Dalla forma inferiore di vairagya è possibile regredire, ma quando si raggiunge paravairagya non si ritorna più alla vita degli appetiti e delle passioni.
Paravairagya è caratterizzato dall’assenza di desiderio in ogni sua forma. Non c’è desiderio di divertimento, di piacere, di conoscenza e neanche di sonno. Ciò accade quando c’è consapevolezza della reale natura di purusha.
L’aspirante spirituale diviene consapevole, durante la meditazione o il samadhi, del purusha che è in lui. Ha una cognizione intuitiva diretta di purusha e ciò lo eleva a paravairagya. L’aspirante supera tutte le attrazioni e resta impassibile anche quando gli vengono offerti i piaceri del mondo.
C’è una storia nella Kathopanishad che descrive come Natchiketa, pieno di desiderio di conoscere cosa succede all’anima dopo la morte, rifiuti tutti i piaceri mondani che gli vengono offerti da Yama, il dio della morte. Alla fine ottiene la vera conoscenza perché si è dimostrato degno di ricevere la più alta conoscenza rifiutando tutti i piaceri mondani.
Questo stato di paravairagya non può essere raggiunto leggendo libri o col satasang o con alcuna pratica. Sopravviene quando si ha la conoscenza diretta intuitiva di purusha. Dobbiamo capire con chiarezza cosa significa purushakhyateh. La parola purusha è formata da due parole: puri che vuol dire città, e sha che vuol dire sonno.
Nel linguaggio filosofico il nostro corpo fisico è considerato come una città con nove cancelli. Il corpo mentale è considerato come una città con quattro cancelli. C’è anche un terzo corpo chiamato corpo pranico. Si suppone che la consapevolezza del mondo sia una funzione del corpo sottile. Purusha non è nient’altro che coscienza quiescente, non manifesta nel corpo.
Quando purusha entra in relazione con prakriti, ha luogo la nascita dell’universo. Prakriti è costituita dai cinque elementi primari (panchabhuta), cinque karmendriya, cinque gyanendriya, dalle quadruplici funzioni della mente, cinque prana, tre corpi e cinque oggetti dei piaceri sensoriali. Tutti questi messi assieme, formano i tattwa di base nella filosofia Samkhya. Sono i componenti di prakriti. Secondo il Samkhya, l’universo ha avuto origine con la relazione di purusha con prakriti. Secondo lo yoga purusha è la consapevolezza priva dei contenuti della mente, libera dai contenuti della mente. È una manifestazione della coscienza senza nessuno dei cinque tipi di vritti.
Nello yoga purusha è considerato la più alta manifestazione della coscienza, libera tanto dalle vritti quanto da ogni vincolo con prakriti.
Normalmente la nostra coscienza funziona attraverso i sensi, la mente e buddhi. Nella meditazione funziona ad un livello più profondo, ma in questo stato è presente un contenuto – pratyaya – della mente. Tuttavia c’è ancora un solo vincolo ossia la nozione di “Io”, la sensazione che “Io” sono. Alla fine, al di là della meditazione, anche questa sensazione di “io” si estingue; quel che rimane è la coscienza chiamata purusha. Questa suprema consapevolezza di purusha porta alla liberazione dai tre guna, che sono chiamati rispettivamente sattvaguna, rajoguna e tamoguna. Per sattvaguna possiamo intendere la conoscenza, la pace o la luce; per rajoguna intendiamo l’invidia, la collera, la tensione; per tamoguna intendiamo l’indugio, l’indolenza, l’apatia e così via. Liberazione dai guna significa che la mente non è influenzata dai tre guna quando ha luogo la consapevolezza di purusha.

Terapia Yogica delle Malattie Comuni:
Diabete Mellito

Tratto da: Swami Karmananda Saraswati, “Yogic Management of Common Diseases”, ed. Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

Il diabete mellito è un disturbo metabolico in cui il problema principale è l’imperfetto utilizzo dello zucchero da parte dell’organismo. Gli zuccheri alimentari e gli amidi vengono scomposti in glucosio attraverso il processo digestivo, e questo glucosio è il principale carburante per i vari processi, organi e cellule del corpo.
Il metabolismo del glucosio è sotto il controllo dell’ormone insulina, che è secreto dal pancreas, una grande ghiandola situata dietro lo stomaco. Quando questa ghiandola viene sottoposta a tensione o è esausta, l’insulina diventa carente in quantità o potenzialità e il livello dello zucchero nel sangue diviene, di conseguenza, alto e incontrollabile. I sintomi del diabete sono dovuti ad eccesso di zucchero nel sangue.
Al giorno d’oggi il diabete è una malattia molto comune, specialmente nelle comunità benestanti. La sua incidenza è cresciuta parallelamente all’aumento dell’opulenza del nostro modo di vivere.

Le cause del diabete

La scienza yogica riconosce due cause collegate al diabete. La prima è la prolungata debolezza e pigrizia dei processi digestivi dovuta ad abusi alimentari, alimentazione eccessiva, obesità e mancanza di esercizio. È particolarmente incidente una dieta troppo ricca di zuccheri e carboidrati.
Se una persona mangia una gran quantità di zucchero, dolci, cioccolata, ecc. il suo pancreas è pronto a rispondere riversando una grande quantità di insulina per gestire rapidamente il livello di zucchero che sale velocemente nel sangue, senza incidenti.
Tuttavia, se tale alimentazione ricca di zuccheri viene consumata ogni giorno, al pancreas viene richiesto costantemente di secernere enormi quantità di insulina, e prima o poi inizia a stancarsi e a debilitarsi.

La produzione di insulina in risposta alla stimolazione dello zucchero diviene sempre più inadeguata. Come conseguenza, il sangue rimane saturo di zucchero per lunghi periodi di tempo. Allora è solo una questione di tempo prima che venga diagnosticato il diabete. Questo di solito si verifica quando il paziente si rivolge al medico per indagare su uno dei sintomi dell’alto livello di zucchero nel sangue, cioè eccessiva sete od orinazione, un’infezione resistente alla pelle o alle vie urinarie o un indebolimento della vista.
Il secondo fattore causale è lo stress. Le tensioni e le frustrazioni dell’uomo moderno sedentario si manifestano ampiamente sul piano mentale ed emozionale, diversamente dai nostri antenati che dovevano sostenere una battaglia fisica per la sopravvivenza. Tuttavia, le ghiandole surrenali sono in uno stato di costante attivazione, riversando l’adrenalina, o ‘ormone dello stress’, nel sangue. Questa stimola in maniera potente l’organismo a mobilitare il glucosio nel sangue. In questo modo un costante e pesante fardello di preoccupazioni e ansia impone una richiesta costante di secrezione di insulina che può, infine, far precipitare il diabete, specialmente se unito ad una dieta ricca di zuccheri.

Due tipi di diabete

La forma di diabete meno comune ma più grave è quella che si verifica nei giovani. Questo è il diabete giovanile in cui la capacità del pancreas di produrre insulina è stata parzialmente o completamente perduta. Ciò può essere dovuto ad un difetto genetico, o può seguire un’infezione virale o un grave trauma fisico, mentale o emozionale. Questa forma di diabete tende a presentarsi in persone magre, sensibili e intelligenti. La terapia medica consiste in iniezioni quotidiane di insulina sostitutiva.
La forma più comune è il diabete dell’età adulta che si sviluppa gradualmente in persone di mezz’età, stressate, sovrappeso, che non fanno esercizio fisico e la cui dieta contiene un eccesso di zuccheri, amidi e grassi. Nel tempo, questo sovraccarico prolungato del sistema digerente, specialmente del pancreas, porta ad un progressivo deterioramento del meccanismo di secrezione dell’insulina e alla perdita di ricettività dei tessuti corporei all’insulina.

In questa forma di diabete rimane però una certa capacità di produrre insulina e, anche se viene rilasciata in quantità insufficienti e con ritardo, negli stadi iniziali può essere controllata semplicemente attraverso alcune restrizioni alimentari. Quando ciò diviene insufficiente, vengono prescritti farmaci orali ipoglicemici che diminuiscono direttamente il livello di zucchero nel sangue. Ad uno stadio successivo, o per il calare del controllo o per l’aumento degli effetti collaterali, questi farmaci vengono abbandonati e il paziente è destinato a fare delle iniezioni quotidiane di insulina, di cui avrà bisogno per il resto della sua vita. Tuttavia spesso è possibile curare questa forma di diabete se egli instaura velocemente un sistema di pratiche yogiche rigenerative.

I pericoli del diabete

Dato che l’insulina è richiesta per fare assorbire lo zucchero dal sangue alle cellule del corpo, la sua carenza causa un alto tasso di zucchero nel sangue ma un basso livello intracellulare. Benché lo zucchero circoli liberamente nel corpo, ciò è inutile poiché non viene utilizzato dalle cellule dell’organismo. Perciò le cellule possono veramente morire di fame. È il caso di “Acqua, acqua ovunque, ma non una goccia da bere!” Le cellule muscolari che formano le pareti dei vasi sanguigni sono particolarmente colpite dalla fame di zucchero; questo genera un’intera gamma di mutamenti vascolari degenerativi, inclusi disturbi cardiaci, arteriosclerosi, ipertensione e insufficienza renale. Effetti secondari di una circolazione carente, che si riscontrano frequentemente nel diabete poco controllato, includono infezioni della pelle, cancrena, distruzione della retina che porta alla cecità, perdita delle funzioni nervose sensoriali nelle estremità e impotenza.
Un livello di zucchero nel sangue che scende oltre il normale, l’ipoglicemia, pone un ulteriore problema pericoloso per il diabetico. Ciò può verificarsi per una molteplicità di ragioni, come l’eccesso di iniezioni di insulina, ed è probabilmente la situazione più pericolosa che il diabetico possa affrontare. Dato che il cervello è totalmente dipendente da un costante rifornimento di glucosio, le cellule cerebrali iniziano immediatamente a morire di fame quando questo rifornimento viene a mancare. Incoscienza (coma diabetico) e persino la morte ne sono la conseguenza a meno che lo zucchero non sia rapidamente rifornito. Inoltre, quando lo zucchero del sangue non è disponibile, il corpo libera grassi dai tessuti di riserva come fonte di energia. Bruciando questo grasso risulta uno stato di elevata acidità (acidosi metabolica), che disturba pesantemente il delicato equilibrio acido/basico dell’organismo. Questa è un’altra causa frequente di morte nel diabete non controllato.

Il ruolo dell’insulina

Prima dell’avvento della terapia insulinica, la diagnosi del diabete era equivalente ad una sentenza di morte, le sue vittime rapidamente deperivano e morivano di fame. Affogavano in un mare di zucchero. L’insulina ha certamente salvato o prolungato molte vite negli ultimi cinquant’anni. Tuttavia, negli ultimi decenni, è stato riconosciuto che la terapia insulinica ha determinati svantaggi, così come l’inconveniente della dipendenza quotidiana dall’iniezione per tutta la vita. Negli ultimi anni la scienza yogica è stata riconosciuta capace di offrire un’efficace alternativa nel controllo del diabete, specialmente prima che insorgano complicazioni.

L’alternativa yogica

Mentre la scienza medica afferma che il diabete è incurabile, molti studi hanno dimostrato che esso risponde molto bene alla terapia yogica. In esperimenti clinici, diabetici appena diagnosticati hanno riportato lo zucchero nel sangue a livelli normali e diabetici insulina-dipendenti sono stati in grado o di smettere completamente l’uso dell’insulina o di ridurne considerevolmente il consumo. Il diabetico appena diagnosticato ha eccellenti prospettive di controllare completamente e di correggere la sua condizione, se adotta pratiche e uno stile di vita yogici sotto una guida competente.
Lo yoga non accetta che un modo di vivere basato sul consumo eccessivo di cibi grassi, l’obesità e la mancanza d’esercizio siano una condizione naturale o desiderabile. Semplicemente prescrivere l’insulina o altri farmaci per contrastare gli effetti di uno stile di vita non sano è un modo di promuovere la malattia anziché la salute. La terapia yogica del diabete è diretta alle cause alla base della malattia così come ai sintomi. È basata sul riadattamento interno dell’intero organismo attraverso la stimolazione dei processi rigenerativi propri del corpo.

Le pratiche di yoga sono pensate per agire in due diversi modi per superare il diabete. In primo luogo sembra che le cellule delle Isole di Langerhans, le porzioni secretorie del pancreas che si sono prematuramente esaurite per l’ipersecrezione di insulina, siano ringiovanite. Ciò significa che viene stimolata la produzione di insulina e che il suo rilascio è meglio programmato così da essere proporzionato al livello di zucchero nel sangue. Ciò si verifica gradualmente quando vengono ripristinati i livelli depauperati di energia pranica nel tratto digestivo centrale.
In secondo luogo, sembra che lo yoga determini una più generale risensibilizzazione dei tessuti muscolari e grassi all’insulina propria (endogena) dell’organismo. Ciò si ottiene specificamente con la serie antireumatica di pawanmuktasana, che rimuove i blocchi di energia nei muscoli e nei tessuti periferici, e con la serie di tonificazione degli organi addominali di pawanmuktasana che attiva e mette in movimento selettivamente le riserve di grasso del tessuto adiposo del corpo. Surya namaskara è un potente generatore pranico che aiuta anche a ripristinare un metabolismo equilibrato.

Ringiovanire il pancreas

Il ripristino della lenta modalità di secrezione pancreatica nel diabetico si verifica gradualmente con la pratica di asana, pranayama, kriya e bandha specifici, includendo uddiyana e nauli. Questi probabilmente agiscono aumentando il diminuito flusso di sangue verso gli impoveriti e atrofizzati segmenti ghiandolari del pancreas. La pratica quotidiana di laghu shankhaprakshalana e kunjal kriya, due degli shatkarma dell’hatha yoga, aiuta enormemente il processo di ripristino pancreatico rimuovendo scorie tossiche dall’intero tratto gastrointestinale, pulendo e irrigando i dotti e le ghiandole associati.
Provvedere al riposo fisiologico è la migliore di tutte le medicine nel recupero da malattie di deperimento ed esaurimento in qualsiasi sistema corporeo. Il pancreas non fa eccezione e la limitazione degli amidi e degli zuccheri nella dieta consente alla ghiandola di riposarsi e recuperare dagli abusi passati. Il ripristino dei normali livelli di insulina nelle Isole di Langerhans si verifica gradualmente. Ciò è supportato dal graduale abbandono delle iniezioni di insulina nel caso in cui il corpo si fosse abituato ad esse. Si spera che l’abbandono stimoli ulteriormente le isole in via di rigenerazione a produrre insulina in quantità crescenti, fino a che non siano ripristinati livelli vicini alla normalità. Contemporaneamente, la continua mobilitazione dell’insulina è bloccata dall’adozione di una dieta corretta, orari regolari per i pasti, nessuno snack e nessun eccesso alimentare.

Terapia yogica del diabete

La terapia yogica del diabete è dura ed è meglio intraprenderla andando a risiedere in un ashram adeguatamente organizzato. Deve essere concesso almeno un mese per il periodo iniziale di preparazione e terapia, cosicché gli atteggiamenti e le pratiche nuove possano essere completamente integrati nello stile di vita del paziente.
È importante che i diabetici intraprendano la terapia yogica insieme con una qualificata supervisione medica. Devono essere disponibili attrezzature di laboratorio, in modo che il progresso nella terapia possa essere misurato oggettivamente da una serie di accertamenti dei livelli di zucchero nel sangue e nelle urine. Questo è importante specialmente nel periodo della preparazione quando i livelli di zucchero nel sangue iniziano a calare.
Il graduale abbandono dell’insulina quotidiana può essere una procedura pericolosa e, secondo noi, non dovrebbe essere tentata con leggerezza, poiché i rischi di far precipitare il paziente in chetoacidosi e coma ipoglicemico sono notevoli. Tuttavia, con un’adeguata collaborazione medica, si possono ottenere dei risultati senza correre rischi.

Programma semplificato per un mese

Il sadhana yogico e il miglioramento di ogni diabetico varieranno secondo la sua condizione individuale. Questo programma non dovrebbe essere considerato assoluto per tutti i diabetici, ma dovrebbe servire come linea-guida generale da cui possono essere tratti i programmi secondo i bisogni e le capacità individuali. Di seguito è esposto un programma generale di pratiche per la terapia del diabete, modificabile secondo i bisogni individuali.

Prima settimana
1. Asana: pawanmuktasana parti I e II, vajrasana.
2. Pranayama: bhramari e nadi shodhana stadio 1.
3. Shatkarma: neti.
4. Rilassamento: respirazione addominale in shavasana.

Seconda settimana
1. Asana: come per la prima settimana più la serie degli shakti bandha.
2. Pranayama: nadi shodhana stadio 2 e bhastrika (20 respiri).
3. Shatkarma: neti e kunjal.
4. Rilassamento: yoga nidra.
5. Meditazione: ajapa japa stadio 1.

Terza settimana
1. Surya namaskara: praticare secondo le proprie capacità.
2. Asana: la serie di vajrasana.
3. Pranayama: nadi shodhana stadio 3 con jalandhara e mula bandha. Bhastrika (30 respiri) con antar kumbhaka e jalandhara bandha. Shitali e shitkari.
4. Shatkarma: shankhaprakshalana completo una volta. Laghu shankhaprakshalana ogni giorno successivo. Neti e kunjal.
5. Rilassamento: yoga nidra (un’ora completa di pratica).
6. Meditazione: ajapa japa stadio 2.

Quarta settimana
1. Surya Namaskara: fino a 12 cicli.
2. Asana: sarvangasana, halasana, matsyasana, pashimottanasana, ardha matsyendrasana, mayurasana, bhujangasana, gomukhasana.
3. Pranayama: nadi shodhana stadio 4 con maha bandha. Bhastrika con antar e bahir kumbhaka e maha bandha. Shitali e shitkari.
4. Shatkarma: neti, kunjal e laghu shankhaprakshalana giornalmente.
5. Rilassamento: yoga nidra e prana vidya.
6. Meditazione: ajapa japa stadio 3.

Ulteriori raccomandazioni

• Dieta: dovrebbe essere adottata un’alimentazione con basso contenuto di carboidrati, senza zucchero, vegetariana naturale sin dall’inizio della terapia. Evitare riso, patate e tutti i prodotti degli zuccheri. Una quantità minima di spezie, olio e latticini. Mangiate chapati integrali, vegetali in brodo e in foglia bolliti leggermente o cotti a vapore, insalate e frutta.
• Esercizio: è raccomandata una passeggiata quotidiana.
• Insulina: l’abbandono dovrebbe iniziare in modo graduale nelle prime due settimane quando i risultati di laboratorio mostrano che lo yoga sta effettivamente abbassando i livelli di zucchero nel sangue. Continuate la riduzione sotto controllo medico e secondo i risultati delle analisi.
• Medicine: le medicine orali dovrebbero essere ridotte e poi interrotte una volta che inizia la terapia yoga.
• Durata: il programma di yoga e le restrizioni alimentari dovrebbero continuare per almeno 6 mesi ed anche più a lungo per prevenire una ricaduta.
• Per ulteriori informazioni fate riferimento a “Yogic Management of Asthma and Diabetes” una pubblicazione della Yoga Publications Trust.

Yoga del Marma Terapia

di Sannyasin Brahmavidya (Italia)

Mancano ormai pochi seminari alla conclusione del corso di approfondimento “Yoga del Marma Terapia” organizzato da Satyananda Ashram Italia presso la sede di Torino. Il corso è condotto da Swami Vishwashakti, presidente del Tara Yoga Center Slovenia, con la supervisione personale di Paramahamsa Niranjanananda, ed è la prima volta che tale argomento viene divulgato in maniera seria ed esaustiva in occidente. Il metodo del marma terapia fa parte del complesso disciplinare dell’ayurveda, la ‘scienza della vita’ conosciuta e praticata in India fin dai tempi del Rig Veda. Essa c’insegna che ogni cosa, in natura, è pervasa da cinque elementi sottili, i tattwa, potenti forze in continuo movimento e trasformazione. Tanto il macrocosmo, quanto il microcosmo, sono soggetti al circuito di trasformazione dei tattwa e gli esseri umani non sfuggono a questa regola. Ecco, allora, che le nostre condizioni fisiche, mentali ed emozionali dipendono dagli aspetti armonici o disarmonici di questi elementi. Noi possiamo agire su di essi intervenendo sul piano pranico, pranamaya kosha: ecco, quindi, il ruolo decisivo che lo yoga svolge in tutto ciò. I tattwa influenzano la complessa rete di canali energetici, o nadi, che si diramano nel nostro corpo e attraverso particolari punti, i punti marma, possiamo accedere a questa energia vitale e riequilibrarla. Tutto ciò è stato illustrato e sviluppato durante il ciclo di seminari dedicati all’argomento, sia da un punto di vista teorico sia da un punto di vista pratico. Superata la comprensibile preoccupazione iniziale di fronte ad un tema tanto complesso quanto poco conosciuto, i partecipanti hanno via via acquisito dimestichezza con il sistema dei marma e hanno potuto operare direttamente su di essi con varie tecniche. Abbiamo, così, potuto fare esperienza da un punto di vista ‘inedito’ delle asana tradizionali, con una più vasta comprensione dei meccanismi sottili che esse mettono in moto. Di particolare interesse è stato l’approfondimento, sotto questo aspetto, della pratica di pawanmuktasana, integrata con svariati movimenti aggiuntivi messi appositamente a punto da Swami Vishwashakti. La conoscenza diretta di nadi e punti marma è stata ulteriormente rafforzata tramite la pratica di una peculiare forma di yoga nidra indirizzata alla percezione della circolazione pranica. È stata posta particolare attenzione anche all’apprendimento di appositi massaggi, atti a intervenire sulla rete energetica, e a vari tipi di diagnosi tradizionali, prima tra tutte la diagnosi del polso, che ci permettono di capire se il nostro organismo soffre di particolari squilibri. Attraverso queste ultime tecniche, basate su un approccio interpersonale, abbiamo potuto sviluppare una maggior sensibilità nella comprensione e nello scambio con chi ci sta attorno. Questa esperienza è stata entusiasmante per tutti i partecipanti e di grande utilità per chi affronta l’insegnamento dello yoga con scrupolo e impegno, ma soprattutto ha dato modo a ognuno di noi di indagare a livello profondo la nostra natura interiore, la sua intrinseca relazione con l’organismo fisico e le dinamiche sottese ad un reale equilibrio della nostra personalità.

La Serie di Pawanmuktasana – Parte 3

Tratto da: Paramahansa Satyananda “Asana, Pranayama, Mudra, Bandha” ed. Yoga Publication Trust, Munger, Bihar, India, e ed. Satyananda Ashram Italia.

Shakti bandha (posizioni per lo sblocco dell’energia)

Questo gruppo di asana riguarda il miglioramento del flusso energetico nel corpo e lo scioglimento dei nodi neuro muscolari, specialmente nella regione pelvica, in cui l’energia tende a ristagnare. Questa serie è molto utile per chi ha una vitalità ridotta e la schiena rigida. In particolare è utile anche per i problemi mestruali e per tonificare gli organi e i muscoli pelvici. Può essere praticata prima e dopo la gravidanza per agevolare il parto e tonificare i muscoli flaccidi. Queste asana eliminano anche i blocchi energetici lungo la colonna vertebrale, attivano i polmoni e il cuore e migliorano le funzioni endocrine.
La serie degli shakti bandha può essere iniziata subito se si è sani e in buona forma; se, tuttavia, si ha qualche disturbo grave, si dovrebbe consultare un terapista.

Pratica 1: Rajju Karshanasana (tirare la fune)

Sedetevi sul pavimento con le gambe distese e unite. Tenete gli occhi aperti. Immaginate che ci sia una fune appesa davanti al corpo.
Inspirate allungando la mano destra verso l’alto, come se voleste afferrare la fune nel suo punto più alto. Mantenete il gomito teso.
Con lo sguardo seguite il movimento della mano che sale.
Quando espirate, lentamente e con forza, abbassate il braccio destro come se voleste tirare giù la fune. Lasciate che gli occhi seguano il movimento della mano che scende.
Ripetete con la mano e il braccio sinistro per completare il primo ciclo. Le braccia non si muovono contemporaneamente.
Praticate da 5 a 10 cicli.
Respirazione: inspirate mentre sollevate il braccio ed espirate mentre lo abbassate.
Consapevolezza: sul respiro, sul movimento e l’allungamento dei muscoli della parte superiore della schiena e delle spalle.
Benefici: Quest’asana scioglie le articolazioni delle spalle e tonifica i muscoli della parte alta della schiena. Rassoda il seno e sviluppa i muscoli del torace.

Pratica 2: Gatyatmak Meru Vakrasana (torsione dinamica della colonna vertebrale)

Sedetevi sul pavimento con le gambe allungate e divaricate il più possibile, senza piegare le ginocchia. Le braccia sono fuori all’altezza delle spalle. Mantenendo le braccia tese fuori, fate una torsione verso sinistra portando la mano destra sull’alluce sinistro e il braccio sinistro dietro. Mantenete entrambe le braccia sulla stessa linea. Ruotate il capo verso sinistra e fissate la mano sinistra.
Eseguite la torsione nella direzione opposta portando la mano sinistra verso l’alluce destro e il braccio destro teso dietro. Ruotate la testa a destra e fissate la mano destra.
Questo è un ciclo. Praticate da 10 a 20 cicli.
Iniziate lentamente, poi gradualmente aumentate la velocità.
Respirazione: per esercitare una leggera pressione sull’addome inspirate quando eseguite la torsione ed espirate ritornando al centro. Per dare la massima flessibilità alla colonna vertebrale espirate quando eseguite la torsione ed inspirate ritornando al centro.
Consapevolezza: sul respiro, sul movimento di rotazione, sull’effetto sulle vertebre e sui muscoli spinali.
Controindicazioni: quest’asana dovrebbe essere evitata da chi soffre di patologie alla schiena.
Benefici: quest’asana mobilizza le vertebre ed elimina la rigidità della schiena.