Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Satsang 
  • Ispirazione 
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • Donne e Spiritualità
  • Il Saluto al Sole: i Mantra Solari 
  • La Sequenza di Surya Namaskara 
  • La Meditazione 
  • Asana Meditative 

Dal Discorso di Capodanno 2004 a Rikhia
in Occasione del Darshan di Paramahansa Satyananda

Il primo giorno dell’anno è sempre un giorno di risoluzioni e programmi, e queste risoluzioni devono essere completate con grande perseveranza. Anche io oggi ho preso una risoluzione.

Mentre la maggior parte degli uomini vive per se stessa, gli animali non vivono per loro stessi e nemmeno le piante. Questa è la più grande differenza tra gli uomini e il resto dell’universo.
L’istruzione che mi ha dato Swami Shivananda, il mio guru, è stata: “Vivi per gli altri, se lavori è per gli altri, se guadagni soldi è per gli altri, se costruisci una casa è per gli altri, se dormi è per gli altri”.

Ho adottato seicento bambine dei villaggi, seicento sono poche ma sono seicento da nutrire, con cui parlare, da accompagnare in bagno, da vestire (darò loro tre vestiti ogni anno), da rifornire con tutto l’occorrente per la scuola. Tutto questo sarà fatto anche grazie a voi che condividerete la mia risoluzione. Se mi darete qualcosa sarà per loro, sarà per questo proposito.
Quest’anno adotterò anche bambini che impareranno molto dalla vita dell’Ashram e diverranno parte della risoluzione. Riceveranno una formazione che può essere valida per chiunque, di qualsiasi provenienza e religione.

In questa risoluzione la cosa più importante è dare amore. Date, date, date: se non avete pane, date amore, da cuore a cuore. Significa di-stribuire felicità e rendere il mondo più luminoso.

Auguri per un anno di pace, fortuna, prosperità, felicità.

Swami Satyananda Saraswati

Satsang

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati “Bhakti Yoga Sagar”, vol. 1, Rikhia, 27 Novembre 1994, Shivananda Math, Fort, Munger, Bihar, India.

Qual è la base di panchagni?

C’è una storia tratta dalla Kathopanishad che riguarda Vajasrava Ri-shi, che iniziò dando via tutti i suoi averi. Suo figlio Nachiketa gli disse: “Padre, quelle mucche che stai dando via sono molto vecchie”. Il padre rispose: “Si, è vero”. Quindi Nachiketa chiese a suo padre: “A chi darai me?” Non ci fu risposta e Nachiketa ripeté la domanda. Il padre ne fu infastidito e disse: “Ti dono alla morte, al Signore Yama”. Come conseguenza della maledizione, Nachiketa andò nel mondo sotterraneo. Dopo aver atteso lì per tre giorni, incontrò il Signore Yama. Yama disse: “Tu sei il figlio di un bramino e hai aspettato tre giorni, perciò puoi chiedere tre doni”. Nachiketa chiese due doni e come terzo chiese la risposta alla seguente domanda: “Qual è il fuoco dei cieli? Come si alimenta? Qual è la sua importanza? Chi deve conservarlo? Così Yama gli parlò di panchagni. Questi particolari non si trovano nella Kathopanishad. Tutte le indicazioni sono nel testo “Satapatha Brahmana”. I Veda non sono un solo libro; sono una raccolta di scritti o letteratura, esattamente come voi avete una letteratura sul computer o sulla scienza. Le quattro parti dei Veda sono: i Samhita, i Brahmana, gli Aranyaka e le Upanishad. Le sezioni cantate dai pandit durante le puja sono Rigveda Samhita, Yajurveda Samhita, Samaveda Samhita e Atharvaveda Samhita. Oltre queste ci sono i Brahmana, il principale dei quali è Satapatha Brahmana. In questi libri ci sono storie di santi, yogi, persone buone, persone corrotte, criminali, politici e storie su dharma, karma e sadhana. Sono libri molto grossi, pieni di storie di ogni tipo.

Nel Sanatan Dharma ci sono determinati precetti o tradizioni che la gente deve sempre seguire?

Il Sanatan Dharma non obbliga mai nessuno a prendere alcuna deci-sione. Esso non esprime nessun giudizio sul dharma, perché sa che ogni volta che si crea una regola rigida, un giorno o l’altro sarà in-franta. Perciò afferma che nel dharma non dovrebbe esserci alcuna frattura, ma ci può essere cambiamento. È un flusso in mutamento continuo. Per questo i rishi hanno detto che non ci deve essere alcuna interruzione nella tradizione. Se c’è un’interruzione nella continuità, ci sarà un vuoto e allora ci sarà anarchia, che è un male per la società. Il Sanatan dharma non è mai stato drastico. Prendete l’esempio delle donne che si coprivano il viso con il velo. Questo succedeva alcuni anni fa, ma ora non più. Allora, abbiamo abbando-nato il dharma? No, abbiamo scartato un’usanza, non il Sanatan Dharma. Qual è la definizione di dharma? Qualsiasi cosa vi porti più vicino a Dio e all’umanità è dharma e l’opposto è adharma. È lo stesso in tutte le religioni ed anche nel Sanatan Dharma.

È dharma ciò
Che porta alla devozione in Me.
È conoscenza ciò
Che porta all’unione
Di Atma e Brahman.
È vairagya ciò
Che porta al non attaccamento,
Anima e altre siddhi
Sono la vera ricchezza.

C’è qualche messaggio particolare che quest’anno vorresti dare alla gente?

Negli ultimi cinque anni molte persone mi hanno infastidito con nu-merose telefonate. Non riuscivo a spiegare a molti di loro, cui ero stato molto vicino, perché non dovevano farlo. Hanno pensato che ero diventato egoista, perché non desideravo mantenere il contatto. Perciò ho pensato che ora che i cinque anni sono passati potevo invitare tutti insieme per un addio. Quindi dirò loro di non tornare più, di non bussare alla mia porta o mandare assegni, lettere o bigliettini, perché non m’interessa niente di tutto ciò. Kabir dice:

Non è possibile applicare il collirio ai miei occhi
Perché il mio amante si è diffuso anche lì.
Perciò non è rimasto spazio per nient’altro.
Ora non posso mantenere nessun altro rapporto, perché ciò significherebbe rinunciare al mio rapporto con Dio. Questo fodero può contenere solo una spada, non due. Ho lasciato la mia casa, la mia famiglia, il mio ashram per cosa? Quando un sadhaka lascia la sua casa, per effetto di un intenso vairagya, ha soltanto un obiettivo: rivolgere la sua intera vita verso Dio. Naturalmente, ci sono sadhu impegnati nelle organizzazioni. Noi sadhu siamo degli studiosi, stu-diamo molto. Lo studio del sé, swadhyaya, dà la direzione ed anche il satsang aiuta. Ma c’è soltanto un modo per raggiungere Dio. Dovete scoprire qual è il rapporto tra voi e Lui. Io ho scoperto il mio rapporto con Dio dopo essere venuto qui. Prima non sapevo e ripetevo a pappagallo:

Tu sei mia madre,
Tu sei mio padre,
Tu sei mio parente,
Tu sei mio amico,
Tu sei la mia sapienza,
Tu sei la mia ricchezza.
O Signore, Tu sei il mio tutto in tutto.

Ho ripetuto queste frasi per dodici anni, vent’anni, quarant’anni. Ora, dopo esser venuto qui, ho realizzato la mia insignificanza nello schema di Dio. Io sono soggetto a morte e malattia. Sono pieno di vizi ed errori. Il mio corpo non ha niente che sarà utile dopo la mia morte. La pelle di una mucca o di un cervo, le ossa e i denti di una tigre, le code di certi animali sono utili dopo la loro morte, ma che utilità ha il corpo dell’uomo dopo la morte? Questo stesso uomo orgogliosamente pensa: “Io sono il figlio migliore del Signore”. Le persone accrescono il proprio senso di presunzione dicendo: “Io sono il figlio del Primo Ministro”, ecc. La gente dice: “O Signore, tu sei mio padre, madre, amico, amante”. Ma io dico: “Tu sei il mio padrone; io sono il Tuo servo. Farò qualsiasi cosa Tu dirai”.

Ispirazione

Di Swami Niranjanananda Saraswati – Ganga Darshan, 24 Gennaio 2000

Se avete l’ispirazione non potete perderla. L’ispirazione è un attributo dello spirito, non del cuore. È la convinzione che sentite dalla profondità di voi stessi e che non potete mai perdere.
Se confondiamo la motivazione con l’ispirazione, la nostra definizione cambia. La motivazione è guidata dai vari desideri e una volta che un desiderio viene soddisfatto, quella motivazione cessa. È come se dicessimo “Sono innamorato di qualcuno e voglio restare con quella persona per sempre”. Se c’è opposizione al nostro desiderio, potreste lottare con le unghie e con i denti per sposarvi, ma dopo un anno, quando non siete più innamorati, non ci sarà alcun problema a divorziare. Questo lo chiamereste un amore ispirato, se sparisce dopo un anno di matrimonio? È piuttosto una forma di credenza o di desiderio dove la motivazione è confusa con l’ispirazione.
Lo yoga è molto chiaro: innocenza, semplicità e adesione alla verità sono le tre componenti dell’ispirazione. Se non avete una mente innocente, non sarete mai ispirati. Se non vi attenete alla verità non sarete ispirati e se non siete semplici dentro voi stessi non sarete ispirati.
Se avete semplicità, innocenza e sincerità, quell’ispirazione diventa la fiamma che arde in voi e che non può essere spenta da niente nella vita.

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, ed. Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

I Capitolo: Samadhi Pada

Sutra 35: (IV) O attraverso l’osservazione dell’esperienza senso-riale

Visayavati va pravrittirutpanna manasah sthitinibandhani

Visayavati: dei sensi; va: o; pravrittih: funzionamento; utpanna: derivato; manasah: della mente; sthiti: stabilità; nibandhani: che fissa

Oppure la mente può essere resa stabile conducendola nell’attività dell’esperienza sensoriale.

Questo sutra descrive una tecnica ulteriore che possono seguire colo-ro che non sono in grado di praticare né Ishwara pranidhana né mahabandha né il pranayama. In realtà molti aspiranti trovano difficile praticare pranayama a causa della mancanza di una guida appropriata, o per incapacità, o per carenze nutrizionali. Questo sutra fornisce un semplice metodo per condurre sotto controllo la mente risvegliando un’attività di percezione sensoriale. In questo modo la mente osserva se stessa sotto l’aspetto della percezione sensoriale: percezione attraverso i sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto, del gusto e del tatto. Immergendo la coscienza mentale in queste percezioni sensoriali, la mente è posta sotto controllo. Ad esempio, la coscienza mentale può essere immersa nella coscienza del suono attraverso la ripetizione di mantra, bhajan, kirtan, ecc. Una persona sofisticata può non trovarlo interessante ma, in realtà, se si va in profondità, si può controllare la mente rendendola cosciente del suono. Questo è un principio del nada yoga.
La mente può anche essere controllata rendendola cosciente della forma attraverso trataka, che è la concentrazione su di una forma particolare e, allo stesso modo, prendendo coscienza del tocco o del gusto. Il primo caso si ha quando il guru tocca il discepolo sulla testa, il secondo caso è rappresentato da khechari mudra.
Concentrando la mente sulla punta del naso si fa esperienza di un odore sottile o di natura psichica che può essere usato per controllare la mente. La coscienza del gusto si sviluppa concentrandosi sulla parte anteriore della lingua. Concentrandosi sul palato, in khechari mudra, si sviluppa la visione di colori. Il tocco psichico si prova concentrandosi sulla parte centrale della lingua. Concentrandosi sulla radice della lingua si sviluppa il suono psichico. Tutti questi processi psichici stanno alla base dell’autocontrollo e quando vengono sviluppati l’aspirante comincia a concentrarsi su di essi. A tempo debito la sua mente li trascende e va più in profondità. Questo è uno stato di completo controllo mentale. Tutto questo implica l’a-zione dei sensi, gli indriya, in dharana e pratyahara.
In certe scuole di meditazione buddiste, i monaci percuotono dei tamburi e meditano sul suono. È un sadhana molto semplice, ma è utile per molti di noi. Il bhajan è uno dei sadhana più popolari in In-dia. Colui che canta può modulare un solo verso o una sola canzone per ore e ore, con gli occhi e le orecchie chiusi a tutto tranne che al suono del bhajan. È un sadhana semplice, ma è importante perché può facilmente condurre a dharana e dhyana. Anche il kirtan è un sadhana facile, ma efficace. Si pratica con una persona che conduce e gli altri che seguono. Ci sono metodi differenti, qualche volta può continuare per ventiquattro ore o più e produce effetti stupendi su chi lo ascolta.

Donne e Spiritualità

Di Swami Satyananda Saraswati, tratto da “Nawa Yogini Tantra”, Edizioni Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India.

Nel tantra abbiamo due importanti poli di energia, conosciuti come Shiva e Shakti. Shiva e Shakti hanno diverse sfere di esistenza e di operatività sia a livello cosmico sia a livello individuale. Nella comune società umana, l’uomo e la donna rappresentano rispettiva-mente Shiva e Shakti. Nella mente universale sono il tempo e lo spazio a rappresentare gli aspetti di Shiva e Shakti. Nella vita spirituale, la mente e il prana rappresentano Shiva e Shakti. Nei testi di hatha yoga, queste due polarità sono conosciute come ida e pingala. Ida rappresenta la coscienza e pingala la forza vitale, cioè il prana.
Queste due energie costituiscono polarità energetiche opposte. In genere non sono mai assieme, ma al momento della creazione s’incontrano in un punto di unione in ogni sfera. Nella mente univer-sale, tempo e spazio convergono in un nucleo e, quando sono uniti, ha luogo l’esplosione della materia. In questo caso il tempo è rappresentato dall’energia positiva e lo spazio dall’energia negativa.

Aspetti del risveglio

Nella comune società umana, uomo e donna sono due poli energetici differenti. Questi poli energetici sono stati trattati in dettaglio nell’antica tradizione tantrica. Può essere che abbiate visto l’immagine di Kali che sta in piedi quasi nuda, con un piede su Shiva, il quale giace disteso. Kali ha un’espressione feroce, la lingua macchiata di sangue e un mala di 108 teschi. Questa è Kali nello stato risvegliato. Può darsi che vi siate imbattuti anche in immagini di Shiva seduto nella posizione del loto, però sono molto rare. Metà del suo corpo è Shiva e l’altra metà è Shakti. Inoltre potete aver visto figure di Shiva e Parvati seduti come guru e discepolo. Shiva è seduto nella posizione del loto, e Parvati è seduta su di un piano più in basso. Shiva le insegna i segreti del tantra. Questi sono tre esempi. Potete anche aver sentito parlare di un quarto esempio. A circa 110 miglia da Munger c’è un centro tantrico molto importante conosciuto col nome di Tarapitha. Lì potete vedere il signore Shiva che sugge dal seno di Shakti.
Queste sono le forme di relazione tra Shiva e Shakti ai diversi livelli di evoluzione e di risveglio. In un certo piano Shakti è la disce-pola e Shiva il guru: cioè la donna è la discepola e l’uomo il guru. Ad un altro livello, non c’è alcuna differenza tra di loro; Shiva e Shakti sono compresi in un unico corpo, in un’unica forma e idea. Ad un altro livello ancora di evoluzione Shakti è dominante e Shiva è sottomesso. Questa, dunque, è l’interpretazione filosofica degli stadi di risveglio della shakti innata in ognuno di noi.

Consapevolezza spirituale della donna

Nella tradizione tantrica la donna è considerata superiore all’uomo per quel che riguarda le iniziazioni. Questa non dovrebbe essere intesa come un’affermazione sociale. È solo un atteggiamento relativo all’evoluzione di una coscienza più elevata. La struttura della donna, le sue emozioni, la sua evoluzione psichica sono certamente più elevate di quelle dell’uomo. È molto più facile che il risveglio della forza spirituale, la kundalini, avvenga nel corpo di una donna che nel corpo di un uomo.
Oltre a ciò, c’è un altro importante punto che dobbiamo comprendere. In genere un uomo che penetra nei reami più profondi della mente e riemerge, non è in grado di mantenere con sé queste esperienze, mentre una donna può farlo. Mi sembra che ci sia una diffe-renza molto piccola tra la consapevolezza interiore e quella esterna della donna. Quando si penetra in profondità nella coscienza, si hanno delle esperienze. Ma quando si ritorna da questo stato più pro-fondo della mente ad una consapevolezza più grossolana, cade un velo tra quelle esperienze e la mente conscia. In una donna questo velo non cade.
Inoltre, la natura psichica della donna è altamente carica di consa-pevolezza spirituale.
L’espressione esteriore che si può ravvisare in una donna o in una ragazza, l’amore per la bellezza, la tenerezza, la simpatia, la com-prensione, sono espressioni del suo stato interiore. Io, spesso, scher-zando, dico che se le donne abbandonassero il mondo, questo diventerebbe un deserto. Non ci sarebbero più colori, profumi, sorrisi e bellezza. Questo vuol dire che la consapevolezza interiore della donna è molto recettiva e pronta ad esplodere.
Anche nel campo del kundalini yoga il corpo della donna è caricato da un centro particolare. Nel corpo maschile muladhara chakra è situato, in modo complesso, in un’area molto congestionata. Gli uomini praticano mula bandha eppure non succede niente. Invece nel corpo femminile muladhara si può perfino toccare con un dito. Quindi, nel corpo della donna, il risveglio può avvenire molto più velocemente rispetto al corpo dell’uomo.
Un altro punto importante è che la donna è sempre stata la princi-pale depositaria di energia e l’uomo il mezzo. La donna può non essere la moglie: potrebbe essere la madre, la figlia o la discepola. Maria era la madre di Cristo. La Madre dell’ashram di Aurobindo era una discepola. Allo stesso modo, nella tradizione tantrica, c’è la storia delle sessantaquattro yogini. Il termine yogini indica il genere femminile della parola yogi. Queste yogini sono venerate in tutta l’India. Ci sono sessantaquattro templi dedicati ai sessantaquattro aspetti dell’energia femminile, uno di questi è nell’Assam, un altro a Calcutta al Kali Ghat.

Ruolo nel tantra

Quando studiamo i testi tantrici, senza dubbio ci imbattiamo in un tema centrale: Shakti è la creatrice e Shiva lo strumento. Shiva non è mai stato considerato creatore.
Nel vama marga è Shakti ad avere importanza, non solo nella vita sessuale ma anche nelle pratiche spirituali, dato che compie il processo della creazione e conduce la maggior parte dei rituali spirituali.
Presso gli Indù, tutti i rituali, religiosi e non, sono condotti princi-palmente da donne; gli uomini devono stare seduti tranquilli. La donna è l’officiante, l’uomo il partecipante. Che si tratti di una comune cerimonia sociale, di una cerimonia religiosa, del culto di una divinità o di un giorno di digiuno, è la donna che deve introdurla. L’uomo deve solo seguirla.
Questa è la tradizione che in India è conosciuta come iniziazione dell’uomo da parte della donna.
Cosa è il vama marga? È il sentiero spirituale che può essere praticato assieme al partner. Una seconda classificazione prende il nome di kalachakra e riguarda la madre che dà l’iniziazione al figlio.
In particolare, il nord del Bihar è il centro di questo tipo di inizia-zione. Nella zona compresa tra il confine con il Nepal a nord, l’Assam a est e l’Uttar Pradesh a ovest, il kalachakra è l’iniziazione prevalente ancora oggigiorno. In linea con la tradizione, il figlio considera la madre una dea. Ogni giorno, così come i cristiani vanno in chiesa alla domenica o gli indù vanno al tempio a inchinarsi davanti alla divinità o a fare qualche altro tipo di prostrazione, il figlio si reca dalla madre.
Questa non è solo una forma sociale di rispetto che si tributa ai membri più anziani della famiglia, è una venerazione spirituale che viene eseguita non in virtù del fatto che lei è la madre, ma perché è il guru.
Nel vama marga viene fatta la stessa cosa allo stesso modo, però non dal figlio, ma dal partner che si prostra davanti alla donna. Allora deve essere data l’impronta spirituale o l’impronta della benedizione. È la donna che la appone all’uomo, non lui a lei.
Perciò, la donna assume due importanti ruoli nel tantra. Nel tantra è un triste errore considerare la donna solo come un partner sessuale. La vita sessuale è importante, ma non è l’unica forma di relazione che può esistere tra un uomo e una donna. La madre e la figlia sono donne così come la moglie.

La donna viene per prima

Nel tantra il ruolo di esecutore dell’iniziazione è spostato dall’uomo alla donna. Ramakrishna Paramahansa considerò sempre sua moglie, Sarada, come una devi, una dea. In sanscrito la parola devi vuol dire illuminata o illustre. Quando Ramakrishna si sposò, era molto giova-ne e sua moglie era ancora una bambina, ma egli la considerò solo come la Madre Divina. Si comportò sempre in questo modo nei suoi confronti e la stimò essere tale.
Nello schema dell’evoluzione, Shakti viene per prima e Shiva do-po. Con questa attitudine, se procedete nella vita spirituale con vostra moglie, figlia o discepola, allora dovete vedere in lei la funzione attiva e voi il partecipante in ogni campo. Anche se un uomo ha ottenuto la consapevolezza più elevata, avrà ancora difficoltà a comunicarla agli altri se non prende in considerazione anche una donna.

Ipotesi nell’hatha yoga

Bisogna ricordare che nel tantra c’è anche un altro sentiero chiamato dakshina marga o tantra vedico. Qui la donna non è necessaria né come figlia, né come madre, né come moglie, perché si pensa che l’aspirante abbia entrambe le forze in se stesso. Ida è femminile e pingala è maschile. L’unione tra la forza mentale e la forza pranica equivale all’unione tra l’uomo e la donna. Questa è l’ipotesi dell’hatha yoga. Ida è Shakti e pingala è Shiva. Quando si uniscono in agya chakra si realizza l’unione reale. La sede di Shakti è in muladhara. La sede di Shiva e in sahasrara. Lì Shiva è in un eterno yoga nidra, inattivo, indifferente, senza nome e senza forma, non ha niente a che fare con la distruzione o la creazione. La sua coscienza è indifferenziata e totale. Non ci sono vibrazioni in sahasrara. Shakti è in muladhara e, attraverso la pratica dello yoga, la si risveglia. Diventa attiva e crea il percorso attraverso sushumna fino ad agya. Quando Shakti raggiunge agya chakra, ha luogo l’unione.

La danza di Shiva

Questa unione avviene quando confluiscono i due poli energetici. Quando si preme l’interruttore, si accende la luce, perché si uniscono i fili elettrici dell’interruttore. Allo stesso modo, quando avviene l’unione in agya chakra contemporaneamente avviene un’esplosione. Allora l’energia creata in agya sale verso sahasrara chakra. Lì Shiva e Shakti si uniscono assieme e, quando sono uniti, Shiva inizia a danzare. Forse avete visto un’immagine di Nataraja. Questa è la rappresentazione simbolica del risveglio di Shiva.
Quando Shiva si desta dal suo stato di profondo yoga nidra, inizia a danzare. Non sto parlando di un uomo, ma di una forza. Il risveglio di questa forza nell’uomo è simboleggiata dalla danza di Shiva nella forma di Nataraja. Allora Shakti e Shiva scendono assieme attraverso lo stesso percorso fino a muladhara. Scendono entrambi verso il livello mondano, il piano grossolano. Si tratta del percorso dei santi che scendono e ci raggiungono di tanto in tanto. Se vi capita di leggere la filosofia di Sri Aurobindo, potete capire il risveglio dell’energia e la sua unione con Shiva: entrambi danzano assieme e scendono al nostro piano di esistenza. Ecco perché nel kriya yoga abbiamo passaggi ascendenti e discendenti, arohan e awarohan.

La società nuova

Dunque, è stato definito il ruolo della donna e della spiritualità, ma la posizione delle donne, nella cultura moderna, è ben lontana da ciò. In tutto il mondo le persone combattono con le loro colpe e peccati. Se, oggigiorno, si vuole far rivivere l’originaria posizione della donna, bisogna cambiare totalmente atteggiamento. Infatti, la nostra struttura sociale deve essere basata su di un nuovo concetto di realtà religiosa, in cui il ruolo della donna nell’evoluzione spirituale dell’umanità sia pienamente compreso e accettato. Questo è assolutamente necessario per la nascita di una nuova società.

Il Saluto al Sole: i Mantra Solari

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Surya Namaskara”, ed. Satyananda Ashram Italia.

Tutti i suoni che percepiamo hanno origine quando due o più oggetti, come le corde vocali, vengono colpiti e fanno scaturire una vibrazio-ne nell’atmosfera. Queste vibrazioni entrano nelle orecchie e a loro volta creano delle vibrazioni col timpano e i suoi fluidi. La natura di questi suoni viene trasmessa al cervello dove vengono riconosciuti e paragonati al ricordo di suoni precedenti e poi vengono create le im-magini mentali. In questo modo il suono ha effetto sulla nostra men-te, continuamente.
I mantra sono una combinazione di suoni designati a produrre un effetto specifico sulla mente e sul suo funzionamento. Il mantra può essere pronunciato ad alta voce, sussurrato o ripetuto mentalmente, ma la ripetizione mentale è superiore. Quando un suono viene ripetuto mentalmente, con consapevolezza e concentrazione, il pensiero assume la forma di quel suono, diviene quel suono, e l’energia inerente a quel suono si manifesta nella mente.
I mantra sono composti dalle lettere dell’alfabeto sanscrito in cui ogni lettera ha la propria frequenza vibrazionale ed un effetto corri-spondente sulla coscienza. Questi cinquantadue suoni conosciuti co-me Devanagari, furono realizzati dagli antichi rishi del periodo vedico durante profondi stati di meditazione. Queste anime altamente evolute erano capaci di toccare la sorgente di tutta l’energia sonora, shabda brahman, la coscienza suprema che si manifesta come suono.

I dodici mantra solari

Ogni anno il sole passa attraverso dodici fasi differenti conosciute come segni zodiacali nell’astrologia occidentale e come rashi nell’astrologia indù. Secondo l’astrologia indù ogni rashi ha un attri-buto o umore specifico e per ognuno di questi umori il sole ha un no-me diverso. I dodici nomi costituiscono i dodici mantra solari che vengono ripetuti mentalmente, nel loro ordine rispettivo, in congiun-zione con i dodici movimenti di surya namaskara.
Questi mantra solari non sono meri nomi del sole, ma ogni sillaba che li compone è il veicolo di un’energia basilare ed eterna (shakti) rappresentata dal sole stesso. Con la ripetizione e la concentrazione su questi mantra, l’intera struttura mentale trae beneficio e viene elevata.
Anche se questi mantra non richiedono una comprensione intellettuale, vi diamo una traduzione del loro significato, per coloro che hanno una mente che lo richiede, oltre che per coloro che sono più spiritualmente inclini e desiderano usare i mantra come una forma di sintonizzazione con la fonte dell’illuminazione spirituale simboleggiata dal sole.

1) Om Mitraya Namaha (Saluti all’amico di tutti)

La prima posizione, pranamasana, incorpora l’atteggiamento di rive-renza alla sorgente di tutta la vita; come sappiamo il sole è considerato come l’amico universale che costantemente dà luce, calore ed energia per sostenere la terra e tutti gli altri pianeti. Nelle scritture Mitra è descritto come colui che chiama gli uomini all’attività, sostenendo la terra ed il cielo e considerando tutte le creature senza discriminazione; il sole del mattino dà il segnale per l’inizio delle attività giornaliere spargendo la sua luce su tutta la vita.

2) Om Ravaye Namaha (Saluti a colui che brilla)

Ravaye significa colui che brilla e che offre benedizioni divine su tutta la vita. Nella seconda posizione, hasta uttanasana, estendiamo tutto il nostro essere verso l’alto, verso la fonte della luce, per ricevere queste benedizioni.

3) Om Suryaya Namaha (Saluti a colui che induce l’attività)

Qui il sole rappresenta un aspetto molto dinamico della divinità Su-rya. Nell’antica mitologia vedica, Surya veniva adorato come Signore del Paradiso, descritto mentre attraversa il cielo su un carro di fuoco tirato da sette cavalli. Questa è una bella analogia che richiede una corretta interpretazione. I sette cavalli, in realtà, rappresentano i sette raggi o emanazioni della coscienza suprema che si manifesta come i sette piani di esistenza: bhur (terreno, materiale), bhuvah (intermedio, astrale), swaha (sottile, paradiso), mahah (la dimora dei deva), janah (la dimora delle anime divine che hanno trasceso l’ego), tapah (la dimora dei siddha illuminati) e satyam (lo stato ultimo della realtà). Surya simboleggia la stessa coscienza suprema che controlla tutti questi piani di manifestazione. Surya è considerato come la più concreta delle divinità solari, una della triade originale vedica, la sua dimora è nel cielo, mentre Agni (fuoco) è il suo rappresentante sulla terra.

4) Om Bhanave Namaha (Saluti a colui che illumina)

Il sole è la rappresentazione fisica del guru o maestro, egli rimuove l’oscurità delle nostre delusioni, proprio come la notte viene rimossa con ogni alba. Nella quarta posizione, ashwa sanchalanasana, rivol-giamo lo sguardo verso questa illuminazione e preghiamo per la fine della notte dell’ignoranza.

5) Om Khagaya Namaha (Saluti a colui che si muove attraverso il cielo)

Il movimento quotidiano del sole attraverso il cielo è la base della nostra misura del tempo, dai mezzi più primitivi a quelli più sofisticati di oggi. In parvatasana offriamo omaggio a colui che è il tramite per misurare il tempo e preghiamo per il progresso della vita.

6) Om Pushne Namaha (Saluti a colui che dà forza e nutrimento)

Il sole è la fonte di tutta la forza. Come un padre egli ci nutre di energia, luce e vita. In ashtanga namaskara offriamo rispetto toccando il pavimento con otto punti del nostro corpo; in sostanza stiamo offrendo tutto il nostro essere con la speranza che egli possa darci forza mentale, fisica, spirituale e nutrimento.

7) Om Hiranya Garbhaya Namaha (Saluti al Sé cosmico dorato)

Hiranya Garbha è anche conosciuto come l’uovo dorato, risplendente come il sole, nel quale nacque Brahma come manifestazione dell’esistenza del Sé.
Hiranya Garbha è il seme della causalità, così l’intero universo è contenuto entro Hiranya Garbha nello stato potenziale che precede la manifestazione. Nello stesso modo, tutta la vita è in stato potenziale nel sole che rappresenta il grande principio cosmico. Nella settima posizione, bhujangasana, offriamo i nostri rispetti a questo sole, pre-gando per il risveglio della creatività.

8) Om Marichaye Namaha (Saluti ai raggi del sole)

Maricha è uno dei figli di Brahma, proprio come i raggi di luce sono prodotti dal sole, ma il suo nome significa anche miraggio. Per tutta la nostra vita cerchiamo un vero significato o scopo, come un uomo assetato cerca l’acqua nel deserto, ma è deluso dai miraggi danzanti all’orizzonte, prodotti dai raggi del sole.
Nell’ottava posizione, parvatasana, preghiamo per una vera illuminazione e discriminazione in modo da essere capaci di distinguere il reale dall’irreale.

9) Om Adityaya Namaha (Saluti al figlio di Aditi)

Aditi è uno dei molti nomi dati alla madre cosmica, Mahashakti. Ella è la madre di tutti gli dei, libera ed inesauribile, la forza creatrice dalla quale tutte le forze scaturiscono. Il sole è uno dei suoi figli o manifestazioni. Nella nona posizione, ashwa sanchalanasana, salutiamo Aditi, la madre cosmica infinita.

10) Om Savitre Namaha (Saluti alla forza stimolante del sole)

Savitre è conosciuto come lo stimolatore, colui che risveglia, ed è spesso associato a Surya che rappresenta anche questa posizione, padahastasana. Savitre rappresenta il sole prima del sorgere che stimola e risveglia l’uomo all’attività; Surya rappresenta il sole dopo che è sorto, quando inizia l’attività.
Nella decima posizione, padahastasana, salutiamo Savitre in modo da ottenere la forza vivificatrice del sole.

11) Om Arkaya Namaha (Saluti a colui che è degno di essere loda-to)

Arka significa “energia”. Il sole è la fonte di gran parte dell’energia nel mondo che conosciamo. Nell’undicesima posizione, hasta uttanasana, offriamo rispetto a questa fonte di vita e di energia.

12) Om Bhaskaraya Namaha (Saluti a colui che conduce all’illuminazione)

In questo saluto finale offriamo rispetto al sole come simbolo di grande rivelatore di tutte le verità spirituali e trascendentali. Egli illumina la via conducendoci alla meta finale della liberazione. Nella dodicesima posizione, pranamasana, preghiamo affinché tale via ci venga rivelata.

Bija mantra

Come alternativa ai dodici nomi del sole, vi è una sequenza di bija mantra o “sillabe seme”. I bija mantra sono suoni evocativi che non possiedono un significato letterale in se stessi, ma generano vibrazioni molto potenti di energia entro la mente ed il corpo.
I Bija mantra sono:

1 Om Hram
2 Om Hrim
3 Om Hrum
4 Om Hraim
5 Om Hraum
6 Om Hraha

I sei bija mantra vengono ripetuti quattro volte durante un ciclo completo di surya namaskara. I bija mantra ed i mantra solari possono essere ripetuti sia mentalmente sia a voce alta, dipende principalmente dall’inclinazione del praticante e dalla velocità della pratica. Se si pratica molto lentamente, allora i mantra solari possono essere combinati con la consapevolezza dei chakra. Se la pratica è un po’ più veloce, allora si possono usare i bija mantra nello stesso modo. Se i movimenti fisici vengono eseguiti un po’ più velocemente, allora si possono recitare i mantra senza la consapevolezza dei chakara oppure praticare solo la consapevolezza dei chakra senza i mantra.

La Sequenza di Surya Namaskara

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Asana Pranayama Mudra Bandha”, Edizioni Satyananda Ashram Italia.

Posizione 1: Pranamasana (posizione della preghiera)
Tenete gli occhi chiusi.
Rimanete eretti con i piedi uniti.
Lentamente piegate i gomiti e portate i palmi uniti davanti al torace in namaskara mudra, rendendo mentalmente omaggio al sole, la fonte di tutta la vita.
Rilassate tutto il corpo.
Respirazione: respirate normalmente.
Consapevolezza: fisica – nella zona del torace.
Spirituale – su anahata chakra.
Mantra: Om Mitraya Namaha, saluti all’amico di tutti.
Benefici: questa posizione stabilisce uno stato di concentrazione e calma in preparazione alla pratica da eseguire.

Posizione 2: Hasta Utthanasana (posizione delle braccia in alto)
Sollevate e allungate le braccia in alto.
Tenete le braccia separate alla larghezza del-le spalle. Piegate la testa, le braccia e la parte superiore del tronco leggermente indietro.
Respirazione: inspirate sollevando le braccia.
Consapevolezza: fisica – sull’estensione addo-minale e sull’espansione dei polmoni.
Spirituale – su vishuddhi chakra.
Mantra: Om Ravaye Namaha, saluti a colui che risplende.
Benefici: questa posizione tonifica tutti gli or-gani addominali e migliora la digestione.
Esercita i muscoli delle spalle e delle braccia, tonifica i nervi spinali, espande i polmoni ed elimina il peso in eccesso.
Posizione 3: Padahastasana (posizione delle mani ai piedi)

Flettete il busto in avanti finché le dita o i palmi delle mani toccano il pavimento ac-canto ai piedi. Mantenete le ginocchia dritte. Con la fronte provate a toccare le ginocchia.
Non forzate.
Respirazione: espirate mentre eseguite la flessione in avanti.
Nella posizione finale cercate di contrarre l’addome per espellere la quantità massima d’aria dai polmoni.
Consapevolezza: fisica – sulla regione pelvica.
Spirituale – su swadhisthana chakra.
Mantra: Om Suryaya Namaha, saluti a colui che induce l’attività.
Controindicazioni: chi ha patologie alla schiena non dovrebbe flet-tersi completamente. Chinatevi dalle anche, mantenendo la colon-na vertebrale diritta, fino a formare un angolo di novanta gradi tra la schiena e le gambe o flettetevi solo per quanto vi è comodo.
Benefici: questa posizione è utile per eliminare o prevenire disturbi dello stomaco o dell’addome. Riduce l’eccesso di grasso nella re-gione addominale, migliora la digestione ed aiuta a rimuovere la costipazione. Migliora la circolazione sanguigna, rende la colon-na vertebrale flessibile e tonifica i nervi spinali.

Posizione 4: Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre)

Poggiate il palmo delle mani sul pavimento accanto ai piedi.
Allungate la gamba destra indietro il più lontano possibile.
Contemporaneamente piegate il ginocchio sinistro senza spostare il piede sinistro. Mantenete le braccia tese.
Nella posizione finale il peso del corpo dovrebbe essere sostenuto da entrambe le mani, dal piede sinistro, dal ginocchio destro e dalle dita del piede destro. Il capo dovrebbe essere piegato indietro, il dorso arcuato e lo sguardo interiore diretto verso l’alto al centro tra le sopracciglia.
Respirazione: inspirate mentre allungate la gamba destra indietro.
Consapevolezza: fisica – sull’allungamento dalla coscia al torace o sul centro tra le sopracciglia.
Spirituale: su agya chakra.
Mantra: Om Bhanave Namaha, saluti a colui che illumina.
Benefici: questa posizione massaggia gli organi addominali e migliora il loro funzionamento, rinforza i muscoli della gamba e induce equilibrio nel sistema nervoso.
Nota pratica: nella posizione finale i palmi delle mani dovrebbero inizialmente poggiare sul pavimento. Successivamente, i praticanti più avanzati possono portare la punta delle dita delle mani a terra.

Posizione 5: Parvatasana (posizione della montagna)

Portate il piede sinistro indietro accanto al piede destro.
Contemporaneamente sollevate i glutei e abbassate la testa portan-dola tra le braccia, così che la schiena e le gambe formino i due lati di un triangolo. Nella posizione finale le gambe e le braccia dovrebbero essere dritte.
Cercate di tenere i talloni in contatto col pavimento e piegate la testa verso le ginocchia.
Non forzate.
Respirazione: espirate mentre portate indietro la gamba sinistra.
Consapevolezza: fisica sul rilassamento delle anche o nell’area della gola.
Spirituale: su vishuddhi chakra.
Mantra: Om Khagaya Namaha, saluti a colui che si muove veloce-mente attraverso il cielo.
Benefici: questa posizione tonifica i nervi, i muscoli nelle braccia e nelle gambe, i nervi spinali e stimola la circolazione sanguigna specialmente nella parte alta della colonna vertebrale, tra le scapole.
Posizione 6: Ashtanga Namaskara (saluto con otto parti del cor-po)
Abbassate le ginocchia, il torace e il mento sul pavimento.
Nella posizione finale solo le dita dei piedi, le ginocchia, il torace, le mani e il mento toccano il pavimento. Le ginocchia, il torace e il mento dovrebbero toccare il pavimento simultaneamente. Se ciò non è possibile, prima abbassate le ginocchia, poi il torace ed infine il mento. I glutei, le anche e l’addome dovrebbero rimanere sollevati.
Respirazione: in questa posizione il respiro dovrebbe essere mante-nuto fuori. Non c’è respirazione.
Consapevolezza: fisica – sulla regione addominale.
Spirituale – su manipura chakra.
Mantra: Om Pushne Namaha, saluti a colui che dà forza.
Benefici: questa posizione rinforza i muscoli delle gambe e delle braccia, sviluppa il torace ed esercita la zona della colonna verte-brale tra le scapole.

Posizione 7: Bhujangasana (posizione del cobra)

Abbassate i glutei e le anche sul pavimento.
Raddrizzate i gomiti, arcuate la schiena e spingete il torace in avanti nella posizione del cobra.
Piegate la testa indietro e rivol-gete lo sguardo in alto verso il centro tra le sopracciglia. Le cosce e le anche rimangono sul pavimento e le braccia sostengono il tronco.
Se la colonna vertebrale non è molto flessibile le braccia rimarranno leggermente piegate.
Respirazione: inspirate mentre sollevate il busto e arcuate la schiena.
Consapevolezza: fisica – sul rilassamento della colonna vertebrale.
Spirituale – su swadhisthana chakra.
Mantra: Om Hiranya Garbhaya Namaha, saluti al Sé cosmico dora-to.
Benefici: questa posizione mantiene la colonna vertebrale flessibile, migliorando la circolazione nella schiena e tonificando i nervi spinali. Tonifica gli organi riproduttivi, stimola la digestione e allevia la costipazione. Tonifica anche il fegato e massaggia i reni e le ghiandole surrenali.

Posizione 8: Parvatasana (posizione della montagna)
Questo stadio è una ripetizione della posizione 5.
Da bhujangasana assumente parvatasana.
Le mani e i piedi non si spostano dalla posizione 7.
Sollevate i glutei e poggiate i talloni sul pavimento.
Respirazione: espirate mentre sollevate i glutei.
Consapevolezza: fisica – sul rilassamento delle anche o nell’area della gola.
Spirituale – su vishuddhi chakra.
Mantra: Om Marichaye Namaha, saluti al Signore dell’Alba.

Posizione 9: Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre)
È uguale alla posizione 4.
Tenete i palmi poggiati sul pavimento.
Piegate la gamba sinistra e portate il piede sinistro avanti tra le mani.
Simultaneamente abbassate il ginocchio destro cosicché tocchi il pavimento e spingete il bacino avanti.
Piegate la testa indietro, arcuate la schiena e fissate il centro tra le sopracciglia.
Respirazione: inspirate assumendo la posizione.
Consapevolezza: fisica – sull’allungamento dalla coscia al torace o sul centro tra le sopracciglia.
Spirituale – su agya chakra.
Mantra: Om Adityaya Namaha, saluti al figlio di Aditi, la Madre co-smica.

Posizione 10: Padahastasana (posizione delle mani ai piedi)
È una ripetizione della posizione 3.
Portate il piede destro avanti accanto al piede sinistro.
Raddrizzate le ginocchia e senza forzare cercate di portare la fronte quanto più possibile vicino alle ginocchia.
Respirazione: espirate mentre eseguite il movimento.
Consapevolezza: fisica – sulla regione pelvica.
Spirituale – su swadhisthana chakra.
Mantra: Om Savitre Namaha, saluti al Signore della Creazione.

Posizione 11: Hasta Utthanasana (posizione delle braccia in alto)
È una ripetizione della posizione 2.
Sollevate il tronco e allungate le braccia in alto tenendole separate alla larghezza delle spalle. Estendete leggermente indietro la testa, le braccia e la parte superiore del tronco.
Respirazione: inspirate mentre allungate il corpo.
Consapevolezza: fisica – sull’estensione dell’addome e l’espansione dei polmoni.
Spirituale – su vishuddhi chakra.
Mantra: Om Arkaya Namaha, saluti a colui che è degno di essere lo-dato.

Posizione 12: Pranamasana (posizione della preghiera)
Questa è la posizione finale ed è la stessa della posizione 1.
Portate le mani unite davanti al torace.
Respirazione: espirate assumendo la posizione finale.
Consapevolezza: fisica – sulla regione del cuore.
Spirituale – su anahata chakra.
Mantra: Om Bhaskaraya Namaha, saluti a colui che conduce all’illuminazione.

Posizioni 13-24
Le dodici posizioni di surya namaskara sono praticate due volte per completare un ciclo. Le posizioni da 1 a 12 costituiscono mezzo ciclo. Nella seconda metà, le posizioni vengono ripetute con due piccoli cambiamenti:
a) nella posizione 16, invece di allungare indietro la gamba destra allungate la sinistra;
b) nella posizione 21 piegate il ginocchio destro e portate il piede destro tra le mani.
Conclusione: al termine di ogni mezzo ciclo, abbassate le braccia lungo i fianchi, rilassate il corpo e concentratevi sul respiro finché ritorna normale. Dopo aver completato surya namaskara, praticate shavasana per alcuni minuti. Questo permette al battito cardiaco e al respiro di tornare alla normalità e di rilassare tutti i muscoli del corpo.
Nota pratica: riguardo la posizione 4, quando praticate surya nama-skara per scopi generali o terapeutici, iniziate portando indietro la gamba destra per attivare pingala nadi come è descritto in precedenza; se praticate per la concentrazione mentale o per un effetto più meditativo, iniziate con la gamba sinistra che attiverà ida nadi.

La Meditazione

Tratto da: Paramahansa Satyananda, “Meditations from the Tantras”, ed. Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Ogni cellula contiene una conoscenza infinita

Gli scienziati hanno sviluppato un grande interesse per la comples-sità di ogni cellula del corpo e sono stati in grado di “costruire” un modello della molecola del DNA, la molecola della vita. È questa la molecola che trasmette tutte le caratteristiche della madre e del padre ai figli. È contenuta nello sperma e nell’ovulo e in ogni cellula del corpo.
Gli scienziati hanno individuato la sua forma fisica e confermato che è in relazione con le caratteristiche somatiche individuali, come il colore dei capelli, l’altezza, la misura dei piedi e il modello di crescita dall’infanzia alla maturità. È il programma, il piano alla base della vita, è la molecola che fissa il nostro modo di vivere basilare e dobbiamo obbedire ai suoi ordini nel corso della vita. Certamente ci sono altre cose che incidono sulla nostra vita: l’ambiente, le circostanze, i rapporti con le altre persone, ma è la molecola del DNA che stabilisce gran parte del modello della nostra vita.
Ora, questo punto di vista scientifico si sta avvicinando molto al punto di vista yogico. Lo yoga ha sempre considerato ogni cellula del corpo in possesso di una propria coscienza. In altre parole l’esistenza alla base di ogni singola cellula è coscienza. La sua manifestazione può essere considerata come la natura fisica della cellula, essendo la molecola del DNA il progetto della vita umana. Il modello primordiale dell’esistenza umana è fissato e diretto dalla coscienza della cellula; la struttura molecolare scoperta dagli scienziati è semplicemente l’esecutrice, ciò che adempie la volontà della coscienza cellulare. Gli scienziati hanno considerato il modello della molecola del DNA come essere lo strumento che guida la vita lungo una direzione stabilita, ma hanno dimenticato il principio alla base che sta oltre la molecola del DNA stessa e cioè la coscienza.
I grandi pensatori cominciano ora ad affermare, timidamente, che ogni cellula possiede dentro di se la totale conoscenza del nostro passato evolutivo. In altre parole ogni cellula contiene la memoria di tutto ciò che è accaduto in passato a ogni individuo: quando era un protoplasma che lottava per emergere dal fango primordiale alla nascita della vita; quando era un pesce; quando il pesce lotta sulla terra per dare origine alla linea degli animali terrestri, quando era una scimmia; quando era l’uomo di Neanderthal; quando alcuni millenni fa cominciò a vivere come uomo con le sembianze attuali; quando era nel ventre materno. Tutte queste informazioni sono immagazzinate in ogni singola cellula del corpo. La più immediata reazione a questo concetto è che tutto ciò sia impossibile. La nostra mente condizionata non può accettarlo, non può comprenderlo, tuttavia questa è la posizione di eminenti e moderni pensatori, inclusi molti grandi scienziati.
Questo è sempre affermato dai grandi spiritualisti del passato. Essi affermavano che la conoscenza infinita esiste all’interno, ciò che è fuori è anche dentro. L’essere umano è la versione miniaturizzata dell’intero universo. Essi dicevano che immergendosi nella profondità del proprio essere si acquisiva la conoscenza della vita passata. E ora la scienza sta cominciando a dimostrare la verità di queste affermazioni. Scienza e religione, che solo pochi anni fa sembravano lontanissime l’una dall’altra, stanno ora cominciando ad unirsi in una più alta forma di conoscenza. Gli scienziati hanno tracciato la forma fisica della molecola del DNA, l’hanno esaminata attraverso i microscopi elettronici. Il prossimo stadio sarà lo studio sulla natura intrinseca della molecola del DNA, quella proprietà che la scienza non può ora esplorare perché la sua natura è un’esperienza soggettiva che va oltre il regno della scienza. È troppo suggerire che il metodo per esplorare la molecola del DNA sia la meditazione? La meditazione è tutto riguardo all’esplorazione della natura interiore. La meditazione dovrebbe diventare lo strumento della ricerca scientifica della natura del DNA o di qualsiasi altra cosa in cui sia necessaria un’indagine interiore.

L’ “ego” costituito dalla materia bianca

Il sistema reticolare è situato alla sommità del midollo spinale. È la valvola che controlla le informazioni che effettivamente rag-giungono la nostra percezione conscia. È la parte del cervello che regola la profondità della coscienza umana, come per esempio il dormire, gli stati consci e superconsci, ecc. e permette che solo un flusso raffinato di informazioni, opportunamente filtrate, si diffondano attraverso la coscienza, impedendo ad altre informazioni, considerate non opportune, di raggiungere la nostra percezione conscia. È il censore della mente umana.
Qualcuno ha definito questo sistema l’ “ego”, ed è considerato il tema centrale in psicologia. Attraverso la sua attività siamo consape-voli solo di alcuni aspetti della percezione e totalmente inconsapevoli della gran parte delle informazioni che raggiungono il cervello. È, infatti, una parte essenziale del cervello senza la quale saremmo sommersi dalle informazioni sensoriali. Per esempio, mentre scriviamo una lettera la nostra coscienza è coinvolta nel pensare cosa scrivere e nel procedimento stesso dello scrivere. Se simultaneamente riceviamo un flusso di informazioni sensoriali sonore, olfattive, tattili e informazioni sulle funzioni viscerali del corpo, troveremmo impossibile scrivere la lettera. Il sistema reticolare blocca tutte le informazioni irrilevanti provenienti dai sensi, consentendo a quelle che sono utili in quel momento di raggiungere la nostra coscienza, permettendoci di concentrarci sul nostro lavoro.
Il sistema reticolare permette alle informazioni che riceviamo di raggiungere la nostra coscienza solamente quando hanno forte inten-sità. In altre parole, l’informazione riguardante il mondo esterno raggiunge la nostra consapevolezza solamente se rafforza la nostra programmazione mentale, se concorda con i nostri preconcetti. È in questo caso che agisce come ego e si identifica con i complessi, le inibizioni, simpatie e antipatie, ecc. che costituiscono la natura dell’ego di un individuo e che nutrono la coscienza individuale con informazioni e particolari che corrispondono o soddisfano le molte sfaccettature dei gusti e dei desideri individuali. Quindi, se abbiamo paura di qualche cosa, allora le informazioni che rinforzano questa paura probabilmente affioreranno alla percezione conscia. È lo stesso con altre programmazioni emozionali e razionali. Per questa ragione non potremo mai vedere il mondo per quello che è. Noi vediamo un’immagine offuscata del mondo e delle persone intorno a noi.
Se rimuoviamo queste paure, fobie, complessi, simpatie e antipatie ed ogni altro pregiudizio inizieremo a vedere una chiara immagine del mondo. Il sistema reticolare avrà meno pregiudizi, meno propensione a permetterci di essere solamente consapevoli delle cose che rafforzano i nostri complessi, ecc. e permetterà alle informazioni di fluire verso la nostra coscienza che sarà meno influenzata dalla nostra programmazione mentale negativa. Se la nostra mente è tranquilla e amorevole, allora vedremo l’ambiente esterno con la stessa luce. Se la nostra mente è normalmente rilassata, allora vedremo il mondo nello stesso modo, dove ogni cosa è in armonia.
Alla fine, nei più elevati stadi del sentiero spirituale persino l’amore a livello emozionale scompare. In questo caso il sentimento dell’amore viene trasceso, cosicché nemmeno più l’amore colora la mente. La coscienza ora si identifica con tutto, si fa esperienza del senso di unicità; non vi sono più censori intermediari tra la co-scienza e l’ambiente. In questo stato scompare anche l’ego, diventa superfluo, in quanto la mente non ha preferenze da soddisfare. Il centro della coscienza ora opera attraverso il sé e non più per mezzo dell’ego.
La purificazione della mente è lo scopo dello yoga in generale e della meditazione in particolare, come pure le tecniche descritte in questo libro. Lo scopo è quindi di rompere con i complessi esistenti, le fobie e i pregiudizi derivanti da programmi mentali enigmatici, sostituendoli con un programma mentale purificatoi. La meditazione, la più alta meditazione diventa allora un processo spontaneo. Le barriere che per lungo tempo hanno tenuto separati il campo della scienza e quello dello spirito saranno presto abbattute. La dicotomia tra l’una e l’altra si sta attenuando. Anche la scienza offre ora possibilità di aiuto nel percorrere il sentiero spirituale e la meditazione offre grandi potenzialità nell’aiutare la scienza a capire sistematicamente la mente e a ottenere un più profondo discernimento dell’esistenza.

Asana Meditative

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Asana Pranayama Mudra Bandha”, Edizioni Satyananda Ashram Italia.

Lo scopo principale delle asana meditative è di permettere al praticante di sedere per prolungati periodi senza muovere il corpo e senza scomodità. Solo quando il corpo riesce a rimanere stabile e immobile per un po’ di tempo si farà esperienza della meditazione.
Una profonda meditazione richiede che la colonna vertebrale sia eretta e pochissime asana possono soddisfare questa condizione. Per di più, negli elevati stati meditativi, il praticante perde il controllo dei muscoli del corpo.
L’asana meditativa, perciò, richiede che il corpo sia mantenuto in una posizione stabile senza sforzo cosciente. Perché, quindi, non sdraiarsi in shavasana per la meditazione se essa soddisfa tutti i requisiti? Perché in shavasana vi è la tendenza ad addormentarsi. È essenziale restare svegli e vigili mentre si attraversano i vari stadi che conducono ad una meditazione soddisfacente.
Swami Shivananda di Rishikesh ha detto quanto segue sulle asana e sulla meditazione: “Dovete essere in grado di sedere in una delle asana meditative per tre ore di seguito senza muovere il corpo, solo allora otterrete la vera padronanza sull’asana – asana siddhi – e sarete capaci di praticare gli stadi superiori di pranayama e di dhyana. Senza la sicurezza di un’asana stabile non potete progredire bene nella meditazione. Più stabili sarete nell’asana, maggiormente potrete concentrarvi con una mente unidirezionale. Se potete essere stabili nella postura almeno per un’ora, potrete acquistare una mente unidirezionale e fare esperienza di atmic anandam, pace infinita e profonda beatitudine dentro di voi”.
Inizialmente, la maggior parte delle persone troverà difficile sedere in un’asana per lungo tempo. Tuttavia, attraverso la pratica regolare delle posizioni premeditative elencate di seguito, le gambe e le anche diverranno abbastanza flessibili da mantenere confortevolmente una posizione stabile.

Asana premeditative

Le seguenti pratiche selezionate dalla serie di pawanmuktasana sono le più usate per preparare il corpo alle asana meditative:
a) Ardha titali asana (mezza farfalla)
b) Shroni chakra (rotazione dell’anca)
c) Purna titali (farfalla completa)
d) Vayu nishkasana (posizione che libera il vento)
e) Kawa chalasana (passo del corvo)
f) Udarakarshan asana (posizione di stiramento dell’addome)
g) Shaithalyasana (posizione di rilassamento degli animali)

Immobilità

Quando sedete nelle posizioni meditative programmate la mente con suggestioni come: “Sono stabile come una roccia” o “Sto diventando immobile come una statua”. In tal modo l’asana diventerà velocemente stabile e, dopo un po’, sarà comoda per lunghi periodi di tempo. Questa è la pratica di kaya sthairyam, totale immobilità del corpo.

Posizioni alternative

Oltre le posizioni menzionate in questo capitolo vi sono altre quattro asana utili per la meditazione. Esse sono descritte nel capitolo sulle asana del gruppo da vajrasana e sono:
a) Vajrasana (posizione del fulmine o pelvica)
b) Ananda madirasana (posizione della beatitudine inebriante)
c) Padadhirasana (posizione che equilibra il respiro)
d) Bhadrasana (posizione gentile).
Altre asana come gorakhshasana o mula bandhasana possono essere usate per la meditazione, ma sono pratiche avanzate e non comode per periodi di tempo prolungati. Queste sono descritte nel capitolo delle asana avanzate.

Precauzioni

Se vi è grave scomodità o dolore nelle gambe dopo essere stati seduti per un po’ tempo in un’asana meditativa, lentamente sciogliete le gambe e massaggiatele. Quando la circolazione del sangue è ritornata normale e non vi è dolore, riassumete l’asana. Tuttavia, siate consapevoli che il ginocchio è un’articolazione del corpo molto delicata e molto sfruttata, state attenti a non sforzarlo, specialmente mentre assumete o lasciate l’asana meditativa. Non usate per nessun motivo una forza eccessiva né tensione per sedere in un’asana meditativa.

Gamba destra o sinistra

In tutte le asana presentate in questo capitolo sia la gamba sinistra sia la destra possono essere messe sopra. È questione di preferenza personale e dipende da quella che è più comoda. Idealmente, la posizione della gamba dovrebbe essere alternata così che sia mantenuto l’equilibrio in entrambi i lati del corpo.

Nota pratica: un suggerimento utile per rendere le seguenti posture più comode è di mettere un piccolo cuscino sotto i glutei.

Nota: padmasana può sembrare fuori della portata dei principianti. È stata inclusa, tuttavia, poiché una serie di asana nel gruppo intermedio si pratica utilizzando padmasana come posizione base.

Sukhasana (posizione facile)

Sedete con le gambe distese davanti al corpo.
Piegate la gamba destra portando il piede sotto la coscia sinistra.
Piegate la gamba sinistra portando il piede sotto la coscia destra.
Appoggiate le mani sulle ginocchia in chin o gyana mudra.
Tenete la testa il collo e il dorso dritti e allineati, ma senza tensione. Chiudete gli occhi.
Rilassate tutto il corpo. Le braccia dovrebbero essere rilassate e non tenute tese.

Benefici: sukhasana è la posizione meditativa più facile e più como-da. Può essere utilizzata senza danno dalle persone che non sono in condizione di sedere in posizioni meditative più difficili.
Agevola l’equilibrio mentale e fisico senza causare sforzo o dolo-re.

Nota pratica: sukhasana è una posizione rilassante che si può utiliz-zare dopo esser stati seduti a lungo in siddhasana o padmasana.
Benché sukhasana sia ritenuta la postura meditativa più semplice, è difficile da mantenere per lunghi periodi di tempo se le ginocchia non sono vicine al pavimento o sul pavimento poiché la maggior parte del peso del corpo è sostenuta dai glutei, quindi si genera mal di schiena. Le altre asana meditative creano un’area di sostegno più ampia e perciò più stabile.

Variante: per coloro che sono estremamente rigidi, sukhasana può essere praticata sedendo a gambe incrociate con le ginocchia e la parte inferiore della schiena avvolte con una cinta o un telo.
Mantenete la colonna vertebrale eretta.
Concentratevi sull’equilibrio fisico e bilanciate il peso della parte destra e della parte sinistra del corpo. Si può fare esperienza di una sensazione di leggerezza e di spazio.
Mentre mantenete la postura, poggiate le mani sulle ginocchia in chin o gyana mudra (vedi capitolo sui mudra).