Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Guru Purnima 2004 – Messaggio di Sw. Niranjan
  • Vita Yogica Spontanea
  • Satsang 
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • Il Corpo Femminile 
  • Il Saluto al Sole: Generatore Pranico 
  • La Meditazione
  • Asana Meditative

Guru Purnima 2004

Messaggio da Swami Niranjan

Tradizionalmente Guru Purnima è un giorno in cui tutti i discepoli rinnovano e rafforzano la loro fede verso il guru e si radicano nel sa-dhana spirituale. È un momento di valutazione spirituale, come sapete, e molti di voi avranno fatto esperienza di come il cambiamento interiore si esprime all’esterno man mano che si sviluppa questo procedimento.

Proprio come all’alba di ogni nuovo anno generiamo una visione po-sitiva con nuove risoluzioni, piani e progetti, allo stesso modo la pre-senza della luna piena a luglio crea un’opportunità favorevole e di buon auspicio per rinforzare e fare esperienza della connessione con lo spirito del guru. Con una rinnovata ispirazione si può riconoscere un punto di svolta ed intraprendere una nuova fase del sadhana.

Un aspetto di questa nuova fase, che continuerà fino al prossimo Guru Purnima, è quello di sostenere le qualità dell’ambiente dell’a-shram come parte della pratica quotidiana. È un sadhana di attitudi-ne interiore e azione esteriore. Un ashram viene ad esistere solo at-traverso la luce della forza spirituale del guru. Senza lo spirito del guru, un ashram cessa di esistere. Mettendo in pratica gli insegna-menti del guru, la qualità della vibrazione dell’ashram può essere mantenuta e sviluppata. Con ogni nuova generazione di aspiranti, gli insegnamenti potrebbero essere presentati in una forma lievemente differente, ma la loro essenza rimane la stessa. Swami Sivananda ci ha trasmesso il messaggio di “dare, dare, dare” e Swami Satyananda ci ha dato gli strumenti con cui integrare la testa, il cuore e le mani. Seguire costantemente questi insegnamenti è fondamentale per la continuità dell’ashram.

In questo giorno speciale, mentre siamo uniti come membri di una grande famiglia yogica di tutto il mondo, possiate fare esperienza dello spirito dei nostri guru in ogni aspetto dell’ashram. Con i vostri sforzi nel sadhana, l’ashram realmente continuerà a radiare come luogo di dimora del loro spirito.

Vita Yogica Spontanea

Estratto dalla conferenza introduttiva di Swami Niranjanananda tenuta durante il programma a Mallorca il 20 maggio 2004.

La vita manca di spontaneità e se cerchiamo di essere spontanei an-diamo controcorrente. Pensiamo con la mente, la cui espressione e la cui esperienza sono un prodotto del condizionamento. Infatti, se mettiamo occhiali neri tutto sembra nero, se mettiamo occhiali rosa tutto diventa rosa. La stessa cosa si applica alla mente: è come colorata, è condizionata.
Quando tentiamo di essere spontanei, ci sforziamo di andare con-tro i condizionamenti; tentiamo di superarli contrastandoli, ma non è questa la strada. Agiamo a livello intellettuale perché i nostri pensieri, le nostre idee si formano a questo livello ed anche perché è a questo livello che ci rendiamo conto dei nostri condizionamenti e ne prendiamo coscienza. Anche se è impossibile liberarsi dalle proprie abitudini e dai propri atteggiamenti condizionati attraverso l’intelletto, questo è un errore che facciamo spesso quando ci avviciniamo allo yoga. Vorremmo cambiare subito, ottenere pace e realizzazione dalla mattina alla sera. Così non facciamo altro che ricorrere ad un ulteriore condizionamento che con il tempo è destinato a rafforzarsi e ostacolarci.
Bisogna invece cambiare a poco a poco. Se da un’abitudine togli un poco alla volta, questa si riduce, anche se comunque rimane sem-pre qualcosa. C’è un gioco di parole nella lingua inglese che dice: se da “habit” (abitudine) togli “h” rimane “a bit” (un poco). Qualcosa rimane sempre. La trasformazione totale dell’individuo è l’obiettivo finale dello yoga, ma è necessario andare oltre la mente, trascenden-done gli schemi ordinari, connettendosi con una fonte diversa di energia, di forza e di ispirazione che viene dal cuore.
È impossibile tradurre il linguaggio del cuore con la mente: le esperienze del cuore non si possono analizzare. Se si cerca di inter-pretare un sentimento con la mente, la “caduta” è inevitabile: in inglese “innamorarsi” si dice “to fall in love” che letteralmente significa “cadere in amore”, mentre ci si dovrebbe sentire “sollevati” in amore, si dovrebbero usare le energie del cuore per sentirsi elevati nell’amore. È come voler nuotare in terra e camminare nell’acqua: l’elemento terra e l’elemento acqua danno una risposta differente al corpo. In terra è necessario stare in piedi, verticali, in acqua bisogna essere orizzontali per nuotare. Allo stesso modo, se la mente è materia, il cuore è acqua. Nella mente camminiamo in piedi, nel cuore ci sdraiamo; se cerchiamo di capire il cuore con la mente, avremo solo problemi e conflitti. Compassione e amore non si possono tradurre con il linguaggio della mente. L’amore riempie il cuore ma nessuno lo può definire compiutamente. Come spiegare la compassione, un sentire così incontenibile? Le parole non possono esprimerlo. L’esperienza mentale e quella del cuore sono due esperienze completamente differenti.
Si può dire “ti amo” a qualcuno, ma non essere pienamente capaci di farlo perché paura, rabbia, egoismo, insicurezze prevalgono sulla libera espressione di questo sentimento. Anche se inizialmente siamo tentati di connetterci con questo sentimento, poi è la mente a interferire per impedirci di sperimentare pace, felicità e completezza. Dobbiamo differenziare e capire separatamente le espressioni della mente e quelle del cuore. Così come non è possibile nuotare in terra e camminare sull’acqua, non possiamo interpretare il cuore con la mente.
L’esperienza spirituale permette di connettersi direttamente con il cuore e di osservare, capire come la mente cerca di condizionarlo. Nella meditazione si disconnette il cuore dalla mente. Prendiamo ad esempio antar mouna, una pratica di pratyahara. Nel primo stadio si sviluppa la consapevolezza dei pensieri, del livello mentale dell’esperienza. Successivamente la tecnica continua isolando un pensiero e cercando di individuarne l’origine. A questo punto, quando il pensiero si esaurisce e facciamo esperienza dell’assenza di pensieri, molti si fermano soddisfatti. Tuttavia è un errore, perché è impossibile per la mente rimanere senza pensieri; la pratica non va interrotta, ma è necessario introdurre la fase di creazione dei pensieri. Affinché la dissipazione mentale non influenzi la consapevolezza, occorre trovare un equilibrio, tornando a connettersi con la mente ad un livello superiore. Ricapitolando: dapprima si osservano gli stimoli che disturbano la mente e se ne diviene consapevoli, quindi si ritirano i sensi e si fa un lavoro di pulizia. La purificazione in questo caso consiste nel riconnettersi successivamente con gli stessi pensieri ma in maniera più positiva, in modo creativo e costruttivo.
Si può fare lo stesso anche con le emozioni: si osservano quali so-no i problemi, si ritirano i sensi, si ripensa da una prospettiva interiorizzata all’emozione, che poi si ripresenterà purificata. In questo modo si può migliorare la qualità dei pensieri e delle emozioni. Non si tratta di separarsi o di respingere le esperienze della vita che ci arrivano tramite i pensieri e le emozioni, ma di capirle, attraverso una serie di riconnessioni successive che portano alla fine a una visione più ampia, a qualità migliori, purificate e più spontanee. Con lo stesso metodo di distacco e riconnessione possiamo cambiare la nostra relazione con gli eventi della vita. Le esperienze vanno vissute, osservate, per poi ritirarsi e ritornare a ripeterle ad un livello superiore. Prendiamo come esempio l’attività di Paramahansa Satyananda che, dopo la prima fase di insegnamento dello yoga, fece seguire un periodo di ritiro completo. Quando ritornò all’insegnamento dello yoga la sua visione era cambiata, era più ampia e completa.
L’unità dello yoga ha la capacità di favorire nell’individuo il pie-no sviluppo delle potenzialità. Lo yoga opera per lo sviluppo completo delle facoltà umane. Per esempio, nel corpo ci sono molti organi e ogni organo ha una funzione unica e differente, ma tutti lavorano per mantenere lo stato di equilibrio del corpo nel suo complesso. Gli occhi non sentono, le orecchie non mangiano, la bocca non vede: ogni organo ha una sua funzione specifica e se un solo organo non svolge il proprio dovere tutto il corpo ne risente e collassa. Ogni organo è importante e la salute dipende dalla cooperazione e dal funzionamento armonico di tutti gli organi. Vale la stessa cosa per la mente, la coscienza e il prana. Se uno di questi elementi è disturbato c’è una crisi generale. La mente deve essere in armonia, così come devono essere equilibrate le emozioni e le energie che regolano la nostra vita. Bisogna capire le relazioni tra mente, coscienza e prana: questo è l’inizio dello yoga. Prendiamo ad esempio il dolore: se avete male ad una gamba, chi sente il dolore? La gamba, la mente, lo spirito o l’energia? Il dolore è percepito ad ogni livello. Sono processi interconnessi: il nostro corpo è un campo unificato. Anche una semplice puntura di zanzara può turbare la mente. Allo stesso modo anche uno squilibrio in questo piccolo pianeta può turbare l’universo. Si tratta di equilibri, di campi unificati. Si può trattare dell’essere umano, di animali, di insetti, di piante, di pianeti. Tutto è Uno nell’esperienza cosmica. Bisogna avere un’ampia comprensione di questa unità. L’oceano può essere vasto, le montagne possono separare grandi distanze, ma noi siamo tutti Uno nella mente e nello spirito. La comprensione e l’esperienza di questa armonia sono l’inizio dello yoga.
Impariamo a essere connessi con questa unità per essere spontanei. Ma ricordiamoci che è un viaggio lungo, non di una vita soltanto. Le distrazioni abbondano e se anche ci focalizziamo, è difficile raggiungere quest’obiettivo in una vita soltanto. Qualcuno lo ha fatto, ma sono pochi, eppure lo sforzo vale la pena.

Satsang

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati “Bhakti Yoga Sagar”, vol.1, Rikhia, 27 Novembre 1994, Shivananda Math, Fort, Munger, Bihar, India.

Come possiamo sapere se Dio ci ama?

Ci saranno dei segni che indicheranno che Dio vi sta accettando. Questo, naturalmente, dipende dalle fondamenta che avete gettato. Io non so se Dio mi accetterà veramente. Tutti dicono di amarlo, ma come sappiamo se Dio accetta o no il nostro amore? Questa è la debolezza di qualsiasi amore. Non importa quanto intensamente un amante ami la sua amata, nel fondo della mente rimane sempre un dubbio: “Lei accetta realmente il mio amore? Mi ama?” Questa è una tragedia molto grande nella vita di un amante. C’è un bellissimo canto di Rabi Balen:

Così va il mondo,
Chiunque mi ama
Mi lega con un laccio di amore.
Ma il Tuo intenso amore è particolare,
I suoi modi sono nuovi.
Tu non mi leghi mai con i lacci dell’amore.
Tu mi tieni sempre libero.
Altri amanti non lasciano la mia compagnia
Per paura che io possa dimenticarli,
Ma Tu sei uno
Che non mostra il Suo volto,
E i giorni passano.
Il Tuo amore è unico,
Sia che Ti chiami in preghiera oppure no,
Sia che mi ricordi di Te oppure no,
Il Tuo amore aspetta sempre il mio amore.

A volte ho pensato che non ha importanza se Dio ti accetta e ti ama oppure no. Tu fai soltanto il tuo dovere. Poi, talvolta, penso che non sia così. Se qualcuno ottiene l’amore di Dio, ottiene ogni cosa. Qual è la forma dell’amore di Dio? La definizione di amore di Dio varia. Uno che non ha figli, riceve un figlio. Se ci sono problemi pri-ma di un matrimonio, si risolvono. Una malattia incurabile guarisce. La gente accetta questi casi come una grazia di Dio. Nella Srimad Bhagavata è stato detto:

Chi sperimenta la Tua grazia
Profondamente, ardentemente, ogni momento,
Che gode dei piaceri e delle pene
Destinategli dal karma
Con mente chiara,
E si arrende totalmente
Con il cuore pieno d’amore e
Il corpo colmo di piacere,
Acquisisce i requisiti necessari per la liberazione,
Proprio come un figlio diventa l’erede
Della proprietà di suo padre.

La forma della grazia varia da persona a persona, specialmente per le persone mondane che soffrono per le pene terrene. Esse non hanno la forza di volontà di sopportare questa sofferenza. Cosa accade se quell’uomo non ha un figlio? Per lui è un grave colpo. Vuole fortemente un figlio, perciò continua a rompersi la testa contro l’immagine di Dio. Queste cose non possono essere spiegate alle persone, perché esse fluttuano sulle ali di felicità e miseria. Ciascuno ha i propri desideri che per lui sono importantissimi. I vostri desideri per me non sono importanti, ma per voi sono importantissimi. Nella Srimad Bhagavata, il Signore Krishna dice alla sua regina, Rukmini:

Dopo aver ottenuto me, che sono la dimora
Della liberazione e di tutte le ricchezze,
O mia Cara, coloro che ancora desiderano la ricchezza
Sono sfortunati, in quanto
Il godimento degli oggetti dei sensi
È possibile anche all’inferno
O in forme che sono simili all’inferno.
Ancora essi devono cadere all’inferno,
Perché desiderano il godimento sensoriale.

Dio sa tutto questo. Per quale motivo non siamo capaci di attivare questa forza dentro di noi e andare oltre le sofferenze terrene? Dentro di noi mancano due qualità: fede e fiducia. Non tutti possono mantenere costantemente attive queste qualità, solo per breve tempo. Ricordate ciò che vi sto dicendo. La fede in Dio vi porterà fuori dalle situazioni di crisi alcune volte, ma non pensate che questo possa ac-cadere sempre.
Lo scopo principale della fede e della fiducia è sviluppare amore per Dio, bhakti, persino quando viviamo nel mondo esterno e transitorio. La questione non è avere fede e fiducia in Dio così da arrendervi a lui in modo che tutto vada bene. Non è questo lo scopo di fede e fiducia. Fede e fiducia sono necessarie per sviluppare l’esperienza di Dio, per avere il darshan e fondersi in lui. Questo dovrebbe essere lo scopo; se non oggi, domani, se non domani, nella prossima vita. Comunque questa non è la realtà; la realtà è differente. Ognuno ha la propria definizione. Nella Srimad Bhagavata si dice:

O Signore, fate che sia abbastanza fortunato
In questa vita o in un’altra,
Anche nel grembo di uccelli o bestie,
Da diventare uno dei Tuoi servi,
Ed essere al servizio dei Tuoi piedi,
Che sono teneri
Come le giovani foglie di un albero.

La gente soffre a causa dei propri desideri, e quando la sofferenza diviene insopportabile e non c’è altra strada, allora si rivolge a Dio. Sviluppate una fede intensa e la vostra crisi lentamente finirà. Ma quando siete nel mezzo della crisi, allora è il momento in cui dovreste trasformare la vostra intera vita, totalmente.

Rahim dice che l’amore simile al commercio
Del dare e del prendere non è encomiabile.
Nella vita, che vinciate o perdiate,
Non ci dovrebbe essere aspettativa.

Dovreste percorrere il sentiero di Dio. Non c’è fine per i desideri e non saranno mai appagati. Un desiderio conduce ad un altro, poi ad un altro ancora e così via. Sono come le onde dell’oceano che nasco-no incessantemente, susseguendosi una dopo l’altra. Quando si verifica una situazione in cui sperimentate l’aiuto di Dio, proprio allora dovreste trasformare la vostra vita e darle una direzione totalmente nuova. Nella Srimad Bhagavata è stato anche detto:

Una persona saggia, sia che non abbia desideri,
Sia che ne abbia, o sia desiderosa di liberazione,
Dovrebbe pregare Dio con estrema devozione.

E infine:

O viaggiatore della notte,
Non sentirti stanco.
Ora la mattina dell’arrivo
Non è molto lontana.

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, Edizioni Yoga Publica-tions Trust, Munger, Bihar, India.

I Capitolo: Samadhi Pada

Sutra 36: (V) O attraverso l’illuminazione interiore

Vishoka va jyotismati

Vishoka: senza dolore; va: o; jyotismati: luminoso, pieno di luce

Oppure (può controllare la mente) lo stato luminoso oltre il dolore.

La mente può essere resa stabile e controllata attraverso la manifestazione di una serena illuminazione interiore, concentrandosi su nada, oppure su bhrumadhya, il centro tra le sopracciglia. L’illuminazione interiore è molto serena, calma, quieta e pacifica; non è brusca e se ne può fare esperienza durante la meditazione profonda. Può esservi anche un’altra forma in cui a volte accade che nel sonno si verifichi un’esplosione improvvisa di luce molto disturbante, ma in questo contesto Patanjali si riferisce alla luce interiore che è calma. Si può controllare la mente facendo esperienza di questa luce serena. Ci sono molti metodi per percepire questa luce fra cui la concentrazione al centro fra le sopracciglia oppure su nada (il suono).

Sutra 37: (VI) O attraverso il distacco dalla materia

Vitaragavisayam va chittam

Vitaraga: persona senza passioni che ha superato raga; visayam: oggetto; va: o, anche; chittam: mente

Oppure la mente può anche essere posta sotto controllo prendendo come oggetto di meditazione persone che si sono liberate dalle pas-sioni.
Vitaraga è una persona che ha rinunciato a raga, cioè alle passioni umane. Concentrando la mente su persone di questo tipo si può ren-derla stabile e controllata. Per questo nelle antiche tradizioni meditative si consigliava di usare i simboli dell’ishta devata e del Guru, che rappresentano l’idea di un potere che trascende le passioni umane o di qualcuno che ha raggiunto questo stato in virtù del sadhana. Le passioni e le emozioni sono forme pure e grossolane di energia incontrollata, che possono alterare il normale stato di percezione in senso negativo o positivo. È provato che, trasformando questa energia grossolana, è possibile raccogliere le energie dissipate della mente, focalizzarle su di un oggetto e rendere la psiche potente come il raggio di un laser.

Il Corpo Femminile

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Nawa Yogini Tantra”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Il termine “femmina” è un’etichetta biologica che si applica ai membri di tutte le specie che generano figli. Tuttavia, nell’uso comune, assume connotazioni più ampie ed è associato a caratteristiche che vanno al di là di quelle puramente biologiche. Oggigiorno nascere femmina implica non solo che la bambina è fisicamente idonea alla maternità, ma anche che dovrà per forza dimostrare certi caratteristici tratti psicologici.
In realtà questi tratti e comportamenti sono diversi da cultura a cultura e da epoca ad epoca all’interno delle varie culture. È ovvio, dunque, che non si tratta solo di un risultato biologico, ma anche di un processo sociale. L’idea espressa quando usiamo il termine “femmina” non implica solo il corpo femminile, ma anche i tratti psicologici della persona adulta in senso più completo.
All’interno delle diverse immagini e concezioni culturali della donna, c’è un profilo che sembra omogeneo e permanente; per trac-ciare questo profilo dobbiamo, prima, esaminare cosa significa essere femmina in senso strettamente biologico.

La chiave

La chiave del differente sviluppo di maschi e femmine può essere trovata studiando l’unità vivente più semplice, ossia la cellula. In ogni cellula ci sono minuscole strutture filiformi chiamate cromosomi. I cromosomi trasportano i geni che codificano l’informazione che determina se un organismo umano sarà maschio o femmina. In ogni normale cellula umana ci sono ventidue paia di cromosomi che determinano i caratteri non sessuali, chiamati tutti cromosomi X. Ce n’è un altro paio che determina il sesso e le caratteristiche corrispondenti, raggiungendo così un numero totale di ventitré paia.
Ogni cellula del corpo umano ha, in totale, ventitré paia di cromosomi, tranne l’ovulo nella donna e gli spermatozoi nell’uomo, ognuno dei quali sono necessari per creare una cellula completa. La cellula generata al momento del concepimento è l’unità di base da cui derivano tutte le cellule del corpo del futuro essere umano.
Ogni ovulo trasporta metà dei cromosomi per il nuovo organismo, e la metà femminile del paio che determina il sesso è chiamata cromosoma X. Gli spermatozoi trasportano l’altro cromosoma, che può essere sia del tipo chiamato X sia del tipo chiamato Y. Il sesso del bambino è determinato dallo spermatozoo: se trasporta un cromosoma X, l’unione con l’ovulo darà una coppia di cromosomi XX e in questo caso il nuovo essere umano avrà un corpo femminile, se invece trasporta un cromosoma Y, la coppia sarà XY e il nuovo organismo sarà un maschio.
In questo modo, possiamo costatare che dei quarantasei cromoso-mi del corpo umano, quarantacinque sono comuni a entrambi i sessi e solo uno è diverso. Le differenze che derivano da questo fatto, hanno portato molti popoli a esagerare la diversità tra i sessi, illuden-dosi che la differenza sia totale e dimenticando che i sessi hanno moltissimo in comune.

Femmine e maschi

A parte gli organi riproduttivi, il corpo maschile e quello femminile contengono gli stessi sistemi di organi con differenze minime e tra-scurabili. Tra queste, la più rilevante è una minore capacità polmonare nelle femmine. Il sistema circolatorio è lo stesso in en-trambi i casi, anche se quello femminile sembra più forte in quanto è meno soggetto ad attacchi cardiaci e a disturbi connessi. Femmine e maschi hanno un identico sistema nervoso, anche se si dice che i ma-schi hanno un cervello più grande. In realtà, considerato in proporzione al peso totale del corpo, si è scoperto che il cervello femminile è di dimensioni maggiori.
Le femmine hanno ossa più leggere e delicate dei maschi. Tuttavia lo scheletro è così simile che gli scienziati non riescono a identificare con assoluta sicurezza se sia maschile o femminile. In genere le femmine hanno le spalle più strette e inclinate dei maschi. La maggior parte degli uomini ha i fianchi più stretti delle anche, la maggior parte delle donne ha i fianchi leggermente più larghi o della stessa larghezza del torace e delle spalle. In proporzione all’altezza totale, usualmente le gambe delle donne sono più corte di quelle degli uomini. In questo caso, però, si sovrappongono fattori che possono derivare dalla dieta e dall’esercizio fisico nell’infanzia.
In genere le femmine hanno muscoli meno sviluppati di quelli dei maschi, in particolare nella regione del torace. Il tessuto muscolare femminile contiene una maggiore quantità di grasso e raramente svi-luppa le dimensioni e la durezza dei muscoli del corpo maschile. Tuttavia è possibile nello sviluppo femminile eguagliare la muscolatura maschile, purché venga fatto costantemente lo stesso lavoro.
Si pensa, quasi dappertutto, che i maschi siano più forti e che le femmine siano il “sesso debole”. Questo viene ripetuto a dispetto del fatto evidente che, tra gli esseri umani, le femmine sono costituzionalmente più forti dei maschi. Le femmine vivono più a lungo e, in ogni gruppo d’età, la mortalità tra i maschi è più alta che tra le fem-mine. Le donne soffrono di ulcere e attacchi cardiaci in numero minore; attualmente si pensa che la predisposizione a problemi cardiaci negli uomini sia forse correlata alla produzione di alcuni ormoni da parte dei testicoli. Le statistiche dimostrano anche che le donne sembrano essere capaci di sopportare fatiche e sforzi maggiori, e che non sono così delicate fisicamente come gli uomini. È stato detto che “gli uomini sono quelli forti, ma le donne sono quelle resistenti”.

Il sistema ormonale

Il sistema endocrino si trova, parallelamente al sistema nervoso, co-me un altro “sistema di messaggi” che coordina le varie funzioni in-terne. Consiste di varie sostanze chimiche, chiamate ormoni, secrete direttamente nella circolazione sanguigna da speciali ghiandole endocrine e trasportate in tutte le parti del corpo. Gli ormoni hanno un’enorme influenza sulla crescita del corpo, sulla sua dimensione e forma e regolano il temperamento della donna, le facoltà mentali, le attitudini, l’energia e la personalità.
Le ghiandole endocrine sono la pituitaria, la pineale, la tiroide, le paratiroidi, il pancreas, il timo, le surrenali e le gonadi. Quasi tutte si trovano a coppie, cosicché se una è danneggiata o compromessa, l’altra può continuare a venire incontro alle necessità del corpo. L’azione di ogni ghiandola è strettamente connessa a tutte le altre, e l’interazione tra i vari ormoni è un aspetto molto importante di questo sistema. Ogni disturbo, anche in una sola ghiandola, può avere considerevoli ripercussioni su tutto il corpo della donna e sulle sue emozioni.

La pituitaria è una piccola ghiandola a forma ovoidale situata alla base del cervello nella sella turcica. È la ghiandola dominante che controlla tutte le altre attraverso diversi ormoni specializzati, tra cui quelli che governano il ciclo riproduttivo femminile. Regola anche l’equilibrio di acqua e sale nel corpo, quindi è la ghiandola da cui dipende la periodica ritenzione idrica che molte donne accusano durante il ciclo mestruale. È molto sensibile allo stress sia del sistema nervoso sia del sistema ormonale. I disturbi della pituitaria possono essere avvertiti in molte parti del corpo, specialmente nella donna in relazione al ciclo mestruale.

La pineale è responsabile per un tranquillo passaggio tra i vari stati di coscienza – dalla veglia al sonno, dal sonno al sogno – e dell’attività psichica. Questa ghiandola gioca un ruolo nella maturità fisica di ragazze e ragazzi ed è connessa alla stabilità emozionale negli adulti. La carenza di serotonina, uno degli ormoni secreti dalla pineale, è un fattore scatenante della depressione endogena, un problema che molte donne si trovano ad affrontare.

La tiroide ha la funzione principale di regolare il metabolismo e la forma della crescita corporea e di governare la composizione del sangue. Tiene il passo con il nostro orologio interno, attivando o inibendo diversi organi e sistemi. Ha forma di farfalla ed è situata nella parte frontale del collo e ai lati della trachea. L’iperattività della tiroide causa, nella donna, la perdita di peso, nervosismo, ir-ritabilità. L’ipoattività della tiroide può far aumentare di peso, causare stati letargici e pessimismo. Anche altri cicli all’interno del corpo sono colpiti in modo dannoso.

Le paratiroidi sono quattro ghiandole molto piccole, due su ogni la-to, addossate alla superficie posteriore della tiroide, implicate nella regolazione della crescita ossea e nella distribuzione di calcio e fosforo.

Il timo è situato al centro del torace ed è particolarmente importante per i bambini, intervenendo nella regolazione del modello di crescita. Anche se ha un minor rilievo negli adulti, ora si sa che gioca un ruolo importante nelle reazioni immunitarie alle allergie e alle infezioni. Disturbi al timo danno una bassa resistenza e uno scarso vigore emotivo.

Le surrenali sono attaccate alla sommità di ogni rene. La parte centrale (midollo) produce adrenalina e noradrenalina che influenzano la pressione sanguigna, la respirazione, il consumo di ossigeno e numerosi altri aspetti del riflesso di “attacco o fuga”. In eccesso, questi ormoni possono causare ipertensione e problemi circolatori, disturbi digestivi e stati costanti di timore e ansia. La corteccia surrenale produce steroidi che agiscono su fegato, reni, organi riproduttivi, pressione sanguigna, digestione delle proteine e messa in circolo di grassi e zuccheri. Una produzione anomala di cortisone causa disturbi a tutti questi sistemi.

Il pancreas contiene le isole di Langerhans che producono i succhi digestivi e l’insulina che regola gli zuccheri nel sangue.
Un’interruzione della produzione di insulina causa il diabete con tutte le sue complicazioni.

Le gonadi sono le ghiandole del sistema riproduttivo – testicoli e prostata nei maschi, ovaie nelle femmine – e producono gli ormoni necessari alla differenziazione e maturità sessuale.
Nelle donne le ovaie producono estrogeni e progesterone che regolano il ciclo mestruale. Squilibri di questi ormoni conducono a tutta una serie di disturbi del sistema riproduttivo, sensibilità emotiva, ansia e depressione. Nella donna la produzione di questi ormoni è regolata, per retroazione, da diverse altre ghiandole, soprattutto la pituitaria, ed è notevolmente soggetta ad ogni tipo di stress.

l Saluto al Sole: Generatore Pranico

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Surya Namaskara”, Edizioni Satyananda Ashram Italia.

Generatore pranico

Surya namaskara è una tecnica di vitalizzazione solare, una serie di esercizi che ci carica come una batteria, permettendoci di vivere più pienamente e gioiosamente, con dinamismo e capacità nell’azione. Sembra che la pratica sia stata concepita avendo due principali obiettivi: primo, quello di mantenere una buona salute fisica come parte di un sistema illuminato di vita; secondo, di preparare alle tecniche di kundalini yoga e al risveglio spirituale.
I benefici ottenuti attraverso la pratica regolare di surya nama-skara sorpassano di gran lunga gli ordinari esercizi fisici e nello stesso tempo facilitano nello sport ed in altre forme di ricreazione fisica. Questo grazie all’effetto diretto sulle energie solari del corpo, centralizzate in manipura chakra, che fluiscono lungo pingala nadi. Allo stesso tempo, quando le asana vengono eseguite insieme al pranayama o integrate con un sadhana yogico, portano ad un sistema equilibrato di energie sia a livello fisico sia a livello mentale. Per comprendere pienamente questo, dovremmo avere una conoscenza basilare della struttura psichica delle nadi che fanno funzionare il corpo fisico.

L’aspetto duale della vita

Viviamo in un mondo di dualità: giorno/notte, luce/buio, bene/male, introversione/estroversione, conoscenza/azione e così via. Abitiamo in un mondo di polarità che nello yoga è stato simbolicamente rappresentato come ida e pingala, e in altre filosofie, come per esempio nel taoismo, come yin e yang. Questi simboli possono essere usati per comprendere il nostro universo a tutti i livelli.
Secondo gli “Yoga Shastra” è la struttura energetica soggiacente che dà vita al corpo. Le scritture citano 72.000 nadi o flussi di energia in tutto il corpo umano. Questi flussi hanno vari livelli interpenetranti ed interdipendenti, proprio come il suono ha gli armonici ed i subarmonici. Questi possono essere fisici (nervoso, circolatorio, linfatico, ecc.), pranici (correnti di energia più sottile in relazione con il corpo fisico come nel metabolismo), mentali (corrente del pensiero) o psichici (sogni o visioni). Pingala nadi conduce prana shakti (energia vitale) e ida nadi conduce manas shakti (energia mentale). La tabella seguente indica le caratteristiche di questi flussi di energia:

Ida                                                                                           Pingala

Il respiro fluisce attraverso la narice sinistra                      Il respiro fluisce attraverso la narice destra
Introversione                                                                          Estroversione
Consapevolezza                                                                    Energia ed azione
Mente                                                                                      Prana
Negativo                                                                                  Positivo
Freddo                                                                                     Caldo
Femmina                                                                                  Maschio
Inattiva                                                                                      Attiva
Luna                                                                                          Sole
Soggettività                                                                              Oggettività
Intuizione                                                                                   Analisi logica
Lato sinistro del corpo                                                           Lato destro del corpo
Lato destro del cervello                                                         Lato sinistro del cervello

Il numero di possibili attributi per ida e pingala è infinito, poiché troviamo queste proprietà duali in tutta la natura. Sia il macrocosmo sia il microcosmo, cioè il corpo dell’uomo, sono basati su queste due polarità; per esempio: arterie/vene, nervi simpatici/parasimpatici, sodio/potassio nella conduzione degli impulsi nervosi e così via.

Risveglio della forza spirituale

Quando gli aspetti duali di ida e pingala si uniscono, entra in funzione una terza forza. Questa forza è il flusso dell’energia spirituale lungo sushumna nadi. Il suo risveglio può avvenire solo quando ida e pingala sono perfettamente equilibrate fra di loro. Nell’uomo il risveglio di sushumna corrisponde al risveglio dell’energia nel midollo spinale. L’energia liberata trasporta la consapevolezza dell’individuo alla dimensione trascendentale e spirituale oltre il tempo e lo spazio. Prima che questo risveglio possa avvenire, però, la mente ed il corpo devono essere adeguatamente preparati per un lungo periodo di tempo e le energie devono fluire in modo sufficiente ed equilibrato. Surya namaskara costituisce una parte basilare per la liberazione dell’energia pranica e per l’equilibrio di pingala nadi. Un corpo sano ed una vita attiva sono le basi per lo sviluppo spirituale. Troppe filosofie del passato hanno trascurato questo punto che è il più importante e basilare. Finché le componenti fisiche non sono equilibrate ed integrate nella struttura umana complessiva, il risveglio della luce interiore non può avvenire. L’evoluzione, specialmente a livello spirituale, richiede equilibrio, altrimenti l’oscurità continua a prevalere.

Effetti fisiopranici

Per capire come surya namaskara lavora sul corpo pranico e sulle nadi, dobbiamo avere un’esperienza pratica ed una chiara comprensione di come ogni asana lavora singolarmente, poi possiamo capire la pratica nel suo insieme. Dobbiamo anche ricordare che non ci si occupa solo di asana, ma anche di pranayama, consapevolezza dei chakra e mantra, che ne amplificano notevolmente gli effetti.

1) Pranamasana (posizione di preghiera) induce uno stato di intro-versione, rilassamento e calma, attiva anahata chakra.

2) Hasta uttanasana (posizione con le braccia sollevate) allunga il corpo verso l’alto e indietro. I muscoli del dorso e del collo sono rilassati mentre la parte frontale del torace e l’addome sono in estensione. Questo, combinato con una profonda inspirazione, dà un massaggio gentile agli organi addominali, migliorando la digestione. La spinta in alto porta ad una trazione della colonna vertebrale, aiutando a mantenere la salute dei dischi spugnosi tra le vertebre e a tonificare i nervi spinali. Le braccia sono rilassate e verso l’alto, attenuando le spalle curve; questa posizione aiuta anche a rimuovere il peso in eccesso per il suo effetto su vishuddhi chakra e la tiroide, accelerando il metabolismo. Il prana viene portato alle parti superiori del corpo, spinto dall’inspirazione.
3) Padahastasana (posizione con le mani vicino ai piedi) combina gli effetti di una posizione capovolta con quelli di una di flessione avanti. Massaggia gli organi addominali, specialmente il fegato, i reni, la cistifellea, il pancreas, le ghiandole surrenali, l’utero e le ovaie; tutto l’addome viene tonificato, eliminando molti disturbi, come la costipazione; aumenta la forza della digestione e vengono eliminati disordini femminili come il prolasso dell’utero ed eventuali irregolarità mestruali; viene stimolato il flusso sanguigno verso i nervi spinali che vengono estesi e tonificati; vengono allungati anche i tendini delle cosce ed i muscoli dei polpacci alleviando le vene varicose e favorendo il ritorno venoso al cuore. La posizione capovolta del tronco aumenta il flusso di sangue al cervello. La combinazione di un’inversione e di un piegamento in avanti è un mezzo molto potente per tonificare tutto il corpo poiché viene esercitata una pressione sulle principali ghiandole endocrine: genitali, surrenali, timo, tiroide e paratiroidi, pineale e pituitaria. L’enfasi maggiore è data all’allungamento pelvico e a swadhisthana chakra. Il prana che viene canalizzato e si muove verso la parte bassa del corpo attraverso l’espirazione si chiama apana.

4) Ashwa sanchalanasana (posizione equestre) porta ad un’estensione indietro della colonna vertebrale in modo da rilassare i muscoli del dorso. Di conseguenza viene estesa anche l’area addominale. L’estensione maggiore si ha comunque nella regione pelvica. Quando una gamba si trova davanti e l’altra è allungata quanto più possibile indietro, l’area pelvica è spinta verso il basso e in avanti. La concentrazione viene diretta al centro tra le sopracciglia, agya chakra, che è direttamente collegato con muladhara. Le energie liberate nell’area pelvica aiutano a stimolare agya. Con l’inspirazione il prana sale attraverso una nadi che si può percepire lungo la parte frontale della coscia e che scorre verso l’alto lungo la superficie anteriore del corpo fino alla regione di agya chakra. Mentre eseguite quest’asana, se i seni frontali sono bloccati, sentirete un immediato senso di sollievo.

5) Parvatasana (posizione della montagna), chiamata anche sumeru asana (posizione della sommità), fisicamente rinforza tutti i muscoli ed i nervi nelle braccia, nelle gambe allunga i muscoli dei polpacci ed i tendini di Achille e rende il dorso dritto e teso. Questa è un’asana che attenua le vene varicose oltre a tonificare i nervi spinali. Stimola vishuddhi chakra poiché il mento è portato sullo sterno comprimendo la tiroide. Il prana si muove verso il basso con l’espirazione.

6) Ashtanga namaskara (saluto con gli otto punti) sviluppa il tora-ce e rinforza le braccia, le spalle e le gambe; rilassa i muscoli del dorso, accentua le curve fisiologiche della colonna vertebrale e stimola un maggiore flusso di sangue verso quest’area, aiutando così a rinvigorire i nervi. In questa posizione si stimola manipura chakra, da cui si può sentire una maggiore liberazione di energia. Poiché l’asana è eseguita in apnea vuota, bahir kunbhaka, il prana si muove giù verso manipura, favorendo l’incontro tra prana e apana.

7) Bhujangasana (posizione del cobra) porta una dinamica com-pressione entro il torace e l’addome, eliminando molti disturbi come l’asma, la costipazione, l’indigestione, problemi di reni, fegato e così via. È una delle migliori asana per liberare la ten-sione dai muscoli del dorso e dai nervi spinali poiché, mentre si assume la posizione, le singole vertebre sono mobilizzate in successione. Questa posizione estende la superficie anteriore della colonna vertebrale, esercitando una sottile trazione nella parte inferiore in corrispondenza di swadhisthana chakra. Attra-verso l’inspirazione il prana tende a muoversi verso l’alto, tuttavia portiamo la consapevolezza nell’area di swadhisthana nel tentativo di stimolare il prana dalla fonte del suo movimento verso l’alto. Il prana tenderebbe comunque a muoversi spontaneamente verso l’alto poiché è stato trattenuto in basso durante le due precedenti asana.

L’effetto combinato

Il corpo fisico è composto da materia ed energia. I movimenti fisici in avanti e indietro sono sufficienti per intensificare il nostro metabolismo e per liberare energia. Quando questi vengono combinati con la stimolazione dei chakra, tali effetti sono ancora più intensificati.
Il midollo spinale collega il cervello con il corpo ed è il conduttore di tutte le energie. In esso si trovano le nadi ida e pingala, perciò la sua salute è di grande importanza. Surya namaskara, essendo un esercizio attivo e dinamico, esercita la sua maggiore influenza su pingala nadi, specialmente quando viene praticato rapidamente. Però, quando viene praticato lentamente con la consapevolezza completa dei chakra e dei mantra, stimola sia ida sia pingala in modo quasi uguale; ciò dipende dalla capacità del praticante.
Quando pratichiamo surya namaskara lentamente, vi è meno enfasi su pingala nadi e viene dato più spazio allo sviluppo mentale. La pratica si trasforma da una serie di asana ad una serie di mudra, portando ad uno sviluppo più equilibrato. Per questo motivo consigliamo una pratica sia veloce sia lenta, poiché molti di noi hanno bisogno di una extra stimolazione e affinamento di pingala a causa della natura della vita quotidiana. Prima di penetrare nella psiche umana con i mudra o con la meditazione, dobbiamo rendere il nostro corpo sano e forte. I canali per l’eliminazione delle impurità devono essere liberi. Fondamentalmente avremmo tutti bisogno di un po’ di esercizio fisico.
I canali pranici del corpo vengono purificati attraverso l’intensificazione ed il controllo dei movimenti del prana nel corpo. I blocchi energetici vengono eliminati poiché ogni asana aiuta ed ac-centua il flusso naturale del prana verso l’alto e verso il basso. Quando questa serie è completata, questi flussi si muovono con maggiore facilità, migliorando le funzioni fisiologiche. Questo è un modo costruttivo per canalizzare le energie invece di dissiparle. La canalizzazione costruttiva, o meglio la ricanalizzazione dovuta all’effetto dello sblocco, è intensificata dalla stimolazione di manipura chakra. Anche se non ci concentriamo consciamente su manipura per più di due volte in un ciclo, ciò ha un profondo effetto sulla pratica e nello stesso tempo immette forza al flusso di energia in pingala nadi. Manipura chakra è situato all’altezza dell’ombelico, più o meno il centro di gravità del corpo. Manipura significa “città ingioiellata” ed è collegato con il plesso solare, un gruppo di nervi che s’irradia da un plesso centrale, come i raggi del sole. Il plesso solare è governato dal sistema nervoso simpatico, pingala nadi, ed è responsabile della digestione e dell’assimilazione del nutrimento. A livello macrocosmico, il sole è anche responsabile della crescita delle piante e della produzione di cibo. Esso è, quindi, molto importante per ciò che riguarda la nostra salute fisica. Surya nama-skara flette ed estende il corpo, allungando e comprimendo il centro di gravità, dandogli il massimo della stimolazione. Quando manipura chakra funziona ad un livello ottimale, oltre ad essere utile per la digestione, tutto il corpo viene caricato di vitalità. Una volta che abbiamo fatto l’allenamento preliminare con surya namaskara e abbiamo familiarizzato con la pratica, dobbiamo procedere con un approccio graduale e sistematico. Prima mobilizziamo lentamente la struttura fisica, muscoli e tendini, e stimoliamo gli organi interni. Una volta che siamo consapevoli dei nostri limiti fisici ed iniziamo a superarli, possiamo procedere con la consapevolezza pranica, lavorando sui vari blocchi ed ostacoli a questo livello. Infine impariamo a controllare il nostro prana, a manipolarlo e a regolarlo come desideriamo. Quindi siamo pronti per lo stadio successivo che è l’espansione del prana a livello psichico e mentale.

La Meditazione

Tratto da: Paramahansa Satyananda, “Meditations from the Tantras”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Meditazione e salute

La meditazione implica una forma di rilassamento, sia fisico sia mentale, ad un livello che alcune persone sperimentano anche nel sonno. Per questa ragione la meditazione dona una salute eccellente e può alleviare e curare molti tipi di malattie.
Prima di continuare è bene sottolineare l’assenza di dualità che esiste tra il corpo e la mente. Per troppo tempo si è ritenuto che un disturbo fisico fosse indipendente da ogni atteggiamento mentale e che un disturbo mentale non avesse niente a che fare con il corpo fisico.
Solo in tempi relativamente recenti si è compresa l’intima relazione tra la sfera fisica e quella mentale. Esse sono in realtà una sola. Per esempio, il rilassamento fisico favorirà sicuramente quello mentale e viceversa, il rilassamento mentale favorirà quello fisico. Di questo dovreste già aver avuto esperienza. Così quando si parla di una qualsiasi malattia, si deve considerare il coinvolgimento sia del corpo sia della mente.
La meditazione agisce come un trattamento olistico per una malattia. È un metodo a più vasta azione rispetto ai farmaci che tendono a curare la malattia di un organo ma che non tengono conto di eventuali ripercussioni negative impreviste su altre parti del corpo. Nella meditazione il trattamento è nelle mani del paziente che sarà in grado di avere più potere sulla sua salute per eliminare il suo disturbo. Il trattamento coinvolgerà l’intero complesso mente-corpo. Attraverso la meditazione la mente può essere allenata a curare i disturbi, ma prima si deve sapere come meditare e come esercitare un più elevato controllo sopra il sistema mente-corpo. Quando si diventa consapevoli dei processi interni della mente e del corpo, si possono dirigere le energie dove è più necessario. Le persone sapranno come dirigere la loro energia interna verso l’organo malato.

Gli effetti fisiologici della meditazione

La meditazione è un modo efficace per controllare processi fisiologici e anche reazioni fisiologiche dovute a eventi psicologici. Uno dei più profondi cambiamenti che hanno luogo nel corpo durante la meditazione è il rallentamento del metabolismo poiché vi è una netta riduzione del consumo di ossigeno e dell’eliminazione di anidride carbonica. Attraverso alcuni esperimenti si è potuto constatare una riduzione del 20% di consumo di ossigeno, e questo grazie al rallentamento del respiro. La riduzione dell’attività metabolica è dovuta al controllo sul sistema nervoso involontario che si sviluppa durante la meditazione.
La meditazione ha una notevole influenza sulla pressione sangui-gna che scende al di sotto della norma durante e dopo la pratica. È quindi particolarmente raccomandata a coloro che soffrono di elevata pressione arteriosa; anche la frequenza cardiaca rallenta fino ad alcuni battiti al minuto. Un’altra interessante scoperta relativa alla circolazione è che il flusso sanguigno aumenta durante la meditazione. Per spiegare questo evento dobbiamo di nuovo considerare il sistema nervoso autonomo ed in particolare il sistema simpatico. Una delle funzioni di questo sistema è di restringere i vasi sanguigni influenzando così il flusso sanguigno. Maggiore è il restringimento, minore è la circolazione del sangue.
Durante la meditazione l’attività del sistema simpatico si riduce; di conseguenza la contrazione dei vasi sanguigni diminuisce automaticamente, permettendo così un maggior flusso di sangue.
Questo maggiore flusso sanguigno porta grandi benefici a chi me-dita. Consideriamo, per esempio, la produzione dell’acido lattico, una sostanza prodotta principalmente nei muscoli in assenza di ossi-geno libero, presente in concentrazione elevata soprattutto quando i muscoli svolgono un intenso lavoro. Possiamo chiamarlo debito di energia in quanto i muscoli spendono più energia di quanto il flusso di ossigeno che li alimenta possa loro permettere.
L’acido lattico viene prodotto proprio da una richiesta maggiore di energia mentre durante i periodi di riposo si scompone in altre sostanze, in quanto nei muscoli è presente una sufficiente quantità di ossigeno. Durante la meditazione abbiamo un aumento del flusso sanguigno che assicura una maggiore quantità di ossigeno nei muscoli in modo che l’acido lattico viene rimosso più velocemente ed efficacemente; una diminuzione del consumo di ossigeno aumentando la quantità di ossigeno disponibile per eliminare l’acido lattico dai muscoli; una riduzione dell’assorbimento di ossigeno nelle cellule durante l’attività metabolica; l’inibizione del sistema nervoso simpatico che riduce automaticamente la stimolazione per la produzione dell’acido lattico.
Questo è di rilevante importanza poiché i test medici mostrano che coloro che soffrono di ansia, nevrosi o tensione hanno un livello di acido lattico superiore rispetto a quando sono calmi e tranquilli. In alcuni esperimenti scientifici si è notato che quando l’acido lattico viene iniettato nel corpo, vi è un improvviso e marcato aumento di ansia. Inoltre le persone che soffrono di elevata pressione sanguigna hanno una maggiore quantità di acido lattico rispetto alle persone con la pressione normale e a quelle che meditano regolarmente.
La meditazione è un ottimo metodo per ridurre il livello di acido lattico e di conseguenza la pressione arteriosa e tutti i sintomi relativi all’ansia. Ricordate inoltre che l’ansia è la causa di molti dei cosiddetti malesseri fisici e di innumerevoli malattie mentali.
La meditazione è il metodo per trattare queste malattie eliminando le cause alla radice. Questo è di gran lunga preferibile alle attuali cure adottate su vasta scala che mirano al sintomo più che alla causa.
Quale rapporto esiste fra questi cambiamenti fisiologici e quelli che avvengono nelle altre forme di rilassamento come il sonno e l’ipnosi? In realtà vi è poca o nessuna corrispondenza. Normalmente nel sonno i cambiamenti fisiologici avvengono solo dopo alcune ore e nell’ipnosi vi è un irrilevante cambiamento nell’attività metabolica. Nella meditazione il rapporto tra ossigeno e ossido di carbonio nel sangue (non la quantità) rimane pressoché invariato. Durante il sonno vi è un evidente aumento di ossido di carbonio nel sangue.

Il meccanismo di difesa del corpo di attacco o fuga

Il meccanismo di difesa di attacco o fuga del corpo è costituito dal sistema nervoso simpatico e dalle ghiandole surrenali. Questi due sistemi sono complementari. Durante i momenti di stress, di pericolo o di paura, le ghiandole surrenali secernono un ormone chiamato adrenalina che prepara il corpo alla lotta o alla fuga. Questo ormone rende il corpo più efficiente, aumenta il ritmo cardiaco e quello respiratorio, migliora la vista, l’udito, ecc. e inibisce le funzioni digestive in modo che tutta l’energia disponibile possa essere utilizzata per affrontare l’imminente situazione di pericolo. Questo sistema è in relazione a pericoli di breve durata. Quando ciò che ci minaccia ha un’intensità più lunga nel tempo, interviene il sistema nervoso simpatico mantenendo il corpo ai più alti livelli di tensione. Successivamente, quando la minaccia scompare, le funzioni del corpo ritornano al loro normale livello di attività.
Tuttavia, lo stile di vita moderno, stressante e competitivo, è tale che molte persone mantengono quasi continuamente un elevato stato di tensione, pronte alla lotta o alla fuga; per esempio si possono generare stati di tensione che nascono dalla paura del capoufficio, di perdere il rispetto degli amici e dei vicini, di non avere denaro a sufficienza per affrontare tutte le spese, ecc. In queste condizioni l’individuo è sempre teso, soggetto a variazioni di umore, in continuo stato d’insoddisfazione e di generale infelicità; così anche il corpo perde la sua capacità di resistere alla malattia.
Molte persone pensano o affermano di essere rilassate per la maggior parte del tempo. Per qualcuno può anche essere vero, ma è dimostrato che molti vivono quasi sempre in uno stato di tensione inconsapevole; di fronte a varie situazioni, comprese quelle più irrilevanti, reagiscono tendendo i muscoli, sbattendo le palpebre, mangiandosi le unghie, ecc. Queste azioni sono così abituali che non sono più consapevoli di fare queste attività compensatorie.
Queste reazioni abituali sono i precursori delle malattie psicosomatiche. Quando una persona manifesta queste tensioni, che lo sappia o no, si sta preparando per la reazione di attacco o fuga, per la quale il sistema nervoso simpatico e le ghiandole surrenali sono preposti. Queste azioni sono apparentemente innocue e insignificanti, ma indicano un cambiamento interno nel corpo della frequenza cardiaca, della pressione, ecc.
Questi stimoli prolungati dovuti all’attività del sistema simpatico e all’adrenalina, possono condurre alle cosiddette “malattie dell’uomo civilizzato”: elevata pressione arteriosa, diabete, trombosi coronarica, ulcera peptica e duodenale, unite ad un gran numero di malattie mentali, malattie della pelle, spasmi muscolari, mal di schiena e ad altre numerose indisposizioni.
L’unico metodo sicuro per combattere, prevenire e curare queste indisposizioni consiste nel rilassare completamente tutto il corpo e la mente ogni giorno. Dormire certamente è il modo usuale, ma molte persone sono così in tensione che non riescono a rilassarsi neanche durante il sonno poiché cercano di risolvere i loro problemi quotidiani anche quando dormono. Il sonno è generalmente insufficiente per rilassare, equilibrare e sradicare i dannosi effetti di un’eccessiva attività del sistema simpatico e dell’adrenalina. È solo durante un profondo rilassamento che vi è un recupero di energie nel corpo riportando tutte le sue funzioni a livelli normali di attività. La meditazione è il mezzo per raggiungere questa condizione, e può essere considerata la controparte dell’attività del sistema nervoso simpatico e delle ghiandole surrenali. È la panacea della vita moderna, il mezzo sicuro per ottenere una condizione di buona sa-lute del complesso corpo-mente.
Non dobbiamo solo imparare a rilassarci, ma dobbiamo anche cambiare la nostra risposta verso l’ambiente esterno. La felicità di ogni persona dipende dall’armonizzazione e dall’integrazione con l’ambiente esterno, non dalla perpetua paura di esso. Il sistema men-te-corpo va riprogrammato in modo che l’adrenalina non schizzi nel sangue in ogni situazione. Dobbiamo riprogrammare corpo e mente in modo che la reazione a ciò che ci accade sia diversa, cosicché l’individuo possa rilassarsi, essere felice e cominciare ad innalzare il livello di consapevolezza.
Per apprezzare l’importanza del cambiamento di attitudine mentale, riportiamo una breve spiegazione dei meccanismi del cervello per quanto riguarda ciò che ci porta alla tensione o al rilassamento.
Una parte importante del cervello è il sistema limbico. Questo si-stema, situato sopra il midollo allungato, ha la funzione di confron-tare le informazioni provenienti dai nostri organi sensoriali con quelle già registrate nel cervello a seguito di precedenti esperienze nella vita.
In altre parole, il sistema limbico confronta i dati immagazzinati nel cervello (la nostra memoria) con le informazioni sensoriali che lo raggiungono e le analizza attraverso le esperienze precedenti. Il sistema limbico rafforza, inoltre, le risposte emozionali nei confronti dei dati ricevuti che non si armonizzano con i nostri precedenti condizionamenti o ricordi. Quindi se ci accade qualcosa di inaspettato o differente dalle nostre esperienze precedenti, il sistema limbico crea immediatamente una reazione emozionale come rabbia, stress, ecc. Tutto ciò alla fine dà l’avvio all’attività delle ghiandole surrenali che rilasciano nel sangue l’adrenalina. Questo rende il corpo teso, il cuore batte più velocemente, il ritmo del respiro aumenta e così via. Molte persone attualmente passano gran parte della loro vita in queste condizioni e queste tensioni così prolungate nel tempo conducono ad ogni tipo di malattia.
Nello stesso tempo una parte del sistema limbico, chiamata regio-ne settale, agisce nella direzione opposta, riducendo le nostre risposte emozionali, liberando dalle tensioni e creando il rilassamento di tutto il corpo e della mente. Attraverso la meditazione possiamo far sì che questa parte del sistema limbico operi in maniera prevalente per gran parte della nostra vita. In queste condizioni possiamo vivere una vita rilassata, non di pigrizia, gioire maggiormente della vita, fare il nostro lavoro più efficientemente ed essere liberi da disagi e malattie.
Se si vuole una vita felice e rilassata si deve cambiare la mente, non il mondo esterno o le altre persone. Una vita felice e salutare passa attraverso un cambiamento della mente e delle sue reazioni al mondo esterno. Si può passare la vita intera a cercare la felicità nel mondo esterno, ma se non si cambia il proprio programma mentale, non si troverà mai la felicità; sarebbe come cercare la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno. Se si vuole una vita sana e libera da disturbi e malattie è necessario riprogrammare la mente e meditare. Modifi¬cate il programma mentale del vostro cervello prodotto da un’educa¬zione errata, poiché questa è la causa di tutta l’infelicità.

Asana Meditative

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Asana Pranayama Mudra Bandha”, Edizioni Satyananda Ashram Italia.

Ardha Padmasana (posizione del mezzo loto)

Sedete con le gambe allungate da-vanti al corpo.
Piegate una gamba portando la pianta del piede contro l’interno della coscia opposta.
Piegate l’altra gamba e portate il piede sopra la coscia opposta.
Senza forzare, cercate di mettere il più possibile vicino all’addome il tallone del piede che si trova sopra. Sistemate la posizione in modo che sia comoda. Poggiate le mani sulle ginocchia in chin o gyana mudra. Tenete la schiena, il collo e la testa dritti e allineati. Chiudete gli occhi e rilassate tutto il corpo.

Controindicazioni: coloro che soffrono di sciatica o disturbi alla zo-na sacrale non dovrebbero praticare quest’asana.

Benefici: gli stessi di padmasana ma ad un livello ridotto.

Padmasana (posizione del loto)

Sedete con le gambe distese davanti al corpo. Lentamente e con attenzione piegate una gamba e portate il piede sopra la coscia opposta. La pianta del piede do-vrebbe essere rivolta verso l’alto e il tallone dovrebbe essere a contatto con l’osso pubico.
Quando siete sistemati comodamente, piegate l’altra gamba e portate il piede sopra la coscia opposta. Idealmente, nella posizione finale, entrambe le ginocchia dovrebbero toccare terra. La testa e la colonna vertebrale dovrebbero essere mantenute erette e le spalle rilassate. Poggiate le mani sulle ginocchia in chin o gyana mudra. Rilassate le braccia con i gomiti leggermente piegati e controllate che le spalle non siano sollevate né curve. Chiudete gli occhi e rilassate tutto il corpo. Osservate la posizione di tutto il corpo. Fate gli aggiustamenti necessari muo-vendovi avanti o indietro sino a quando proverete la sensazione di equilibrio e allineamento. Il perfetto allineamento indica che la posizione di padmasana è corretta.

Controindicazioni: questa posizione non deve essere praticata da chi soffre di sciatica, infezioni sacrali o ginocchia deboli o danneggiate, né dovrebbe essere provata finché non sia stata sviluppata la flessibilità delle ginocchia tramite la pratica delle asana pre-meditative.

Benefici: padmasana permette al corpo di rimanere perfettamente stabile per lunghi periodi di tempo. Mantiene il tronco e la testa come un pilastro di cui le gambe sono le fondamenta. Quando il corpo diventa immobile la mente si calma. Questa situazione di immobilità e calma è il primo passo verso la vera meditazione. Padmasana dirige il flusso di prana da muladhara chakra, nel perineo, a sahasrara chakra, nella testa, elevando l’esperienza meditativa.
Questa postura esercita una pressione sulla parte inferiore della colonna vertebrale creando un effetto rilassante sul sistema nervoso. Il respiro diviene lento, diminuisce la tensione muscolare e si riduce la pressione sanguigna. I nervi coccigei e sacrali vengono tonificati poiché il normale, ampio flusso sanguigno delle gambe viene indirizzato verso la regione addominale. Quest’attività stimola anche il processo digestivo.

Siddhasana (posizione perfetta per gli uomini)

Sedete con le gambe distese avanti.
Piegate la gamba destra e poggiate la pianta del piede contro la parte interna della coscia sinistra con il tallone premuto contro il perineo (l’area tra i genitali e l’ano), sedendo sul tallone destro.
Questo è un aspetto importante di siddhasana. Sistemate il corpo in modo che sia comodo e la pressione del tallone sia stabile. Pie-gate la gamba sinistra e portate la caviglia sinistra proprio sopra la caviglia destra così che le due ossa si tocchino e i talloni siano uno sull’altro. Premete il pube con il tallone sinistro proprio sopra i genitali. I genitali si troveranno, quindi, tra i due talloni.
Se quest’ultima posizione è troppo difficile, ponete semplice-mente il tallone sinistro il più possibile vicino al pube. Spingete le dita e il lato esterno del piede sinistro nello spazio tra il polpaccio e i muscoli della coscia destra. Se è necessario, questo spazio può essere allargato leggermente con le mani o adattando momentaneamente la posizione della gamba destra. Afferrate le dita del piede destro e tiratele nello spazio tra il polpaccio e i muscoli della gamba sinistra. Sistemate nuovamente il corpo in modo che sia comodo. Ora le gambe dovrebbero essere bloccate, con le ginocchia sul pavimento e il tallone sinistro sopra il tallone destro. Raddrizzate la colonna vertebrale e sentite come se il corpo fosse fissato al pavimento.
Poggiate le mani sulle ginocchia in gyana, chin o chinmaya mudra. Chiudete gli occhi e rilassate tutto il corpo.

Controindicazioni: siddhasana non dovrebbe essere praticata da chi soffre di sciatica o infezioni sacrali.

Benefici: siddhasana dirige verso l’alto, attraverso la colonna verte-brale, l’energia dai centri psichici inferiori, stimolando il cervello e calmando l’intero sistema nervoso. La posizione di uno dei due piedi contro il perineo esercita una pressione su muladhara chakra, stimolando mulabandha, mentre la pressione applicata all’osso pubico comprime il punto riflesso di swadhisthana, attivando automaticamente vajroli/sahajoli mudra. Queste due chiusure psicomuscolari ridirigono gli impulsi nervosi sessuali lungo il midollo spinale su fino al cervello, stabilendo il controllo sugli ormoni riproduttivi, necessario per mantenere brahmacharya per scopi spirituali.
Prolungati periodi in siddhasana hanno come conseguenza notevoli sensazioni di formicolio nella regione di muladhara che possono durare da dieci a quindici minuti. Ciò è causato da una riduzione dell’apporto del sangue verso tale area e da un riequilibrio del flusso pranico nei chakra inferiori.
Questa posizione dirige la circolazione sanguigna verso la parte inferiore della colonna vertebrale e dell’addome tonificando la regione lombare, il bacino e gli organi addominali ed equilibrando il sistema riproduttivo e la pressione sanguigna.

Nota pratica: siddhasana può essere praticata con ognuna delle due gambe sopra.
Molte persone provano fastidio a causa della pressione esercitata nel punto in cui le caviglie s’ incrociano. Se è necessario, mettete in questo punto un telo ripiegato o un pezzo di spugna. All’inizio la pressione contro il perineo può essere fastidiosa da mantenere ma con la pratica sarà più agevole.

Nota: la parola sanscrita siddha significa “potere” e “perfezione”.
La parola siddhi deriva da siddha e si riferisce a un potere o facoltà psichica sviluppata tramite pratiche yogiche.
Le siddhi includono chiaroveggenza e telepatia, oltre molti altri poteri meno conosciuti come la capacità di scomparire a piacimento. Siddhasana, o siddha yoni asana per le donne, è ritenuta l’asana che aiuta a sviluppare questi poteri.

Siddha Yoni Asana (posizione perfetta per la donna)

Sedete con le gambe distese davanti al corpo.
Piegate la gamba destra e mettete la pianta del piede contro l’interno della coscia sinistra.
Mettete bene il tallone contro o dentro le grandi labbra della vagina.
Sistemate la posizione del corpo così che sia comoda mentre, contemporaneamente, sentite la pressione del tallone destro. Piegate la gamba sinistra e portate il tallone sinistro sopra il tallone destro così che eserciti una pressione sul clitoride e incuneate le dita del piede sinistro nello spazio tra il polpaccio e la coscia destra così da toccare, o quasi, il pavimento.
Afferrate le dita del piede destro e portatele su, nello spazio tra il polpaccio e la coscia sinistra.
Sistemate di nuovo la posizione per renderla comoda.
Assicuratevi che le ginocchia siano stabili sul pavimento.
Rendete la colonna vertebrale completamente dritta come se fosse piantata solidamente a terra.
Poggiate le mani sulle ginocchia in chin, gyana o chinmaya mudra.
Chiudete gli occhi e rilassate tutto il corpo.

Controindicazioni: come per siddhasana.

Benefici: come per siddhasana.

Nota: la parola sanscrita yoni significa “grembo” o “fonte”.