Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Satsang 
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • Il Corpo Yogico 
  • La Psicologia Psichica dello Yoga 
  • Il Saluto al Sole: Psicodinamica 

Satsang

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati “Bhakti Yoga Sagar”, vol.1, Rikhia, 27 Novembre 1994, Shivananda Math, Fort, Munger, Bihar, India.

Come mai Shivananda Math dona le mucche ai contadini dei vil-laggi e si è dedicata a questo progetto?

Ho un discepolo molto anziano che vive in Danimarca. Un giorno te-lefonò per dire che voleva donare una mucca. Era un’idea meravigliosa. Non c’è dono migliore o più grande di una vacca. Nel Mahabharata, Bhishma ne spiega l’importanza a Yudhishthira:

La vacca, la terra e Saraswati hanno qualità simili.
Queste tre dovrebbero essere offerte agli altri.
Il risultato nel donare una qualsiasi di esse è il medesimo.
Queste tre appagano i desideri dell’uomo.
La vacca è la madre degli esseri viventi
Ed è capace di dare felicità a tutti.
Colui che desidera elevarsi
Dovrebbe girare attorno alla vacca dal lato destro.

Nel Vrihatparashara Smriti è stato anche detto:

Anche solo toccando le mucche, tutte le colpe dell’uomo sono di-strutte.
Se servite con rispetto, esse concedono ricchezza.
Se offerte come dono, portano al cielo.
Non c’è ricchezza ad esse paragonabile.

Tutti i devi e devata domestici risiedono nella vacca. Ovunque c’è una mucca, l’aria diventa pura. Anche i rifiuti e gli escrementi di una mucca sono puri. Immaginate la purezza di un animale i cui escrementi sono puri, liberi da germi e che uccidono i germi. Nel Vishnu Purana è stato detto:

Il luogo dove vivono le vacche diventa puro.
La casa dove sono tenute le vacche diventa pura.
Si dice che spalmando il pavimento di un luogo
Con sterco di vacca, esso diviene puro.
Yajnashala e templi dovrebbero essere cosparsi di sterco di vac-ca.
Nello sterco di vacca, Lakshmi stessa sempre risiede.

Io dissi: “Va bene, faremo un nuovo programma. Quest’anno daremo mucche ai contadini”. Questo è un bene che un contadino dovrebbe avere. Gli abitanti di questo luogo non sono impiegati col colletto bianco. Sono tutti lavoratori molto poveri; questa potrebbe essere classificata come una comunità arretrata. Alcuni sono indù, altri mussulmani, alcuni non sanno se sono indù o mussulmani. Se non si sa qual è la propria religione è meglio.

Quanto sarebbe stato meglio,
Se qualcuno avesse ritirato le religioni,
E dato in cambio una civiltà colta
E uomini di buoni principi morali.

Sembra che le popolazioni rurali ti abbiano catturato il cuore. Perché sono così speciali?

La gente che vive qui, in un raggio di tre o quattro chilometri, sono lavoratori specializzati: meccanici, elettricisti, muratori, giardinieri. In un certo modo, mi sono affezionato a loro; la mia bhavana ha trovato un’armonia con loro.
In loro non c’è niente di superficiale, né nel comportamento né nell’abbigliamento. Non mangiano cibo raffinato, non indossano abiti sintetici, non provano amore sintetico. Tutto in loro è naturale.
Se non prendo cibo dall’ashram, ci pensano gli abitanti del villaggio. Essi mandano il cibo per me e anche per Bholenath, il mio cane. Ovunque ci sia una festa o una puja, essi mandano la loro parte. Bholenath è così popolare tra di loro che si arrampicano sugli alberi per guardarlo. Naturalmente, lui abbaia! Sono così poveri. Avevo già visto la povertà, ma mai così da vicino.
C’era un ragazzo di dodici anni che non riusciva a camminare diritto. Quando chiesi cosa avesse, i suoi genitori mi risposero che il ragazzo stava diventando cieco. Il ragazzo aveva la cataratta e i genitori non lo sapevano perché non avevano i mezzi per andare da un dottore, neanche a Deoghar, a dieci chilometri di distanza. Questa malattia è curabile. Lo mandammo da un dottore che impiantò nei suoi occhi un cristallino e ora il ragazzo può vedere. Ovunque ci siano obblighi o limitazioni, quella è povertà.
Ora, molte persone hanno delle vacche, però per l’accoppiamento hanno bisogno di un toro, ma non c’è modo che possano averne uno neanche da Deoghar, a soli dieci chilometri di distanza. Nelle città si spendono decine di milioni di rupie in una notte, ma stiamo trascurando le fondamenta della cultura indiana.
La tradizione indiana continua con i più poveri tra i poveri. Essi non devieranno dalla loro tradizione, anche se devono chiedere dena-ro in prestito o vendere i loro gioielli. La cerimonia del matrimonio dev’essere portata a termine nel modo tradizionale completo, e qual-siasi festività dev’essere celebrata secondo l’usanza stabilita. Se questa cultura scompare a causa della povertà, allora non ha importanza se gli indiani rimangono uniti o si dividono.
Il dharma non è più la base della nazione. Nel contesto attuale, la nazione è la base del dharma. Cos’è allora la base della nazione? È il samskriti, o la cultura che vedete qui tra la povera gente. Può darsi che alcuni di voi non abbiano vissuto in un villaggio, e il mio consi-glio è di viverci per qualche tempo per sperimentare quella vita e conoscere le capacità che hanno gli abitanti per la loro sopravvivenza.
Qui dietro c’è un pezzo di terra e gli abitanti del villaggio hanno fatto il sankalpa di donarcela. Le formalità non sono ancora completate e il governo deve dare la sua approvazione. Il progetto di Swami Niranjan è di farvi un bacino per l’acqua. Sarà scavato per una profondità di 91 metri e usato per raccogliere l’acqua piovana, che sarà poi utilizzata per l’irrigazione. Per portare l’acqua nelle zone circostanti saranno utilizzati tubi d’alluminio collegati con dei giunti. Sarà semplice.

Qual è lo scopo del servizio sociale oltre l’elevazione materiale?

Qualunque lavoro venga svolto in questo luogo non è servizio sociale. Questo è prasad, come i dolci che ricevete quando andate al tempio. Così, anche questo è prasad da parte dell’akhara. Ci sono diversi tipi di prasad. Quando un rajarishi fa il suo sadhana, allora il prasad dev’essere confacente a un rajarishi. Un rajarishi è qualcuno che è vissuto come un raja, un re, e anche come un rishi. Un raja, un re, simboleggia ricchezza e shakti, forza, che sono le qualità positive di un re; gyana, la conoscenza, è la qualità di un rishi. Un rishi ha la conoscenza interiore; lui vede la luce interiore e sente la voce interiore.
Un rajarishi possiede queste qualità. Cosa darà come prasad? Un semplice dolce? No, darà vacche, biciclette agli scolari, case ai poveri. In tal modo, esaurite anche i karma delle vostre nascite future. Ciascuno deve sopportare il frutto del karma. Nel Ramacharitamanas è stato giustamente detto:

Il Signore dona i frutti
Secondo i karma
Buoni o cattivi di un uomo.
Un uomo riceve i frutti
Secondo le proprie azioni.
I Veda, le scritture
E tutte le persone lo dicono.

Non dovreste pensare che ciò che state facendo sia servizio sociale. È prasad, non servizio sociale. Il concetto di servizio sociale è prestare aiuto nel momento dell’emergenza, quando ci sono calamità naturali. La calamità è la madre della povertà. Se c’è un terremoto e voi offrite il vostro aiuto, quello è servizio sociale. Altrimenti, ogni volta che aiutate gli altri, dovreste farlo con lo spirito di offrire un servizio al Signore.
La Gita dice: “Perciò, coloro che seguono i Veda dovrebbero intraprendere azioni come yajna, servizio e austerità come indicato dalle scritture, con la ripetizione del mantra Om all’inizio. Se un sadhu viene nella vostra casa, e voi siete in buone condizioni economiche, è vostro dovere dargli del cibo. Tuttavia, non dateglielo con quello spirito ma come un’offerta. Se un mendicante viene alla vostra casa, non abbiate l’atteggiamento di aiutare un povero. Invece, sentite che vi state rivolgendo al Signore. Chi lo sa? Il Signore Narayana può presentarsi in qualsiasi forma.

Lo sceicco va in pellegrinaggio a venerare una pietra,
Mentre tutti gli esseri in questo tempio del mondo
Meritano di essere adorati.

È stato anche detto:

Le nostre orecchie non diventano belle
Indossando orecchini d’oro,
Ma ascoltando le scritture.
Analogamente, le nostre mani non diventano belle
Indossando bracciali, ma facendo servizio.
Il corpo è decorato non dalla pasta di sandalo
Ma mostrando pietà e facendo del bene agli altri.

Kabir dice:

In questo mondo ci si dovrebbe avvicinare
Agli altri senza riserve.
Perché chi sa in quale forma
Potrebbe apparire Narayana.

Nel Maharashtra c’era un mahatma chiamato Namdev. Un cane, che stava mangiando del pane dal suo piatto, quando vide Namdev scappò. Namdev rincorse il cane con il pane dicendo: “Prego, prendi anche del burro”. Egli pensava che Dio potesse presentarsi in qualsiasi forma, perché Dio non ha forma e può assumere qualsiasi forma.
Perciò tutti dovrebbero fare attenzione. Dio può venire come per-sona importante e autorevole o come famoso uomo d’affari, e allora tutti noteranno una persona del genere; ma se si presenta come una persona debole, un cieco, un mendicante, allora non lo tratterete con rispetto e gli darete solo qualche spicciolo. Normalmente questo è il nostro atteggiamento. Nella Srimad Bhagavata si afferma:

Essendo indigeni,
Gli dei sono popolari tra i poveri,
Ma i ricchi non li ricordano.

Generalmente, noi abbiamo la sensazione che la gente ci voglia imbrogliare. Si, ci sono delle persone che imbrogliano, ma il numero delle persone che pensano di essere imbrogliate è maggiore rispetto a quello di chi imbroglia. Perciò, date! Non dobbiamo sempre pensare che saremo imbrogliati. Questo distrugge la nostra fiducia e ci rende limitati.
Una persona del genere non è un re e nemmeno un rishi. Il re direbbe: “Cosa prenderà? Solo del denaro”. Un re o un rishi non hanno paura di nessuno. Perciò, ogni volta che aiutate gli altri e fate la carità, ricordate che lo state facendo per amore di Dio. Tutti dicono che il servizio agli altri è servizio al Signore. Vi sto solo ricordando un’antica verità. Kabir ha giustamente sottolineato:

Dio non dimora mai in coloro
Che sono pieni di dubbi.
Non c’è ombra di dubbio o paura
Nella mente di coloro
Che sono devoti a Rama.

La Gita ha detto anche: “Il sé ignorante, sfiduciato, dubbioso va verso la distruzione; per il dubbioso non c’è questo mondo né l’altro, né felicità”. (4: 40)

Come si può trovare il proprio guru?

Il discepolo incontra il guru che si merita. Se una ragazza è di carna-gione scura, difficilmente potrà avere un fidanzato biondo, a meno che la sua dote non sia notevole; dovrà così cercare un fidanzato con le stesse caratteristiche. Così, il guru è simile al discepolo. Se il guru è buono, tanto meglio. Ciò non significa che voi possiate dire: “Il mio guru non è buono, perciò lasciate che lo abbandoni e me ne trovi un altro”. Nel Rajasthan c’è un grande guru che risveglia la kundali-ni; ho sentito che pratica shaktipat, ma Bholenath, il mio cane, non è tentato, non pensa che perché in quella casa la carne è ben cotta, o perché c’è una buona insalata, andrà a vivere lì. Bholenath dice: “Qualsiasi cosa lui mi dia qui andrà bene, perché per questa vita ho questo guru”.
Vivete secondo i principi che si applicano tra guru e discepolo, marito e moglie, devoto e Dio. Queste sono regole ideali. Comunque continueranno ad esserci sia dolore sia felicità. Se vostro marito è cattivo, cosa potete fare? È il vostro destino. Cercate di correggerlo. Se lasciate la vostra casa e andate via, il successivo sarà esattamente uguale; il destino non vi abbandonerà. L’ho visto con i miei occhi. Per questo motivo un uomo deve vivere secondo le regole e i prin-cipi comuni. La moglie di un solo uomo, il cane di un solo uomo, il discepolo di un solo guru, in una società ideale questi sono i forti de-terrenti contro le inadempienze. Sotto questa luce, Bhartrihari ha detto:

Si dovrebbe adorare solo un dio,
Sia esso Sri Krishna o il Signore Shiva.
Si dovrebbe provare amicizia
Soltanto per uno,
Sia re o rinunciante.
Ci dovrebbe essere
Solo un luogo per abitare
Sia esso in città o nella giungla.
E per il divertimento si dovrebbe avere
O una bella donna o
La solitaria grotta di una montagna.

Le inadempienze possono non essere realtà, possono persino non verificarsi, ma i deterrenti sociali sono più forti. In ogni società ci devono essere ideali e ci devono essere deterrenti. Avere la bomba atomica nella vostra nazione è un deterrente e non è necessariamente per attaccare qualcuno.
I nostri rishi e muni sapevano molto bene quanto sia complessa la vita, come accadono i fatti nella società, cosa accade fra guru e discepolo e ciò che succede tra marito e moglie. Essi conoscevano le differenti realtà, perciò pensavano che senza un principio deterrente sarebbe diventato tutto caotico e che la gente sarebbe diventata indisciplinata e avrebbe agito secondo i propri capricci e le proprie fantasie.
Molti anni fa, quando Swami Shivanandaji era vivo, il Paramarth Niketan Ashram, che si trovava dal lato opposto del Gange, doveva ospitare un incontro del Bharat Sadhu Samaj, che era stato fondato da Gulzari Lal Nanda. Swami Shivanandaji doveva tenere un discor-so e, poiché parlava in inglese, il mio compito era di tradurre il suo discorso in hindi. In seguito, tutti i mahant e i mandaleshwar mi dissero: “Tu sei un grand’uomo, cosa stai facendo qui?” Essi esercitarono su di me una forte pressione perché mi unissi al Bharat Sadhu Samaj, ma io fui veloce a capire e dissi fra me e me: “Stanno cercando di lusingarmi. Perché dovrei unirmi a loro? Swami Shivananda è il mio Guruji e lui è grande. Non ho lasciato la mia casa per diventare un segretario, un presidente o un membro di nessun samaj. Sono venuto qui perché volevo un guru.”

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom, Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, ed. Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

I Capitolo: Samadhi Pada

Sutra 38: (VII) O attraverso la conoscenza del sogno e del sonno

Svapnanidrajnanalambanam va

Svapna: sogno; nidra: sonno; jnana: conoscenza; alambana: suppor-to; va: o, anche

Oppure (la mente può essere resa stabile) anche fornendole come supporto la conoscenza del sogno e del sonno.

La mente può essere controllata sviluppando il metodo del sogno e del sonno coscienti. Il sonno cosciente è l’ultimo stato di antar mouna. C’è un metodo per osservare i sogni consciamente, ma è pericoloso e solo pochi possono praticarlo. Questo sistema può essere utile specialmente a coloro che hanno un temperamento psichico. Nel sonno e nel sogno coscienti si sviluppa la consapevolezza di essere in questi due stati. In genere sogniamo in modo inconscio; facciamo esperienza dei sogni, ma non ne siamo testimoni, non li controlliamo; invece, con il metodo qui raccomandato, l’aspirante è in grado di conoscere e controllare i sogni in modo cosciente. Noi possiamo controllare i pensieri attraverso il controllo del pensiero conscio, subconscio o inconscio. Con questo sistema si controllano non solo le azioni coscienti e l’intelletto, ma anche le azioni del subconscio. Durante i sogni coscienti non si sente nessun suono provenire dall’esterno. Nel sonno cosciente si procede nella lettura del libro del sonno. La cono-scenza o consapevolezza di questi due stati può essere il supporto su cui concentrare la mente, ma questa condizione è solo per le persone con un tipo particolare di temperamento, non è per tutti.
Sutra 39: (VIII) O attraverso la meditazione come si desidera

Yathabhimatadhyanadva

Yatha: come; abhimata: si desidera; dhyanat: attraverso la meditazione; va: o

Oppure (la mente può essere resa stabile) come si desidera attraverso la meditazione.

In questo contesto si offre la completa libertà. Questo perché dhyana su di un oggetto che piace, ad esempio un oggetto di devozione, è la via più sicura per rendere la mente stabile, controllata e quieta. Qualsiasi oggetto si prenda per dhyana, si tratta di qualcosa di immateriale. Può essere la croce, la svastica, un’immagine sacra o semplicemente Aum – qualsiasi cosa sia gradevole (abhimata). Un aspirante dovrebbe scegliere quel particolare oggetto su cui è in grado di concentrare la mente.

Il Corpo Yogico

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Nawa Yogini Tantra”, edizioni Bihar School of Yoga, Munger, India.

La fisiologia yogica non corrisponde alla fisiologia del corpo fisico, ma a quella del corpo psichico o sottile, una dimensione della nostra esistenza che sfugge alla vista fisica.
Questo aggiunge una nuova prospettiva all’opinione diffusa che “la biologia è il destino”, poiché attraverso la conoscenza della fisio-logia psichica possiamo raggiungere una consapevolezza trascendente.
Si tratta della conoscenza di quella sottile struttura energetica che consente a ogni donna di comprendere il ruolo che il suo corpo fisico riveste come strumento di evoluzione della coscienza.

Panchakosha

La fisiologia esoterica riconosciuta dagli yogi evidenzia l’esistenza di cinque dimensioni dell’essere all’interno della costituzione umana. Queste dimensioni sono conosciute come pancha kosha, gli involucri dell’atman.
In sanscrito kosha vuol dire involucro, come, ad esempio un guanto per la mano. Secondo la visione yogica ci sono cinque involucri che rivestono l’atman, la scintilla di coscienza infinita che è l’origine e il nocciolo del nostro essere. Dall’invisibile al visibile, dal sottile al grossolano, questi involucri sono: anandamaya, vijnanamaya, manomaya, pranamaya e annamaya kosha.
In questo caso maya significa “composto di”; questi involucri, o dimensioni di esistenza, sono considerati appartenere rispettivamente alle dimensioni di beatitudine, intuizione, intelletto, energia e cibo.
Anandamaya kosha è la dimensione di pura beatitudine.
Vijnanamaya kosha è l’involucro della conoscenza superiore che si rende sensibile al lampo d’intuizione del colpo di genio.
Manomaya kosha è la dimensione del mentale: intelletto, memo-ria, pensiero astratto e pensiero discorsivo.
Pranamaya kosha è composto di prana, l’energia vitale che rende attivo il corpo e stimola la mente.
Annamaya kosha è il corpo fisico, cosiddetto perché dipende da anna, dal cibo grossolano.
Tutti questi strati o dimensioni dell’essere sono interdipendenti e interagenti e sono differenti espressioni di un’unica coscienza radiante. Per loro natura non sono isolati, ma lo diventano quando la nostra consapevolezza è limitata alla dimensione più grossolana, per cui si crea una divisione artificiale tra percezioni e facoltà “naturali” e “sovrannaturali”.
Scopo di ogni sadhana è di percepire queste cinque dimensioni e il glorioso atman che oltre. Queste dimensioni differiscono tra loro per sottigliezza ed estensione perché, in realtà, sono tutte della me-desima sostanza.
Ogni involucro è composto di energia, energia che vibra a diffe-renti velocità. Nell’involucro fisico la vibrazione energetica è a livello più basso.
Muovendoci attraverso i kosha la vibrazione diventa sempre più veloce e sottile finché, ancora una volta, si dissolve nella pura co-scienza.
Infatti l’energia non è altro che la forma dinamica della coscienza, e la coscienza è l’aspetto potenziale dell’energia.
È per questa ragione che ogni livello di esistenza ha una sua caratteristica qualità di percezione, sensazione, pensiero e consapevolezza. La vibrazione dell’energia, del prana, è il riflesso di chiarezza, sottigliezza ed espansione della coscienza.
Questo si può comprendere per analogia prendendo ad esempio l’acqua, il cui stato dipende dalle differenti variazioni del prana. In genere l’acqua si presenta allo stato liquido. Se la congeliamo diventa solida, e la chiamiamo ghiaccio. Il ghiaccio è acqua solida. Allo stesso modo possiamo intendere il corpo fisico come energia immobilizzata, energia “congelata”, uno stato in cui l’energia si muove così lentamente che non la percepiamo più come tale.
Quando riscaldiamo il ghiaccio, acceleriamo l’energia in esso contenuta, trasformandolo nuovamente in acqua.
La caratteristica dell’acqua è di essere un fluido. Allo stesso modo, in pranamaya kosha, il prana fluisce in fiumi di energia. Se l’acqua viene riscaldata ancora di più, otterremo del vapore. Così come l’acqua ha una mobilità più veloce del ghiaccio, il vapore si muove più velocemente dell’acqua.
Anche i nostri pensieri si muovono con una velocità sorprendente e la loro dimensione, nel nostro essere, è manomaya kosha. Il vapore non è solo più veloce dell’acqua, ma anche più potente. Una piccola quantità di vapore può produrre molto più lavoro di una corrispondente quantità di acqua. Basti pensare a una pentola a pressione o a una macchina a vapore. Similmente, manomaya kosha è più potente delle dimensioni inferiori, lavora più velocemente, con più forza e raggiunge risultati superiori.
Dopo il vapore abbiamo l’etere. L’etere è un gas molto sottile, è atmosfera rarefatta. Possiamo avere un’idea delle caratteristiche dell’etere se pensiamo al profumo. Se qualcuno entra in una stanza con addosso del profumo, lo avvertiamo immediatamente perché l’etere viaggia istantaneamente in tutte le direzioni. Similmente, vij-nanamaya kosha pervade ogni cosa.
Con anandamaya kosha le nostre analogie non trovano riscontro perché non c’è niente, in campo puramente fisico, che comprenda l’essenza di questo stato dell’essere.
Tuttavia, la dimensione inesprimibile, trascendentale, è parte del nostro retaggio e aspetta di essere recuperata da ognuno di noi.
Sul sentiero dello yoga sentiamo spesso l’espressione “innalzamento della coscienza”. Significa l’espansione della consapevolezza fino ad abbracciare tutti e cinque i kosha.
Con il sadhana aumentiamo le vibrazioni e il processo di raffina-zione dell’energia, o prana, che forma la nostra esistenza. In questo modo le nostre percezioni, sensazioni, pensieri e anche le preoccupa-zioni diventano più sottili e amplificate.
Quando il livello energetico è basso e le vibrazioni sono grossola-ne, siamo consapevoli quasi esclusivamente del corpo fisico. Tutte le nostre sensazioni e pensieri riguardano il corpo, le sue necessità e carenze.
Se intensifichiamo l’energia, innalziamo la coscienza a dimensioni sempre più alte. Diventiamo consapevoli del prana e dell’ambito psichico della mente, impariamo a controllare i pensieri e stimoliamo la creatività. Andando ancora più in alto ci apriamo all’intuizione e superiamo l’esperienza mentale fino a far sbocciare la spiritualità.

Fiumi di energia

La struttura energetica multidimensionale dei kosha è alimentata e mantenuta assieme dalle principali correnti o flussi di prana. Questi canali pranici che attraversano il corpo e la mente sono conosciuti col nome di “nadi”.
Per anni e anni, nella traduzione dal sanscrito, la parola nadi è stata tradotta come “nervi”, ma non è esatto.
Le nadi non sono il sistema nervoso. Nadi significa flusso. In san-scrito la parola flusso equivale a nadi. Le nadi non sono altro che flussi. Quello che fluisce è qualcosa di differente, ma la corrente del flusso si chiama nadi. In un fiume fluisce l’acqua, nelle nadi del corpo è il prana, l’energia, a fluire.
Oltre il sistema nervoso abbiamo una rete di percorsi o correnti energetiche che sono chiamate nadi. Possiamo pensare alle nadi come fiumi di energia che fluiscono nel corpo e nella mente.
La fisiologia psichica dello yoga dice che nel corpo ci sono 72.000 nadi. Di queste, quattordici sono quelle principali, di cui le più importanti sono tre: ida, pingala e sushumna.
Come facciamo a comprendere e scoprire le nadi? Nessun dottore ha mai trovato una nadi durante un’operazione. Non possiamo mettere una nadi in una bottiglia. Se intendiamo le nadi come vasi sanguigni, vene, arterie o nervi, non le troveremo mai.
Tuttavia, solo perché non possiamo trovare una nadi con una dis-sezione anatomica, questo non vuol dire che le nadi non esistano.
Se mi venisse tagliata la gola mentre sto parlando, non si troverebbe nessuna parola. Non si può sezionare una parola, non si può metterla sotto vetro, non si può eseguire nessuna operazione clinica per perfezionare la grammatica. Tuttavia non c’è alcun dubbio che le parole esistano davvero e che abbiamo grande familiarità con la facoltà di servircene.
Allo stesso modo nessuno può farvi vedere un pensiero. Anche se gli specialisti si sono dimostrati molto abili nella chirurgia del cervello, nessuno è mai stato capace di prendere in mano un pensiero e metterlo in bella vista. Però, non ci sono dubbi sul fatto che pensiamo e che i pensieri agiscano su tutto ciò che facciamo.
Parlare e pensare sono correnti, flussi. Le parole sono prodotte da un flusso di respiro che genera una vibrazione nelle corde vocali, si tratta di un flusso e di una vibrazione, come una nadi.
Anche un pensiero è un flusso. A livello più materiale, un pensiero è considerato un flusso di impulsi chimici ed elettrici tra due cellule cerebrali. Anche se non possiamo definire l’inizio e la fine di questo flusso, siamo consapevoli del fatto che pensiamo.
Quando attraverso le pratiche dello yoga raggiungiamo una certa sensibilità, introspezione ed esperienza, acquisiamo consapevolezza del flusso energetico che costituisce le nadi.
Se in una stanza le finestre sono aperte, si forma una corrente d’aria che non possiamo vedere, ma possiamo sentire. Allo stesso modo possiamo raggiungere una sensibilità tale da percepire le cor-renti di prana nel corpo, i flussi di energia.
Noi non vediamo l’elettricità quando passa attraverso i cavi. Ci sembra che i cavi non subiscano variazioni, ma se mettiamo un dito nella presa sentiamo certamente la corrente. La stessa cosa avviene sicuramente con le nadi, i chakra e gli altri organi del corpo sottile.
Quando, con il sadhana, aumentiamo la nostra sensibilità e impa-riamo a inserire la spina nella presa energetica, ci rendiamo conto della natura e del funzionamento dei flussi di energia pranica all’interno del nostro organismo. Possiamo percepire le nadi come percorsi o correnti di energia sottile, più sottile del flusso dell’aria in una stanza, più potente della corrente elettrica.

Ida e pingala

Le tre nadi principali della nostra costituzione psichica sono ida, pingala e sushumna. A volte questi tre flussi energetici sono paragonati ai fiumi sacri Gange, Jamuna e Saraswati.
Ida nadi parte da un piccolo punto sotto la colonna vertebrale e sale sul lato sinistro della colonna vertebrale fino al centro esatto della testa.
Dallo stesso punto d’origine, pingala sale lungo il lato destro della colonna vertebrale per riunirsi con ida al centro del cervello. Sushumna fluisce lungo il nucleo più interno del midollo spinale.
Nei testi di hatha yoga si fa riferimento a ida come chandra nadi e a pingala come surya nadi, alludendo alla loro natura complementare. Queste due nadi hanno una sfera d’influenza che allo stesso tempo è fisica, psicologica e spirituale perché si estende a tutti i kosha, a partire dal corpo fisico, attraverso la mente, fino al sottile sé interiore.
A livello fisico il flusso pranico di ida e pingala può essere messo in rapporto al funzionamento del sistema nervoso autonomo. Il dominio di ida corrisponde al sistema nervoso parasimpatico (di rilassamento) e il dominio di pingala al sistema nervoso simpatico (di attivazione). Quando fluisce ida, il respiro è predominante nella narice sinistra. Quando fluisce pingala, il respiro è predominante nella narice destra.
A livello psicologico il flusso di ida è legato a quello che, oggi-giorno, chiamiamo funzionamento della parte destra del cervello: il pensare per immagini piuttosto che a parole, l’intuizione, la ricettività, la propensione verso il mondo interiore.
Pingala è associata all’emisfero sinistro che implica il pensiero verbale, logico, analitico, l’iniziativa, l’estroversione. Si potrebbe dire che ida provvede all’ispirazione per l’azione e pingala alla capacità di realizzarla con l’agire nel mondo.
Spesso ida è chiamata manovahini, il canale di manas shakti, l’energia mentale o consapevolezza, mentre pingala è chiamata pra-navahini, il canale di prana shakti, della forza vitale. Pingala è asso-ciata all’energia dinamica, ida alla consapevolezza mentale e psichi-ca.
Fluendo attraverso queste due correnti principali, il prana si distribuisce in tutti i kosha, compreso il corpo fisico, attraverso una ricca rete di canali minori, chiamati sempre nadi.
Nelle Upanishad si afferma che nell’organismo umano ci sono 72.000 nadi responsabili della vitalità del corpo, della lucidità mentale e, a livello sottile, della coscienza.

Origine della malattia

Gli yogi considerano la malattia in rapporto con il fluire più o meno libero del prana nelle nadi. Se il prana è bloccato in un qualsiasi punto, si manifesterà una malattia. Anche se c’è un eccesso o una carenza di energia in qualche punto può insorgere un disturbo. Salute e benessere si ottengono quando il prana è liberamente distribuito ed equilibrato in modo appropriato in ogni dimensione del nostro essere.
Lo yoga mantiene e ripristina un ottimo stato di salute in quanto le sue pratiche sono volte in modo specifico a ridistribuire e armonizzare il prana.
I blocchi e gli squilibri nel flusso energetico, che si manifestano come malattie fisiche, possono avere origine in ognuno dei kosha. Quindi la loro causa può essere di natura fisica, emotiva, mentale, psichica o spirituale. I sintomi precisi di un disturbo deriveranno, di conseguenza, dalla nadi in cui è presente un blocco.
Attraverso questa comprensione, possiamo capire come i vari ma-lanni e disagi fisici possano avere radice in un disordine mentale o emotivo, in una trascuratezza o in una frustrazione della vita interiore.

Sushumna nadi

Quando ida, pingala e tutte le nadi minori sono completamente purificate, cioè quando tutti i blocchi e le resistenze sono stati rimossi e il flusso di prana è perfettamente equilibrato e armonico, entra in azione una terza nadi: sushumna, il canale dell’energia spirituale.
Lo scopo della pratica yogica è di equilibrare la forza mentale e vitale, l’energia ricettiva e quella creativa; in poche parole, si tratta di sviluppare una personalità equilibrata. A questo punto entra in azione sushumna nadi, che ci consente di avere un’energia più sottile e potente, una spiritualità veramente creativa.
Quando la consapevolezza trascendentale, con il nome di kundalini shakti, fluisce in sushumna nadi, possiamo fare esperienza di quegli stati di espansione della coscienza che determinano l’intuizione spirituale e l’illuminazione.

Anelli di potere

Quando l’energia fluisce in sushumna sempre più intensamente, ini-ziano a svelarsi i differenti aspetti della nostra personalità grazie alla maggiore attività dei centri di energia psichica chiamati chakra.
La nostra fisiologia psichica rivela che, mentre sushumna nadi fluisce direttamente verso la sommità del capo, ida e pingala non si comportano così. Possiamo pensare a ida e pingala come immissari del flusso principale di sushumna.
Questi due immissari seguono un corso sinuoso e formano anse da sinistra a destra e da destra a sinistra attraverso la colonna vertebrale.
Pingala curva varie volte verso sinistra e, dalla parte esattamente opposta, ida curva a destra, cosicché ida e pingala fluiscono una nell’altra in molti punti importanti. Questi punti d’intersezione si trovano più precisamente dove ogni nadi incrocia la colonna vertebrale, unendosi per un momento con sushumna.
Quando riusciamo a comprendere queste intersezioni delle nadi, queste confluenze dei flussi di prana, saremo anche in grado di con-seguire delle intuizioni sulla natura dei chakra. Nel punto in cui due fiumi si incontrano, in qualsiasi luogo dove un corso d’acqua più piccolo si immette in uno più grande, si vedrà un gorgo. Ad ogni intersezione di ida, pingala e sushumna c’è un gorgo, un mulinello, un movimento circolare di energia.
Queste formazioni circolari, questi vortici in cui l’energia fluisce in modo circolare con grande velocità e con una potenza incredibile, si chiamano chakra.
Se possiamo intravedere le nadi sotto forma di flussi energetici, allora è possibile scorgere anche i misteriosi chakra del kundalini yoga e vederli come vortici o gorghi dove le energie fisiche, mentali e spirituali si fondono.

I chakra

Ci sono quattro punti dove i fiumi di ida, pingala e sushumna si intersecano: nell’osso sacro, dietro all’ombelico, dietro al cuore e dietro la gola. Aggiungiamo il punto di origine delle nadi, nel perineo, e il loro punto terminale, al centro del cervello, e in totale avremo sei intersezioni dove le nadi confluiscono l’una nell’altra. In ognuna di queste intersezioni è presente un vortice energetico chiamato chakra.
Nel corpo ci sono migliaia di chakra minori, ma sei sono i più im-portanti e sono: muladhara chakra, nel perineo nell’uomo e nel collo dell’utero nella donna, swadhisthana nell’osso sacro, manipura die-tro l’ombelico, anahata dietro al petto, vishuddhi dietro la gola e agya al centro del cervello.
Ogni chakra ha un cosiddetto “punto di stimolazione” sulla parte anteriore del corpo. La concentrazione su questo punto ci aiuta a prendere consapevolezza del chakra stesso.
I chakra influenzano il sistema nervoso ed endocrino del corpo fi-sico attraverso la loro associazione con particolari plessi nervosi e ghiandole. Attraverso queste controparti fisiche, i chakra forniscono energia a tutti gli organi del corpo.
I chakra concernono anche alcune attitudini psicologiche, fungen-do da ponte tra il corpo e la mente.
Questi vortici di energia concentrata agiscono principalmente co-me centri di deposito, amplificazione e distribuzione del prana e il loro pieno funzionamento è vitale per il benessere fisico e il risveglio spirituale.

Muladhara chakra è la sede dell’energia primordiale, la fonte sia della sensualità sia della spiritualità. Muladhara è il punto d’origine di ida, pingala e sushumna; nella donna il suo punto di stimolazione è nella cervice, dove la vagina incontra l’utero. Rappresenta la mente istintiva e, con swadhisthana, presiede al sistema riproduttivo.

Swadhisthana chakra ha il suo punto di stimolazione nell’osso pu-bico. Presiede al sistema riproduttivo femminile e a quello urinario attraverso il plesso sacrale e le ovaie. È la soglia della mente inconscia, con il suo bagaglio di desideri, inibizioni, attitudini, intuizioni, demoni e divinità.

Manipura chakra è il centro della vitalità; il suo punto di stimolazione per la consapevolezza è nell’ombelico. Il plesso nervoso corri-spondente è il plesso solare ed è in collegamento con le ghiandole surrenali. Manipura presiede al sistema digestivo ed è il principale distributore di energia fisica. Attributi di questo chakra sono l’iniziativa, il carisma e l’eroismo.

Anahata chakra ha il suo punto di stimolazione al centro del torace. Regola il cuore e il sistema respiratorio. Attraverso il plesso cardiaco la sua controparte ghiandolare è il timo, che svolge il ruolo di combattere le infezioni. È il cuore emozionale, e riguarda l’accettazione di sé e degli altri e l’emotività. Quando è completamente risvegliato conferisce amore universale e compassione.

Vishuddhi chakra è il centro di purificazione nella gola. È connesso al plesso cervicale e alla ghiandola tiroidea; conferisce intuizione e discernimento.

Agya chakra è il terzo occhio di Shiva. Il suo punto di stimolazione per la consapevolezza è il centro tra le due sopracciglia. Fisicamente corrisponde alla ghiandola pineale, che regola i passaggi della coscienza dallo stato di veglia al sonno e dal sonno al sogno, la depres-sione e l’ottimismo. Il suo risveglio fa sbocciare i poteri più elevati della mente e la ricettività psichica attraverso cui si percepisce la guida del guru e il sé superiore.

Collegamento corpo mente

I chakra costituiscono un collegamento energetico che avvolge corpo e mente in una singola forma di energia pranica.
Se c’è qualche disturbo nel corpo fisico dovuto ad abitudini irregolari, dieta scorretta o uno stile di vita disordinato, questo provoca anche disagio mentale.
Per questa ragione, quando una donna ha un ciclo mestruale irregolare ne risentirà anche a livello emotivo con forme di ansia e depressione. Similmente, quando apprensione, frustrazione o sensi di colpa provocano agitazione emotiva, il prana mentale subisce un’alterazione.
Così il malessere si riflette attraverso swadhisthana chakra e le sue connessioni nervose e ormonali, e lo squilibrio della mente diventa visibile sotto forma di scompenso fisico.
A volte i chakra sono chiamati padma, o loti, poiché ognuno ha uno specifico numero di petali. Questi “petali”, in realtà, sono nadi sussidiarie che si diramano da ida e pingala attraverso un particolare chakra. Se in queste nadi c’è qualche blocco o squilibrio, si manifesta come disturbo negli organi governati da quel chakra.
Ad esempio, swadhisthana chakra ha sei petali. Questo vuol dire che ci sono sei nadi che da swadhisthana raggiungono gli organi posti sotto la sua influenza. Se in queste nadi c’è qualche eccesso o carenza di energia pranica, una donna potrà risentire di qualche disturbo al sistema urinario o riproduttivo. Viceversa, ogni problema al sistema riproduttivo o urinario può essere risolto purificando queste nadi con asana, pranayama e altre pratiche note per la loro azione su swadhisthana chakra.
Quindi vediamo che nessuna pratica yoga è solamente fisica o so-lamente mentale. Tutte le pratiche yoga sono multidimensionali e nel complesso ci guidano verso l’integrità e l’armonia.

La fioritura della spiritualità

Nella maggior parte di noi, i chakra sono attivi solo per una piccola parte della loro capacità. Quando le nadi sono liberate dalle ostruzioni e una maggior energia inizia a fluire in sushumna, i chakra diventano più attivi. Questi sottili fiori di loto fioriscono e possiamo fare esperienza di un diffuso benessere e di grande energia. Ma ancora più importante è che quando i chakra sbocciano, anche le qualità corrispondenti fioriscono nella nostra personalità. Attitudini, possibilità e capacità che in precedenza erano latenti e potenziali iniziano a evidenziarsi nelle nostre azioni e nei rapporti con gli altri.
La personalità si trasforma gradualmente non appena le oscure re-gioni sopite della mente e dell’anima vengono inondate di energia e luce.
Lo sviluppo completo della personalità trascendentale è simboleggiato da sahasrara chakra, alla sommità della testa. Il fiorire del loto dai mille petali rappresenta l’anima risplendente e gli innumerevoli modi in cui la spiritualità creativa illumina la nostra vita.
Lo sbocciare di tutte le capacità attraverso il risveglio progressivo dei chakra è lo scopo ultimo dello yoga, che porta ad ogni donna salute, felicità e autorealizzazione. L’esperienza di questo stato di supercoscienza si chiama samadhi, e avviene quando la kundalini risale da muladhara, attraverso i chakra posti lungo sushumna, fino a sahasrara.
L’unione di Shiva e Shakti, del maschio e della femmina in un unico corpo, è considerata dagli yogi lo stato supremo dell’esistenza: la trascendenza delle differenze insignificanti verso uno stato estatico di vera umanità.

La Fisiologia Psichica dello Yoga

Tratto da: Paramahansa Satyananda, “Meditations from the Tantras”, ed. Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

La dimensione psichica dell’esistenza è un argomento che crea nell’uomo comune grande confusione, perché gran parte delle perso-ne non riesce a farsene un’opinione, in quanto nel linguaggio attuale vi sono pochissimi termini tecnici che possono essere usati per descriverla.
Fortunatamente, in diversi paesi, molti scienziati all’avanguardia stanno facendo notevoli passi avanti nelle loro ricerche sulle dimen-sioni sottili di esistenza e con le loro scoperte sono in grado di elaborare anche i termini relativi ai fenomeni che mano a mano scoprono. Non è lontano il giorno in cui la conoscenza psichica costituirà una parte importante della conoscenza generale dell’uomo, quando il mondo psichico sarà normalmente riconosciuto da tutti e si useranno quegli strumenti che attualmente sono a livello di prototipo in molti istituti avanzati di ricerca nel mondo.
Una delle premesse basilari dello yoga è che l’universo esiste si-multaneamente a livelli differenti sempre più sottili. Ogni essere, ogni oggetto esistente sul piano fisico ha una forma corrispondente sui piani più sottili e la vita con le sue attività procede su questi piani con una modalità che ha molte similitudini con gli eventi del mondo fisico “solido”.
Si afferma che la materia, che è costituita da particelle che sono più piccole dei protoni, degli elettroni e dei neutroni, e che ha una frequenza vibrazionale di base più rapida della velocità della luce, sia di natura psichica. Inoltre si afferma che vi sono piani ancora più sottili della psiche, ma al momento non possono essere definiti con l’attuale terminologia della scienza psichica. Tra questi piani elevati, i due più conosciuti sono il piano mentale e quello causale, che possono essere sperimentati solo da chi è in stato meditativo, prima di trascendere qualsiasi forma dell’esistenza ed entrare in samadhi.
Il piano immediatamente oltre il livello fisico è la dimensione psichica dell’esistenza, che ha molte cose in comune con il mondo fisico a noi così familiare. Molte persone sperimentano, di tanto in tanto e in modo del tutto naturale, eventi che avvengono a livello psichico. Questo avviene più frequentemente durante lo stato di sonno o quando una persona subisce un grave shock fisico o emozionale; questa visione spontanea di eventi psichici può avvenire anche attraverso l’uso di pericolose droghe. Il risveglio psichico spontaneo è la base dell’intuizione, definita “visione” o “esperienza spirituale”.
Il sistema del kundalini yoga, che è basato sull’insegnamento delle antiche scritture tantriche, comprende molte tecniche utili a indurre il risveglio controllato delle esperienze psichiche nel praticante. Sebbene il risveglio psichico non sia mai considerato la meta del sadhana di un praticante serio di yoga, che è molto più interessato al risveglio spirituale, è tuttavia un passo importante che ogni aspirante deve compiere.
Molte pratiche di kundalini yoga richiedono la visualizzazione, da parte dell’allievo, degli eventi che avvengono a livello psichico. In molti casi questi kriya permettono di visualizzare alcuni centri psichici, denominati chakra, che esistono all’interno del corpo fisico e persino il fluire dell’energia sottile nei canali (nadi) che collegano i centri psichici. Sicuramente non tutte le persone sono in grado di visualizzare volontariamente questi eventi psichici; per questo le pratiche del kundalini yoga permettono alla consapevolezza del praticante di percepire un gruppo di centri fisici specifici e i relativi passaggi che possono stimolare i centri psichici veri e propri.
Quella che segue è una descrizione dei diversi centri psichici situati nel corpo psichico dell’uomo e dei canali di energia del corpo fisico utilizzati nelle pratiche presentate in questo libro per il risveglio dei centri psichici stessi.

I centri psichici

Vi sono molti centri psichici, o chakra; tuttavia solo undici sono di estrema importanza per il praticante di yoga. Di questi undici centri che ora descriveremo, i più importanti sono i primi otto chakra situati nella colonna vertebrale, gli altri tre sono punti sussidiari di connessione per la stimolazione dei chakra. Nella seguente descrizione presentiamo i chakra come appaiono nel corpo psichico, poi i mantra, gli animali e le sensazioni a loro associate.
Inoltre, abbiamo indicato le aree fisiche che agiscono come punti di stimolazione per i chakra su cui dev’essere posta la consapevo-lezza durante le pratiche di yoga.

Muladhara chakra è fra tutti i chakra il più basso, ed è conosciuto come il centro originario; in natura è associato con l’elemento terra ed è la sede dell’energia primordiale dell’uomo, energia conosciuta come kundalini shakti o energia sessuale/spirituale. Muladhara è visualizzato nella forma di un fiore di loto con quattro petali di un rosso molto intenso. Sui suoi petali vi sono scritte, in nero, quattro lettere sanscrite: Vam, Sham, Sham, Sam. Nel centro del loto vi è un triangolo equilatero, con il vertice verso il basso, all’interno del quale si trova uno shivalingam di colore grigio fumo, avvolto per tre spire e mezza da un serpente dorato. Muladhara chakra è governato dal dio Brahma, il creatore dell’universo, e dalla dea Dakini, che controlla la pelle. Il bija (seme) mantra del chakra è Lam, il veicolo è l’elefante, simbolo della solidità della terra. Ma l’aspetto più importante di muladhara chakra è quello di essere la sede dell’energia primordiale, simboleggiata da un serpente arrotolato che sale verso l’alto lungo sushumna nadi attraverso tutti i chakra, nel momento del risveglio spirituale. Il punto fisico per la stimolazione di muladhara chakra è diverso nella donna e nell’uomo. Nell’uomo il punto è localizzato leggermente sopra il perineo, tra i genitali e l’orifizio anale, nella donna è localizzato nella cervice, nel collo dell’utero.

Swadhisthana chakra è il secondo chakra e il suo significato lettera-le è “la dimora del sé”. È associato alla mente inconscia, deposito della coscienza/consapevolezza collettiva, di tutti i samskara e delle memorie genetiche remote. È il centro degli istinti più primitivi e radicati, quegli impulsi animali che causano all’uomo moderno molta sofferenza e confusione. Swadhisthana chakra è visualizzato nella forma di un loto di colore vermiglio con sei petali sui quali sono scritti i mantra sanscriti: Bam, Bham, Mam, Yam, Ram e Lam. Nel centro del loto vi è una luna bianca crescente e il bija mantra Vam scritto in nero. Swadhisthana è governato dal Signore Vishnu, conservatore dell’universo, e dalla dea Rakini, che controlla l’elemento sangue. La sensazione associata a questo chakra è quella della pigrizia ed è correlato agli organi fisici della riproduzione ed escrezione. Il punto di stimolazione nel corpo fisico è localizzato a livello dell’osso pubico o del coccige. Si visualizza generalmente nella spina dorsale ma, in alcune pratiche, lo si può sentire anche sulla parte anteriore del corpo, a livello dell’osso pubico.

Manipura chakra letteralmente significa “la città dei gioielli”, ed è il centro del calore, la cavità del fuoco. È associato alla vitalità e all’energia ed è simboleggiato da ram (una sorta di ariete), un animale molto fiero e aggressivo. La divinità di manipura è Rudra, il distruttore dell’universo, e la dea è Lakini, che controlla l’elemento carne. Manipura chakra è visualizzato come un loto di colore giallo brillante con dieci petali su cui sono scritti i mantra sanscriti: Dam Dham, Nam, Tam, Tham, Dam, Dham, Nam, Pam e Pham. All’interno del loto vi è un triangolo capovolto di colore rosso con il bija mantra Ram. Il punto fisico per stimolare manipura è situato all’altezza dell’ombelico. Normalmente è percepito al centro della colonna vertebrale, anche se in alcuni rari casi lo si può sentire nella parte anteriore, in corrispondenza dell’ombelico.

Anahata chakra letteralmente significa “non colpito”. Questo cha-kra è la sede dei suoni psichici di cui si fa esperienza nella meditazione, che sono detti non percossi perché non sono creati da lacuna frizione o sfregamento fisico. Anahata è il centro del cuore, radice di tutte le emozioni, dove l’amore per Dio e l’uomo può diventare divino. È visualizzato nella forma di un loto blu con dodici petali su cui sono scritti i mantra sanscriti: Kam, Kham, Gam, Gham, Nam, Cham, Chham, Jam, Jham, Nam, Tam e Tham. Nel centro del loto vi sono due triangoli intersecati che formano la stella di Davide, all’interno dei quali è scritto il bija mantra Yam. Anahata è simboleggiato dalla veloce antilope nera ed è presieduto dalla divinità Isha, il Signore che pervade ogni forma, e dalla dea Kakini, che governa l’elemento grasso del corpo. Nel corpo fisico, anahata chakra è percepito e localizzato a livello del cuore, dietro lo sterno. Può essere visualizzato all’interno della colonna vertebrale oppure anteriormente nel torace.

Vishuddhi chakra è il centro della purificazione, ed è meglio cono-sciuto come il centro del nettare e del veleno. È visualizzato come un loto di colore violetto con sedici petali in cui vi sono scritti i mantra sanscriti: Am, Aam, Im, Iim, Um, Uum, Rim, Riim, Lrim, Lriim, Em, Aim, Om, Aum, Am e Ah. Nel centro del loto vi è un cerchio bianco all’interno del quale è scritto il bija mantra Ham. L’animale di questo chakra è l’elefante, simbolo dell’etere, e la divinità è Ardhanariswara, in cui Shiva e Parvati sono rappresentati in un corpo solo. La dea è Sakini che presiede all’elemento ossa. Nel corpo fisico vishuddhi è visualizzato nella gola, all’altezza del pomo d’Adamo, al centro della colonna vertebrale. La sensazione relativa a questo chakra è quella di fredde, dolci gocce di nettare che vi gocciolano all’interno dall’alto e che generano uno stato di piacevole ebbrezza.

Agya chakra è conosciuto come il terzo occhio o il centro del co-mando. È il punto del corpo psichico in cui arrivano le informazioni esterne e da cui, durante il sadhana avanzato, il guru guida l’aspirante con i suoi comandi. È il famoso occhio dell’intuizione, attraverso cui chi è psichicamente risvegliato può vedere tutti gli eventi che accadono sia sul piano fisico sia su quello psichico. Agya chakra è descritto come un loto di colore grigio argento, formato da due petali su cui sono scritti i mantra Ham e Ksham. Nel centro del loto vi è il bija mantra Om, color giallo brillante, con tre linee rosse che vanno dal basso verso l’alto e con una candida luna crescente posta vicino alla sommità. La divinità di agya è Paramshiva, la coscienza priva di forma, e la dea è Hakini, che controlla la mente sottile. Nel corpo fisico agya è visualizzato dietro il centro tra le sopracciglia, alla sommità della colonna vertebrale. La sensazione associata è quella di una corrente indefinita, oltre ogni consapevolezza di tempo e spazio.

Bindu è il chakra della luna, il punto dove si manifestano i suoni psi-chici a coloro che sono pronti per udirli. È visualizzato nella forma di una minuscola luna crescente in un cielo notturno. È considerato il più importante centro nelle pratiche di kundalini yoga. Il punto fisico per la stimolazione di bindu chakra è in cima alla parete posteriore del capo, dove tradizionalmente i Brahmini lasciano crescere un lungo ciuffo di capelli.
Sahasrara chakra è il più elevato dei centri psichici e simboleggia la soglia tra il regno psichico e quello spirituale. Sahasrara è detto il contenitore di tutti gli altri chakra nella sua dimensione infinita. È simile a un’immensa cupola radiante, all’interno della quale vi sono tutte le forme psichiche esistenti. È visualizzato come un loto rosso brillante dai mille (o infiniti) petali contenenti tutte le lettere dell’alfabeto sanscrito per più di venti volte. Al centro del loto c’è uno shivalingam luminoso. Nel corpo fisico è situato alla sommità del capo, da cui è visualizzato espandersi in ogni direzione fino a dove l’occhio interiore può vedere.

Lalana chakra – non si tratta di uno dei chakra maggiori, ma è molto importante per il praticante di kundalini yoga perché è il punto dal quale l’amrita, o nettare, scaturisce e gocciola all’interno di vishuddhi chakra. Il punto fisico per la concentrazione è localizzato nella parte superiore del palato, alla radice delle tonsille.

Bhrumadhya – non è un chakra vero e proprio, è solamente un punto di contatto per agya chakra. Letteralmente la parola bhrumadhya si-gnifica centro tra le sopracciglia, e questo è il punto dove è localizzato.

Punto sconosciuto – anche questo non è un chakra, ma semplicemente un punto di contatto; è situato al centro della testa in linea tra le due orecchie.

Chidakasha – letteralmente significa “spazio della conoscenza”. È lo spazio psichico dove si osservano tutti gli eventi psichici. Chidakasha è visualizzato come una stanza nera direttamente dietro la fronte. Nel pavimento di questa stanza, posteriormente e al centro fra le due pareti laterali, vi è un piccolo foro dal quale sushumna nadi discende verso il basso.

Hridayakasha – hrid significa cuore; è lo spazio del cuore, ed è visualizzato e se ne fa esperienza al centro della regione toracica.

I passaggi psichici e le nadi

La parola nadi letteralmente significa “flusso o corrente”. Negli antichi testi è scritto che nell’uomo, nel corpo psichico, vi sono 72.000 nadi visibili come correnti di luce a colui che ha sviluppato la visione psichica.
Queste nadi collegano i differenti chakra e i centri psichici del corpo sottile. Alcune sono importanti per il praticante di yoga perché, in alcune pratiche di kundalini yoga, la consapevolezza, spesso nella forma di un serpente, di nettare, di una freccia, di un tridente o di boccioli di loto che sbocciano, viene visualizzata in movimento attraverso questi canali. Le nadi e i passaggi psichici utilizzati nelle pratiche insegnate in questo libro sono illustrati di seguito.

Sushumna è la nadi più importante del corpo psichico ed è anche il passaggio psichico più importante visualizzato nella struttura fisica dell’uomo. Ha origine in muladhara chakra (situato nel perineo, esattamente tra i genitali e l’ano nell’uomo e nella cervice nella don-na) e da muladhara si estende posteriormente verso l’alto, verso swadhisthana chakra, che è il punto a livello del coccige in cui sushumna entra nella colonna vertebrale. Da qui comincia a salire attraverso la colonna vertebrale e raggiunge manipura, anahata e vishuddhi chakra; dall’estremità superiore della colonna vertebrale, penetra nel punto più basso del cervello e, passando attraverso agya e bindu, raggiunge il centro di sahasrara.

Pingala e ida nadi sono due tra i più importanti canali psichici, seb-bene solo pingala nadi sia utilizzata come passaggio psichico. La ra-gione è che quando ida è utilizzata in questo modo, le forze mentali diventano dominanti, soggiogando la vitalità pranica e provocando la perdita della stabilità fisica e mentale.
Il percorso di pingala parte da muladhara e si estende in una curva semicircolare sul lato destro del corpo. Incrocia e attraversa sushumna nadi nel punto in cui si trova swadhisthana chakra e poi prosegue in una curva simile sul lato sinistro, per incrociarsi con sushumna a livello di manipura. Continua il suo percorso sul lato destro sino ad incrociare e attraversare sushumna a livello di anahata, prosegue sul lato sinistro sino ad attraversare sushumna a livello di vishuddhi, prosegue poi sul lato destro sino ad arrivare ad agya chakra, punto finale di arrivo.

Il passaggio frontale è visualizzato nella parte anteriore del tronco, dall’ombelico al centro della gola. Si usa spesso nelle pratiche preli-minari di kundalini yoga, come vishuddhi shuddhi e ajapa japa.

Il passaggio della trachea è la continuazione del passaggio frontale. Si estende dal centro della gola, vicino al pomo d’Adamo, fino al punto sconosciuto nel centro della testa, all’altezza delle tempie, un po’ sopra agya chakra.

I passaggi di arohan e di awarohan formano nel corpo un passaggio ellittico di profilo irregolare, che ricorda la forma di un uovo com-presso lateralmente. Il passaggio di awarohan, discendente, comincia da bindu chakra e si estende, attraverso sushumna nadi, verso mulad-hara chakra, dove termina. Il passaggio di arohan, ascendente, comincia invece da muladhara e passa attraverso l’osso pubico, segue poi le curve dal basso ventre fino all’ombelico. Da qui si congiunge al passaggio frontale, andando sino al punto finale del percorso al centro della gola e taglia direttamente, attraverso il cranio, sino a bindu chakra.Un passaggio alternativo di arohan è un altro passaggio menzionato nei testi tantrici che descrivono le pratiche di kundalini yoga. Secondo la tradizione, questo passaggio segue la stessa via del passaggio regolare di arohan sino a vishuddhi, poi procede direttamente fino a lalana chakra, alla radice del palato, vicino alle tonsille. Da qui prosegue e sale sino a bhrumadhya, il centro tra le sopracciglia, e segue poi la curvatura del cranio fino a sahasrara, quindi va verso sushumna sino a bindu.

Il passaggio di agya è il passaggio psichico che va dal centro tra le sopracciglia, attraverso agya chakra, in linea retta sino al retro della testa.

I passaggi conici sono gli unici passaggi che si estendono realmente all’esterno del corpo fisico. Entrambi partono assieme esattamente dal punto dietro il centro tra le sopracciglia, e si estendono sia verso il basso che lateralmente, passando ognuno attraverso una narice e terminando a poca distanza all’esterno del corpo. La distanza che raggiungono questi due passaggi conici, oltre la punta del naso, varia dalla forza e dall’intensità del respiro.

Il passaggio del nettare parte da vishuddhi chakra e si estende direttamente verso l’alto fino a lalana chakra, alla radice del palato, vicino alle tonsille, dove termina.

Il Saluto al Sole: Psicodinamica

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Surya Namaskara”, edizioni Satyananda Ashram Italia.

Psicodinamica

Nella filosofia yogica il corpo comprende l’aspetto fisico, mentale, intuitivo e spirituale. Gli aspetti più sottili sono quelli più potenti. La mente guida il corpo. Per esempio, se riusciamo a indurre uno stato mentale in cui visualizziamo immagini positive e vitali, possiamo modificare uno stato negativo come la depressione, l’ansia o la letargia. Questo perché la mente e il corpo sono inseparabili, sono intimamente connessi e, in ultima analisi, dipendono uno dall’altro per la loro esistenza. Nello stesso tempo, la forza della mente è inimmaginabile.
Le tecniche yogiche sviluppano flessibilità nel corpo e nelle mente. Attraverso le pratiche meditative come antar mouna, arriviamo, infine, a un punto in cui eliminiamo ogni pensiero o sensazione indesiderata prima che possano avere effetto sul nostro equilibrio. Per arrivare a questo stadio serve pratica, esperienza e una guida. Finché nella vita non si verifica un simile evento, finché non ab-biamo una scelta cosciente sul contenuto della mente, significa che abbiamo bisogno di altre tecniche per aiutarci a indurre uno stato positivo e creativo.
Surya namaskara, come già menzionato, ha effetto su ida e pin-gala nadi. Questo soprattutto quando eseguiamo la pratica lentamente e con la ripetizione dei mantra o la percezione dei cha-kra. Nello stesso tempo vi è un altro aspetto di surya namaskara che aiuta a indurre uno stato mentale vitale e positivo.
Ogni asana conferisce un’immagine alle profondità archetipali della nostra mente. Per esempio, l’immagine di un cobra ha un effetto molto potente e dinamico di tipo pingala. Vi sono poche altre creature così potenti e ipnoticamente terrificanti nel nostro mondo. Anche le immagini conferite dalla posizione della montagna, dalla posizione equestre e da quella con le braccia sollevate sono molto dinamiche. Dalla pacifica e sacrosanta posizione della preghiera si sviluppano immagini così dinamiche che rendono surya namaskara una pratica meravigliosa di elevata qualità estetica.
Come esercizio di contemplazione, visualizzate ogni asana di su-rya namaskara e sentite voi stessi quali sono gli effetti di ogni immagine. L’interpretazione degli effetti psicodinamici di surya namaskara aumenta la profondità della pratica e stimola ogni individuo a formulare la propria interpretazione e a guardare nella profondità della propria mente per un’esperienza intuitiva della pratica.

Interpretazione psicodinamica

Pranamasana, come prima e ultima posizione della serie, segna l’inizio e la fine del transito, del passaggio del sole dall’alba al tra-monto; rappresenta la pace, la tranquillità e la bellezza del sorgere e del tramontare del sole. È la calma dei due momenti spirituali del giorno, quando le forze del buio e della luce, ida e pingala, si incon-trano e producono la terza forza, sushumna, la luce spirituale. Essa ci permette di trovare il nostro equilibrio interiore all’inizio di una giornata impegnativa ed energetica, rappresentata dalle asana più dinamiche e faticose, e anche di essere in grado di ristabilire velo-cemente la serenità quando termina la necessità dell’attività.
Così si generano i presupposti per una condizione di flessibilità mentale, dal momento in cui possiamo essere in pace con noi stessi, per raccogliere le nostre risorse prima di immergerci nel mondo, fino al momento in cui emergiamo utilizzando le nostre energie nelle attività quotidiane. Quando l’asana viene eseguita con l’espirazione indica simultaneamente l’introversione e il dare se stessi al mondo.
Da pranamasana passiamo ad hasta uttanasana, in cui le nostre mani e la testa sono estese verso l’alto quanto più possibile. Da que-sto punto in poi, la testa e il corpo si spostano gradualmente verso il basso, in modo che nella parte centrale della sequenza il corpo si tro-va nel punto più basso e il sole in quello più in alto. Hasta uttanasana può essere considerata la posizione che indica l’uomo che prende l’energia del sole appena sorto, non solo attraverso il respiro, ma an-che attraverso tutti i pori del corpo. Questa è l’energia che l’uomo userà per tuffarsi nella vita quotidiana, come viene rappresentato nell’asana successiva, padahastasana.
Asana come padahastasana e parvatasana sembrano rappresentare l’introversione, ma sono più il simbolo dell’introspezione necessaria per svolgere i nostri doveri quotidiani che di un profondo ritiro dei sensi in pratyahara. Queste portano equilibrio all’estroversione così caratteristica della vita quotidiana. Padahastasana precede ashwa sanchalanasana, dandoci la sensazione di guardare dentro per avere l’ispirazione e le risposte ai problemi che bisogna affrontare intelli-gentemente e coraggiosamente nella vita quotidiana. Dopo che l’uomo ha guardato il cielo per l’ispirazione, egli guarda la terra per l’equilibrio e la stabilità.
Ashwa sanchalanasana rappresenta la forza e il coraggio richiesti per affrontare i problemi della vita e per avere una maggior sicurezza in se stessi, che emerge quando abbiamo guardato dentro e abbiamo preso contatto con la guida interiore (agya chakra).
Ashtanga namaskara rappresenta il livello più basso dell’energia nell’uomo. Quando il sole si trova alle sue estremità, a mezzogiorno o a mezzanotte, l’uomo si trova nel periodo più vulnerabile, poiché questo è il momento dell’inerzia, tamas, quando la maggior parte delle persone sente la necessità di riposare o di dormire. Così, quest’asana rappresenta la completa resa dell’uomo dinanzi alla forza del sole a mezzogiorno.
Bhujangasana rappresenta il risveglio dell’uomo dal sonno, l’elevarsi della conoscenza dall’ignoranza, il risveglio dell’energia vitale rajasica dallo stato di inerzia di tamas. Quando il serpente, che rappresenta la saggezza, si solleva, l’uomo inizia la sua ascesa verso lo stato sattwico, equilibrato e spirituale.
Si può osservare che in sincronia con il viaggio del sole fisico at-traverso i vari gradi del cielo, le asana possono rappresentare lo stato delle energie vitali dell’uomo, della nadi pingala, dal loro punto massimo all’alba, al punto più basso a mezzogiorno (o mezzanotte) e di nuovo verso il massimo all’imbrunire.
Anche se tale interpretazione è solo una delle molte possibili, l’uso di tali immagini dà forza e profondità alla pratica e la porta oltre il puro esercizio fisico. Sono immagini come queste, con la loro contemplazione, che spostano l’equilibrio della consapevolezza mentale dal negativo verso il positivo. Quando questo viene combinato con il benessere fisico dovuto alla stimolazione di pingala nadi, gli effetti mentali vengono rafforzati.
Surya namaskara può quindi essere utilizzato come una matrice sulla quale trasformare la mente, soprattutto se durante la pratica manteniamo la consapevolezza mentale di queste immagini. Contemporaneamente migliorano anche la salute e la vitalità fisica.