Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Satsang 
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • Il Ciclo Mestruale
  • Riprogrammare la Mente 
  • I Ritmi della Vita 

Satsang

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati “Bhakti Yoga Sagar”, vol.1, Rikhia, 27 Novembre 1994, Shivananda Math, Fort, Munger, Bihar, India.

Come si svolge la tua vita in questo luogo?

Ogni sera alle sei faccio la tulsi puja e la pipal puja. Ho piantato il pipal e in quell’area ho collocato Hanumanji, in un’altra area ho collocato Ganeshaji. In realtà non sono io che l’ho fatto, Ganeshaji stesso è venuto qui, e quando è venuto mi ha dato questo messaggio: “Non ignorami”. Perciò ho sistemato tutte le sue immagini e ho attribuito loro il nome. Quello in fondo è Ganesh Alì. Un Dio mussulmano non è mussulmano, perché Dio non ha una religione. Kabir ha detto:

Allah e Ilahi sono uno.
La gente erroneamente ha dato loro due nomi.
Kabir dice che non si dovrebbe essere ingannati
Sentendo questi due nomi.
Ci sono molti nomi per una cosa.
Dovreste riconoscere l’essenza
E non preoccuparvi dei nomi.
Piuttosto, dovreste conoscere la cosa reale.
Ci sono infiniti nomi per Brahman
E a questo non c’è limite.
Kabir dice: dopo molto pensare
Dovreste accettarne uno qualsiasi a vostro piacimento.

Noi mettiamo un marchio su Dio. Cristo non era cristiano, Buddha non era buddista e Mahavir non era giainista. Il marchio della religione può essere posto su di me o su di voi, ma non su Dio. Tulsidas dice:

Anche Chandal, Sabara, Khasa, Yavana,
Gli sciocchi e meschini Kola e Kirata,
Divengono molto venerati e famosi nel mondo
Prendendo il nome del Signore Rama.

Tutti dipendiamo da Lui, e questo dovrebbe essere l’atteggiamento giusto, ma quello non era il mio bhavana, il mio sentimento. Il mio sentimento per Ganeshaji è sopraggiunto molto più tardi. Prima sono accadute delle cose particolari che hanno sviluppato la mia fede e la mia fiducia e mi hanno aperto gli occhi. Generalmente, io mangiavo la mistura di riso, khichari, o la mistura di grano, dalia. Ma il giorno in cui arrivò Ganeshaji, dalia e khichari scomparvero. A Ganeshaji non piace questo tipo di cibo.
Andava bene per il Signore Shankara, che non ha né modelli né idea di cosa mangiare, dove vivere, come parlare o cosa pensare. Shankaraji è spensierato, ma a Ganeshaji piace che ogni cosa sia ap-propriata, di prim’ordine! Lui è un’intellettuale e indossa abiti eleganti, un bel mala e fiori, si mette il profumo e mangia laddu (un tipo di dolci). Vive con stile e si accompagna con gente istruita. A me piace. Il mio ego è stato gratificato! Io sono un devoto di Shiva e Ganesha è figlio di Shiva, perciò Ganesha diventa il mio gurubhai.
Ora la mia cucina è completamente cambiata e sta diventando an-che costosa. La gente porta moltissimo cibo ogni giorno: frutta, pane e burro. Ganeshaji organizza ogni cosa. Lui disse: “Satyananda, tu stai facendo il miserabile. Dimentica dalia e khichari. Non ti preoccupare, il tuo denaro non sarà speso. Fai che tutti mangino upma, idli, dosa, puri, paratha, ecc. Suvvia, questo corpo umano sopravvive grazie al cibo. Se non lasci che la gente goda del buon cibo e indossi abiti buoni, la vita diventa noiosa e monotona, e le persone si deprimono”.
Ho dovuto accettare Ganeshaji, non per questo, ma per le cose che iniziarono a succedere. La cucina intera cambiò; ogni giorno veniva-no preparate verdure, salse e insalate e le persone giungevano dai villaggi portando dell’ottimo cibo. Ognuno portava qualcosa di diverso. Allora capii che Ganeshaji aveva iniziato la propria organizzazione! Che differenza fa? Io accettai tutti i cambiamenti. Se Dio viene a stare in casa vostra per Sua volontà, vengono devi e devata. Allora dovete vivere con fede e fiducia totali, senza più dipendere dal vostro intelletto, dalla vostra ricchezza o capacità.
Fede e fiducia non sono virtù terrene; sono qualità spirituali. Ciò che vi ho detto oggi, in breve, riguarda fede e fiducia. Dovreste tutti tendere a sviluppare queste qualità con buoni satsang, non i satsang in cui si discute di politica e delle caste. Satsang significa unione con la verità, dalle radici sat e sanga. La verità qui è Dio. Mentre pone in risalto l’importanza del satsang, Tulsidas dice nel Ramacharitamanas:

Senza satsang non è possibile alcuna storia di Rama,
E senza questo, non c’è distruzione dell’illusione.
Senza la distruzione dell’illusione
Non è possibile alcuna intensa devozione ai piedi di Rama.

Se non potete organizzare satsang, leggete perlomeno dei buoni libri come il Ramacharitamanas, la Srimad Bhagavata e Guru Granth Sa-hib. Nella Srimad Bhagavata si afferma:

La conoscenza vera e reale
Si può ottenere solo nel corpo umano.
Perciò, avendo ottenuto questo corpo,
Le persone sagge dovrebbero ricordarMi,
Dopo aver abbandonato l’attaccamento a questi guna.

Il Ramacharitamanas sono il tonico più potente per generare la bhakti. Bisognerebbe leggerlo regolarmente per compiacere il Signore e se stessi. Tulsidas ha detto:

Possono percorrere questo sentiero solo quelle persone
Che sono onorate in modo particolare da Hari.
Quelli che cantano questa storia senza falsità,
Ottengono il successo nell’obiettivo desiderato.

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, ed. Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

I Capitolo: Samadhi Pada

Sutra 40: I frutti della meditazione

Paramanuparamamahattvantoasya vashikarah

Paramanu: atomo di base; paramamahattva: ampiezza estrema; an-tah: finire; asya: di questo; vashikarah: padronanza

Così lo yogi, ottiene la padronanza sugli oggetti della meditazione che si trovano tra l’atomo più piccolo e l’infinitamente grande.

Si può porre una domanda: le pratiche descritte nei sutra precedenti sono in grado di portare al samadhi? La risposta è no. Non si può raggiungere il samadhi con queste pratiche, ma si può sicuramente ottenere il potere psichico o spirituale necessario per i più sottili stadi del samadhi. È come superare gli esami alle superiori ed essere pronti per l’università. Così, praticando i vari sadhana citati, l’aspirante acquisisce la padronanza sugli atomi più minuscoli come sull’infinitamente grande. Egli diviene maestro delle forze più sottili come delle più grandi. Questi sadhana conferiscono un potere supremo. Sono pratiche davvero necessarie per progredire verso la percezione sottile degli stati più profondi del samadhi. Come uno scienziato arriva a concepire gli stati più infinitesimali della materia e dell’energia, così lo yogi diviene capace di praticare la concentrazione sul pensiero più sottile e anche sull’infinito.
Spesso troviamo persone incapaci di afferrare il significato sottile delle cose. Questo avviene perché non hanno la padronanza della mente. Le pratiche di concentrazione citate in precedenza possono rendere la coscienza veramente raffinata. Si può volontariamente rendere la mente introversa. Questo si osserva allo stesso modo quando si deve risolvere un problema di matematica, di scienza e nella meditazione. Con l’esercizio si può concentrare la mente nel modo più appropriato, altrimenti diventa difficile avere una buona padronanza della mente. Nello yoga, il primo potere psichico è proprio questa padronanza, quindi la mente può essere fissata su qualsiasi oggetto, grossolano o sottile.
Si può fare un esempio interessante. Quando Swami Vivekananda era negli USA, ogni giorno era solito prendere in prestito da una biblioteca diversi libri, restituendoli il giorno dopo. Il bibliotecario, sorpreso che si potessero leggere così tanti libri in un giorno, volle mettere alla prova lo swami, ma restò esterrefatto constatando che poteva ricordare ogni parola e riga che aveva letto. Ecco come uno yogi ha il controllo sul più piccolo come sul più grande.
Una persona può entrare in samadhi solo quando è in grado di percepire anche le idee e i pensieri. Infatti, negli stati più sottili del samadhi, bisogna individuare la coscienza dinamica e mantenerla ferma. Ci sono stati di samadhi in cui l’aspirante ha solamente la consapevolezza dello sforzo per controllare quello che sta facendo. Questo sforzo dev’essere formulato come un’idea, e poi dev’essere rigettato. È una cosa molto difficile da comprendere. In questo stato si è in grado di annullare tutti gli altri pensieri tranne quello dell’eliminazione. Questo si può fare solo se si ha la padronanza dei quattro processi che non sono i processi del pensiero conscio.
Negli stati più sottili del samadhi si deve avere la padronanza del nome, della forma e dell’oggetto rappresentato dal nome; per esem-pio, il nome mucca, la forma mucca e l’oggetto mucca. Bisogna co-noscere questa differenza, ma ciò non è possibile senza l’esercizio perché, per abitudine, noi siamo inclini a mischiare questi tre elementi in un’unica nozione. Uno yogi che ha il controllo della mente può comprendere questi fattori separatamente. Senza raggiungere questa capacità, è impossibile procedere nella meditazione. Bisogna essere capaci di praticare la meditazione su di un oggetto senza l’interferenza di nome o forma.

Il Ciclo mestruale

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Nawa Yogini Tantra”, Edizioni Bihar School of Yoga, Munger, India.

L’universo canta e danza con una molteplicità di ritmi: quelli lunghi e lenti che consumano le montagne, la marcia costante delle stagioni, l’alternanza di giorno e notte, la rivoluzione del sole, il crescere e il calare della luna. Vivere in un corpo femminile vuol dire partecipare in modo particolare a questo flusso e riflusso cosmico, perché la consapevolezza femminile attinge costantemente ai modelli naturali di fertilità che si riflettono nel suo ciclo mestruale.
Questa elevata consapevolezza è un motivo costante di riconosci-mento dei nostri legami con l’infinito, e non dovremmo lasciarlo de-generare in una morbosa preoccupazione per il corpo. Troppe donne permettono che la loro consapevolezza si limiti al corpo. In modo consapevole o inconsapevole, si considerano sempre malate, sorve-gliano ansiosamente le più esigue variazioni del ciclo, si preoccu-pano e si agitano al più piccolo dolore, reale o immaginario che sia.
L’attitudine ad osservare il proprio corpo è d’aiuto alla salute, ma deve essere basata su di un’appropriata conoscenza e familiarità. Dobbiamo imparare a fidarci del nostro corpo. La nostra costituzione fisica è un capolavoro della natura, sorprendentemente forte e piacevolmente completa, e funziona in modo armonico in molte circostanze, anche quelle difficili, senza alcuna interferenza da parte nostra. Il corpo umano è un meccanismo che si autoregola, che si adatta costantemente alle nostre necessità e capacità.

Il ciclo mestruale

Il ciclo mestruale è una serie di eventi che capitano una volta al mese alle donne sessualmente mature. Dal menarca (la prima mestruazione) alla menopausa (la fine delle mestruazioni) è un fenomeno che si ripete costantemente. L’inizio di ogni ciclo è avviato da un ormone chiamato ormone follicolostimolante (FSH) prodotto dalla ghiandola pituitaria, alla base del cervello. Questo ormone stimola l’ovaio a produrre un follicolo che contiene l’ovulo. Quando il follicolo matura secerne l’estrogeno che prepara il rivestimento dell’utero a ricevere l’uovo fecondato. L’estrogeno agisce anche sulla pituitaria facendole secernere l’ormone luteinizzante (LH). Quando questi due ormoni raggiungono un particolare equilibrio nel corpo (circa al quattordicesimo giorno) il follicolo maturo rilascia l’ovulo sviluppato in una delle tube di Fallopio.
Dopo che l’ovulo è stato espulso, il follicolo viene chiamato corpo luteo (corpo giallo) e è stimolato dall’LH a produrre progesterone. Il progesterone inibisce un’ulteriore ovulazione e mantiene il rivestimento dell’utero pronto per l’ovulo fecondato. Se l’ovulo viene fecondato si muove lungo la tuba di Fallopio e s’insedia nel rivestimento dell’utero. Il corpo luteo continua a secernere progesterone all’incirca fino alla dodicesima settimana di gravidanza quando la placenta subentra al suo compito.
Se l’ovulo non viene fecondato, il corpo luteo scompare verso il ventiquattresimo giorno. Secrezioni di estrogeno e progesterone sono rilasciate molto velocemente tra il ventiquattresimo e il ventottesimo giorno, risolvendosi nello sfaldamento del rivestimento uterino e nell’inizio del flusso mestruale. L’FSH secreto dalla pituitaria torna a essere dominante e un nuovo follicolo e un nuovo ovulo iniziano a svilupparsi.

Le mestruazioni

Le mestruazioni non sono nient’altro che il processo in cui il rivesti-mento uterino non utilizzato esce dal corpo. Il fluido mestruale fuo-riesce dalla vagina ed è composto di tessuto sfaldato e di sangue, che avrebbero sostentato l’ovulo se questo fosse stato fertilizzato. Si tratta dello stesso sangue che scorre di solito nel corpo, solo che non contiene agenti coagulanti. Non c’è niente di particolarmente impuro in questa sostanza, anche se può sviluppare un odore lievemente sgradevole dovuto a un’ulteriore degradazione dopo che ha lasciato il corpo. Le mestruazioni durano dai tre ai sette giorni ogni mese, in genere quattro o cinque; in totale viene emessa circa una tazza di liquido.
In genere, la prima mestruazione si ha tra i dieci e i quattordici anni e non oltre i diciassette o diciotto. Di solito è accompagnata o preceduta dallo sviluppo del seno e dalla comparsa dei peli pubici. Il ciclo mestruale continua per un periodo di trenta/trentacinque anni, durante i quali può essere interrotto dalla gravidanza o per una malattia. La fine del ciclo avviene come parte del processo d’invec-chiamento. Invecchiando il corpo produce quantità minori di quegli ormoni che controllano il ciclo e, alla fine, questo termina. Questo periodo è conosciuto come menopausa.
L’ovulazione può non verificarsi nell’anno che segue alla prima mestruazione o anche dopo. Similmente, la cessazione della mestruazione con la menopausa non significa necessariamente che sia terminata l’ovulazione. Alcune donne rimangono fertili ancora per un anno o due dopo l’ultima mestruazione.
Poiché non ci sono regole fisse e rigorose, poniamo ancora l’accento sul fatto che la fisiologia è solo uno schema e dev’essere integrato dalla consapevolezza individuale del corpo.

Dolori mestruali

Nascere donna vuol dire nascere con una maledizione o, almeno, così sembra a quelle donne che soffrono la pena mensile dei periodi dolorosi. Questo problema è diventato così diffuso tra le ultime generazioni che ormai è considerato normale che le mestruazioni siano accompagnate da una varietà di malesseri fisici e problemi emotivi. Vi sono alcune donne per le quali le mestruazioni non sono un fardello, e queste sono considerate fortunate ad essere risparmiate dalla normale agonia del genere femminile. Tuttavia, normale non vuol dire ideale, è solo un indice di quello che succede a molta gente e, accettando la norma, dimentichiamo che le cose potrebbero essere diverse. Il periodo doloroso, così come per molti altri dolori, è un se-gno che nel corpo c’è qualcosa che non va e che il corpo non vuole accettare questo tormento ricorrente come un semplice animale muto. Con lo yoga possiamo agire in una direzione positiva per eliminare il periodo doloroso e riscoprire il retaggio di salute delle donne.
I problemi mestruali (dismenorrea) generano così tanti malanni quanti il comune raffreddore, e il discernimento medico su questo problema è egualmente limitato. Uno dei pochi ricercatori in questo campo, la dott.sa Katherina Dal ton (USA), ha rilevato che il dolore femminile consiste non in uno ma in due distinti problemi.
La dismenorrea spasmodica è caratterizzata da crampi e dolore acuto al basso ventre, a volte con nausea o debolezza nel periodo ini-ziale. In genere si manifesta nelle donne al di sotto dei trentacinque anni e spesso si risolve quando nasce il primo figlio.
La dismenorrea congestiva è associata alla terribile tensione che i medici chiamano sindrome premestruale. Tre o quattro giorni prima del sanguinamento vero e proprio può insorgere un opprimente dolore all’addome e alla parte bassa della schiena. Alcune donne avvertono gonfiore e sensibilità alle mammelle, gonfiore addominale o una sensazione di gonfiore generale. La maggior ritenzione di liquidi può riflettersi in un temporaneo aumento di peso fino a tre chili, e si può anche avere una sensazione di nausea. Sono comuni anche mal di testa, rigidità generale e costipazione. Gli aspetti peggiori sono irritabilità, depressione e apatia, che possono rendere questo periodo del mese molto debilitante dal punto di vista emozionale. La congestione fisica e psichica diminuisce d’intensità con l’inizio del sanguinamento, e si mitiga nel periodo di maggior flusso. Questo tipo di problema mestruale è comune alle donne di tutte le età, dalla pubertà alla me-nopausa, e sembra peggiorare ad ogni gravidanza.
Anche se la scienza medica non è in grado di individuare con sicurezza la causa di questi dolori, le dimostrazioni della dott.sa Dalton e dei dott. Carey e Pinkerton, in Australia, indicano che sia la dismenorrea spasmodica sia quella congestiva sono dovute a squilibri ormonali. In quella spasmodica nel corpo c’è troppo progesterone, mentre i problemi congestivi sono dovuti a un eccesso di estrogeno. Un’altra ricercatrice, la dott.sa Elisabeth Connel ritiene che i crampi uterini siano dovuti a livelli altri di prostoglandine. Si tratta sostanze simili alle secrezioni ormonali prodotti dal rivestimento uterino proprio prima di sfaldarsi. La carenza di progesterone (ovvero l’eccesso di estrogeni) fa anche sì che le cellule del corpo trattengano sodio e rilascino potassio. Ciò ha conseguenze importanti, perché la trasmissione di impulsi tra il sistema nervoso e il cervello dipende dal corretto rapporto so-dio/potassio. Inoltre, sembra che lo squilibrio ormonale stia anche alla base della nostra vulnerabilità emotiva durante il mestruo.
Approccio yogico

In genere i dottori curano i problemi mestruali con antidolorifici e dosi suppletive di ormoni (le pillole anticoncezionali). Una certa percentuale di donne che usa contraccettivi orali riscontra che le mestruazioni siano meno problematiche e il flusso più leggero. Tuttavia la pillola è rischiosa e sta aumentando il numero di donne che preferisce non usarla. D’altro canto, lo yoga offre metodi naturali ed efficaci, senza effetti collaterali di tossicità e con benefici che vanno oltre l’aspetto fisico.
Molte donne domandano se sia salutare fare asana durante i periodi mestruali. L’essenziale è non sforzarsi mai in nessun periodo ma, a parte questa normale precauzione, non c’è assolutamente motivo di saltare le pratiche. Un giornalista ha scritto: “Oggigiorno la maggior parte dei medici crede che le donne non solo possano svolgere qualsiasi attività impegnativa in ogni periodo, ma che ne traggano anche reali benefici. Uno studio del 1965, mettendo a confronto sessantacinque nuotatrici con centotrentotto studentesse che non facevano attività atletica, ha rilevato che le prime avevano problemi mestruali molto minori”.
Durante le mestruazioni non sono consigliabili sirshasana (la posizione sulla testa) e sarvangasana (la posizione sulle spalle), ma vajrasana, shashankasana, marjarasana e la respirazione addominale in shavasana aiutano a mitigare i crampi. Il dolore da periodo congestivo si allieva quando il flusso è al massimo e questa fase è accelerata da contrazioni dell’utero simili a quelle dell’orgasmo. Questo suggerisce che mula bandha potrebbe essere particolarmente indicato, anche se bisogna interrompere la pratica al primo sintomo di stanchezza o di altri effetti sgradevoli.
Durante la pausa del ciclo, un programma equilibrato di asana può bilanciare la produzione di ormoni con la sottile manipolazione delle ghiandole. Le asana massaggiano e comprimono le ghiandole e gli organi interni, spingendo fuori il sangue stagnante e mettendo in circolazione sangue fresco. Le ghiandole e tutto il sistema riproduttivo sono tonificati e rinforzati. Un buon programma dovrebbe comprendere: surya namaskara, sarvangasana, halasana, kandharasana, matsyasana, bhujangasana, shalabhasana, dhanurasana, paschimottanasana, mula bandha e vajroli mudra. Anche le pratiche meditative, specialmente yoga nidra e antar mouna, sono ideali per alleviare le tensioni che turbano la nostra armonia fisica ed emotiva.

Dieta

Una dieta semplice a base di granaglie e verdure agisce in modo me-raviglioso su molti disturbi, compreso il disagio mestruale. Una dieta ricca di proteine, soprattutto quelle derivate dalla carne, aggrava certamente il problema. È interessante notare che nei paesi ricchi l’incidenza della dismenorrea procede parallelamente all’aumento del consumo di carne.
Orientandosi di nuovo a un cibo semplice e vegetariano, numerose donne hanno ottenuto notevoli miglioramenti rispetto ai problemi mestruali, con un flusso di sangue molto più lieve e meno sgradevole. Anche quelle che continuano a mangiare carne hanno colto notevoli benefici rinunciando a caffè e cibi raffinati, specialmente lo zucchero, al riso brillato e ai derivati della farina bianca.
In prossimità del ciclo dovremmo anche mangiare molte banane mature e arance fresche, oppure succo di limone, per compensare la temporanea carenza di potassio, che è dannosa per il sistema nervoso.

Atteggiamenti negativi

Un ciclo doloroso non è una cosa immaginaria, è molto reale e spesso ci sono ragioni fisiche ben definite. Tuttavia, spesso viene esagerato da atteggiamenti emotivi negativi o confusi rispetto alla sensibilità sessuale e all’attività sessuale in generale. Troppo spesso c’è un sottostante complesso di colpa, cosicché consideriamo il dolore (a volte inconsciamente) come una sorta di punizione dei peccati, reali o immaginari, relativi alla vita sessuale. Questa credenza errata s’instaura molto facilmente fin dalla pubertà, quando l’inizio delle mestruazioni coincide con l’insorgere del desiderio.
C’è uno studio australiano sulle giovani che hanno dichiarato di soffrire moltissimo e di dover passare, come conseguenza, da uno a vari giorni a letto ogni mese. Queste donne furono sottoposte a un’intervista individuale e a una serie di sessioni di rilassamento con una tecnica simile a yoga nidra. Il terapista le guidava in varie rota-zioni della consapevolezza attraverso il corpo ed elencava una serie di immagini idonee a desensibilizzare la reazione del soggetto al do-lore e alle mestruazioni. I risultati furono molto incoraggianti: tutti i soggetti dichiararono una diminuzione di tensioni, dolore e tempo trascorso a letto. Sei mesi dopo, più della metà dichiarò di essersi liberata dai dolori mestruali è dimostrò un atteggiamento migliore verso le mestruazioni in generale.
Presso certe società primitive, la prima mestruazione di una ragazza è considerata un segno di maturità sessuale ed è celebrata come l’avvento della femminilità. Tuttavia, in molte culture, le mestruazioni sono circondate da vergogna e segretezza, se non addirittura da tabù. Anche nell’occidente “libero” le donne sono ancora considerate quasi impure durante il ciclo. Questo atteggiamento è esplicito per le donne mussulmane, indù ed ebree che devono essere ritualmente purificate dopo ogni ciclo. È un atteggiamento basato soprattutto sull’ignoranza e la superstizione e rende difficile alle donne, specialmente le giovanissime, accettare il naturale funzionamento del corpo. Spesso i fattori biologici non sono conosciuti e spesso l’alone di mistero dipende da un tabù generale di discutere su questo argomento. Questo è il fattore che contribuisce maggiormente all’insorgere di dolore e tensione che spesso accompagnano le mestruazioni.
Il grande santo Ramakrishna era molto esigente sul cibo e si atte-neva strettamente alla regola di non accettare cibo preparato o servito da qualcuno al di fuori della casta dei bramini. Prendeva solo prasad dai templi o cibo cucinato da sua moglie, Sarada Devi. Tuttavia, secondo i costumi indù, le donne non possono preparare del cibo quando sono mestruate. Nella biografia di Sarada Devi, Swami Gambhirananda riporta che Ramakrishna chiese: “Mia cara, il mio mal di fegato è aumentato perché tu non mi cucini il cibo durante quei giorni. Perché non lo fai?” La Madre rispose: “Le donne non possono cucinare per nessuno durante i loro giorni impuri”. “Chi dice che non possono?” chiese il Maestro, “Fallo per me, non commetterai alcun peccato per questo. Potresti spiegarmi quale parte del tuo corpo è impuro? La pelle, la carne, le ossa o il midollo? Sai che purezza e impurità risiedono nella mente; non c’è niente d’impuro al di fuori”. Da allora la Madre cucinò sempre per lui. Il maestro, molto soddisfatto per questo disse: “Guarda, mia cara, com’è sano il mio corpo con i tuoi piatti”.
Si può apprezzare pienamente il significato di questo aneddoto se pensiamo che Ramakrishna fu sempre attento che sua moglie rappre-entasse un esempio per le altre donne, osservando tutte le restrizioni riguardanti le donne braminiche e che, fino alla morte, non infranse mai le regole della casta non accettando neanche del riso bollito da chi non fosse un bramino.
Le mestruazioni sono tirate in ballo quando si parla della preparazione delle donne in generale e, in particolare, della loro capacità di svolgere lavori fuori casa. È assai diffusa l’opinione che le donne, in questi giorni, siano meno efficienti, più esposte agli accidenti e alle malattie: considerando questo atteggiamento non c’è da meravigliarsi se persino certe donne reputano le mestruazioni e i dolori come la maledizione del genere femminile. È stato anche detto che i cambiamenti d’umore premestruali possono seriamente compromettere le capacità intellettuali di una donna. Per esaminare tale questione, Sharon Golub del College di New Rochelle (USA) fece svolgere una serie di test a cinquanta madri di mezza età durante la settimana prima del ciclo. Le donne riferivano di essere più ansiose e depresse del normale e che trovavano difficoltà a concentrarsi e a lavorare in modo efficiente. Tuttavia i risultati dei test mostrarono che prima delle mestruazioni non c’erano i segni di una minor abilità intellettuale.
Questo risultato fa pensare che le donne siano vittime più di un atteggiamento negativo verso se stesse e il proprio corpo che di fattori biologici.

Un accenno al passato

In India vigeva l’usanza, che persiste ancora presso le famiglie dei bramini ortodossi, che le donne di casa si isolassero durante il periodo del mestruo. Non potevano andare in cucina o nella stanza della puja e non potevano toccare alcun membro della famiglia. Per tradizione una stanza era tenuta da parte per loro ed esse vi si ritiravano per almeno tre giorni. Durante l’isolamento, la donna faceva le proprie abluzioni e pulizie e dormiva su una coperta di lana per terra. Metteva da parte il sari, si copriva con un solo telo e se i bambini dovevano andare da lei, dovevano essere nudi. Il quarto giorno la casa veniva purificata con l’aspersione di acqua santa del Gange o di qualche altro fiume sacro, la donna faceva il bagno, lavava i capelli e usciva dal ritiro. Il giorno successivo andava al tempio e poi tornava in cucina e dal marito.
Sfortunatamente le origini di questa usanza sono state dimenticate ed è stata distorta come a indicare che la donna è contaminata, impura e infettata durante il periodo mestruale. In realtà questa prassi non era stata elaborata per proteggere la famiglia dalla donna mestruata, ma per proteggere la donna dalla sua famiglia.
Questo periodo di reclusione dava alla donna l’opportunità di avere una pausa dai lavori domestici che, in una famiglia tradizionale che raggiungeva i cinquanta membri, erano generalmente davvero pesanti. Più d’una madre moderna desidera poter avere del tempo per se stessa lontano dai lavori di casa e dai bambini per qualche giorno al mese. Questo periodo era una protezione psicologica nel periodo di maggior sensibilità emotiva. Invece di aggravare l’irritabilità e la depressione, che così spesso degenera in scene di rabbia e invettive, la donna si rinchiudeva nella quiete e nella calma della sua stanza, preservando la sua pace mentale e l’armonia familiare. Ai nostri giorni le donne non adottano più precauzioni così elaborate e le vecchie usanze sono state abbandonate perché non più praticabili. Nonostante un maggiore disagio e tensione, le donne si sono dimostrate pienamente capaci di continuare a perseguire i loro normali interessi e la carriera. Molte riscontrano che questo dà loro una soddisfazione tale da togliere ogni dolore. Sicuramente i ricercatori hanno dimostrato che in quel periodo le donne non sono ostacolate più degli uomini che hanno fasi di sofferenza per la pressione alta o l’ulcera peptica.
Allo stesso modo, la comprensione del motivo logico che sta dietro alle vecchie usanze distrugge il mito misogino dell’impurità femminile, e questo basta da solo a liberarci dalla vergogna e dal disagio emotivo. Sebbene un periodo di ritiro sia un lusso che poche possano permettersi oggigiorno, possiamo riordinare le nostre tabelle di marcia per concederci maggior riposo e privacy se così desideriamo. Anche solo un’ora extra, o poco più, per praticare antar mouna può fornirci l’opportunità di rilassarci e affrontare le cose sotto una nuova prospettiva.
Dobbiamo ricordare che i problemi che ci investono durante il ci-clo sono gli stessi che, di solito, mettiamo da parte per superare la giornata. La maggior sensibilità durante il periodo mestruale ce li fa avvertire con maggior consapevolezza e, se ci riserviamo del tempo per esaminarli in modo esauriente, forse troviamo una soluzione adeguata. In antar mouna stiamo semplicemente sedute e calme, guardiamo i pensieri e le emozioni che scorrono sullo schermo psichico dietro gli occhi chiusi. Purché manteniamo l’atteggiamento oggettivo del testimone, senza giudicare, questa pratica è di estremo ristoro. Sullo schermo di chidakash non compare niente che sia buono o cattivo. Quello che vediamo è un’espressione della mente inconscia, che si rende manifesta con colori brillanti e immagini avvincenti come quelle di un film surrealista, ma che rivelano molto di più sul vero significato della vita. Antar mouna ci fornisce uno spazio di limpidità psicologica, ci mette in contatto con noi stesse facendoci conoscere le parti del nostro essere che spesso ignoriamo. Come il nostro corpo elimina le sostanze di cui non ha più bisogno, così noi possiamo liberarci dalle idee e autorappresentazioni logorate e sfruttare al massimo questa opportunità di rinnovamento del sé.
La terra ha le sue stagioni: le foglie rosse e brune cadono mentre la linfa vitale si ritrae prima della vigorosa rigenerazione a primavera. Assumendo un atteggiamento positivo verso il più naturale dei processi femminili, possiamo avvalerci della piena consapevolezza del ciclo mestruale e delle sue implicazioni per fare esperienza del legame con la Madre Terra e dell’unione con i ritmi del cosmo.

Riprogrammare la Mente

Tratto da: Paramahansa Satyananda, “Meditations from the Tantras”, ed. Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

All’interno della testa abbiamo il più straordinario computer mai ideato. È un computer biologico così complesso che va oltre la no-stra immaginazione. Secondo gli scienziati, consiste in qualcosa come dieci o tredici miliardi di neuroni che analizzano, interpretano, confrontano, immagazzinano e trasmettono informazioni che provengono dal mondo esterno, incluso il nostro corpo. È in grado di occuparsi di milioni di informazioni nella forma di sensazioni visive e uditive, insieme a tutti i segnali che provengono dal corpo ogni secondo. Ricordate che ogni capello ha un collegamento con il cervello. Ogni centimetro quadrato del corpo ha un elevato numero di connessioni con il cervello.
La maggior parte di queste attività, di cui non siamo consapevoli, avvengono nella dimensione subconscia della mente. Questa inconsapevolezza è assolutamente necessaria in quanto se fossimo consapevoli di così tante attività, saremmo completamente sopraffatti da questo continuo e ininterrotto fluire di informazioni. In questo contesto è assolutamente necessario essere completamente inconsapevoli della gran parte delle attività del nostro cervello, in modo che la consapevolezza sia lasciata libera di seguire altre cose, che non siano le informazioni che arrivano dal corpo. La mente umana è, in qualche modo, simile a un moderno computer. Se un programmatore di computer vuole la soluzione di un problema, è interessato alla risposta, non ai calcoli intermedi. Il programmatore si interessa dei passaggi intermedi solamente se qualcosa non funziona, per esempio se la risposta non è in una forma accettabile oppure se il programma non passa attraverso il computer. In questo caso sia il programma, sia il computer stesso, non funzionano. Questo è l’argomento di questo capitolo. La maggior parte di noi vive una vita simile alla risposta di un computer difettoso. Ora, non è il cervello in sé che sbaglia, a parte qualche caso, ma è il programma della mente. In altre parole, se vogliamo vivere una vita significativa dobbiamo riprogrammare la mente. È il programma mentale non corretto, che abbiamo sviluppato lentamente sin dalla nascita, che è la causa della nostra infelicità e delle nostre angosce nella vita. Riprogrammate la vostra mente e comincerete a vivere una vita felice e con un profondo significato. Una mente ben programmata può fare di questo mondo un autentico paradiso in terra, una mente mal programmata può renderlo un inferno.
La ragione della nostra infelicità è la nostra programmazione mentale, quella che ci fa cercare la felicità nel denaro, nell’ottenere una nuova automobile più grande, la migliore di tutte, raggiungere un livello di vita elevato, bere e inseguire ancora tante altre cose che danno piaceri transitori. In breve, si può dire che cerchiamo di raggiungere la felicità soddisfacendo e dando linfa al nostro ego.
Qual è il risultato di questo modo di cercare la felicità? È che noi ci serviamo degli altri per i nostri fini egoistici e se ci ostacolano nel nostro cammino, facciamo di tutto per superarli o per farli uscire di strada. Il risultato è odio, timori, gelosie, ansietà, tensioni e cosi via. Generalmente, il continuo tentativo di raggiungere la felicità in que-sto modo porta al risultato opposto; la nostra mente è in continua tensione e questo ci conduce all’infelicità. Se non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi o ad impadronirci degli oggetti del nostro desiderio, diventiamo tesi e infelici.
Sebbene queste cose non portino felicità, continuiamo ad inseguirle. Perché? La risposta è che stiamo seguendo il programma che ci siamo costruiti. Ci siamo programmati a perseguire queste cose, sebbene non ci portino una felicità duratura. Se il programma di un computer si può cambiare, allo stesso modo, se riusciamo a fare lo sforzo necessario, possiamo cambiare il programma della nostra mente. Possiamo riprogrammare noi stessi in modo da reagire in modo diverso all’ambiente che ci circonda, affinché la nostra felicità non sia condizionata dai “viaggi” e dai desideri dell’ego.
La meditazione è quasi impossibile quando si è continuamente in lotta con la vita e con chi ci circonda. La meditazione diventa spontanea quando seguiamo il fluire della vita invece di combatterlo. Se riusciamo a riprogrammare la nostra mente e ad entrare in sintonia con l’ambiente, la meditazione avverrà spontaneamente, senza alcuno sforzo. La consapevolezza comincerà ad espandersi. Quando armonizziamo la mente con ciò che ci circonda, diventiamo automaticamente felici. La felicità giace nella nostra mente, non nella manipolazione del mondo a nostro uso e consumo. Riprogrammare la mente significa arrivare a una permanente felicità del nostro essere e della nostra esistenza. Sono le nostre attuali gioie e dispiaceri, odi e gelosie, ecc. che ci danno un’interpretazione distante del mondo esterno e anche di noi stessi. La mente agisce e accetta solamente ciò che è compatibile con la programmazione che ci siamo dati. In altre parole, se attraverso la programmazione mentale sentiamo che tutti coloro che sono fuori dalla nostra vita ci odiano, la nostra mente prenderà in considerazione solamente le informazioni che rafforzano questo sen-timento, questa considerazione. Tutto ciò che giunge di diverso da questo concetto viene soppresso. Se viceversa, attraverso la nostra programmazione mentale, arriviamo a sentire che siamo amati da tutti coloro che sono attorno a noi, anche in questo caso la mente interpreterà favorevolmente tutto ciò che rafforza questo sentimento. Questa è una grossa semplificazione, ma illustra come la mente colori ciò che ci accade seguendo la programmazione che si è data. Il mondo esterno e le altre persone non sono mai viste come realmente sono a causa dei nostri condizionamenti, dei nostri desideri, dei nostri attaccamenti e così via.
Ricordate, si sta affermando che i desideri sono cattivi, ma semplicemente che bloccano la nostra evoluzione spirituale e il cam-mino sul sentiero dell’esperienza meditativa. Una felicità indescrivibile e una più elevata consapevolezza ci attendono, ma dobbiamo riprogrammare la nostra mente e meditare.

Punti da annotare

La prima cosa da ricordare è che non dobbiamo cambiare lo stile di vita ma il nostro rapporto con il mondo esterno, riprogrammando la mente.
La seconda cosa da comprendere è che inseguire una felicità che proviene dall’esterno è futile. Se dopo anni di esperienze nella ricerca della felicità nel mondo esterno non siete arrivati a questa conclusione, è chiaro che non avete ancora nessuno stimolo per cambiare la vostra mente. Cercherete di cambiare la mente solamente quando avrete compreso l’impossibilità di ottenere pace e felicità dal mondo esterno. È sufficiente osservare le persone che fanno di tutto per arrivare alla felicità attraverso interessi esterni e che sembra non riescano mai a trovare ciò che vogliono; tendono a scoraggiarsi e a diventare ciniche e cominciano a credere che felicità e pace siano solo un mito.
La terza cosa di cui tenere conto è che la mente può essere ripro-grammata. Vi è un detto che afferma: “come si pensa, così si diven-ta”. La nostra mente attuale programmata, non è altro che il risultato dei nostri pensieri precedenti. La mente è come un pezzo di cera, si plasma sulla base delle pressioni che riceve. Se cominciamo a pensare in modo diverso, anche la nostra mente gradualmente, ma sicuramente, si riprogramma. Facciamo un esempio di come la mente sia già programmata in modo da costringerci a seguire i suoi dettami. Un bambino potrebbe vivere in una casa dove il padre si comporta come un tiranno. Al tempo stesso il bambino potrebbe pensare di essere sempre alla mercé dei capricci degli altri, ad esempio, vorrebbe andare a giocare con gli amici, ma il padre non vuole. La sua mente si programma in modo tale che in lui si rafforza il pensiero che è il potere che permette di fare ciò che si vuole nella vita. Diventando adulto egli cercherà quindi il potere come mezzo per ottenere la felicità. È lo stesso con quasi tutte le motivazioni della vita, cominciano tutte nello stesso modo. Allo stesso tempo, però, possiamo avere l’abilità di rimuovere il programma esistente in modo da non dover più seguire le sue indicazioni, sostituendolo con un programma che ci permetta di vivere una vita più armoniosa e di espandere la nostra consapevolezza.
Possiamo costruirci un futuro consapevolmente orientato, positivo e cosciente semplicemente modificando la nostra mente e poi aspirare e sperimentare la verità nascosta e la bellezza esistente in noi.

Autosuggestione

Tutte le persone hanno fobie, complessi, emozioni, stress e così via, che portano consapevolmente o no ad avere la mente sempre tesa. Tutto questo è un ostacolo alla pace e alla tranquillità della mente e anche alla meditazione. Dovremmo ricordare il detto: “come pensi, tu diventi”. Questo ci dice come rimuovere questi sintomi mentali. Il potere della suggestione è molto grande. Se nella vita pensiamo in negativo, la nostra vita sarà negativa; pensando positivamente si diventa sicuramente più inclini alla positività. Se siamo convinti che ci ammaleremo di cancro, è più facile che questo accada, questo è il potere delle nostre convinzioni e suggestioni. In realtà questo non accade solo attraverso la mente, ma anche per le influenze dell’ambiente esterno. La nostra mente è continuamente influenzata dagli eventi esterni. Leggendo un libro possiamo ricevere idee che possono influenzare il nostro comportamento; parlando con le persone siamo costantemente influenzati da suggestioni, anche se non sempre ne siamo consapevoli. Tutto ciò che accade raggiunge la mente sotto forma di suggestione. Proposte e suggerimenti arrivano dal modo in cui le persone ci guardano, da come muovono le mani, dal loro modo di parlare e da molte altre modalità più sottili.
Usare il potere della suggestione sotto forma di autosuggestione è il modo più semplice per rimuovere tutto ciò che porta tensione alla mente e per prevenire che le influenze esterne la disturbino ulteriormente. Nello stesso modo, prima delle nostre pratiche meditative, si dovrebbe praticare l’autosuggestione.
Il requisito essenziale per un’efficace autosuggestione è il profon-do bisogno di vedere realizzati i propri desideri. Senza una forte necessità o determinazione, l’oggetto della nostra autosuggestione difficilmente riuscirebbe a materializzarsi. Si deve volere un cambiamento. Quando questa determinazione è piuttosto tiepida, per poterla aumentare d’intensità, si deve continuamente rimanere sul soggetto.
Quando si è sul sentiero spirituale si diventa sempre più consci di ciò che causa le perturbazioni mentali. Più si progredisce, più si di-venta consapevoli di questi disturbi. Non appena compaiono dovreb-bero essere annullati da pensieri opposti o attraverso una forma di autosuggestione che ci convinca che non sono così importanti. Ogni individuo ha i suoi problemi personali e deve quindi perfezionare tecniche appropriate per risolverli. Ad esempio, prendiamo in considerazione una persona che ha paura del buio. Dover trascorrere una parte della sua vita al buio aumenterà di sicuro i suoi disturbi mentali. Consciamente o no, la sua mente sarà sempre in tensione. L’unico modo per eliminare questa fobia è comprendere quanto sia ridicola questa paura, capire che il buio è solamente l’opposto della luce, convincersi che la maggior parte delle persone non teme il buio e quindi perché temere il buio, e cosi via. Una costante autosuggestione su questa condotta dovrebbe rimuovere la paura. Queste forme di autosuggestione sono più potenti quando si è in un momento di rilassamento. Persino una paura profondamente radicata è sensibile a questo tipo di trattamento, a patto che l’individuo impegni tutto se stesso nel rimuoverla, lasciando il posto a un atteggiamento d’indifferenza a queste paure, nel nostro esempio, del buio. L’autosuggestione può operare sui vari tipi di complessi, conflitti e fobie. Tutto ciò che è richiesto è la voglia e il bisogno di rimuovere il problema.
Come può una persona scoprire i profondi malesseri che influen-zano negativamente la sua vita, che sono la causa di tensioni e di infelicità e che nemmeno conosce? Attraverso lo yoga e la medi-tazione il praticante nota che i suoi problemi, fobie, paure, ecc. emergono lentamente. Un metodo particolarmente valido per far emergere queste tensioni emotive e mentali profondamente radicate consiste nel praticare regolarmente la tecnica meditativa di antar mouna e registrare mentalmente o per iscritto quello che emerge durante la pratica.
Un’altra cosa che si deve fare nel tentativo di rimuovere i problemi mentali ed emotivi è far sì che gli avvenimenti esterni, le crisi, non abbiamo ripercussioni negative sulla mente. In altre parole, la mente dev’essere resa più forte in modo che non sia influenzata troppo dagli eventi esterni. Il metodo consiste nello sviluppare lentamente il distacco (vairagya) da ogni cosa e da ogni persona. Questo non significa che si debba diventare un vegetale o non essere in nessun modo coinvolti negli alti e bassi della vita e nei rapporti di relazione personali. Questo significa che, sebbene si reagisca a quello che ci accade attraverso i nostri sentimenti di amore, odio, rabbia, ecc. tutto ciò non deve influenzarci in senso profondo. A livello umano dovete esserne influenzati, ma nel profondo non deve avere effetto. È una questione di identificazione; se vedete voi stessi come il corpo e la mente, allora sarete notevolmente influenzati dal dolore o da indesiderabili manife-stazioni sia fisiche sia mentali. D’altro canto, allo stesso modo, se non identificate voi stessi con la dimensione corpo/mente, bensì con il centro della coscienza, i dispiaceri fisici e mentali della vita avranno poca influenza su di voi. Possiamo paragonare questo con le interferenze esterne sulla superficie di uno stagno. Le onde disturbano la superficie dello stagno, ma hanno poca influenza sul fondo.
La stessa cosa può accadere al ricercatore spirituale; le vibrazioni mentali negative e le indisposizioni fisiche non possono idealmente disturbare il suo essere. Questo è più facile dirlo che farlo, ma con una costante autoconsapevolezza si può arrivare a uno stato dove si è calmi e tranquilli anche tra i tumultuosi eventi del mondo esterno.
Un’altra importante applicazione dell’autosuggestione è nella cura e nella prevenzione della malattia e dei malesseri del corpo. Attraverso una consapevole volontà, il corpo può diventare completamente forte ed equilibrato.
I migliori momenti da dedicare all’autosuggestione sono quelli dopo le pratiche meditative, o anche quando ci siamo appena alzati o quando ci apprestiamo ad andare a letto. In questi momenti la mente è particolarmente ricettiva alla suggestione. Ripetete l’autosuggestione con sentimento e forte intensità per alcuni minuti; in cuor proprio bisogna credere che l’autosuggestione porterà il cambiamento desiderato. In questo modo la suggestione potrà solo avere successo. Suggestioni tiepide falliranno certamente.
Questo per dimostrare che è necessario un processo di reidentificazione relativa a noi stessi e al nostro ambiente. Molta della nostra infelicità nella vita nasce dal fatto che ci identifichiamo con il nostro corpo, la nostra mente, il nostro lavoro o con qualsiasi altro ruolo della vita. Identifichiamo noi stessi con le transitorie sfaccettature della esistenza invece che con quelle permanenti e invariabili che sono dentro di noi, che sono il vero cuore della nostra esistenza. Se e quando potremo dissociarsi dal nostro ruolo nella vita, nel corpo e nella mente e accettarli invece come semplici manifestazioni del nostro essere interiore, il sé, allora la meditazione diventerà un processo spontaneo e costante. Anche solo un limitato grado di distacco dai nostri aspetti più manifesti come mente, corpo, ecc. sarà di grande aiuto per raggiungere un’esperienza meditativa, liberati da impedimenti dovuti a disturbi fisici, mentali ed emotivi. Quando tutti gli aspetti fisici, mentali ed emotivi del nostro essere saranno tranquillizzati e colmati, la meditazione diventerà un processo naturale, semplice e automatico.
Quando si chiede a qualcuno chi è, egli risponde: “Sono un medi-co”, “sono un idraulico”, “sono una casalinga” o “sono un giocatore di calcio”. Rispondono in modi diversi, sulla base di quello che con-siderano il ruolo più importante della loro vita. Possono dare varie risposte, una donna può affermare di essere madre, moglie o, durante il giorno, una dattilografa. In realtà tutte queste cose non sono ciò che le persone sono, ma ciò che fanno.
Lasciatemi fare un ultimo esempio di come questo tipo di identificazione può condurre a una maggiore infelicità. Prendiamo in considerazione un attore. Egli vede se stesso come un attore, con un fisico eccellente, un bel viso e una voce possente. Mantiene il suo fisico in forma con grande cura. Tuttavia, col passare degli anni, nota, con spirito sempre più critico, che sta invecchiando. Il suo aspetto prestante sta sbiadendo, il suo corpo perde forza e la sua voce diminuisce di intensità. Passa ore a guardarsi scoraggiato allo specchio. Diventa depresso e infelice poiché quel concetto che aveva di sé sta scomparendo. La sua autoidentificazione con un fenomeno transitorio sta pagando un pedaggio. In molti casi, specialmente di attori, queste crisi hanno spesso portato al suicidio o a un collasso emotivo.
La stessa situazione si manifesta in una madre quando i figli la lasciano. Ancora una volta ne nasce una grande infelicità dovuta alla sua autoidentificazione come madre. È lo stesso per l’idraulico, il dottore, la casalinga, la dattilografa, ecc. Non sono realtà permanenti. Un’identificazione eccessiva con esse, da parte di un individuo, condurrà sicuramente a un maggior conflitto e turbamento emotivo.
L’identificazione con il nostro corpo, la nostra mente e le nostre emozioni è così comune e diffuso che viene assunto automaticamente come verità. Per esempio, in genere si dice: “Ho sete”. Quest’affermazione viene fatta senza pensare al suo significato. Non viene compreso che “Io” è la nostra autoidentificazione, ed è riferito a un fenomeno temporaneo, il corpo fisico. Più realisticamente dovremmo dire: “Il mio corpo ha sete”. In questo modo sarà implicito che il corpo è semplicemente una manifestazione temporanea del sé permanente, il nucleo centrale dell’esistenza.
La stessa cosa può essere applicata alle nostre emozioni e pensie-ri. Noi diciamo: “Io sono arrabbiato” oppure “Io sono depresso” e così via. In realtà è il sistema emotivo della mente che sente queste cose. Questi sono stati emotivi temporanei, che scompaiono nello stesso modo in cui sono venuti; un momento vi è amicizia e poco più tardi vi è un sentimento di ostilità. Questi stati non sono permanenti, anche se abitualmente ci identifichiamo con essi. Noi diciamo: “Io penso”, “Io penso che il cielo è blu” o “Io penso che uno più uno fa due”. Ma non sono “Io” che penso realmente, è la mente, e la mente cambia di giorno in giorno. Anche la mente non è stabile; allora come dev’essere la realtà permanente dell’ “Io”? Un giorno la nostra mente pensa una cosa e il giorno dopo può pensarne un’altra. È in uno stato fluttuante. Come possiamo realmente identificarci con essa? Quello che dovremmo dire è “la mia mente pensa”, “la mia mente sente” poiché la mente non è l’ “Io” reale.
Noi abbiamo l’abilità di osservare le attività della mente e del corpo. Come può qualcosa che osserviamo essere la nostra vera identità? Ci dev’essere qualcos’altro che osserva. Il corpo e la mente sono solo strumenti di azione, di percezione, di pensiero. Nient’altro.
La nostra vera identità, il nostro “Io” reale è il centro della nostra consapevolezza, è quello che illumina e testimonia ogni cosa che facciamo nella vita, il Sé. Sebbene sia il nucleo centrale della nostra esistenza, l’essenza del nostro essere, pochissimi agiscono o si identificano con esso. Abbiamo già spiegato che la maggior parte di noi non si identifica con esso ma con i suoi strumenti, il corpo e la mente. Se agissimo con il sé, se sapessimo che il sé è la nostra vera identità, allora saremmo in grado di usare il corpo e la mente nella pienezza delle loro capacità. La mente e il corpo potrebbero lavorare al massimo della loro efficienza e saremmo in buona salute poiché non ostacoleremmo l’attività corpo/mente con i nostri complessi e pregiudizi.
Dal punto di vista dell’identificazione, la meditazione sarebbe una attività automatica, spontanea. Come si può cominciare ad operare dal centro della consapevolezza, dall’ “Io” reale? Questo è il fine assoluto del sentiero spirituale. È un sentiero lungo e arduo, ma di per sé già il seguirlo è un grande aiuto, persino una parziale identificazione con il sé e la dissociazione dal corpo/mente e dai ruoli della vita sono una grande risorsa per raggiungere esperienze meditative. La meditazione è un potente strumento per raggiungere il centro del nostro essere.
La prima cosa che bisogna comprendere è che ciò che facciamo nella vita è un compito da adempiere, un ruolo che dobbiamo soddi-sfare e non rappresenta il nostro essere né la nostra vera identità. Le nostre azioni sono semplici espressioni. Questo non significa che dobbiamo abbandonare i nostri ruoli. Dobbiamo continuare nelle no-stre attività, ma vedere noi stessi nella posizione di attori, cioè essere semplici testimoni nell’esercizio delle nostre funzioni; dobbiamo vedere il nostro sé come se fossimo a un’udienza pubblica, dove il nostro corpo e la nostra mente agiscono nei loro ruoli.
La cosa successiva da comprendere è che non siamo il nostro corpo, le sue sensazioni, le sue emozioni, non siamo il suo intelletto, non siamo in assoluto la nostra mente. Questa è la prima cosa da fare a livello intellettuale e, dopo un po’ di pratica, smetteremo di identificarci con le manifestazioni del nostro essere e cominceremo a riconoscerci come il nostro vero essere interiore, una parte del tutto, l’esistenza manifesta e non manifesta che noi conosciamo come Dio.

L’esperienza di dhyana

Durante la meditazione si fa esperienza di un sentimento di assenza di ansietà. L’interesse che normalmente si ha per se stessi sembra scomparire a favore di un interesse uguale, se non maggiore, per gli altri. La vita non sembra più frammentata da idee e opinioni opposte. Ogni cosa è assorbita in un tutto integrale. Gli eventi esterni penetrano nella mente, ne sono assorbiti, senza, tuttavia, causare gli stessi disturbi o reazioni. Ogni cosa prende il suo corso normale senza agitazioni inutili. La paura, la più grande fonte di preoccupazioni, non esiste più. Scompare persino la paura della morte, e l’idea della morte sembra quasi che non esista, che sia di nessuna importanza, superficiale. I soliti alti e bassi della vita sono sostituiti da continui e sublimi sentimenti di gioia di vivere. Ogni cosa sembra adattarsi all’altra come in un incastro. Persino le opposte questioni religiose, filosofiche o culturali sembrano essere all’unisono l’una con l’altra. Ogni cosa combacia perfettamente. Il passato e il futuro appaiono meno importanti, perdono ogni significato. Quello che è importante è l’eterno presente. La cosa più importante è vivere l’esperienza della totalità del presente. Il presente è così attraente che la mente si stabilizza fermamente su ciò che stiamo facendo. Efficienza e perfezione diventano il naturale corso degli eventi. I normali ostacoli alla nostra efficienza, come le preoccupazioni e l’ira, non impediscono più il totale assorbimento della mente. In questa situazione il lavoro diventa gioco e il gioco diventa lavoro. Non vi è più alcuna differenza. La vita diventa così gioiosa che non ha più bisogno di ambizioni, giustificazioni, ragioni particolari; è sufficiente essere. Ricordate che è a causa di frustrazioni, insoddisfazioni o infelicità che cerchiamo di trovare una ragione di vita, arrivando a volte fino al punto di seguire modi di vita innaturali o contrari al nostro vero essere.
Non si deve perdere il gusto, l’entusiasmo, l’interesse per le attività nel mondo, ma cessare semplicemente di preoccuparsene. Vi possono essere dispiaceri e preoccupazioni superficiali, ma all’interno del nostro essere vi è una pace perfetta. Tutti i preliminari che normalmente associamo alla nostra esperienza meditativa non sono più così importanti o necessari. In altre parole, tutte le regole relative agli yama e niyama di Patanjali come il distacco, la rinuncia e così via, non sono più necessarie. L’esperienza della meditazione va oltre queste regole, che non servono più. Queste regole hanno lo scopo di eliminare i disturbi mentali. Ma una volta raggiunta la pace interiore, l’individuo può fare ogni cosa: attività eccitanti, essere arrabbiato, felice, tutte le molteplici azioni della vita. Queste azioni non influenzeranno più negativamente il suo essere interiore; egli passerà attraverso la vita come un testimone; le gioie dei sensi non diminuiranno, anzi aumenteranno.
Ogni cosa tende all’unità. Il mezzo di conoscenza è la facoltà di intuizione. Gli oggetti evidenziano ai nostri occhi le loro carat-teristiche più profonde ed essenziali. Ogni cosa assume un atteggiamento sempre più amichevole, l’universo intero è a nostra disposizione, la nostra natura interiore non ha più nemici, non si oppone più a nulla. Ogni atomo è pieno di vita e scoppia di vitalità.
Lo scorrere del tempo e l’immensità dello spazio perdono il loro immutabile significato: sono visti semplicemente come una manife-stazione dell’universo. Il tempo sembra fermarsi e le profondità dello spazio cosmico non sembrano più così lontane. Le stelle ci sembrano più vicine, l’infinito e l’eternità diventano quasi tangibili, l’esistenza è vista come l’aspetto permanente di ogni cosa, ci si accorge che il nostro essere è legato intimamente con ogni altra cosa esistente. Normalmente ci si sente come una piccola e insignificante parte dell’universo, come un piccolo ingranaggio in una grande ruota, una piccola particella in uno spazio e in un tempo senza fine. Spesso ci si sente isolati, separati dall’esistenza, con un senso di profonda solitudine. Si è convinti di non riuscire più a superare questa situazione. Molte persone scuotono semplicemente le spalle e fatalisticamente accettano il loro destino. La meditazione cambia tutto questo. Attraverso la meditazione si comprende che si è una parte necessaria, profonda, completa e importante dell’universo. Ci si mette più profondamente in relazione con ciò che esiste, non è più come essere un’entità separata poiché noi siamo tutto quello. “Tu sei quello”.
Questo è uno stato mistico di meditazione. Ci possono essere de-scrizioni diverse di meditazione, dipende dalla profondità e dalla su-blimità della meditazione stessa. Ogni persona, inoltre, usa un proprio linguaggio, termini religiosi, simbolismi e sensazioni personali nel tentativo di esprimere l’inesprimibile.
Non si può fare improvvisamente l’esperienza dei più alti stadi di meditazione. È una progressiva intensificazione di esperienza spiri-tuale che all’inizio appare in modi semplici e diversi. Inizialmente può mostrarsi sotto forma di visioni e in diversi modi, tangibili e non. All’inizio molte di queste visioni possono sembrare strane poiché non sembrano in relazione con la vita normale di tutti i giorni. Vi potrete meravigliare di come tali meravigliose e soprannaturali visioni possono venire dal nostro essere. Si possono avere abbaglianti visioni del Buddha, oppure forme psichedeliche e multicolori di energia. Si possono fare vivide esperienze di emozioni e sentimenti e sentire differenti suoni provenire dalle più elevate profondità del nostro essere.
Infine, prendiamo ad esempio un’esperienza trascendentale vis-suta attraverso un lampo di esistenza, intensamente illuminata e viva per un tempo brevissimo. Il seguente è un estratto da “The Varieties of Religious Experience”, di William James: “Tutto ad un tratto, senza alcun preavviso, mi trovai avvolto in una nuvola di color fiamma, per un attimo pensai al fuoco, a una immensa deflagrazione vicino a casa, in quella grande città; ma un attimo dopo seppi che il fuoco era dentro me stesso. Immediatamente dopo subentrò in me un senso di esultanza, di gioia infinita, accompagnata e seguita immediatamente da una illuminazione intellettuale, assolutamente impossibile da descrivere. Non era semplicemente qualcosa che mi accingevo a credere, tra le altre cose, vidi che l’universo non era composto da materia morta, ma al contrario da una presenza viva; presi coscienza della vita eterna. Non vi era la convinzione di vivere eternamente, ma la consapevolezza di possedere un giorno la vita eterna; vidi che tutti gli uomini sono immortali; che l’ordine cosmico è tale che tutte le cose, senza alcun dubbio, operano insieme per il bene comune; che il principio fondamentale del mondo, di tutti i mondi è l’amore, e che la felicità di ognuno e quella di tutti e, a lungo andare, è cosa certa. La visione durò pochi secondi e scomparve; ma il suo ricordo e il suo senso di realtà sono rimasti nel quarto di secolo trascorso da allora. Sapevo che ciò che quella visione mi aveva mostrato era vero. Posso affermare che quello che vidi, quella convinzione, quella consapevolezza, anche nei momenti di più profonda depressione, non mi è mai venuta meno”.
Sono stati scritti molti libri classici nel tentativo di mostrare la crescita e l’esperienza spirituale in termini simbolici e allegorici. Gli scrittori hanno compreso la futilità di tentare di descrivere direttamente le esperienze spirituali. Usano quindi metodi indiretti comprensibili solamente a coloro che hanno già qualche genere di esperienza. Altri comprenderanno il contenuto di quei libri in senso più letterale. Ne sono un esempio il Ramayana e la Bhagavad Gita, che trattano rispettivamente della vita di Rama e di Krishna, la Divina Commedia di Dante, il Faust di Goethe e altri numerosi libri e poemi. Tutti cercano di interessare le persone ad un livello più profondo di quello della mente razionale. Seguendo la stessa linea di pensiero, il praticante deve provare la meditazione per se stesso e non deve rimanere legato a letture che descrivono esperienze e sentieri spirituali di altre persone.

I Ritmi della Vita

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Surya Namaskara”, edizioni Satyananda Ashram Italia.

Gli organi di un corpo sano sono come gli strumenti bene accordati di un’orchestra che è diretta dal cervello e dal sistema nervoso. Ogni organo svolge le sue funzioni in coordinazione e in armonia con tutti gli altri organi del corpo e nel momento del giorno in cui è richiesta la sua attività. Però, un corpo non sano è stonato e dissonante. Questo succede quando i nostri sistemi energetici sono carenti oppure sovralimentati di energia vitale, o quando una parte dei circuiti nervosi di controllo non dirige il corpo adeguatamente.
I ritmi diurni del corpo sono regolati dall’ambiente e dal nostro stile di vita. I ritmi interni non devono solo essere in sintonia con le necessità interne, ma devono lavorare in armonia orchestrale con le forze e le esigenze esterne. Molti dei ritmi interni vengono regolati dal ritmo della luce e del buio e dal nostro schema di attività entro la rivoluzione giornaliera della terra, che ruota sul suo asse mentre si muove attorno al sole. Il professore W. Romanowski del “Dipartimento di Fisiologia dell’Accademia di Educazione Fisica” di Varsavia, un pioniere della ricerca sulle asana yogiche, afferma che: “Il movimento e il ritmo sono caratteristiche dell’universo in cui viviamo… Negli organismi viventi alcuni cambiamenti ritmici funzionali dipendono dalla periodicità di processi che avvengono nell’ambiente esterno, conosciuti come ritmi esogeni (esterni). Esiste anche una specifica ritmicità nell’unità biologica endogena (interna)”.
Secondo la teoria dei bioritmi, questi ritmi interni ed esterni pos-sono essere classificati secondo la loro frequenza nel modo seguente:
1) Frequenza bassa, come le stagioni e cicli mensili.
2) Frequenza moderata, come i cicli respiratori e cardiaci.
3) Frequenza alta, come la pulsazione dei sistemi enzimatici o degli atomi in un cristallo.
Nel nostro studio di surya namaskara i ritmi a frequenza moderata sono quelli che più ci interessano, poiché sono visibili e percettibili e possono essere facilmente osservati in qualsiasi momento. Questi costituiscono il primo gradino verso una comprensione delle frequenze più alte o più basse che ci circondano. La frequenza media include anche i ritmi circadiani (giorno/notte), cardiaci (cuore) e peristaltici (addominali).
La vita moderna ha allontanato l’uomo dall’influenza ritmica e benigna della natura. I ritmi interni, il relativo ingranaggio naturale del sistema nervoso ed endocrino, sono squilibrati a causa degli effetti dello stress e della tensione, e portano a una sensazione di disagio e di mancanza di benessere che causano malattie e nevrosi. Le onde cerebrali della maggior parte delle persone “normali” indicano chiaramente la mancanza di integrazione tra le parti del cervello, formando schemi asimmetrici e casuali. In una situazione clinica, per esempio, vediamo che una parte del corpo si sta rilassando mentre l’altra prepara il corpo allo stress. Questo indica la mancanza di armonia tra le parti. Piuttosto, gli organi assumono autonomia e agiscono come entità separate (questo potrebbe essere il riflesso microcosmico di una situazione macrocosmica). L’esperienza soggettiva è quella di schemi di pensiero disordinati, tenui stati depressivi, incapacità di concentrazione e instabilità mentale ed emozionale. Gli effetti potrebbero essere ancora più gravi.
Per ristabilire una normale funzione ritmica interna dobbiamo trovare un modo per regolare gli schemi che sono divenuti disordinati, forse nel corso di diversi anni. Ciò richiede dei mezzi o tec-niche che possano penetrare nello “stroma” del sistema nervoso, la struttura di base consistente in componenti sensoriali, motorie e autonome. È lo stroma che determina parametri come gli schemi delle onde cerebrali, la personalità, il modo di pensare, di sentire e rispon-dere al mondo. Esso è responsabile del mantenimento delle abitudini e delle risposte condizionate, sia nella malattia sia nella salute. Lo stroma può essere cambiato se sappiamo come fare.
Probabilmente, il modo migliore per cambiare i ritmi corporei non salutari è quello di sovrapporre nuovi ritmi psicofisici di natura salutare e favorevole. Nel tentativo di migliorare le funzioni e le esperienze interiori, nelle epoche passate, sono state utilizzate sostanze chimiche, shock-terapie, nuovi modi di comportamento e di condizionamento, tecniche psicologiche e molte altre, che hanno avuto, però, poco successo. Queste, in effetti, non cambiano lo stroma nervoso e non cambiano radicalmente la struttura mentale e, generalmente, non portano cambiamenti duraturi.
I metodi yogici, per modificare i ritmi interni, agiscono in modo lento e sistematico, non cercano di portare un cambiamento radicale, piuttosto, cercano di formare e modificare lentamente la struttura esistente, facendola divenire una salubre estensione della nostra vita quotidiana. Il metodo yogico impone una forza regolare, consistente e benefica che mira a fluire con i ritmi inerenti al corpo e a rinfor-zarli. Questo metodo lavora con la natura, non contro. Per questo le pratiche di yoga devono essere eseguite regolarmente e quotidianamente, anche se soltanto per pochi minuti.
Quando pratichiamo surya namaskara quotidianamente, stiamo aggiungendo nuovi fattori alla nostra vita: una sequenza di posizioni, respirazioni, mantra e stimolazione dei chakra ordinata, sistematica, energizzante e purificante. È come un medicinale o un tonico saluta-re, preso ogni mattina prima di colazione. È come iniettare alcune particelle di prana nella struttura già esistente. La crescita del corpo continua, il metabolismo, la conduzione nervosa, le secrezioni ormonali, le attività giornaliere procedono nel loro modo normale e naturale, però è stato aggiunto un nuovo fattore che nel corso dei mesi e degli anni, sottilmente modifica gli schemi e i ritmi. È come aggiungere al cibo un pizzico di sale che modifica percettibilmente il sapore.
L’imposizione di un ritmo salutare esterno cambia un ritmo già esistente. L’imposizione di un ritmo salutare naturale, ordinato e ar-monizzante come surya namaskara, su di un ritmo disordinato e malato, ha un effetto ancora più spettacolare. I ricercatori polacchi T. Pasek e W. Romanowski affermano che i procedimenti psicoprofilattici dei quali le asana di surya namaskara sono una parte, “mirano a produrre una sequenza ordinata e stabile di stati funzionali e di rilassamento, caratterizzati da un ritmo biologico”. Chiamano questi ritmi “ritmi controllati” per distinguerli dagli altri due tipi: interni ed esterni. Questo meccanismo può manipolare i ritmi interni nello stesso modo in cui un selettore di una radio modifica la frequenza che riceve.
Surya namaskara emerge come un mezzo potente per esercitare un controllo cosciente sui sistemi corporei normalmente occulti, un meccanismo di regolazione e sintonizzazione dei processi corporei. Così emergiamo dalle forze costringenti di schemi abitudinari nevrotici e incompatibili e dalle irresistibili forze interne compulsive, iniziando a gustare una vita più spontanea e creativa, una vita in sintonia con i ritmi solari della natura.

PRINCIPI TERAPEUTICI

Surya namaskara è uno strumento versatile, adattabile e potente nell’ambito dello yoga terapia. Esso ha una vasta gamma di applicazioni terapeutiche. Poiché è facile e piacevole da eseguire e non richiede molto tempo, vi è anche una buona collaborazione da parte del paziente.
Nei capitoli precedenti abbiamo visto come surya namaskara rivi-talizzi l’organismo fisico e aiuti a mantenere uno stile di vita dinamico e attivo in mezzo alle tensioni e alle esigenze della vita moderna. Una buona salute fisica è il prerequisito per una buona salute mentale. Questo è parte del ruolo di surya namaskara come misura di prevenzione Non dovremmo dimenticare questo importante aspetto: la prevenzione è superiore alla cura.
In questo capitolo evidenzieremo le proprietà terapeutiche di surya namaskara, descrivendo come influenza il processo della malattia e aiuta a ristabilire la funzione fisica, il flusso energetico e l’equilibrio mentale. Certamente, il ruolo di surya namaskara per la salute mentale è più profondo di quanto ci si possa aspettare, e in alcune condizioni, in modo particolare quella delle psicosi, è uno degli strumenti più utili e potenti a disposizione dello yoga terapia. In alcune situazioni è anche migliore della meditazione per la sua capacità di riordinare le energie che, divenute distorte, hanno causato vari gradi di esaurimento mentale e nervoso.
Sebbene surya namaskara sia un metodo efficace per eliminare alcune malattie, specialmente quelle generate da bassi livelli di energia, quelle psicosomatiche e alcune condizioni degenerative, de-v’essere usato giudiziosamente e saggiamente.

Certamente, in una situazione terapeutica, deve essere insegnato solo sotto una guida esperta, poiché questa pratica libera grandi quantità di flussi pranici che potrebbero essere rimasti bloccati per molti anni.
Il procedimento della cura dev’essere lento e controllato; se non lo è, degenera, portando dolori e disagio sotto forma di crisi terapeu-tica, per esempio foruncoli, raffreddori o diarrea. In una situazione ancora più estrema, come l’alta pressione sanguigna, collasso cardiaco, malattie delle coronarie, ernia, tubercolosi intestinale o in un corpo molto debilitato, la quantità di energia in più che viene liberata potrebbe rompere l’equilibrio e distruggere organi vitali. Un tubo che ha una fessura, dev’essere saldato prima di ricevere una maggiore pressione interna. Nello stesso modo, il procedimento terapeutico dev’essere condotto in modo graduale e sistematico. Ciò richiede esperienza.
Di regola, tutta la terapia dovrebbe essere intrapresa sotto la guida di un medico praticante qualificato e di un esperto yoga terapista.