Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Japa Yoga 
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • Crescere come Donna 
  • Mantra Yoga 
  • Surya Namaskara – Interazione con gli Organi Vitali

Japa Yoga

Tratto da Sw. Satyananda Saraswati: “Dynamics of Yoga”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Martellare l’inconscio
In sanscrito la parola japa vuol dire ripetizione del nome di Dio. In tutte le religioni del mondo, la pratica della ripetizione di un nome divino è stata insegnata come rituale quotidiano. Japa è stato ricono-sciuto come uno tra i metodi più potenti che permettono all’aspirante di raggiungere quelle regioni di beatitudine finale alla quale tutti gli esseri umani aspirano in un determinato stadio dell’evoluzione. Quindi, in questa era moderna in cui gli esseri umani hanno perso il giusto senso dei valori e stanno percorrendo la via sbagliata, japa è uno dei più efficaci metodi per ridurre i dolori del mondo ed il più facile per raggiungere la liberazione. Patanjali, grande esponente dello yoga, spiegando l’elemento ultimo della devozione verso Dio, dichiara che la sacra sillaba Om è il simbolo dell’Essere Supremo e che un aspirante sulla via dell’illuminazione non dovrebbe solo ripetere questo mantra, ma cercare di comprenderne anche il significato. È quindi ovvio che japa sia considerato una pratica yogica ed è per questo che si usa l’espressione japa yoga quando si parla di questa tecnica. Ciò implica anche un metodo scientifico al fine di ottenere un risultato definito. Cerchiamo ora di spiegare alcuni aspetti principali della tecnica di japa yoga e il metodo per la pratica.

Cos’è japa yoga

Poiché la pratica di japa implica la ripetizione di una formula sacra, questa formula, che si chiama mantra, dovrà essere ben definita. Etimologicamente il mantra è qualcosa che, quando viene ripetuto e su cui si medita, permette al praticante di raggiungere il suo scopo. Perciò la pratica del mantra non è una semplice e meccanica ripetizione e il praticante non solo deve comprenderne il significato, ma deve anche meditare su questo significato.
Nello yoga si attribuisce una grande importanza alla pratica di ja-pa. È un metodo di comunione spirituale ottenuta attraverso la ripetizione del mantra. Con una continua ripetizione si creano nel sistema particolari vibrazioni che purificano l’organismo fisico e riempiono la mente di vitalità spirituale. Japa libera il praticante dalle divagazioni e dalle tensioni mentali. Secondo l’affermazione di santi realizzati, il mantra porta ad una perfetta conoscenza di Dio ed è il mezzo migliore di comunione con l’Essere Supremo.

Stadi preparatori

Come si inizia la pratica di japa? I requisiti principali consistono nello stare seduti in una comoda posizione in un posto tranquillo, con la mente serena. Si dovrebbe evitare ogni sensazione di sonnolenza, di torpore e di pigrizia, di agitazione mentale, di fame o di sete, ecc. Si dovrebbero anche evitare i movimenti fisici, gli occhi dovrebbero rimanere chiusi e non ci dovrebbe essere contatto con alcuna parte del corpo, dalla vita in giù.
Poiché japa mantra è considerato una pratica yoga, non avrà alcun valore la semplice ripetizione del mantra senza una reale preparazione e una predisposizione interiore.
La tecnica di japa è stata elaborata in modo da liberare le forze latenti contenute dentro di noi, ed è per questo che viene considerata come una parte del kriya yoga. Si dice che una semplice ripetizione verbale o mentale del mantra, senza seguire il metodo prescritto, non porta alcun frutto e tutto il suo effetto si disperde come l’acqua che esce da un recipiente rotto. In altre parole, prima che l’aspirante spirituale si sieda per la pratica di japa, si deve necessariamente creare un’atmosfera di purezza interiore; il mantra dovrà essere ripetuto né troppo lentamente né troppo in fretta. Una ripetizione troppo lenta potrebbe causare disturbi fisici, mentre una ripetizione troppo rapida potrebbe distruggere ogni buon risultato. Bisogna accostarsi alla pratica di japa yoga con la convinzione che il mantra recitato è molto potente e che conferisce dell’energia.
Questo fatto è stato ampiamente dimostrato. È stato sperimentato che molte malattie vengono rimosse con la pratica di japa. In India, curare un morso di serpente con la ripetizione di un mantra non è inusuale. Perciò, anche l’ipertensione o l’isteria possono essere trattate con japa. Ciò è un’evidente dimostrazione che nel mantra japa vi è una forza divina latente che viene liberata attraverso la fede e la forza di volontà. La nostra ipotesi è che questa forza risieda nel mantra stesso. Proprio come la forza esplosiva latente contenuta in una cartuccia rimane bloccata finche non viene colpita dal percussore di un fucile, nello stesso modo la forza divina di ogni mantra rimane bloccata finché non viene avvicinata attraverso il japa recitato con totale fede, forza di volontà e massima concentrazione. Quando il mantra si risveglia e diventa potente, la divinità che lo presiede o la forza insita in esso inizia ad operare. Se qualcuno afferma che il mantra è solo un insieme di sillabe è in errore poiché l’affermazione è scientificamente infondata.
Teosofi come Leadbeater, Annie Besant e Madame Blavatsky hanno chiaramente affermato, nei loro scritti, che un mantra è total-mente differente da un semplice insieme di lettere. Se leggeste il li-bro di Sir John Woodroffe “Garland of Letters”, potreste comprendere come un mantra abbia una forza e un significato segreto. Tutti i mantra, comprensibili o meno, furono pronunciati dai santi dopo la loro piena realizzazione: queste espressioni della super-mente furono conosciute come mantra.
I mantra composti dai grammatici non sono mantra, ma raggrup-pamenti di lettere. Se un mantra non viene percepito durante uno stato di profonda realizzazione, non può essere formulato; il mantra è una rivelazione, non un semplice accostamento di sillabe. Dovreste aver letto la Bibbia a proposito della parola di Dio. Chiunque cerca di innalzarsi spiritualmente riceve la “parola”, che è appunto chiamata mantra. Nei tempi antichi i santi ricevettero il suono divino, o mantra, e a loro volta lo trasmisero ai loro discepoli. Se volete una testimonianza di ciò, troverete che in tutte le scritture sacre di ogni religione ci fu sempre la rivelazione di una parola.
Tutti i mantra appartengono a due categorie comunemente cono-sciute come sakam e nishkam. Quando il mantra viene ripetuto senza un motivo di interesse, esso è nishkam japa ed è una forma di devozione pura; nel sakam japa, invece, il mantra viene ripetuto per raggiungere uno scopo particolare, per esempio curare una malattia ostinata. Coloro che praticano il japa di un sakam mantra per curare una persona dovrebbero eseguire la pratica secondo delle regole prescritte nelle scritture. Vi sono molte regole sul tipo di mala, o rosario, da usare, sul sistema di esecuzione del japa, sui riti di purificazione e così via.
Se volete eseguire nishkam japa solamente per l’evoluzione spirituale non vi sono simili regole. Potete praticare japa prima o dopo il bagno, in qualsiasi luogo e momento. Non vi sono regole per la direzione, per il momento, il luogo e il procedimento.
Ogni mantra ha, inoltre, una doppia utilità. Quando esso diventa l’ishta (desiderato) mantra, allora il praticante dovrà eseguire un certo numero di ripetizioni quotidianamente. Quando ripetiamo il nostro ishta mantra, giornalmente oppure occasionalmente, forma una parte della nostra preghiera.
Nella procedura della pratica del mantra vi sono quattro stadi: il primo è quello verbale, la ripetizione del mantra ad alta voce; il se-condo consiste nella ripetizione sussurrata, pratica più potente della precedente, non adatta ai principianti i quali, se lo praticassero, si accorgerebbero dell’instabilità della loro mente. Il terzo stadio è quello mentale, manasik japa, nel quale si medita sulle vibrazioni mentali prodotte dal mantra. Si deve percepire il mantra mentalmente, senza produrre alcun suono udibile. Questo sistema di ripetizione è assai più potente del primo e del secondo. Anche questo metodo non è per principianti, ma è per coloro che sono avanzati nella pratica di japa. Il quarto stadio è ajapa, che è descritto dettagliatamente in un capitolo successivo. Nonostante la superiorità di un livello rispetto al successivo, l’aspirante dovrà praticare japa passando progressivamente attraverso i quattro stadi.
La pratica di japa dovrebbe essere eseguita in padmasana (posi-zione del loto), in siddhasana (posizione dell’adepto) o in sukhasana (posizione comoda). Il praticante dovrebbe essere in grado di rimanere comodamente seduto in una di queste posizioni almeno un’ora per praticare japa.
Prima di sedersi per la pratica di japa sarà necessario recitare qualche preghiera. Se ciò non viene fatto, con la progressiva intro-versione, durante il processo di japa le tensioni causate dallo sforzo fisico e mentale si materializzeranno in forma di visioni. Quindi, per evitare l’eventuale sonnolenza e i sogni dovreste praticare baikhari (udibile) japa. Quando adoperate il mala (rosario), dovreste essere vigili e attenti. La concentrazione non è una sospensione dell’attività della mente, né attenzione totale, ma implica la consapevolezza. Durante la pratica di japa bisogna mantenere sotto controllo un eventuale stato ipnotico della coscienza e una forma meccanica di ripetizione. La mente è molto abile, conosce molti trucchi. Se andate da un esperto per una forma di analisi, potreste scoprire che la vostra mente conscia pensa all’inferno mentre la mente subconscia sta pensando al paradiso, oppure che la mente conscia pensa alla purezza mentre la mente subconscia sta pensando all’impurità. Per poter estendere la consapevolezza su tutte le dimensioni della coscienza, sarà indispensabile non ignorare i metodi tradizionali della pratica di japa.

L’uso del mala

Il mala occupa un posto molto importante nella pratica di japa. Di solito per questa pratica viene usato un mala con 108 grani, più uno all’inizio. In effetti, il mala serve come strumento o aiuto nella pratica. Normalmente un sadhaka (praticante) si procura un mala ma, se non ne dispone, può benissimo contare il japa sulla punta delle dita. Il conto del japa con il mala o sulle dita è raccomandato perché ha un’importanza considerevole. Il mala dovrebbe essere di tulsi, semi di rudraksha oppure di cristallo. Tutti i grandi santi hanno prescritto l’uso del mala per praticare japa. I cristiani usano il rosario ed è sempre utile averne uno. Non dovremmo avere vedute conservatrici o essere soggetti a scetticismo e a pregiudizi su questioni di tale importanza.
Nella pratica di japa vi è un modo ben definito per tenere e usare il mala. Si usano solo tre dita: il pollice, il medio e l’anulare, evitando di usare l’indice ed il mignolo. Questa è la prima regola. La seconda consiste nel non ruotare il mala all’indietro ma sempre in avanti. La terza regola di japa prescrive che non si deve sgranare il sumeru (grano principale). Ciò elimina la possibilità di distrarsi e di eseguire una rotazione meccanica. Il punto più importante è mantenere una costante osservazione e consapevolezza del mantra, grano per grano, e del processo di japa secondo per secondo. Potete meditare sulla forma del mantra, sulle sue vibrazioni sonore, sulla divinità che lo presiede, oppure potete essere consapevoli della vostra meditazione. In ogni caso dovete essere consapevoli del mantra o del processo di japa e anche della forma dell’ishta devata, con gli occhi aperti o chiusi. Durante japa è possibile fare trataka, senza battere le palpebre.
In conclusione, facciamo un riassunto di japa yoga. Japa è la ripetizione di un mantra con un mala. Il grano principale del mala si chiama sumeru, che in termini di psicologia può essere chiamato punto di risveglio. Mentre praticate japa con il mala, non dovreste toccarlo con l’indice o il mignolo. Tenete il mala a livello del cuore biologico sul ginocchio. Quando avete completato un giro di mala e arrivate al grano principale, dovete fare attenzione a non superarlo, dovete rigirare il mala e ricominciare. I tre punti da ricordare sono:
• ogni mantra è connesso ad una divinità. Non abbiate dubbi e non cercate di razionalizzare. Non avete alcuna autorità per negare questo fatto a meno che non possiate provare il contrario;
• il mantra può essere risvegliato;
• attraverso il mantra risvegliato possiamo soddisfare le nostre aspirazioni divine.
Dopo che il mantra vi avrà conferito pace e prosperità, potete forse dimenticarvi di Dio? No, la devozione cresce lentamente. Fate japa e mantenete la consapevolezza.

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

I Capitolo: Samadhi Pada

Sutra 42: Savitarka samadhi

Tatra shabdarthaajnavikalpaih sankirna savitarka samapattih

Tatra: lì, in tale stato; shabda: parola, suono; artha: vera conoscen-za; jnana: ragionamento; vikalpaih: attraverso l’avvicendamento; sankirna: eterogeneo, variegato; savitarka: con pensieri espressi a parole; samapattih: completo assorbimento.

In tale stato (di samadhi) a causa dell’avvicendarsi della coscienza tra parola, vera conoscenza e percezione sensoriale, questa condi-zione eterogenea della mente è conosciuta come savitarka samapatti.

Bisogna ricordare che samapatti, o samadhi, non è uno stato partico-lare; copre l’intera gamma di consapevolezza, compresa la sfera della supercoscienza. Anche lo stato di veglia può essere descritto come una dimensione della coscienza, perché in esso sono comprese varie attività come parlare, camminare, ridere e così via. Allo stesso modo samapatti comprende diversi stati. A mano a mano che il samadhi diviene sempre più profondo, l’aspirante entra in campi di coscienza sempre più sottili. Il primo stato della mente supercosciente è chiamato savitarka. In esso la mente oscilla tra tre cose, ossia: la parola, la conoscenza e la percezione sensoriale. Così, la nostra conoscenza di un oggetto è confusa, variegata.
Quando pensiamo a una rosa, pensiamo a molti suoi attributi: il colore, il peso, il profumo, la struttura, e così via. La conoscenza di questi attributi è mescolata assieme al concetto che abbiamo di rosa. Questo è lo stato di savikalpa che bisogna trascendere nella medita-zione. Quando la mente va al di là di questi attributi e diventa un’uni-ca cosa con l’oggetto, senza riferirsi a qualità particolari, si ha lo stato di samadhi.
Nel primo stadio, chiamato savikalpa, c’è una commistione di tre elementi chiamati shabda, artha e jnana. Shabda è la parola o vacha-ka che indica l’oggetto. L’oggetto vero e proprio è chiamato artha. Sappiamo che la parola shivalinga è una cosa, mentre l’oggetto shi-valinga è una cosa del tutto differente. Inoltre la conoscenza che af-fiora alla mente quando meditiamo sullo shivalinga è qualcosa di ancora molto diverso: è pratyaya che si presenta alla nostra mente ed è detto gyana. Questi tre elementi assieme sono aspetti necessari del processo di concentrazione. In savitarka sono mischiati assieme.
A volte abbiamo la consapevolezza simultanea di shabda, artha e jnana, a volte abbiamo la consapevolezza solo di un elemento alla volta. Questi due stati continuano ad alternarsi. Se si è concentrati su di una forma particolare, la forma persiste, ma la continuità della consapevolezza continua a modificarsi. Ad esempio, qualche volta si è consapevoli dello shivalinga, qualche volta del mantra, qualche volta del linga e così via. In realtà dovrebbe esserci la consapevolez-za continua di un solo fattore, ma questo non succede e gli elementi si mischiano assieme. Questo fatto è dovuto a bija, il seme. Il seme ha diversi strati; lo strato più esterno è la buccia, il più interno è la parte realmente essenziale. È a causa del seme, cioè delle impurità prodotte dalle esperienze passate, che gli elementi di conoscenza si mischiano assieme.
Seme significa una base per la mente. È la consapevolezza del supporto che la mente utilizza. Quando meditiamo, per prima cosa visualizziamo la forma; è come levare lo strato più esterno. Poi si possono visualizzare le qualità più profonde e alla fine lo strato più interno. Savitarka è lo strato più esterno del seme e al di sotto di esso ci sono gli strati chiamati nirvitarka, savichara e nirvichara. La coscienza sensoriale è lo strato più esterno del seme. Via via che si supera pratyahara, dharana e dhyana, si supera anche savitarka samadhi e gli altri stati più sottili. Alla fine si vede l’entità più sottile di tutte, chiamata drashta o atman.
Senza seme la coscienza non può funzionare. Nello yoga è chia-mato pratyaya, la base. Poi abbiamo bisogno anche di un simbolo, detto linga. In savitarka non possono essere separati: sono mischiati.
Chi pratica japa e la meditazione su mantra e forma, dovrebbe ri-cordare che dopo che nella meditazione si è visualizzata la forma, la coscienza dovrebbe oscillare tra shabda, artha e jnana. Shabda è un processo di pensiero sotto forma di parole. È un discorso mentale. Jnana è la percezione sensoriale interiore e artha è l’oggetto come può essere lo shivalinga. Artha rappresenta lo scopo finale ed è molto difficile. È la reale conoscenza dell’oggetto.
Conseguendo il samadhi attraverso un particolare simbolo, si ha il completo controllo della consapevolezza dell’oggetto su cui si sta meditando. Questo è ciò che succede in samyama, che comprende il triplice processo chiamato dharana, dhyana e samadhi. Samyama vuol dire trattenere completamente l’oggetto nella consapevolezza e mantenere la consapevolezza dell’oggetto sotto pieno controllo.
Il risultato di un completo assorbimento o fusione in oggetti diversi è differente. Non ha senso dire che si ottiene sempre lo stesso risultato meditando su oggetti diversi; ad esempio, se si mantiene una totale consapevolezza del cotone, il risultato sarà del tutto diverso da quello che si ottiene quando si pratica samyama su altri oggetti o aspetti come la forza fisica, ecc. Durante il processo di samyama il risultato finale che otteniamo è artha, che ha un suo scopo, anche se non lo conosciamo fin dall’inizio. Lo scopo deve essere raggiunto attraverso la separazione, e la separazione avviene spontaneamente.
In savitarka samadhi la consapevolezza è libera da imperfezioni. Ci sono pace e tranquillità assolute. Non si verificano oscillazioni e esitazioni mentali. C’è un altro tipo di samadhi che è chiamato nirvitarka. È importante mettere in evidenza che in noi c’è già un frammento di acquisizione dello stato di supercoscienza, ma dura solo qualche istante.
Quando si ha un oggetto di meditazione, bisogna cercare di vedere i tre aspetti dell’oggetto separatamente. Bisogna cercare di visualizzarli alternando nome, forma e significato. Bisogna sforzarsi di vedere la propria consapevolezza sulla base di questi elementi. Poi bisogna cercare di vederli come un’unica cosa. Bisogna essere consapevoli di nome, forma e significato contemporaneamente. Alla fine si cerca di vederli separatamente. Questo è uno dei più importanti metodi di dhyana.
Si tratta di un formidabile metodo di concentrazione. Se si riscontra difficoltà a spostare la coscienza in modo alternato tra questi tre stati, si può praticare solo japa con la ripetizione silenziosa della parola. Dapprima pensate alla parola e la ripetete; poi si può aggiungere la forma dell’oggetto e poi si può pensare ai suoi vari attributi. È difficile dare una spiegazione completa di questo stato mentale; tuttavia quando si arriva a separare i tre elementi di coscienza e a riunirli nuovamente in una cosa sola si ottiene un formidabile metodo di controllo mentale.

Menopausa – Crescere come Donna

Tratto da Swami Muktananda Saraswati, “Nawa Yogini Tantra”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Menopausa (continuazione dal vol. 1)

Le donne che hanno sempre seguito una regola di auto-educazione oltre a quella del loro ambiente familiare, in genere hanno meno di-spiaceri e timori in questo periodo. Le donne il cui approccio al cambiamento è consapevole e positivo sono meno soggette a tensioni psicologiche e depressione. Gli studi di Pauline Bart, Bernice Neugarten e del Collettivo per la Salute della Donna di Boston, dimostrano che molti disturbi della menopausa non colpiscono affatto molte donne in questo periodo della vita. Queste ricerche hanno scoperto che i sintomi diretti della menopausa (“vampate”, atrofia vaginale, ecc.) vengono dichiarati anche da quelle donne in menopausa che sono ottimiste e attive, mentre la depressione, l’insonnia, il mal di testa e altri sintomi della “sindrome da menopausa” in realtà vengono riferiti più spesso da donne tra i venticinque e i quarant’anni. Sembra, dunque, che questi problemi non siano specifici della menopausa, ma siano il riflesso delle insoddisfazioni avute dalle donne nel corso della vita. Questi problemi e malumori non sono per forza causati dalla menopausa, ma semplicemente si manifestano in questo periodo.

Paure infondate

Parlando in generale, sono le donne più giovani che hanno atteggia-menti più negativi verso questo cambiamento nella vita. Dovendo ancora provarlo, hanno idee molto distorte sull’argomento e tendono a rappresentarselo molto peggiore di quanto sia. Le donne che hanno già avuto la menopausa sono spesso meno negative in proposito. Sembra che abbiano una visione migliore e trovano che la menopausa sia meno significativa nel contesto complessivo della loro crescita e soddisfazione personale. Questo vuol dire che le donne più giovani e quelle più mature dovrebbero stare assieme e parlarsi più francamente su queste cose. Un punto centrale di paura e dubbi è che, con la menopausa, si estingua il desiderio sensuale della donna. Parlando con donne mature troviamo che non è raro che continuino ad avere una vita matrimoniale attiva come prima della menopausa. Al contrario del mito della “vecchia incartapecorita”, non raramente le donne hanno un rifiorire di intimità con il marito e un rinascere di altri interessi e capacità.

Prospettiva yogica

Per le donne che hanno praticato lo yoga negli anni precedenti, i di-sagi fisici della menopausa sono meno intensi e i disturbi emotivi praticamente non esistono. Infatti, le asana yogiche hanno un forte effetto stabilizzante su tutti gli squilibri ormonali. Alcuni estrogeni continuano a essere prodotti dal fegato e dai reni anche dopo che le ovaie terminano le loro secrezioni, e pratiche yogiche corrette possono stimolare queste fonti extra come parziale compensazione del venir meno degli ormoni ovarici. Anche se non si è praticato yoga in precedenza, non è mai troppo tardi per iniziare, e anche le donne che hanno avuto un’isterectomia o altre operazioni più gravi sono comunque in grado di cominciare. La pratica di asana capovolte come viparita karani mudra, sarvangasana e sirshasana sono di grande aiuto, specialmente se combinate ad asana di estensione indietro. Il pranayama, molto apprezzato dalle donne in questo periodo, può aiutare a compensare l’irritabilità e la mancanza di sonno. Molto validi sono i mudra e i bandha – mula, jalandhara e uddiyana bandha – assieme alle pratiche meditative. Le pratiche meditative forniscono un mezzo per confrontarsi con i timori e le ansie che possono accentuare le tensioni fisiche ed inoltre danno lucidità e ispirazione per fare un uso più fruttuoso degli anni futuri. D’altro canto, in questo periodo della vita molte donne mature si scoprono portate e sensibili verso la meditazione. Hanno superato molte delle loro ambizioni e scoprono che i loro attaccamenti si affievoliscono con naturalezza, cosicché durante la meditazione ci sono minori distrazioni.

Crescere come donna

Ogni società assegna caratteristiche differenti e specifiche agli uomini e alle donne. Si pensa che gli uomini siano “mascolini” e le donne siano “femminili” e che queste siano caratteristiche opposte. Un essere umano con un corpo da uomo dovrebbe mostrare una personalità mascolina, mentre un essere umano con un corpo da donna dovrebbe avere una personalità femminile, e questa è una cosa data per scontata. Si suppone (perlopiù in modo inconscio) che il comportamento maschile e femminile sia innato e che la funzione riproduttiva determini la personalità.
Tradizionalmente si pensa che le donne siano affettuose, gentili, comprensive, altruiste. Sono considerate facilmente influenzabili e docili, remissive verso gli altri piuttosto che tendenti al dominio, non competitive e propense a tenersi in disparte. Sono viste come creature sensibili piuttosto che come esseri umani pensanti, più introspettive che combattive. Non sono considerate forti, indipendenti, ambiziose o capaci di farsi valere, tutte queste qualità sono associate alla personalità maschile. Questa immagine o modello ideale del carattere femminile è così largamente diffusa, nonostante le prove contrarie, che è diventata uno stereotipo che ogni donna si trova ad affrontare.

Moltissimo in comune

Studi fatti da endocrinologi sugli effetti degli ormoni rispetto alla personalità indicano che gli ormoni propriamente maschili e femmi-nili hanno un’influenza debole e leggera. Alti livelli dell’ormone maschile testosterone sembrano essere collegati a una maggiore aggressività. Di contro l’ormone femminile estrogeno sembra avere un’influenza “effeminante”. Più precisamente queste ricerche sostengono che i livelli ormonali non possono fare altro che creare un retroterra che contribuisce allo sviluppo di certe forme potenziali della personalità. Probabilmente provocano una leggera predisposizione, ma costituiscono un fattore del tutto secondario rispetto all’ambiente in cui si cresce e alle possibilità di espressione insite in una cultura.
La scoperta più interessante di questi studi sulla personalità è che le differenze tra donna e donna o tra uomo e uomo sono molto mag-giori della differenza tra un dato uomo e una data donna. La differenza tra il punteggio più alto e quello più basso dei test fatti alle donne e il punteggio più alto e quello più basso degli uomini è di gran lunga maggiore della differenza tra la media maschile e femminile. Alcune differenze tra uomini e donne sono innegabili, ma sono praticamente insignificanti se rapportate alle enormi possibilità disponibili a entrambi i sessi.
Le azioni di un uomo in quanto uomo (solide, indipendenti, assertive) e i comportamenti di una donna in quanto donna (teneri, materni, riservati), potrebbero essere visti come un fattore biologico preciso, naturale e inalterabile, come espressione permanente della natura umana più profonda. Invece non si tratta di un aspetto biologico, ma di un prodotto sociale. L’uomo mascolino e la donna femminile sono i risultati di un lungo processo di socializzazione, di quel sottile processo educativo che trasforma il neonato in un essere umano sociale. Questo immenso compito è svolto dalla famiglia d’origine, dagli amici, dai coetanei e dalla comunità in senso più esteso (che oggigiorno è costituita dalla comunità mondiale così come viene presentata dalla TV, dai giornali e dalla radio). Questo fa sì che il bambino non solo cresce come individuo, ma viene anche reso un membro appropriato della società. Questa profonda educazione viene portata avanti in un milione di piccoli modi di fare, notte e giorno, per anni. Penetra ogni fibra che compone la forma e la struttura della vita di ognuno.

Il processo sociale

Quando si cresce in un corpo femminile si è trattati da femmina dagli uomini e dalle donne, ed è un modo diverso di come i maschi sono trattati dagli altri uomini e dalle donne. Quasi senza rendercene conto si impara cosa vuol dire essere donna tra le donne e donna tra gli uomini. La differenza di modi in cui la gente tratta gli uomini e le donne inizia fin dall’infanzia. Le madri e le balie trattano le bambine con gesti più sommessi, non le stimolano molto o in modo brusco e usano un tono di voce più acuto rispetto ai bambini maschi. Di contro, i maschietti sono trattati con gesti ampi e decisi, toccati un po’ più rudemente e le persone parlano loro in modo più sonoro. Questi atteggiamenti si basano sull’opinione che i maschi siano più forti, mentre le femmine abbiano bisogno di maggiore protezione: opinione che viene comunicata al bambino con queste e molte altre esperienze apparentemente insignificanti. Queste persone non hanno a che fare con un semplice pupattolo maschio o femmina, ma interagiscono con quello che sarà un uomo o una donna e, più o meno inconsciamente, svolgono un ruolo nella formazione della futura personalità del bambino.
Quando i bambini diventano più grandi, ogni sesso è soggetto ad uno specifico sistema di premi e incoraggiamenti stabiliti. Correre, saltare, arrampicarsi e giocare in modo vivace sono passatempi tipici dei bambini maschi, passatempi da cui le femmine, in genere, vengono dissuase perché potrebbero farsi male o sviluppare dei modi bruschi poco attraenti. Le bambine sono relegate, di preferenza, a stare vicino a casa e incentivate a dedicarsi a giochi tranquilli. Sono molto spesso indirizzate a giochi verbali o di manipolazione e, in genere, vengono limitate ad attività fisiche passive. Giocare con le bambole o con bambini più piccoli è un’usanza generale delle ragazzine e di frequente viene loro insegnato presto a dilettarsi con ago e filo. Più tardi, in una donna, l’abilità manuale, l’attenzione ai dettagli in ogni attività e cose simili, sono considerati innati, perché questo allenamento precoce è travisato o liquidato come “semplice gioco”.
In genere si pensa che le bambine abbiano bisogno di essere alle-vate con maggiore protezione, di conseguenza sono accudite con più attenzione e passano molto del loro tempo con gli adulti. È questo fatto che probabilmente spiega l’osservazione che le bambine sono più “grandi” dei bambini della stessa età. Tale elogio della maturità di una ragazzina è spesso anche la misura della sua passività. Mentre una certa dose di assertività e disobbedienza è tollerata nei ragazzi come segno di indipendenza, è fortemente disapprovata nelle ragazze che sono lodate per essere più “sensibili”, il che vuol dire più sottomesse alle richieste e aspettative dei genitori (e della società). Alla luce di questa educazione, è facile capire la scoperta degli psicologi che le bambine imparano a mantenere l’attenzione un bel po’ prima dei bambini, dato che imparano a star sedute ferme prima dei maschi.
Fino alla pubertà le bambine dimostrano una maggiore facilità nell’espressione verbale rispetto ai maschi. Sebbene i ragazzi si im-pongano, le ragazze ricorrono più spesso alle parole. Mentre i ragazzi possono manifestare collera od ostilità sotto forma di espressioni fisiche, le ragazze, di preferenza, lo fanno verbalmente. In questo modo le donne godono della reputazione di essere miti, ma le cose non stanno così, hanno solo imparato a esprimersi in maniera differente. Le donne possono essere aggressive, assertive, indipendenti, prive di scrupoli e forti tanto quanto gli uomini, ma esprimono queste caratteristiche in maniera differente.
Studi condotti nella scuola per l’infanzia americana sono indicativi di quanto efficace sia questa educazione subliminale nei bambini, e quanto presto essa abbia presa. Sebbene, probabilmente, i bambini americani possano essere più velocemente influenzati da una maggiore quantità di stimoli provenienti dalla radio, dalla TV e dai fumetti, questo fattore non limita queste scoperte solo all’infanzia americana od occidentale, perché indicano una tendenza operante in tutte le società. I ricercatori hanno preso tre gruppi di scolari di cinque, nove e quattordici anni e hanno misurato il loro atteggiamento rispetto ai ruoli maschili e femminili in relazione alla famiglia, alla società e alle caratteristiche emotive. I bambini con madri che lavoravano o provenienti da differenti classi sociali e retroterra razziali avevano espresso opinioni simili all’interno del loro gruppo d’età.
I ricercatori hanno trovato che fino a cinque anni avevano opinio-ni altamente stereotipate al di là della loro provenienza. I bambini di nove anni erano i più incerti tra i tre gruppi, ma anche loro assegna-vano ruoli sociali ed emotivi agli uomini e alle donne in conformità all’immagine sociale prevalente di mascolinità e femminilità. I quattordicenni erano i più fortemente stereotipati e reputavano che le capacità interpersonali ed emotive fossero essenziali per le donne, ma non per gli uomini. Mentre i bambini più giovani vedevano più di buon occhio il lavoro femminile al di fuori della famiglia, nel gruppo dei quattordicenni solo le ragazze erano favorevoli a tale idea. I ragazzi di questo gruppo erano pochissimo accondiscendenti verso l’allargamento dei ruoli e avversavano quasi tutti l’idea del lavoro femminile.
Questo studio ci mostra il grado di assorbimento di atteggiamenti sociali verso un comportamento adeguato e le attività di ciascun sesso che hanno i bambini. Una tale accettazione acritica delle limitazioni di questi stereotipi ha un effetto restrittivo sull’immagine che i bambini hanno di se stessi e sulle possibilità che credano che la vita riservi loro delle opportunità. I mezzi di trasmissione di queste cognizioni sono dei luoghi comuni apparentemente così insignificanti che vengono accettati come dato naturale o ignorati del tutto. La gente cessa di rendersi conto che una personalità che risulta “femminile” o “mascolina” è l’esito di una sorta di (naturale) gioco sociale, che le convenzioni e le limitazioni non sono ostacoli naturali ma sono stabiliti dalla società, e quindi sono modificabili secondo le esigenze della società stessa e degli individui che la compongono e per i quali esiste.

Al di là delle culture

Nei paesi occidentali alle ragazze è concessa moltissima libertà in confronto alle loro sorelle dei paesi orientali. Ad esempio, le giova-ni dai diciassette ai venticinque anni possono lavorare e vivere lontano dai genitori, mentre in India le ragazze possono allontanarsi da casa solo con un’accompagnatrice. Dunque le ragazze occidentali sono relativamente più indipendenti, volitive e sicure di sé, e possono quasi sembrare impudenti e poco femminili quando si trovano in un contesto sociale più restrittivo. Invece le ragazze delle società più tradizionaliste possono sembrare troppo timorose, inibite e scialbe se paragonate alle prime. Non è per una qualche stranezza biologica che le donne hanno queste caratteristiche. È solo il fatto di essere state educate in una cultura con un differente sistema di valori.
Studiando le società primitive, gli antropologi hanno scoperto che non esistono caratteristiche maschili o femminili innate. Queste società sono chiamate “primitive” perchè il loro modo di vivere è più vicino alla natura. Sono, quindi, più vicine a qualsiasi cosa possa essere innato nell’umanità allo stato naturale. Via via che un popolo aumenta il grado di “civilizzazione”, il suo modo di vivere si trasforma e viene filtrato da strati sempre più profondi di sapere e cultura. Perciò le popolazioni primitive, il cui stile di vita può essere rimasto inalterato per migliaia di anni, sono un soggetto ideale per studiare i principi innati dell’umanità.
Certi studi, come “Sesso e Temperamento” di Margaret Mead, hanno dimostrato che non esistono temperamenti innati maschili o femminili. Studiando tre società della Nuova Guinea, la Mead ha scoperto che in una di esse, gli Arapeh, le donne avevano senza dub-bio dei tratti caratteriali di passività, tenerezza e mitezza che sono associati alla femminilità innata. Ma d’altra parte anche gli uomini avevano le medesime caratteristiche. In una tribù vicina, i Mundu-gumor, i maschi dimostravano segni di egocentrismo, audacia e ag-gressività che a lungo sono stati collegati con la mascolinità innata. Tuttavia anche le donne esibivano gli stessi caratteri. Nella terza so-cietà, i Tchambuli, i tratti “mascolini” erano mostrati dalle donne e quelli “femminili” dagli uomini. La dottoressa Mead ha tratto un’ovvia conclusione: “Le differenze standardizzate di personalità tra i due sessi… sono prodotti culturali a cui ogni generazione di maschi e femmine è educata a conformarsi”.

Sintesi

Nessuno stereotipo è precisamente adeguato. Tuttavia esistono ed esercitano la loro influenza perché in essi ha creduto da lungo tempo un gran numero di persone. Le rappresentazioni sociali della mascolinità e della femminilità sono dei modelli con i quali i singoli uomini e donne si trovano a fare i conti e a cui sono incoraggiati a conformarsi. Esaminare questi stereotipi non vuol dire prendere parte alla “guerra dei sessi” o dedicarsi ad argomenti futili come chi sia il migliore; vuol dire semplicemente andare a vedere cosa siamo e cosa non siamo, in modo da capire cosa possiamo diventare.
Ci sono vari test ideati per misurare il grado di “mascolinità” o “femminilità” presenti in ogni personalità. Questi test misurano quanto una singola personalità si avvicina a quello che è lo stereotipo accettato per un dato sesso. Degli studi condotti con questi test hanno raccolto importanti prove che i tradizionali modelli sessuali più seguiti contrastano con una salute mentale ideale. Ad esempio, le donne che hanno un alto punteggio di femminilità (cioè quelle che si adeguano molto all’ideale femminile di massa) mostrano anche molta ansietà, bassa autostima e accettazione di se stesse, che è un modo per dire che sono nervose, mancano di fiducia in se stesse e non si piacciono. Gli uomini che si conformano strettamente all’ideale di mascolinità hanno meno problemi di adattamento durante l’adolescenza, ma mostrano gli stessi sintomi più tardi: sono ansiosi, molto nevrotici e insoddisfatti di se stessi. Inoltre, un maggiore sviluppo intellettuale è correlato in misura considerevole a più alti punteggi di mascolinità nelle ragazze e di femminilità nei ragazzi. I ragazzi con più tratti femminili e le ragazze con più tratti mascolini tendono ad essere più intelligenti dei loro compagni. I ragazzi molto mascolini e le ragazze molto femminili hanno un quoziente d’intelligenza com-plessivamente più basso, minore abilità spaziale e dimostrano poca creatività.
Poiché le persone imparano durante gli anni formativi a sopprimere quei comportamenti che possono essere considerati indesiderabili o inappropriati per il loro sesso, sembrerebbe ovvio che la tipizzazione sessuale limita necessariamente il comportamento. Vari studi psicologici hanno scoperto che è proprio così.
In uno di questi studi gli uomini con un alto punteggio di mascolinità (cioè con un comportamento mascolino altamente stereotipato) facevano molto bene le cose mascoline, ma non quelle femminili. Erano indipendenti e sicuri di sé al momento giusto, ma mancavano della capacità di esprimere entusiasmo, allegria e interesse: importanti caratteristiche tradizionalmente femminili. Lo stesso valeva per le donne che erano limitate nella capacità di esprimere caratteristiche mascoline. Ad esempio, non erano indipendenti nei giudizi e non si sapevano far valere nelle loro scelte.
I ricercatori usano il termine “androgino” (andro: maschio, gyne: femmina) per indicare quelle persone che non si conformano stretta-mente allo stereotipo del loro sesso, ma mostrano un misto di caratteristiche sia mascoline sia femminili. Si è scoperto che le persone androgine non sono limitate da etichette nei sentimenti e nei comportamenti. Contrariamente alle persone fortemente tipizzate sessualmente, gli uomini e le donne androgini svolgono bene sia attività mascoline sia attività femminili. Possono essere indipendenti, farsi valere quando è necessario ed essere cordiali e comprensivi nelle giuste situazioni.
Rimuovere il peso degli stereotipi permette alle persone di espri-mere liberamente le caratteristiche migliori degli uomini e delle donne. La liberazione da rigidi ruoli sessuali per divenire androgini può rendere le persone più flessibili nell’incontrare nuove situazioni e meno limitati in quello che possono fare e nel modo di esprimersi. Nella società moderna, a volte, un adulto deve farsi valere, essere indipendente e avere fiducia in se stesso, ma il concetto tradizionale di femminilità rende molte donne incapaci di comportarsi in questo modo. D’altronde dobbiamo essere capaci di rapportarci con gli altri, essere sensibili alle loro esigenze e prestare attenzione al loro benessere, dare e ricevere aiuti emotivi. L’aderenza al concetto tradizionale di mascolinità impedisce agli uomini di agire con queste modalità considerate femminili.
Di contro l’androginia incentiva ogni individuo a essere sia indi-pendente sia tenero, assertivo e accondiscendente, mascolino e fem-minile secondo la situazione. La libertà dagli stereotipi allarga di molto il raggio d’azione di un comportamento aperto con gli altri e in tal modo rende le persone capaci di far fronte in modo più effi-ciente ad ogni evenienza. Gli individui più efficienti e felici sono quelli che hanno sviluppato sia il lato maschile sia il lato femminile di se stessi, perché rifiutarlo equivale a essere mutilati o deformi.
Lo yoga pone l’accento sul fatto che dobbiamo spezzare il predo-minio dell’ego e ridurlo alla sua funzione appropriata. Un modo in cui l’ego si manifesta è attraverso gli stereotipi sessuali. Con il rico-noscere questi stereotipi possiamo renderci conto di quanto i nostri comportamenti siano determinati dalla società e di quanto siano do-vuti alla nostra vera natura (swabhava). Mentre dobbiamo imparare a riconoscere i nostri limiti, non è necessario aumentarli. Una volta che siamo in grado di vedere i limiti imposti dalla società, possiamo esaminarli ed eventualmente superare quelli di tipo più personale. Gli ideali popolari di mascolinità e femminilità sono, a questo punto, utili per mettere in evidenza le nostre carenze, mostrandoci quanta energia abbiamo bisogno di sviluppare per diventare completi.

Trascendenza

Con la meditazione scopriamo e decifriamo i simboli inconsci che influenzano la nostra visione di noi stessi e degli altri. Tra questi simboli una donna può trovare la propria immagine dominante di uomo ideale. Ad un certo livello, questa immagine è semplicemente la personificazione di un desiderio erotico, ma è anche un collegamento tra il conscio e l’inconscio. Questo ideale maschile è un completamento della personalità della donna, un’espressione dell’elemento maschile della sua costituzione. Riconoscendo e accettando il simbolo, la donna può passare attraverso un regno di sensibilità che arricchisce il modo di avere esperienza del mondo. Questo mette la donna direttamente a contatto con la propria natura interiore, non più nascosta, ma integrata in modo altamente significativo nella coscienza, portandola più vicino all’obiettivo della completezza.
In India, l’integrazione degli elementi maschili e femminili della personalità è simboleggiata dalla divinità androgina Ardhanarish-wara. Le statue e le incisioni di questa divinità sono metà maschio e metà femmina: Shiva a destra e Shakti a sinistra. Questa divinità in-carna l’antica verità che dio non è né maschio né femmina, ma una fusione trascendentale di entrambi.
In ognuno di noi Ardhanarishwara è rappresentato dalle nadi ida e pingala. Queste sono le due maggiori correnti di prana che fluiscono ai due lati della colonna vertebrale: ida a sinistra e pingala a destra.
Queste nadi determinano sia la costituzione fisica, sia i caratteri mentali ed emotivi. Nelle descrizioni tradizionali, ida è considerata un potenziale femminile e pingala maschile, ma entrambe sono presenti in ogni essere umano, uomo e donna.

Aspetti di ida

luna 
notte 
blu 
freddo
negativo 
mente 
manas 

soggettivo 
complessità 
artistico 
visione interiore 
intuizione 

Aspetti di pingala

sole

giorno

rosso
caldo
positivo
vitalità
prana
oggettivo
sequenzialità
pratico
visione esteriore
logica

Le denominazioni “maschile” e “femminile” sono usate dagli an-tichi nel senso più esteso e positivo, come parole chiave o sintesi di molte altre qualità e riferimenti. Quando un maggiore flusso di energia circola in uno di questi due canali, attiva particolari modalità percettive e d’azione, tutto un modo di “essere” nel mondo.
Tutte le culture antiche riconoscono questo duplice fondamento dell’anima. In alchimia ida e pingala sono rappresentate come il sole e la luna, o il leone e il cervo. Nei Tarocchi appaiono su alcune carte come due pilastri ai lati destro e sinistro. Nella filosofia cinese ida e pingala corrispondono a Yin e Yang. Al giorno d’oggi la scienza presta attenzione a questi potenziali con l’indagine sugli emisferi destro e sinistro del cervello.
Piuttosto che pensarle come maschile e femminile, possiamo considerare queste forze come rappresentanti di una modalità recettiva e di una modalità attiva. Ida rappresenta la recettività che ci mantiene disponibili a moltissime nuove opportunità interiori ed esteriori. Pingala rappresenta l’iniziativa, l’azione creativa, la capacità di esprimere e formare possibilità di successo nel mondo. Potremmo dire che il modo di essere che sperimentiamo sotto l’influenza della nadi ida ci dà l’ispirazione per l’azione, mentre pingala ci rende capaci di espressione creativa. Il compito di ogni sadhaka yoga è quello di comprendere quanto queste forze crescano e diminuiscano, quanto si completino e compensino reciprocamente.
Quando ida e pingala sono perfettamente bilanciate, quando sco-priamo e accettiamo l’influenza di entrambe, a quel punto si risveglia la nadi sushumna, percorso e potenziale per la trascendenza. I testi di hatha yoga ci dicono di andare oltre, oltre il sole (pingala) e la luna (ida). Questo è il regno della personalità trascendentale che fa fiorire la nostra vera umanità.

Mantra Yoga

Tratto da Paramahansa Satyananda, “Meditations from the Tantras”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Introduzione

Questo sistema di meditazione, il sistema di rilassamento che stiamo per praticare si basa sul mantra, o japa.
In questa pratica dovete visualizzare mentalmente un suono particolare.
Questo suono sarà la base del movimento nel piano mentale.
Il suono, la parola, il mantra diventerà il centro della vostra coscienza.
Il centro è tra le due sopraciglia.
È un metodo semplice, non è per niente complicato, ma richiede perseveranza e pratica.
Supponiamo, ad esempio, che scegliate il suono Ram: dovete crearlo mentalmente e ritmicamente tra le due sopracciglia. Dovete sentire la vibrazione mentale di Ram Ram Ram nel centro tra le sopracciglia.
Il ritmo non deve essere né troppo lento né troppo veloce, e questo movimento ritmico va mantenuto per almeno venti minuti.
Si manifesteranno pensieri di vario genere.
Non dovete preoccuparvi minimamente di queste manifestazioni.
Non reagite, non sentitevi disturbati dalla presenza dei pensieri.
Durante questi venti minuti, qualche volta, i pensieri disturbanti avranno il sopravvento.
Poi la consapevolezza del movimento ritmico del mantra tornerà nella fronte.
E ancora arriveranno i pensieri.
Il procedimento si svilupperà in questo modo.
Non preoccupatevi per l’interferenza dei pensieri nel corso della pratica.
Non reagite minimamente, ma mantenete il movimento ritmico del suono.
Una volta trascorsi i venti minuti potrete fermare il movimento nel centro tra le due sopracciglia e sviluppare la consapevolezza di una stanza al posto del suono.

Stadio 1: Preparazione

Sedete in una comoda posizione meditativa.
Appoggiate le mani sulle ginocchia in chin o gyana mudra.
Mantenete la colonna vertebrale eretta.
Tenete gli occhi chiusi per tutta la durata della pratica.
Per quanto possibile cercate di mantenere il corpo rilassato ed immobile.
Non preoccupatevi se la mente si distrae o perde il filo.

Stadio 2: Ripetizione del mantra

Per la pratica del mantra utilizzeremo il suono del mantra Om.
Inizialmente stabilirò il ritmo e voi mi seguirete allo stesso modo.
L’intonazione a voce alta è fatta solo per darvi un esempio di co-me dovrete praticare mentalmente.
Così come eseguite la pratica verbalmente, dovrete eseguirla mentalmente.
La differenza è che ora creiamo un suono e ripetiamo un mantra, mentre nella pratica vera e propria non vi è l’emissione di alcun suono, c’è solo percezione ed esperienza mentale.
Dopo che avrete praticato per circa venti minuti, la coscienza sarà profondamente introversa.
A quel punto potrete portare alla consapevolezza il simbolo o la forma su cui cercate di meditare.
Ora intonerò ritmicamente il mantra Om Om Om, voi seguite il ritmo.
Iniziate a intonarlo mentalmente e in modo ritmico.
Seguite la ripetizione ritmica del mantra.
(Om Om Om viene intonato ritmicamente cinquanta volte.)
Gradualmente portate la mente al centro tra le sopraciglia e iniziate, nello stesso modo, a intonare il mantra mentalmente.
Se lo avete potete utilizzare il mantra personale, altrimenti ripete il mantra Om.
Intonazione ritmica del mantra, senza interruzione. Non preoccupatevi se la mente divaga.
Focalizzate la consapevolezza al centro tra le due sopracciglia.
Praticheremo solo per cinque minuti, con concentrazione.
(Cinque minuti di pratica)

Stadio 3: Conclusione della pratica

Ora preparatevi per concludere la pratica.
Insieme tre volte a voce ripeteremo il mantra Om.
Adesso rilassate la mente e ritornate alla percezione del mondo esterno.
Lasciate la posizione e aprite gli occhi.

Hari Om Tat Sat

Surya Namaskara – Interazione con gli Organi Vitali

Tratto da Swami Satyananda Saraswati, “Surya Namaskara”, Edizioni Satyananda Ashram Italia

Anche se la capacità di surya namaskara di modulare l’energia intracellulare e metabolica è il conseguimento più notevole e potente, la pratica interagisce anche direttamente con gli organi fisici del corpo, esercitando una certa pressione, massaggiando, allungando ed in generale tonificando e sostenendo le strutture dei tessuti. Questo facilita le funzioni di eliminazione, stimola l’energia nervosa e favorisce il nostro benessere. Segue una sistematica descrizione dei benefici e degli effetti di surya namaskara su ogni sistema organico, in modo che chiunque possa capire meglio gli effetti sulle varie malattie relative agli organi stessi.

Sistema respiratorio

I polmoni sono costituiti da lobi o compartimenti. Nella respirazione normale raramente vengono utilizzati tutti i compartimenti dei polmoni. Generalmente viene usata solo la parte inferiore dei polmoni mentre quella superiore si affloscia o può anche divenire piena di depositi stagnanti di aria viziata, di biossido di carbonio e di gas tossici, specialmente in chi vive nelle città e nei fumatori. Questi depositi rimangono nei polmoni per anni, recando effetti negativi sulla respirazione e su altri sistemi del corpo.
Nella pratica di surya namaskara si ha una respirazione profonda e ritmica, sincronizzata con ogni movimento, che vuota completamente i polmoni da ogni traccia di gas stagnante e li riempie di aria fresca, pulita e ossigenata. Questo si verifica in modo particolare con hasta uttanasana che espande al massimo il torace. Padahastasana, quando viene eseguita con un’espirazione moderatamente forzata, che può essere fatta con la bocca aperta, ha un respiro che purifica molto. Tutte le sacche dei polmoni vengono espanse, stimolate e purificate. L’ossigeno contenuto nel sangue aumenta e ciò migliora la vitalità generale e l’ossigenazione dei tessuti cellulari del corpo e del cervello. Si eliminano rapidamente la pigrizia e la letargia. Malattie respiratorie e l’eccesso di muco nei passaggi dell’aria possono essere eliminati. Questa pratica è anche valida per prevenire malattie come la tubercolosi che si sviluppa nelle aree dei polmoni poco utilizzate e in cui vi è ristagno.

Sistema circolatorio

Surya namaskara migliora l’azione cardiaca ma senza sforzo, come al contrario accade negli esercizi di body building o di ginnastica. Ne risulta un migliore flusso sanguigno che accelera l’eliminazione del materiale di rifiuto ed introduce ossigeno fresco e nutrienti a tutte le cellule. Vengono rimossi i depositi di sangue stagnante dalla milza e dagli altri organi e migliorata la circolazione generale. I muscoli cardiaci vengono rinforzati e i vasi sanguigni del cuore, le arterie coronarie, vengono stimolati a moltiplicarsi, migliorando la circolazione e riducendo la possibilità di un attacco di cuore. Possono essere eliminati: circolazione pigra, mani e piedi freddi, disturbi dei vasi sanguigni e affaticamento generale.
Viene tonificata la circolazione linfatica che è di primaria impor-tanza per l’equilibrio dei fluidi e per combattere le infezioni. Il corpo acquisisce una maggiore resistenza alle infezioni ed una migliore capacità di guarire.
La diminuzione degli effetti dello stress e la maggiore sensazione di benessere indotti dalla pratica di surya namaskara riducono la viscosità delle placche. Questo, combinato con una migliore circolazione, rende minori le possibilità di arteriosclerosi e molte altre malattie da cui possono derivare, per esempio, malattie alle coronarie, attacchi di cuore, riduzione del flusso di sangue agli arti da cui consegue l’amputazione e così via.
Padahastasana e parvatasana facilitano il ritorno del sangue dalla parte bassa del corpo al cuore, estendendo i muscoli delle gambe ed utilizzando la forza di gravità nella posizione capovolta. Le altre asana spingono il sangue fuori dagli organi ed aiutano lo scambio di ossigeno e nutrienti con i prodotti di rifiuto nelle cellule sanguigne, attraverso le pareti dei vasi nei punti di diramazione.
Sistema digestivo

I movimenti alterni di estensione e compressione di surya namaskara tonificano l’intero sistema digestivo massaggiando completamente tutti gli organi addominali. Padahastasana e bhujangasana sono particolarmente potenti in termini di compressione e di stimolazione degli organi addominali. Non solo viene favorita l’eliminazione ma aumenta anche il fuoco digestivo, promuovendo un appetito sano ed una completa e rapida assimilazione del cibo. Una buona digestione è un fattore primario per la salute generale. La qualità e la quantità di cibo hanno poca importanza se il corpo non è in grado di digerirlo, assimilarlo ed utilizzarlo efficacemente. Il cibo non digerito fermenta nello stomaco e nell’intestino aumentando i gas, bloccando i canali di eliminazione ed il corpo intero. Problemi digestivi come la costipa-zione, l’indigestione, la diarrea o la pigrizia del fegato possono essere eliminati e prevenuti con una dieta regolata in combinazione con lo yoga.

Sistema urinario

I reni eseguono la funzione vitale di regolare l’acqua ed i sali nel corpo. Filtrano anche le impurità del sangue che sono eliminate con l’urina attraverso la vescica. Un qualsiasi crollo della normale azione dei reni causa un rapido squilibrio salino e un maggiore livello di azoto nel sangue, che portano a gravi malattie. Con la pratica di surya namaskara, la colonna vertebrale ed i muscoli del dorso vengono mossi in modo tale da premere e massaggiare gentilmente i reni; ciò stimola la loro funzione ed aumenta il flusso di sangue che li attraversa. Se i reni sono pigri oppure indeboliti, se vi è la tendenza alla formazione dei calcoli o una predisposizione alle infezioni caratterizzata da urina scura e di odore pesante, se vi è una frequente necessità di urinare e dolore ai reni, è consigliabile aumentare l’ingestione di acqua fresca oltre che prendere un bicchiere d’acqua prima di praticare surya namaskara senza affaticarsi. Bhujangasana, ashtanga namaskara e ashwa sanchalanasana esercitano un’influenza particolarmente forte sull’area dei reni.

La pelle

La pelle è l’organo più esteso del corpo e, oltre a tenere il corpo in-sieme, serve a regolarne la temperatura e ad eliminare quantità di materiali di rifiuto attraverso la perspirazione. Quando nel sangue vi è un eccesso di materiale tossico, questo esce attraverso la pelle in forma di foruncoli, pustole ed esantemi. Surya namaskara provoca la perspirazione, accelera la circolazione e favorisce l’eliminazione dei rifiuti attraverso il sistema digestivo ed urinario, pulisce e conferisce al praticante una carnagione luminosa e pulita, che è un segno importante di salute. Molte malattie della pelle causate da depositi subcutanei di tossine, come foruncoli ed eczema, possono essere eliminate. Vengono eliminati i cattivi odori del corpo e viene migliorata la circolazione generale del sangue nella pelle.
Quando surya namaskara viene praticato al mattino presto rivol-gendosi al sole che sorge, vengono assorbiti attraverso la pelle i raggi di luce ultravioletta. Al sorgere del sole, questi raggi sono alla loro intensità maggiore e sono considerati molto benefici per la salute oltre che responsabili della produzione della vitamina D. Tutte le asana estendono la pelle ed i suoi tessuti elastici tonificando e favorendo il buon mantenimento delle loro funzioni.

Sistema nervoso

Nei dodici movimenti di surya namaskara la colonna vertebrale viene sistematicamente compressa e allungata al massimo della sua estensione, stimolando la circolazione in tutto il midollo spinale e in tutti i plessi nervosi.
Il sistema nervoso periferico, che si trova fuori dal sistema nervoso centrale (cervello e midollo), consiste di due parti, quella volontaria e quella involontaria. Il sistema volontario, o sistema somato-motore, governa le funzioni del corpo che sono sotto il controllo cosciente, come i movimenti dei muscoli principali. Il sistema involontario, o sistema autonomo, governa quelle funzioni sulle quali l’uomo non ha un controllo cosciente. Il battito del cuore, la respirazione, le secrezioni ghiandolari e le funzioni di quasi tutti gli organi interni sono regolati secondo le necessità del corpo da impulsi lungo i nervi involontari. Il sistema involontario consiste di due sistemi opposti: simpatico e parasimpatico. L’interazione equilibrata di questi due mantiene una buona salute. Vi è comunque una tendenza dell’uomo moderno a rendere squilibrate e disarmoniche le funzioni nervose.
Surya namaskara tonifica i flussi nervosi stimolando gli organi interni, e ciò può essere paragonato ai fiori in cima allo stelo (nervo) di una pianta. Surya namaskara esercita una trazione sui nervi, lavora sul midollo spinale e favorisce il prana che attiva i centri cerebrali. Dopo la pratica potreste sentire il vostro corpo vibrare di energia. L’intero sistema nervoso viene attivato e sembra che si risvegli.

Sistema endocrino

Le ghiandole endocrine sono il sistema più vitale e misterioso. Esse hanno un ruolo globale nel coordinamento e nell’integrazione di tutti i processi fisiologici, ciò nonostante se ne sa poco a loro pro-posito. La funzione principale delle ghiandole endocrine è la produ-zione e la secrezione di ormoni, sostanze chimiche immesse nel flusso sanguigno e trasportate in tutto il corpo per agire su organi particolari. Questi ormoni agiscono come mobilizzatori, stimolando gli altri organi affinché compiano le loro funzioni. Segue una breve descrizione delle ghiandole e degli effetti benefici di surya namaskara sul loro funzionamento e sui loro squilibri funzionali.

Pituitaria

La ghiandola pituitaria è conosciuta come la ghiandola principale del corpo. Questo importante centro regola la funzione delle altre ghiandole, stimolando o inibendo le loro secrezioni secondo le esigenze del corpo. Essa ha molte secrezioni ormonali che controllano la crescita e lo sviluppo. Aumentando il flusso di sangue alla testa e recando i suoi effetti sul sistema nervoso, surya namaskara stimola l’ipotalamo che regola la funzione della pituitaria e quindi ha un effetto diretto, benefico, su questo centro vitale e su tutto il corpo. Le asana capovolte esercitano l’effetto più potente.

Pineale

La ghiandola pineale è una piccola ghiandola situata nel cervello. La scienza yogica afferma che ha una funzione vitale come anello di collegamento tra i diversi livelli di consapevolezza al di sopra e oltre il piano fisico. Attraverso la stimolazione di questo centro, l’individuo è in grado di contattare gli strati più profondi della mente e di sviluppare le potenzialità di una maggiore consapevolezza, intuizione, visualizzazione e immaginazione. La ghiandola pineale è conosciuta come “terzo occhio”. Le asana capovolte sono ancora quelle principali per tonificare questo organo.
Nei bambini questo centro è molto attivo, poiché i bambini si esprimono principalmente a livello intuitivo e di consapevolezza spontanea. Fino all’età di sette anni un bambino forma gli schemi mentali che terrà per il resto della sua vita. A mano a mano che il bambino cresce, l’ego e l’intelletto iniziano a dominare la sua personalità. La ghiandola pineale inizia ad atrofizzarsi dall’età di otto anni. Surya namaskara gioca un ruolo importante nel mantenimento di questa importante ghiandola che agisce come una finestra verso le facoltà psichiche più elevate dell’uomo.

Tiroide e paratiroidi

La tiroide, che si trova nella gola, controlla il metabolismo o la velocità con cui il cibo ingerito viene bruciato dal corpo. Anche il calore del corpo, la crescita e lo sviluppo vengono regolate dalle secrezioni di questa ghiandola. Le condizioni di una tiroide poco attiva (ipotiroidismo) portano ad un rallentamento generale di tutti i processi corporei. La persona diviene obesa, letargica, lenta, sente sempre freddo e soffre di costipazione, di bassa pressione sanguigna e, in casi estremi, si arresta lo sviluppo mentale. La condizione opposta (ipertiroidismo) è caratterizzata da un’esagerata acce-lerazione di tutte le funzioni. La persona mangia di più, ma perde peso e ha sempre fame; è nervosa, eccitabile, ipersensibile, soffre di alta pressione sanguigna e in casi estremi soffre di disordini nervosi con sintomi come allucinazioni, spasmi, convulsioni e ha gli occhi sporgenti. I disturbi della tiroide sono molto più comuni di quanto si possa sospettare, specialmente nelle donne. Molte persone soffrono di tenui disfunzioni della tiroide che sono entro i limiti del normale, ma disturbano la vita quotidiana, generando una forma continua di disagio piuttosto che una malattia. Queste persone beneficiano in modo particolare della pratica di surya namaskara. Sfortunatamente, la maggior parte delle persone non sono consapevoli dell’origine dei loro problemi o che tali condizioni possono essere messe sotto controllo con la pratica delle asana. Nei movimenti di surya namaskara, l’area della gola viene estesa e compressa alternatamente, stimolando secrezioni normali ed equilibrate da parte di questa ghiandola vitale che è collegata con vishuddhi cha-kra.
Le ghiandole paratiroidi si occupano del metabolismo del calcio e del fosforo che sono necessari per sviluppare ossa sane e forti. La loro iperattività causa ossa fragili che si possono rompere facilmente. La condizione opposta produce spasmi tetanici (spasmi e contrazioni muscolari) a causa della mancanza di calcio. La pratica di surya namaskara aiuta a normalizzare la funzione delle paratiroidi. Hasta uttanasana, parvatasana, bhujangasana e ashwa sanchalanasana esercitano effetti molto potenti sul collo.

Timo

La ghiandola del timo si trova proprio sotto la tiroide, si estende dall’incavo sopra la parete del torace fino all’interno del torace. Nei bambini il timo è più grande e progressivamente con l’età diminuisce di grandezza e presumibilmente di attività. La sua attività consiste nella produzione degli anticorpi che agiscono come difesa contro i batteri, i virus, altri invasori esterni e contro alcuni tipi di cancro. In pranamasana mandiamo prana ad anahata chakra che è in correlazione con il timo. L’espirazione indica il dare al mondo e, nello stesso tempo, la posizione è introspettiva ed indica il guardarsi dentro per migliorare se stessi. Questo atteggiamento mentale può beneficamente stimolare ed attivare il timo tramite anahata chakra.

Ghiandole surrenali

Le ghiandole surrenali sono due piccoli corpi che si trovano alla sommità dei reni; secernono un certo numero di differenti ormoni, in modo particolare l’adrenalina.
Quando un essere umano o un animale si trovano in una situazio-ne di pericolo o di grande stress, vengono liberate nel sangue grandi quantità di adrenalina per aiutare a far fronte all’emergenza. Essa agisce immediatamente su quasi tutte le funzioni vitali, accelerando il cuore e la respirazione, tendendo tutti i muscoli scheletrici, fer-mando la digestione, dilatando le pupille degli occhi, causando il rizzarsi dei capelli, ecc.
Forse avete avuto l’esperienza di uno spavento improvviso, con una sensazione di shock radiante dal centro dell’addome e, per un po’ di tempo dopo, la sensazione di tensione e di allerta: questo è dovuto all’azione dell’adrenalina.
La sovrapproduzione di questo ormone genera in una persona un costante stato di tensione nervosa ed ansia, anche se non è consape-vole del perché si sente in tale modo. Questa è una situazione particolarmente comune nelle condizioni di stress della vita moderna. D’altra parte, una ridotta secrezione causa lentezza in generale ed incapacità a reagire agli stimoli esterni.
Le ghiandole surrenali hanno anche un ruolo nella produzione di ormoni sessuali e nel metabolismo del sale.
Le posizioni di surya namaskara che applicano una pressione nell’area centrale del dorso, dove si trovano i reni e le ghiandole surrenali, massaggiano e tendono a correggere secrezioni squilibrate, favorendo una funzione ottimale delle surrenali. Le ghiandole surrenali sono connesse con manipura chakra.

Pancreas

Il pancreas si trova dietro lo stomaco, a livello del plesso solare. Al-cune parti di questa importante ghiandola producono l’ormone insu-lina che controlla la capacità del corpo di immagazzinare ed utilizzare gli zuccheri.
L’insufficiente produzione di insulina porta all’incapacità del corpo di utilizzare lo zucchero ingerito, causando un’eccessiva quantità di zucchero immessa nel sangue e filtrata con l’urina. Questa malattia pericolosa e diffusa è conosciuta come diabete.
Surya namaskara comprime gli organi addominali che premono sul pancreas specialmente durante il piegamento indietro di bhujan-gasana.

Organi riproduttivi

Le ghiandole riproduttive regolano la produzione di sperma e degli ovuli, lo sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie come la crescita dei peli, lo sviluppo della voce, ecc. oltre al ciclo mestruale femminile e allo sviluppo del seno.
Surya namaskara è un esercizio importante per regolare il sistema riproduttivo maschile e femminile.
Nella donna, le ovaie si trovano entro l’addome e sono stimolate di più degli organi riproduttivi dell’uomo. La pratica aiuta a correg-gere le irregolarità mestruali e i dolori della tensione premestruale.
I muscoli di sostegno dell’utero e le pareti vaginali vengono rinforzati, facilitando anche un parto tranquillo e indolore.
Asana come bhujangasana, padahastasana e ashwa sanchalanasana tonificano quest’area in modo particolare.
Anche la funzione sessuale maschile viene migliorata dall’allungamento in ashwa sanchalanasana.

Sommario

Questi benefici di surya namaskara sono basati su osservazioni raccolte negli anni su centinaia di studenti di tutte le età e origini che sono venuti nei nostri ashram per imparare lo yoga.
Anche se surya namaskara esercita una certa pressione sulle ghiandole e sugli organi, la salute viene da una totale armonia del corpo, perciò gli effetti terapeutici di surya namaskara devono essere visti in una prospettiva ampia.
Gli effetti terapeutici qui esposti sono necessariamente semplici e meccanici. Una spiegazione più completa con riferimenti scientifici e dati sperimentali sarebbe troppo voluminosa.
Lo scopo di questo testo è quello di espandere la comprensione del funzionamento di surya namaskara, in particolare in una situazione terapeutica. Questo è importante per insegnanti e terapeuti e aiuta anche a migliorare la pratica. È una buona idea studiare un libro di anatomia e fisiologia in modo da avere un’immagine visiva del funzionamento del corpo. Questo aiuta anche ad aumentare la vostra consapevolezza del corpo e porta ad una migliore salute.