Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

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  • Diksha: Il Potere di Penetrare in Se Stessi
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • Altre Scelte 
  • Donne e Sannyasa
  • Lo Schermo Psichico 

Messaggio di Pace

di Swami Shivananda Saraswati

Saluti al Supremo Signore dell’Universo.
La Pace che è oltre ogni comprensione
è stata l’asse attorno al quale ha ruotato la cultura indiana
in tutti i suoi aspetti.
Pace è un attributo divino.
È una qualità dell’Anima.
Riempie il cuore puro.
Pace, Dio, Atma, Libertà, Moksha, sono tutti sinonimi.
Realizzate la Pace attraverso la meditazione e la devozione, japa e le preghiere.
La Pace non è accumulo di ricchezze.
La Pace non è un oggetto esterno.
La Pace è nella persona che ha rinunciato ai desideri,
alla brama degli oggetti del mondo.
Coltivate la pace nel giardino del vostro cuore
rimuovendo le erbacce dell’avidità, dell’odio,
dell’ingordigia, dell’orgoglio e della gelosia.
Calmate la mente. Siate saldi.
Siate in armonia con la volontà divina.
Vivete secondo la Legge Divina. Siate buoni.
Fate del bene agli altri. Rendete gli altri felici.
Vedete Dio in tutto. Avrete una pace infinita.
Sviluppate l’amore cosmico, la cordialità e la simpatia.
La pace individuale spiana la strada alla Pace del Mondo.
Il raggiungimento della calma interiore
è il lavoro più grande che potete fare per l’umanità.
Possa il Signore coprirvi delle Sue più preziose benedizioni.
Possa Dio riempire i vostri cuori di Grande Pace.

Swami Shivananda

Un Ricordo del Satyananda Yoga Festival
Venezia Lido – Maggio 2006

di Jn. Arunkiran

Sono stati tre giorni di gioia, amore ed armonia quelli vissuti dalle settecentocinquanta persone che hanno partecipato al Satyananda Yoga Festival, tenutosi nel contesto emozionante e stupendo del Lido di Venezia nei giorni 19-20-21 Maggio 2006. Venezia, città d’arte e cultura, è stata scelta da Swami Niranjanananda Saraswati. Infatti, come egli stesso ha ricordato, Venezia è stata, fin dai secoli più antichi, il punto d’incontro tra la cultura orientale e la cultura occidentale. Una città capace di attrarre a se persone da tutto il mondo; ed infatti così è stato. I rappresentanti di 33 differenti paesi sono venuti a festeggiare ed onorare un Maestro che è fonte di amore ed ispirazione per moltissime persone. Swami Niranjan ha invitato, e numerosi sono accorsi ad ascoltare i suoi preziosi insegnamenti.
In una società dove l’uomo vive sottoposto ad un continuo stress e dove il tempo da dedicare a se stessi è veramente poco, il metodo Satyananda Yoga® offre sistemi efficaci e concreti per aiutare l’uomo moderno a sviluppare la consapevolezza e armonizzare tra loro mente, cuore e mani. Sono questi infatti, secondo l’insegnamento di Swami Niranjanananda, i tre strumenti che vanno purificati ed armonizzati, così da poter rendere l’uomo capace di vivere la vita al “cento per cento”, dove lo scopo non è raggiungere l’illuminazione ma la perfezione in ogni gesto e in ogni attimo della propria vita. È attraverso la dedizione e la pratica continua e costante che l’uomo può imparare a condurre una vita yogica, dove i principi dello yoga entrano a far parte della vita di tutti i giorni, apportando miglioramenti nella personalità e nelle azioni quotidiane.
Ricordando le sue parole, lo yoga ha iniziato a diffondersi e ha avuto un maggiore sviluppo in occidente intorno agli anni ‘50; ini-zialmente era visto come qualcosa di fisico poiché era praticato pre-valentemente attraverso l’hatha yoga e le asana; infatti molte persone si avvicinavano a questa antica cultura spinte dal desiderio di migliorare la propria salute ed il proprio benessere fisico. A poco a poco, però, l’uomo occidentale ha cominciato a conoscere anche altri sistemi di yoga, come ad esempio raja yoga, kundalini yoga, kriya yoga, ecc. e, mosso dalla curiosità, ha iniziato a studiare tutti i vari metodi senza però poi metterli in pratica in maniera costante e continua. Non serve a nulla, ha detto Swami Niranjan, conoscere sistemi complicati ed avanzati quando non si è nemmeno capaci di essere costanti e volonterosi in pratiche molto più semplici. È importante stabilizzarsi nel proprio sadhana quotidiano, poche pratiche che però devono essere fatte regolarmente e con continuità.
Così Swamiji ci ha regalato alcune “capsule” di yoga, come lui stesso le ha definite. La prima cosa da fare, appena svegli la mat-tina, sono due mantra: mahamrityunjaya mantra e gayatri mantra, ripetuti per undici volte ciascuno, seguiti dalla pratica di quattro asana, che dovrebbero incorporare i cinque movimenti di trazione, flessione laterale, flessione avanti, indietro e posizione capovolta, e di due tecniche di pranayama – nadi shodhana e bhramari pranayama; a metà pomeriggio quindici minuti di yoga nidra con la semplice consapevolezza del respiro, per riposare la mente affaticata; la sera, prima di addormentarsi, una semplice analisi della giornata, per osservare gli eventi, i pensieri, le reazioni, gli stati d’animo, ecc che ci hanno accompagnato. L’uomo moderno può così utilizzare semplici ma efficaci strumenti yogici per migliorare la propria vita, può compiere semplici azioni che, se fatte regolarmente, porteranno ad un graduale risveglio della coscienza, ad una maggiore efficienza, ad una vita vissuta al meglio delle proprie capacità.
Un particolare accento è stato messo sulla pratica del mantra e sull’importanza delle vibrazioni emesse dalla ripetizione del mahamrityunjaya mantra. Secondo il metodo Satyananda Yoga® il suono, nada, è considerato di grande importanza ed è riconosciuto come uno strumento molto efficace per elevare lo spirito ad una consapevolezza superiore, liberando le emozioni e portando ad un naturale e spontaneo stato meditativo. Sabato 20 maggio per la prima volta i mantra vedici e Mahamrityunjaya mantra sono stati recitati durante la havan, la cerimonia del fuoco, condotta da Swami Niranjan per la pace, la prosperità ed il benessere della collettività nella spiaggia del Blu Moon, al Lido di Venezia.

Un Ricordo del Satyananda Yoga Festival
Venezia Lido – Maggio 2006

di Jn. Arunkiran

Sono stati tre giorni di gioia, amore ed armonia quelli vissuti dalle settecentocinquanta persone che hanno partecipato al Satyananda Yoga Festival, tenutosi nel contesto emozionante e stupendo del Lido di Venezia nei giorni 19-20-21 Maggio 2006. Venezia, città d’arte e cultura, è stata scelta da Swami Niranjanananda Saraswati. Infatti, come egli stesso ha ricordato, Venezia è stata, fin dai secoli più antichi, il punto d’incontro tra la cultura orientale e la cultura occidentale. Una città capace di attrarre a se persone da tutto il mondo; ed infatti così è stato. I rappresentanti di 33 differenti paesi sono venuti a festeggiare ed onorare un Maestro che è fonte di amore ed ispirazione per moltissime persone. Swami Niranjan ha invitato, e numerosi sono accorsi ad ascoltare i suoi preziosi insegnamenti.
In una società dove l’uomo vive sottoposto ad un continuo stress e dove il tempo da dedicare a se stessi è veramente poco, il metodo Satyananda Yoga® offre sistemi efficaci e concreti per aiutare l’uomo moderno a sviluppare la consapevolezza e armonizzare tra loro mente, cuore e mani. Sono questi infatti, secondo l’insegnamento di Swami Niranjanananda, i tre strumenti che vanno purificati ed armonizzati, così da poter rendere l’uomo capace di vivere la vita al “cento per cento”, dove lo scopo non è raggiungere l’illuminazione ma la perfezione in ogni gesto e in ogni attimo della propria vita. È attraverso la dedizione e la pratica continua e costante che l’uomo può imparare a condurre una vita yogica, dove i principi dello yoga entrano a far parte della vita di tutti i giorni, apportando miglioramenti nella personalità e nelle azioni quotidiane.
Ricordando le sue parole, lo yoga ha iniziato a diffondersi e ha avuto un maggiore sviluppo in occidente intorno agli anni ‘50; ini-zialmente era visto come qualcosa di fisico poiché era praticato pre-valentemente attraverso l’hatha yoga e le asana; infatti molte persone si avvicinavano a questa antica cultura spinte dal desiderio di migliorare la propria salute ed il proprio benessere fisico. A poco a poco, però, l’uomo occidentale ha cominciato a conoscere anche altri sistemi di yoga, come ad esempio raja yoga, kundalini yoga, kriya yoga, ecc. e, mosso dalla curiosità, ha iniziato a studiare tutti i vari metodi senza però poi metterli in pratica in maniera costante e continua. Non serve a nulla, ha detto Swami Niranjan, conoscere sistemi complicati ed avanzati quando non si è nemmeno capaci di essere costanti e volonterosi in pratiche molto più semplici. È importante stabilizzarsi nel proprio sadhana quotidiano, poche pratiche che però devono essere fatte regolarmente e con continuità.
Così Swamiji ci ha regalato alcune “capsule” di yoga, come lui stesso le ha definite. La prima cosa da fare, appena svegli la mat-tina, sono due mantra: mahamrityunjaya mantra e gayatri mantra, ripetuti per undici volte ciascuno, seguiti dalla pratica di quattro asana, che dovrebbero incorporare i cinque movimenti di trazione, flessione laterale, flessione avanti, indietro e posizione capovolta, e di due tecniche di pranayama – nadi shodhana e bhramari pranayama; a metà pomeriggio quindici minuti di yoga nidra con la semplice consapevolezza del respiro, per riposare la mente affaticata; la sera, prima di addormentarsi, una semplice analisi della giornata, per osservare gli eventi, i pensieri, le reazioni, gli stati d’animo, ecc che ci hanno accompagnato. L’uomo moderno può così utilizzare semplici ma efficaci strumenti yogici per migliorare la propria vita, può compiere semplici azioni che, se fatte regolarmente, porteranno ad un graduale risveglio della coscienza, ad una maggiore efficienza, ad una vita vissuta al meglio delle proprie capacità.
Un particolare accento è stato messo sulla pratica del mantra e sull’importanza delle vibrazioni emesse dalla ripetizione del mahamrityunjaya mantra. Secondo il metodo Satyananda Yoga® il suono, nada, è considerato di grande importanza ed è riconosciuto come uno strumento molto efficace per elevare lo spirito ad una consapevolezza superiore, liberando le emozioni e portando ad un naturale e spontaneo stato meditativo. Sabato 20 maggio per la prima volta i mantra vedici e Mahamrityunjaya mantra sono stati recitati durante la havan, la cerimonia del fuoco, condotta da Swami Niranjan per la pace, la prosperità ed il benessere della collettività nella spiaggia del Blu Moon, al Lido di Venezia.

Satsang con Swami Niranjan

Ganga Darshan, Munger, Bihar, India, Dicembre 1999

Quali sono le qualità che dobbiamo sviluppare per il nuovo millennio per vivere in armonia con gli altri, donando loro amore?

Le qualità che rendono migliore ogni essere umano dovremmo già conoscerle. Ciò che è importante è ciò che possiamo diventare e sforzarci di diventarlo noi, non sforzarci di dare agli altri qualcosa che magari non abbiamo ancora! Nella tradizione secolare dello yoga questo è stato chiarito molto bene. Anche in questo secolo è stato chiarito molto bene da Swami Shivananda il quale indica, per purificarsi dall’interno e diventare un polo di energia che può migliorare gli altri e ciò che ci circonda, otto passi che iniziano dove finiscono quelli indicati da Patanjali.
Per trovare la connessione con gli altri, il Cosmo e Dio, le qualità da sviluppare sono: servizio, amore e capacità di dare ripetute all’infinito, è necessario quindi diventare puri internamente diven-tando buoni e facendo il bene, meditando e cercando l’unità. Questa è la strada da tenere a mente anche per il nuovo millennio.

Paramahamsa Satyananda ha parlato della necessità della compas-sione per vivere con gli altri, mentre lo yoga parla di vairagya (di-stacco), non è una contraddizione?

Lo yoga dovrebbe insegnarci il buon senso, non farci bloccare da ciò che è scritto nei libri. Lo yoga è un metodo per gestire la mente, le emozioni, il corpo, la personalità. Per comprendere la natura della personalità totale è necessario osservarne azioni e reazioni; per mi-gliorarne le qualità è necessario avere il controllo delle sue manife-stazioni e avere sviluppato una forma di non attaccamento. Questo è necessario per imparare a condurre una nuova vita. Dopo aver otte-nuto il controllo su se stessi, si possono esprimere le proprie qualità interiori e questo avviene attraverso la bhakti che non può esserci se non si è puri nella mente e nel cuore; come il cristallo che è puro e senza colore anche la mente quando è pura si esprime senza aggiungere colore alle azioni. Ma come possiamo rendere pura la mente? Come possiamo conoscere l’attributo “senza colore” della mente? Tramite lo yoga che toglie gli abiti colorati da desideri, ambizioni, ecc. e facendole indossare l’abito puro della bhakti. Sappiate che bhakti non è solo la contemplazione di Dio o i suoi canti, è anche l’espressione della purezza della mente, la realizzazione della tra-scendenza della mente. Per gli intellettuali ottenere bhakti tramite lo yoga è il metodo più semplice.

Pensi che il nostro destino sia prefissato dalla nascita?

Il destino è sicuramente predeterminato. Il significato di ‘determinato’ è limitazione, una limitazione attraverso cui lavorare, una mentalità che esprimiamo, un’immagine che noi percepiamo.
Quando si nasce, il corpo ha le sue limitazioni fisiche e ciascun organo ha una funzione ed un limite. E proprio come il corpo è gui-dato da regole, anche la mente, le emozioni ed il destino lo sono. E non è possibile sapere cosa il futuro ci riserva. Per esempio, anche Bodhisattwa era consapevole solo delle sue precedenti incarnazioni e non di quelle future perché la Natura e Dio non vogliono che si conosca il futuro. Delle dimensioni in cui non abbiamo vissuto non possiamo avere comprensione! E sicuramente non sono persone come noi che possono intervenire sul destino proprio o degli altri, persone che non riescono neanche a gestire la propria mente e le proprie emozioni di questa vita. Solo quando sapremo controllare la mente potremo parlare in modo approfondito di destino.

Come possiamo essere sicuri della reincarnazione? Perché sulla terra e non altrove? E cosa succede alla fine?

Nessuno può essere sicuro che ci sia la reincarnazione ma è certo che c’è un’evoluzione e la reincarnazione può esserne parte. Nel corso dell’evoluzione umana esaurirete i vostri karma fino a raggiungere la perfezione. Quando a scuola vi viene dato un compito e voi fallite, dovete ripeterlo fino a portarlo a termine e solo allora potete andare avanti. Le stesse regole si applicano al processo evolutivo. Sotto qualsiasi forma siamo nati non ha importanza, il punto è l’evoluzione o il risveglio della coscienza che è inerte in ogni individuo. Fino alla trascendenza noi accumuliamo ed esauriamo karma ed impressioni. L’evoluzione ci dà la capacità di accumulare meno karma ed esaurirne di più e lo scopo di una disciplina spirituale è di agevolare tale procedimento. Nella materia c’è la potenzialità di diventare luce e nella personalità di diventare trascendente. Quando Mirabai morì il suo corpo divenne luce e si dissolse in Dio; quando Kabir Das morì fu ricoperto con una coperta poi il corpo sparì e si trasformò in un mazzo di fiori. Questi due esempi sono la dimostrazione di ciò che lo yoga intende quando dice che il nostro corpo ha la potenzialità di diventare luce e trascendere, ma ciò è possibile solo quando i karma saranno esauriti e si supereranno i 5 tattwa. Se vi immergerete nel sadhana per la vostra evoluzione spirituale, allora la liberazione dai karma sarà accelerata e sperimenterete una modificazione nella vostra consapevolezza. È di questo presente che dovete interessarvi, non vagare tra passato e futuro. Che vi importa se vi reincarnerete o no, ricordatevi chi siete, non chi eravate o chi sarete, e ciò sarà più che sufficiente.

Dopo una malattia ho sviluppato molta paura di morire, come posso vivere nel frattempo?

Perché aver paura della morte? Dal momento della nascita si sa che si deve arrivare alla morte e nessuno può sfuggire. Quando arriva, arriva, l’importante è essere in pace con sé stessi.
Un ottimo aiuto è la meditazione che vi aiuta a connettervi col vostro centro, ed anche la ricerca di un rapporto con Dio che fa capire che la morte del corpo dà la vita in Dio. Vi faccio l’esempio della vita che si svolge nei sogni: chi è che sta facendo quell’esperienza visto che il corpo sta dormendo? Quindi non fatevi domande ma “vivete”.

Quali sono le pratiche dello yoga più indicate per il nuovo millennio?

Ogni pratica sarà la stessa come è stata nei millenni. Cambierà la comprensione perché ci saranno più ricerche scientifiche sugli effetti delle pratiche su corpo, mente ed emozioni. Lo yoga non cambierà, cambieranno gli individui, la loro comprensione ed il modo di praticare. Dobbiamo essere più determinati a comprendere lo yoga nei suoi aspetti scientifici e spirituali perché ci sarà un nuovo modo per applicare lo yoga e ciò porterà un cambiamento nella società.

Qual è l’importanza del rapporto discepolo-guru?

Innanzitutto chiariamo cosa significa ‘guru’; guru non significa solo maestro o insegnante ma colui che disperde l’oscurità, l’ignoranza, avidya: è la forma manifesta di Dio, un avatar o un messaggero. Co-me Satyam (vero), Sundaram (bello) e Shantam (pace), Guru è un nome di Dio, della natura trascendente di Dio, colui che toglie tamas, la letargia. Quando i saggi iniziarono ad istruire la gente cercando di eliminare l’ignoranza fu dato loro il nome di guru. Ma guru non è una persona fisica, è l’energia che fluisce; uno spirito in un guscio, ma lo spirito è eterno, immutevole, solo il corpo cambia. Lo spirito è sempre lo stesso anche quando il corpo va verso la morte. È una forza spirituale che quando si risveglia diventa un veicolo di illuminazione; questa energia spirituale che si manifesta in un essere tocca coloro che gli stanno intorno e li influenza anche quando questa forza lascia il corpo fisico. Quindi il rapporto col guru è eterno perché riguarda lo spirito immortale. La persona esterna è solo un catalizzatore per trovare quell’esperienza al nostro interno. Il guru nella sua forma trascendentale è Dio e nella sua forma fisica è la manifestazione dell’energia spirituale di Dio in un corpo. L’energia materiale di Dio è Maya Prakriti, mentre quella spirituale è il guru.

Qual è la differenza tra l’essere un sannyasa e condurre uno stile di vita yogico?

Lo stile di vita di un sannyasa non rappresenta necessariamente quello yogico. Nel sannyasa ci si dedica alla comprensione della vita spirituale per il beneficio proprio e degli altri. Una vita yogica richiede lo sviluppo di certe qualità per migliorare la mente, come disse Patanjali la pratica di yama, niyama e della meditazione.

Qual è il significato di drashta o testimone?

È difficile rispondere a chi non può capire se non a livello di ginna-stica mentale. In ognuno di noi c’è una persona che osserva ciò che il corpo e la mente fanno, e questa persona è la coscienza o chitta. Ma noi non abbiamo l’allenamento ad osservare perché siamo total-mente coinvolti dai sensi, e poter divenire consapevoli di drashta con questa educazione non è possibile. Dobbiamo riprogrammarci completamente. Solo quando le vritti saranno bloccate potremo identificare il drashta perché tutto ciò non è una pratica mentale, ma appartiene alla mente interiore. Il processo di osservarsi consapevolmente è nella mente, ed è solo il primo passo. Il vero drashta è lo spirito. Ricordiamo un classico esempio: un passeggero è su una macchina guidata da un autista, la macchina è il corpo, l’autista è la mente ed il passeggero è lo spirito. Normalmente il passeggero indica il luogo dove vuole recarsi ma non conosce il percorso ed è l’autista che decide, così è anche per noi in quanto è la mente che guida il corpo ed è responsabile delle azioni; solo quando il passeggero conosce la strada può dare le indicazioni per raggiungere la meta e divenire una guida per l’autista, allo stesso modo quando si va oltre pratyahara e dharana emerge lo spirito che diviene la guida per la mente.

Basta partecipare ad una yajna e sentire i mantra per averne i bene-fici?

Ciascuna yajna crea un mandala che invoca una specifica energia. I rituali sono mudra, gesti o movimenti magnetici per guidare il ma-crocosmico prana shakti nel microcosmico mandala. Le quattro fasi essenziali, tantriche o vediche, sono: 1) creazione del mandala -forma inerte; 2) infusione di prana shakti nel mandala; 3) intensificazione dell’energia invocata; 4) rilascio dell’energia, il culmine della yajna.
Yajna significa offerta di tutto ciò che nutre l’universo verso gli elementi (terra, fuoco, ecc.) per arricchirli ed aumentare le loro pro-prietà risananti. I mantra creano la vibrazione per migliorare il pianeta, la creazione, la società. La yajna aiuta a riallineare tutte le forze ed i campi magnetici nell’universo. Può, per esempio, essere utilizzata per migliorare lo sviluppo umano, per guarire la terra, per aiutare le divinità o per fare nascere una divinità. Deducete voi la risposta alla domanda.

Parlaci del ruolo del mantra personale rispetto all’agitazione della mente.

La mente non può essere sottomessa né controllata con la repres-sione o la forza, ma solo diventandone amici. Il processo dello yoga lo insegna: osservare ciò che accade entro la mente. Quando ripetete il mantra o vi si chiede di concentrarvi non dovete combattere con la mente per bloccarla ma osservarla mentre vaga e divaga man-tenendo il senso interno di equilibrio ed armonia. Sia nella pratica del mantra che nella meditazione se la mente è dissipata, anziché combattere, continuate a praticare lasciandola libera. Alla fine vi renderete conto che potete guidare meglio voi stessi. È naturale che la mente sia agitata quando cercate di creare concentrazione e unidirezionalità: essa è come una scimmia selvaggia. La nostra mente, normalmente, è come una scimmia selvaggia ubriaca e controllarla è quasi impossibile; si può tentare solo sviluppando con essa un rapporto, un’amicizia. Quando dovete diventare internamente immobili lasciate che la mente sia libera, talvolta la seguirete dimenticando la pratica alla quale poi ritornerete lentamente 1, 100 o 1000 volte sperando di riuscire infine a fermarla.

Perché se lo yoga è consapevolezza, chi pratica yoga è a volte poco consapevole degli altri?

Lo yoga è una pratica che tende a sviluppare consapevolezza; chi pratica yoga sono persone che hanno a che fare con i propri problemi, frustrazioni e ambizioni. Gli individui che praticano yoga non sono lo yoga, e non è colpa dello yoga se essi sono così. Per diventare buoni yogi bisogna sviluppare la consapevolezza di se stessi e liberarsi dalle crisi che esistono nella propria mente e nella propria natura interiore. Abbiate questa speranza ma nel frattempo accettatevi come siete, come anche le persone che vi stanno intorno. I veri yogi si riconoscono, essi irradiano vibrazioni diverse e diverse espressioni sono date ai rapporti e alle relazioni interpersonali e con l’ambiente circostante. Noi, comunque, dobbiamo cercare di costruire al meglio il nostro livello di vibrazioni.

Puoi parlarci del concetto di karma?

Ha origini molto antiche, anche Cristo disse: “raccoglierete ciò che seminate”. Ogni azione, ogni pensiero, crea un risultato che soddisfa i nostri sensi, le nostre emozioni, la nostra mente a livello sensoriale e mentale ma non siamo consapevoli della sua influenza sui livelli più profondi. Anche il concetto di azione tamasica, rajasica e sattwica deriva dal karma, dall’evoluzione della coscienza. I karma non possono essere facilmente sradicati, finché siamo in questo corpo siamo vincolati dai karma; solo rinunciando a corpo, mente, ego ed intelletto possiamo non creare karma, ma ora non ci è possibile. E allora come possiamo ridurre o eliminare i karma negativi? Tramite il servizio disinteressato e non egoistico, in cui si compie un’azione con la comprensione che è fatta per il bene di tutti. Un’azione in cui non c’è ricerca di appagamento o di soddisfazione personale trasforma l’espressione della mente.

Cosa accade all’anima di chi si suicida? Possiamo aiutarla?

Quando un passeggero non sale sul treno, cosa possono fare gli altri? E quando l’anima, in un modo o nell’altro, lascia il corpo, cosa possono fare gli altri se non pregare perché il viaggio sia piacevole e la porti alla meta? Potete purificare i vostri pensieri così che essi abbiano più forza sattwica e possano aiutare l’anima a progredire e non regredire.

Come possiamo divenire più vicini al guru e alla sua missione?

Seguendo i suoi insegnamenti e non dicendo “tu sei tutto per me” e restando fermi in adorazione. La vicinanza al guru non indica fede nel guru, il vivere insieme non indica fedeltà al guru, la fedeltà e la vicinanza al guru sono espresse dal saper seguire i suoi insegnamenti con fede totale. Basta un incontro per trovare il rapporto col guru. Chi cerca un rapporto di adorazione sta cercando un sostegno o un motivo per stare bene per mascherare le insicurezze della propria vita sociale. Bhakti è fede, devozione, non rimanere davanti al guru dicendogli “ti adoro, sei la mia luce, ecc.” Bhakti è vivere lo spirito del guru, del divino. Quindi, se volete essere più vicini al vostro guru e alla sua missione, vivete seguendone l’insegnamento.

Nella nostra vita quotidiana attraversiamo momenti in cui stiamo benissimo e poi malissimo, come possiamo interrompere questa situazione simile al movimento di uno yo-yo?

Talvolta vediamo il lato positivo ed altre quello negativo della vita, ma tenendo a mente l’obiettivo che vogliamo raggiungere ed il no-stro sentiero spirituale, il movimento dello yo-yo diminuirà. Coltivate le qualità sattwiche facendo meditazione per almeno dieci minuti al giorno. Non meditazione su mantra, Dio o qualcosa di astratto, ma su qualcosa che ha a che fare con la vostra routine quotidiana per focalizzare la mente. Dovete osservare gli eventi o le emozioni che creano agitazione nella mente per trovare le ragioni che fanno fluttuare la mente tra bene e male. Quindi utilizzate la meditazione come procedimento di analisi della vostra mente.

Come possiamo imparare a discriminare meglio senza ricorrere sempre al guru?

Usate il buon senso. Il ruolo del guru non è quello di dirvi cosa è giusto o sbagliato, ma di ispirarvi nella vostra vita.

Kirtan

di Swami Satyananda Saraswati

Il kirtan è una pratica spirituale e fa parte di un sistema di Yoga chiamato Mantra Yoga. Letteralmente kirtan significa “ripetizione continua di un mantra”. Questo sistema di yoga è contenuto nei Tan-tra Shastra, un’antica scrittura indiana, ed è un sentiero in cui l’aspirante utilizza le vibrazioni sonore per poter espandere ed in-fine liberare la propria coscienza spirituale latente.
Questo risveglio spirituale è stato chiamato con molti nomi: Sa-madhi, Nirvana, coscienza di Cristo… La pratica con la ripetizione di un mantra è indubbiamente un metodo veloce, sicuro e potente che si adatta a tutti gli aspiranti spirituali nella loro ricerca verso la realizzazione.
La scienza del mantra yoga non è limitata esclusivamente alla cultura indiana poiché si trova in tutte le grandi culture spirituali del mondo. Infatti, l’incontrarsi delle persone ed il cantare inni sacri ha sempre fatto parte della pratica spirituale in tutte le culture antiche.
Ma, man mano che passava il tempo, l’essenza spirituale di queste pratiche fu dimenticata ed esse vennero collegate con il vudù o la magia oppure vennero considerate inutili poiché le persone avevano perso o dimenticato il loro importante valore spirituale.
In India, invece, i santi ed i saggi, gli yogi e i sannyasin, avevano preservato questa grande scienza ed avevano documentato tutto nei Tantra Shastra. I mantra sono stati tramandati in sanscrito, che era considerata una lingua pura, e che è stato detto essere la lingua base da cui si sono sviluppate la maggior parte delle lingue odierne.
Il sanscrito consiste in una serie di lettere chiamate akshara, che letteralmente significa “imperituro”; è la combinazione di queste singole lettere o vibrazioni sonore ciò che conosciamo come man-tra.
Ogni akshara ha una particolare frequenza o vibrazione associata che influenza l’individuo nei differenti livelli di coscienza. Perciò le combinazioni di akshara in differenti mantra aiutano a risvegliare un particolare tipo di consapevolezza nell’individuo, secondo la struttura del mantra.
È interessante notare che anche nella scienza del Kundalini Yoga, un’altro ramo dello yoga, ad ogni chakra (centri psichici nel corpo) viene associato un loto dalla forma specifica. In ognuno dei petali dei differenti loti vi è un’akshara specifica o vibrazione sonora, mentre Sahasrara, la sede della coscienza superiore, contiene tutte le akshara. Così, attraverso la pratica ed il perfezionamento dei vari mantra, stiamo in effetti purificando e risvegliando i differenti centri psichici nel corpo e conseguentemente anche il loro centro corrispondente in Sahasrara viene risvegliato.
La musica è sempre stato un mezzo molto potente per il risveglio della coscienza spirituale, per non parlare del suo valore per liberare le tensioni emozionali ed indurre uno stato di tranquillità e rilassa-mento.
Così, con la combinazione del mantra e della musica abbiamo una pratica conosciuta come kirtan.
Sul sentiero della meditazione il kirtan è uno dei tre metodi attraverso cui bhakti, l’amore trascendentale, viene risvegliato. La musica è un’arte, un’espressione comune a tutte le culture ed un mezzo attraverso cui, nella vita, viene espressa quell’esperienza che trascende le parole e le azioni. La musica ha la qualità della trascendenza. Ha un potere così grande che l’intelletto, la mente razionale, non possono funzionare più a lungo e ci si trasferisce nel regno dello spirito.
Per facilitare questo movimento, questo flusso, i mantra sono mantenuti nella loro forma originale poiché qualunque tentativo per tradurne il significato sarebbe puramente intellettuale. Tramite la pratica del kirtan e non attraverso la conoscenza intellettuale, vengono a poco a poco rivelati gli aspetti più profondi dei mantra.
L’espressione della bhakti è di rilevante importanza nel successo della meditazione. Una volta che la bhakti viene espressa, dhyana yoga (la meditazione) diviene spontanea.
Il potere del kirtan è innegabile e una volta che è stato sperimentato l’aspirante, tramite il risveglio di bhakti nel proprio essere, ottiene un cambiamento notevole nella sua spontaneità e nell’affrontare la vita sia interiore che esteriore.
Molti dei grandi santi e saggi hanno utilizzato il metodo del kirtan per trascendere la coscienza ordinaria. Mirabai, una grande devota di Krishna, aveva raggiunto il suo stato di beatitudine e realizzazione spirituale ricordando e cantando il sacro nome del suo Signore. Tale è il potere del kirtan e del mantra.
È un metodo che, se l’individuo ha la capacità di liberarsi dalle proprie inibizioni e complessi, ha il potere di rompere le catene che normalmente legano la coscienza umana, permettendo alla coscienza individuale di fondersi in quella divina.

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, ed. Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

I Capitolo: Samadhi Pada

Sutra 50: La forma dinamica della coscienza nel samadhi

Tajjah samsharo’nyasamskarapratibandhi

Tajjah: nato da questo; samskarah: coscienza dinamica; anya: dell’altro; samskara: coscienza dinamica; pratibandhi: quello che impedisce

La coscienza dinamica nata da questo (sabija samadhi) impedisce gli altri stati di coscienza.

Il samskara è uno stato dinamico di supercoscienza negli strati pro-fondi del germe (bija), che può essere risvegliato all’interno della coscienza: per esempio, lo shivalinga è il germe, come un simbolo è un germe. Samskara non è uno stato di coscienza dormiente, è uno stato di coscienza dinamico. Negli stati più alti del sabija samadhi la coscienza del bija rimane, ma la coscienza di altri oggetti è eliminata. Anche nella vita ordinaria ci si accorge che quando un pensiero predomina nella mente, gli altri gli sono subordinati. Nello stesso modo un samskara può impedire altri samskara. Quando chitta è completamente assorbita nella consapevolezza esterna, come vedere, sentire, percepire, ecc. è in una stato di coscienza dinamica e questo deve essere evitato. Ci si arriva sia con pratyahara, dharana e dhyana. Quando la mente non è impegnata o concentrata, sorgono svariati pensieri. Questo avviene anche negli stadi inferiori del sabija samadhi, in cui ci sono sia visioni sia chitta vritti. Quando sopravviene ritambhara prajna si raggiunge il più alto stadio del sabija samadhi. Allora gli altri samskara non solo sono impossibilitati a manifestarsi, ma sono eliminati.
I tre stati definiti come concentrazione, meditazione e samadhi costituiscono insieme samyama, che esprime il completo controllo mentale sulla consapevolezza dell’oggetto. Attraverso samyama gli altri stati di coscienza spariscono, ma il germe rimane. Il germe, co-me per esempio lo shivalinga, si chiama anche pratyaya. È la base della coscienza. Questo avviene in asamprajnata fino ad asmita; dopo asmita, l’aspirante si immerge nel nirbija samadhi.
Fino ad ora la coscienza discende via via più in profondità, ma non si fonde con il drashta. Dopo il sabija samadhi esiste l’oceano, chiamato unione con il drastha. Bisogna ricordare due cose: primo, bisogna dissipare il malinteso che presenta il cammino spirituale come un percorso molto corto. È l’errore che commettono insegnanti e studenti entusiasti; deve essere corretto. Secondo, bisogna sviluppare una comprensione chiara meditando sulla forma concreta della coscienza. A partire dal momento in cui uno studente ha trasceso sagunopasana, può entrare in nirgunopasana, dopo ritambhara prajna. È il caso, per esempio, di Ramana Maharshi, che era un liberato dalla nascita: egli non ha avuto bisogno di praticare alcun sadhana.
Ma non c’è dubbio che coloro che non sono spiritualmente risve-gliati e che non hanno il controllo volontario delle loro funzioni mentali dovranno all’inizio praticare sagunopasana. Secondo lo yoga, tutto questo ventaglio di upasana si divide in due categorie: i mezzi e i fini. La meditazione è il mezzo per raggiungere il samadhi, dharana è il mezzo per raggiungere dhyana, pratyahara è il mezzo per arrivare a dharana; nei vari stadi del samadhi ogni stadio inferiore è un mezzo per arrivare allo stadio superiore. Di conseguenza tutte queste pratiche rompono livelli differenti di coscienza e alla fine vanno oltre il campo di prakriti.

Sutra 51: Allora si raggiunge il samadhi senza germe

Tasyapi nirodhe sarvanirodhannirbijah samadhih

Tasya: di questo; api: anche; nirodha: bloccando; sarva: tutto; ni-rodhan: bloccando; nirbijah: senza germe; samadhih: samadhi

Dopo aver arrestato anche quello grazie al blocco di tutte le chitta vritti, si raggiunge il samadhi senza germe.
Il germe ha la caratteristica di moltiplicarsi. Bisogna bruciarlo perché non abbia più la possibilità di dividersi e riprodursi. Anche il samskara del germe nella forma di purusha, Shiva, Aum, ecc. dovrà essere eliminato e per questo è necessario ottenere una coscienza differente chiamata ritambhara prajna e che è quella che fa tutto il lavoro. Esiste una coscienza differente quando il germe che è la base di upasana viene distrutto e a meno che questo non venga distrutto, il samadhi senza germe non può manifestarsi.
Mentre gli altri samskara moltiplicano i loro effetti, il ritam-bhara prajna dà luogo allo stato senza germe. Vedere, udire, sentire, tutte queste sensazioni non sono che germi di coscienza. Anche lo studio degli Yoga Sutra è un samskara. Si è moltiplicato come un germe che vi suscita la voglia di leggere anche le Upanishad e altri libri. Tuttavia, nello stadio finale tutti i samskara vengono eliminati da ritambhara prajna, che siano Shivalinga, Aum, ecc. Questo perchè i limiti della frontiera intellettuale sono superati e l’aspirante ottiene uno stato di beatitudine. La forma è trascesa.
Questo stato di shunya non è statico, ma dinamico: è una immobilità trascendentale; non sembra vuoto che nel solo aspetto dinamico. Lo stato ultimo è pacifico pur essendo dinamico. La luce di Purusha illumina la totalità della coscienza. La luce particolare che illuminava gli oggetti è ritirata; è questo il solo processo. Viene ritirata dal mondo esterno e penetra all’interno, e penetrando all’interno continua ad illuminare i passaggi interni, le dimore interne di vitarka, vichara, ananda e asmita. La spiegazione di tutto questo è molto difficile. Non è possibile spiegare la natura esatta di nirbija samadhi perchè chi lo conosce non può né esprimerlo né darne un’idea.

Karma Yoga

tratto da: Swami Satyananda Saraswati, A Systematic Course in the Ancient Tantric Techniques of Yoga and Kriya- Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India

Karma Yoga è lo yoga dell’azione o del lavoro. Il suo scopo è di produrre integrazione, armonia e unione attraverso l’azione. È un sentiero yoga aperto a tutti, in quanto tutti dobbiamo lavorare e compiere varie attività sia fisiche che mentali. Infatti, si adatta molto al mondo moderno orientato verso l’azione ed è ideale per coloro che preferiscono l’azione all’inattività, quindi per tutti, poiché non c’è nessuno che possa restare completamente inattivo. È impos-sibile. Ci deve sempre essere qualche forma di azione, anche se si tratta solo di dormire, sognare ad occhi aperti o cercare di non fare niente. È attraverso il karma yoga che possiamo incominciare a praticare yoga ventiquattro ore al giorno, utilizzando le nostre azioni come mezzo per raggiungere la consapevolezza superiore.
Il significato del karma yoga è generalmente sottovalutato dai principianti e anche da persone che hanno praticato per molti anni altre forme di yoga come raja yoga e hatha yoga. La pratica regolare delle tecniche dello yoga per un tempo determinato ogni giorno porta molti benefici. Tuttavia si dovrebbe cercare di praticare yoga durante tutta la giornata. Questo è possibile attraverso il karma yoga. Le asana, il pranayama, le tecniche di meditazione, ecc., portano meravigliosi risultati, esperienze e conoscenza, ma le esperienze interiori, conseguite durante queste pratiche, vanno poi integrate alla vita di ogni giorno.

I fondamenti del karma yoga

Il sentiero del karma yoga accetta il mondo materiale attorno a noi. Accetta che dobbiamo vivere nel mondo, ma il suo scopo è di utilizzare in modo costruttivo gli oggetti, i pensieri e le azioni da cui sia-mo condizionati per eventualmente trascenderli, rompere la schiavitù ed ottenere la libertà e la conoscenza. Ciò viene fatto progressivamente attraverso l’azione nella vita di ogni giorno, con completa consapevolezza, nel miglior modo possibile. Lo scopo è diventare completamente liberi nel vero senso della parola; diventare perfettamente liberati ed in sintonia con la coscienza. Tuttavia non si può diventare liberi se non attraverso la conoscenza, il confronto, usando ed eventualmente trascendendo le limitazioni del mondo. Questo è lo scopo ed il regno del karma yoga.
Una farfalla non può essere libera e pronta a volare immediata-mente. Prima deve passare attraverso il trauma e la schiavitù dell’essere bruco. Infine la pelle del bruco viene scartata e la farfalla è in grado di volare verso la beatitudine della libertà. Lo stesso vale per ogni essere umano; ogni persona deve sperimentare pienamente e capire il mondo prima di essere in grado di trascenderlo e conoscere la beatitudine spirituale e la libertà. Uno dei precetti base del karma yoga è molto semplice, tuttavia molto profondo: “Non siate attaccati alle vostre azioni e alle loro conse-guenze”. Allora il lavoro diventa gioco, cessa di essere lavoro. Di solito il lavoro viene fatto con un motivo e con l’aspettativa di risultati o ricompensa, mentre il gioco viene fatto per se stesso. È l’attaccamento, non il lavoro in sé che ci rende infelici e scontenti. Il lavoro raramente nuoce; sono le aspettative, lo status, le ricompense e così via che causano l’agitazione mentale. Perciò un’importante regola del karma yoga è di fare il vostro lavoro, ma di non identificarvi con esso. Considerate il lavoro e le sue conseguenze (il frutto) come qualcosa di completamente separato da voi stessi.
Illustriamo ciò con un esempio: immaginate di aver dedicato sei mesi a scrivere un libro. È opera del vostro cervello e del vostro duro lavoro. Ne siete molto orgogliosi ed esso è parte di voi. Poi qual-cuno passa, prende il libro, legge qualche pagina e chiede bruscamente: “chi è quell’idiota che ha scritto questo?” non sapendo che siete voi. Come risultato siete insultati ed arrabbiati perché il vostro orgoglio è stato ferito; vi sono delle risonanze mentali e, oltre ad avere una discussione furiosa col critico del vostro libro, rimanete infelici e depressi per molti giorni. La causa dell’infelicità non è veramente il critico, che naturalmente poteva essere un po’ più diplomatico, la sua causa sta nel vostro attaccamento al libro, il frutto del vostro lavoro e sforzo. Se aveste considerato il libro come qualcosa di completamente diverso da voi, allora non vi sareste agitati né tormentati in seguito alla severa critica. Se aveste considerato che il libro non siete voi ma che è solo un oggetto separato dal vostro corpo e dalla vostra mente, e solo il risultato di azioni compiute da voi, allora l’agitazione emozionale e mentale non sarebbe avvenuta. È solo una questione di identificazione; tuttavia l’identificazione sbagliata conduce all’infe¬licità, mentre l’identificazione realistica porta all’armonia nelle varie situazioni della vita. L’attaccamento porta dolore e miseria, mentre il distacco porta la calma e la contentezza. Cercate di cambiare le vostre attitudini attuali e di sviluppare questo distacco in ogni aspetto della vostra vita. È solo un metodo. Ne risulterà rilassamento ed eventualmente la consapevolezza superiore. Allora il distacco si tra-sformerà in amore per ogni cosa, non vi sarà amore egoistico per il proprio vantaggio ma compassione. Ciò avverrà sicuramente come la notte segue il giorno in quanto capirete la più profonda relazione che esiste tra tutte le persone e le cose.
Il karma yoga mira a ridurre il controllo e l’influenza dell’ego, ed eventualmente ad eliminarlo. Questa cancellazione dell’ego diventa molto più facile se si sente una devozione per una causa, una persona o un simbolo di esistenza superiore. In queste circostanze, le proprie azioni vengono offerte all’oggetto della devozione, che sia un guru, una divinità od una causa valida. Se questi servizi sono fatti con tutto il cuore, senza secondo fine di guadagno o vantaggio personale, allora l’individuo compierà automaticamente le azioni non egoisticamente. Le azioni motivate dall’ego vengono ridotte poiché i motivi vengono diretti verso qualcosa al di fuori di se stessi ed automaticamente si praticherà il karma yoga.
Questa arresa delle proprie azioni a qualcosa al di fuori del pro-prio ego viene chiamato Bhakti Yoga. Questo è molto potente ed è adatto per le persone più emotive. In queste circostanze il bhakti yo-ga è strettamente connesso col karma yoga.
Tuttavia, non tutti provano una devozione irresistibile per qualcuno o qualcosa. Se questo è il caso, bisognerebbe cercare di essere consapevoli delle proprie azioni. Agite come un testimone, un osservatore di tutte le attività, come se si svolgessero al di fuori di voi stessi. Osservate tutti i pensieri e le azioni e reazioni fisiche con un’attitudine disinteressata. Questo è strettamente connesso al distacco e porta anche alla dissoluzione dell’ego.
Chiunque stia praticando o stia cercando di praticare karma yoga non deve necessariamente credere in una religione o in un’esistenza superiore. D’altronde, non è necessario scartare le proprie credenze se ci sono. Cercate solo di lavorare non egoisticamente, sia che si tratti di pulire il pavimento, scrivere un libro, fare un esperimento scientifico o compiere i lavori domestici.

Karma yoga come mezzo per la meditazione

Il karma yoga può portare esattamente alle stesse esperienze delle altre forme di yoga. Non c’è dubbio su questo. Ma è difficile per la maggior parte delle persone apprezzare questo punto, in quanto altri sentieri dello yoga, come il raja yoga, sembrano più “yogici”.
C’è una tendenza a pensare che il lavoro non possa essere yoga e, naturalmente, il semplice lavoro non è yoga. Karma yoga implica qualcosa di molto più grande e più profondo del lavoro. Implica azioni concentrate, altruistiche, con consapevolezza. Karma yoga è un’importante tecnica per la crescita ed il progresso lungo il sentiero spirituale. Aiuta a portare pace ed equanimità nella propria vita. Di per sé conduce direttamente alla consapevolezza superiore e alla conoscenza, anche se queste esperienze hanno una scarsa relazione con il lavoro che viene effettuato. È l’esperienza interiore che è importante, e questo è un qualcosa che non può essere espresso con le parole.
Anche Swami Shivananda ha affermato e messo l’accento sull’importanza del karma yoga per conoscere l’esperienza della meditazione. Egli ha detto: “Si dovrebbe svolgere un compito alla volta. Un totale coinvolgimento in qualsiasi lavoro allenerà gradualmente la mente a dimenticare la sua abituale instabilità e incostanza. Se vi tuffate nel lavoro con ardore e attenzione totali ne deriverà per voi un grosso aiuto nella meditazione”. Nell’ashram o-gnuno pratica karma yoga, in ufficio, in tipografia, nella biblioteca, in cucina, dovunque il karma yoga è una componente integrale ed indispensabile della vita dell’ashram.
Il motto del karma yoga è: dare-dare-dare. Il motto prevalente nel mondo è l’opposto, cioè: prendere-prendere-prendere e prendere di più. È quest’ultima attitudine che impedisce il progresso nella vita spirituale e nell’esperienza della meditazione. Tutti i grandi maestri spirituali nella storia hanno predicato che si dovrebbero ridurre ed eventualmente eliminare tutte le azioni ed i pensieri motivati dall’interesse personale. Naturalmente questo richiede tempo e non può essere fatto da un giorno all’altro, tuttavia è assolutamente ne-cessario se si desidera eliminare la forza dell’ego, l’ostacolo o il velo che impedisce l’influsso della coscienza superiore.

Concentrazione, forza di volontà e problemi mentali

La mente della maggior parte delle persone si può paragonare ad un fiume con un vasto numero di ingorghi. Queste correnti reagiscono continuamente e si oppongono al flusso principale. Ne risultano continui disturbi, agitazione, attrito e perdita di energia. Se degli ingegneri desiderano prelevare l’energia del fiume per la distribuzione elettrica, devono incanalare il flusso d’acqua in una corrente unificata e potente con un minimo di gorghi. Poi devono costruire ed installare un turbogeneratore che converta l’energia della corrente del fiume in energia elettrica. Vi è una trasformazione di energia. Vale lo stesso per la mente. Normalmente essa è disturbata da un’infinità di flussi di pensieri che interagiscono continuamente l’uno sull’altro. La mente fluttuante manca di forza unificata. Tuttavia è possibile cambiare questa situazione e rendere potente la mente incanalando prima i flussi dei pensieri affinché possano fluire in un’unica corrente ar-moniosa, senza conflitti.
La mente deve essere concentrata fin quando diventa uno stru-mento perfetto con un’unica corrente di pensiero integrato. Questo è il ruolo del karma yoga. Una mente potente e concentrata porta a questo: trasforma la propria esperienza di vita. Conduce a cose che non ci si aspetta, così come è difficile capire come l’energia elettrica che illumina la vostra casa e consente agli apparecchi domestici di funzionare, provenga dall’energia di una corrente d’acqua.
Questo è lo scopo del karma yoga: incanalare i pensieri e le azioni cosicché la mente ci aiuti invece di ostacolarci, cosicché la mente diventi centrata in un solo punto ed un perfetto ricettore e riflettore di esperienza e consapevolezza superiore.
Karma yoga, così come altre forme di yoga, sviluppa la forza di volontà. L’importanza della forza di volontà individuale è spesso trascurata. Infatti poche persone sanno cos’è. Può essere definita come la capacità di motivare, mobilizzare ed armonizzare tutte le proprie attività per il raggiungimento di uno scopo preciso.
Nel karma yoga il praticante compie il suo lavoro con la maggiore attenzione ed il maggior coinvolgimento possibile. Usando le proprie capacità ed abilità inerenti, si cerca di raggiungere la massima efficienza. Infatti la “Bhagavad Gita” ha definito karma yoga come “efficienza nell’azione”. Questo totale assorbimento nel lavoro conduce ad una grande forza di volontà e allo sprigionamento delle forze nella mente. Tutta la mente ed il corpo si integrano e raggiungono un alto grado di sensibilità a partire dalla quale si può iniziare e sperimentare la meditazione.
È durante il lavoro e le altre attività che potete riconoscere i vostri problemi mentali. È attraverso il karma yoga che essi vengono riconosciuti ed esauriti. È per questo motivo che: “Il lavoro diventerebbe una fonte di gioia se si riuscisse a vedere in esso il punto di partenza verso l’illuminazione-samadhi. Karma yoga è lo sbocco dei propri samskara (impressioni e problemi mentali)”.
Karma yoga è un mezzo per ripulire la mente da fobie, problemi, paure ed ogni altro fattore di disturbo. Durante il karma yoga una persona deve affrontare ogni tipo di esperienza, buona o cattiva. At-traverso queste esperienze potete imparare cose su voi stessi, sulle vostre debolezze e sulle vostre fissazioni.
Nessuno di noi può evitare il lavoro, quindi perché cercare di evi-tarlo? La nostra stessa natura ci spinge a compiere azioni, quindi meglio accettare la situazione e lavorare. Tuttavia, nel contempo, dovremmo usare il lavoro come mezzo per ripulire la mente e prendere il sentiero verso la consapevolezza superiore.
Non lavorate punto e basta, ma lavorate con consapevolezza e traete di più dal vostro lavoro. Questo è lo scopo del karma yoga.
Karma yoga è un metodo per utilizzare il potenziale della mente. Ognuno di noi ha accesso a questa forza incredibile e a questa conoscenza, tuttavia la maggior parte delle persone non prende mai con-tatto con essa. Karma yoga è il metodo per sprigionarla ed utilizzarla. Non si sviluppa niente; il potenziale è già là ed aspetta di essere scoperto ed usato.

Il campo di prova del mondo

Il mondo del karma, delle azioni, dei pensieri, delle situazioni e cir-costanze è un campo di prova. È un luogo dove si possono scoprire cose su se stessi. È un laboratorio dove lo strumento mente-corpo può essere affilato e reso recettivo agli influssi della conoscenza e consapevolezza superiore. È nel mondo che possiamo provare se la lama psiche-fisico necessita di essere affilata. Se essa è smussata, e di solito lo è, è attraverso il mondo delle esperienze di tutti i giorni che può venire affilata per tagliare il velo dell’ignoranza. Il mondo va usato quale mezzo per mettere in sintonia il complesso mente-corpo.
Molte persone cercano la pace in luoghi tranquilli. Non si rendono conto di portare dentro di sé la fonte della propria infelicità. Alcuni passano molti anni in isolamento, spesso tuttavia non trovano la pace che cercano così disperatamente. Il motivo è semplice: è molto difficile conoscere i propri problemi mentali quando non c’è alcuna interazione con gli altri. I problemi rimangono nella mente e agiscono come blocchi, anche se non sono riconosciuti. La maggior parte delle persone deve avere contatti con gli altri per poter confrontare e rimuovere i propri problemi mentali. Ci fu un uomo che visse da eremita per cinque anni sull’Himalaya con l’intenzione di raggiungere l’esperienza dell’illuminazione. Non trovò mai quello che cercava ed alla fine dovette ritornare tra gli altri uomini. Egli ammise che nonostante avesse ottenuto qualcosa, avrebbe probabilmente ottenuto di più rimanendo nella società e praticando il karma yoga e altre tecniche di yoga. Molta gente ha fatto lo stesso sbaglio. Se desiderate progredire sul sentiero dello yoga non è necessario diventare un recluso e ritirarvi in una grotta. Se lo fate, potrete sentire una certa pace e tranquillità, ma probabilmente non sarà abbastanza profonda per consentire una meditazione spontanea.
Si tratterà quasi sicuramente di un senso di felicità molto superficiale. I vostri blocchi mentali rimarranno nella mente ed impediranno la meditazione. Sarete probabilmente costretti ad abbandonare la vostra solitudine per rimuovere i vostri problemi. Non solo questo, ma i vostri desideri e le vostre brame per oggetti, cibi appetitosi, ecc. vi riporteranno alla società. Gli oggetti, i cibi appetitosi, ecc. che prima davate per scontati, annebbieranno la mente ed i vostri pensieri saranno totalmente assorti nei ricordi di godimenti passati. Non diciamo che alcuni perdono il proprio tempo quando si ritirano sull’Himalaya o in qualunque altro posto tranquillo, poiché molti hanno trasformato la propria vita in questo modo. Ma coloro che in queste circostanze hanno raggiunto esperienze significative, sono persone che hanno precedentemente risolto la maggior parte dei loro problemi nella società. Una persona con una mente piuttosto calma farà probabilmente dei buoni progressi ed otterrà delle meravigliose esperienze in solitudine. Ma la maggior parte delle persone perderà il proprio tempo.
È innanzi tutto necessario ripulire la mente mentre si vive nella società, facendo yoga, compreso karma yoga. È nel bel mezzo di una città formicolante o mentre si è coinvolti in situazioni di lavoro stressante che venite a confronto con i problemi più opprimenti. Diversamente è difficile confrontarli e tanto meno rimuoverli. Una persona che vive in un ambiente protetto, non avrà modo di conoscere i suoi problemi in quanto non conoscerà mai l’infelicità di dover affrontare delle situazioni sgradevoli. È necessario lasciarsi coinvolgere dalla vita e praticare karma yoga.
Il nostro Ashram è situato in un luogo impensabile; a prima vista sembra essere situato molto male. Sta tra una linea ferroviaria ed una strada polverosa. Sembra preso tra “il diavolo ed il profondo mare blu”. Durante il giorno, la strada è molto affollata poiché è la strada principale che porta al fiume Gange. È lungo questa strada che i morti vengono trasportati verso il fiume per essere cremati. Ciò avviene con una processione rumorosa, accompagnata da una fanfara di tamburi e trombe ed altri strumenti. Vi è sempre rumore attorno all’Ashram ed i visitatori spesso commentano che la collocazione è inadatta.
Essi concepiscono un ashram nel bel mezzo di una foresta con migliaia di pavoni ed altri uccelli multicolori che cantano, correnti di acqua cristallina, branchi di cervi e forse Shiva in persona che medita sotto un albero. Le loro aspettative vengono distrutte non appena vedono il nostro ashram. Ma il posto è più che soddisfacente poiché l’ashram non è inteso come ritiro. Non è un posto per sfuggire il mondo. Se qualcuno desidera sfuggire il grande mondo cattivo allora l’ashram è il posto sbagliato. È troppo rumoroso poiché mantiene i rapporti con le attività del mondo esterno. Perciò, tutto sommato, l’ashram è sito in un posto ideale perché, se si è in grado di svolgervi le pratiche di yoga, allora si potrà svolgerle quasi ovunque. È un posto dove si impara ad accettare se stessi ed il mondo, dove si impara a riconoscere chiaramente i propri problemi interiori per eventualmente eliminarli. È un posto per praticare karma yoga. Non è un posto dove si possa languire in uno stato di torpore e forse illudersi che si stia meditando. È simile al mondo attivo in genere, un posto dove si agisce con gli altri e dove si scoprono i propri blocchi mentali.
Riassumendo, il mondo non va evitato. È un luogo che va usato per rimuovere i nostri difetti e le nostre imperfezioni. Molte persone considerano la vita spirituale, compreso lo yoga, come separati dalle attività di tutti i giorni e dalla vita in genere. Questo è completamente sbagliato. Una persona deve lavorare ma allo stesso tempo trasformare il lavoro facendo karma yoga. Questo è il sentiero verso l’esperienza spirituale. È possibile raggiungere uno stadio nel quale si sente il silenzio interiore e la pace anche nel mezzo dell’attività più intensa, di situazioni stressanti e nell’ambiente più rumoroso. A questo punto, si è pronti per andare verso le montagne, anche se non ce ne sarà più bisogno. Vi sarà un senso di pace in tutte le situazioni e si vivrà l’esperienza della meditazione. Ciò è chiaramente indicato nella “Astravakra Gita”: “L’illuminato non evita la folla, né ricerca la foresta. In ogni circostanza, in ogni luogo, egli rimante perfettamente equilibrato”. (capitolo 18:100)
Si praticherà karma yoga nel senso più profondo, continuamente.

Asana di Equilibrio

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Asana, Pranayama, Mudra, Bandha”, Edizioni Satyananda Ashram Italia.

Le asana d’equilibrio sviluppano il cervelletto, il centro cerebrale che controlla il modo in cui il corpo funziona in movimento. La maggior parte delle persone è scoordinata nei movimenti, così il corpo deve costantemente compensare la mancanza d’equilibrio per evitare di cadere o sbattere contro gli oggetti. Questo metodo inefficiente di procedere richiede il massimo sforzo d’energia per il minimo risultato, creando un’ulteriore e notevole tensione nel corpo. Queste asana inducono equilibrio fisico calmando i mo-vimenti inconsci. Quando il corpo in movimento raggiunge l’equilibrio, diviene sempre più libero di far affidamento per il suo sostegno ed il suo movimento ad altre forze come, per esempio, alla gravità. In questo modo esso conserva la propria energia ed ottiene grazia e fluidità nel movimento.
Oltre che indurre l’equilibrio fisico, questo gruppo di pratiche sviluppa una mente equilibrata e una visione della vita più matura. La focalizzazione necessaria per praticarle con stabilità sviluppa concentrazione ed equilibrio a livello emozionale, mentale e fisico. Queste asana sono note specialmente per la loro capacità di equilibrare il sistema nervoso ed allontanare stress e ansia. Per alleviare una tensione eccessiva queste asana dovrebbero essere mantenute il più a lungo possibile.
Inizialmente le asana di equilibrio possono essere difficili da eseguire se nella vita normale non si è sviluppato il senso d’equilibrio. Tuttavia, il corpo si adatta molto facilmente e nel corso di alcune settimane di pratica regolare si otterranno rapidi progressi. Quando si praticano queste asana è molto importante stabilizzare la mente attraverso la concentrazione su un punto. Osservare un punto nero o un segno sulla parete mentre si sta in equilibrio permette al corpo di mantenere posizioni apparentemente difficili per lunghi periodi.

EKA PADA PRANAMASANA

Eka Pada Pranamasana (posizione di preghiera su una gamba)
State in posizione eretta con i piedi uniti e le braccia lungo i fianchi.
Focalizzate lo sguardo su un punto fisso davanti al corpo all’altezza degli occhi.
Piegate la gamba destra, afferrate la caviglia e mettete la pianta del piede all’interno della coscia sinistra.
Il tallone dovrebbe essere a contatto col perineo ed il ginocchio destro rivolto lateralmente.
Tenete la caviglia fino a quando il corpo è equilibrato, poi portate le mani davanti al torace nella posizione della preghiera per la posizione finale.
Lasciate la posizione e cambiate lato.
Respirazione: respirate normalmente per tutta la durata della pratica.
Durata: praticate fino a 3 cicli con ogni gamba, mantenendo la posizione finale fino a 2 minuti.
Consapevolezza: fisica – su un punto fisso a livello degli occhi.
Spirituale – su agya o anahata chakra.

Benefici: quest’asana sviluppa l’equilibrio del sistema nervoso. Rinforza anche le gambe, le caviglie e i piedi.
Variante: assumete la posizione finale di eka pada pranamasana.
Mantenendo lo sguardo fisso su un punto all’altezza degli occhi, inspirate e sollevate le braccia in alto tenendo i palmi uniti.
Mantenete la posizione trattenendo il respiro dentro e, con l’espirazione, riportate le braccia davanti al torace.
Ripetete dall’altro lato.

NATARAJASANA

Variante 1: Natarajasana (posizione del Signore Shiva) – forma preparatoria
State eretti con i piedi uniti e mantenete lo sguardo su un punto fisso all’altezza degli occhi. Piegate il ginocchio destro e, con la mano destra, afferrate la caviglia dietro il corpo.
Tenete le ginocchia unite e mantenete l’equilibrio.
Lentamente sollevate ed allungate il più possibile la gamba destra indietro.
Assicuratevi che l’anca destra non ruoti e che la gamba sia solle-vata proprio dietro il corpo.
Tendete verso l’alto ed in avanti il braccio sinistro unendo la punta dell’indice e del pollice della mano sinistra per formare gyana mudra. Fissate lo sguardo sulla mano sinistra.
Questa è la posizione finale.
Mantenete la posizione per quanto è possibile.
Abbassate lateralmente il braccio sinistro. Abbassate la gamba destra riunendo le ginocchia. Lasciate la caviglia destra e riportate il piede sul pavimento. Abbassate il braccio.
Rilassatevi poi ripetete con la gamba sinistra.
Altri dettagli: come per la forma danzante di quest’asana.

EKA PADASANA

Eka Padasana (posizione su un piede)
Rilassate il corpo nella posizione eretta con i piedi uniti.
Sollevate le braccia in alto ed intrecciate le dita con i palmi rivolti in basso.
Inclinatevi lentamente in avanti dall’altezza delle anche mante-nendo il tronco, la testa e le braccia in linea.
Contemporaneamente sollevate indietro la gamba sinistra distesa, mantenendola in linea col tronco.
Il corpo dovrebbe far perno sull’articolazione dell’anca destra.
Nella posizione finale la gamba sinistra, il tronco, la testa e le braccia formano un’unica linea orizzontale. La gamba destra è distesa e verticale.
Fissate lo sguardo sulle mani.
Mantenete la posizione finale il più possibile e poi lentamente ri-tornate alla posizione di partenza.
Ripetete il movimento sollevando indietro la gamba destra.
Respirazione: inspirate mentre sollevate le braccia.
Espirate mentre vi inclinate per raggiungere la posizione finale.
Respirate normalmente nella posizione finale.
Inspirate tornando alla posizione eretta.
Espirate abbassando le braccia.
Durata: fino a 3 volte per lato mantenendo ogni volta il più possibi-le.
Consapevolezza: fisica – sul mantenimento dell’equilibrio.
Spirituale – su swadhisthana o manipura chakra.
Sequenza: quest’asana dovrebbe essere preceduta o seguita da un’asana di estensione indietro come makarasana. Questa postura può essere utilizzata come pratica preliminare a bakasana.
Controindicazioni: quest’asana non dovrebbe essere praticata da chi soffre d’ipertensione.
Benefici: rinforza i muscoli di braccia, polsi, anche e gambe. Rilassa la parte bassa della schiena e aiuta a sviluppare la coordinazione nervosa.

BAKASANA

Bakasana (posizione della gru)
Rilassatevi nella posizione eretta con i piedi uniti.
Sollevate le braccia in alto passandole davanti al corpo.
Flettetevi in avanti dalle anche ed afferrate le dita del piede destro con entrambe le mani.

Lentamente allungate indietro la gamba sinistra, sollevandola il più in alto possibile e portando la fronte verso il ginocchio.
Mantenete entrambe le gambe distese.
Abbassate la gamba e ritornate alla posizione eretta.
Ripetete la pratica sollevando l’altra gamba
Respirazione: inspirate sollevando le braccia.
Espirate flettendovi in avanti.
Respirate normalmente nella posizione finale.
Inspirate ritornando alla posizione eretta.
Espirate abbassando le braccia.
Durata: fino a 3 volte per lato, mantenendo il più possibile ogni volta.
Benefici: rinforza i muscoli delle anche e delle gambe, migliora la circolazione sanguigna verso il cervello e la coordinazione nervosa.
Altri dettagli: come per eka padasana.

ARDHA PADMA PADMOTTANASANA

Ardha Padma Padmottanasana (posizione del mezzo loto con la gamba distesa)
Sedetevi con le gambe allungate.
Piegate il ginocchio sinistro e mettete il piede sinistro sopra la coscia destra nella posizione del mezzo loto.
Piegate il ginocchio destro e appoggiate il piede sul pavimento.
Piegate gli avambracci sotto la coscia destra.
Fissate lo sguardo su un punto davanti a voi.
Inclinatevi indietro sul coccige. Lentamente sollevate la gamba destra e distendete il ginocchio.
Bilanciatevi sui glutei portando la gamba sollevata più vicina al corpo, utilizzando le braccia per sostenerla.
Mantenete la posizione finale fino a quando è comoda.
Piegate il ginocchio, abbassate il piede al pavimento ed allungate le gambe avanti.
Ripetete dall’altro lato.

Respirazione: inspirate da seduti.
Trattenete il respiro mentre assumete e mantenete la posizione finale.
Espirate abbassando il piede al pavimento.
Durata: fino a 5 volte per lato.
Consapevolezza: fisica – sul mantenimento dell’equilibrio guardando un punto fisso.
Spirituale – su swadhisthana chakra.
Benefici: quest’asana prepara le gambe per padmasana. Equilibra inoltre il sistema nervoso ed attiva la peristalsi intestinale, alleviando la costipazione.