Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


Anno 2008 – Volume 1

  • Impressioni della Rajasuya Yajna 
  • Devi e Navaratri 
  • Mantra 
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • Introduzione alla Kundalini e al Tantra 

Impressioni della Rajasuya Yajna

Paramahamsa Alakh Bara – Rikhia – India
10 – 14 Dicembre 2007

Quest’anno era tutto diverso. Già siamo partiti con ben altra consapevolezza: l’ultima Yajna, quella culminante, quella finale! Dopo 12 anni si conclude il ciclo iniziato nel 1996 per volere di Paramahansaji Swami Satyananda con il sankalpa di portare prosperità, pace e serenità a tutti. Consci del fatto che non ci sarà un anno prossimo, un’ulteriore occasione, eravamo tutti più concentrati, più pronti a cogliere ogni minimo dettaglio di questo grande evento. La Rajasuya Yajna abitualmente viene celebrata per dodici anni di seguito, quando si svolge con un motto spirituale o su iniziativa di un Illuminato. Nei singoli anni viene posto l’accento su aspetti diversi del rito, ma soprattutto sul prasad che viene distribuito. La dodicesima è la somma, la sintesi e la più importante: ogni partecipante riceve anche la trasmissione di shaktipath.
Forse il luogo stesso l’abbiamo percepito in modo diverso già a causa del suo nome nuovo, poiché a partire dalla Sat Chandi Ma-hayajna 2006 l’ashram di Rikhia si chiama Rikhiapith. Pith significa sede: quella in cui i mandati “serve, love, give” (servi, ama, dona) che Paramahansaji ha ricevuto dal suo guru, Swami Shivananda, non soltanto vengono vissuti da lui stesso, ma si sono evoluti nell’espressione di uno stile di vita.
Già all’arrivo, percorrendo il viale alberato e vedendo i due nobili ingressi dell’ashram, incoronati da conchiglia e tridente, il cuore inizia a battere più forte. La dakshinamukhi shankha, simbolo dello spazio cosmico che evolve in sfere spiraline, è nota per le sue forze che proteggono dal male, simbolo anche dei paramahamsa o sannyasin autorealizzati. Sopra sta il tridente, il trishul, attributo di Shiva e simbolo dei tre mondi, dei tre stati della coscienza.
Chi è sensibile alla bellezza è toccato dall’alta qualità estetica: architettura sobria ed elegante nel verde curatissimo. Infatti, Rikhiapith si potrebbe chiamare l’ashram bello. La sua bellezza sta proprio nella riduzione all’essenziale, nella voluta rinuncia al superfluo: il senso estetico diventa qui, in questo contesto, una qualità dello yogin evoluto, del sannyasin. Dopo tanto sudore e polvere, la vista dell’ashram ci fa subito dimenticare gli strapazzi del viaggio: siamo finalmente arrivati a destinazione.
Ci sentiamo subito pronti per la Yajna, un rituale arcaico, una ce-rimonia del fuoco che simboleggia l’inizio della cultura, della civiltà in generale: la scoperta del fuoco come elemento inerente al legno. Essa ha una forma esteriore e una interiore. L’effetto d’induzione della Yajna esteriore porta infine a quella interiore, più sottile, e fa risvegliare la coscienza dell’uomo. Il rito consiste nell’invocare devata tramite oblazioni al fuoco, recitazione di mantra, satsang e daan.
Imperatori e conquistatori celebravano Rajasuya Yajna per distri-buire ricchezze materiali, gli yogin invece lo fanno per trasmettere benessere interiore. Come veicolo di energia spirituale, Yajna è adatta per la società moderna, che nonostante gli abbondanti beni materiali presenta grandi carenze, come la mancanza di tempo e di pace interiore. Essa può migliorare la qualità della vita anche e soprattutto nell’era tecnologica.
Con riferimento a Sri Rama che eseguì questa Yajna dopo aver sconfitto Ravana ed essersi affermato come imperatore giusto, Para-mahansaji decise di tenere la Rajasuya Yajna dopo aver portato lo Yoga “from door to door and from shore to shore” (da porta a porta e da sponda a sponda). Il suo strumento è la Sat Chandi Mahayajna, in cui Devi viene invocata, venerata e pregata per ottenere una trasformazione interiore. È adatta per tutte le religioni, tutti possono prendervi parte, poiché la venerazione della madre cosmica è universale, condivisa da tutte le culture. Dal 2003 sono le kanya, le ragazze pure e innocenti, che danno il benvenuto a questo evento. Il primo giorno Devi viene invitata. La bandiera della Yajna, quella rossa, verde, gialla e bianca di Devi, viene issata e sventolerà per cinque giorni. L’attendiamo con fervore, e regna una certezza: verrà! Le kanya sono il suo medium. “Become simple and innocent” (divenite semplici ed innocenti) ci ammoniscono. Sembra la condizione della benedizione di Devi Ma. Ma lo siamo veramente? L’amiamo anche noi, come ci ama lei? Pensiamo a lei ad ogni respi-ro?
Dalla mattina alla sera vengono recitati potenti mantra e kirtan, Durga Saptashati e versi del Ramayana. Le nostri voci si mescolano con quelle sicure e melodiose delle kanya e quelle vigorose e arcai-che dei pandit. Contemporaneamente i partecipanti ricevono Devi prasad. Per quattro giorni, dall’alba al tramonto, vengono distribuiti a tutti doni abbondanti. I partecipanti passano in una lunga fila davanti alla sede del guru, il cui colore e quello dell’ombrello sovrastante cambiano ogni giorno: viola e verde chiaro, rosso e oro, oro e bruno-oro, bruno-oro e bianco-rosso. Il trono viene decorato dai pandit con una corona, un tridente e una conchiglia di fiori. La puja alla sede del guru si ripete ogni giorno come anche homa, le oblazioni al fuoco, e arati, l’oscillazione del fuoco davanti al sacro, che poi viene presentato ai partecipanti perché ne possano ricevere beneficio. Con questo si conclude la giornata.
La Rajasuya Yajna tradizionalmente viene celebrata da un sovrano o da un conquistatore: noi siamo quindi gli ospiti di un Raja, di un re, e così ci siamo sentiti e siamo stati trattati. Eravamo graditi ospiti e benvenuti come se avessimo accettato un invito personale. Namo Narayan, il saluto abituale tra sannyasin, ha acquistato nel corso della festa tanti significati: vuol dire infatti “buon giorno”, “permesso”, “scusa”, “prego” e “grazie” allo stesso tempo.
Per poter garantire un’ospitalità così, dietro le quinte era stata creata una complessa macchina organizzativa, solo parzialmente percettibile, la cui perfezione ci ha colpito: tutto era stato previsto, tutto era stato studiato con la cura di ogni minimo dettaglio. Una rete di centinaia di karma yogin lavorava gomito a gomito come un unico organismo: ognuno conosceva il proprio posto e lo accettava serenamente, dai portatori d’acqua agli aiutanti di cucina fino agli addetti alla pulizia e allo smaltimento dei rifiuti: tutto scorreva liscio come l’olio e come “da solo”.
Undicimila ospiti da tutto il mondo durante il programma, il giorno conclusivo della Sat Chandi Mahayajna eravamo ben quindicimila. In piedi non si mangia e non esiste nemmeno il self-service come da noi: no, tutti seduti a pranzo e tutti venivamo serviti, una cosa difficilissima da immaginare per delle masse così. Il personale eravamo noi, tutti gli ospiti davano una mano. Il nostro compito era di lavare le mani agli ospiti dopo mangiato. Anche un’azione apparentemente così semplice può essere istruttiva quando si cerca di farla al meglio: come diventare ancora più veloce ed efficiente nell’attingere e versare l’acqua, come non sprecarla e non spruzzarla, come usarne abbastanza ma neanche una goccia di troppo? Riesco ad avere un saluto per ciascuno e a conservare il sorriso? Nasce in noi la gioia della perfezione.
In questo modo, ognuno dà il suo contributo e così per cinque giorni sembrano abolite le differenze di classe, nazione, religione. Ci sentiamo tutti uguali: est e ovest, poveri e ricchi. Ognuno aiuta tutti e serve tutti, ognuno riceve il prasad con la benedizione di Devi e non elemosina. In questo modo i bisognosi si sentono meno indigenti. Quest’idea che ci fa sentire tutti uniti è grandiosa e già di per sé giustificherebbe lo svolgimento della Yajna nel nostro tempo, oltre ai motivi ecologici e allo spiritual upliftment (crescita spirituale) dei partecipanti.
Al centro della Rajasuya Yajna sta l’arte del donare che questa volta è stata portata alla perfezione. I karma yogin che si occupavano di confezionare i pacchi erano tutti incaricati personalmente da Paramahansaji e con amore infinito hanno creato quasi delle opere d’arte che poi venivano ammassate nell’aula, riempita fino al soffitto, aspettando il momento di trasformarsi in Devi prasad durante la Yajna. Amore e dedizione fanno diventare un pacchetto molto più di un dono materiale. Ciò è possibile solo là dove il tempo non conta, dove le ore di lavoro non costano nulla: nell’ashram. Il segreto del bello si chiama Karma Yoga. Proprio qui cozziamo con i limiti della nostra società occidentale, basata sull’efficienza. Nell’ashram si lavora senza sosta finché il compito non sia stato svolto nel modo migliore e più bello, a prescindere da quanto tempo si impieghi. La ricompensa è un’altissima qualità della vita, il che purtroppo nella nostra società occidentale al momento è poco apprezzato, anzi è quasi andato perduto. Il “bello e buono” degli antichi Greci sembra sparito dalla nostra esistenza.
La prima generazione di ragazze che hanno studiato inglese nell’ashram e nel frattempo si sono diplomate, riceve le biciclette: sono ornate di fiori e nastri, brillano e splendono d’oro, d’argento e di tutti i colori. Le giovani proprietarie le spingono attraverso la folla con grandissimi occhi splendenti, raggianti di felicità, e noi tutti applaudiamo emozionati. Similmente, anche in tutti gli altri doni è stato messo altrettanto amore. I riksciò a pedali per coloro che stanno per iniziare una nuova esistenza, i panciuti recipienti metallici lustrati a specchio per i locali, squisitamente fasciati da una corda gialla, i libri per gli acharya, ognuno singolarmente avvolto in un angavastra rosso con il mantra di Rikhiapith Aim Hrim Klim, e tanto altro ancora: tutto espressione di amore e benevolenza.
L’attività instancabile dei karma yogi è percettibile ovunque ed è fruttuosa. L’ashram cresce di anno in anno e Sivananda Math dà vita a progetti sempre nuovi. Al momento stanno creando un reparto per neonati, ed è stata acquistata una vecchia fabbrica dove in futuro ogni giorno millecinquecento bambini riceveranno un pasto completo. A Rikhiapith si sviluppa un concetto nuovo e moderno di sannyasa: il sannyasin sta diventando sempre di più colui che lavora per la società, sempre più giovani prendono sannyasa e sempre di più si dedicano a chi ne ha bisogno.
Alla vigilia della Sat Chandi Mahayajna Swami Niranjan ci invi-ta a riposarci bene e a prepararci fisicamente e mentalmente all’ indomani per non dover lasciare il nostro posto per l’intera durata del rituale, almeno otto ore. Questa notte abbiamo dormito poco, abbiamo cercato di immedesimarci nell’atmosfera. Abbiamo preso la decisione di resistere fino alla fine, perché per noi occidentali è già quasi una sfida stare seduti nove o dieci ore senza interruzioni, ignorando eventuali bisogni fisiologici. La nostra educazione non prevede questo tipo di disciplina, mentre allenare la capacità di resistere serenamente costituisce uno strumento indispensabile per temprare la forza di volontà.
La colazione la prendiamo ancora al buio e in silenzio. Sta na-scendo il nuovo giorno, che si preannuncia splendido: l’aria così limpida, così leggera, l’atmosfera è di una purezza indicibile, si sentono cantare gli uccelli. Oggi Devi verrà sicuramente, dobbiamo essere vigili e aperti, pronti a ricevere. La cerimonia inizia con il suggestivo Kanya Puja, rituale in cui le kanya, come la più sublime manifestazione di Devi, vengono venerate come lei e nutrite pubblicamente. Portano lunghi vestiti rossi di velluto con un collier d’oro al collo e un diadema nei capelli. Le servono e assistono addetti in kurta verde chiaro e rosa: una grande sinfonia di colori.

Segue homa e Sat Chandi Purnahuti, l’ultima oblazione al fuoco. Mentre i pandit nel mandap per tutte le quattro ore del rituale recita-no il Sri Shukta e alimentano il fuoco, Paramahansaji ci parla di inquinamento e surriscaldamento della terra. Il suo contributo è la purificazione dell’atmosfera e la rigenerazione della natura attraverso la Yajna, così come si sta svolgendo proprio in questo momento con l’oblazione di sostanze naturali purissime, la cui essenza si diffonde nell’atmosfera. E mentre egli ci parla risvegliando la nostra coscienza, Devi fa piovere la sua benedizione su di noi. Siamo avvolti da una grande nube di energia celeste: pura, sottile e benefica e ci sentiamo così leggeri. Alla fine si commemora Sita Kalyanam, le nozze simboliche di Sita e Rama, poi segue arati: un’ultima volta riceviamo l’energia del fuoco sacro, e poi è finita, irrimediabilmente. Abbiamo ricevuto tutto: l’ospitalità, lo spettacolo, la benedizione di Devi, il prasad – beni materiali e ricchezze interiori.
Uno dei momenti culminanti è stata la visita al giardino di Para-mahansaji. Migliaia di visitatori lo hanno attraversato con una lunga marcia silenziosa. Davanti al muro di recinzione è allestito un pan-theon dell’induismo. Numerose statuette di dèi: Durga, Parvati, Sa-raswati, Kali, Shiva, Ganesha, Krishna, popolano lo scenario. A ogni divinità viene data una dimora, un paesaggio creato apposta per essa con pietre naturali, mosaici colorati, simboli, piantine e in parte per-fino piccoli laghetti. Sono state scelte solo piante spirituali e cura-tive: tulsi, pipal, bilva, canfora; queste alleate vegetali dell’uomo sono riunite anche tutte insieme in un’aiuola ayurvedica modello.
Gli dèi spesso meditano in montagna, le cime di sassi appuntiti, dipinte di bianco, imitano le vette innevate. Viene dedicato spazio soprattutto a Shiva: trishul, shivalingam, campane, lampade e un an-tro per la meditazione vengono messi a disposizione del padre degli yogi. In questo pantheon è stato accolto anche Sri Swami Shivanan-da. Egli siede in perenne meditazione su di un piedistallo cui si accede tramite una ripida scalinata. Questa creazione rispecchia una visione molto personale del suo creatore, il suo mandala. Una passeggiata in questo giardino si trasforma spontaneamente in una meditazione rigenerante: immagini forti che, come quelle della Yajna, ci sono rimaste impresse e abbiamo portato a casa nel nostro cuore.
Kripa

Devi e Navaratri

Tratto da: Sw. Shivananda Saraswati, Sw. Satyananda Saraswati, “Devi – Honouring Shakti”, Sivananda Math, Bihar, India.

La Madre Divina è triplice ovunque. È dotata dei tre guna: sattwa, rajas e tamas. Si manifesta come volontà, iccha shakti, azione, kriya shakti, e conoscenza, jnana shakti, le tre forme di energia che regolano il mondo. È Brahma Shakti (Saraswati) in unione col Signore Brahma, Vishnu Shakti (Lakshmi) in unione col Signore Vishnu, Shiva Shakti (Maha Kali o Durga) in unione col Signore Shiva.
Saraswati è l’intelligenza cosmica, la coscienza cosmica, la cono-scenza cosmica. Lakshmi non significa soltanto ricchezza materiale, come oro, bestiame, eccetera. Ogni genere di prosperità, gloria, ma-gnificenza e gioia, innalzamento o grandezza fanno parte di Lakshmi. Kali è il potere di trasformazione della divinità, il potere che dissolve la molteplicità nell’unità.
La Devi assume molti aspetti secondo i compiti che deve svolge-re – a volte dolce e tenera ed altre volte terribile e divoratrice; ma è sempre gentile e benevola verso i suoi devoti. Arjuna, l’eroe dei Pandava, venerò la Dea prima di iniziare la battaglia contro i malvagi Kaurava. Sri Rama venerò Durga all’epoca della lotta con Ravana per invocare il suo aiuto nella guerra. Combatté e vinse per mezzo della sua grazia.

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La Madre Divina è il potere simbolico dietro la creazione, il mante-nimento e la dissoluzione. L’intero universo è la manifestazione di questo potere. Devi è sinonimo di Shakti o potere Divino che dà ori-gine, sostiene e trasforma l’universo, in quanto è la stessa forza unificante dell’esistenza. Dal momento che non si può adorare Shakti nella sua natura essenziale, si adora per come si concepisce. In relazione alle tre funzioni di creazione, mantenimento e distruzione, Shakti è Saraswati, Lakshmi e Kali. Queste non sono tre distinte Devi, ma è la stessa Devi senza forma venerata in tre forme. I Deva corrispondenti ad esse sono Brahma, Vishnu e Maheshwara, che, allo stesso modo, non sono tre Deva, ma gli aspetti dell’unico, supremo Deva che è senza forma. Che la Divina Devi, la Madre, benedica voi tutti!

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Navaratri, o le nove notti, simboleggia la vittoria delle supreme forze divine sulle qualità inferiori e negative che trovano espressione sotto forma di ingiustizia, oppressione, cupidigia, egoismo, odio e di una moltitudine di altre forze non divine che aumentano la sofferenza dell’uomo.
Esteriormente Navaratri è una festa della vittoria dedicata alla Madre per la sua lotta vincente contro i formidabili demoni. Ma, all’aspirante spirituale, la divisione di Navaratri in tre serie di tre giorni per adorare aspetti diversi della Dea Suprema – Durga, Lak-shmi e Saraswati – insegna una verità molto sublime ma, al tempo stesso, del tutto pratica. Nel suo aspetto cosmico riassume gli stadi dell’evoluzione fino a Dio, dallo stato di Jiva (individuo) allo stato di Shiva. Nel suo aspetto individuale mostra la direzione che il sadhana spirituale di ciascuno dovrebbe prendere.
Lo scopo principale dell’esistenza è riconoscere la vostra eterna identità con lo Spirito Supremo, trasformarvi nell’immagine del Di-vino. Prima dovete liberarvi dalle innumerevoli impurità e dagli ele-menti non divini che vi si sono venuti ad aggrappare strettamente nella condizione incarnata. Poi dovete acquisire favorevoli qualità divine. Quindi, dopo che vi siete così purificati e colmati di sattwa, la conoscenza balenerà su di voi, come raggi brillanti di sole sulle acque cristalline di un lago perfettamente calmo.
Questo processo di sadhana implica una volontà risoluta, uno sforzo determinato ed un ardua lotta. Forza, shakti infinita, è la principale necessità. La Madre Divina, la Suprema Shakti, deve operare attraverso di voi.

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Nelle prime tre notti di Navaratri si venera Durga o l’aspetto distrut-tivo della Madre. Nelle tre notti seguenti si adora l’aspetto creativo o Lakshmi. Nelle ultime tre notti si invoca l’aspetto della conoscenza o Saraswati. Il decimo giorno è Vijaya Dashami o giorno della vittoria.
C’è un significato speciale nell’adorare Devi in quest’ordine. Nei primi tre giorni si adora Devi come potenza, come forza. Voi pregate Durga di distruggere tutte le vostre vecchie abitudini, le impurità e i difetti. Lei è il potere che protegge il vostro sadhana dai suoi numerosi pericoli e trappole. Nel processo del sadhana, tamas è conquistato e trasformato per primo. Come Durga, Ella dapprima distrugge le tendenze negative, cattive che si nascondono nella mente.
Durante la seconda serie di tre giorni si svolge l’adorazione di Lakshmi. Si deve soggiogare la forza di rajas. Nella forma di Lakshmi, Devi trasfonde le qualità divine che contribuiscono allo sviluppo spirituale. Lo scopo è costruire una sublime personalità spirituale, coltivare e sviluppare tutte le favorevoli qualità positive. Se non si intraprende sul serio lo sviluppo delle qualità opposte (pratipaksha bhavana), la vecchia natura demoniaca risolleverà continuamente la testa. Questa fase è tanto importante nella carriera di un aspirante quanto la precedente. Mentre la prima fase è uno spietato, determinato annientamento del sé inferiore egoistico, la seconda è un disciplinato, costante, calmo e sereno sforzo teso a sviluppare qualità pure e sattwiche. Questa parte più piacevole del sadhana di un aspirante è rappresentata dall’adorazione di Madre Lakshmi. Ella concede inesauribile abbondanza ai suoi devoti. È la purezza stessa.
Il terzo stadio arriva quando l’aspirante è pronto a raggiungere la conoscenza divina. È una sincera adorazione di Sri Saraswati, la co-noscenza divina personificata. Sattwa guna deve essere superato e Saraswati è la Madre nel suo aspetto sattwico. Come Saraswati con-cede vera conoscenza. Il suono della sua vina celestiale risveglia le note dei sublimi Mahavakya o grandi massime ed il Pranava o Om. Lei concede conoscenza del Supremo Nada e quindi dona completa Atmajnana, sapienza spirituale, come rappresentato dalle sue vesti pure, radiose, candide come la neve.
Il decimo giorno, Vijaya Dashami, celebra il conseguimento della vittoria della conoscenza sull’ignoranza, del bene sul male. In questo giorno i bambini cominciano la scuola, gli aspiranti vengono iniziati, i lavoratori rendono culto ai loro attrezzi e tutti riconoscono la shakti o potere dietro questi strumenti e venerano la Devi per il loro successo, prosperità e pace.
Non si conosce altra via per la salvezza. Questa combinazione in-dica le fasi dell’evoluzione attraverso cui ognuno dovrebbe passare. L’una conduce naturalmente all’altra e saltarle porterebbe inevitabilmente al fallimento. La conoscenza non scenderà fino a quando le impurità non saranno lavate via e la purezza non sarà sviluppata.
Distruggete una cattiva qualità, sviluppate la virtù opposta. Grazie a questo processo vi eleverete velocemente a quella perfezione che culminerà nell’identità con Brahman, che è il vostro obiettivo. Allora tutta la conoscenza sarà vostra. Vedrete voi stessi in tutto. Avrete conseguito eterna vittoria sulla ruota di nascita e morte.

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Gloria alla Madre Divina! Possa Ella condurvi passo passo al vertice della scala spirituale e unirvi col Signore!

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L’adorazione della Devi o Madre Universale conferisce non solo prosperità, ma anche liberazione da ogni schiavitù. Shakti può fare tutto. Può creare o rovinare. Può riparare o distruggere. Come Vidya Maya vi ha velato la Verità e vi ha incatenato a questo samsara. Quando viene propiziata tramite sincera devozione ed incondizionata resa di sé, toglie il velo e vi rende capaci di percepire la Verità.
Non potete liberare voi stessi dalla schiavitù della mente e della materia senza la grazia della Madre. Le catene di maya sono troppo dure da rompere. Se adorate Lei come la Grande Madre, potete andare molto facilmente oltre prakriti per mezzo della sua benevola grazia e delle sue benedizioni. Ella rimuoverà tutti gli ostacoli sul cammino e vi condurrà in maniera sicura nell’illimitato dominio della beatitudine eterna e vi renderà assolutamente liberi. Che Parashakti o Devi – la Madre Universale Jagadamba – vi benedica con saggezza, pace e beatitudine immortale.

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La Madre riverserà shakti su di te se ti avvicini a Lei con la semplicità e l’innocenza di un bimbo, se ti arrendi a Lei e preghi: “Madre, tu sei tutto; pio o malvagio, sono tuo figlio. Raccoglimi, perché tu sei piena di compassione e amore”.
Come Durga concede vigore a tutti gli aspetti della tua personalità. Rimuove tutti gli ostacoli e i samskara viziosi che intralciano il tuo progresso spirituale.
Come Lakshmi ti ricolma di virtù divine e ti benedice anche con la prosperità materiale, cosicché, liberato da preoccupazioni terrene, potrai perseguire l’ideale spirituale.
Come Saraswati apre le porte della saggezza e rivela il regno della conoscenza spirituale. Ti apre l’occhio interiore dell’intuizione e della discriminazione. Inizi a scorgere la realtà e a distoglierti dall’irrealtà, l’ingannevole apparenza di questo mondo.
Vedi la Madre Divina in ogni donna. Venera la Madre in ogni og-getto del mondo. Lei ti donerà maestria in tutte le arti e le scienze. Risplenderai come un fulgido yogi, jnani e jivanmukta.

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Senza la grazia della Madre non puoi fare progressi sul sentiero spirituale. Senza Shakti non puoi far nulla.
Canta il suo nome e la sua gloria. Pratica la totale resa di te stesso dinanzi a Lei. Apri a Lei il tuo cuore come un bambino. Pregala e dille: “O Madre! Sono tuo. Tutto è tuo. Sia fatta la tua volontà. Proteggimi.” Lei farà tutto per te. Abbi piena fede nel suo nome e nella sua grazia. Che Lei ti benedica.

Swami Shivananda

Shanti Mantra

Om Saha Nāvavatu. Saha Nau Bhunaktu
Saha Vīryam Karavāvahai. Tejaswi Navādhītamastu
Mā Vidwishāvahai
Om Shānti Shānti Shānti

Maha Mrityun Jaya Mantra

Om Tryambakam Yajāmahe Sugandhim Pushtivardhanam
Urvārukamiva Bandhanāt Mrityormukshīya Māmritāt
Om Shānti Shānti Shānti

Gayatri Mantra

Om Bhūr Bhuvah Svaha Tat Saviturvarenyam
Bhargo Devasya Dhīmahi Dhiyo Yo Nah Prachodayāt
Om Shānti Shānti Shānti

Guru Gayatri

Om Gurudevāya Vidmahe Parabrahmane Dhimahi
Tanno Guruh Prachodayāt
Om Shānti Shānti Shānti

Tuameva Mata

Tuameva Mātā Chapitā Tuameva
Tuameva Bandush Chasakhā Tuameva
Tuameva Vidyā Dravinam Tuameva
Tuameva Sarvam Mama Deva Deva

Maha Mantra

Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare
Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare

* * * *

Om Pūrnamadah Pūrnamidam Pūrnāt Pūrnamudachyate
Pūrnasya Pūrnamādāya Pūrnamevāwashishyate.
Om Shānti Shānti Shānti

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Sw. Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

II Capitolo: Sadhana Pada

Sutra 15: Il piacere e il dolore sono tutti e due dolorosi

Parinamatapasamskaraduhkhairgunavrittivirodhachcha
duhkhameva sarvam vivekinah

Parinama: risultato, conseguenza; tapa: sofferenza acuta; samskara: impressione; duhkhaih: per questi tre dolori; guna: (tre) guna; vritti: modificazione della mente; virodhat: a causa di, opponendosi; cha: e; duhkham: dolore; eva: solo; sarvam: tutto; vivekinah: quelli che hanno discriminazione

Nel caso in cui si abbia discriminazione (viveka), tutto è doloroso a causa delle afflizioni dovute al cambiamento, alla sofferenza acuta, ai samskara, e anche ai guna e alle vritti in opposizione

Per colui che ha sviluppato la discriminazione, che ha fatto un’analisi totale della vita, che è capace di discernere la verità dalla menzogna e di riconoscere l’assoluta differenza tra la luce e le tenebre, per questa persona tutto nella vita è doloroso, anche quello che si chiama fortuna, successo, posizione, potere e tutto il resto.
La logica che gravita attorno a questa situazione è che l’azione è sempre accompagnata da tre cose: il cambiamento, la sofferenza, l’impressione. Per esempio, uno acquista una grande proprietà; egli potrà sembrare felice, ma negli strati profondi della sua mente proverà un’ansia acuta. Così tutto quello che ci apporta gioia è, in ultima analisi doloroso. La sofferenza è alla base, la sofferenza psichica.
La prima sofferenza è il cambiamento (parinama). Per esempio il latte diventa yogurt, la vita si trasforma in morte, e così via. La se-conda sofferenza è un’ansia acuta (tapa). Qualsiasi conseguimento, successo, amore, ecc. prima o poi finiscono col causare ansia, così come la causano comportamenti disonesti o affari illegali. Il terzo fattore è il samskara o abitudine. Ci abituiamo a tal punto alla felicità e al benessere che abbiamo paura di perderli. Si diventa schiavi delle circostanze e delle abitudini, e questo dà origine alla sofferenza.
La paura di perdere possedimenti e ricchezze può divenire causa di ansia, cosa che gli psichiatri capiscono raramente e si interessano di dettagli senza importanza che spesso non hanno niente a che fare con la causa dell’ansia. Si dovrebbe arrivare fino alle radici dell’ansia e solo allora la si potrà eliminare. Si dovrebbe comprendere che alla base tutto è doloroso, fino alla superficie. Il secondo punto è che persiste sempre un conflitto tra i tre guna e la tendenza della mente. Bisogna comprendere questo molto bene.
Per esempio, mi voglio rilassare, non voglio lavorare: questo è in relazione a tamo guna, ma, se devo mantenere mia moglie e i miei figli, dovrò lavorare. Questo dà origine al conflitto. I guna mi costringono a fare una cosa quando vorrei farne una completamente diversa. Così nasce un conflitto tra i guna e le tendenze mentali: non sono mai in accordo. Finché esiste questo disaccordo c’è sofferenza, e questo è particolarmente vero per le persone intelligenti e sensibili. Il conflitto è sempre là, che si sia a livello coscio o subconscio.
Così tutto nella vita è doloroso in essenza. Potreste non amare il vostro lavoro, ma dovete farlo; sperate in un cambiamento che po-trebbe non arrivare: questo dà origine alla sofferenza. Anche le per-sone colte e di grande valore fanno esperienza dei conflitti mentali. Possono leggere e imparare le scritture, la filosofia, la religione o la scienza ma la loro mente non è libera dai conflitti.
Anche un ricercatore spirituale non è libero da questo conflitto. La sua mente può desiderare un sadhana più elevato o un sadhana di altro tipo; si sente uno stupido, ha voglia di seguire altre persone, di là nasce il conflitto. Il conflitto nella nostra personalità prova che tutto ciò di cui facciamo esperienza nel mondo in cui viviamo è pieno di sofferenza, come descritto nel sutra seguente.

Sutra 16: La sofferenza futura evitabile

Heyam duhkhamanagatam

Heyam: da evitare; duhkham: miseria; anagatam: futuro

La sofferenza che non c’è ancora dovrà essere evitata

La sofferenza dovrebbe essere evitata e possiamo evitare quello che ancora deve avvenire. La sofferenza presente deve essere sopportata ed esaurita. Secondo la legge del karma la sofferenza presente, che è maturata, non può essere messa da parte, deve essere esaurita attra-verso il farne esperienza ma il dolore e la miseria futuri devono essere evitati. Dal momento che si possiede un corpo si deve soffrire, ma per quanto riguarda l’avvenire, può essere cambiato. Per esempio la messe che raccogliete non può essere cambiata, ma potete modificare il raccolto successivo cambiando i semi e altri fattori. Non possiamo richiamare indietro la pallottola che abbiamo sparato, ma possiamo trattenere quella che deve essere ancora sparata. Allo stesso modo i frutti futuri del karma possono essere modificati se eseguite i vostri karma conformemente.
Nella vita umana, ci sono certi karma che devono maturare e bisogna che i loro effetti siano vissuti sotto forma di destino, di felicità o di sofferenza. Bisogna fare tapasya, esercitare la discriminazione, compiere il proprio sadhana e sopportarli ma per quanto riguarda i karma che sono destinati a maturarsi in avvenire si può agire su di essi esercitando un’azione corretta fin da ora. Secondo la legge del karma esiste una sezione che è al di fuori del nostro controllo e un’altra sezione di karma che può essere corretta o modificata. Così il sutra dichiara che la sofferenza in procinto di manifestarsi può essere evitata.

Sutra 17: La causa di heya

Drastridrishyayoh samyogo heyahetuh

Drastri: colui che vede; drishyayoh: visto; samyogo: unione; heyahetuh: causa di heya, causa di quello che bisogna evitare

L’unione tra colui che vede e ciò che è visto è la causa di heya (che deve essere evitato)

È molto importante sapere come evitare la sofferenza futura. Ogni karma produce un effetto, un frutto. È una legge universale. I nostri karma del passato e del presente si trovano in uno stato di accumula-zione. Non si possono controbilanciare i frutti di un cattivo karma sostituendoli con i buoni e viceversa. Bisogna subire i buoni e i cattivi effetti contemporaneamente, ma esiste un metodo grazie al quale il cumulo dei karma antichi che sono il karmashaya può essere esaurito. Questo sutra ci dice che c’è una causa dei karma, una causa di sofferenza che deve essere evitata se si vuole evitare la sofferenza, cioè l’effetto. Questa causa è l’unione o l’associazione di colui che vede, purusha, e di ciò che è visto, buddhi.
Sembra che ci sia una specie di identificazione, una specie di unità o di associazione tra di essi. La sofferenza nasce a causa di questa associazione. Così, per evitare la causa della sofferenza, dobbiamo comprendere il processo di unione tra colui che vede e ciò che è visto, tra il soggetto e l’oggetto. Drastha è colui che vede e drishya è ciò che è visto. Questo argomento sarà discusso nel sutra successivo.

Sutra 18: Le proprietà della natura

Prakashakriyasthitishilam bhutendriyatmakam
bhogapavargartham drishyam

Prakasha: luce, illuminazione; kriya: attività; sthiti: la stabilità; shi-lam: le qualità; bhuta: gli elementi; indriya: gli organi sensoriali; atmakan: l’essere della natura; bhoga: l’esperienza; apavarga: liberazione; artham: grazie a; drishyam: che è visto
Ciò che è visto (drishya) ha le proprietà della luce, dell’attività e della stabilità; è della stessa natura degli elementi e degli organi sensoriali ed ha come obiettivo l’esperienza e la liberazione

Ciò che è visto ha tre qualità, ossia prakasha, kriya e sthiti. Questi sono i tre guna e si dice che ciò che è visto è composto di questi tre guna. Gli elementi insieme agli organi formano il drishya; esso ha due scopi: l’esperienza e la liberazione.
Drishya corrisponde a tutto ciò che è visto. Non significa solo quello che è visto con gli occhi, ma attraverso tutti i sensi, come il tatto, l’udito, ecc. Il vedere, il sentire, significano avere cognizione attraverso i canali sensoriali. Significa fare esperienza. Questo include anche riflessione. Il riflettere si divide in quattro tipi: per esempio la conoscenza attraverso la riflessione, il ragionamento, la memoria e semplicemente attraverso le sensazioni. Questi sono ri-spettivamente le attività di manas, buddhi, chitta e ahamkara. Così drishya significa tutto quello che è conosciuto attraverso questi mezzi e drastha significa il soggetto che conosce. La cognizione non è limitata allo stato di veglia, essa può continuare anche nello stato di sogno e nella meditazione. Si può conoscere a livello conscio o subconscio. Così drishya include tutte le manifestazioni oggettive, il mondo intero. Questo si riferisce a prakriti e a tutti gli oggetti conoscibili, mentre drastha è colui che vede, la manifestazione soggettiva.
Prakriti ha tre proprietà, ossia sattva, o prakasha, rajas, o l’attività, tamas, o la stabilità. A livello scientifico esse corrispondono alla vibrazione, al movimento e all’inerzia. Bisogna comprendere i tre guna se si vogliono conoscere le proprietà della natura universale. La vibrazione è prakasha o sattva, che ha un tipo di ritmo. Il movimento è rajas e l’inerzia è tamas. Si potrebbe paragonare il ritmo a dei soldati che marciano in modo sincrono in una sfilata e il movimento, rajas, a quello di una folla che si dirige in ogni direzione, questo è rajas. Tamas somiglia ad una folla stagnante che praticamente non si muove. Così il ritmo, il movimento e l’inerzia sono le proprietà fisiche della natura. Nella filosofia Samkhya sono conosciuti col nome di sattva, rajas e tamas; quando c’è equilibrio tra rajas e tamas, si sviluppa sattva. Di conseguenza sattva non è qualcosa di indipendente, ma un effetto dell’armonizzazione di questi due principi di movimento e inerzia nella loro propria natura. Così l’armonia tra rajas e tamas dà origine a sattva.
Prakriti ha per natura gli elementi e gli organi sensoriali. Gli ele-menti sono di cinque tipi: terra, acqua, aria, fuoco, etere. I sensi so-no dieci: i cinque sensi dell’azione e i cinque sensi della conoscenza. In aggiunta vi sono quattro organi interni chiamati manas, buddhi, chitta e ahamkara. Tutti questi insieme sono le manifestazioni di prakriti o drishya. Prakriti ha alla fine due scopi: l’esperienza e la liberazione del purusha. Nel mondo il drastha vede il drishya e così è sottoposto alle diverse esperienze della vita. Alla fine, quando si sviluppa la suprema coscienza, allora giunge la liberazione.

Introduzione alla Kundalini e al Tantra

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Kundalini Tantra”, Edizioni Satyananda Ashram Italia.

Negli ultimi trent’anni ho viaggiato per il mondo per divulgare il messaggio dello yoga e trovo che lo yoga abbia influenzato in modo incisivo il corso del pensiero umano. Certamente all’inizio vi erano alcuni dubbi, poiché molte persone pensavano che fosse un tipo di religione, di magia o di misticismo. Questo si è verificato in particolare perché l’uomo credeva che la materia fosse il punto finale nell’evoluzione della natura. Per un po’ di tempo il mondo materialistico non ha capito lo yoga, ma non appena gli scienziati sono penetrati nei misteri della materia, hanno compreso e realizzato che essa non è la meta finale nell’evoluzione della natura.
Se questo principio è valido per una forma di materia, allora si può applicare ad ogni forma di materia. L’esperienza esterna, la percezione che si ha attraverso i sensi, sono un prodotto della materia. Anche i vostri pensieri, sensazioni, emozioni e cognizioni sono prodotti della materia. Quindi non possono essere assoluti e definitivi. Questo significa che ci deve essere un altro regno di esperienza. E se c’è un altro regno di esperienza, deve essere possibile trascendere le attuali limitazioni della mente.
Anche la mente è materia; certamente non è spirito. Così anche la mente può essere trasformata e fatta evolvere. Negli ultimi decenni le persone hanno cominciato a realizzare e sperimentare questo fatto e, secondo me, questo segna la fine di un’era e l’inizio di un’altra. Per coloro che hanno cognizioni scientifiche e conoscono la natura della materia, non è difficile capire esattamente che cosa sia l’esperienza interiore.
Un’esperienza interiore è la manifestazione di un livello più pro-fondo di sé. Il sogno, naturalmente, è un’esperienza. I vostri sogni possono essere schizofrenici, ma quella è un’espressione del vostro sé. Il pensiero è anch’esso un concetto o espressione del vostro sé. Un brano musicale è un’espressione di voi stessi, sia che lo abbiate composto o semplicemente lo stiate ascoltando. Un quadro e una scultura sono concetti che esprimono voi stessi, sia che li abbiate creati o semplicemente che li ammiriate. Questo significa che il mondo esterno è una manifestazione della vostra esperienza interiore, e questa esperienza si può migliorare senza limiti. Potete anche causare il deterioramento di questa esperienza. Quando esternamente ogni cosa è senza speranza, quella è la vostra esperienza di voi stessi, e se all’esterno tutto è bello, anche quella è la vostra esperienza di voi stessi.
Negli ultimi decenni lo yoga ha aiutato milioni di persone a mi-gliorare il loro concetto di se stesse. Nello yoga l’uomo non è solo mente, è anche corpo. Per questo l’uomo non fa esperienza della felicità solo attraverso la mente. Anche il corpo è reale ed è una parte della sua personalità. Tuttavia, solo migliorando la condizione del corpo, l’uomo non renderà la sua mente necessariamente capace di poter fare esperienza anche della felicità. Questo perché egli non è solo corpo e mente, è anche emozioni e desideri. È qualcosa oltre la mente o psiche. Quindi lo yoga è stato progettato in maniera da poter completare il processo dell’evoluzione della personalità in ogni direzione possibile. Ed è per questo che lo yoga ha così numerose branche: hatha yoga, karma yoga, bhakti yoga, raja yoga, gyana yoga, kundalini yoga eccetera.
Una pratica combinata ed integrata di yoga nella propria vita assicurerà definitivamente una migliore qualità d’esperienza sia interiore che esteriore. Ogni ricercatore e praticante sul sentiero dello yoga deve ricordare che le differenti vie dello yoga sono intese per potenziare le qualità della testa, del cuore e della mano. Però lo yoga non termina con lo sviluppo della personalità. Un livello della personalità dipende da questa mente, da questo corpo e da queste emozioni, ma c’è un’altra parte più profonda della personalità che dovete sviluppare con un altro tipo di mente ed emozione. Questo richiede un procedimento speciale, e quel procedimento è conosciuto come kundalini yoga.
Un’esperienza oggettiva, non quella finale
Kundalini yoga fa parte della tradizione tantrica. Anche se avete già iniziato a conoscere lo yoga, dovete sapere qualcosa anche sul tantra. Fin dai tempi antichi, i saggi avevano capito che la mente si può espandere e che le esperienze non necessariamente dipendono da un oggetto. Questo significa che se qualcuno suona della musica, io posso sentirla, e se qualcuno ha dipinto un quadro, io posso vederlo, ma io posso vedere anche se non c’è un quadro, e posso sentire anche se non c’è musica. Anche questa è una qualità della personalità umana che è stata ignorata negli ultimi centocinquanta, duecento anni.
Il tantra dice che il campo dell’esperienza mentale può essere ampliato. Con l’aiuto dei sensi, la vostra mente può avere un’esperienza basata su un oggetto. Può esserci un’esperienza all’interno della struttura del tempo, dello spazio e dell’oggetto, ma può anche esserci un’esperienza che sta oltre la struttura di tempo, spazio e oggetto. La seconda forma di esperienza può verificarsi quando la mente attuale si espande oltre le sue definizioni e confini stabiliti; quando avviene quest’esperienza, viene liberata energia da voi stessi.
Per centinaia di anni la gente ha parlato di un’esperienza chiamata nirvana, moksha, emancipazione, autorealizzazione, salvezza o liberazione, senza capirla in modo corretto. Gli yogi chiamano questa esperienza samadhi. Per quanto molte persone pensino che nel samadhi o nirvana tutto sia finito, non si tratta affatto di un procedimento per lasciare il mondo. Non finisce niente, solo un livello di esperienza finisce, ma ne incomincia subito un altro.
Fin dall’alba della creazione, i tantrici e gli yogi hanno realizzato che in questo corpo fisico vi è una forza potenziale. Non è psicologi-ca, filosofica o trascendentale; è una forza dinamica potenziale nel corpo materiale e si chiama kundalini. Questa kundalini è la più grande scoperta del tantra e dello yoga. Gli scienziati hanno comin-ciato ad occuparsene e in questo libro vi è un cenno alle ultime ricerche in campo scientifico. Da queste ricerche si può vedere che in realtà la scienza non sta per scoprire niente di nuovo in questo campo. Sta solo riscoprendo e dando corpo a ciò che gli yogi hanno scoperto molti secoli fa.

Un evento universale
La sede della kundalini è una piccola ghiandola alla base della colonna vertebrale. Con l’evoluzione delle forze naturali nell’uomo, questa ghiandola è ora arrivata ad un punto in cui l’uomo può farla esplodere. Un certo numero di persone ha risvegliato questa forza soprannaturale e tali persone sono state chiamate rishi, profeti, yogi, siddha e con vari altri nomi secondo il periodo, la tradizione e la cultura. In India, una volta, l’intera situazione culturale era organizzata per facilitare questa esplosione, ma oggi le cose sono un po’ diverse perché il materialismo è una forza molto potente e al momento ha istupidito anche le menti indiane.
Per il risveglio della kundalini non sono richieste solamente le pratiche di yoga. Se questo risveglio deve divenire un evento universale, allora l’intera struttura sociale deve essere riorganizzata e a milioni di persone in tutto il mondo deve essere detto lo scopo della loro esistenza. L’intero corso della vita deve essere riorientato, dal momento del concepimento al momento in cui lasciate il corpo. In questo libro vedrete anche come l’interazione istintiva ed emozionale tra uomo e donna debba essere riveduta e raffinata, cosicché ci possa non allontanare, ma condurre verso questo risveglio finale. Questo riorientamento deve essere intrapreso con lo scopo di espandere la mente e di aprire nuove porte all’esperienza.
Oggi viviamo in un mondo dove ognuno è più o meno soddisfatto. L’uomo possiede tutti i comfort ed ogni cosa necessaria e non. Verrà un tempo comunque, in cui l’uomo sarà capace di disfarsi di questi comfort. Lusso e comfort indeboliscono la volontà e tengono l’uomo sotto una costante ipnosi. Alcool e droghe non sono così pericolosi come la totale schiavitù dell’uomo al lusso e al comfort. Egli non può allontanarsi da loro. È una cosa impossibile, a meno che non divenga consapevole di qualcosa di più oltre a ciò che genitori e società potrebbero dargli.
In passato c’erano solo pochi ricercatori, ma oggi milioni e milioni di persone nel mondo stanno sforzandosi per raggiungere un’esperienza più elevata. Questa esperienza più elevata è nota come conoscenza. Quando, attraverso yoga e tantra, si verifica il risveglio della kundalini, nel regno della natura e nel regno dello spirito avviene un processo di metamorfosi. Gli elementi del corpo fisico cambiano e così pure gli elementi del corpo mentale.
Per le persone di oggi può essere difficile comprendere l’intero concetto, ma presto l’umanità lo capirà nella sua totalità. La materia diventerà inutile ed insignificante. Oltre la materia e oltre la mente vi è energia e vi è l’esperienza di quell’energia.

Procedere lentamente, saggiamente e sistematicamente
Ora, non dovreste provare a realizzare e a fare esperienza di queste cose bruscamente. Troverete qui istruzioni dettagliate sulla prepara-zione graduale della vostra mente e del vostro corpo per il risveglio della kundalini ed avvertimenti sulle precauzioni elementari da osservare per evitare rischi ed ostacoli inutili. Non cercate di influenzare direttamente la vostra mente, perché la mente non è altro che un’estensione del complesso del corpo. Iniziate sistematicamente con il corpo, il prana, le nadi e i chakra, secondo lo schema delineato in questo libro. Quindi osservate il vostro evolvere.
Molte persone, incoraggiate da questo tipo di filosofia, prendono droghe, prodotti chimici o altre cose che considerano essere alternative più veloci. Io credo che siano persone molto serie, ma non sono né pratiche né sistematiche, perché pensano di poter trascendere il ruolo del corpo nel regno dell’evoluzione. Nell’evoluzione finale di mente, materia e uomo, non potete ignorare né il corpo né la mente. Non potete nemmeno ignorare il naso, lo stomaco o l’apparato digerente. Questo è il motivo per cui questa filosofia trascendentale inizia con delle considerazioni basilari inerenti la dieta e la fisiologia yogica che trovate qui esposte.
La scoperta della grande energia iniziò con la materia. L’energia nucleare scese dal cielo? No, si evolse dalla cruda materia. Da dove si genera l’esperienza? Dal cielo? Dal sancta sanctorum? No, da questo corpo e da questo sistema nervoso. Ecco come dovreste essere pratici e realisti.
Questo libro presenta un approccio sistematico e pragmatico al risveglio della kundalini. Inizia con un’ampia comprensione del vero ruolo e potenziale del corpo e del sistema nervoso, muovendosi attraverso un esame completo dei differenti metodi di risveglio appropriati per le differenti personalità e condizioni. Troverete chiare e dirette istruzioni sulle reali tecniche yogiche e tantriche da praticare per questo fine, assieme ad una mappa delle possibili esperienze che potete incontrare durante il maturare delle pratiche, così da poter sostenere questo grande risveglio e integrarlo in uno stile di vita più consapevole e creativo.
In questo libro abbiamo incluso un programma sistematico di pratiche nel contesto di una filosofia che è sia pragmatica che trascendentale, per prepararvi in tutti i modi a questa grande avventura nella coscienza.

INTRODUZIONE AI CHAKRA

L’argomento dei chakra non è così facile da trattare. Molti scienziati e filosofi si trovano in grande difficoltà quando si tratta di accettare e spiegare l’esistenza dei chakra. Essi non sanno se i chakra si trovano nel corpo fisico o in quello sottile. Se esistono nel corpo fisico, dove sono? E per quanto riguarda il corpo sottile, questa non è materia per la moderna scienza anatomica.
In passato, medici e scienziati mi chiedevano: “Abbiamo assistito a molte operazioni, perché non abbiamo mai visto i chakra?”. A quel tempo, l’unica risposta che ero in grado di dare loro era: “Potete mostrarmi le onde sonore di una radio a transistor? Io ho aperto delle radio ma non vi ho mai trovato la BBC”. Rispondevo così a quelle domande, ma questa risposta in realtà non li soddisfaceva. Gli scienziati vogliono una spiegazione scientifica e per questo si stanno sviluppando nuove aree di ricerca.
Un eminente scienziato giapponese, il dott. Hiroshi Motoyama, ha inventato delle apparecchiature molto sensibili per misurare l’energia vitale del corpo. Una di queste, che misura il funzionamento delle nadi e dei loro corrispondenti organi nel corpo, è ora usata in alcuni ospedali giapponesi per la diagnosi di varie malattie latenti, prima che si manifestino realmente.
Un’altra invenzione è “la macchina dei chakra”, che registra gli impulsi emanati dai centri psichici nella colonna vertebrale. Con questa macchina è possibile registrare determinati impulsi che provengono da queste aree in individui che hanno praticato yoga per molti anni e che hanno risvegliato le loro facoltà psichiche. Per esempio, quando un soggetto pratica pranayama con kumbhaka e maha bandha (contrazione dell’area del perineo, dell’addome e della gola), la macchina registra i cambiamenti negli impulsi emanati dai centri psichici. Questa ricerca dimostra che l’energia è attivata in modo ben preciso dalle pratiche di yoga. Però, abbiamo ancora molte ricerche da fare per fornire una maggiore quantità di spiegazioni scientifiche.
Nello stesso tempo, vi è una serie di differenti interpretazioni sulla scienza dei chakra. Naturalmente le differenze non sono enormi, ma vi sono. Gli studiosi del movimento teosofico e i loro predecessori hanno una propria interpretazione dei chakra, sulla loro posizione, colore ecc. I rosacrociani ed altri possono dire qualcosa di completamente diverso e i testi tantrici possono presentare concetti del tutto differenti.

Percezione dei chakra

I chakra, la kundalini e la mente hanno aspetti sottili a tutti i livelli di vibrazione. Questo è estremamente complicato e la maggior parte della realizzazione ottenuta a questi livelli deve essere molto personale. Anche in questo caso, persone diverse vedono questi aspetti occulti da differenti punti di vista. Per esempio, se hanno delle realizzazioni riguardo i chakra, questi saranno colorati secondo le loro tendenze personali. Alcuni si concentrano sul loro aspetto più mistico e sottile, qualcun’altro sulla loro energia e sulle manifestazioni praniche, qualcuno sulla loro realtà funzionale, qualcun’altro sugli effetti psicologici e qualcuno ancora sugli aspetti fisici corrispondenti.
Solitamente queste interpretazioni sono tutte corrette, e quando più persone competenti si trovano insieme scoprono che stanno parlando delle stesse cose, ma da differenti punti di vista. Se si guarda un uomo attraverso un binocolo, lo si vede molto grande. Se lo si guarda con la vista normale, lo si vede nella sua normale misura. Se lo si guarda attraverso i raggi X, si vede il suo scheletro, se lo si guarda con la gastroscopia, si vede l’interno del suo stomaco. Stesso uomo ma differenti punti di vista.
Nello stesso modo, mentre un mistico o uno yogi descrivono i chakra in modo spirituale o simbolico, un chirurgo descriverà i cha-kra come fasci di fibre nervose che formano quelli che egli chiama plessi e un chiaroveggente descriverà la manifestazione energetica dei chakra in modo ancora diverso. Queste persone potranno sembrare in disaccordo, ma in realtà vedono le stesse cose da differenti punti di vista. Le differenze sono in gran parte semantiche, dovute a una differente comprensione culturale, educativa e personale. Questo è un problema comune tra gli uomini quando cercano di comunicare a parole qualsiasi idea o esperienza.
Per quanto abbia un grande rispetto per i principi tantrici, ho la mia esperienza personale e quindi, nelle mie descrizioni dei chakra, farò riferimento ad entrambi. In ogni caso, piuttosto che cercare di comprendere i chakra attraverso una descrizione verbale o scritta di altri, fatene esperienza da voi stessi e otterrete una vostra conoscenza personale. Il tantra è essenzialmente una scienza pratica più che intellettuale, e solo la pratica conduce ad una vera esperienza e ad una comprensione reale.
Simbologia dei chakra

Se praticate kundalini yoga o kriya yoga, dovrete conoscere i diffe-renti colori e simboli dei chakra. Essi sono molto belli e formano una parte essenziale nel risveglio di ogni chakra. Ogni chakra ha un colore particolare, un mantra, una situazione ed una sfera di esperienze ad esso associati.
Per quanto i vari culti esoterici e sistemi spirituali usino differenti simboli per rappresentare i chakra, in tantra e in yoga i chakra sono simboleggiati da fiori di loto. Come simbolo il loto è molto significativo. L’uomo deve passare attraverso tre stadi ben definiti nella vita spirituale, che rappresentano la sua esistenza in tre differenti livelli: ignoranza, aspirazione e tentativo, illuminazione. Anche il loto esiste in tre differenti livelli: fango, acqua e aria. Germoglia nel fango (ignoranza), cresce attraverso l’acqua nello sforzo di raggiungere la superficie (tensione e aspirazione), ed infine raggiunge l’aria e la luce diretta del sole (illuminazione). Perciò il loto simboleggia la crescita dell’uomo dagli stati più bassi di consapevolezza agli stati di coscienza più elevati. Il culmine della crescita del loto è un fiore bellissimo; allo stesso modo il culmine della ricerca spirituale dell’uomo è il risveglio e l’espressione del potenziale umano.
Così ognuno dei chakra principali può essere visualizzato come un fiore di loto con uno specifico colore e numero di petali come se-gue: Muladhara: loto di quattro petali rosso scuro Swadhisthana: loto di sei petali vermiglio Manipura: loto di dieci petali giallo vivo Anahata: loto di dodici petali blu Vishuddhi: loto di sedici petali violetto Agya: loto di due petali grigio argento Sahasrara: loto di mille petali multicolore o rosso. In ciascun chakra sono combinate sei cose: 1) il colore del chakra, 2) i petali del fiore di loto, 3) lo yantra o forma geometrica, 4) il bija mantra, 5) il simbolo di un animale, 6) il simbolo superiore o divino. Ogni chakra contiene un animale ed esseri divini. Gli animali rappresentano la vostra precedente evoluzione e gli istinti e gli esseri divini la coscienza superiore.
Nella mia esposizione dei chakra ho dato ad ogni chakra un parti-colare colore, ma se siete un buon aspirante di yoga e nella vostra concentrazione sui chakra realizzate un altro colore, questa per voi è la verità. Le vostre esperienze sono valide come le mie, ma una sola cosa è sicura, man mano che andate su attraverso i chakra, le fre-quenze dei colori diventano sempre più sottili e sempre più potenti.
Chakra kshetram

In molte pratiche di kundalini yoga dobbiamo concentrarci o focalizzare la consapevolezza sui punti corrispondenti dei chakra nella colonna vertebrale. Però, molte persone trovano più facile concentrarsi sul chakra kshetram situato nella parte anteriore del corpo. In modo particolare nel kriya yoga, i chakra kshetram vengono utilizzati in molte pratiche. Gli kshetram possono essere considerati come riflessi dei punti di contatto originali dei chakra e, quando ci concentriamo su di essi, creano una sensazione che passa attraverso i nervi fino ai chakra corrispondenti e poi ascende fino al cervello.
Muladhara non ha uno kshetram, ma swadhisthana, manipura, anahata, vishuddhi e agya hanno delle controparti fisiche direttamente davanti ad essi sullo stesso piano orizzontale. Lo kshetram di swadhisthana è a livello dell’osso pubico, nella parte anteriore del corpo, appena al di sopra degli organi genitali. Manipura kshetram è nell’ombelico, anahata kshetram nel cuore e vishuddhi kshetram è situato sulla superficie anteriore della fossetta della gola vicino alla tiroide. Agya kshetram è in bhrumadhya, al centro tra le due sopracciglia.
I granthi
Vi sono tre granthi (nodi psichici) nel corpo fisico che sono di osta-colo lungo il cammino del risveglio della kundalini. Questi granthi sono chiamati brahma, vishnu e rudra e rappresentano livelli di con-sapevolezza dove il potere di maya, ignoranza e attaccamento alle cose materiali, è molto forte. Ogni aspirante deve trascendere queste barriere per creare una via aperta all’ascesa della kundalini.
Brahma granthi funziona nella regione di muladhara chakra. Esso concerne l’attaccamento ai piaceri fisici, agli oggetti materiali e un eccessivo egoismo. Riguarda anche l’irretente potere di tamas: negatività, letargia ed ignoranza.
Vishnu granthi agisce nella regione di anahata chakra, è associato alla schiavitù dell’attaccamento emozionale e dell’attaccamento alle persone e alle visioni psichiche interiori. È connesso con rajas, la tendenza alle passioni, ambizioni e al dogmatismo.
Rudra granthi funziona nella regione di agya chakra, è associato all’attaccamento ai siddhi, ai fenomeni psichici e all’idea di se stessi come individui. Per fare ulteriori progressi spirituali bisogna abbandonare il senso dell’ego individuale e trascendere la dualità.

Centri di conversione
Oltre che a funzionare come centri di controllo, i chakra operano co-me centri di interscambio tra la dimensione fisica, astrale e causale. Per esempio, attraverso i chakra, l’energia sottile dalla dimensione astrale e causale può essere trasformata in energia per la dimensione fisica. Questo può essere osservato negli yogi che sono stati sepolti sotto terra per un lungo periodo di tempo. Attraverso l’attivazione di vishuddhi chakra, che controlla la fame e la sete e rende capaci di vivere nutrendosi di una sottile energia nella forma di amrit o nettare, sono stati capaci di mantenersi in vita.
Inoltre, l’energia fisica può essere trasformata in energia sottile attraverso l’azione dei chakra e l’energia fisica può essere convertita in energia mentale all’interno della dimensione fisica.
Perciò vediamo che i chakra sono gli intermediari per il trasferi-mento e la trasformazione dell’energia tra due dimensioni di esistenza vicine e per facilitare la conversione dell’energia tra il corpo e la mente. Quando i chakra sono attivati e risvegliati, l’uomo non solo diventa consapevole degli stati di esistenza più elevati, ma acquisisce anche il potere di entrare in questi stati e quindi, di conseguenza, di sostenere e dare vita alle dimensioni inferiori.

EVOLUZIONE ATTRAVERSO I CHAKRA

Ogni forma di vita è in evoluzione e l’uomo non è un’eccezione. L’evoluzione umana, l’evoluzione alla quale siamo sottoposti ineso-rabilmente sia come individui che come razza, è un viaggio attraverso i vari chakra. Muladhara è il chakra fondamentale e basilare da cui comincia la nostra evoluzione e sahasrara è il chakra dove si completa l’evoluzione. Mentre ci evolviamo verso sahasrara, nel corso della nostra vita si presentano delle esperienze esteriori, e man mano che differenti capacità e centri entro il sistema nervoso si risvegliano progressivamente, le esperienze interiori giungono attraverso la meditazione. Questo avviene perché l’energia scorre a voltaggi e a ritmi di vibrazione molto alti attraverso le differenti nadi nel corpo psichico.
Muladhara è il primo centro nell’incarnazione umana, ma è anche il chakra più elevato che gli animali hanno la capacità di risvegliare. Esso è il loro sahasrara. I chakra più alti, oltre muladhara, non sono presenti nella fisiologia psichica degli animali e il loro sistema nervoso riflette questa relativa deficienza.
Al di sotto di muladhara vi sono altri chakra che rappresentano l’evoluzione del regno animale. Essi sono in relazione solo alla co-scienza sensoriale e non alla consapevolezza mentale. Quando la vo-stra coscienza si stava evolvendo attraverso questi chakra, la vostra mente era associata solamente alla coscienza sensoriale. Non c’era consapevolezza individuale, non c’era l’ego, esso è cominciato da muladhara. Questi centri inferiori non funzionano più in noi perché li abbiamo trascesi.
Nel corpo animale questi chakra inferiori sono situati negli arti e così anche le nadi. Le nadi hanno il loro punto di confluenza in mu-ladhara chakra così come le nadi, nel corpo umano, confluiscono in agya chakra. I nomi dei chakra inferiori sono: atala, vitala, sutala, talatala, rasatala, mahatala e il più basso è patala. Così come muladhara è il chakra più basso nel corpo umano, patala è il più basso nel regno animale. Questa è la dimensione che rappresenta la totale oscurità dove la natura non funziona e la materia è completamente dormiente e statica.
Dopo sahasrara ci sono anche altri chakra che rappresentano la coscienza divina superiore. Così muladhara chakra è il più alto nell’evoluzione animale, e il primo nell’evoluzione umana. Saha-srara è il più alto nell’evoluzione umana ed è il primo gradino nella evoluzione divina superiore.
Man mano che studierete di più riguardo ai chakra, arriverete a capire che la kundalini in effetti controlla ogni situazione della vita. Questa shakti, passando attraverso gli stadi animali della nostra evo-luzione, ha influenzato l’intera specie con avidya o ignoranza. A causa di questa influenza, il regno animale è stato costretto a seguire la via del mangiare, dormire, aver paura ed accoppiarsi. Questo rappresenta la fase tamasica dell’evoluzione. Da muladhara in avanti si passa attraverso la fase rajasica e da sahasrara in avanti si entra in quella sattvica.
Evoluzione spontanea e autogenerata
Fino a muladhara chakra l’evoluzione procede automaticamente. Gli animali non devono praticare pranayama e japa yoga. Essi non devo-no trovare un guru, prendere sannyasa e diventare discepoli. Essi non devono fare nulla e possono mangiare tutto quello che vogliono. La natura li controlla completamente. Poiché non pensano, la natura è benevolmente responsabile di ogni fase della loro evoluzione.
Comunque, quando la kundalini raggiunge muladhara chakra, l’evoluzione non è più spontanea dato che gli esseri umani non sono completamente soggetti alle leggi della natura. Per esempio, gli ani-mali si accoppiano solamente in una stagione particolare. Negli altri periodi, anche se vivono insieme, non desiderano farlo. Ma poiché l’uomo è libero dalle leggi della natura, può accoppiarsi quando vuole.
L’uomo ha la consapevolezza del tempo e dello spazio ed ha un ego. Egli può pensare, può sapere che sta pensando e può sapere che sa che sta pensando. Questo dipende dall’evoluzione dell’ego. Se non c’è l’ego, non c’è duplice consapevolezza. Gli animali non hanno duplice consapevolezza. Se un cane insegue un altro cane, è sotto l’impulso della natura. Ma non sa che sta rincorrendo e l’altro cane non sa che sta scappando. Corre perché l’istinto lo spinge a farlo.
Così, l’uomo possiede una più alta consapevolezza e dato che ce l’ha, deve lavorare verso la sua evoluzione. Ecco perché si dice che la kundalini sta dormendo in muladhara chakra. Essa non può progredire oltre questo punto a meno che non la si spinga.
Scoprire il proprio punto di evoluzione Naturalmente, quando la shakti si risveglia improvvisamente in mu-ladhara chakra, non può risalire immediatamente. Essa può risve-gliarsi e riaddormentarsi molte volte. Sapete come sono i bambini al mattino: dovete svegliarli parecchie volte perché continuano a riad-dormentarsi. La kundalini agisce allo stesso modo. Qualche volta sale anche fino a swadhisthana o manipura, e poi ritorna ancora a muladhara per riaddormentarsi. Comunque, una volta che la shakti arriva oltre manipura chakra, non ritorna più indietro. Il ristagno in un chakra avviene soltanto quando vi è un’ostruzione in sushumna o in uno dei chakra. La kundalini può rimanere in un chakra per molti anni e perfino per tutta la vita.
Qualche volta, quando la kundalini rimane bloccata in un chakra durante la sua ascesa, potreste iniziare ad esibire dei siddhi o poteri psichici associati a quel chakra. Inoltre potreste non avere autocon-trollo e comprensione del fatto che siete solamente lungo il cammino. Quando una persona ottiene dei siddhi, è tentata di esibirli. Può pensare che li sta usando per il bene dell’umanità, ma questo alimenta solo l’ego e la avvolge nel denso velo di maya o ignoranza, impedendole un ulteriore progresso.
Se una persona sta manifestando dei siddhi, può presumere di es-sersi evoluta fino al chakra associato a quei siddhi. Comunque, generalmente i siddhi non si manifestano quando la kundalini passa rapidamente attraverso tutti i chakra e se questo accade, non rimangono a lungo. Per qualche giorno potreste essere capaci di leggere i pensieri degli altri, ma poi questa capacità si spegnerà. Per qualche giorno potreste essere capaci di guarire la gente, ma anche questo passerà. I poteri psichici permangono solo quando kundalini è bloccata in un chakra.
Naturalmente qualcuno dei nostri chakra inferiori potrebbe già essere funzionante senza che noi lo sappiamo. Noi siamo tutti a differenti livelli nella scala dell’evoluzione e quindi può non essere necessario far partire il processo del risveglio da muladhara. Di-ciamo che la kundalini è in muladhara per rendere più chiaro il concetto globale, ma grazie al progresso ottenuto nelle vite precedenti o al sadhana che vostro padre o vostra madre possono aver fatto, può essere possibile che alla vostra nascita la kundalini fosse in manipura. In questo caso, l’ascesa dovrebbe aver luogo da quel punto. Comunque, come non potete ricordare le vostre vite precedenti, così anche avete dimenticato la posizione della vostra kundalini. Ecco perché i guru insegnano che essa è addormentata in muladhara. Essa può essere in anahata, ma io vi dirò sempre che è in muladhara e vi farò fare delle pratiche da muladhara. Potreste non avere alcuna esperienza della kundalini in quel posto, potreste andare in swadhisthana o manipura e non avere alcuna esperienza neanche lì. Ma nel momento in cui andate in anahata, improvvisamente inizierete ad avere delle esperienze.
Così, prima di cominciare le pratiche di kundalini yoga, dovreste cercare di trovare da quale punto la vostra ascesa possa effettivamente iniziare. Per fare questo, il metodo migliore è concentrarsi ogni giorno su muladhara da 15 a 30 minuti. Poi su swadhisthana per 15 giorni, manipura per 15 giorni e così via fino a sahasrara. Scoprirete presto il vostro punto di evoluzione.
Qualcuno troverà più facile concentrarsi su anahata chakra, così è probabile che quello sia il suo centro. Altri troveranno agya chakra molto potente e attraente per loro, e altre persone troveranno più semplice dirigere l’attenzione su muladhara, mentre sembrerà loro impossibile localizzare i chakra più alti. Alla fine sarete in grado di decidere quale sia il vostro chakra più sensibile e sarete pronti per lo stadio successivo, il risveglio. Comunque, c’è un punto importante da aggiungere. Anche se un chakra superiore come anahata si è per caso risvegliato, dovete cercare di risvegliare anche i chakra più bassi. Lo scopo del risveglio della kundalini e della sua ascesa attraverso tutti i chakra è il risveglio dei chakra stessi e delle loro aree corrispondenti nel cervello. Quindi, per risvegliare l’intero cervello, tutti i chakra devono essere risvegliati.
Risvegliare i chakra Il risveglio dei chakra è un evento importantissimo nell’evoluzione umana. Non dovrebbe essere scambiato per misticismo o per occultismo, perché con il risveglio dei chakra la nostra coscienza e la nostra mente subiscono dei cambiamenti. Questi cambiamenti hanno una rilevanza ed una relazione significativa con la nostra vita di tutti i giorni. Con il nostro attuale stato mentale non siamo in grado di gestire tutti gli aspetti della vita. Il nostro amore e odio, i nostri rapporti con le persone, sono la conseguenza della qualità della nostra mente attuale, e sembra che le nostre sofferenze, le nostre angosce e frustrazioni non siano tanto dovute alle circostanze della vita, ma piuttosto alle risposte della nostra mente. Quindi lo scopo del risveglio dei chakra, di sushumna e della kundalini dovrebbe essere in relazione con la nostra vita di tutti i giorni.
Migliaia di persone sono nate con la kundalini e i chakra risvegliati e queste persone virtualmente governano il mondo intero. Io non parlo di governare o dirigere un paese, dico che queste sono persone superiori in ogni aspetto della vita. Sono grandi musicisti, artisti, costruttori, scienziati, ricercatori, inventori, profeti, statisti, ecc.
Vi sono molti bambini nati con i chakra e la kundalini risvegliati e mano a mano che crescono ne rivelano le diverse manifestazioni. Tuttavia, le nostre società materialistiche considerano queste manifestazioni come anormali e coloro che le rivelano sono sottoposti ad esami e trattamenti psicoanalitici e psicologici.
Non è considerato anormale se subite conflitti personali in relazione ad avvenimenti familiari o di lavoro, ma nel momento in cui la vostra mente e la vostra coscienza si espandono, voi divenite più attenti e sensibili a tutto quello che accade nella vostra mente, nella vostra famiglia, fra colleghi, nella società e nella nazione e non potete ignorare neanche le più piccole cose della vita. Dalle persone comuni questo non è considerato normale, ma è una conseguenza naturale del risveglio dei chakra. La consapevolezza diviene molto ricettiva poiché cambiano le frequenze della mente.
La manifestazione di qualità superiori Ogni forma, ogni suono e ogni colore ha una certa frequenza. Tutti i suoni, i colori e le forme non hanno la stessa frequenza. Allo stesso modo, ogni pensiero ha una frequenza, alcuni hanno una frequenza bassa e altri una frequenza alta. Vi do un esempio di un’idea ad alta frequenza.
Una volta il grande scienziato Isaac Newton era seduto nel suo giardino ed osservò una mela cadere da un albero. Anche noi possia-mo aver visto mele cadere dagli alberi e poiché non ci è mai sembrato strano, non abbiamo mai fatto nessuna riflessione al riguardo. Ma Isaac Newton ebbe quella che possiamo chiamare attenzione filosofica. Questo avvenne per una qualità della sua mente e della sua personalità e per questo, quando la mela cadde davanti a lui, scoprì la teoria della gravità.
Perché non dovreste dire bugie? Può darsi che voi pensiate che non vi sia niente di male nel farlo se vi servono per guadagnare soldi, governare una nazione o sopprimere qualcuno. Tutto dipende dalla frequenza della vostra coscienza. Ad una più bassa frequenza di consapevolezza, direte che non c’è niente di male nel mentire, ma quando la frequenza si eleva, la mente opera ad un differente livello e non potrete più realmente accettare tutto questo.
Molte persone dicono: “Perché non dovrei uccidere? Dopo tutto, quando uccidiamo un animale, possiamo liberarlo e metterlo in grado di realizzare una nascita migliore più velocemente.” Le nostre attitudini e i nostri modi di pensare sono il risultato della qualità della nostra mente e della particolare frequenza alla quale essa sta funzionando.
Una volta il Signore Buddha andò a caccia con suo cugino Deva-datta. Questi lanciò una freccia ad un piccione che cadde ferito. Il Signore Buddha sentì il dolore dell’uccello e si precipitò immediata-mente a rimuovere la freccia. Ma Devadatta non sentiva il dolore ed era molto compiaciuto di se stesso per aver colpito il bersaglio. La coscienza di Buddha aveva raggiunto una vibrazione di frequenza più elevata e il risultato di questo fu la sua sensibilità verso il dolore dell’uccello e la compassione manifestata.
Quindi, le qualità più elevate di un uomo quali l’amore, la com-passione, la carità, la pietà ecc, sono espressioni di una mente in-fluenzata dai chakra risvegliati. Questa è con esattezza la ragione per cui viene data molta importanza al risveglio di anahata chakra. Naturalmente, ogni chakra è molto importante e ciascuno conferisce particolari capacità, ma troverete che tutte le scritture danno grande importanza al risveglio di anahata, agya e muladhara chakra. Gli yogi danno importanza ad agya e muladhara e tutto il genere umano dà importanza ad anahata. Quando anahata viene risvegliato, abbiamo un rapporto sublime con Dio, con i membri della nostra famiglia e con tutti gli esseri.
Quando i chakra vengono risvegliati, la mente cambia automati-camente. Cambiano così anche i valori della vita, e la qualità del vo-stro amore e delle vostre relazioni migliora immensamente, metten-dovi in grado di compensare le delusioni e le frustrazioni della vita. Quindi sarete in grado di vivere in un modo un po’ più elevato di quanto non facciate adesso, migliorando il vostro atteggiamento sia verso voi stessi che verso la vita.
Se il risveglio dei chakra determina una duratura unione nella vo-stra famiglia che cosa vi serve di più? Avete bisogno di una famiglia felice oppure di un altro marito o un’altra moglie? Sinceramente, l’uomo ha bisogno di una mente e di una famiglia felici. Non im-porta cosa faccia o cosa siano i suoi figli. Cosa importa se c’è poco da mangiare? La felicità e la gioia interiore sono superiori a tutto. E per quello che so, ciò che posso dire è che il vero appagamento può essere raggiunto solamente attraverso un sistematico risveglio dei chakra.