Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Maternità 
  • Lakshmi 
  • Saraswati 
  • Tulsi 
  • Mantra
  • Yoga Sutra di Patanjali 
  • La Discesa della Kundalini 

Maternità

Tratto da: Sw. Shivananda Saraswati, Sw. Satyananda Saraswati, “Devi – Honouring Shakti”, pubblicato da Sivananda Math, Bihar, India.

Nella vita spirituale ogni donna può interpretare il ruolo di madre: una figlia, una moglie, una fidanzata o una discepola – tutte possono essere madri. La maternità è una condizione indipendente della donna e non può essere paragonata alla paternità. Di solito usiamo il termine madre solo per una donna sposata che dà alla luce un bambino. Ma nel tantra la partner è considerata come madre. In questo senso, madre non significa procreatrice ma si riferisce alla forza cosmica – Shakti. La maternità è l’aspetto più alto della creazione, l’aspetto materno del divino.
In fisica ci sono due forze, positiva e negativa, che in filosofia si chiamano spazio e tempo. Nello yoga abbiamo ida e pingala, nel tan-tra Shiva e Shakti, fra le persone l’uomo e la donna. Queste due forze interagiscono l’una con l’altra ad ogni livello di esistenza e questa unione ha un grande significato. Quando ida, la mente, si unisce con pingala, l’energia vitale, c’è l’illuminazione; quando si uniscono Shiva e Shakti c’è la creazione; quando si uniscono materia e spazio c’è un’esplosione; quando un uomo e una donna si uniscono c’è feli-cità e piacere.
In ogni ambito la kundalini è sempre la madre, cioè la suprema energia cosmica. Giace addormentata in muladhara, aspettando di es-sere risvegliata, per sollevarsi e unirsi a Shiva in sahasrara. Dobbiamo avvicinarci all’argomento della maternità con questa comprensione. Tutte le donne sono madri, a prescindere dall’età, dal tipo di relazione o dal fatto che abbiano biologicamente procreato o meno.
Nella tradizione indiana l’amore materno è ritenuto divino. Madre e figlio sono connessi inconsciamente così come lo sono guru e discepolo. Secondo la credenza vedica la madre è il primo guru o dio. Marito, padre e fratello possono tutti essere sostituiti, ma non la madre. L’attaccamento fra madre e figlio è grandissimo e non tutti possono metterlo in pratica.
Quando Shankaracharya, fondatore della tradizione Dashnami di sannyasa, si trovò ad attraversare un fiumiciattolo all’età di otto anni, un coccodrillo lo afferrò per una gamba, impedendogli di scappare. C’era anche sua madre con lui, perciò la chiamò in aiuto: “Madre, dammi il permesso di prendere sannyasa, altrimenti questo coc-codrillo mi finirà!”. Secondo la tradizione indiana, se un figlio è in punto di morte, è autorizzato a prendere sannyasa.
Shankara aveva già provato a prendere sannyasa a sei anni, ma sua madre non gli aveva dato il permesso e lui dovette obbedirle. Tuttavia, quando ella vide suo figlio nelle fauci del coccodrillo, pensò che se gli avesse concesso di prendere sannyasa, sarebbe per lo meno sopravvissuto da qualche parte, così acconsentì. Questo era ciò che Shankara stava aspettando. Appena ricevette il permesso di sua madre di prendere sannyasa, il coccodrillo lo lasciò. Quindi Shankara proseguì verso l’ashram del suo guru.
Secondo la tradizione vedica i sannyasin non possono partecipare a matrimoni, funerali, ecc. non perché non ci credano, ma perché non vi hanno alcuna mansione. Tuttavia, quando la madre di Shankara stava per morire, gli fu inviato un messaggio. Egli fu con lei quando spirò e condusse tutte le cerimonie funebri richieste dalla tradizione, poi se ne andò.
Alcuni brahmini della comunità lo criticarono. Dissero che ai san-nyasi non è consentito partecipare ai riti funebri e gli obiettarono di aver toccato il cadavere. Ma Shankara disse: “No. Secondo l’autorità delle scritture, un sannyasin può celebrare le esequie di sua madre”. Questa è la posizione della madre, perfino nella vita di un sannyasin.
Nel tantra la madre è conosciuta come energia divina e viene chia-mata Devi. Tutte le donne hanno il termine Devi dopo i loro nomi, a significare il loro ruolo di portatrici di energia divina. Nella famiglia perfino una bambina viene considerata un’incarnazione dell’energia divina. Perciò aspirate ad essere madre, ma non solo la madre di un bimbo. Diventate l’universale divina Shakti.

Lakshmi, Saraswati, Tulsi, Gayatri

Tratto da: Sw. Shivananda Saraswati, Sw. Satyananda Saraswati, “Devi – Honouring Shakti”, pubblicato da Sivananda Math, Bihar, India.

Lakshmi

Lakshmi è la dea della prosperità, della fortuna e della bellezza. La chiamiamo la Madre Divina. È la consorte di Narayana, il signore della creazione, ed il suo veicolo è il gufo. Lakshmi dà in abbondanza, l’appagamento e la completezza discendono da Lei. Quando c’è totale gioia e benessere, quella è Lakshmi. Tuttavia, i suoi doni divini dovrebbero essere usati tutti per gli altri. Quando pensate agli altri e non a voi stessi, Lakshmi è molto contenta. Ma quando pensate a voi stessi e non agli altri, vi abbandona. Lakshmi arriva con la ricchezza e ci rende prosperi ma, al tempo stesso, porta dei problemi.
Quando sono al servizio di Dio, ho l’opportunità di avere quotidia-namente il suo darshan e grazie a ciò non ho bisogno di mendicare il denaro. Ella mi dà qualcosa e allo stesso tempo non mi dà niente; dà agli altri attraverso di me. Ho un accordo con Lei. Mi ha detto: “Se vivrai onestamente, esaudirò i tuoi desideri, ma se non lo farai, ti lascerò. Ti posso garantire un perizoma, una coperta e una candela, perché queste sono le tue necessità ma, nel momento in cui mi chiederai un oggetto stravagante a causa del desiderio, annullerò immediatamente l’assegno in bianco che ho firmato per te”.
Lakshmi è mia madre. Mi ha detto che dà a molta gente, ma essi spendono tutto per mandare i figli all’estero, o per il matrimonio, o per comprare un’automobile, perciò è molto scontenta di loro: “Io do a molti, ma essi spendono tutto per loro stessi, e così smetto di donare loro. Se spenderai quel che ti do per te stesso, subirai lo stesso destino”. Finora Lakshmi ha approvato tutte le mie spese.
Non c’è nulla di male nell’essere un milionario; la ricchezza è un aspetto di Lakshmi. Se avete le benedizioni di Lakshmi potete diven-tare dei miliardari. Il desiderio di guadagnare denaro è costruttivo, ma il desiderio di acquistare cose per avidità e di spendere i soldi nell’auto indulgenza è distruttivo. I ricchi viziano i loro figli, cosa che distrugge i samskara positivi dei bambini. Questo significa che la forma di Lakshmi è stata distorta.
Lakshmi è stufa di dare denaro per le piccole spese. Naturalmente è molto ricca, ma più dà, più la gente diventa viziata. Invece di utilizzare il denaro per il giusto scopo, lo usano per motivi egoistici. E Lei lo sa. Ogni tanto smette di darvi i soldi e allora avete un problema. È Devi, la Madre, che fa tutto. Comunque, la verità è che Dio è il capo di questa famiglia globale. Lakshmi è la donna di casa e noi siamo tutti i suoi figli immaturi. Quando i figli tornano a casa la sera, la madre li aspetta con un pasto pronto. I suoi figli non si preoccupano mai. Ma proprio come i figli dimenticano i genitori una volta che si sposano, così anche noi dimentichiamo i nostri genitori divini non appena veniamo in questo mondo.
Se la vostra madre normale può darvi così tanto amore, cura e preoccupazione per il vostro benessere, provate solo ad immaginare quello che la Madre Divina può fare. Ha un numero immenso di figli e si occupa della crescita degli alberi, degli animali e delle persone così come di ogni altra cosa nella creazione. Tutto è Lakshmi. L’erba, i fiori, le mucche e i bambini tutti crescono e sono suoi.
Lakshmi è responsabile di tutta la ricchezza del mondo. Tutte le donne sono Lakshmi. Se non vi piace la Lakshmi indiana, fatevi una Lakshmi francese, spagnola, olandese o belga. Se non volete vederla in sari, può indossare i pantaloni. A Lakshmi non dispiacciono nem-meno i bikini, perché vive nell’oceano con Narayana. L’acqua è l’origine della crescita e della prosperità, la sorgente primordiale di tutta la creazione. Tutte le dee sono importanti, ma io considero Lak-shmi come la più elevata perché è la dea del Kali Yuga, l’epoca attuale.

Saraswati

Saraswati è la dea della saggezza, dell’apprendimento e della parola. Nella mitologia, Saraswati è sia la figlia che la moglie di Brahma. Questa è una relazione simbolica. Brahma è il creatore cosmico e Sa-raswati è la saggezza e la comprensione che nascono dalla mente. La mente è il padre e la conoscenza è la figlia, in quanto la mente crea la conoscenza. La mente agisce con conoscenza perché ha la conoscenza in sé. Essendo il simbolo della conoscenza, Saraswati nasce dalla mente cosmica e, al tempo stesso, lavora con la mente cosmica. La mente cosmica lavora con Saraswati ed è il creatore di Saraswati.
La mente è il legame che connette la nostra personalità alla co-scienza cosmica. Ci si deve avvicinare alla mente cosmica con l’intuizione e l’intelletto. Saraswati è il simbolo dell’intelletto intuitivo che ha origine dalla mente cosmica ma che, allo stesso tempo, fa parte della mente cosmica. Quindi Brahma non è il padre o il marito di Saraswati nel senso ordinario; è il creatore di Saraswati ma, al tempo stesso, vive, agisce e si manifesta insieme a Saraswati. Brahma è la divinità di swadhisthana chakra e di nuovo possiamo vedere la sua consorte Saraswati nella forma di Rakini, la devi di swadhisthana chakra.
Saraswati porta arte, musica, danza, letteratura e cultura nella no-stra vita. Veste di bianco, tiene una vina in una mano e un libro nell’altra. Il libro rappresenta la conoscenza e l’apprendimento. In In-dia gli scolari, dalla primaria all’università, ripetono il mantra di Sa-raswati per superare gli esami. C’è un giorno speciale in cui gli stu-denti indiani fanno una statua o un idolo di Saraswati e lo portano per le strade cantando il suo nome. Se chiedeste loro perché lo fanno, ri-sponderebbero: “Per avere i voti migliori all’esame”.
Il veicolo di Saraswati è il cigno, perché il cigno ha la caratteristica del discernimento. Saraswati è la dea dell’apprendimento e, attraverso l’apprendimento, si diviene capaci di distinguere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, corretto e scorretto. Saraswati rappresenta la qualità di viveka, la discriminazione, il discernimento, l’analisi. Ora, che cosa fa il cigno? Secondo la tradizione, se date al cigno un chilo di latte misto ad acqua, berrà solo il latte e lascerà l’acqua. Dunque, la capacità di distinguere fra essenza e non essenza è la caratteristica di Saraswati.
Secondo la tradizione, ai sannyasin Saraswati è stato affidato il compito di preservare la conoscenza in modo che essa possa essere utilizzata dalle generazioni future. In quanto sannyasin della tradizio-ne Saraswati, è nostra responsabilità capire ed assorbire quanto più ci è possibile i differenti sistemi, scienze e branche di conoscenza esi-stenti al mondo. La Verità è una, ma è chiamata con tanti nomi. Perciò è importante capire il legame fra diverse filosofie e differenti sistemi di pensiero ed esprimerli secondo le necessità dell’umanità. Lo scopo della tradizione dell’ordine Saraswati non è affermare che questo sentiero è migliore rispetto ad un altro. Lo scopo principale della tradizione dei Saraswati è avere un approccio integrato verso l’evoluzione ed i conseguimenti nella vita.

Tulsi

Tulsi è la divinità tutelare del Paramahamsa Alak Bara. Un Akara è un luogo speciale di sadhana. Ogni Akara ha la sua particolare divinità e qui l’Ishta Devi è Tulsi, la regina delle piante medicinali. Nel paramahamsa sampradaya l’adorazione di Tulsi per la buona salute è un dovere imprescindibile.
Il 23 settembre 1989, pochi giorni dopo che arrivai per la prima volta a Rikhia, un grosso serpente color gheru gironzolò intorno alla proprietà e scomparve. Capii che il posto in cui il serpente era svanito sarebbe stato il luogo del mio dhuni, o fuoco del sadhana, così accesi lì il mio dhuni e le sue braci covano ancora adesso.
Dopo costruii un piccolo altare per Tulsi vicino al pozzo, perché Madre Tulsi è la divinità che presiede il darshan spirituale e vedico. Tulsi è venerata non solo in India, ma in molti paesi del mondo, come Tailandia, Indonesia e Grecia. In molti posti viene piantata nel cortile davanti alla casa e venerata. Ho scelto Tulsi come divinità tutelare dell’akhara perché Sri Baidyanath è il medico e Tulsi, un tipo di basilico, è la migliore fra le piante medicinali. È il capo di tutti i dipartimenti della flora farmaceutica.
Avevo pensato a quale potesse essere l’ostacolo più grande al mio sadhana. Sono un uomo dal cuore sincero e dal corpo forte e robusto. Una volta che decido qualcosa mi impegno completamente e la mia determinazione nell’anushthana non vacilla mai né diminuisce. Ma possono esserci interruzioni a causa di malattie fisiche come tosse o raffreddore. Questo è il dharma del corpo. La vecchiaia e la malattia potrebbero portarmi da una dimensione a cinque stelle a una senza stelle.
Così pregai Tulsi per una buona salute all’inizio dei miei sadhana di panchagni e anushthana: “Madre, da oggi sei il ministro della sanità di questo akhara. Sto intraprendendo un compito molto difficile in questo periodo della mia vita e ho bisogno di essere libero dalle malattie”. Non volevo perdere neanche un giorno dell’anushthana. E non lo persi. Dico questo con gratitudine, non con superbia. Non sono un giovane, ma posso stare seduto per dieci o dodici ore senza problemi, senza dolori alle articolazioni, diabete, problemi di pressione sanguigna, angina, mal di testa, raffreddori, febbre o affaticamento. Questi sono tutti miracoli di Tulsi. Non ho pregato Tulsi per avere denaro, un ashram, arti magiche, erudizione, siddhi o poteri yogici; ho pregato soltanto per avere salute e benessere fisico.
Panchagni era un’austerità di cinque anni e sono stato in grado di praticarla solo grazie alle benedizioni di Tulsi. Nel 1990, in aggiunta a Panchagni, iniziai un altro sadhana. M’impegnai a completare centotto lakh (10.800.000) ripetizioni del mantra del mio Ishta Devata. Per questo mi ci vollero trecento giorni e adorai Tulsi quotidianamente. Tutto funzionò perfettamente ed il mio mantra diede buoni frutti. Rimasi in perfetta salute. Malgrado la temperatura durante Panchagni raggiungesse a volte i 90 gradi centigradi, non mi sono disidratato nemmeno una volta. Da quando ho cominciato ad a-dorare Tulsi per la buona salute, Lei mi ha benedetto con un perfetto benessere. Questo è il risultato diretto della venerazione di Tulsi.
Un giorno ho notato un parassita sulla pianta di Tulsi. Qualcuno mi consigliò di usare un pesticida ma io rifiutai e invece posi uno shaligram sotto la pianta. Tulsi fu liberata dalle malattie e io la sposai con lo shaligram. Ogni anno celebro il matrimonio di Tulsi e dello shaligram. Non chiedete perché. Il cuore non interroga, crede. Il segreto di tutti i rituali è una fede infantile.
Adoro Tulsi all’alba e al tramonto e mi piace molto. Dio vive non solo negli esseri umani, non solo nei poveri e negli ammalati, ma an-che negli alberi. Ogni mattina alle cinque prendo un secchio e innaffio Tulsi per prima, quindi l’albero di pipal ed alcuni altri alberi del mio giardino. Contemporaneamente canto il mio mantra e sento di essere stato benedetto. Perché faccio questo? Perché gli alberi sono devata, dei. Tulsi è una dea. Rudraksha è la divinità preferita di Shiva. I Mahatma furono illuminati ed ottennero la saggezza sotto gli alberi. Buddha fu illuminato sotto l’albero di banyan e Dattatreya sotto quello di gular.
Una simile adorazione non richiede un buon intelletto, ma richiede un buon cuore. Il cuore è il centro delle emozioni, che sono direttamente collegate ai sentimenti. Vita spirituale, sadhana, bhakti o Dio sono argomenti del cuore, non dell’intelletto. Li potete avvicinare facilmente col sentimento e con la fede. L’amore viene dal cuore, non dalla testa. Per sviluppare bhakti è essenziale sviluppare le emozioni e mantenerle sane e positive.
Tutti gli ornamenti che do alle ragazze del posto appena sposate appartengono a Tulsi. Essi vengono offerti innanzitutto a lei. Ogni-qualvolta mi date un braccialetto d’oro, un anello da naso o un orna-mento per capelli, in realtà lo state offrendo a Tulsi, in quanto lei è la padrona di questa proprietà. Ogni cosa è prima dedicata a Tulsi e poi, successivamente, regalata alle giovani spose. Per un intellettuale Tulsi è solo una pianta, per me è una Devi.

Gayatri

Gayatri è la controparte femminile del sole ed è il mantra del prana. Questo mantra ha tre forme. Al mattino presto Gayatri è una bambina piccola. A mezzogiorno è una giovane donna nel pieno rigoglio. Alla sera è una donna anziana. Allo stesso modo, il colore di Gayatri è rosso il mattino, giallo a mezzogiorno e grigio di notte. Anche la na-tura e le caratteristiche di Gayatri cambiano secondo l’ora del giorno. Di primo mattino è innocente e infantile, a mezzogiorno è bella ed affascinante e alla sera è piena di jnana, saggezza.
Tutto questo rappresenta anche la descrizione, il colore e le caratteristiche del prana. Il Gayatri mantra rappresenta l’intera struttura del prana, perciò è il mantra di prana vidya, ed è composto da ventiquattro sillabe.

Om Bhurbhuvah svaha
Tat saviturvarenyam
Bhargo devasya dhimahi
Dhiyo yo nah prachodayat

Ci sono Gayatri mantra per Ganesha, Brahma, Vishnu, Narasimha, Garuda, Rudra, Nandikeshwara, Gopal, Parasurama, Dakshinamurti, Guru, Hamsa, Hayagriva, Tantrika Brahma, Saraswati, Lakshmi, Shakti, Annapurna, Kalika ecc. Secondo le Upanishad ci sono com-plessivamente trentaquattro Gayatri e se ne può trovare un riferimento completo nella Narayana Upanishad.
Il significato letterale di Gayatri è “ciò che libera i sensi”. La co-scienza esiste su tre piani: il piano fisico, il piano astrale ed il piano causale. È più reale sul piano più elevato che su quello inferiore. Sul piano astrale la vostra coscienza è più potente che non sul piano fisico e sul piano causale è più potente che sul piano astrale.
La coscienza è come il sole che sorge ad est il mattino presto. Pri-ma dell’alba c’è oscurità ovunque. Sebbene le stelle brillino, c’è totale oscurità ovunque. Non potete distinguere le figure di uomini, donne, animali, alberi e oggetti. Sapete che ci sono ma non potete vederli. Come giunge l’alba, potete vedere all’orizzonte di levante i raggi del sole balenare da una parte all’altra e potete acquisire conoscenza ed esperienza degli oggetti che ci sono ma che non potevate vedere. Quando il sole sorge è tutto chiaro.
Quindi il Gayatri mantra è come il sole che sorge all’orizzonte della coscienza umana, illuminando non solo il mondo esterno, ma anche il mondo interiore. Il nostro mondo interiore ha molte cose belle, ma noi non le conosciamo, non possiamo vederle. Ne abbiamo conoscenza dai libri degli studiosi, ma non possiamo vederle, a meno che non vi sia luce. Il Gayatri mantra fa luce sui differenti reami della nostra coscienza e ci fa capire che le cose non esistono solo sul piano fisico, esterno, ma anche sul piano intermedio e su quello successivo. Questo è il significato di Gayatri mantra.

La Madre Divina è manifesta in ogni forma di umanità. L’adorazione rituale o cerimoniale è indubbiamente buona, ma è l’adorazione vivente che ti trasforma davvero, ti spiritualizza più rapidamente e ti porta alla più alta realizzazione.
Manifestare il potere della Madre Divina che è in te e vivere, servire e fare del bene a tutti è il modo migliore e più dinamico di adorare e venerare la Madre Divina, Durga.
Per invocare la Dea Lakshmi devi cercare incessantemente di portare prosperità nella vita di tutti. Sii generoso e di buon cuore, caritatevole e gentile. Sforzati strenuamente per rimuovere pena e sofferenza e per portare felicità a tutti secondo le tue capacità. Vorrei chiedere a coloro che sono economicamente dotati di aprire dispensari gratuiti per i pazienti poveri e mense per gli indigenti, di istruire gli ignoranti e di aiutare ed incoraggiare con qualunque mezzo un aumento della ricchezza del paese. Dove prevalgono prosperità e felicità, lì soltanto la Dea Lakshmi è più facilmente propiziata.
Per manifestare la Dea Saraswati devi dapprima istruire te stesso. Dovresti diventare un flusso di luce ed in tal modo ir-radiare la conoscenza divina verso tutti. Aspiranti così sinceri possono andare nei bassifondi e nelle aree sottosviluppate di analfabetismo a offrire lezioni gratuite su argomenti laici e spirituali. Così puoi rendere la più grandiosa e degna forma di adorazione alla Devi Saraswati.

***
Fa’ della tua vita una reale e pratica adorazione della Madre Divina. Adora la Devi in tutte le sue manifestazioni. L’umanità è la sua forma visibile. Il servizio all’umanità è adorazione resa alla Madre Divina. Laddove saggezza e virtù trovano amorevole espressione, lì c’è la vita divina. Sforzati di acquisire maggiore spiritualità ed aspira ad inaugurare un’era di intensa purezza, virtù dinamica e saggezza pratica.
Possano le benedizioni della Madre Divina portare pace, pie-nezza e prosperità nella vita di ognuno!

La donna è la più grande opera di Dio, la meraviglia della natura, il compendio del mondo, il vero governatore, la dolce compagna e collaboratrice dell’uomo.
La donna è Chaitanya Maya. Rappresenta l’aspetto dell’ener-gia di Dio. È la figlia di Adi Shakti. Detiene le chiavi di questo mondo. Controlla il destino dei figli. La donna è una misteriosa miscela di delicatezza, gentilezza e grazia.
È un insieme di servizio, pazienza e amore. È piena di dolcez-za. È la magia e l’ammaliante fascino di Maya. Conforta e rallegra la famiglia. Dona fascino al mondo.
Senza di lei l’uomo non ha speranza. Senza di lei la casa è vuota. Senza di lei il mondo perde ogni incanto. Senza di lei non c’è creazione. Lei illumina la casa con la gloria della maternità.
L’inizio della tua vita è nel respiro di tua madre. Impari le tue prime parole dalle sue labbra. È lei la tua prima maestra e guru. È lei che ha asciugato le tue prime lacrime.
Tutte le donne sono forme della Madre Divina.

Swami Shivananda

Il metodo più efficace per ottenere la grazia di Dio è adorare la Madre Divina.
Lei è la personificazione della compassione e della gentilez-za, l’immagine pura dell’amore materno. È un oceano di perdono.
Che sia la Madre Divina oppure mia madre, dovunque sia presente l’energia materna, essa ha sempre l’aspetto di amo-re e gentilezza.
La sua vera forma è perdono, non importa quanto i suoi figli siano disubbidienti.
Swami Satyananda


Shanti Path

Asato Mā Sadgamaya
Tamaso Mā Jyotir Gamaya
Mrityor Mā Amritam Gamaya
Sarvesham Svastir Bhavatu
Sarveshām Shantir Bhavatu
Sarveshām Pūrnam Bhavatu
Sarveshām Mangalam Bhavatu
Lokāh Samastāh Sukhino Bhavantu
Om Tryambakam Yājamahe
Sugandhim Pushtivardhanam
Urvārukamiva Bandhanāt
Mrityormukshiya Māmritāt
Om Shānti Shānti Shānti

Ganapati Stotra

Om Ganānām Twā Ganapatigwam Havāmahe
Kavim Kavīnāmupamas Shravastamam.
Jyeshtharājam Brahmanām
Brahmanaspata Ānah Shrinvannūtibhissīda Sādhanam.
Om Hamsa Hamsāya Vidmahe
Paramahansāya Dhīmahi
Tanno Hansa Prachodayāt.
Om Namo Hiranyabāhave. Hiranyavarnāya.
Hiranyarūpāya. Hiranyapataye.
Ambikāpataye. Umāpataye.
Pashupataye. Namo Namaha.
Ritagam Satyam Param Brahma
Purusham Krishna Pingalam.
Ūrdhwaretam Virūpāksham
Vishwarūpāya Wai Namo Namaha.
Om Shānti Shānti Shānti

Yoga Sutra di Patanjali

Tratto da: Sw. Satyananda Saraswati, “Four Chapters on Freedom – Commentary on Yoga Sutras of Patanjali”, Edizioni Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

II Capitolo: Sadhana Pada

Sutra 23: Perché l’unione?

Svasvamishaktayoh svarupopalabdhihetuh samyogah

Sva: di se stesso; svami: maestro shaktayoh: dei due poteri; svarupa: la propria natura essenziale; upalabdhi: acquisizione; hetuh: scopo; samyogah: vengono insieme

Lo scopo dell’unione di purusha e di prakriti è fare esperienza della natura essenziale e di raggiungere in se stessi i poteri di purusha e di prakriti

Purusha e prakriti si uniscono per due ragioni: la prima è per ottenere la realizzazione del sé, la seconda per scoprire i poteri inerenti in en-trambi. Questo è un sutra molto importante che afferma che la realiz-zazione è lo scopo dell’unione di purusha e prakriti. Per prakriti lo scopo è di svelare i poteri inerenti l’universo. Vi sono anche dei poteri inerenti purusha. Purusha è pura coscienza. Prakriti è vibrazione, movimento, inerzia, i cinque elementi, gli indriya, ecc. e il corpo, la mente, i guna, si trovano tutti in prakriti.
Il cervello di una persona non sviluppata e quello di una sviluppata sono fatti della stessa materia grigia, ma esistono delle differenze. La persona non sviluppata non ha ancora scoperto i propri poteri, diversamente dalla persona evoluta. L’uomo spiritualmente evoluto raggiunge il più alto sviluppo, cosa che il serpente e la tigre hanno in modo molto limitato. La differenza è dovuta al maggiore o minore sviluppo dei poteri inerenti che appartengono alla dimensione di purusha o di prakriti. In effetti esistono indubbi poteri spirituali e indubbi poteri naturali. I poteri spirituali sono inerenti a purusha e i poteri naturali appartengono a prakriti. Grazie all’evoluzione di purusha e di prakriti si compie il perfezionamento e così ciascuno di noi si è evoluto spiritualmente e a livello sovrannaturale, senza esserne necessariamente consapevole.

Sutra 24: Avidya è la causa

Tasya heturavidya

Tasya: di questa (unione); hetuh: la causa; avidya: mancanza di co-scienza interiore

La causa dell’unione è avidya

Ci deve essere una causa per l’unione di purusha e prakriti. La causa è avidya. Prakriti e purusha sono entrambi senza inizio, essi erano già presenti all’origine dell’universo. In realtà purusha è sempre liberato. Allora ci si può domandare: “Se purusha è sempre liberato, a che serve raggiungere di nuovo mukti?”. Questo è un problema oltre ogni logica; può essere risolto solo nello stato meditativo.
Si dice che avidya è la causa dell’unione, ma questa avidya non è l’ignoranza, non è l’avidya di cui abbiamo discusso considerando i klesha. Questa avidya è la potenza suprema chiamata maya, che non si è mai potuta definire nelle scritture. Sembra che questa avidya sia la causa effettiva e primordiale della relazione reciproca che unisce purusha e prakriti. Questo si può comprendere alla luce della filosofia Advaita, perché nel Samkhya purusha e prakriti sono eterni. Nel Vedanta essi sono uno, chiamato Brahman, che è al di sopra di tutto.
Brahman è la causa di ogni energia e coscienza, ma in questa co-scienza c’è un potere effettivo che si chiama maya. A causa di questa maya si crea un velo e da questo velo nasce prakriti. Così tutti e due, purusha e prakriti, diventano processi illusori. Per il Samkhya, che crede al dualismo, non sono illusori, ma il Vedanta è monista e di conseguenza può spiegare Brahman e maya come una sola ed unica entità.
Sutra 25: La definizione di hana

Tadabhavat samyogabhavo hanam taddrisheh kaivalyam

Tat: questa (avidya); abhavat: per l’assenza; samyoga: l’unione; ab-havah: assenza; hanam: l’evitare; tat: questo (stato); drisheh: del ve-dente; kaivalyam: la liberazione

Con l’assenza di avidya, l’unione (tra purusha e prakriti) scompare. Questo è hana (il fatto di evitare), che si chiama liberazione di puru-sha

Quando avidya è eliminata, la causa del contatto che esiste tra purusha e prakriti è eliminata, e con l’eliminazione della causa, l’effetto, ossia il contatto, cessa parimenti.
Questo si chiama hana, in cui purusha è isolato da tutto il resto. È la liberazione (kaivalya). L’argomento di kaivalya sarà discusso a fondo nel quarto capitolo, pertanto non è necessario soffermarvisi ora.

Sutra 26: I mezzi di hana

Vivekakhyatiraviplava hanopayah

Viveka: discriminazione; khyatih: consapevolezza; aviplava: senza fluttuazione; hanopayah: il modo di evitare (hana)

La costante consapevolezza del reale (vivekakhyati) è il mezzo per evitare avidya

Ci sono differenti modalità di conoscenza, come la conoscenza attra-verso gli indriya, l’intelletto, il ragionamento, il contatto personale, l’udito, l’immaginazione e i ricordi del passato. Se vogliamo realizzare la vera natura di purusha non possiamo dipendere dalla conoscenza proveniente da queste fonti; abbiamo bisogno di un tipo di conoscenza completamente diverso. Il campo di questa conoscenza si chiama vivekakhyati. È un processo cognitivo che non si basa né sui sensi, né sull’intelletto, né sulla percezione superiore. Non è possibile pesare la terra usando delle bilance, ma possiamo conoscere il suo peso attraverso calcoli matematici. Se volete mi-surare la distanza che corre tra il sole e la luna non potete utilizzare misurazioni comuni, ma potete calcolarla grazie alle leggi della fisica. Allo stesso modo, se volete conoscere il Sé supremo, se volete disperdere avidya, dovete usare il processo chiamato conoscenza attraverso viveka (vivekakhyati).
Abitualmente viveka significa discriminazione, capacità di distin-guere la differenza, ma in questo sutra il suo significato è differente. Come risultato di una pratica costante di conoscenza del sé, ad un certo livello si deve sviluppare in voi la consapevolezza. Questa consapevolezza è una consapevolezza duale.

Sutra 27: I livelli dell’illuminazione

Tasya saptadha prantabhumih prajna

Tasya: di questo, purusha; saptadha: settuplo; prantabhumih: area di confine; prajña: la coscienza cognitiva

Ci sono sette livelli di illuminazione di questo purusha

Vivekakhyati conduce alla coscienza di sette livelli, ciascuno più ele-vato del precedente. Prantabhumi indica una particolare sfera d’azione. Sembra che durante il processo di vivekakhyati, purusha, o la coscienza, passi attraverso vari livelli di esperienza. Queste espe-rienze sono di natura contemplativa. La prima è la comprensione di quello che bisogna evitare; la seconda è la consapevolezza dei mezzi per arrivare a questa eliminazione; la terza è la percezione dell’evoluzione spirituale; la quarta la consapevolezza del risultato e del compimento; la quinta la consapevolezza dello scopo dell’esperienza e della liberazione; la sesta la consapevolezza dell’adempimento del lavoro dei guna; infine, la percezione del pro-prio Sé. Attraverso questi sette livelli si sviluppa una forma superiore di consapevolezza che si chiama vivekakhyati.

Sutra 28: La necessità della pratica di yoga

Yoganganusthanadashuddhiksaye jnanadiptiravivekakhyateh

Yoganga: una parte dello yoga; anusthanat: con la pratica; ashuddhi: impurità; ksaye: distruzione; jñana: conoscenza spirituale; diptih: ra-diosità; avivekakhyateh: fino alla percezione della realtà

Con la pratica dei vari aspetti dello yoga, l’impurità diminuisce fino a che sorge la conoscenza spirituale che culmina nella consapevolez-za della realtà

Per conoscere il sé superiore dobbiamo sviluppare un’autentica con-sapevolezza della realtà che non è né mentale né intellettuale. Questa profonda consapevolezza si sviluppa solo con l’illuminazione spirituale che si accresce in funzione della distruzione graduale dell’impurità. L’impurità della mente viene distrutta dalla pratica dello yoga.
Differenti aspetti dello yoga devono essere praticati con gradualità, allora le impurità vengono distrutte, dando origine all’illuminazione spirituale, che ha per risultato una consapevolezza vera e profonda della realtà. Con la consapevolezza della realtà sia avidya che prakriti spariscono. In questo senso si può dire che yoga non è unione, ma disunione.
Abitualmente si definisce lo yoga come unione, ma bisogna ricor-dre che all’inizio esso è disunione. Lo yoga è un processo per evitare la congiunzione tra purusha e prakriti. Patanjali insiste sul fatto che lo yoga è disunione, disgiunzione, viyoga. Patanjali ha effettivamente spiegato lo yoga in termini di viyoga. Questo deve essere compreso correttamente.

La Discesa della Kundalini

Tratto da: Swami Satyananda Saraswati, “Kundalini Tantra”, Edizioni Satyananda Ashram Italia.

Tutti parlano dell’ascesa della kundalini, ma pochi parlano della sua discesa. Quando si verifica la discesa della kundalini, significa che il piano mentale inferiore dell’essere umano non è più influenzato dalla mente comune ed il controllo viene preso invece dalla mente superiore.
Questa forma superiore di coscienza governa il corpo, la mente e i sensi, e dirige la vostra vita, i vostri pensieri e le vostre emozioni. Da quel momento in poi, la kundalini sarà la guida della vostra vita. Questo è il concetto della discesa.

L’intero procedimento dopo l’unione

Quando Shiva e Shakti si uniscono in sahasrara si ha l’esperienza del samadhi, il cervello diviene illuminato e le zone prima silenti comin-ciano a funzionare. Per un certo periodo di tempo Shiva e Shakti re-stano in una condizione di reciproca unione, e durante questo periodo vi è una totale perdita di coscienza in entrambi. In quel momento si evolve un bindu. Bindu significa punto, goccia, e quel bindu è il sub-strato di tutto il cosmo. Entro quel bindu vi è la sede dell’intelligenza umana e la sede dell’intera creazione. Poi bindu si divide in due e Shiva e Shakti si manifestano nuovamente nella dualità. Quando si era manifestata l’ascesa, si trattava della sola Shakti, ma ora, durante la discesa, Shiva e Shakti discendono assieme al livello grossolano e vi è nuovamente conoscenza della dualità.
Coloro che hanno studiato la teoria fisica quantica potranno com-prendere meglio questo evento, perché è difficile comprendere il pro-cedimento dal punto di vista filosofico. Dopo l’unione totale vi è un procedimento di discesa attraverso lo stesso canale utilizzato per l’ascesa. La coscienza grossolana che si era raffinata, torna ad essere grossolana. Questo è il concetto di incarnazione divina o avatara.

L’esperienza non-duale del samadhi

Quando una persona raggiunge le vette più alte del samadhi, purusha e prakriti, Shiva e Shakti, sono in totale unione ed esiste solo advaita, l’esperienza non-duale. In quel momento, quando non esistono più soggetto, oggetto e distinzione, è molto difficile poter discriminare. Si può apparire come un idiota e non saperlo, si può apparire come un grande maestro e non esserne consapevoli. Non si sa neppure se la persona alla quale si rivolge la parola sia un uomo oppure una donna, poiché non se ne percepisce la differenza. Può darsi che ci si avvicini a persone spirituali o divine senza esserne consapevoli, perché a que-sto punto la coscienza è ridotta al livello di innocenza di un bambino.
Nello stato di samadhi siete bambini. Un bambino non può distin-guere la differenza tra un uomo e una donna perché non ha il concetto di distinzione fisica o sessuale. Non sa distinguere un maestro da un idiota e non può neanche vedere la differenza tra un serpente ed una corda. Può tenere in mano un serpente proprio come terrebbe in mano un pezzo di corda. Questo avviene solo al momento dell’unione.
Quando Shiva e Shakti discendono al livello grossolano, cioè in muladhara chakra, si separano e vivono come due entità distinte. In muladhara chakra vi è dualità. Vi è dualità nella mente e nei sensi e nel mondo dei nomi e delle forme, ma in samadhi non vi è alcuna dualità. Non vi è un essere che vede o che percepisce nello stato di samadhi. Non c’è nessuno che possa dire che cosa sia samadhi perché è un’esperienza di non-dualità.

Perché sia Shiva che Shakti discendono

È molto difficile capire perché Shiva e Shakti discendono al livello grossolano dopo aver raggiunto l’unione più elevata. Che senso ha distruggere il mondo per poi ricrearlo? A quale scopo trascendere la coscienza se poi si deve di nuovo ritornare indietro? Perché sforzarsi di risvegliare la kundalini e unirsi con Shiva in sahasrara, se poi si deve ritornare giù in muladhara chakra? Questo è qualcosa di molto misterioso e possiamo ben chiederci: “Perché allora risvegliare la kundalini?”.
Perché costruire una grande casa se sapete che dovrete bruciarla quando sarà terminata? In realtà noi creiamo moltissime cose che alla fine sono destinate ad essere distrutte. Allora, perché farle? Sembra pazzesco! Pratichiamo molto sadhana per trascendere i chakra e ascendere dalla terra al cielo. Poi, quando abbiamo raggiunto il paradiso e siamo divenuti uno con quell’immensa realtà, all’improvviso decidiamo di tornare giù. E non torniamo soli, portiamo l’immensità con noi. Sarebbe più comprensibile se Shakti tornasse giù da sola e Shiva restasse in cielo. Forse, quando Shakti è sul punto di lasciarlo, Shiva dice: “Aspetta, vengo con te”.

Una nuova esistenza sul piano grossolano

Quando la kundalini discende, tornate giù al livello grossolano con una coscienza totalmente trasformata. Vivete una vita normale, socializzando con gli altri e svolgendo i vostri compiti quotidiani come fanno tutti. Forse giocate anche il gioco dei desideri, delle passioni, delle ambizioni e di altre cose simili. Forse fate il gioco delle vittorie e delle sconfitte, degli attaccamenti e delle infatua-zioni, ma state solo giocando un gioco. Lo sapete e fate ogni cosa come un attore. Non siete coinvolti anima e corpo.
È in questo stadio che il genio o la coscienza trasformata si manifesta attraverso di voi. Non avete bisogno di pensare o progettare come fare miracoli. Dovete ricordarvi che siete discesi sotto forma di coscienza trasformata. Dovete ricordare che siete ora collegati con quelle aree del cervello che prima erano silenti. E dovete ricordare anche che siete in contatto con quelle riserve di conoscenza, di potere e di saggezza che appartengono al regno degli universi superiori.
Finché la discesa non è completata, tale persona vive una vita molto semplice, senza che nessuno la noti o le presti attenzione. Una volta che la discesa è stata completata, allora comincia ad assumere la sua parte e viene riconosciuta come un’incarnazione divina. La gente vede che in quella persona c’è qualcosa di speciale rispetto a chiunque altro e la chiamano guru. Una tale persona è in effetti un piccolo dio.

Trattare con le espressioni della realtà

Quando Shiva e Shakti discendono al livello grossolano di consapevolezza, vi è di nuovo dualità. Ecco perché l’uomo che si è realizzato è capace di comprendere il dolore e tutte le situazioni esteriori della vita. Egli capisce l’intero gioco della dualità, della molteplicità e della diversità. A volte noi comuni mortali non riusciamo a capire come quest’uomo, che ha raggiunto le mete più elevate, sia in grado di fare fronte alle situazioni di dualità della vita.
Quando avevo circa tredici anni, ero anch’io molto perplesso a questo proposito. Vi era una santa che aveva raggiunto lo stato più elevato ed io ero solito andarla a trovare assieme ai miei genitori. La sentivo discutere di tutte le questioni quotidiane della vita ordinaria: “Come stai? Come sta tuo figlio? Non sta bene? Gli stai dando delle medicine? Perché litighi con tua moglie?” Ed io pensavo: “Se è una donna illuminata, non dovrebbe parlare della dualità. Come può com-prendere la dualità se si trova nell’unità?”.
Non ebbi mai una risposta, ma ogni uomo ha i suoi momenti di esperienza nella vita ed io non sono stato un’eccezione. Arrivai a capire che Shiva e Shakti vivono su tutti e due i livelli e che questo piano grossolano di dualità è un’espressione e manifestazione della correlazione che c’è tra Shiva e Shakti. Questa è precisamente la ragione per cui i grandi santi e i mahatma parlano di carità, compassione, amore ecc. Vi è comunque un periodo in cui essi non capiscono queste cose e non si preoccupano di ciò che accade nel mondo. Non sanno nemmeno che cosa sta succedendo, chi è felice e chi sta soffrendo. Ma infine vi è una grande trasformazione. Shakti governa sulla materia e Shiva sulla coscienza, e quando discendono al livello grossolano, Shakti continua a governare sulla materia e Shiva, essendo coscienza, fornisce la comprensione al mondo intero.
Perciò non dovremmo essere sorpresi se ci capita di vedere una persona realizzata discutere delle banalità della vita e trattare con gli aspetti della realtà.
L’ESPERIENZA DEL RISVEGLIO

Il risveglio della kundalini è come una grande esplosione che traspor-ta una persona in un altro piano di esistenza. Non ha importanza qua-le cammino spirituale voi seguiate, alla fine dovete raggiungere que-sto regno. La coscienza comune e la coscienza trascendentale non possono essere mantenute allo stesso tempo, è necessario attraversare una zona intermedia di cambiamento dove le percezioni, i sentimenti e le esperienze subiscono una trasformazione. L’avventura è sempre la stessa: è un viaggio attraverso le regioni di confine tra il noto e l’ignoto. In quel momento è molto importante riconoscere che quest’esplosione è il segnale di una modificazione profonda nella coscienza. L’intero procedimento del risveglio consiste in diversi stadi, man mano che la kundalini sale e passa attraverso i chakra. Ci impiega parecchio tempo a stabilizzarsi, ma se un praticante possiede un buon grado di comprensione, il procedimento di transizione può essere gestito senza serie difficoltà.
Il risveglio preliminare della kundalini è seguito dall’esperienza di luce in bhrumadhya, il centro tra le due sopracciglia. Di solito questo fenomeno si sviluppa in modo molto tenue in un lungo periodo di tempo, perciò non dà luogo ad un’improvvisa agitazione o disturbo. Dopo un breve periodo di tempo l’appetito e il bisogno di sonno diminuiscono gradualmente e la mente diviene più calma.
Vi è un altro avvertimento iniziale che annuncia il risveglio della kundalini. In yoga e in tantra è indicato molto chiaramente che il mo-mento in cui ida e pingala fluiscono simultaneamente per un lungo periodo di tempo e sushumna comincia a fluire, quello è il momento per prepararsi ad un evento spirituale.
A questo proposito, bisognerebbe conoscere a fondo lo swara yoga, la scienza del ciclo del respiro, e osservare attentamente il procedimento del respiro. Normalmente lo schema del respiro nelle narici cambia ogni quattro giorni, secondo le fasi lunari, ma quando entrambe le narici funzionano in modo equilibrato per almeno quindici giorni, allora questo è il preavviso di un imminente progresso spirituale.

Un’esplosione di esperienze

Quando ha luogo il risveglio effettivo, vi è un’esplosione nel campo dell’esperienza e vi sono sintomi che a volte sono molto difficili da capire. L’esperienza più singolare e comune è la liberazione di ener-gia, come una scossa elettrica dalla base della colonna vertebrale, proprio come se fosse connessa ad una presa elettrica. Questa esperienza può essere accompagnata da una sensazione di bruciore in muladhara chakra e da energia che scorre su e giù lungo sushumna. A volte si sente il suono di tamburi, flauti, campanelli, uccelli, musica celestiale oppure potete udire perfino il canto di pavoni. Potreste avere la sensazione momentanea di trovarvi seduti all’aperto nel mezzo di una pioggia monsonica e vi potrebbe anche essere la sensazione di nuvole scure in continuo movimento sopra la vostra testa ed il suono del tuono.
A volte potete sentire il corpo così leggero ed anche visualizzare il vostro midollo spinale come una luce fluorescente. È comune anche la sensazione dell’illuminazione interna, come se centinaia di piccole luci fossero accese dentro il vostro corpo. Questo è un aspetto. L’altro aspetto è che emergono tutta la rabbia, tutte le passioni e tutto ciò che è stato represso. A volte si è talmente pieni di paura da non riuscire a dormire, a volte per molti giorni di seguito non si ha altro in mente che il sesso, altre volte non si riesce a pensare ad altro che al cibo. Comunque, tutti questi sintomi passano nel giro di pochi giorni o settimane.
Alcune persone acquisiscono poteri psichici; sviluppano chiaro-veggenza, telepatia, chiarudienza, psicotelecinesi, capacità di guarire ecc., e questo porta molte tentazioni. Comunque, si tratta solo di una fase e passerà.
A volte non si ha voglia di mangiare per molti giorni di seguito. Non si ha appetito per quindici o venti giorni, e anche se venite forzati a mangiare, vi è proprio impossibile. A volte vi è una sensazione di depressione nervosa, e si ha voglia solo di star seduti, oppure si ha la sensazione di sentirsi limitati e chiusi. Vi è distacco dalle normali emozioni della vita, può capitare che per molti giorni di seguito si conduce una vita di totale scoramento. Non vi interessa niente della vita e tutto e tutti vi sembrano aridi come il deserto. Ma nello stesso tempo la mente diviene molto dinamica e sembra senza forma. Hanno luogo anche altre sensazioni, emozioni poetiche e percezioni artistiche, come visioni di angeli e di divinità. Può emergere di tutto dalle profondità della mente. Questi sono solo alcuni dei sintomi di cui si può fare esperienza, ma comunque scompaiono rapidamente. La tempesta si calma sempre e poi lo yogi vive una vita molto normale. Esternamente la sua vita sembra la stessa di qualsiasi altra persona, ma la consapevolezza interiore è maggiore e più ampia.
Mal di testa e insonnia
Quando la kundalini si risveglia, alcuni aspiranti fanno esperienza di terribili emicranie, però questo non significa che tutte le emicranie abbiano a che vedere con la kundalini, e inoltre non capita a tutti. Ge-neralmente, chi ha avuto una vita di coppia non ha questa esperienza. Di solito, quando avviene il risveglio della kundalini, sono soggette a mal di testa solo quelle persone che non hanno avuto alcuna relazione sessuale.
Vi è anche un’altra spiegazione per quanto riguarda le emicranie. Un decimo del cervello è attivo e nove decimi non lo sono. In alcuni casi, quando le zone silenti del cervello stanno per risvegliarsi, l’emicrania è il primo sintomo. Alcuni hanno paragonato questi sin-tomi alle doglie del parto. Quando le aree silenti del cervello stanno per divenire attive e si sta dando vita alla coscienza spirituale, vi è dolore proprio come quello di una donna che sta dando alla luce un bambino.
Perciò, per un certo tempo bisogna sopportare questo dolore che passerà inevitabilmente. Certo, si può calmare il dolore modificando la dieta e lo stile di vita, ma per nessuna ragione si devono usare sedativi, aspirina o analgesici.
È anche probabile che l’aspirante debba affrontare l’insonnia. Gli yogi però non la chiamano insonnia, essi pensano: “Perché dovrei dormire?” Se si ama molto una persona e questa persona è vicina e non vi lascia dormire, questo lo chiamate forse insonnia? Però non tutte le persone che non dormono sono degli yogi. Sono yogi solo quelle persone che non dormono e ne sono contente, perché gli yogi hanno un atteggiamento completamente differente. Essi dicono che un terzo della vita viene sprecato dormendo.
Perciò, quando la kundalini si risveglia in uno yogi e la coscienza è stabile ed in armonia, e non vi è veglia, sonno o sogni, egli ne è felice. Quindi l’insonnia di solito non disturba una persona che ha risvegliato la kundalini. Però, se vi sentite disturbati perché non riuscite a dormire, non dovreste mai far ricorso a pillole o a tranquillanti. Inoltre, non è neanche necessario praticare yoga per indurre il sonno. Accettate semplicemente l’assenza del sonno e godetene. Potete praticare japa o meditazione oppure fate alcune riflessioni spirituali. Se questo non è possibile, rimanete distesi tranquillamente e lasciate che accada quel che accade.

Fare esperienza delle tre forme di risveglio

Ognuna delle tre forme di risveglio – delle nadi, dei chakra e di sushumna – è accompagnata da un tipo diverso di esperienza. Molti aspiranti fanno esperienze psichiche e pensano che queste indichino il risveglio della kundalini, ma non è così.
Le esperienze che si fanno quando i chakra si stanno risvegliando non sono così spaventose e critiche. Di solito sono di natura fantasti-ca, molto piacevoli, comode, allucinanti. Anche se fate esperienza di paura o di terrore, questa non scuote la mente. Quando facciamo esperienza del nostro ishta devata o guru, o facciamo qualche espe-rienza durante la meditazione o durante i kirtan, ed è molto piacevo-le, queste esperienze rappresentano il risveglio di un chakra, non della kundalini. L’esperienza del risveglio di un chakra è molto bella e lascia una sensazione piacevole di beatitudine e questo è per incoraggiarvi ad andare avanti.
Quando il risveglio ha luogo in sushumna, può capitare di sentire o vedere una colonna di luce oppure la colonna vertebrale può apparire completamente illuminata dall’interno. Esperienze di questo genere sono descritte da santi di religioni diverse nei loro poemi, canzoni o racconti ma sfortunatamente oggigiorno vengono capite da pochissime persone.
Anche il risveglio di sushumna può portare delle esperienze esplo-sive nella mente che a volte sono molto confuse. Può capitare di sentire odori piacevoli o sgradevoli, di sentire urla e grida come di fantasmi che piangono, di avere la sensazione di intenso calore, di formicolio o dolore in diverse parti del corpo. Può venire la febbre alta o possono manifestarsi sintomi di una normale malattia o di un malessere strano che i medici possono trovare difficile diagnosticare.
Al momento del risveglio di sushumna cambia la qualità e l’esperienza della mente. Si fa esperienza di depressione, anoressia e solitudine. Si inizia a realizzare l’essenza interiore. La materia appare come essere un nulla e si fa esperienza del proprio corpo come se fosse fatto di aria; oppure si sente di non far parte del corpo fisico e di essere qualcun’altro. Quando si guarda la gente, gli animali e gli oggetti della natura – i fiori, gli alberi, i fiumi, le montagne ecc. – si sente, con questi, una forma di comunicazione.
In quel momento si fa anche esperienza di visioni profetiche, ma queste visioni o preavvertimenti possono essere poco chiari, o si pos-sono prevedere solo le brutte cose, pericoli imminenti, incidenti, disastri e catastrofi. Durante la fase del risveglio, di solito si prova avversione verso il lavoro e non si è in grado di applicarsi a niente.
In effetti è meglio per l’aspirante essere vicino al proprio guru du-rante queste fasi di risveglio, in modo che quest’ultimo possa spiegare cosa sta accadendo. Il sadhaka non sta semplicemente avendo una transizione da uno stato mentale ad un altro, in effetti sta facendo un salto da uno stato ad un altro. È molto difficile anche per un guru esperto gestire queste fasi a meno che il discepolo non lo abbia accettato totalmente come proprio guru.

Differenziare le esperienze

Dovete ricordare che quando avete certe visioni ed esperienze fanta-stiche, queste non rappresentano necessariamente il risveglio della kundalini né quello di sushumna nadi. Possono indicare il risveglio di un chakra o possono semplicemente essere l’espressione dei vostri archetipi o samskara. A causa del vostro sadhana o della vostra concentrazione state forse permettendo l’espressione di samskara profondamente radicati.
Se cercate di valutare queste esperienze e quelle che accompagna-no il risveglio dei chakra, non significano niente. Vi darò qualche esempio: molti anni fa stavo meditando sulla riva del Gange, a Rishi-kesh, e all’improvviso ebbi un’esperienza molto vivida. Vidi la terra intera spaccarsi in due. Fu una visione molto nitida e la ricordo ancora oggi, ma quella visione non aveva nulla a che fare con la realtà; semplicemente ebbi quell’esperienza. Quella fu un’esperienza del risveglio di un chakra.
Quando ha luogo il reale risveglio della kundalini, è un evento grandioso nella vita di un uomo. Ogni esperienza ha un riscontro tan-gibile, sia che si tratti del risveglio di percezioni extrasensoriali o del risveglio di un particolare tipo di genialità. Potrebbe essere nella for-ma di una filosofia che riuscite a comunicare alla gente, una trasfor-mazione negli elementi fisici del corpo che riuscite a materializzare oppure un’influenza magnetica che riuscite ad avere su masse di per-sone come uomo politico, musicista o santo.
Il risveglio della kundalini ha prove tangibili, positive e concrete. Non pensate che la kundalini si sia risvegliata in voi se non avete delle prove perché, quando ha luogo il risveglio della kundalini, trascendete completamente le categorie normali della consapevolezza mentale e lo scopo della vostra conoscenza diventa superiore.

Uno scienziato che è andato oltre la mente

Vi era uno scienziato di nome Eddington impegnato ad osservare le leggi specifiche degli elettroni nel tentativo di formulare un sistema, una legge. Ci riuscì ed il risultato fu la legge della determinazione. Un giorno però, mentre stava studiando gli elettroni, la sua visione cambiò completamente. Scoprì che gli elettroni si comportavano in modo molto anarchico. Non vi era alcuna logica, sistema o ipotesi alla base del loro comportamento. Quella fu la sua visione ed egli la chiamò la legge della indeterminazione.
Un giorno gli fu chiesto: “Cos’è la legge che ha scoperto oltre il comportamento matematico e logico degli elettroni?”. Rispose: “Non si può spiegare”. Qualcuno chiese: “Come può dire che un movimen-to nella materia non può essere spiegato?”. Eddington rispose: “Lo si può spiegare se riuscite ad andare oltre la mente”.

Il processo di transizione

Vi è un processo naturale di transizione nel quale la coscienza dell’uomo evolve nel corso di milioni di anni. Avviene nello stesso modo in cui un neonato si sviluppa in un bambino, un bambino in un ragazzo, un ragazzo in uomo maturo, un uomo maturo in un anziano. Immaginiamo un bambino di cinque anni trasformato improvvisamente in un uomo anziano; si ritroverebbe alto, con i capelli grigi e col modo di parlare di un anziano. Gli sarebbe molto difficile gestire tale situazione e connettere le due parti della sua vita. Questo è quanto accade di solito alle persone che risvegliano la kundalini.
Le loro esperienze sono di solito squilibrate ed estremamente difficili da comprendere. Provate solo ad immaginare come potrebbe essere sentire tutto il vostro corpo bruciare come se fosse in fiamme o avere la sensazione continua di un serpente che striscia sul vostro corpo. Immaginate come potrebbe essere se guardando in faccia qualcuno, invece di vedere la persona vedeste un fantasma. Pensereste di essere pazzi! Queste sono solo alcune delle esperienze bizzarre nelle quali vi può capitare di imbattervi. Però, con il risveglio della kundalini, vi è anche il risveglio di vairagya, il distacco. E quando vairagya si sviluppa ogni turbolenza si placa, il risveglio diviene pacifico e la transizione è fluida.

LA VIA DEL KRIYA YOGA

Il risveglio della kundalini è molto difficile. Potete provare le varie pratiche yogiche e religiose che sono state sviluppate nel corso dei secoli, ma queste richiedono un alto grado di autodisciplina e severe austerità. Vi sono così tante cose da fare e da non fare che la persona normale trova difficile metterle in pratica. Perciò i rishi della tradizione tantrica hanno sviluppato una serie di pratiche che possono essere facilmente adottate da ogni tipo di aspirante, a prescindere dallo stile di vita, dalle abitudini, dal credo e così via. Certamente vi sono molte pratiche che fanno parte del tantra, ma tra tutte il kriya yoga è considerato essere il più potente e adatto all’uomo di oggi.
Per molti anni la conoscenza di questo sistema dello yoga è stata trasmessa a pochissimi. Le pratiche erano menzionate nei testi tan-trici, ma non erano mai definite chiaramente. Secondo la tradizione, le pratiche venivano tramandate da guru a discepolo. Venivano insegnate sia a persone con famiglia che a discepoli che seguivano la via monastica, che presto si resero conto che tramite queste tecniche, la kundalini diveniva una realtà ed un’esperienza reale nella loro vita.
Lo scopo ultimo del kriya yoga è quello di creare il risveglio dei chakra, di purificare le nadi e infine di risvegliare kundalini shakti. I kriya sono intesi per risvegliare la kundalini in modo graduale e non bruscamente. Quando la kundalini si risveglia bruscamente, le espe-rienze che hanno luogo sono molto difficili da gestire e non si è in grado di capire cosa sta accadendo. Le tecniche del kriya yoga offrono un mezzo dolce e relativamente non rischioso per espandere la consapevolezza e risvegliare le aree silenti del cervello. Inoltre il kriya yoga offre un metodo con il quale non è necessario intervenire direttamente sulla mente. Le pratiche si basano sull’hatha yoga il cui scopo è di controllare il prana.
La mente e il prana interagiscono l’una con l’altro e così, control-lando il prana, possiamo ottenere il controllo della mente.

Kriya yoga offre un approccio unico

Kriya yoga significa “yoga della pratica, del movimento o dell’azione”. A differenza delle varie pratiche religiose, mistiche o yogiche, che richiedono un controllo mentale, l’istruzione speciale nel sistema di kriya yoga è: “Non preoccupatevi della mente”. Se la mente è dissipata o se è distratta e non riuscite a concentrarvi nem-meno per un secondo, non importa. Dovete solamente continuare con le vostre pratiche, perché anche senza confrontarsi, controllarsi o tentare di equilibrare la mente, potete evolvere.
Questo è un concetto totalmente nuovo nella vita spirituale, e la maggior parte delle persone non l’ha mai realmente preso in conside-razione. Quando ci si apre ad una religione, si iniziano alcune pratiche spirituali o si va da un guru, la prima cosa che ci viene detta è di controllare la mente. “Dovreste pensare in questo modo. Non pensate in quel modo. Dovreste agire così. Non fate quello. Questo è bene. Quello è male. Quello è peccato. Non commettete peccati”. E così via.
La gente pensa che la mente sia l’ostacolo maggiore nella vita spi-rituale, ma questo è un concetto errato e pericoloso. La mente è un ponte tra questo e quello, perciò come può essere un ostacolo? Uno stupido può pensare che sia un ostacolo e tentare di distruggere quel ponte. Poi, una volta che lo ha distrutto, si domanda come passare dall’altra parte. Questo è il destino ironico della maggior parte delle persone e sfortunatamente le religioni, l’etica e la morale ne sono re-sponsabili. Le persone che sono meno consapevoli dell’etica e della morale non hanno problemi mentali. Sono persone molto buone, feli-ci e fortunate.
I veggenti e i rishi del kriya yoga hanno detto: “Il controllo della mente non è necessario. Continuate semplicemente a praticare i kriya e lasciate che la mente faccia quello che vuole. Nel corso del tempo, l’evoluzione della coscienza vi condurrà al punto dove la mente non vi darà più problemi”.
La dissipazione della mente non è necessariamente colpa della mente. Le distrazioni possono essere causate da squilibri ormonali, cattiva digestione, flussi carenti di energia nel sistema nervoso e molte altre cose. Non incolpate la mente per la sua irrequietezza e non considerate voi stessi come essere una persona impura, cattiva o inferiore perché la vostra mente salta da tutte le parti, pensa a cose negative e a ciò che voi considerate come pensieri cattivi ecc.
Tutti hanno pensieri negativi e distrazioni mentali, perfino una persona caritatevole e compassionevole, un uomo pacifico, una persona casta e pura. Decine di fattori potrebbero essere la causa di una mente distratta. Reprimere la mente e richiamarla continuamente non è il modo per concentrare la mente, è la via per l’ospedale psichiatrico. Dopo tutto, chi reprime e chi richiama chi? Vi sono forse due personalità o due menti in voi stessi? Vi è una mente cattiva che continua a vagare e una buona che cerca di riportarla indietro? No, vi è un’unica mente e voi non dovreste creare una spaccatura formando antagonismi all’interno della mente. Se agite in questo modo, una parte della mente diventa il dittatore e controllore e l’altra parte la vittima. Allora svilupperete una grande frattura tra due aspetti della mente e della personalità e in un breve periodo di tempo diventerete completamente schizofrenici.
È necessario comprendere questo punto molto bene perché le no-stre filosofie, religioni e sistemi di pensiero non sono stati molto si-stematici, amorevoli e teneri nel loro approccio con la mente. Siamo sempre stati portati a credere che la mente sia nociva, ma questo è un errore grave. Perciò vi prego di ridefinire la mente e di considerarla con un approccio scientifico.
La mente non è una sostanza psicologica e non è neppure un pro-cesso di pensiero. La mente è energia. La rabbia, la passione, l’avidità, l’ambizione, ecc. sono onde di quell’energia. Per mezzo del kriya yoga state cercando di imbrigliare le energie della mente, ma non dovreste cercare di reprimere quest’energia perché altrimenti esploderebbe. E quanto più reprimete quest’energia, tanto più grande sarà l’esplosione.
Il kriya yoga è molto chiaro nel suo approccio verso la mente. L’enfasi è nel non cercare di fare qualcosa con la mente. Se il corpo protesta quando cercate di mantenere ferma una posizione, cambiate-la, se la mente si rifiuta di tenere gli occhi chiusi, teneteli aperti. Ma dovete continuare con le pratiche di kriya yoga perché esse hanno un effetto diretto sui processi più profondi del corpo che sono responsabili dello stato della mente. Ricordatevi che il corpo influenza la mente e la mente influenza il corpo.
Non dovremmo considerare le tecniche di kriya yoga come prati-che di concentrazione o di meditazione, perché il loro scopo non è il controllo mentale. La bellezza del kriya yoga sta nel fatto che non dovete fare altro che rimanere rilassati e lasciare che la mente si muova naturalmente e spontaneamente. La consapevolezza interiore allora si risveglierà e, a tempo debito, la mente diverrà concentrata automaticamente.

Una via per tutti

Come sapete, siamo tutti aspiranti di calibro differente. Alcuni di noi sono tamasici, altri sono rajasici e pochissimi sono sattvici. Certamente non siamo del tutto sattvici, né rajasici, né tamasici. Una di queste tre qualità è predominante in noi, ma abbiamo anche tracce degli altri due guna. La mente tamasica ha tracce di rajo guna; man mano che si evolve, trattiene tracce di tamas, pur divenendo prevalentemente rajasica e sviluppa anche tracce di sattva. Evolvendosi ulteriormente diviene più rajasica e può avere o non avere tracce di sattva e di tamas. Successivamente diviene prevalentemente sattvica con tracce di rajo e tamo guna qua e là. Poi, nel quinto stadio dell’evoluzione, la mente diviene totalmente sattvica, e manifesta raramente rajo e tamo guna. Questi cinque stadi sono come pioli di una scala, rappresentano l’evoluzione di chitta o mente. Il piolo più basso è conosciuto come mente inerte, il secondo piolo è la mente dissipata, il terzo è la mente oscillante, il quarto è la mente concentrata e il quinto è la mente controllata.
Ora, se appartenete ad una delle prime tre categorie, come è per la maggior parte di noi, dopo aver praticato hatha yoga, dovreste inizia-re con il kriya yoga. Se invece fate parte di una delle ultime due categorie, dopo hatha yoga, se volete potete iniziare con il kriya yoga, oppure potete seguire la via del raja yoga od ogni altra via che richieda la concentrazione per mezzo della forza di volontà. Quando siete al livello sattvico potete trattare con la mente per mezzo della mente stessa, ma quando siete ai livelli tamasico e rajasico, se cercate di trattare la mente attraverso la mente, creereste una crisi mentale.
Su questa terra vi sono pochissime persone sattviche. La maggior parte di noi ha una mente molto inquieta e distratta e troviamo impossibile focalizzarla a lungo su un oggetto o su un tema. Sapete cosa accade se accendete una candela quando c’è vento? La stessa cosa succede alla maggior parte delle persone quando cercano di concentrarsi. Le fluttuazioni della mente disintegrano completamente la concentrazione. Perciò, le pratiche di kriya yoga furono progettate proprio per le persone che non riescono a controllare, concentrare e stabilizzare la mente, e per coloro che non possono sedere in una posizione per un periodo prolungato di tempo.
Sia che siate sattvici, rajasici o tamasici, dovreste intraprendere prima le pratiche di hatha yoga. Una persona tamasica ha bisogno dell’hatha yoga per risvegliare la mente, il corpo e la personalità. Una persona rajasica necessita dell’hatha yoga per equilibrare le energie solari e lunari nel corpo e nella mente. Una persona di temperamento sattvico ha bisogno dell’hatha yoga per risvegliare la kundalini. Hatha yoga è per tutti. E se avete praticato asana, pranayama, mudra e bandha con continuità per due o più anni, allora siete pronti per il kriya yoga. Hatha yoga è la base per il kriya yoga.

Le pratiche

Vi sono molte pratiche di kriya yoga, ma una combinazione di venti kriya è considerata essere molto importante e potente. Queste venti pratiche sono divise in due gruppi. Un gruppo, ossia le prime nove, deve essere eseguito ad occhi aperti, e l’altro gruppo, composto da undici pratiche, viene eseguito ad occhi chiusi. Per il primo gruppo di pratiche l’istruzione principale è: “Non chiudete gli occhi.” Anche se vi sentite molto rilassati e sentite la tendenza ad interiorizzarvi, non dovete chiudere gli occhi. Potete sbattere le palpebre, riposarvi, interrompere le pratiche per un minuto, ma ogni pratica deve essere fatta ad occhi aperti. Questa è un’istruzione molto importante per la pratica del kriya yoga.
La prima pratica di kriya yoga si chiama viparita karani mudra. Viparita significa invertire, karani significa azione, perciò viparita karani mudra è un metodo per creare un’azione opposta. Nell’Hatha Yoga Pradipika e nei testi tantrici vi è un’affermazione meravigliosa a proposito di quest’azione contraria: “Dalla luna emana il nettare. Quando il sole consuma il nettare, lo yogi invecchia. Il suo corpo decade ed egli muore. Perciò, per mezzo di una pratica costante, lo yogi dovrebbe cercare di invertire il procedimento. Il nettare che fluisce dalla luna (bindu visarga) in direzione del sole (manipura chakra), dovrebbe essere invertito e diretto ai centri superiori”. Cosa succederà allora? L’Hatha Yoga Pradipika prosegue: “Quando riuscite ad invertire il flusso di amrit o nettare, questo non verrà più consumato dal sole ma verrà assimilato dal vostro corpo puro”.
Quando il vostro corpo è stato purificato dall’hatha yoga, dal pra-nayama e da una dieta pura, questo nettare viene assimilato dal corpo e, come risultato, fate esperienza di uno stato mentale superiore. Quando il nettare ritorna alla sorgente, nei centri superiori del cervello, e non viene consumato dal sole, iniziate a sentire una certa tranquillità e calma. Anche se pochi attimi prima la mente era distratta, confusa, vagante e vacillante, all’improvviso tutte queste attività cessano e fate esperienza di una luminosità totale. Gli occhi sono aperti, potete sentire i rumori e vedere tutto quanto è attorno a voi, ma la mente rimane immobile. Sembra come se il tempo, lo spazio e l’oggetto abbiano cessato di esistere e l’intero universo abbia cessato di funzionare.
L’ipotesi, o punto di vista principale è che in questo stadio potete influenzare le strutture del corpo e creare un cambiamento nelle forze energetiche. E creando un cambiamento nelle secrezioni fisiche, modificando le proporzioni chimiche e le proporzioni di energia nel corpo, potete creare un effetto sulla mente che si può chiamare shanti, dharana, dhyana o samadhi. Questo significa che anche quando la mente è totalmente indisciplinata e non riuscite a tenerla ferma nemmeno per un secondo, se avete la capacità di creare la proporzione corretta di secrezioni nelle diverse aree di corpo-mente, allora potete raggiungere uno stato superiore.
Sapete cosa succede alla vostra mente se assumete una dose di ganja (marijuana)? La rallenta, e le onde cerebrali cambiano da beta a theta, da alfa a delta. Vi sentite improvvisamente calmi e pacifici. Cos’è accaduto alla vostra mente? Non avete lottato con essa. Non sto difendendo l’uso di ganja, sto solo dandovi un esempio grossolano di come il kriya yoga lavora nella mente. Consumando ganja o qualche altro allucinogeno, le proprietà chimiche del corpo grossolano cambiano. Il cuore rallenta, il ritmo del respiro si modifica, le onde cerebrali si modificano e la mente diventa calma e stabile. È possibile raggiungere lo stesso stato con il kriya yoga? Sì, questo è esattamente ciò che raggiungiamo per mezzo del kriya yoga.
Le varie pratiche di kriya yoga, in particolare viparita karani mu-dra, amrit pan, khechari mudra, mula bandha, maha mudra, maha bheda mudra, ecc. regolano il sistema nervoso, armonizzano le forze praniche del corpo, rendono equilibrata la quantità e gli effetti degli ioni positivi e negativi, ma soprattutto vi aiutano a raggiungere uno stato di pace e tranquillità senza prendere la mente a bastonate, a calci e comunque con la violenza. Tutto ciò è il risultato della circolazione di certe sostanze chimiche naturali non utilizzate dal corpo. Amrit è una di queste sostanze e può essere fatta fluire per mezzo della pratica di khechari mudra.

Khechari mudra

Khechari mudra è una tecnica semplice ma molto importante che vie-ne utilizzata nella maggior parte delle pratiche di kriya yoga. Consiste nel piegare la lingua indietro e appoggiarla contro il palato superiore. Con il passar del tempo la lingua si allunga e può essere inserita nella cavità nasale. Allora alcune ghiandole connesse con il passaggio cranico e con bindu visarga vengono stimolate e amrit, o nettare, inizia a fluire. Quando amrit fluisce, fate esperienza di un tipo speciale di ebbrezza.
Potrebbe servire qualche anno per perfezionare khechari mudra e per stimolare il flusso di amrit, ma ne vale veramente la pena. Quan-do vi sedete per la meditazione, la mente è perfettamente calma, non può muoversi e voi non potete pensare. Vi è shunyata, l’esperienza del nulla totale. Se state praticando il mantra, potete sentire che è come se qualcun’altro stesse facendo la pratica e voi ne siete solo i testimoni.
Questa è considerata un’esperienza molto importante, perché vi mette simultaneamente in contatto con le percezioni interiori ed este-riori rimanendo completamente consapevoli di voi stessi. Rag-giungete uno stato in cui siete simultaneamente consapevoli del mon-do della mente, dei sensi, degli oggetti, e del mondo di pace interiore, di tranquillità e di rilassamento.
Come può muoversi la mente quando vi è una perfetta armonia nel sistema nervoso, il funzionamento coronarico è in stato di inerzia, la temperatura del corpo si abbassa e nel cervello predominano le onde alfa? Questa è la filosofia del kriya yoga. Preparazione per il kriya yoga

Se per mezzo delle pratiche di yoga che avete fatto siete pervenuti ad un punto per cui, per quanto abbiate raggiunto la concentrazione, ab-biate fatto esperienza della pace interiore e possiate mantenere la cal-ma totale del corpo, della mente e dello spirito per un periodo prolungato, sentite che c’è qualcosa in più da raggiungere, allora siete decisamente pronti per il kriya yoga.
Pace mentale, rilassamento e un’esatta comprensione, sono i frutti della vita spirituale, non il fine in se stesso. Lo scopo ultimo dello yoga è di mutare la qualità dell’esperienza e la qualità della mente e delle sue percezioni. Quello a cui l’uomo aspira è raggiungere con lo yoga l’espansione della mente e la liberazione dell’energia, e in essenza questo è il tantra e lo scopo ultimo del kriya yoga.