Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Satsang di Sri Swami Satyananda

Sat Chandi Mahayajna – 21 Novembre 2009

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 25 Gennaio 2010.

Namo Narayana

Siamo tutti molto fortunati ad essere qui in questa piacevole mattinata. La yajna sta arrivando al punto culminante e l’aspetto più importante di questa yajna è l’adorazione delle kanya.
Il concetto di kanya non è estraneo al cristianesimo. In effetti, ne è parte integrante. La Vergine Maria era una kanya. Kanya è colei che diviene il canale per la Madre Divina. Proprio come un filo di rame diventa il canale per l’energia elettrica, allo stesso modo l’energia cosmica, l’energia divina, la Madre, può essere canalizzata attraverso un mezzo. Questo mezzo è la kanya, la vergine. Nello Shakti Tantra la realtà ultima è concepita come Madre e certamente la realtà ultima è la Madre.
Così, stamattina siamo qui per assistere a questa puja. Tutte queste kanya sono di Rikhia. Abbiamo delle kanya, delle ex-kanya, delle kanya invitate e delle kanya senior. La kanya puja si svolge qui ormai da vent’anni e molte delle kanya di allora oggi se ne sono andate da Rikhia. Col passare del tempo anche i bambini che vedete adesso se ne andranno. Tutti questi bambini sono profondamente connessi con l’ashram. Essi tornano alle loro casupole o dimore solamente la sera. Tutta la mattinata la trascorrono nella scuola situata accanto all’ashram e poi vengono in ashram; vanno a casa soltanto la sera, alle sei o alle sette e, non appena fa giorno, escono di nuovo. Sono sempre con l’ashram e nell’ashram. Perciò possiamo dire che sono i bambini dell’ashram. E l’ashram lo sente, lo capisce e si impegna per questo.
Abbiamo costruito, ed ora è pronto, “Annapurna Kshetram”, un edificio che servirà da refettorio per tutte le kanya e tutti i batuk (i ragazzi), donato da una compagnia del settore pubblico dell’India, la Bokaro Steel Plant, che lo ha costruito a proprie spese. Negli anni a venire i bambini non dovranno chiedere il cibo alla propria madre, sarà l’ashram a fornirglielo, perché è dovere della società prendersi cura dei suoi bambini. È dovere della società, non del governo o delle ONG. È dovere dell’intera società, e io sono la società.
È dovere della società avere cura dei bambini fino ai dodici anni, “dwadash varshe bhavet Gauri”. Dopo i dodici anni dovrebbero es-sere i genitori ad averne cura; dopo sedici o diciotto anni dovrebbe essere il marito a prendersene cura. Dopo i cinquanta o sessant’anni dovrebbero essere i figli ad avere cura dei genitori. Ma fino a dodici anni è dovere della società occuparsi della loro istruzione, della loro salute e di ogni altra cosa.
Sono arrivato qui nel 1989, il 23 settembre. Ora siamo nel 2009 e quindi sono a Rikhia da vent’anni. Fin da allora l’ashram ha avuto successo nell’accudire i bambini di Rikhia Panchayat.

Namo Narayana

Yoga Purnima – 2 Dicembre 2009

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 25 Gennaio 2010.

Ultimo Darshan e Satsang di Sri Swami Satyananda Saraswati

Namo Narayana

Vi devo dire qualcosa riguardo alla yajna. Tutti voi siete venuti da paesi e luoghi molto lontani e dovete capire molto bene che state partecipando ad un evento molto importante. Questo evento non è soltanto storico, non è soltanto spirituale ma è anche ecologico ed ha molte dimensioni. Le persone che vengono dall’occidente, quelle che vengono da Calcutta, Chennai, Bangalore, Delhi o Patna devono ricordarsi che sono arrivate qui per partecipare ad un evento molto importante chiamato yajna, durante il quale vengono invitati ed evocati i poteri spirituali. Poteri spirituali che non riuscite a vedere e non riuscite a toccare così come non riuscite a vedere e non riuscite a toccare i vostri pensieri. Ma potete sentirli, se siete pronti.
Siete venuti qui per essere in contatto, in comunicazione con quelle forze spirituali che sono presenti ovunque nel cosmo, ovunque nel creato. Proprio come l’aria pervade tutto, le forze elettromagnetiche pervadono tutto e l’ossigeno e l’azoto pervadono tutto, allo stesso modo i poteri spirituali, le forze spirituali, le divinità, o devata, pervadono tutto. Essi sono qui, sono sempre intorno a voi, sempre. Sono con voi in Francia, in Italia, in Bulgaria, in Grecia, sono con voi a Delhi e a Bangalore: sono con voi ovunque voi siate. Ma non riuscite a sentirli. Perché non riuscite a sentirli? Perché nell’ambiente e nella mente non viene creata l’atmosfera necessaria.
Se adesso ognuno di voi cominciasse ad urlare, non riuscireste ad ascoltarmi. Riuscireste a sentirmi se tutti, in questa occasione, si mettessero a gridare, urlare e lamentarsi? No. Riuscireste a sentirmi soltanto facendo tutti silenzio. Allo stesso modo i poteri divini, i poteri spirituali, i devata e le divinità si possono percepire soltanto se l’atmosfera è pacifica, se tutto è calmo. Silenzio e calma interiormente, non all’esterno. Deve esserci silenzio, calma, tranquillità, pace, rilassamento, Shanti! La yajna vi aiuterà a creare una tale atmosfera; anzi, vi ha già aiutati. Tornerete a casa con la benedizione di questi poteri spirituali.
In futuro, ovunque vi siano delle yajna, dovreste senz’altro tra-scorrervi un po’ di tempo e se organizzate qualsiasi programma di yoga, sia in India che in Bulgaria, in Cina, Giappone, Francia, Corea del Sud o in qualsiasi altra parte, insieme allo yoga deve esserci an-che un programma di yajna.
La yajna è la tradizione più antica dell’umanità. Fu l’uomo che scoprì il fuoco e ne capì l’utilità. Non lo fecero gli elefanti e nemmeno le tigri, i leoni e gli uccelli. Soltanto l’uomo capì l’utilità del fuoco e riuscì a servirsene. Fu lui lo scopritore del fuoco, agni. Quando l’uomo ha scoperto agni ha fatto un grande balzo in avanti nella sua evoluzione. Quello è stato l’inizio di una nuova era nell’esistenza dell’uomo. Perciò, in India, il primo mantra nel Rig Veda inizia con Agnimide purohitam yajnasya devam ritvijam; hothavam ratna dhatamam. La prima parola era agni, non Om.
Dopo il fuoco, la scoperta successiva fatta dall’uomo furono i ce-reali ed egli era così grato, si sentiva così riconoscente, che offrì il primo grano al fuoco. Questa, per quanto riguarda l’uomo, è la storia della yajna. Quindi, voi tutti siete molto fortunati ad essere presenti qui a questa yajna, dovete esserne certi. Dovreste venire qui ogni volta che c’è una yajna. Ci sarà ogni anno.

Messaggio a Rikhia Panchayat
Le kanya di Rikhia hanno organizzato due yajna con successo. La prima è stata la Sat Chandi Yajna, la seconda Mahamrityunjaya Yaj-na. Entrambe sono state gestite con successo dalle kanya e dai batuk di Rikhia. Ne siete stati tutti testimoni. Rikhia non è come Chennai, Mumbai, Kolkata o Delhi; è un villaggio molto piccolo dove sono arrivato vent’anni fa. A quell’epoca questi bambini non erano ancora nati. Vent’anni fa, a mezzogiorno del 23 settembre, ho montato la mia tenda nella proprietà adiacente. Forse soltanto alcuni degli anziani di allora è ancora vivo oggi.
Il sentimento e l’atteggiamento che sono germogliati in questi bambini sono quelli del sadhana e dello yoga. Se non riuscite a vedere e ad apprezzare la destrezza, la perseveranza e l’assenza di egoismo con cui questi bambini hanno condotto le due yajna, che cosa posso farci?
Tutti i nostri sannyasin siedono laggiù. Nessuno ha mai bisogno di alzarsi. Nemmeno io vengo qui, Swami Niranjan fa sempli-cemente il supervisore e Swami Satsangi se ne sta a chiacchierare con voi. Simultaneamente viene preparato il cibo per decine di migliaia di persone, continua la distribuzione dei pasti e del prasad; continuano i kirtan e i bhajan. Questi bambini non cantano semplicemente delle facili preghiere scolastiche, recitano le antiche preghiere cantate nei monasteri dei sannyasin, negli ashram dei Jagadguru. Recitano le preghiere, i mantra e gli inni che si cantano negli incontri di dotti pandit e santi.
Questo significa che vi è un potenziale genuino e latente nascosto in questi bambini. In ogni parte dell’India vi sono centinaia di mi-gliaia di villaggi come questo con bambini così. Essi sono il futuro di questa nazione, ma non c’è nessuno che se ne prenda cura. I loro padri bevono, fumano, giocano d’azzardo, rubano e vanno a donne. Non si interessano dei loro figli. Questi bambini sono nati per caso. Oggi tutti voi siete qui riuniti, perciò dirò le cose come devono essere dette.
Il dovere dei genitori è di vivere come dei sannyasin e far cre-scere i figli adeguatamente. Questi bambini sono il vostro futuro. Dopo il matrimonio queste ragazze andranno in un’altra casa, non come delle semplici spose, ma come ambasciatrici. Esse sono amba-sciatrici di una cultura raffinata. Qualunque cosa buona o cattiva abbiano imparato qui nell’ashram, se la porteranno dietro nella loro nuova casa.
Io so quanto voi genitori siete noncuranti ed irresponsabili. Bevete liquori in piena notte! Se volevate soltanto bere e giocare d’azzardo, perché vi siete sposati e avete subito fatto dei figli? Dovevate restare con le prostitute che visitavate. Avete rovinato la vita di una donna, di un bambino, di questa società e di questa nazione.
Ai bambini vanno dati i giusti samskara. Fino a quando non riusciranno a capire il loro potenziale, fino a quando non riuscirete a provvedere al loro cibo, vestiario, istruzione e gioco, il vostro futuro non potrà mai essere luminoso. Non riceverete mai la grazia di La-kshmi, la dea della prosperità. Dopo tutto, che cosa farebbe Lakshmi a casa vostra? Non avete nemmeno un gabinetto e un letto decente da offrirle!
A partire da oggi stesso correggete la vostra vita. Oggi è Marga-shirsha Purnima. Margashirsha è considerato il migliore dei mesi ed oggi è il migliore Purnima. In nome dei vostri figli, abbandonate tutti i vostri vizi e le cattive abitudini. Prendete la solenne risoluzione di non indulgere mai più in quei vizi e di non picchiare mai più vostra moglie.
Proprio alcuni giorni fa qui si è sposata la figlia di una famiglia benestante. Una kanya le ha chiesto: “Che cosa farai se tuo marito ti picchierà?”. Lei ha risposto: “Picchiare me? Avrà il fegato di fare una cosa simile!?”.
Oggi, quando tornate alle vostre case, riflettete su quello che ho detto. Visitare il tempio e subito dopo bere liquore non fa piacere a Dio, poiché Dio non si compiace di tali rituali privi di contenuto. Dovrete cambiare completamente la vostra visione della vita. Oggi tutta Rikhia è riunita qui ed è per questo che sto dicendo queste cose. Non sto facendo una conferenza sulla religione, parlo soltanto per il vostro bene. Questo era il primo punto.
Il secondo punto è che a questi bambini insegneremo lo yoga. Ci stiamo già organizzando in merito. Una grande sala dove insegnere-mo loro yoga è già pronta a Rikhia. Per yoga intendo asana e prana-yama. Con la pratica di asana e pranayama i bambini rimarranno sani e forti, la loro mente diventerà attenta ed acuta e riusciranno a pensare e a decidere del proprio futuro. Per non parlare dei bellissimi visi splendenti! Non erano bellissime le kanya che stavano ballando poco fa?
Insegneremo yoga ai bambini. Ma non iniziate a lamentarvi che attraverso lo yoga Swami Satyananda farà dei vostri figli dei sannyasin. In effetti, se riuscissi a fare questo, sarebbe la cosa migliore per voi. Non dovreste preoccuparvi della dote e del matrimonio delle vostre figlie. Rimarrebbero gratis nell’ashram. Le nutrirei tutte. Perché? Perché sono le mie figlie. Voi le avete concepite per caso. In realtà appartengono a me:
“Ditemi, chi vi dà dei vestiti nuovi cinque, sei volte all’anno: vostro padre o io?”.
Kanya e batuk: Tu!
“E chi organizza i vostri pasti giornalieri qui all’ashram, vostro padre o io?”.
Kanya e batuk: Tu!
“E chi vi dà libri e quaderni per la vostra scuola, vostro padre o io?”.
Kanya e batuk: Tu!
Avete sentito le risposte dei vostri figli? Quindi, d’ora in poi trat-tateli con le dovute maniere, non schiaffeggiateli. Questi ragazzi mangiano tutti i guava e i manghi dei nostri alberi, ma io ho detto a tutti, qui all’ashram, di non osare nemmeno di toccare questi bambi-ni. Se un bambino fa una marachella, pensate che Kanhaiya (una rappresentazione di Krishna bambino) si è incarnato in casa vostra! Se non possono essere disubbidienti i bambini, chi può esserlo? Voi? Se voi fate “i cattivi” vi prenderà la polizia e andrete diritti in galera. Lasciate che i bambini siano dispettosi. Dopo tutto, che cosa possono fare di male?
Lasciatemi raccontare un episodio riguardo Swami Niranjan. Una volta, quando aveva sei anni, smontò il mio registratore. A quei tempi un registratore era un lusso. Quando gli chiesi perché lo avesse aperto, rispose che voleva imparare il meccanismo del registratore! Ora, che cosa avrei dovuto fare? Prenderlo a schiaffi? Mi avrebbe forse riparato il registratore? No, ma avrebbe sicuramente danneggiato il suo “registratore”.
Non picchiate mai questi bambini e non maltrattateli, altrimenti il loro “registratore” si danneggerà e l’intera armonia della vostra famiglia andrà in frantumi. Quindi, smettete di picchiare i vostri figli e ricordatevi sempre che sono l’incarnazione dell’amore.

Namo Narayana

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog dell’11 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 2.

L’obiettivo del sannyasa è quello di dedicare la propria vita all’adorazione di Dio. Tuttavia, non tutti coloro che prendono san-nyasa riescono a realizzare questo obiettivo, perché ognuno porta con sé i propri karma. Anch’io avevo dei karma; alcuni li ho esauriti con il mio guru ed altri li ho esauriti qui. Sento che ora i karma sono finiti. Per me Munger e perfino lo yoga fanno ormai parte di un passato molto lontano. E per quanto riguarda tutti voi? Non ho niente a che fare con voi. Un sadhu non è amico di nessuno. Farà una chiacchierata con voi e poi se ne andrà alla chetichella. Anche io sono così. Vi parlerò e poi me ne andrò in silenzio.
Sono una di quelle persone che vanno via silenziosamente. I sadhu non sono amichevoli con nessuno, i sadhu non hanno cuore; questo è un fatto. Colui che ha cuore non può diventare un sadhu. Se il sadhu avesse cuore, non lascerebbe sua madre e suo padre che sono simboli dell’amore, dell’affetto e della compassione. Non lascerebbe il padre e la madre che lo hanno nutrito ed accudito. Una persona del genere non ha cuore.
Quando sono arrivato in questo mondo ho offerto il mio cuore a Dio. Sono come la scimmia che teneva il proprio cuore sull’albero jamun. Non l’ho portato con me. Quando non avete cuore, come po-tete amare qualcuno? Voi tenete il vostro amore con voi, nel vostro cuore, ed è per questo motivo che dovete continuare a recitare la commedia. Io ho recitato questa commedia fino a quando non sono riuscito a perfezionarla. Ora abbandono la recita.
Questo mondo non è la nostra dimora permanente, non appartiene a noi; è una terra aliena. Questa non è la vera casa del jivatma, l’anima individuale.
Sì, questa è una terra straniera. Qui siete soltanto un visitatore per sessanta, settanta, ottanta o novant’anni. È come andare in un paese straniero per alcuni mesi o anni. Io sono arrivato qui in visita nel 1923. Dopo aver completato la mia visita in questa terra straniera, dovrò tornare alla mia dimora originaria. La dimora di Dio è la nostra casa. Io sono arrivato a Rikhia il 23 settembre 1989, quando il giorno e la notte hanno la medesima durata. Naturalmente, ovunque io abbia vissuto, è stato un luogo colmo di benedizioni; per me nessun luogo è stato di cattivo auspicio. Questa è la prova della mano benevola di Dio. Mi ricordo di quattro posti. Il primo è la casa della mia famiglia d’origine, dove sono nato e cresciuto; il secondo è l’ashram del mio guru, a Rishikesh; il terzo è la Bihar School of Yoga, a Munger e il quarto è questo Alakh Bara, a Rikhia. Tutti e quattro questi posti sono stati di buon auspicio, colmi di grazia e di rivelazioni.
Ho ricevuto delle esperienze spirituali in ognuno di questi posti. Questo è dovuto alla grazia di Dio; non ha nulla a che fare con la mia fortuna, con il destino o con il fato. Che cos’è il fato? Non è niente. Avete visto la conchiglia che viene suonata? Si tratta dello scheletro di un animale, ma i Brahmini vi soffiano dentro. Anche i Vaishnava vi soffiano dentro e, nel farlo, si sentono onorati e glorificati. La dignità e la gloria che vengono attribuiti alla conchiglia sono certamente frutto della grazia di Dio. Altrimenti quale sarebbe il suo destino? È soltanto lo scheletro di un mollusco. Quindi il proprio destino o la propria fortuna sono immateriali. Il destino dell’uomo non è altro che un insieme di piacere e di dolore, di felicità e di infelicità.
La vita è una combinazione di riso e pianto, di nascita e morte. Questo riguarda tutti. Tuttavia, quando Dio riversa la sua grazia, ogni singolo luogo diviene di buon auspicio.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 12 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 2.

Dopo aver lasciato Munger mi sono stabilito qui a Rikhia. Questo è il mio aeroporto. Il mio aereo volerà via da qui. Non è per un mio desiderio che sono venuto qui: mi è stato chiesto. Gli abitanti dei villaggi mi hanno accettato con amore. Qui non ci sono zanzare, è un posto molto tranquillo, di notte si possono sentire un silenzio ed una calma assoluti. Arriva pochissima corrente elettrica e la notte viene staccata, per le otto di sera sono tutti a dormire.
Ho lasciato casa e non mi sono mai voltato indietro. Ho lasciato l’ashram del mio guru e non ci sono più tornato. Ho lasciato Munger e non sono mai tornato indietro. Un giorno lascerò questo posto e non ci tornerò più. Non ho l’abitudine di tornare indietro. Non mi sono mai guardato indietro. A cosa serve guardarsi indietro? Quante volte sono nato? Quanti genitori ho avuto? Quante volte ho goduto il piacere e sopportato il dolore? Quanti amici e quanti nemici ho avuto? Dove sono adesso? Chi dovrei cercare? Anche in questa vita quanti amici ho avuto? Dove se ne sono andati? La vita è transitoria. Dovete dimenticare il passato. Se non lo fate comunque, alla fine, un giorno sarà tutto sepolto. Talvolta, quando avete un legame profondo con qualcuno, questo si manifesterà di nuovo in una vita successiva in qualche forma ed avverrà qualche interazione. A parte questo, nessuno in questo mondo è connesso a qualcun’altro. Arriviamo con una folata di vento, ci incontriamo su una riva e poi ci separiamo e ognuno va per la propria strada. Siamo tutti guidati dai venti del karma. Perciò, nella vita ho mantenuto un’attitudine stabile: accetto il fatto che le persone mi incontrino e che poi se ne vadano. Un sadhu non è amico di nessuno. Quando gli viene offerto di fumare, condivide un tiro e poi va via.
Perfino un asino si lascia dietro delle orme. Sì, un guru è un asino e il discepolo è un cane. La loro natura è simile a quella dell’asino e del cane. L’asino lascia delle orme dietro a sé. Anche io mi sto lasciando dietro un’impressione o due. Sono dei ricordi, delle orme sulle sabbie del tempo.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 13 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 6.

Perché nessuno ci appartiene? Perché viviamo in una terra straniera. Questo mondo dove vive l’umanità è una terra straniera, ne siamo dei visitatori per cinquanta o ottanta anni. Questa non è la nostra dimora.

Non vivete qui, questa è una terra straniera.
Questo mondo è come una pila di carta.
Si scioglierà se ci cadranno sopra delle gocce d’acqua.
Questo mondo è un cespuglio di spine.
Chi vi cade dentro rimane impigliato e infine muore.
Questo mondo è soltanto legno e rovi.
Il contatto con il fuoco lo accende.
Kabir dice ai santi: “Ascoltate fratelli,
Soltanto il Nome del Satguru è la nostra dimora”.

Questa non è casa nostra, siamo venuti qui soltanto come dei visitatori. Siamo i residenti di un mondo diverso ed è là che dobbiamo ritornare. Non ci crediamo semplicemente, lo sappiamo. Il seme dell’uomo non appartiene a questa terra, il seme dell’uomo appartiene ad un pianeta più grande. Da lì, a causa del suo karma, del suo errore, o per qualche altro motivo, oppure per volontà di Dio, è disceso in qualche maniera su questo piano terreno, dove la nascita e la morte sono le leggi regolari della vita, dove bisogna ricercare l’immortalità. Qui dobbiamo cercare l’immortalità, ma l’immortalità è la nostra natura intrinseca. Noi siamo immortali. Siamo noi che moriamo? Non è soltanto il corpo che muore? Noi non moriamo mai. Ma quando in questo mondo qualcuno muore piangiamo e quando in questo mondo qualcuno sopravvive ne siamo lieti.

Vivere per gli altri
Così, ora, vivere soltanto per gli altri dovrebbe essere il dharma della vita di Swami Satyananda. Dal giorno in cui questo pensiero mi è venuto in mente, ho raggiunto l’obiettivo per il quale ho lasciato la mia casa cinquanta o sessanta anni fa. Ho fatto tantra, ho fatto sadhana, ho fatto di tutto. Ho letto molto, ho viaggiato in tutto il mondo, ho visto i templi di cristiani, mussulmani, iraniani e parsi. Ma ora sento la voce di Dio. Eppure, se volessi parlargli, non so il Suo numero di telefono. Ho richiesto la Sua password ed Egli ha risposto: “Non ancora, affinché tu non commetta un crimine cibernetico”. Non sto scherzando. A volte vi dico delle cose molto serie in modo scherzoso. Talvolta anche i santi e i siddha commettono dei crimini cibernetici. Ma oggi parliamo ripetutamente di tutto.

Shreya e preya
Nella relazione con Dio, secondo la Gita dovrebbe esserci un senti-mento ed uno scambio reciproco; soltanto allora si riceveranno i guadagni trascendentali o shreya, che significa beneficio spirituale, dono spirituale o vantaggio spirituale. Il sentiero di preya porta all’indul¬genza e il sentiero di shreya porta ad una dimensione divina. La Kathopanishad (1:2:2) lo spiega nei versi che seguono:

“Ciò che dà gioia e ciò che dà piacere stanno davanti all’uomo. L’uomo saggio, dopo averli ben esaminati e valutati preferisce ciò che dà gioia; ma l’ignorante, a causa dell’avidità e dell’attaccamento, sceglie ciò che dà piacere”.

La Kathopanishad afferma che esistono due sentieri: uno è il sen-tiero di shreya e l’altro è quello di preya. Voi vi trovate sul sentiero di preya ma io voglio portarvi sul sentiero di shreya. Non c’è nessuno ad aiutare una povera anima. Eccetto Dio, non c’è nessuno per i poveri. Non è giusto dire che il governo appartiene ai poveri, che la società appartiene ai poveri o che le grandi strutture sociali appartengono ai poveri. A questo mondo non vi è nessuno che abbia cura dei poveri ad eccezione di Dio. Per loro noi siamo tutti estranei. Nessuno si preoccupa del loro benessere. Non si fidano di nessuno; hanno molta paura.
Io vivo soltanto per insegnare la vita spirituale. Ho richiesto una prenotazione, ma il mio posto non è ancora stato prenotato. Una volta prenotato il posto, lascerò questo corpo e tornerò alla mia dimora originaria, da dove sono venuto.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog dell’14 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 1 e volume 5.

Da Bhakti Yoga Sagar vol. 1

Quando rinascerò sarò un sannyasin fin dalla nascita. Questo è il mio desiderio. Quindi, quando a un certo punto mi chiederanno: “Swamiji, quanti anni hai e da quanto tempo sei un sannyasin?” risponderò: “Ho trentacinque anni e sono un sannyasin da trentacinque anni”. Sì, una madre dovrebbe generare dei figli così e dire loro fin dalla nascita: “Tu sei la pupilla dei miei occhi. Sei il mio tesoro. Ti voglio tanto bene. Segui il sentiero di Dio poiché sei puro e libero dal peccato”.
Un tale bambino – ne nasce uno su mille – è libero dalle contami-nazioni del mondo. Può essere il salvatore, il redentore, l’insegnante, il profeta, un Dio incarnato, un semidio o un avatara! In realtà anche voi dovreste pregare di rinascere sannyasin e che vostra madre proclami: “Tu sei puro, illuminato, senza peccato e sei un sannyasin”. L’ora della nascita è sia per il corpo sia per l’anima. Dopo tutto, è inutile che un uomo cerchi l’immortalità per il corpo. Forse gli egiziani lo hanno fatto, ma io non lo farò.

Da Bhakti Yoga Sagar vol. 5

Nessuna cultura, nessuna civiltà dovrebbe temere la guerra o avere paura della morte. La morte è inevitabile. Se trovate la morte sul fronte di battaglia, ciò vi porta la gloria. Potete anche morire di diabete, ipertensione o malattie cardiache in un letto d’ospedale. Il Signore disse ad Arjuna: “Tu devi combattere. Se morirai andrai in cielo. Se vincerai regnerai sull’impero. Devi combattere!”. Non parlate della guerra ma non temete né la guerra né la morte. Non c’è senso nel criticare la guerra. Anche se condannate e criticate la guerra, essa comunque avverrà. Non chiudete gli occhi davanti all’inevitabile; la guerra rappresenta una svolta decisiva nella storia. La guerra cambia le culture, cambia le civiltà; tutta la polarità cambia. Non abbiate paura delle guerre perché non potete fermarle. I santi non possono fermarle perché la natura vuole che le guerre avvengano. È soltanto dopo una guerra che molte civiltà, religioni, culture e sistemi politici sono relegati nel cestino della carta straccia.
La guerra non è un passo indietro ma un passo avanti. Centinaia e migliaia di persone muoiono, ma la morte non è una perdita per l’umanità. A suo tempo ogni morte si rivela fruttuosa. Morirete co-munque, di ipertensione, di tubercolosi, di un attacco cardiaco, di AIDS o di qualche altra cosa. La morte è inevitabile; dunque, perché morire in un ospedale? Morite su un campo di battaglia. Se siete vit-toriosi, bene, godete di una nuova società. Se siete sconfitti, venite uccisi e Dio avrà cura di voi.
Non posso accettare quest’idea impotente. Questo è il linguaggio delle persone impotenti. La guerra del Mahabharata, la guerra fra Rama e Ravana e la Prima e la Seconda Guerra Mondiale sono suc-cesse perché dovevano accadere. Cosa c’è di tanto grande nella mor-te? In effetti, che cosa c’è di tanto grande anche nella nascita? Gli insetti, le zanzare, i cani, i gatti e gli asini procreano e così fanno anche gli esseri umani. Perché tentate di evitare quella morte che è inevitabile? Perché vi lamentate della morte? Anche grandi pensatori e filosofi piangono davanti alla morte. La morte non dovrebbe causare afflizione, la morte è il romanzo della vita, bisogna adattarsi di buon grado alla morte.
Mi sto rivolgendo soprattutto agli indiani, che tendono a fare un gran trambusto davanti alla morte. Quando muore un lebbroso viene riportato sui giornali, ma che cosa c’è di tanto speciale in una morte del genere? Se muore un grande guru spirituale allora sì che la notizia merita di essere riportata sui giornali. Dovete avere cura della vostra cultura. Rendete i vostri figli valorosi come Hanuman.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 15 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 5.

Perché tutti hanno paura della morte?
Questa è la meraviglia! Quando lo yaksha (semidio) chiese a Yud-hishthira: “Qual è la più grande meraviglia del mondo?”, egli rispo-se: “Le persone muoiono ogni giorno eppure ognuno vorrebbe essere immortale”. Dal momento che nessuno è ancora diventato im-mortale, come potreste essere voi i primi a diventarlo? Le persone hanno paura della morte perché pensano che sia la conclusione del capitolo, la fine del libro. Non credono che continueranno a vivere anche dopo la morte. Vedono un corpo che viene bruciato e ridotto in cenere e pensano che tutto sia finito e che anche loro finiranno così.
La gente crede ai fantasmi, ai vampiri e agli spiriti, ma non crede alla rinascita. Ha difficoltà a credere nella rinascita ma, credendo ai fantasmi, avvalorano la continuazione dell’atma anche dopo la morte del corpo. Per diventare un fantasma, l’atma, lo spirito, deve sopravvivere anche dopo la morte del corpo. Quando vedete la completa distruzione del corpo dopo la morte allora, chi diventa il fantasma? Sicuramente non il corpo. Evidentemente qualcosa di diverso dal corpo diventa il fantasma. Quando l’uomo comprende che continua a vivere nello spirito anche dopo la morte del corpo, allora non vi è più paura della morte. Quando l’uomo vede la morte come un processo di cambiamento verso un nuovo ruolo, una nuova vita, una nuova opportunità, un nuovo karma, un nuovo modello del corpo, libero dalle attuali afflizioni, allora diventa libero dalla paura.
Ora il mio corpo è vecchio; è un modello del 1923. Allora perché dovrei avere difficoltà nel lasciarlo? In questo corpo non posso giocare a golf, a calcio, ad hokey, a badminton, tennis o pallacanestro. Non posso né sposarmi né ballare e nemmeno posso godermi dei buoni cibi e bevande. Malgrado questo, l’uomo si avvinghia al suo vecchio modello e non vuole lasciarlo andare. Pensa: “Non importa se la casa è sporca e piena di zanzare, se l’acqua cola attraverso il tetto e le finestre cadono a pezzi. Preferisco ancora vivere in questa stessa, inutile casa. Dove potrei andare se la lascio?”. Ma questo è sbagliato.
Quando il vostro karma con quel tipo di corpo è finito, non dovreste dispiacervene. Non sto parlando di una morte prematura o in giovane età. Parlo della morte nella vecchiaia. Ognuno dovrebbe prenotare il suo biglietto per il nuovo mondo verso l’età di sessantacinque o settant’anni. Anche se Dio vi dicesse: “Ragazzo mio, la tua prenotazione non è ancora stata fatta, tutti i posti sono occupati”, dovreste fare un pagamento anticipato. Quando c’è un posto libero, lasciate questo mondo per andare ad occupalo. La nascita è una cosa indefinita ed incerta ma la morte è una certezza definita. Su questo non ci possono essere due opinioni, eppure tutti hanno paura della morte. Questa è la più grande meraviglia del mondo.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 16 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 3.

Dopo il matrimonio arrivano dei figli. Quando vi nasce un bambino consideratelo vostro discepolo. Io ho molti discepoli che considero miei figli. Swami Niranjan e Swami Satsangi possono essere considerati mio figlio e mia figlia. Questi figli non vantano alcun diritto e, se io morissi domani, non dovrei lasciar loro alcuna eredità. Non avranno mai del denaro da me perché io sono un vagabondo e morirò da vagabondo. Quando morirò, che cosa avrà da me Swami Niranjan? Soltanto un perizoma! Questi sono i miei discepoli, i miei figli mentalmente concepiti, proprio come Vashishta era un figlio concepito mentalmente dal Signore Brahma. Un tipo di bambino viene concepito nel grembo, un altro nell’ani-ma. Cristo fu un figlio concepito mentalmente ed è per questo che è detto immacolato. Un figlio concepito mentalmente nasce senza l’unione dei fluidi del corpo maschile e di quello femminile. Cristo nacque da Maria, ma non attraverso l’unione con Giuseppe. Un figlio così è concepito mentalmente, ma il figlio nato attraverso l’unione fisica non lo è. Così questi sono i miei manas putra, i miei figli concepiti mentalmente.
Riguardo la conduzione delle cerimonie e dei rituali funebri, la gente continua a farli. Cosa farà chiunque per i miei rituali funebri? I miei karma condurranno i rituali funebri per me. Se morite senza fare nessun buon karma e vostro figlio fa i rituali dopo il decesso, come potrebbe questo liberarvi? Per esempio, potete mandare dell’ottimo cibo a vostro figlio in prigione ma questo non potrà riformarlo né liberarlo dalla sentenza emessa. Allo stesso modo, quando morite, soltanto i vostri karma verranno con voi. I karma che guadagnate oggi in questo mondo verranno con voi. I benefici delle donazioni fatte al momento dei rituali funebri riguardano solo i pandit e i sacerdoti. In quel senso i rituali sono un bene, almeno qualcuno ne trae beneficio. Ma dovreste abbandonare l’idea che se non avete un figlio non sarete adeguatamente accompagnati dopo la morte. La gente dovrebbe cercare di liberarsi da credenze di questo genere.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 17 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 1.

Cosa succede dopo la liberazione finale?
Quando avviene la liberazione finale il corpo fisico sopravvive per un periodo massimo di ventuno giorni. Il corpo può sopravvivere per questo periodo di tempo perché non è protetto né nutrito da niente; non vi è circolazione, né respirazione, né prana. Questo corpo so-pravvive soltanto per la volontà dell’uomo di vivere così, dato che l’uomo liberato è diventato completamente noncurante del corpo, avviene la disintegrazione o morte. Se non avete nessun interesse per il corpo non potete rimanervi. Benché i jivanmukta, o santi liberati, possano non avere più bisogno di un corpo, alcuni di loro continuano ad incarnarsi perché non si sono ancora tolti definitivamente dal ciclo delle rinascite. I jivanmukta si incarnano, i Paramahamsa si incarnano e così anche i rishi e i santi. Soltanto i videhamukta non si incarnano. I videhamukta sono coloro che si sono liberati completamente dai tentacoli della vita e delle strutture superficiali della coscienza corporea. Alcuni santi della tradizione cristiana, indù, jainista e mussulmana sono stati dei videhamukta. Anche alcuni santi della Grecia, noti come cinici, sono stati dei videhamukta.
Vi è una cosa importante che le persone non riescono a capire, cioè che la liberazione è un processo continuo. Voi siete già liberati, ma ad un livello sottile, non completamente. Se non foste liberati vi comportereste come una mucca, un bufalo o un asino. Man mano che il processo di liberazione continua, sempre più luce si fa vivida davanti a voi e le cose migliorano e diventano più chiare. La liberazione non è come una magia, in cui si toglie una cosa e al posto suo ne appare un’altra. Continua sempre.
Chiedete ad uno scienziato di spiegare cosa sia la liberazione di energia e a che punto avviene quella liberazione. Non riuscirà a spiegarlo. Potrebbe dire: “Beh, è un processo in corso”. La liberazio-ne è un processo continuo ed è già avvenuto quando lo spirito fu liberato dal regno minerale verso quello vegetale. Poi fu nuovamente liberato dal regno vegetale verso quello animale. Poi fu liberato dal regno animale verso quello umano. Ancora, fu nuovamente liberato dal regno umano inferiore verso il regno umano dell’intelligenza superiore. E poi fu liberato dal regno umano dell’intelligenza superiore verso il regno dell’intelligenza spirituale, come lo sono tante persone. In effetti la liberazione è un altro nome per descrivere l’esito dell’evoluzione.

Quando il guru muore, il discepolo può ancora comunicare con lui?
La comunicazione è possibile ma dipende dalla profondità dello spirito del discepolo. Se la sua fede è molto forte e dinamica, allora potrà comunicare con il suo guru anche oltre questo mondo. Se la relazione è profonda e spiritualmente potente, allora continua vita dopo vita. Il guru segue il discepolo e il discepolo segue il guru.

Cosa succede quando muoiono sia il guru che il discepolo?
Quando il discepolo muore, se ha ancora karma, segue il suo karma. Se si incarna in un altro corpo va nuovamente in cerca di un guru a causa dei suoi precedenti samskara. Se anche il guru si incarna, il discepolo lo troverà da qualche parte e continueranno la loro storia spirituale. Se in qualche modo il guru è uscito dall’orbita dell’evoluzione (talvolta questo accade), allora il discepolo deve scegliere un altro guru dello stesso calibro e cercare la sua guida.

Tratto da High On Waves

Sulla Cresta Dell’Onda

Librarsi in Alto

L’hamsa è volato via,
Librandosi in alto, con le ali spiegate
Attraverso il cielo infinito.
Da molti yuga
Cercava la sua ultima dimora.
Dagli jnani del mondo
Ha ricevuto conoscenza in abbondanza
E anche la grazia e le benedizioni del divino.
Ancora oggi, cercando, sbatte le ali senza sosta.
Guardando giù alla sua creazione
Dei tre mondi
Incisi sull’orizzonte,
Sì, vola alto,
E vola incessantemente in cerca,
Osservando il mondo giù in basso come lila.
Sola, tutta sola nel cielo infinito
La mia anima vola per unirsi con il suo amato.

Paramahansa Satyananda

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 18 Dicembre 2009 – brani scelti da “Steps to Yoga” e “Initiation Papers”.

Le mie benedizioni sono sempre con te e dentro di te. Puoi sentire me e i miei buoni auspici nel più profondo dell’anima del tuo essere. Puoi comunicare con me durante la meditazione. Puoi materializzare il guru e Dio in carne ed ossa, ovunque e quando lo desideri.

Supera il dolore e la tristezza!
Ti sto telefonando,
Ma dove sei andato?
A partecipare alla festa degli Indriya? (organi di senso)
La Tua anima è sempre con me; io con te.
Noi parliamo di cose più elevate
E non del corpo, che non è onnipervadente.
La tua Anima e la mia Anima,
Anche se separate dal tempo e dallo spazio, sono una sola cosa.
Non che tu debba congiungere le due cose in UNA SOLA;
Strappa semplicemente i fattori che separano
Attraverso la comprensione ed il sadhana (pratica spirituale).
E, quando sarà scomparso il muro e tolto il velo,
Tu dimenticherai: Chi era chi?
Poiché il fiume sarà diventato l’Oceano.

L’Atman è l’espressione dell’essere oltre – sì, oltre i sensi di udito, tatto, gusto e olfatto, oltre il pensiero, l’intelligenza, la memoria e il sentimento. Molto oltre le esperienze di questo corpo, della mente e dell’esistenza empirica, alle altezze di un perfetto silenzio ed unità, vi è qualcuno, che gli yogi hanno visto nello stato di supercoscienza. Quello è l’Atman.
Dopo aver trasceso la coscienza terrena, gli yogi comunicano con lui che è immortale, il cui corpo è tutto ciò che vedete e che è l’essenza di tutto. Egli è rasa, il sapore dell’amore pieno di beatitudine. Una volta raggiunto, si diviene la beatitudine stessa.
In realtà, soltanto in questo contenitore potrebbe prevalere la più elevata purezza, dimorare il coraggio indomabile e potrebbero fiorirvi tutti i poteri della natura. Se avete in voi stessi quella consapevolezza unidirezionale della forma, allora siete realmente benedetti.
Avete ancora l’idea sbagliata che il guru è geograficamente e fisicamente lontano da voi. Egli è dentro di voi. Fra voi e lui vi è soltanto un velo; il velo della vostra incapacità nella meditazione e della mancanza di visione spirituale. Questa è la distanza. Aprite la porta, fate un passo all’interno e guardate dentro. Non guardate indietro; sì, sempre più avanti, sempre più dentro.
Là, nella vostra quarta camera, egli dimora. Il sentiero verso il suo palazzo è il sadhana. Lo zelo per raggiungere il palazzo è bhakti. La chiave per aprire la porta è la concentrazione. Lo sforzo di entrare dentro è il pratyahara. La trascendenza delle tre camere è la meditazione e la quarta camera è dove egli si trova.
Là le due cose diventano UNA SOLA. Là avviene la tanto sospirata unione. Là è il termine degli sforzi dualistici. Là non si può pensare con la mente, non si può vedere con gli occhi, non si può percepire attraverso le esperienze sensoriali. Là l’intelletto non può funzionare, tanto meno la parola.
In quella camera splende una gloria da tanto tempo dimenticata. Eterna luce! Shiva e Shakti si fondono l’uno nell’altra. Svaniscono i nomi e le forme. Quello è l’obiettivo finale dell’amore divino – bhakti. Quella è la dimora della verità. Quella è la dimora del vostro guru.
Il guru arriverà quando saranno cessate le piogge della vostra vita. Arriverà quando la notte sarà perfettamente silenziosa. Arriverà quando sarete completamente soli e niente dentro di voi. Egli certamente si leverà da dentro di voi come un raggio di sole – improvviso, inatteso, maestoso.
Non arriverà nei sogni, né nello stato di veglia e nemmeno nel sonno, meno che mai nei pensieri. Quando i vostri amici e parenti, i compagni di tutta la vita e le vecchie relazioni (i samskara e la coscienza terrena) si saranno addormentati profondamente, sarà allora che egli scenderà dalle vette solamente per portarvi con lui. Lasciate che venga la notte e che il mondo dorma; che non vi sia nessuno sul suo sentiero. Egli verrà certamente nella vostra anima. Prendete nota dell’ora e del luogo.
Prima del suo arrivo! Canterà forte l’usignolo, campanelle d’argento suoneranno sotto i cieli stellati, un angelo canterà dagli oceani, la vina (strumento a corde indiano) suonerà, batteranno i tamburi, suonerà il flauto ed egli scenderà su di voi con la caduta di un fulmine.
Prima del suo arrivo! Luci di vari colori baleneranno nel cielo, qualcuno vi farà visita in segreto, il fuoco passerà attraverso di voi, appariranno gli angeli, verranno degli spiriti feroci ad informarvi del suo arrivo, qualcuno verrà a sollevarvi nell’aria e all’apparire di una moltitudine di nubi travolgenti dalle varie sfumature Egli sorgerà da voi. Egli verrà quando il posto sarà pronto per lui.

Tratto da High On Waves

Sulla Cresta Dell’Onda

Dovete Essere Pronti

Quando l’Amore è forte
E voi siete stabili,
Allora la comunicazione è possibile.
Altrimenti sarete scossi
Se entrerò di notte nella vostra stanza.
Dovete essere pronti.

Swami Satyananda

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 19 Dicembre 2009 – brani scelti da Teachings of Swami Satyananda – volume 6.

Hai paura della morte o del dolore fisico?
La morte è soltanto una transizione. Io la vedo come una transizione. Quando lascio questa casa vado in una casa migliore oppure in una casa più piccola, quella che preferisco.

Il Guru è consapevole del discepolo?
Il guru è consapevole del discepolo e lo guida, è però cosciente del livello fisico?
Ci sono tanti modi in cui si potrebbe rispondere a questa domanda. Qualche volta il guru guida il discepolo fisicamente, spesso può guidarlo senza alcun contatto fisico e il guru può essere consapevole del discepolo anche prima che il discepolo arrivi da lui.
Ci sono quattro tipi di discepolo che si avvicinano al guru in base alla loro tipologia, quindi il guru ha quattro livelli di consapevolezza. A volte, quando le persone sono angosciate, si avvicinano al guru e diventano discepoli per uscire dalla propria difficoltà. Talvolta le persone desiderano qualcosa nella loro vita e si avvicinano al guru per un aiuto spirituale. Il terzo tipo di persona va dal guru con il desiderio di conoscere, vuole sapere tante cose riguardo alla creazione, all’universo, alla realtà, al Sé, ecc. Il quarto tipo è colui che va dal guru senza nessun motivo, gli piace andare da lui e basta, ed è questo tipo di discepolo che il guru conosce prima dell’incontro fisico.
Di solito il guru non è consapevole delle prime tre categorie di discepoli: quelli che si avvicinano perché in difficoltà, quelli che hanno qualche desiderio o motivazione e quelli che vogliono la con-oscenza. Talvolta può esserci una combinazione: vi avvicinate al guru perché siete in difficoltà e allo stesso tempo avete una grande devozione per lui. La combinazione del primo e dell’ultimo aspetto può fare sì che il guru sia consapevole di voi prima che voi lo vediate.
Qualunque sia il tipo di discepolo, se possiede la quarta qualità, allora è già noto al guru prima del loro primo incontro fisico. Però questa quarta qualità non può essere coltivata; deve appartenere alla natura della persona. Anche questo deve essere spontaneo e naturale perché non è possibile recitare l’amore e la devozione. L’amore e la devozione sono l’espressione della purezza interiore dell’uomo. I nostri rapporti con le persone nel mondo sono espressione di desideri interiori. I nostri rapporti esteriori con le persone appartengono alla sfera di avidya (ignoranza) e il nostro rapporto con il guru appartiene alla sfera di vidya (conoscenza).

Tratto da High On Waves

Sulla Cresta Dell’Onda

Due Bei Fiori

Tutti i miei desideri sono maturati
E ho scritto tutta la canzone.
Oggi i miei canti si innalzano
Da ogni direzione del mondo
E sotto i riflettori
Della luna e delle stelle
Fluisce lo splendore del vostro prana.
Tutti i Veda sono stati cantati
E tutti gli Shastra sono stati scritti.
Oggi ho dato il prana
Del mio jnana (la conoscenza) a tutti.
E vi ho già dato tutto
Nella forma di due bellissimi fiori.

Swami Satyananda

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 20 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 1.

Puoi cortesemente spiegare perché si dice che la morte durante uttarayan è più propizia che durante dakshinayan?
Per capire questa affermazione possiamo cominciare con questi ver-si dalla Gita: “Coloro che conoscono Brahma vanno da Lui seguendo il cammino del fuoco, della luce, del giorno, della metà luminosa del mese solare, dei sei mesi del passaggio del sole verso nord. Seguendo il cammino del fumo, della notte, della metà buia del mese lunare e dei sei mesi del passaggio del sole verso sud, lo yogi ottiene la luce lunare e ritorna”. (8:24-25)
Gli Indù credono che quando si muore durante uttarayan, i sei mesi quando il sole si muove a nord dell’equatore, dal 22 Dicembre al 21 Giugno, si ottiene uno dei passaggi descritti nella Gita.
Quando si muore durante dakshinayan, i sei mesi quando il sole si muove a sud dell’equatore, dal 22 Giugno al 21 Dicembre, si attraversa l’altro passaggio. Questi passaggi si riferiscono anche ai due cammini che la coscienza può intraprendere quando entra nella dimensione interiore dopo aver trasceso i sensi, la mente e l’intelletto.
Quando la coscienza è in grado di penetrare al di là di essi, si fa l’esperienza di agni, fuoco, di jyoti, una luce dalle sfumature bianca-stre, e dell’alba. Ciò significa che si sta attraversando il cammino dal quale la coscienza non fa ritorno al piano materiale. Il secondo significato è che si sono trascesi gli indriya, o i livelli sensoriali della consapevolezza mentale ed intellettuale. Si è nella regione del Sé, dello spirito.
Quando si fa l’esperienza del fumo, dhumra, della notte buia, ratri, e dell’oscurità, Krishna, allora significa che si sta attraversando il sentiero di dakshinayan. Quando si attraversa questo cammino si ha l’esperienza del chiaro di luna o qualcosa simile al chiaro di luna e poi si ritorna nuovamente come Sig. Tal dei Tali, o Sig. X, Y, Z o come Swami Satyananda. Si ritorna alla coscienza normale.
È ulteriormente spiegato nella Gita: “Il sentiero luminoso e quello buio sono considerati i cammini eterni del mondo. Attraverso il sentiero luminoso la persona parte per non tornare mai più. Attraverso il sentiero oscuro la persona parte ma ritorna di nuovo”. (8:26) Questo chiarisce che se si prende un sentiero, si giunge a destinazione; se si prende l’altro, si ritorna.
Il primo significato è quello religioso. Se si muore fra Capricorno e Cancro si va per una via, il sentiero del non ritorno, se si muore fra Cancro e Capricorno si va per l’altra via e si deve ritornare. C’è an-che un secondo e più profondo significato. Si può accettare qualsiasi significato si preferisca. Il secondo significato è che questi sono i due sentieri della coscienza che si possono percorrere in base al proprio karma. Il mio guru mi disse: “Se insisti nel cammino spirituale ora, attraverserai dakshinayan e dovrai ritornare. Aspetta quaranta, quarantacinque anni e purifica te stesso. Liberati dalle passioni che sono in agguato nella tua mente. Purificati nel modo che preferisci e poi, un giorno, siediti. Oltre i sensi e la mente ci sono buddhi e atma. Vai oltre a questi, allora non tornerai più”.
Il mio cammino, comunque, è molto semplice. Io sono un servo di Dio e prendo ordini da Lui:

Se mi dici di alzarmi in piedi
Mi alzerò.
Se mi dici di camminare,
Allora camminerò.
Se mi dici di cantare,
Allora canterò per Te.
Dalla mattina alla sera,
Dalla terra al cielo,
Io canterò e danzerò.

L’amore fra noi è di vecchia data. Lui deve solo darmi un ordine; abbiamo questa intesa. Si chiama dasya bhakti, la devozione di un servo per il suo padrone.
Io avevo una comprensione intellettuale sull’argomento di uttara-yan e dakshinayan e la spiegavo alle persone, ma non riuscivo a fis-sarla nella mente. Per me non è una cosa pratica. Non dico sia falsa, ma per me è troppo dura, astratta, difficile e complicata da comprendere.
La semplicità fa per me. Dio, dimmi Tu cosa devo fare. Mi dicesti di andare a Munger e io andai. Mi chiedesti di andare in Australia e così andai. Era un bel posto e lì le persone erano molto semplici.
Mi dicesti di lasciare Munger e andare a Rikhia. Sono partito. Sono diventato il servo di Dio e in questo c’è gioia.
Naturalmente sono vecchio, ma se mi chiedesse di sposarmi oggi lo farei, non perché lo voglio fare, ma perché è Lui che lo desidera. Ci deve essere qualche brava donna che vivrebbe con me. Non è uno scherzo! Donne a parte, se Lui mi chiedesse di bere del veleno, lo farei subito.
Una volta un santo andò in un’osteria coi suoi discepoli ed iniziò a bere. I suoi discepoli pensarono che, dal momento che Guruji beveva, anche loro erano perfettamente giustificati se bevevano, quindi incominciarono a farlo. Poi il santo si recò in una casa di tolleranza. Le donne ballavano, cantando dei gazal, il vino scorreva ed il santo era gioiosamente immerso in tutto ciò. I discepoli dissero: “Dal momento che Guruji fa tutte queste cose, allora anche noi siamo liberi di farle” e non ebbero esitazioni. Poi il santo entrò in una bottega dove ribolliva del vetro fuso, ne chiese una tazza piena ed iniziò a berlo. I discepoli ragionarono: “Questa impresa può essere eseguita soltanto dai siddha e dai mahatma. Non fa per noi”.
Grazie al fatto di essere un mahatma, un siddha o un santo poté digerire il vetro fuso. Allo stesso modo poté digerire il vino e le donne senza che questo comportasse alcun effetto. Questa verità, ahimè, non colpì i discepoli quando si divertivano con il vino e con le donne. Se Dio mi dicesse: “Satyananda, prova a bere del veleno”, io lo berrei come un caffè. Sarebbe un caffè divino, non caffè di Madras o caffè colombiano, ma un meraviglioso caffè brasiliano. Quando andai dalla Colombia al Brasile mi diedero del caffè in una tazzina. Era come brandy! Il mio cervello era su di giri. Non sono assuefatto al caffè ma è buono e ogni tanto lo bevo. Per me la volontà di Dio è caffè divino.

Tratto da High On Waves

Sulla Cresta Dell’Onda

Abbandonare Se Stessi

Dammi il tuo corpo nel servizio
Ma non misurare il dare
Con la sensazione di piacere o dolore.
Volgi la tua consapevolezza verso di me
Ma non misurare il volgere
Col fermarsi del pensiero
O con l’arrivo della pace.
Amami
Ma non misurare l’amore
Con lo svanire della negatività e della confusione.
Abbandona tutta la tua vita e tutto il resto
Ma non misurare l’abbandonarsi
Con la libertà dall’inevitabile morire quotidiano.
Sii costante in questa disciplina
Perché la presenza è più importante del progresso
E l’unica misura del tuo progresso
È l’ininterrotta consapevolezza della mia presenza.

Paramahamsa Satyananda

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 21 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 1.

Quando nascerai in occidente?
Non nascerò in occidente. Semmai nascerò, lo farò dal grembo di una madre che al momento della nascita mi dirà: “Oh figlio, tu sei puro, illuminato e oltre la maya del mondo. Io ti do sannyasa; non ti dovrai sposare!” Shuddhosi, buddhosi, niranjanosi; samsara maya parivrajitosi. Io prego Dio di ottenere una madre così. Non voglio una madre che vorrebbe che mi sposassi o che conducessi una normale vita mondana. Ek Niranjan, Do Gadabad, Tin Latapat, Char Chaupat, Alakh Niranjan. Questo significa: “Uno implica la purezza; due implica guai; tre implica complicazioni e quattro significa stoltezza”.
Sto anche generando del karma. In effetti ciò che faccio è una preparazione per la prossima vita o nascita. Questa vita è così com’è. Per grazia di Dio ho avuto un buon guru, buoni amici, buone opportunità e un ambiente favorevole. Ho anche avuto la grazia di Saraswatiji, Lakshmiji, Durgaji, Brahmaji, Vishnuji, Shankaraji e di tutte le altre divinità. Mi hanno dato tanto ed io ho anche speso ciò che ho ricevuto da loro. Ma:

Piega, piega rapidamente le tue coperte,
Mettiti in marcia per proseguire il tuo viaggio.
Consideri questa locanda del mondo
Come tua dimora?

Così Dio mi ha detto: “Ora devi raccogliere i tuoi guadagni. Alzati e piega le coperte. Ferma il tuo viaggio attuale. Hai scambiato questa locanda mondana per la tua casa. Questa non è la tua casa, devi lasciarla”. Dopo tutto, quanto tempo potete restare in un hotel? Per voi questo mondo è un albergo, un giorno dovrete lasciarlo. Più a lungo soggiornate in un albergo e più affitto dovete pagare. Potrebbero essere cinquecento dollari o cinquecento rupie. Avete erroneamente considerato questa locanda mondana come la vostra dimora. Kabir ha detto:
Non è qui che dovrai soggiornare
Questa è una terra straniera.
Questo mondo è un foglio di carta piegato,
Che si dissolve con poche gocce d’acqua.

Questo mondo è un giardino di spine,
Rimanendovi impigliati, si è certi di morire.
Questo mondo è pieno di rovi e di spine,
Prende rapidamente fuoco e si è certi di rimanere bruciati.

Kabir dice: Oh fratello sadhu,
Il nome del satguru è la vera destinazione.

Il respiro deve fermarsi a un certo punto. Quando un uomo muore, il respiro si ferma o durante l’inspirazione o durante l’espirazione. Dunque, l’ultimo respiro dovrebbe essere la consapevolezza del mantra. Se non muoio a Vrindavan, Mathura o Gerusalemme non importa; la cosa importante è la consapevolezza durante l’ultimo respiro. La Gita dice:

Se il corpo incontra la morte
Quando è predominante sattwa,
L’anima che lascia il corpo
Va nel mondo santo dei saggi.
Incontrando la morte nel rajas,
L’anima rinasce fra coloro
Che sono attaccati all’azione.
Morendo nel tamas,
Nasce in un grembo
Dalla scarsa consapevolezza. (14:12-15)

Sono fiducioso che questo accadrà. Ci sono migliaia di persone in India e all’estero che pregano per me. Pregano: “Signore, aiuta Swami Satyananda”. Le loro preghiere non saranno state invano.
C’è qualcosa che si chiama l’ultimo respiro. Quale dovrebbe essere il pensiero di un uomo al momento dell’ultimo respiro? Ognuno ha un ultimo pensiero. Potreste non essere consapevoli del vostro primo pensiero, perché non eravate del tutto consci a quel tempo, ma c’è sicuramente un ultimo pensiero ed un ultimo respiro. C’è sicuramente anche un’ultima azione, come bere dell’acqua, fare japa, andare in bagno, parlare con qualcuno. Quale dovrebbe essere la mia ultima azione, il mio ultimo pensiero ed il mio ultimo respiro? Certamente dovrebbe essere il nome di Dio, perché quel pensiero determina il proseguimento del nostro viaggio. Tulsidas ha scritto:

Vita dopo vita i muni continuano a provare:
Ancora il nome di Rama
Non esce dalla loro bocca
Al momento della morte.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 22 Dicembre 2009 – brani scelti da Bhakti Yoga Sagar – volume 7.

I santi sono nati per aiutare gli altri, per servire gli altri. I santi e gli asceti non sono nati per cercare la propria liberazione; non è questa la loro missione. I capifamiglia cercano moksha, la gente comune cerca la liberazione o la salvezza finale perché è infelice. Chi si sente legato ha bisogno di essere liberato; chi si sente prigioniero vuole essere liberato. Se su questa terra vi sentite effettivamente vincolati, soltanto allora cercherete la liberazione da questa costrizione. Se fate così dovete ottenerla.
Ma perché io dovrei cercare la liberazione? Non so neanche cosa farò nella prossima vita! Potrei essere felice anche nella prossima vita, dove servirò Dio. Mi sento abbastanza a casa anche a Rikhia. Se domani dovessi spostarmi da qualche altra parte, sarei felice anche lì. Io rimango felice in ogni situazione, in ogni paese, in ogni associazione, con ogni abbigliamento, in ogni circostanza. Mi adeguo ad ogni modalità e metodo. I santi e i profeti non cercano mai la liberazione finale; non ne hanno bisogno. Soltanto coloro che sono in catene, che sono legati, che sono infelici, che subiscono terribili sofferenze, che sono frustrati e preoccupati hanno bisogno di moksha. Chi è malato ha bisogno di un dottore.
Un fiume beve forse la sua stessa acqua? Frutti ed ortaggi, come manghi, guava, mele, papaie, i frutti dell’albero del pane, pomodori e patate, mangiano forse se stessi? No, essi sono per tutti noi. Questo si chiama paramartha, il servizio più alto. Ciò che aiuta gli altri è paramartha e ciò che non è di alcun aiuto agli altri è egoismo. La più grande debolezza dell’uomo è l’avarizia. I deva rincorrono il godimento, i demoni sono crudeli e gli esseri umani sono avari. Così i deva devono imparare l’autocontrollo, i demoni devono imparare ad essere benevoli e gli esseri umani a dare.

Satsang di Sri Swami Satyananda

Tratto da: Rikhiapeeth blog del 23 Dicembre 2009 – brani scelti da Sankalpa of a Sannyasin.

Ho vissuto una vita spirituale per più di sessant’anni. Ho praticato ogni forma di yoga, ma infine ho scoperto che quando ho incominciato a pensare agli altri, Dio ha incominciato a pensare a me. Seguendo le istruzioni del mio guru, ho acceso la fiamma dello yoga a Munger e la fiamma del seva a Rikhia. Questa è la necessità dell’umanità oggi. Tutti hanno un desiderio interiore, ma vi sentite confusi perché non sapete come o dove realizzarlo. Il potere divino che viene invocato tramite yajna, mantra e il nome di Dio ha la potenzialità di realizzare i desideri di ogni essere umano. Chiunque può venire ed essere in compagnia di Dio.
Ricordatevi sempre che Dio non è mai lontano da voi. Dio do-vrebbe esservi più caro di chi vi è più caro. Non dovete rinunciare a niente per Dio. La divinità risiede addormentata dentro di noi, ma è quasi morta. Se volete risuscitare la divinità che è in voi, ripetete il nome di Dio e fate del bene agli altri. Questo è l’unico modo in cui diverrete liberi.
La conoscenza spirituale dovrebbe essere sperimentata direttamente, non attraverso l’intelletto o l’analisi. Bisognerebbe avvicinarsi alla conoscenza spirituale con molta innocenza e questo è quello che ho fatto. All’inizio mi avvicinavo alla vita spirituale tramite la mente. Per cinquanta anni ho peregrinato e lavorato molto duramente. Alla fine, dopo aver insegnato lo yoga e il Vedanta, dopo aver parlato del sé assoluto e dell’espansione della mente, qui, nel Paramahamsa Alakh Bara, ho iniziato a venerare Tulsi due volte al giorno. Venero Devi, Ganesha, Rama, Lakshman, Sita e Hanuman e venero gli alberi di pipal e di rudraksha.
Dio ha detto: “Se vuoi un biglietto di ritorno, dovrai pagare il doppio”. Ho risposto: “Pagherò non solo il doppio, ma anche il triplo”. Per questo sono stato seduto in mezzo ai fuochi per cinque anni. Dio mi ha detto di leggere il Ramacharitamanas senza interruzione per ventiquattro ore. Ho detto a Dio: “Posso continuare per un anno intero se mi dici di farlo. Qualsiasi cosa mi comandi di fare, la farò, ma devo avere un biglietto di ritorno”. Si dà un biglietto di andata e ritorno o a coloro che sono immersi nel peccato e che hanno accumulato molti karma, oppure a coloro che ritornano volontariamente per loro scelta.
Quando lascerò il corpo, sceglierò di nascere dal grembo di una madre di una casta inferiore. Insegnerò il dharma a mio padre e a mia madre così come anche ai lavoratori e agli spazzini che vivranno intorno a me affinché possano anche assorbire dei buoni samskara. Questo è il concetto di Bodhisattwa. Come Bodhisattwa, il Signore Buddha nacque per molte incarnazioni in famiglie di animali e di gente di bassa casta. È anche nato nelle case di un uomo d’affari, di un ministro e di un re, e ovunque ha insegnato il dharma. I sadhu e i mahatma dovrebbero avere questo ideale.
Che io possa vivere con i poveri, gli oppressi e gli ignoranti. Se potrò vivere in una piccola capanna, avere una famiglia e dei figli, andare incontro ai piaceri e ai dolori della vita e tuttavia vivere come un sadhu pur movendomi nel ciclo della condizione terrena, allora questo sarà già qualcosa. Namdev visse così e divenne immortale.
Se voi raggiungete la pace, che cosa interessa al resto del mondo? Solo voi siete felici. È meglio non avere pace quando c’è infelicità tutt’intorno a me. Voglio nascere vita dopo vita, continuamente. Non voglio un regno, piaceri, comodità e la libertà dal ciclo di nascita e morte. Voglio solo riuscire ad aiutare le persone che si trovano in difficoltà, non solo le difficoltà mentali o fisiche, ma anche le difficoltà pratiche che sono nella vostra cucina, in camera da letto ed in bagno, se avete queste comodità. Milioni di persone in tutto il mondo soffrono. I miei vicini soffrono, ma nessuno se ne preoccupa.
L’ashram di Rikhia ora si chiama Rikhiapith. Pith significa “se-de”, un termine adatto per Rikhia, perché qui sono culminate e hanno dato i loro frutti le istruzioni date da Swami Shivananda. Swami Satyasangananda è la prima pithadishwari, o acharya, di Rikhiapith e le è stato dato il sankalpa che qui si vivano e si mettano in pratica i tre insegnamenti cardinali di Swami Shivananda. Questa è la visione futura per Rikhia.
Rikhiapith avrà un tono spirituale e al suo centro ci saranno le masse. I poveri sono il sale della terra. L’ottanta per cento dell’India è povero e i poveri costituiscono anche l’ottanta per cento di Rikhia panchayat. Dobbiamo fare qualcosa per elevare il loro tenore di vita. Se non siete capaci di portare felicità ad ogni singola persona, la vostra filosofia è una farsa, è priva di significato. La responsabilità della religione è di aiutare l’umanità, ma ha fallito nel farlo. Le religioni devono venire in soccorso dell’uomo e non creare ulteriori problemi. La pace, shanti, e la non violenza, ahimsa, dovrebbero essere lo scopo ed il fine della religione.
Ho ricevuto tre istruzioni dal mio guru, Swami Shivananda: servi, ama, dona. Questi precetti divennero il sadhana da perfezionare nella mia vita e presero una forma definitiva quando giunsi qui a Rikhia. Aiutare gli altri a crescere e a migliorare in tutti gli aspetti, esteriore ed interiore, sociale e personale, è il mio sankalpa. Qualsiasi metodo io abbia adottato negli anni, che sia lo yoga o le attività di Rikhia, è stato semplicemente un mezzo per realizzare questo sankalpa. Ognuno dovrebbe imparare a vivere per gli altri.