Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

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  • La Devi – II e III Parte 
  • Satsang con Swami Satyananda Saraswati 
  • I Dodici Jyotirlingam 
  • Pratica ed Esperienza nello Yoga 
  • Hatha Yoga Pradipika 

La Devi

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 1° e 4 Ottobre 2011 – II e III Parte, Satsang con Swami Shivananda.

II Parte

Shakti è ciò attraverso cui noi viviamo ed esistiamo in quest’universo. In questo mondo tutte le necessità di un bambino sono garantite da sua madre. La crescita, lo sviluppo e il sostentamento del bambino sono curati dalla madre. Allo stesso modo tutte le cose necessarie per vivere e agire in questo mondo e l’energia necessaria dipendono da Shakti, la Madre Universale. La madre umana è una manifestazione della Madre Universale. Tutte le donne sono forme della Madre Divina.

Siete più liberi con vostra madre che con chiunque altro. Aprite il cuore più liberamente con vostra madre che con vostro padre. Non vi è nessun Dio più grande della Madre. È la madre che vi protegge, vi nutre, vi consola, vi allieta e ha cura di voi. Lei è il vostro primo guru. La prima sillaba che quasi ogni essere umano emette è l’adorato nome della madre: Ma. Lei sacrifica tutto per il bene dei suoi figli.

Un bambino ha più familiarità con la madre che con il padre perché lei è gentile, amorevole, tenera e affettuosa e ha cura dei bisogni del bambino. Quella della madre è la personalità che attira di più il cuore umano. Quando il bambino vuole qualcosa, corre a braccia aperta verso la madre piuttosto che verso il padre. Se la madre sente il pianto del bambino, lascia il lavoro domestico e corre immediatamente a occuparsi del bambino.

Anche nel campo spirituale l’aspirante – il bambino spirituale – ha un rapporto più intimo con la Madre Durga che con il Padre Shiva. Shiva è piuttosto indifferente al mondo esteriore. È assorto nella contemplazione del Sé; ha delegato l’autorità di agire alla sua consorte Durga. È Madre Durga che ha cura delle vicende del mondo. Il Signore Shiva osserva Durga, la sua Shakti. Lei si occupa della creazione, della conservazione e della distruzione.

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Durga è Shakti che si è manifestata come il principio creativo, conservativo e protettivo nel mondo creato. Questo grande principio è adorato come Madre Divina, come Maha Kali, Maha Lakshmi e Maha Saraswati che rappresentano i tre aspetti di tamas, rajas e sattwa, le tre modalità di prakriti.

È nostro dovere propiziare la Madre Divina poiché lei regna suprema sulla salute e la ricchezza dell’universo. Voi siete colmi di Shakti. Non potete esistere indipendentemente da Shakti. L’intero universo è energia, e l’energia è Shakti. La forma rivelata di Dio è Shakti o potenza. Nell’aspetto immanifesto Dio è chit shakti, la forza della coscienza che opera ovunque come la causa di tutte le cose materiali.

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L’amore è l’unica potenza trasformatrice e Devi è l’inesauribile fonte dell’amore divino. L’amore della madre per i suoi piccoli è inegua-gliabile. È il prerequisito per ogni crescita, progresso, evoluzione e trasformazione. La paura (un’altra forma di odio), rallenta la crescita e ferma il progresso: l’amore promuove la crescita e accelera il progresso. L’amore sostiene la creazione. L’amore divino è la vera manifestazione della Madre Divina.

Lasciate che nel vostro cuore non vi sia altro che amore. Rimuoverà gli ostacoli e accelererà il vostro progresso spirituale. Trasformerà i vostri nemici in amici. Vi inonderà delle più ricche benedizioni della Devi nella forma di pace, abbondanza e prosperità. Vi donerà la ri-compensa più elevata: moksha.

Coltivate l’amore disinteressato verso tutti gli esseri, allora avrete realmente insediato Para Shakti nel vostro cuore. Allora sulla terra vi saranno pace, felicità, prosperità e armonia. Che le benedizioni della Madre siano su tutti voi.

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La Madre Divina è ovunque triplice. Lei è dotata dei tre guna: sattwa, rajas e tamas. Si manifesta come volontà, iccha shakti, azione, kriya shakti e conoscenza, jnana shakti, le tre forme di potere con le quali il mondo è governato. Lei è Brahma Shakti (Saraswati) congiunta con il Signore Brahma; Vishnu Shakti (Lakshmi) congiunta con il Signore Vishnu; Shiva Shakti (Maha Kali o Durga) congiunta con il Signore Shiva.

Saraswati è l’intelligenza cosmica, la coscienza cosmica, la conoscenza cosmica. Lakshmi non significa la mera ricchezza materiale come l’oro, il bestiame ecc. Qualsiasi tipo di prosperità, gloria, magnificenza e gioia, esaltazione o grandezza dipendono da Lakshmi. Kali è la potenza trasformatrice del divino, la potenza che dissolve la molteplicità in unità.

La Devi assume molti aspetti in base ai compiti che deve svolgere, talvolta dolci e teneri e talvolta terribili e divoratori, ma è sempre gentile e graziosa verso i suoi devoti. Arjuna, l’eroe Pandava, adorò la Dea prima di iniziare la lotta contro i malvagi Kaurava. Sri Rama adorò Durga per invocare il suo aiuto, prima della battaglia con Ravana. Combatté e vinse per la sua grazia.

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La Madre Divina è la potenza simbolica che sta dietro la creazione, la conservazione e la dissoluzione. L’intero universo è la manifestazione di questo potere. Devi è sinonimo di Shakti, la potenza Divina che manifesta, sostiene e trasforma l’universo come l’unica forza unificante dell’esistenza. Poiché Shakti non può essere adorata nella sua forma essenziale, essa è adorata così come noi la immaginiamo. In relazione alle tre funzioni di creazione, conservazione e distruzione, Shakti è rispettivamente Saraswati, Lakshmi e Kali. Queste non sono tre Devi distinte, ma un’unica Devi senza forma, adorata in tre forme. I Deva corrispondenti a queste sono Brahma, Vishnu e Maheshwara che, allo stesso modo, non sono tre Deva ma gli aspetti dell’unico Supremo Deva che è privo di forma. Che la Divina Devi, la Madre, possa benedire tutti voi!

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Navaratri, o le nove notti, simboleggia la vittoria delle forze divine superiori sulle qualità inferiori negative che trovano espressione nell’ingiustizia, l’oppressione, l’avidità, l’egoismo, l’odio e una miriade di altre forze non divine che si aggiungono alle altre sofferenze dell’uomo.

Esteriormente Navaratri è rappresentato da un festival della vittoria offerto alla Madre per il successo della sua lotta contro gli spaventosi demoni. Ma all’aspirante spirituale la suddivisione di Navaratri in tre parti di tre giorni ciascuna per adorare i differenti aspetti della Supre-ma Dea – Durga, Lakshmi e Saraswati – insegna una verità sublime seppure assolutamente pratica. Nel suo aspetto cosmico impersona gli stadi dell’evoluzione verso Dio, da jivahud verso Shivahud. Nel suo aspetto individuale mostra il corso che dovrebbe prendere il proprio sadhana spirituale.

Lo scopo centrale dell’esistenza è riconoscere la vostra identità con lo Spirito Supremo e crescere nell’immagine del Divino. Prima dovete liberarvi dalle innumerevoli impurità e dagli elementi non divini che vi si attaccano nello stato incarnato. Poi dovete acquisire qualità divine propizie. Così purificati e resi pieni di sattwa, la conoscenza brilla in voi come i raggi scintillanti del sole sulle acque cristalline di un lago perfettamente calmo.

Questo processo del sadhana implica volontà risoluta, sforzo determinato e lotta ardua. La forza, l’infinita Shakti, è la prima cosa necessaria. La Madre Divina, la Suprema Shakti, deve operare attraverso di voi.

III Parte

Durante le prime tre notti di Navaratri, si adora Durga o l’aspetto di-struttivo della Madre. Durante le tre notti successive si adora l’aspetto creativo o Lakshmi. Durante le ultime tre notti s’invoca l’aspetto della conoscenza o Saraswati. Il decimo è Vijaya Dashami o il giorno della vittoria.
Vi è uno speciale significato nell’adorazione della Devi seguendo quest’ordine. Nei primi tre giorni la Devi è adorata come potenza, forza. Pregate Durga affinché distrugga tutte le vecchie abitudini, le impurità e i difetti. Lei è la potenza che protegge il vostro sadhana dai molti pericoli e trabocchetti. Nel processo del sadhana, per prima cosa tamas è conquistato e trasformato. Nella forma di Durga, la Devi distrugge prima le tendenze negative e malvage che si nascondono nella mente.
Durante la seconda serie di tre giorni si svolge l’adorazione di Lakshmi. La forza di rajas deve essere soggiogata. Nella forma di Lakshmi, Devi semina le qualità divine che conducono al risveglio spirituale. Il fine è costruire una sublime personalità spirituale, coltivare e sviluppare tutte le qualità positive e di buon auspicio. Se lo sviluppo delle qualità opposte (pratipaksha bhavana) non è intrapreso con serietà, la vecchia natura demoniaca alzerà la testa spesso. Questa fase è tanto importante nella carriera di un aspirante quanto quella precedente. Mentre il precedente è uno spietato e determinato annientamento dell’egoistico sé inferiore, il secondo è lo sforzo ordinato, regolare, calmo e sereno per sviluppare le pure qualità sattwiche. Questo piacevole lato del sadhana dell’aspirante è rappresentato dall’adorazione della Madre Lakshmi. Lei conferisce inesauribili ricchezze ai suoi devoti. Lei è la purezza stessa.
La terza fase arriva quando l’aspirante è pronto a conseguire la co-noscenza divina. Questa è la devota adorazione di Sri Saraswati, che è la personificazione della conoscenza. Sattwa guna deve essere trasceso e Saraswati è la Madre nella sua forma sattwica. Nella forma di Saraswati, lei conferisce la vera conoscenza. Il suono della sua celestiale vina risveglia le note dei sublimi Mahavakya, o grandi detti, e del Pranava o Om. Lei conferisce la conoscenza del Supremo Nada e poi conferisce totale Atmajnana, conoscenza spirituale, come rappresentata dalla sua pura e splendente veste bianca come la neve.
Il decimo giorno, Vijaya Dashami, celebra la conquista della vitto-ria della conoscenza sull’ignoranza, del bene sul male. In questo gior-no i ragazzi iniziano la scuola, gli aspiranti ricevono l’iniziazione, i lavoratori venerano i loro utensili e tutti riconoscono la shakti o il potere alla base di questi strumenti e adorano la Devi per il loro successo, per la prosperità e per la pace.
Nessun altro sentiero è conosciuto per la salvezza. Questa disposi-zione segna le fasi dell’evoluzione attraverso le quali ciascuno do-vrebbe passare. Una porta naturalmente all’altra e prendere una scor-ciatoia avrebbe senz’altro come risultato il fallimento. La conoscenza non discenderà fintanto che non saranno lavate via le impurità e non sarà sviluppata la purezza.
Distruggete una cattiva qualità, sviluppate la virtù opposta. Attra-verso questo processo arriverete presto a quella perfezione che culmi-nerà nell’identificazione con Brahman, che è la vostra meta. Allora tutta la conoscenza sarà vostra. Vedrete voi stessi in tutti. Avrete con-quistato la vittoria eterna sulla ruota della nascita e della morte.

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Gloria alla Madre Divina! Fate che lei possa portarvi passo dopo passo in cima alla scala spirituale a unirvi con il Signore!

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Shakti è tutto. Potete adorarla in qualsiasi forma. La creazione assoluta di quest’universo è dovuta a lei solamente. Noi siamo tutti dei burattini tra le sue mani. Kriya, iccha e jnana shakti sono le tre forme di energia con le quali è governato questo mondo. L’adorazione di Shakti non dà solo la prosperità ma anche la liberazione da ogni schiavitù. Che le migliori benedizioni delle Dea Shakti possano inondare tutti voi!

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L’adorazione della Devi, o Madre Universale, non dà solo la prosperità ma anche la liberazione da ogni schiavitù. Shakti può fare qualsiasi cosa. Può fare o lacerare. Può riparare o eliminare. Come Vidya Maya, vi ha nascosto la verità con un velo e vi ha legato a questo samsara. Quando è propiziata con sincera devozione e incondizionata resa di sé, lei rimuove il velo e dà la possibilità di percepire la Verità.

Non potete liberarvi dalla schiavitù della mente e della materia senza la grazia della Madre. Le catene di maya sono troppo dure da rompere. Se la adorate come la Grande Madre, potete facilmente andare oltre prakriti con la sua grazia benevola e le sue benedizioni. Lei toglierà tutti gli ostacoli sul sentiero, vi condurrà senza rischi al regno illimitato dell’eterna beatitudine e vi renderà assolutamente liberi.
Che Parashakti o Devi – la Madre Universale Jagadamba – possa benedirvi con saggezza, pace e immortale beatitudine.

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Devi, la Madre Divina, rappresenta il trionfo della potenza divina sulla miriade di forze oscure della negatività – conosciute troppo bene in tutte le vite umane – nella lotta tra i fattori duali del bene e del male, della verità e della menzogna, della virtù e del vizio, della libertà e dell’involuzione, della luce e delle tenebre. La grande legge cosmica è che alla fine la volontà divina prevale sempre sul non divino.

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L’adorazione della Madre Divina conduce alla realizzazione della Conoscenza del Sé. Avvicinatevi a lei a cuore aperto. Portate a nudo la vostra mente con sincerità e umiltà. Fate che i vostri pensieri siano puri e sublimi. Divenite semplici come un bambino. Distruggete l’egoismo e la disonestà. Fate esperienza di una resa totalmente sincera e incondizionata nei suoi confronti. Recitate i suoi mantra. Cantate le sue lodi. Ripetete il suo Nome. Adoratela con fede e risoluta devozione.

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Percepite che la Madre vede attraverso i vostri occhi, sente attraverso le vostre orecchie e lavora attraverso le vostre mani. Sentite che il corpo, la mente, il prana, l’intelletto e tutte le loro funzioni sono sue manifestazioni. L’unica vita universale pulsa nel cuore di ognuno. Come può esservi posto per l’odio o l’egoismo quando odiandovi l’uno con l’altro rinnegate il vostro stesso sé? Indirizzate questa coscienza nel profondo del vostro cuore. Meditate sempre e praticate questo ideale di unità divina.

La grazia della Madre è immensa. La sua compassione è illimitata. La sua conoscenza è infinita. La sua potenza è incommensurabile. La sua gloria è ineffabile. Il suo splendore è indescrivibile. Lei dà la prosperità materiale e anche la liberazione. Lei è allietata dalla purezza di cuore. Fate un deciso e sincero tentativo di ottenere la grazia della Madre. Lei trasformerà tutta la vostra vita e vi benedirà con il latte della divina saggezza, dell’intuizione spirituale e della liberazione.

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Nulla è possibile senza la Madre. Il progresso materiale e spirituale dell’umanità è inestricabilmente legato alla madre – umana e divina. La parte umana di un individuo è formata quasi interamente dalla madre umana. Il proprio carattere, le caratteristiche mentali, le facoltà intellettuali, il proprio essere sono forgiati dalla madre. È per questo motivo che le scritture incoraggiano a trattare la madre come Dio. Questo è ancor più vero in ambito spirituale. Non è possibile nessun progresso spirituale senza l’aiuto della Madre Divina.

Pregatela con fervore. Ne sarà facilmente compiaciuta. Lei è sempre pronta a correre verso di voi. Dovete soltanto accettarla! Purificate la mente da tutte le scorie e insediate la Madre su un trono dorato. Ab-bandonate ai suoi piedi il vostro piccolo ego. Pregate: “Sia fatta la tua volontà, Madre! Non voglio nulla!”. Vi prenderà per mano e vi con-durrà verso moksha!

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Adorate la Madre dell’universo, la Shakti o Brahman, nella sua forma suprema o nella sua forma manifesta, secondo la vostra capacità. Se l’adorazione è per conseguire l’illuminazione spirituale, è assoluta-mente necessaria l’osservanza degli yama e dei niyama. Offrite a Devi Durga i vostri aspetti interiori negativi come passione, rabbia e avidità. Non avete nessun diritto di danneggiare alcuna creatura vivente per nessun motivo. Nessuna adorazione, nessuna preghiera, nessun atto nella vita può giustificare il danno fatto a degli esseri viventi. Osservate al meglio la regola dell’amore universale. Adorate con atma bhava, con sarvatma bhava. Questa è la cosa più grande e più gloriosa che possa essere fatta da qualcuno in qualunque momento. Che la Devi Durga possa inondare tutti voi con le sue benedizioni!

Satsang con Swami Satyananda Saraswati

Tratto da: Calendario 2012, Aprile, Maggio, Giugno, Shivananda Math, Rikhiapith, India.

Musica e Danza – L’Elisir della Vita

Nella cultura indiana Shiva è il Maestro della danza, il bellissimo ballerino amato da tutti – Nataraja Nataraja nartan sundar Nataraja. Shivaraja Shivaraja Shivakami priya Nataraja. Una volta Shiva e Parvati fecero una gara di danza. Lui avrebbe fatto un’esibizione e lei l’avrebbe seguito. Shiva e Parvati danzarono e danzarono e danzarono. Shiva danzò in differenti pose e al termine prese una posizione che Parvati non poté fare. Troverete questa posa nel tempio di Chidambaram, vicino a Chennai, nell’India del Sud. Parvati non poté eseguire questa posizione che divenne l’immortale postura di Nataraja.
Dopo Shiva arrivò Sri Krishna. Egli portò la danza a livello delle masse, ai ragazzi e alle ragazze che pascolavano e mungevano le mucche. Krishna era analfabeta. Quest’uomo che si suppone essere il maestro della Bhagavad Gita non ebbe nessuna istruzione, proprio come Swami Niranjan. Swami Niranjan non andò mai a scuola; non seppe mai che cosa fosse un insegnante, o un banco, una penna o un foglio. Krishna ebbe un destino simile. Non andò mai a scuola. Visse in incognito durante la sua infanzia e adolescenza con i ragazzi e le ragazze custodi delle greggi. Là soleva danzare e danzare e le ragazze solevano danzare e danzare. Questa danza è divenuta immortale nella storia indiana ed è chiamata rasalila, la danza cosmica, la danza celestiale, la danza divina. La chiamiamo la danza di purusha e prakriti, la danza tra ida e pingala. Le abbiamo attribuito molti nomi. Sri Krishna danzò e la rasalila è divenuta immortale.
Krishna e Shiva furono maestri di danza, furono perfetti ballerini. La Nataraja di Shiva e la rasalila di Krishna sparirono dalla vita indiana per due o trecento anni, quando agli uomini e alle donne non fu permesso di interagire l’uno con l’altra. Siamo nati liberi. Vogliamo essere liberi. Danzare è un nostro diritto e cantare è la nostra anima. Questo è l’unico momento nel quale possiamo essere felici. Altrimenti stiamo danzando dietro al denaro, stiamo danzando dietro all’alcool, stiamo danzando dietro a questo e quello. E questa danza è piena di tensioni.
Non sottoscriviamo la cultura che proibisce di cantare e di ballare. Musica e danza sono l’elisir della vita. Ciascuno deve permettere ai propri figli di imparare la musica e la danza a casa. Dobbiamo tutti imparare a cantare e a danzare. Guardate come questi occidentali sono bravi a cantare e a ballare. I loro tempi e i loro ritmi sono perfetti. La loro conoscenza è al cento per cento nonostante sia la nostra cultura che proviene dal Sama Veda, uno dei quattro Veda. Durante dei periodi bui, due, trecento anni fa, questa distanza tra i ragazzi e le ragazze aumentò e fu loro proibito di praticare questa meravigliosa arte. Come risultato oggi ragazze e ragazzi sono impauriti gli uni degli altri.
Vogliamo che i nostri bambini imparino matematica e scienze, ma la vita nella società e nella famiglia dovrebbe essere piena di musica. Non c’è niente di male nell’imparare l’inglese o la chimica, ma i bambini devono cantare e ballare. Ballare e cantare sviluppa il corpo e la mente – il loro spirito si eleverà. Se i genitori cantano kirtan e bhajan, i bambini li seguiranno adattandosi. Se vi sedete e cantate kirtan o Ramayana, i vostri bambini si siederanno certamente lì con voi e anche loro parteciperanno nei canti. Questo dovrebbe essere l’inizio di una buona cultura nella famiglia, in armonia con la nostra antica cultura e civiltà. Cantare e danzare per gli Indiani non è una nuova cultura.

Shivalingam

Prima di parlare dello shivalingam, vorrei chiarire alcuni fraintendi-menti in merito. Sfortunatamente il termine lingam, così com’è stato definito nel dizionario Sanscrito, significa fallo, l’organo maschile. Nel passato, quando i primi ricercatori iniziarono a spiegare e a scrivere le loro tesi sullo shivalingam, non conoscevano molto riguardo al Sanscrito, alla sua storia e alla sua grammatica. Presero alla lettera il dizionario, che dava lingam come l’organo maschile, così come shivalingam, l’organo maschile di Shiva. Il fraintendimento è avvenuto in questo modo. Così quando altri eruditi ricercatori vollero fare ricerche sullo Shivaismo, il culto di Shiva e dello shivalingam, fecero lo stesso errore.

Simbolo della coscienza cosmica

Secondo la grammatica Sanscrita e la filosofia a essa connessa, il ter-mine lingam indica uno stato dell’esistenza che è impercettibile, che è invisibile, ma che tuttavia esiste. Molti artisti, poeti e pensatori possono comprendere questo molto bene. Potete vedere le vostre emozioni, frustrazioni, felicità e gioia? No. Se sono in voi potete sentirle, ma se non lo sono non le potete percepire, tuttavia possono esistere nelle altre persone. Questo significa che le normali emozioni degli esseri umani hanno una forma sebbene siano invisibili.
Nello stesso modo la coscienza è astratta. Non sto parlando della coscienza umana. Quando dico coscienza, mi riferisco alla coscienza cosmica o assoluta. Potete usare qualsiasi parola che preferite, anche Dio. La coscienza è invisibile, astratta e infinita. Non può essere compresa. La realtà ultima è incomprensibile a chiunque, anche ai santi o agli yogi, non di meno a un paramahamsa. Se volete comprendere quella realtà ultima, vi è solo una via, dovete divenire quella realtà. Non è possibile altrimenti.
Perciò quella coscienza che non può essere compresa con nessun mezzo, da nessuno, dovrebbe essere compresa attraverso il suo simbolo, e questo simbolo in Sanscrito è conosciuto come shivalingam. Non è il simbolo fallico, ma è chiamato shivalingam. Shiva significa assoluto, finale, coscienza totale, coscienza cosmica o coscienza universale. Questi sono solo appellativi. Shivalingam è la rappresentazione, il simbolo della coscienza cosmica. Questo è il primo importante punto che deve essere capito da tutti.

Una tradizione universale

Oggigiorno è solamente in India che lo shivalingam è adorato, venerato e contemplato dalla maggioranza degli Indù, non da tutti gli Indù e non da altre religioni, Cristianesimo, Islam, Buddhismo o Giudaismo. Nessun altro adora lo shivalingam oggigiorno. Ma se andate a ritroso nella storia e negli studi delle antiche civiltà che fiorirono nel medioevo e anche molto prima troverete evidenze sostanziali che provano che nei tempi antichi l’adorazione dello shivalingam era prevalente in tutto il mondo.
In Sudamerica sono stati trovati simboli risalenti alle antiche civiltà precolombiane che dimostrano che la devozione per Shiva era preminente nella cultura filosofica degli Aztechi, Incas e nelle altre tribù indigene degli Indiani Pellirosse anche in Messico. All’inizio di questo secolo e durante il secolo scorso, quando furono fatti degli scavi presso alcune vecchie chiese in Inghilterra, alla loro base furono rinvenuti degli shivalingam.

Come fu Preservato lo Shivalingam

Non voglio entrare nei dettagli riguardo questo argomento, voglio semplicemente dirvi che, sebbene l’adorazione di Shiva sia praticata dalla maggioranza degli Indù in India ed è accettata da tutti gli Indù, non è una peculiarità Indù. L’unica ragione per la quale oggi lo shiva-lingam può ancora essere trovato qui è perché gli Indù lo hanno salvaguardato molto accuratamente. Gli Indù formano una comunità molto compatta. Qualsiasi cosa abbiano, la manterranno. Essi non vogliono distruggere nessuna forma di linguaggio, arte, cultura, religione, costumi, abbigliamento o cibo. Questo è il tipo di persone che sono.
Questo è valido non solo per la loro religione, ma anche per la loro ideologia politica. Il comunismo morirà e addirittura nessuno più lo conoscerà, ma in qualche remoto angolo dell’India potrete scoprire che è ancora praticato. In questo modo gli Indù sono come un museo. Per questo motivo in India potete trovare di tutto. Potete trovare i jumbo jet e i carri trainati dai buoi, le più moderne e attrezzate toilette e le latrine all’aperto. Potete esserne certi, anche molti secoli dopo potrete trovarli ancora da qualche parte.
In tutto il mondo, in ogni continente, di volta in volta vi sono stati massacri, guerre e stermini politici. Questo succede in ogni paese e nessuno lo può fermare. Fino a quando vi sarà la religione continue-ranno ad esservi massacri. La religione protegge, favorisce e sostiene l’ideologia politica. Che cosa successe dal 1939 al 1943? Che cosa successe in Cambogia? Che cosa successe durante la rivoluzione Cinese, la rivoluzione Russa, la rivoluzione Iraniana?
È accaduto in tutto il mondo in questo modo. Nel Nord e nel Sud America gli Indiani furono sterminati; in Europa, i Celti; in Russia, gli Slavi, i Mongoli e gli Unni. Anche in India vi sono stati periodi di distruzione di massa quando tutte le filosofie e i sistemi furono distrutti, filosofi e preti furono uccisi e i sancta sanctorum furono distrutti. Se non ne siete a conoscenza, leggete qualcosa a riguardo. È importante sapere dove l’umanità ha fatto un errore e dove continuerà ancora a fare errori.
In India, tuttavia, c’è una particolare classe di persone che ha continuato a muoversi con molta calma e tranquillità. Sto usando la parola India, ma in effetti sto parlando degli Indù. La cultura Indù è una civiltà crittografica. Sapete che cos’è un crittogramma? Un dettagliato resoconto in forma cifrata, nascosto sotto terra, di tutte le scoperte e gli sbagli, i successi e i fallimenti, le guerre, i trattati, la creatività e la distruzione dell’uomo. Molte civiltà nel mondo hanno lasciato crittogrammi su pietre, su tavole o su carta, nella forma di poesie, di simboli e altre forme tradizionali.
In India, tuttavia, questa particolare classe di persone istituì un’as-sociazione di persone conosciute oggi come swami, sannyasin, rinun-cianti, eremiti. Nel corso del tempo hanno avuto differenti nomi e gli Indù gli hanno detto: “Sentite, vivete in disparte e non abbiate nulla a che fare con la politica, con la sensualità, con l’amministrazione sociale, con il mantenimento della famiglia. Qui ci sono una casa, denaro e cibo. Imparate, studiate e insegnate la scienza della coscienza – fate soltanto questo. La scienza della consapevolezza, dello spirito, del vostro nucleo – solo questo è quello che dovete studiare, quello che dovete imparare, quello di cui dovete fare esperienza e che dovete insegnare. Non insegnate cose sociali”.
Per questo motivo uno swami non vi dirà mai come dovreste spo-sarvi o se dovreste sposarvi oppure no. No. Se me lo chiedete potrei dirvi: “Fate qualsiasi cosa vi piace”, perché questo non è un argomento di mia competenza. Quindi gli Indù furono abili nel preservare la scienza dello shivalingam. Qui non sto usando il termine religione, sto usando la parola scienza.
La fondazione dei templi di Shiva

Perché preservarono la scienza dello shivalingam? Perché Shiva è adorato in tutta l’India nella forma di una pietra ovale? Qual è la tradizione al suo riguardo che la gente non conosce? Questa pietra di forma ovale non è scolpita o fatta a mano. È trovata esattamente in quella forma e misura, da pochi centimetri fino a più di quattro metri di altezza. Si trova lungo le rive del fiume chiamato Narmada, che nasce nell’India centrale e fluisce verso ovest e infine sfocia nel Mare Arabico. Questa è una cosa importante che dovreste conoscere.
In secondo luogo, tutti i templi di Shiva in India non sono stati edi-ficati perché qualcuno aveva i soldi per farlo. Alcune persone sogna-rono Shiva durante la notte che diceva loro: “Vai in quel luogo e scava in profondità per quattro metri”. Così andarono, scavarono e lì trovarono uno shivalingam. Oppure fu detto loro in sogno: “Installa uno shivalingam proveniente dal Narmada. Vai al fiume, prendilo, ritorna e collocalo lì”. Principalmente è successo alle persone innocenti, gente molto semplice, che fece questi sogni e installò gli shivalingam. Gli abitanti dei villaggi e la gente delle città, ricchi e poveri, donarono il necessario per innalzare il tempio.
In India i templi di Shiva furono edificati in questo modo. Non è perché avete il denaro e decidete che a Mangrove Mountain ci dovrebbe essere una chiesa e così la costruite. No. Non è uno sforzo dell’uomo, il suo intelletto o un suo capriccio. Non è per la vostra vo-lontà che dovreste creare una casa di Dio. Dio dovrebbe scegliere la propria casa. Chi siete per pensare di costruire una casa per lui? Questa casa deve essere costruita per rappresentarlo, per simboleggiarlo. Questo è detto un tempio, un sancta sanctorum, una chiesa, una moschea o casa di Dio.
Ci deve quindi essere un flash intuitivo in meditazione o in sogno. La coscienza deve essere illuminata. Quando tale coscienza è illuminata, allora queste cose dovrebbero accadere. Allora deve essere edificato il tempio. Molte persone mi chiedono: “Perché non hai costruito un tempio a Munger?”; e io dico loro: “Ma non ho ricevto l’ordine. Se ricevo l’ordine, lo costruirò. Farò quello che mi è stato ordinato”.

I Dodici Jyotirlingam

Tratto da: Calendario 2012, Aprile, Maggio, Giugno, Shivananda Math, Rikhiapith, India.

Omkareshwar – Il Signore del Sacro Om

Amalesvara, M.P.

Questo jyotirlingam è collocato su un’isola che ha la forma della sacra sillaba Om, sulle rive del fiume Narmada, dove Adi Shankaracharya ricevette sannyasa diksha e visse in una grotta nelle vicinanze. Questa ambientazione di buon auspicio fu quella dove Adi Shankaracharya compì il miracolo di assorbire il Narmada nel suo karmandal, trasformando la fede in un’esperienza di vita.
Quando Swami Satyananda lo visitò nuovamente nel Dicembre 1988, a distanza di 30 anni, poté ancora sentire in questo luogo l’intensità di quella fede. Si mise nella grotta in cui Adi Shankaracha-rya visse, e udì una voce interiore che diceva: “Che cosa cerchi? Chiedi e sarà tuo”. La sua risposta fu un’esclamazione: “Digvijay: no; l’immortalità: non è possibile; la prosperità: ne ho avuta in abbondanza; moksha: è in me. Sono venuto solamente per adempiere la promessa che ti feci 30 anni fa, di ritornare quando il mio lavoro era completato”.

Baidyanath – Il Signore dei Medici

Deoghar, Jharkhand

Baba Baidyanath, il jyotirlingam di Shiva a Deoghar, è menzionato negli Shiva Purana. Questo jyotirlingam è formato da una singola pietra e migliaia di pellegrini ogni anno si mettono in viaggio verso Deoghar per adorarlo. Chiamato anche Kamna Lingam, questo jyotirlingam si trova nelle immediate vicinanze di Rikhiapith e Swami Satyananda spesso parlò della sua magnificenza e del suo potere. Qui Shiva è il divino guaritore che procura buona salute e longevità. Swami Satyananda ha detto che Baidyanath è il tribunale del Signore Shiva dove le preghiere sono ascoltate immediatamente.
Deoghar è anche uno Shakti Pith molto importante, è conosciuto per essere il chitabhumi, o il luogo di cremazione di Shakti, sposa di Shiva. La storia narra che quando il Signore Shiva stava trasportando il corpo della sua sposa Shakti, che si era immolata, il corpo di lei fu smembrato da Vishnu e tagliato in sessantaquattro pezzi. E mentre Shiva vagava in lungo e in largo nell’universo in preda a uno straziante dolore, le diverse parti del corpo di Shakti caddero in differenti posti, che divennero noti come i sessantaquattro pitha di adorazione di Shakti. Si dice che il suo cuore cadde a Baidyanath Dham, e per questo è anche conosciuto come Hridaya Pith. Swami Satyananda disse: “Deoghar è la terra della cremazione di Devi, il luogo dove, milioni di anni fa, cadde il suo cuore. Sarà anche il luogo della nascita di una nuova Devi, che da qui emergerà”.

Bhimashankar – Colui che è Potente

Dakini, Maharashtra

Questo posto irradia pace e armonia, circondato da un’intatta e lussu-reggiante foresta verde, un pellegrinaggio qui è come un viaggio di ritorno nella natura. Shiva restò qui dopo aver ucciso il demone Tripurasura. Si dice che il sudore sgorgato dal corpo di Shiva dopo il lungo combattimento formò il fiume Bhimarathi. Questo jyotirlingam è la sorgente del fiume e si trova in un tempio antico. A differenza di altri tirtha, per avere il darshan del jyotirlingam bisogna scendere una rampa di gradini.
Swami Satyananda percepì che la posizione tranquilla e le vibra-zioni spirituali di questo jyotirlingam fanno di esso un importante luogo di pellegrinaggio. Qui si può percepire la forza e la potenza del luogo di riposo di Shiva, insieme alla connessione con Madre natura.

Pratica ed Esperienza nello Yoga

Di Swami Anandananda Saraswati, seconda conferenza tenuta durante il Seminario del 7-8-9 Ottobre 2011 “Le Tecniche Meditative del Metodo Satyananda Yoga”, Villa Braida, Mogliano Veneto.

L’argomento di oggi è il mantra. La pratica del mantra appartiene decisamente al sistema dello yoga. In effetti il termine mantra emerge dal sistema, dalle tradizioni, dal mondo, dalla dimensione che conosciamo come yoga e consiste nell’utilizzo, nell’impiego della vibrazione sonora. Così come nelle asana il corpo fisico viene utilizzato per assumere differenti tipi di posizioni e per dare differenti tipi di effetti, così come nel pranayama il respiro viene utilizzato al fine di regolare, risvegliare, espandere il prana, così nella pratica del mantra l’oggetto è il suono, la vibrazione sonora. Lasciate però che prima di tutto spieghi il significato della parola mantra e da dove deriva questo termine. La parola mantra è costituita dall’unione di due parole, due principi, due radici. Una è man, l’altra è tra. Man si riferisce a manas, che in questo contesto indica e significa mente. Tra è la radice della parola trayati, che significa liberare. Quindi il termine, la parola mantra significa: ciò che libera la mente. Nel sistema del Tantra, manas e trayati insieme compon-gono la parola mantra. Tra, che sta per trayati, è la stessa radice che c’è nella parola tantra e nella parola yantra. Significa liberare. Quindi il significato della parola mantra è ciò che libera la mente. Libera la mente dalle impressioni, dalle vritti, dai condizionamenti, dalle afflizioni, da ciò che in generale possiamo definire come le impurità della mente o la fonte e la causa di stress e tensioni, o anche come ciò che normalmente è conosciuto come dissipazione, distrazione, frammentazione della mente. Quindi ricordate bene: il senso che è alla base della parola e delle pratiche del mantra è qualcosa che è esclusivamente rivolto e diretto e ha a che vedere con la mente. Non c’è niente di mistico, non c’è niente di sovrannaturale, non c’è niente di religioso, no. È finalizzato alla mente, perché la mente è ciò che noi abbiamo per vivere. Oltre al corpo, con che cosa viviamo? Attraverso che cosa interagiamo col mondo esterno? Dov’è che riceviamo nozioni, conoscenza, informazioni, cultura? Nella nostra mente. Se non avessimo la mente saremmo solo un cumulo di ossa e carne. Saremmo come un’automobile senza l’autista. Ci sono le automobili nuovo modello, serbatoio pieno, motore al massimo delle prestazioni, condizionatore d’aria, radio, televisione. Ci potrebbe essere qualsiasi cosa, oggi sono molto sofisticate, ma da sola non andrebbe da nessuna parte, non potrebbe uscire dalla fabbrica. Da sola non potrebbe arrivare dal distributore, dal rivenditore, non potrebbe arrivare a casa vostra, serve un autista. Chi è l’autista di questa personalità? La mente. E la mente che dice? Fa questo, va là, questo mi piace, voglio questo, non voglio questo e non mi piace quest’altro, sono stanco, sono stufo, sono così, sono cosà, sogna, fantastica. È nella mente che c’è la depressione. La mente è il nostro principale attrezzo e strumento nel contesto della vita. A sua volta, questa mente è un’espressione, una manifestazione di qualcos’altro che è ancora più sottile, cioè la coscienza. Per esempio, abbiamo il sole e dal sole si proietta la luce. Questa luce è un’espressione del sole nella forma di raggi. Quello che noi ci gustiamo quando entra dalla finestra o nella terrazza cos’è? Un raggio di sole, la luce del sole. Non entra il sole in casa, entra la luce che è un’espressione del sole. Allo stesso modo la mente è come la luce. Dietro di essa c’è un’altra cosa e questa è la coscienza. Per questo è necessario che lo stato della mente sia nelle migliori condizioni di funzionamento possibile, perché con la mente diamo un senso, una direzione alla nostra vita e l’abbiamo con noi fino all’ultimo momento della vita. È nostro compito, possiamo dire, quello di mantenere questa mente in ottime condizioni di funzionamento in modo che invece di diventare causa di problemi, difficoltà e sofferenza, ci permetta di continuare a evolvere, crescere, espandere, ampliare. Tutto si verifica attraverso la mente. Per questo, anche prima di ripetere il mantra, cosa fai? Il sankalpa, un’idea, un pensiero. E questo dov’è? Nella mente, e quando questo ha intensità, la possibilità di fare è maggiore. Ad esempio, prima di venire qui lo avete deciso non stamattina ma prima. Avete detto: “Vado, voglio andare, andrò, mi iscrivo a quell’evento”. E questo è stato deciso nella mente e poi sono state fatte tutte le cose necessarie, come mandare la cedola o sentire se c’è la possibilità di un passaggio. Poi quando si arriva sul posto ci si cambia, ci si prepara, ecc. Ma è cominciato tutto con l’idea, l’intento, quindi nella mente. E anche se nella mente c’era il dubbio, l’incertezza, a un certo punto si è dovuta fare una scelta: vado o non vado. Qualunque sia stata la decisione ultima, quello è ciò che è stato fatto.
La condizione, lo stato della mente è importante. È importante che sia mantenuta nelle migliori condizioni possibili. Per il corpo fisico abbiamo tanti mezzi, tanti strumenti per farlo: lo lavi, profumi, se hai dolori fai le asana, ti fai fare un massaggio, fai l’agopuntura, prendi una medicina, fai un bagno caldo. Se ci sono dei disturbi organici si può ricorrere alle vitamine o agli antibiotici, ma cosa c’è per la mente oltre ai calmanti, ai tranquillanti o alla birra, al whisky, al vino? Cosa c’è per la mente? Perché bevi? Per cambiare lo stato della mente? Per dimenticare? Dove sono i ricordi? Nella mente. Si fa qualcosa per cambiare lo stato mentale? A parte questo, ditemi, cosa c’è? Cosa facciamo regolarmente? Molto, molto poco e non è che sia colpa nostra, è un’abitudine che ci è stata data e c’è. Quindi, nel momento in cui si inizia a pensare e a fare qualcosa per la propria mente, uno dei principali strumenti è il mantra, perché esiste proprio per questo. Il nome stesso mantra significa qualcosa che serve per liberare la mente dalle impressioni, conosciute come samskara. Le impressioni, quelle che normalmente sono conosciute come tensioni mentali, tensioni emozionali, ogni tipo di tensione, sono registrate, incise, così come si registra o incide un dvd o qualcosa del genere, da qualche parte nella nostra mente. Sono quelle impressioni, quei samskara che, quando ci sediamo per una pratica di consapevolezza o in qualunque altra situazione, mentre con la mente stiamo andando nella direzione A, dopo pochi secondi ci portano in un’altra direzione. Iniziano a emergere altri pensieri o la mente viene attirata verso l’esterno attraverso i sensi. Ad esempio, noto sempre situazioni simili a questa: seduti, pronti a fare i tre Om con gli occhi chiusi, belli dritti, una persona si soffia il naso o si apre la porta e tutti vogliono vedere chi è stato o chi è entrato. Questo è rivolgersi verso l’esterno. Prima eravamo decisi di essere venuti qui per fare i tre Om, poi a un tratto basta che passi una zanzara o una mosca e immediatamente, nel giro di pochi secondi, si va da un’altra parte. Ieri sera ho parlato dello stato di consapevolezza. Le condizioni di consapevolezza oggi come oggi sono a livelli molto bassi. Che cosa fare allora? È necessario che la mente sia purificata. Purificare nel senso di tirare fuori, liberare nel senso di far venire fuori. Se adesso noi tutti quanti usciamo da questa sala, questa sala è stata liberata dalla nostra presenza. Non c’è una forma di costrizione o di galera. Il suono è l’oggetto responsabile utilizzato per portare questo effetto, per liberare la mente. Questo che cosa significa? È il metodo che Swami Satyananda ha insegnato a tutte le persone che prendevano il mantra. Che cosa ha detto? Prendi un mala, siedi con gli occhi chiusi, ripeti il tuo mantra qualunque esso sia. “Om Nama Shivaya”, ok ripeti il mantra, verbalmente o mentalmente, ma mentre ripeti il mantra, non cercare di essere concentrato. “Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya, è passato un aereo, si è passato un aereo, Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya, mi ricordo che a mezzogiorno si mangia”, ok. Mentre dici Om Namah Shivaya, pensi si c’è l’aereo, a mezzogiorno il pranzo, dove ho parcheggiato l’auto, tizio mi deve dei soldi. Qualunque pensiero emerga, continui senza dire: “No, sto ripetendo Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya, questo non lo voglio pensare, questo non lo devo pensare, no, no”. In questo modo da belli, tranquilli, sereni che eravate all’inizio, alla fine avete l’espressione del viso contratta. Anche per semplici pratiche di consapevolezza, dopo due o tre minuti vedo il cambiamento dell’espressione: si aggrottano le sopracciglia, si serrano i denti, ecc. Per questo motivo all’inizio dico di lasciare uno spazio tra l’arcata inferiore e l’arcata superiore dei denti, così poi ci accorgiamo se li stiamo stringendo o no. Cerchiamo di assumere un atteggiamento, uno stato d’essere interiore che non è la condizione reale, attuale del momento. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che al momento non siamo in grado di mantenere la mente ferma e di concentrarci su una cosa per un po’ di tempo. Ci piacerebbe, però le condizioni non sono quelle adatte. Allora sulla nostra condizione attuale del momento, sovrapponiamo una condizione, un’idea che è un nostro ideale, ma che non corrisponde alla realtà del momento. Questa è una delle cinque vritti di Patanjali: la fantasia. La fantasia è una vritti. Fantasia è quando assumi un atteggiamento o fai una cosa che non corrisponde alla realtà del momento. Ed è molto strano questo, perché da un lato veniamo e ci avviciniamo alle pratiche per avere il rilassamento della mente, ma dall’altro, mentre stiamo facendo qualcosa che dovrebbe servire a ri-lassare la mente, diveniamo tesi, rigidi pratichiamo con tensione, con rigidità. Di conseguenza la mente, l’attitudine interiore non si rilassa.
Ora dedichiamo del tempo proprio per parlare dell’attitudine inte-riore. Paramahamsa Swami Satyananda si riferisce all’attitudine inte-riore quando dice: “Pratica, ma non cercare di concentrarti, non essere concentrato”. Mentre sei lì e stai ripetendo il mantra Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya, la mente comincia con tante cose, impressioni, pensieri che vengono fuori, lasciali venire perché proprio quando vengono in superficie e li lasci venire, stai liberando la mente. Questa è la liberazione della mente. Quando c’è un pensiero che sta venendo e gli dici no, gli stai mettendo la palla al piede. Quando uscirà quella tensione, non si sa. Sto parlando delle pratiche di mantra, sia del mantra personale nella forma di japa, sia quando ci sono pratiche di mantra di gruppo, come quelle che abbiamo fatto prima: Om o Shanti Mantra. Questo è il modo in cui bisogna iniziare per un buon periodo di tempo fino a quando la persona non si accorge che ogni giorno quando si siede e pratica, la mente è tranquilla, pacifica, rilassata. Allora vuol dire che non ci sono più tante cose che vengono in superficie. Vuol dire anche che quando sei seduto lì e qualcuno si soffia il naso è solo un suono.
C’è un’enorme differenza tra il suono e l’intellettualizzazione del suono. Quindi, prima di tutto vorrei rendere chiaro quest’aspetto. Nella pratica del mantra, soprattutto del mantra personale, ma anche di qualsiasi mantra, non si dovrebbe avere un atteggiamento interiore rigido e teso ma rilassato. Che vuol dire rilassato? Vuol dire che mentre stai ripetendo Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya, pensi quello, pensi quell’altro senza dire no, quello non lo voglio pensare, e continui Om Namah Shivaya. Nel rifiutare un pensiero c’è una forma di repressione o di controllo dei pensieri. Stiamo cercando di controllare la nostra mente, ma non ne siamo in grado, perché vogliamo controllare la mente dalle distrazioni, dai samskara, dalle afflizioni con la mente stessa. Per questo dico a certe persone che sarebbe meglio per loro andare a giocare a biliardo, perché in questo modo si rilasserebbero di più. La pratica che si fa abitualmente e soprattutto la pratica meditativa del mantra non deve essere causa di stress, non deve essere una cosa stressante, non deve essere causa di rigidità interiore. Questo significa anche che è meglio non avere nessuna aspettativa. Ci sediamo per le pratiche di yoga, meditazione, mantra eccetera con delle aspettative. Mi aspetto che la mente diventi concentrata, mi aspetto di avere una visione, una visualizzazione, mi aspetto che mi si risvegli qualcosa. Cosa mi sta succedendo? Cosa mi succederà? Da un lato vogliamo avere un’esperienza psichica, mistica, sottile o spirituale, dall’altro lato ne siamo terrorizzati.
In queste condizioni pratichiamo qualcosa che va nella direzione di liberare, rilassare. Posso farvi un altro esempio di ciò che intendo dire. Prima ho parlato di auto. Tutti usiamo le auto: prendi l’auto, fai un viaggio, imbocchi l’autostrada, guidi, nel frattempo puoi metter la musica, un cd, sentire un notiziario. Ma non ti fermi per compiere queste operazioni, continui ad andare e nello stesso tempo senti il notiziario. Giri a destra, a sinistra, se il semaforo è rosso ti fermi, ti accorgi di questo anche se stai ascoltando il notiziario, poi riparti, puoi cantare, fischiare, tante persone telefonano, continui a manovrare, pilotare, guidare l’auto con efficienza, sorpassi, ti metti sulla tua corsia, vedi che c’è l’uscita tal dei tali, l’autogrill. Vedi tante cose, vedi un panorama, ma continui a rimanere in autostrada, continui a cambiare le marce, a sorpassare, a fare tutto quello che serve per andare nella tua direzione. La stessa cosa accade con la pratica del mantra. Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya, c’è un panorama, ci sono altre cose intorno e le lasci, così come in autostrada vedi che dopo dieci chilometri c’è la prima uscita ma non esci solo perché c’è scritto uscita. Devi andare da un’altra parte, non prendi tutte le uscite che ci sono, non ti fermi a tutti gli autogrill, quando serve ti fermi. Similmente, la stessa cosa succede interiormente: “Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya, suona la campana è mezzogiorno, Om Namah Shivaya, mi ricordo questo, penso a quello, ho questa preoccupazione…”.
Indipendentemente da ogni pensiero, devi continuare a ripetere il mantra e lasciare che le altre cose vengano fuori. Allora stiamo effettivamente liberando la mente dai condizionamenti o impressioni, dai samskara, impressioni profonde. Profonde nel senso che sono nel subconscio, negli strati più profondi del nostro subconscio. Per questo motivo Paramahamsa Swami Satyananda ha iniziato milioni di persone alla pratica del mantra con questa idea. Ma non è la sua idea, è l’idea insita nel significato della parola mantra.
Poi ci sono dei passi successivi, ma questi subentrano quando la mente è rilassata, quando la mente è pacifica, quando la mente è con-centrata, allora è in grado di fare l’esperienza del suono. Noi non fac-ciamo mai l’esperienza del suono, facciamo l’esperienza dell’intellet-tualizzazione del suono. Quando pronunciamo qualunque suono, anche la parola “parola” o qualunque cosa diciamo, per noi che cosa è? Le lettere dell’alfabeto. Così come quando passa un aereo e si dice: “Questo è un aereo”, in realtà l’aereo ha causato, ha provocato quel suono, ma a me interessa l’esperienza del suono, non ciò che lo ha provocato e nemmeno il modo con cui quel suono viene rappresentato in forma grafica, come un alfabeto o una lettera dell’alfabeto. Il suono “a” noi lo scriviamo con un cerchietto e un piedino, un altro lo scrive in un altro modo, ma rimane sempre il suono “a”. L’alfabeto è semplicemente il modo in cui viene rappresentato. Siamo nell’ambito di un’abitudine mentale. Un’abitudine molto fissa che è quella dell’alfabeto e dell’intellettualizzazione non solo del suono ma di tutto. In questo caso sto parlando del suono, il suono esiste prima dell’alfabeto, questo è detto anche nei nostri principali testi sacri: “All’inizio era il verbo”. L’alfabeto è venuto dopo. “All’inizio era il verbo”, gli alfabeti sono venuti dopo. Il suono in natura esiste indipendentemente e prima ancora dell’intellettualizzazione del suono e della rappresentazione grafica del suono. Differenti suoni hanno differenti effetti a livello fisico, energetico, emozionale. Se adesso entra qualcuno di corsa e dice: “Hanno rubato un’auto!” noi diciamo: “Oh!”. E se continua: “Però non è la mia”, allora diciamo: “Ah”. Cos’è la prima cosa che si fa quando si nasce? “Uheee…”. È un suono. Quel suono non è alfabetizzato, non è intellettualizzato. Sto cercando di spiegare che quello è un suono indipendente dall’intellettualizzazione o dalla rappresentazione grafica del suono.
Ci sono diversi tipi di suoni. I suoni delle parole che servono per comunicare, come il suono della voce che esce adesso serve per la co-municazione. Quella è la loro funzione. Ci sono suoni nella forma di canzoni o di poesia, dove c’è una certa creatività artistica e questa è una cosa. C’è poi la categoria di suoni che servono a liberare la mente, e questi sono i mantra, che appartengono a varie culture e civiltà. Ieri sera vi stavo accennando che in tante parti del mondo, prima che in India, anche non lontano da noi, in Scandinavia, è stato utilizzato il suono in forma di mantra per avere un effetto sulla mente, per avere degli effetti sulle dimensioni più sottili della personalità. Quindi i suoni e la composizione di suoni il cui effetto è purificare, liberare la mente, portare la mente in una direzione di profondità interiore, di concentrazione, di realizzazione sono i mantra del sistema dello yoga, dove più suoni sono collegati insieme. Om è la composizione di due suoni. Namah Shivaya è la composizione di cinque suoni: Na-Mah-Shi-Va-Ya. Sono cinque suoni e ognuno di questi non ha assolutamente nessun significato, non è una cosa intellettuale. Na-Mah-Shi-Va-Ya sono suoni. Solo che per noi, al momento, ognuno di questi suoni è in forma di “enne, a, emme, a, acca, esse, acca, i, vi, a, ipsilon, a” e lì finisce. Non facciamo esperienza del suono effettivo privo della sua intellettualizzazione e non facciamo esperienza del modo in cui riceviamo quel suono. Anche quando lo ascoltiamo, quando il suono entra dall’esterno verso l’interno. Ci sono suoni che riusciamo a intellettualizzare, altri che invece non riusciamo a intellettualizzare. Allora ci agganciamo a quello che ha prodotto quel suono. Si può intellettualizzare ad esempio il suono del canto di un uccello? No, allora dici: “È il canto di un uccello”. Quando non si può intellettualizzare in forma di lettere dell’alfabeto, allora ci agganciamo a ciò che ha prodotto il suono. Possiamo scrivere il suono dell’aereo che sta passando? No, lo definiamo rombo del motore, ma non possiamo rappresentarlo graficamente. Sto cercando di dire che i suoni che non riusciamo a rappresentare graficamente li mettiamo in relazione a ciò che li ha originati. Ma anche in questo modo continuiamo a non fare esperienza, non percepire, non interagire con il suono. Ed è questo invece quello che serve, soprattutto nella pratica del mantra. È questo che ha effetto nel liberare la mente. Non è la grafica, non è l’intellettualizzazione, non è il significato. È la vibrazione sonora che ha una sua frequenza. Tutti i suoni in origine hanno una certa frequenza, una velocità, il suono ha una sua immagine, il suono ha una sua luce, una sua forma, un suo colore. Il suono ha a che vedere con la vibrazione.
Su internet in Google ci sono molti esperimenti con il suono. Se sapete l’inglese è meglio, ma si trovano anche in italiano. Viene fuori la lista di diverse clips, siti, ricerche che sono state fatte. In particolare c’è un video in cui è inquadrata una tela, come una membrana, su cui è messa della sabbia o limatura di ferro. Di lato c’è un amplificatore con un sintetizzatore che può controllare la frequenza di un suono. Si accende il sintetizzatore e inizia un suono. Questo suono crea delle forme nella sabbia sopra la membrana e man mano che cambia la frequenza del suono si vede come cambiano le forme, forme straordinarie: forme di fiori, cerchi con all’interno altri cerchi, quadrati, triangoli corrispondono ai diversi suoni. Potete provare a trovare anche un altro esperimento: l’apparizione sul monitor dello Sri Yantra. Lo Sri Yantra è un disegno geometrico molto, molto complicato, composto da molti triangoli. Con un suono appare lo Sri Yantra. Ogni suono nel proprio stato puro originario ha anche una forma, un’immagine, un colore, una luminosità. Questo ha un certo effetto nel processo di liberazione della mente, è quello che muove e porta fuori. Ogni suono non può non avere onde sonore, è automatico. Le onde sonore, la vibrazione e la frequenza del suono della voce o il suono di uno strumento musicale, o qualunque altro suono, hanno una loro frequenza vibrazionale e hanno anche una loro limitazione. Per esempio quando pronunciamo un suono con la voce, come lo produciamo? Con l’espirazione, giusto? Quando facciamo l’Om, quando parliamo, chiacchieriamo, quando cantiamo, raccontiamo, ecc. tutto questo avviene sempre durante l’espirazione. A un certo punto poi dobbiamo inspirare, quindi vuol dire che c’è un’interruzione. Inspiriamo e poi emettiamo un altro suono. Anche se è Om a un certo punto dobbiamo inspirare, quindi interrompiamo e poi ricominciamo. Servono sempre due oggetti per avere quell’esperienza: per la voce servono l’aria e le corde vocali, per l’harmonium serve aria e una lamella che vibra, per la chitarra servono un plettro e le corde, servono due mani per fare il battito delle mani, servono sempre due oggetti. Questa è la categoria dei suoni più superficiali, esteriori, grossolani in un certo senso. Poi c’è un’altra forma di suono ancora più sottile, quello di tipo mentale, dove non c’è articolazione, non c’è movimento delle labbra, non c’è uso delle corde vocali ma del pensiero. È mentale. Quel suono lì ha una differente frequenza e differenti onde sonore rispetto a quelle della voce. Fra i due quello che ha la frequenza e le onde sonore che hanno maggiore effetto, maggiore efficacia e maggiore incisività è quello mentale.
In teoria si riesce a isolare la mente dal respiro. Mentalmente puoi pensare quanto a lungo vuoi perché non serve necessariamente respirare per produrre un suono mentale. Questo deve avvenire gradualmente, iniziando a voce, partendo dalla pratica del mantra e dal suono a voce, come abbiamo fatto prima. Nel corso del tempo in questo modo si mettono le basi e si creano le condizioni necessarie e utili per passare alla fase successiva che è quella mentale. Nella pratica del mantra, che sia a voce alta o che sia mentale, la consapevolezza deve avere un punto di riferimento. Può essere il centro fra le sopracciglia, la punta del naso, lo spazio del cuore, l’ombelico: deve avere un punto di riferimento. Questo è il punto dove di volta in volta si torna, soprattutto quando ci si disperde, ci si distrae, si divaga totalmente e completamente: serve un punto di riferimento per la consapevolezza. Quindi quando una persona si siede con il mala, quando pratica, deve avere un punto di riferimento altrimenti si perde. La seguente è una storia simbolica che ha raccontato Paramahamsaji. Un uccello stava dormendo su un albero di notte quando arrivò un ciclone che si portò via l’albero con sopra l’uccello addormentato. L’indomani mattina l’uccello si svegliò e si trovò su di un ramo che galleggiava in mezzo all’oceano. Guardò da una parte e vide una distesa infinita di acqua. Guardò dall’altra parte e vide una distesa infinita di acqua. Guardò dietro di sé, distesa infinita di acqua, davanti a sé, distesa infinita di acqua. Allora si chiese dove fosse mai la terra e come avrebbe fatto a tornarvi. Pensò fra sé: “Se prendo una direzione volo tutto il giorno, ma se non trovo la terra avrò consumato inutilmente tutte le mie risorse ed energie. Come posso fare? Cadrò nell’acqua e annegherò”. A un tratto ebbe un’intuizione: “Ho questo ramo, da qui posso volare per un quarto d’ora in una direzione e se non trovo la terra posso tornare su questo ramo, qui mi riposerò un po’ e potrò volare in un’altra direzione per un altro quarto d’ora, se anche lì non troverò niente tornerò sempre su questo ramo; nello stesso modo cercherò in tutte le direzioni, ma prima di esaurire tutte le mie energie mi ricorderò di tornare su questo ramo. Questo è il mio punto di riferimento: il ramo che galleggia è il luogo dove posso tornare”. Questo è proprio quello che succede quando si inizia con le pratiche del mantra: Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya. Si comincia a farsi dei film nella mente, un film dietro l’altro, una storia dietro l’altra, finché il mala cade dalle mani, non ci si accorge nemmeno di avere un mala in mano. Non è quella l’idea. Il senso della pratica non è il disperdersi, l’idea è invece quella di mantenere la consapevolezza. Per mantenere la consapevolezza non serve solo il mala, ma anche un punto di riferimento per la consapevolezza. Scegline uno e mantieni quello. È il centro fra le sopracciglia? Ok, ripeti Om Namah Shivaya, Om Namah Shivaya e vai. Poi dove torni? Al centro fra le sopracciglia. Serve un punto di riferimento per la consapevolezza nella pratica del mantra. La pratica del mantra non è stata fatta per dare un eccessivo stato d’introversione. Per questo motivo c’è il mala. Non bisogna andare così dentro, in profondità, nelle aree inconsce della personalità dove ci si perde completamente. Non è quella la direzione, non è quello il senso, non servirebbe a niente, andando a dormire si otterrebbe lo stesso risultato. È necessaria la consapevolezza di ciò che sta succedendo. Che cosa sto facendo? Di cosa sto facendo esperienza in questo momento? A questo serve il mala. La consapevolezza è introversa, ma è anche in una piccola percentuale estroversa, con il punto di riferimento. Continueremo l’argomento anche perché tutto quello che ho detto oggi è in relazione, in funzione e fa parte del nada yoga, che tratteremo domani e con le altre lezioni che seguiranno, come quelle sulla pratica di ajapa japa, che implica la connessione del mantra con il respiro.

Hari Om Tat Sat

Hatha Yoga Pradipika

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, Hatha Yoga Pradipika, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Verso 27 – Capitolo I

MATSYENDRASANA – (continuazione)

Prana vayu è energia positiva, apana è negativa e samana è neutra. Quando le due energie opposte sono unite in manipura chakra, vi è un’esplosione di energia e l’energia conquista la sua strada attraverso sushumna nadi. Per questo motivo manipura è un centro così impor-tante nel processo di risveglio della kundalini. Si è persino detto che il risveglio della kundalini inizia da manipura e non nei centri inferiori. I chakra sotto manipura riguardano gli istinti animali e quelli sopra sono connessi con le qualità superiori della mente. Manipura è a metà strada tra i due e si dice essere il punto di mezzo tra cielo e terra. Matsyendrasana aumenta la capacità vitale di manipura così che possa sostenere gli effetti del risveglio di kundalini.
Gli altri aspetti fisiologici importanti di quest’asana sono che stimola pancreas, fegato, milza, reni, stomaco e colon ascendente e discendente. È utile nel trattamento di diabete, costipazione, dispepsia e problemi urinari. Tonifica le radici dei nervi e sistema e riallinea la colonna vertebrale. I muscoli della schiena sono tirati e allungati in una direzione diversa da quella usuale e questo ne allevia la tensione. Matsyendrasana è dunque raccomandata in casi di lombaggine, reumatismi ed ernia del disco. In effetti è un’asana potente e i suoi effetti rivitalizzanti si possono sentire rapidamente.


Verso 28 – Capitolo I

PASCHIMOTTANASANA
(posizione di allungamento della schiena)

Allungando le gambe (davanti) per terra, come un bastone; flettendosi avanti, afferrando le dita dei piedi con entrambe le mani e poggiando la fronte sulle ginocchia, è detta paschimottanasana.

Tecnica 1
Sedete con le gambe allungate davanti al corpo, le mani sulle ginoc-chia.
Inspirate mentre sollevate le mani oltre la testa e mantenete la schiena diritta.
Espirate mentre vi flettete avanti dalle anche e mantenete la testa tra le spalle in modo che la colonna vertebrale sia allungata.
Con le mani afferrate gli alluci o le caviglie e abbassate la testa sino a poggiarla sulle ginocchia.
Se questo non è possibile, afferrate i polpacci.
La schiena non dovrebbe curvarsi o ingobbirsi.
Nella posizione finale potete trattenere il respiro o respirare normal-mente, concentrandovi sull’ombelico.
Quando lasciate la posizione inspirate e sollevate le braccia sopra la testa mentre ritornate seduti.
Espirate riportando le mani alle ginocchia.
Questa è la forma passiva di paschimottanasana. Nello Shiva Sam-hita è chiamata ugrasana. Ugra significa “fermo”.
Tecnica 2: Gatyatmak Paschimottanasana (forma dinamica di al-lungamento della schiena)
La forma dinamica di paschimottanasana richiede di dondolare e rotolare indietro e in avanti.
Sedete nella posizione di partenza.
Inspirate sollevando le braccia sopra la testa.
Espirando, lentamente sdraiatevi sul pavimento mantenendo le braccia allungate sopra la testa.
Inspirate mentre vi sedete. Mantenete le braccia sopra la testa.
Espirate flettendovi avanti e afferrate le dita dei piedi.
Inspirando sedetevi, espirando sdraiatevi.
Continuate in questo modo, concentrandovi su inspirazione ed espira-zione.

Tecnica 3
Divaricate le gambe più che potete.
Mantenete entrambe le mani sul ginocchio destro e praticate nello stesso modo della Tecnica 1, eccetto che siete rivolti verso la gamba destra.
Poi poggiate entrambe le mani sul ginocchio sinistro e praticate sulla gamba sinistra.
Quindi praticate tenendo la mano sinistra sul ginocchio sinistro e la mano destra sul ginocchio destro.
Inspirando sollevate le braccia sopra la testa, espirando flettetevi avanti, afferrate le dita dei piedi e portate la testa verso terra tra le ginocchia.
Ritornate nello stesso modo come descritto nella Tecnica 1.

Tecnica 4
Divaricate le gambe e intrecciate le mani dietro la schiena. Inspirate; ora, espirando, flettetevi avanti e sollevate le braccia con i gomiti dritti mantenendo le mani intrecciate.

È più difficile praticare paschimottanasana al mattino rispetto al pomeriggio poiché i muscoli e i nervi della schiena non hanno avuto tempo di allentarsi. Perciò, di solito, è praticata dopo aver eseguito qualche altra asana o movimento fisico, così che la colonna vertebrale e i tendini delle ginocchia siano sufficientemente flessibili. Le ginocchia devono essere tenute tese durante tutta la pratica. Se non è possibile abbassare la testa senza piegare le ginocchia, allora abbassatela sin dove potete e tenete le ginocchia o i polpacci. Ricordate di mantenere la schiena diritta e non curva. Tutto il corpo dovrebbe essere rilassato nella posizione finale.

Verso 29 – Capitolo I

Paschimottanasana è la migliore tra le asana. Con questa asana le correnti praniche risalgono attraverso sushumna, il fuoco digestivo aumenta, l’addome diventa piatto e il praticante diventa libero dalle malattie.

Paschimottanasana attiva manipura chakra e libera il prana attraverso sushumna, che a sua volta rinforza gli organi e il tratto digestivo. Na-turalmente, questo non accade dopo averla praticata una o due volte; la pratica deve essere eseguita su base quotidiana regolare. Paschimottanasana allunga l’intera colonna vertebrale e il sistema nervoso centrale attraverso il quale scorre sushumna, permettendo così agli impulsi nervosi e pranici di risalire direttamente ai centri superiori.
I muscoli della schiena, delle spalle, delle braccia e delle gambe sono tonificati allungandoli in modo rilassato, senza stiramenti. Gli organi viscerali sono massaggiati, in particolare pancreas, milza, reni, fegato, organi riproduttivi, ghiandole surrenali e muscoli addominali. Perciò è molto utile nel trattamento yogico dei disturbi digestivi, specialmente diabete, costipazione, flatulenza e perdita di appetito. Gli organi riproduttivi sono tonificati e i disturbi sessuali possono essere alleviati. Le donne possono utilizzare quest’asana per regolare il ciclo mestruale.
Paschimottanasana, particolarmente nella forma dinamica, aiuta a eliminare i depositi di grasso in eccesso dall’addome e dalle cosce. Quando c’è molta tensione nel corpo e nella mente, paschimottanasana aiuta a rimuoverla regolando le ghiandole surrenali e l’intero sistema. Di fatto, i suoi numerosi effetti stimolano salute e armonia.
Verso 32 – Capitolo I

SHAVASANA (posizione del cadavere)

Sdraiati sul pavimento col viso rivolto verso l’alto, come un corpo morto, è shavasana. Elimina la stanchezza e consente alla mente (e a tutto il corpo) di rilassarsi.

Shavasana è la posizione del cadavere. Shav significa “cadavere”. Quest’asana è stata adattata dalla pratica tantrica di shavasana in cui il sadhaka siede su un cadavere e pratica il proprio mantra. Shavasana è anche nota come la posizione di rilassamento ed è essenziale praticarla tra un’asana e l’altra o dopo una giornata movimentata.

Tecnica
Sdraiatevi sulla schiena.
Separate leggermente i piedi, poggiate le mani ai lati del corpo, distanti circa trenta centimetri, con i palmi rivolti verso l’alto.
Le gambe, la schiena e la testa dovrebbero essere allineate, non storte.
Rilassate tutto il corpo, mantenete gli occhi e la bocca chiusi.
Respirate naturalmente attraverso il naso.
Concentratevi sul respiro naturale e percepite il corpo divenire più rilassato e leggero con ogni espirazione.
Mantenete la consapevolezza sul respiro e sul corpo fisico.

Shavasana è una pratica molto semplice ma la maggior parte delle persone trova quasi impossibile rilassare completamente il corpo. C’è una tendenza a trattenere la tensione in qualche parte. Tutto il corpo deve rilassarsi, allora la respirazione simultaneamente rallenta. Cercate di ignorare il chiacchiericcio mentale e concentratevi solo sul respiro e sul corpo.
Questa pratica è utile per sviluppare la consapevolezza del corpo e pratyahara. Quando il corpo è completamente rilassato, si sviluppa la consapevolezza della mente. I suoi effetti influenzano sia la struttura fisica sia quella psicologica. È molto utile nel trattamento yogico dell’ipertensione, ulcera peptica, ansia, isterismo, cancro e tutti i disturbi psicosomatici e le nevrosi. Di fatto, shavasana è benefica a prescindere da quale sia la condizione, persino in perfetta salute, perché fa emergere le impressioni latenti sepolte nella mente subconscia e la mente che opera durante lo stato di veglia della coscienza si rilassa e si placa. Perciò è necessario praticare shavasana per sviluppare dharana e dhyana. Benché sia una posizione statica, essa rivitalizza l’intero sistema.

Verso 33 – Capitolo I

(In tutto) ottantaquattro asana furono insegnate da Shiva. Fra quelle ora descriverò le quattro più importanti.

Secondo l’Hatharatnavali “L’Onnipotente Shambhu ha decritto ottantaquattro asana, prendendo esempio da ciascuno degli 8.400.000 tipi di creature”. (3:6) La Goraksha Satarka dice “Ciascuna delle 8.400.000 asana è stata esposta da Shiva. Da queste sono state selezionate 84 posizioni. Tra tutte queste, ne sono state scelte due”. (v. 9,10)
Tra tutti i testi di hatha yoga, la Gherand Samhita descrive il mag-gior numero di asana (trentadue), benché Hatharatnavali elenchi i nomi di ottantaquattro asana… (omissis)
…Si dovrebbe notare che, benché l’Hatharatnavali sia un testo sanscrito, fu scritto da uno yogi del Sud dell’India ed alcuni dei nomi delle asana variano da quelli dati nei testi che furono scritti nel Nord.

Verso 34 – Capitolo I

Siddhasana, padmasana, simhasana e bhadrasana, queste sono le quattro asana principali. Sedete sempre comodamente in siddhasana perché essa è la migliore.

Una corretta posizione meditativa è della massima importanza per uno yogi perciò Swatmarama consiglia che qualunque seguace di Ma-tsyendranath deve praticare queste quattro asana. Anche l’Hatharatna-vali elenca queste quattro come le più importanti. Lo Shiva Samhita dice che siddhasana, padmasana, ugrasana (paschimottanasana) e swastikasana sono le più importanti. Il Goraksha Satarka cita solo due asana come fondamentali – siddhasana e padmasana.
Siddhasana è praticata dagli uomini. L’equivalente per le donne è siddha yoni asana. Le altre tre asana possono essere praticate da en-trambi. Siddhasana è nota come la posizione del perfezionista o la posizione della perfezione; padmasana è la posizione del loto, detta anche kamalasana; simhasana è la posizione del leone e bhadrasana è la posizione gentile.

Verso 35 – Capitolo I

SIDDHASANA (posizione dell’adepto)

Comprimete il perineo col tallone di uno dei piedi, sistemate l’altro piede sopra i genitali. Avendo fatto questo, poggiate il mento sul petto. Rimanendo immobili e stabili, con i sensi controllati, fissate lo sguardo stabilmente nel centro tra le sopracciglia; ciò apre la porta alla liberazione. Questa è chiamata siddhasana.

Tecnica
Il metodo tradizionale di siddhasana è il seguente.
Sedete col tallone del piede sinistro che comprime il perineo, l’area tra l’ano e l’organo genitale.
Sistemate il piede destro in modo che il tallone prema sul pube, pro-prio sopra l’organo genitale.
Spingete le dita e il lato del piede destro tra la coscia e il polpaccio sinistro.
Assicuratevi che il corpo sia comodo e stabile, la colonna vertebrale eretta. Abbassate il mento verso le clavicole, rilassate la testa. Fissate il centro tra le sopracciglia – shambhavi mudra.

Oggigiorno siddhasana è comunemente nota come descritta in prece-denza, ma senza abbassare la testa, cioè la testa rimane eretta e gli occhi chiusi. Siddhasana può essere praticata solo dagli uomini. Il suo equivalente per le donne è siddha yoni asana. Si pratica nello stesso modo di siddhasana, ma il tallone inferiore preme contro l’apertura della vagina e il tallone superiore poggia contro il clitoride. Le dita di entrambi i piedi sono inserite fra le cosce e i polpacci.
Secondo Swami Shivananda, nella pratica di siddhasana un tallone dovrebbe premere l’ano e l’altro essere sistemato alla base dell’organo genitale. Entrambe le caviglie poggiano allora una sull’altra.
Siddhasana è molto importante per la stimolazione di ajna chakra e per il controllo degli impulsi nervosi e pranici da muladhara e swadhisthana chakra. Quando si risveglia ajna si fa esperienza del regno della pura coscienza, oltre gli effetti di prakriti, o natura, ed è perciò la porta verso la liberazione. Siddhasana è una posizione puramente meditativa. Si pratica per canalizzare il prana o energia vitale direttamente verso ajna chakra. Shambhavi mudra stimola ajna chakra così che si possano ricevere gli impulsi pranici che salgono dai centri inferiori. (continua)