Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Com-Unione di Yoga 
  • Focus sullo Yoga: Sincerità, Serietà, Impegno 
  • Swami Niranjanananda: Ruolo e Mandato 
  • Golden Jubilee – secondo giorno 
  • Hatha Yoga Pradipika 

Com-Unione di Yoga

Tratto da: Yoga Sagar, World Yoga Convention 2013, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Il viaggio delle celebrazioni del Giubileo d’Oro iniziò nel 2009 quan-do, nel mese di giugno, il mio guru, Sri Swami Satyananda, mi chiamò e disse che al Giubileo d’Oro della Bihar School of Yoga mancavano solo pochi anni. “Tu lo celebrerai! Vero?” disse. “Naturalmente”, risposi. Allora egli disse in Hindi: “Khub dhum-dhaam se manana”, che letteralmente significa: “celebrate con grande sfarzo e splendore”. Dissi: “Sarà come desideri”.
Sri Swamiji entrò in Mahasamadhi nel dicembre 2009 e nell’anno che seguì non ci fu tempo per pensare al Convegno. Le formalità del Shraddhanjali, i rituali eseguiti per onorare il mahasamadhi di un saggio del calibro di Sri Swamiji, furono completate per la fine del 2010 e trascorsi l’anno 2011 immerso nel sadhana, visitando i tirtha sulle orme di Sri Swamiji. All’inizio del 2012, il pensiero tornò al Convegno. Durante il programma di Basant Panchami del 2012, tenuto alla fine di gennaio, facemmo un annuncio formale invitando tutti a unirsi ai preparativi. Da allora si tennero incontri preliminari con gli urbanisti e i cittadini di Munger. Il giorno determinante, tuttavia, fu il 6 febbraio 2012 quando, dopo lo svolgimento dello Sri Yantra Abhisheka all’Akhara, andai in camera mia e feci yoga nidra. Durante la pratica, avvertii nel mio cervello un download di informazioni. Quando terminai la pratica, tutto il programma per il Convegno era chiarissimo nella mia mente. Il mattino seguente chiamai una sannyasin e le dissi: “Vieni con un’agenda nuova”. Ella chiese: “Posso portare un quaderno?”, io risposi: “No, voglio un’agenda”. Volevo un’agenda annuale con pagine vuote per ognuno dei trecentosessantacinque giorni. Quando arrivò con l’agenda dissi: “Okay, adesso siediti e comincia a scrivere”. Per tre ore dettai e riempii tutta l’agenda di trecentosessantacinque pagine con un programma dettagliato del Convegno, per giorni, settimane, mesi, settori, persone; ogni cosa fu evidenziata. Questo avvenne il 7 febbraio 2012. Tutto quello che era stato scaricato nella mia mente venne messo per iscritto. Fatto questo, dissi alla sannyasin: “Ora ricordami del Convegno dopo Guru Purnima 2013”. I lavori di preparazione per il Giubileo d’Oro e per il Convegno Mondiale di Yoga cominciarono allora ed io iniziai a pensare a quale dovesse essere il tema del Convegno.

Purezza della tradizione
La tradizione e la cultura spirituale e yogica in India è diventata come un enorme albero di banyan, sotto la cui ombra meditano gli yogi e anche ladri, predoni e rapinatori contano i loro soldi. Questo è l’ombrello della spiritualità sotto il quale sediamo tutti noi, alcuni come tapasvi (asceti), yogi e sadhaka (praticanti), altri come opportunisti commerciali per propagare le loro attività.
Noi apparteniamo alla tradizione di tapasvi, yogi e sadhaka. Questa tradizione è visibile dall’epoca del nostro paramguru, Swami Shivananda. Egli non cercava di ottenere alcun guadagno commerciale per mezzo della sua saggezza, conoscenza e potere. Sebbene fosse una persona popolare e famosa, c’erano momenti in cui non c’era niente da mangiare nell’ashram. Eppure il suo motto e ideale rimaneva il servizio disinteressato e non l’accumulo egoistico di ricchezza e potere. In questo modo, egli visse la vita di un tapasvi, uno yogi, un siddha (essere perfetto) e un sevak (chi pratica il servizio).
Si vede risplendere quello stesso spirito in Sri Swamiji. Mentre aveva tutte le possibilità e opportunità di diventare “il messia”, scelse il cammino di tyaga (rinuncia), tapasya (austerità), yoga e servizio disinteressato. Non desiderava niente per se stesso, per lo status, il nome o la fama. L’unica motivazione nella sua vita e l’unica ispirazione che dava a tutti quelli che venivano in contatto con lui era portare un sorriso di felicità sui volti delle persone e asciugare le loro lacrime di dolore e tristezza.
Questi tapasvi e siddha crearono le fondamenta dello yoga e della spiritualità e la Bihar School of Yoga ha propagato i loro insegnamenti nel corso degli ultimi cinquant’anni. Sono fondamenta molto solide e speriamo che le generazioni future mantengano la purezza, la santità e gli aspetti classici e tradizionali della spiritualità e dello yoga. È questo che sopravvive, non le aggiunte o le sciocchezze che la gente collega all’argomento della spiritualità o dello yoga. Tutte le sciocchezze che le persone aggiungono sotto forma di yoga caldo e freddo, power e non power yoga, sono solo indicazioni di una mentalità desiderosa di contraddistinguersi e di acquisire nome e fama, guidata da motivazioni finanziarie e commerciali.
Se volete aiutare l’umanità attraverso una tradizione e una scienza, una vidya, allora bisogna mantenere la purezza, l’integrità e la santità della tradizione e degli insegnamenti. Altrimenti, malgrado tutte le vidya del mondo, per l’umanità non ci sarà salvezza, crescita o evoluzione. Lo sforzo della Bihar School of Yoga, Ganga Darshan Vishwa Yogapith, è stato quello di mantenere i sistemi e gli insegnamenti della spiritualità e dello yoga puri e intatti, liberi dalle influenze e dalle imposizioni della gente e della società, come sono stati insegnati da Swami Shivananda e Swami Satyananda. Tutti quelli che vengono qui devono ricordare che questo è un posto in cui si assorbono disciplina e cultura yogica. Non è un posto per sprecare il proprio tempo con la finzione della vita spirituale. Questa è stata l’ispirazione che possiamo vedere nella vita di Swami Shivananda e Swami Satyananda e questo è il fondamento della tradizione Bihar Yoga di Ganga Darshan Vishwa Yogapith, Munger.

Cinquant’anni di realizzazione del mandato
Negli ultimi cinquant’anni, yoga è diventata una parola familiare. Cinquant’anni fa, Sri Swamiji aveva dichiarato: “Yoga è la cultura del domani”. Cinquant’anni fa, Swami Shivananda aveva consegnato il mandato di “diffondere lo yoga da porta a porta e da costa a costa”. Dal mandato e dalla dichiarazione sono passati cinquant’anni. In que-sto periodo, lo yoga è indubbiamente andato da porta a porta e da costa a costa: come pratica, modo di vita, materia accademica, disciplina da perfezionare nella propria vita, oggetto di ricerca. Il mandato consegnato a Sri Swamiji dal suo guru, Swami Shivananda, è compiuto; non manca niente. Quel mandato è completato e ultimato.
In questi cinquant’anni si sta realizzando anche l’aspirazione e la dichiarazione di Sri Swamiji che lo yoga diventerà la cultura del do-mani, dato che sempre più persone diventano consapevoli di quello che lo yoga ha da offrire. Questo non si riferisce solo alla salute e alla pratica fisica, ma anche alla salute e alla pratica mentale e alla consapevolezza e alla pratica spirituale. Le persone stanno comprendendo che lo yoga non è una religione, che le aspirazioni dello yoga sono diverse da quelle della religione.
Nel mondo sono nati molti tipi di yoga, alcuni focalizzati su aspetti fisici, alcuni su aspetti mentali e altri su un aspetto pseudo spirituale/religioso. Ciononostante, in questi ultimi cinquant’anni, nei quali ho assistito allo sviluppo dello yoga intorno al mondo e ho visto lo sforzo compiuto per la diffusione dello yoga da parte del mio guru e di altri che lo hanno seguito, trovo che ancora oggi la comprensione dello yoga è incompleta, sia in oriente che in occidente. Se esaminate la società umana, le scuole e i centri di yoga che esistono nel mondo, in molti paesi e in India, che cosa insegnano? Che cosa fanno? Insegnano hatha yoga per snellire il girovita? Questo vanifica lo scopo dello yoga. Anche insegnare asana e pranayama per la salute vanifica lo scopo dello yoga. Se considerate i centri di hatha, raja, gyana o bhakti yoga nel mondo, ognuno di essi insegna solo la decima parte dello yoga. Quanti centri al mondo insegnano lo yoga olistico come concepito da Swami Shivananda e diffuso da Swami Satyananda? Una manciata.

Nuovo mandato yogico
Mentre i centri di hatha e raja yoga falliranno nel giro dei prossimi anni, sta aumentando enormemente la necessità dello yoga per lo svi-luppo di una personalità umana integrata. In questo ambito il Satyananda Yoga ha molto da donare e da offrire. Perciò, quando pensavo a quale dovesse essere il tema del Convegno, ho scelto tre parole: serietà, sincerità e impegno verso lo yoga. Non sto dicendo “la pratica dello yoga”; non sto usando il termine “stile di vita yogico”. Sto usando tre parole molto precise, non astratte. Come comprendiate e definiate la sincerità dipende da voi. Se siete sinceri, saprete che cosa vuol dire e se non siete sinceri, non ne conoscerete mai il significato.
Serietà è andare nelle profondità di qualcosa. Sri Swamiji diceva spesso che se volete ricavare acqua dal terreno, non dovete scavare cinquanta buche profonde trenta centimetri. Scavate invece una sola buca che sia profonda quindici metri e troverete l’acqua. Gli yogi, gli insegnanti e gli allievi di yoga di oggi sono come coloro che scavano cento buche profonde solo trenta centimetri. Perciò le persone non sono ancora illuminate, né la loro kundalini è risvegliata; non riescono ad affrontare i propri stati d’animo e le tensioni, malgrado siano state coinvolte nello yoga per venti, trenta o quarant’anni. Esse non hanno controllo sulle vritti. Dunque, sincerità, serietà e impegno devono diventare le parole che ogni aspirante yoga segue, trasmette e vive.
Questa è la dichiarazione della Bihar School of Yoga. La Bihar School of Yoga è Swami Shivananda, Swami Satyananda e Swami Niranjanananda. Questa tradizione, che abbiamo ricevuto da Swami Shivananda attraverso Swami Satyananda, diverrà la tradizione del futuro. Fate attenzione alle mie parole. Questo Convegno Mondiale di Yoga è diventato il trampolino di lancio verso il nuovo mondo dello yoga che si svilupperà ed evolverà negli anni a venire.
Ciò che abbiamo osservato e sperimentato durante il Convegno è stato qualcosa di straordinario. Mentre ognuno era completamente impegnato negli eventi esterni, è avvenuto uno slittamento tettonico nella coscienza unificata presente qui; come ciascun individuo lo abbia vissuto dipende dalla sua ricettività e come lo manderà avanti dipenderà dalla sua sincerità, serietà e impegno. Molte persone sono venute a dirmi: “Swamiji, nonostante le moltitudini, le lunghe code, la serie di attività, la mancanza di sonno e così tanto da fare, ci sentiamo tanto pacifici e calmi”. Quello cui si riferivano è il vero yoga: samatvam (equanimità) fra l’esterno e l’interno e il Convegno è diventato il mezzo per avere un barlume di questo stato. Le persone hanno anche espresso la loro gioia per la quantità di attività in cui potevano impegnarsi, ma ricordate, l’intenzione non era l’intrattenimento. Ogni attività era “un’iniezione neuro-bionica” in un aspetto della personalità, che fosse la mente, le emozioni, i prana, la psiche; perfino le gambe sono state esercitate con tutto il camminare che si è reso necessario! L’insieme complessivo ha dato una vera esperienza di yoga integrale: lo si è visto nell’armonia condivisa da tutti. Ora questo deve diventare il punto di riferimento per come percepite, praticate o diffondete lo yoga.
La maggioranza dei relatori che ha partecipato al Convegno non è costituita di maestri spirituali ma di sadhaka yoga che hanno praticato e diffuso lo yoga negli ultimi trenta o quarant’anni e che stanno cercando di vivere lo yoga nella sua vera essenza. Le loro esperienze hanno fornito una reale comprensione del viaggio yogico intorno al mondo dall’inaugurazione della Bihar School of Yoga. Per questo Convegno, abbiamo anche applicato le ultimissime tecnologie, sia per la sicurezza, per le procedure o per la diffusione dell’informazione. Nel futuro, lo yoga e la scienza moderna svolgeranno un ruolo complementare. Soprattutto, comunque, è stata la presenza e la grazia dei guru che ha reso eccellente questo Convegno. Si poteva sentire la mano di Sri Swamiji che ci guidava in ogni aspetto del Convegno, rassicurandoci che avrebbe continuato a portarci avanti. Potrei proprio immaginarlo guardare giù tutti noi e sorridere, perché abbiamo portato a termine quello che ci aveva richiesto: il Giubileo d’Oro è stato celebrato con “dhum-dhaam” yogico, con grande dignità e grande splendore.

Il futuro
Come risultato di questo Convegno, molti vecchi sistemi e metodi saranno sostituiti e nel giro di pochi anni vedrete i nuovi sistemi e metodi che saranno messi a punto. Coloro che seguono questo sistema e questa tradizione avranno la responsabilità di garantire che non si smorzino la santità e la purezza della tradizione. Negli anni a venire sarà data una nuova direzione e motivazione a tutti gli aspiranti, insegnanti e studenti di yoga. Chi ne sarà capace, diverrà parte di questo e chi non ne avrà la capacità sarà testimone dello sviluppo di qualcosa di molto più sostenibile, considerevole, intenso ed efficace nel toccare la vita delle persone. Questa è la visione del Convegno Mondiale di Yoga e della Bihar School of Yoga, di cui abbiamo celebrato il Giubileo d’Oro. Questa è l’offerta di tutti noi al nostro parampara guru, Sri Swami Shivananda, e a Sri Swami Satyananda.
Infine, vorrei anche dire “grazie” a tutte le persone che hanno con-tribuito a proprio modo alla realizzazione di questa visione di Sri Swamiji. In qualunque modo lo abbiate fatto, al cinquanta per cento o al cento per cento, grazie per il vostro contributo nel trasformare questa visione in realtà.

Om e Prem
Swami Niranjanananda

6 Novembre 2013 

Focus sullo Yoga: Sincerità, Serietà, Impegno

Tratto da: Living Yoga with Swami Niranjan, www.biharyoga.net, Satsang di Swami Niranjanananda Saraswati, Ganga Darshan Vishwa Yogapith, Munger, 22 Settembre 2013.

Il Convegno che avrà inizio a breve, sarà un evento importante nella storia dello yoga in quanto darà un nuovo approccio, la direzione e la comprensione di come possiamo integrare i princìpi dello yoga e delle pratiche yogiche nella nostra vita e su come possiamo davvero cercare di sviluppare la nostra natura e personalità. Questo che si terrà è il quarto convegno, secondo i desideri del nostro guru, Sri Swami Satyananda.
Vivere la vita divina
Il primo convegno è stato tenuto nel 1953 a Rishikesh da Sri Swami Shivananda. In quell’occasione sono stati resi pubblici il concetto, le pratiche e i principi dello yoga. A quel tempo la visione di Swami Shivananda era che ogni persona può condurre una vita divina; ogni persona può non solo essere assorbita, coinvolta e impigliata nella vita materiale, ma può anche fare lo sforzo di realizzare la natura superiore, di sviluppare le potenzialità nascoste e di condurre una vita divina. Fu con questo sankalpa che Sri Swami Shivananda condusse il primo Convegno Mondiale di Yoga.
È necessario comprendere che nel 1953 lo yoga era un soggetto sconosciuto in India, così come nel resto del mondo. Yoga è stato vi-sto soprattutto come una pratica che yogi e asceti che vivevano lontano dalla società adottavano per ottenere l’illuminazione: questo era il concetto di yoga. Sri Swami Shivananda fu il primo a dire “Yoga serve per l’evoluzione della natura umana, lo yoga è utile per la crescita delle qualità di testa, cuore e mani”. Le sue idee divennero le fonda-menta per lo sviluppo dello yoga nella nostra tradizione.
Il focus del convegno al tempo di Swami Shivananda, quindi, è stata la presa di consapevolezza che viviamo in diverse dimensioni di esistenza. Non viviamo solo nella dimensione fisica e sensoriale, anche se ci identifichiamo con essa. Non è l’unica dimensione in cui in-teragiamo con la nostra mente, con i nostri sensi, con le nostre emozioni e con il nostro spirito. Mentre continuiamo a vivere nel mondo materiale possiamo fare lo sforzo di coltivare la natura spirituale e sublimare le tendenze umane grossolane, cercando di vivere una vita di qualità sattwica, che lui ha identificato come “vita divina”. Questa è stata la spinta del primo Convegno Mondiale di Yoga.
La diffusione dello yoga
Il secondo Convegno Mondiale di Yoga è stato tenuto nel 1973 a Munger da Sri Swami Satyananda. Questa volta l’argomento centrale è stata la diffusione dello yoga a livello globale. Sri Swamiji ha sempre avuto il pensiero, la visione, che lo yoga dovesse essere insegnato da persone che hanno perfezionato lo yoga nella loro vita, non da insegnanti di yoga comuni. Egli è stato in grado di prevedere che in fu-turo ci sarebbero stati centinaia e migliaia di insegnanti di yoga teorici, che hanno appena preso in mano un libro e, guardando un paio di posizioni, hanno iniziato ad insegnare alla gente, sostenendo di conoscere lo yoga. Oggi vediamo che succede praticamente in ogni parte dell’India e in ogni parte del mondo.
Prevedendo che questo sarebbe accaduto, Sri Swami Satyananda ha iniziato a formare sannyasin di yoga. È stato Sri Swamiji che ha combinato sannyasa e yoga. Prima di questo, lo yoga e il sannyasa erano due cose diverse. Ma la sua aspirazione era che le persone altruiste e appassionate, che praticano yoga sadhana in sincerità, che vivono secondo i princìpi dello yoga con impegno e che non stanno solo perdendo tempo come molte persone, dovrebbero diventare i messaggeri dello yoga. Tenendo questo in mente, al fine di sostenere la tradizione dello yoga nel futuro, Sri Swamiji ha iniziato a formare persone in sannyasa e sannyasin di yoga.
Dopo il Convegno del 1973, il movimento dello yoga fece passi da gigante a livello globale; molti centri, ashram e insegnanti di tutto il mondo cominciarono a diffondere il sistema di yoga che Sri Swamiji aveva visualizzato. La cosa continuò nel tempo: la diffusione dello yoga, la ricerca nello yoga, la scoperta dello yoga e l’apprendimento di modi per applicare lo yoga nella vita e nella società.
Impiego dello yoga nella società
Il terzo Convegno Mondiale di Yoga è stato tenuto nel 1993 a Mun-ger. Sri Swami Shivananda aveva tenuto il primo, Sri Swami Satya-nanda il secondo e io ho condotto il terzo. Nel 1993 l’enfasi del Con-vegno era sulla creazione di una carta globale dello yoga. Secondo la Carta il focus era sulla realizzazione di progetti per aiutare lo sviluppo sociale, lo sviluppo dell’individuo e l’accrescimento della creatività umana.
Dopo questo convegno, lo yoga ha raggiunto diversi ambiti e strati della società, nei campi professionali e industriali, tra i medici e altri professionisti e in varie organizzazioni, come l’esercito. Le pratiche di yoga sono state applicate anche a beneficio delle persone affette da esigenze e problemi specifici. Così lo yoga ha guadagnato stabilità, lo yoga ha guadagnato uno status. Nel terzo Convegno Mondiale di Yoga è stato visto un assaggio di ciò che lo yoga può fare.

Sincerità, serietà e impegno
Ora, vent’anni dopo, stiamo ospitando il quarto Convegno Mondiale di Yoga. Ho pensato al centro focale del Convegno. Che cosa dovreb-be essere? Ho osservato tutti voi: i sannyasin, gli studenti, i visitatori, gli ospiti, ognuno è passato sotto al mio scanner. Anche se io non posso vederli, anche se non posso incontrarli regolarmente o su base giornaliera, ognuno è passato sotto al mio scanner. Non solo quelli qui nell’ashram, ma anche coloro che hanno vissuto lo yoga nella società negli ultimi venti anni. Ho osservato il modo in cui vivono lo yoga, quanto hanno conseguito, quanti progressi hanno fatto. La foto che vedo mi dice che dobbiamo nuovamente mettere a fuoco le nostre energie, le nostre intenzioni e il nostro impegno per coltivare la consapevolezza spirituale e le qualità spirituali dentro di noi.
Per questa rimessa a fuoco, si deve essere sinceri, si deve essere seri in ciò che si fa e ci si dovrebbe mettere impegno. Sto usando queste tre idee per questo Convegno perché, dopo tutto, abbiamo un’enorme eredità e una ricca tradizione, una ricca collezione di insegnamenti dati a noi da Sri Swami Shivananda e Sri Swami Satyananda.
La mia domanda a tutti voi è: quanto si seguono questi insegna-menti? Questa è la mia domanda; pensateci. Se dite: “Io pratico yoga regolarmente” che cosa effettivamente fate? Non ritengo che asana sia yoga, che pranayama sia yoga, non ritengo che kundalini o kriya siano yoga. La gente pratica asana per ottenere flessibilità o per sentirsi leggera. Le persone praticano la meditazione per fermare le chiacchiere della loro mente agitata, non per coltivare la loro forza di carattere interiore o la loro chiarezza mentale, la saggezza e la comprensione. Allora, dov’è la sincerità nel nostro approccio allo yoga? Dov’è la serietà del nostro approccio allo yoga? Dov’è l’impegno nel nostro approccio allo yoga? Venire in ashram solo per divertirsi e passare un po’ di tempo piacevolmente non è sufficiente. Ci si diverte di più a Disneyworld. L’ashram non è Disneyland.
L’ashram è un luogo dove si cerca di vivere e sperimentare gli insegnamenti dei maestri. Ashram è il luogo dove si impara a osservare e superare, trasformare e trascendere le proprie debolezze, i tratti negativi e le carenze. Ashram è un luogo dove si può tentare di diventare consapevoli della forza interiore, che può essere coltivata per rendere la vita più facile e migliore. Ma siamo così impigliati nella mente con le nostre simpatie e antipatie, ambizioni, bisogni e desideri, che la messa a fuoco dell’obiettivo è persa. Dov’è la sincerità in questo? Dov’è l’impegno in questo? Dov’è la serietà in questo?
Pertanto, insieme allo yoga, il tema del Convegno del 2013 sarà rivolto alle qualità che permettono all’individuo di crescere nella vita spirituale. Quali sono queste qualità? Sincerità, serietà e impegno. Le parole importanti di questo convegno sono solo queste tre.

Swami Niranjanananda: Ruolo e Mandato

Tratto da: Yoga Sagar, World Yoga Convention 2013, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

La gente pensa che Swami Niranjan sia il successore dell’”impero” di Swami Satyananda. Questa è un’idea sbagliata. Le istituzioni sono governate dal consiglio d’amministrazione, che può cambiare in qualsiasi momento. Far parte del consiglio d’amministrazione non è la successione; la successione è quella dello stile di vita, della mente, dello spirito, della visione. Sri Swamiji ha detto: “Le persone pensano che tu mi succeda nell’istituzione, ma sono molto fuorviate, perché pensano soltanto alla posizione e al potere. Non vedono niente altro che quello, ma la tua successione è quella di sannyasa. La vita che io vivo, quella è la vita che devi vivere”. Quando ha detto questo e mi ha affidato il mandato di stabilire Sannyasa Pith, ho dovuto riconsiderare quello che dovevo fare, per avere l’esperienza personale di quelle cose di cui ho parlato dall’età di dieci anni: da asana a pranayama, alla meditazione, ai chakra, a kundalini e così via.
Dal 2008, la responsabilità dell’istituzione è stata consegnata alla terza generazione. Allora, nel 2009, Sri Swamiji mi disse: “Ora fermati. Hai corso il tuo miglio. Adesso vedi fin dove altre persone arrivano correndo lungo il loro miglio. Alcuni correranno solo per dieci metri e cadranno. Altri potrebbero completare il loro miglio, chissà? Non ci sono garanzie che ogni corridore lo completerà. Tu hai completato il tuo e ora lascia che altre persone lo percorrano”.
Inoltre disse: “Per cinque anni rimani semplicemente fermo, foca-lizzandoti su Sannyasa Pith, focalizzandoti sul tuo sadhana per fare esperienza di quello di cui hai parlato per tutta la vita. Dedica la tua vita allo yoga, non alla cultura dell’hatha yoga, ma alla cultura dello yoga come definita da Swami Shivananda e Swami Satyananda. Svi-luppa nuovi gruppi di persone. Preparale in modo che anche se assor-bono l’uno per cento o il cinque per cento della consapevolezza spiri-tuale o di sannyasa, diventeranno persone migliori”. Perciò, dal 2009 fino a quest’anno, che è il quinto, sono rimasto fermo.
Momentaneo ritorno alla guida
Col Giubileo d’Oro della Bihar School of Yoga, da gennaio dello scorso anno mi sono nuovamente attivato per assicurare la conduzione appropriata del Convegno, poiché la maggior parte delle persone che sono qui non ha mai visto un Convegno nella propria vita.
Per molti anni in passato, la terza generazione si è occupata dell’ashram, io ero fuori dall’amministrazione. Tuttavia, quando il Convegno era in programmazione, le persone della terza generazione dissero: “Swamiji, l’ultimo Convegno è avvenuto vent’anni fa e noi non eravamo qui. Sappiamo condurre la Sat Chandi Yajna, Guru Pur-nima, Yoga Purnima e altri programmi, ma non sappiamo condurre un convegno; per favore, guidaci”. Perciò, dal gennaio 2012, insieme ai miei sadhana, iniziai a guidare e aiutare nella preparazione del Convegno e, da Guru Purnima di quest’anno, sono stato completamente assorbito nell’organizzazione. Questa è la mia promessa e il mio impegno verso il mio guru, che la celebrazione di questo Giubileo d’Oro sia un degno tributo alla visione di Swami Shivananda e Swami Satyananda, che la Bihar School of Yoga rappresenta.

Fare esperienza degli insegnamenti del maestro
Il mio impegno verso Ganga Darshan e la Bihar School of Yoga ter-mina con questo Convegno. Poi sono libero di seguire il percorso da-tomi da Sri Swamiji cinque anni fa. Cionondimeno, egli mi ha dato alcune limitazioni e istruzioni precise, tra cui quella che non dovrò lasciare Munger. Potrei non vivere a Ganga Darshan, questa è un’altra faccenda, però non lascerò Munger. Devo continuare a vivere a Munger e a lavorare per lo yoga, perché questo è stato il mandato per il quale è cominciato questo movimento globale dello yoga, il mandato consegnato da Swami Shivananda. Questo mandato mi è stato dato da Sri Swamiji per continuare a lavorare per lo yoga fino alla fine della mia vita. Perciò, yoga e sannyasa oltre le mura di Ganga Darshan e Ganga Darshan seguiterà come scuola di yoga.
In questi cinque anni ho praticato differenti sadhana, anushthana e altre attività e, poco per volta, piccole porte si dischiudevano nella mente e nello spirito. Ho parlato di samadhi per quarant’anni, senza alcuna consapevolezza di che cosa fosse il samadhi e, un giorno, è accaduto.
Il viaggio continua, perché è un viaggio infinito. Il cammino per-corso è stato possibile grazie alla direzione data da Sri Swamiji e an-che alla mia intenzione, al mio impegno e sincerità verso quella dire-zione. Questo è qualcosa che bisogna capire. Non ve lo sto dicendo per raccontarvi che sono un grande, no. La ragione per cui vi sto di-cendo questo è rendervi consapevoli che guida, direttive e istruzioni sono state date in abbondanza negli anni a tutti noi, eppure pochi le hanno applicate o si sono impegnati fedelmente e sinceramente per approfondire qualcosa. La stragrande maggioranza si trastulla con la superficialità delle cose, però non va in profondità di niente.

VERO YOGA

A volte i praticanti di yoga non afferrano il punto essenziale, poiché non seguono o non comprendono i precetti e i princìpi dello yoga che ne fanno una verità vivente, non solo una filosofia o un’idea. Attraverso i suoi sforzi, Sri Swamiji giunse a un punto in cui le realizzazioni spirituali divennero tanto reali per lui come gli stati di veglia e di sonno lo sono per voi. Paramguru Swami Shivananda arrivò a un punto in cui le realizzazioni spirituali dominavano la sua intera vita; le sue interazioni quotidiane erano pervase da quella consapevolezza. Tale consapevolezza è sempre rivolta a un’altra persona, non è consapevolezza di sé; è consapevolezza non egoistica, espansa, non è consapevolezza limitata. Voi non capite poiché vi identificate con la consapevolezza limitata, pensando: “È così che voglio vedermi, in modo che la gente possa riconoscermi come una bella persona”. C’è sempre un’aspet-tativa e i praticanti di yoga diventano santi all’improvviso.
Le persone che diventano discepoli si mettono all’improvviso un abito diverso e cercano di essere quello che non sono, divenendo completamente innaturali. Swami Shivananda, Swami Satyananda e altri vi hanno insegnato a vivere naturalmente facendo amicizia con voi stessi, con la vostra mente, coi vostri sentimenti, con tutto. Non opponetevi o ribellatevi, fluite invece. Opporsi e ribellarsi è la cosa più facile. Accettare e fluire è la cosa più difficile per tutti. Se qualcosa non vi piace, potete ribellarvi e opporvi, però avere la caratteristica di accettare, adattarvi e fluire con quelle cose che non vi piacciono, rappresenta la qualità di una mente in armonia con se stessa.

Cambiare la qualità della mente
La gestione del proprio comportamento è importantissima nello yoga ed è questo il punto essenziale che molte persone non afferrano. Che cosa sono gli yama e i niyama? Essi costituiscono la gestione delle espressioni e dei comportamenti umani. Bisogna prendere questo se-riamente in considerazione per cambiare la qualità della mente.
Lo slogan di questo Convegno Mondiale di Yoga è serietà, sincerità e impegno verso i propri sforzi di crescere creativamente nella vita sociale, personale e spirituale. Quindi, lo yoga deve essere applicato in questo modo, non per la realizzazione, piuttosto, per coltivare la creatività umana. È attraverso la coltivazione della creatività umana che diventa possibile un giorno arrivare al punto della realizzazione. Se la vostra meta è la realizzazione, invece, allora non raggiungerete né quella e nemmeno la creatività. È necessario iniziare con qualcosa che sia facile: coltivare la creatività, l’eccellenza, la perfezione a tutti i livelli.
Una volta ho pensato a quale dovesse essere l’obiettivo o lo scopo della mia vita e a che cosa mi fosse destinato. Ci ho pensato da un punto di vista religioso: “È la realizzazione di Dio lo scopo della vi-ta?”. Sono giunto alla conclusione che la realizzazione di Dio non può essere lo scopo della vita. Sri Swamiji ha risposto a questo dicendo: “Come potete conoscere il Sé trascendentale con una mente non trascendentale?”. Per me questo nega l’idea della realizzazione di Dio. Come può questa mente limitata essere il ricettacolo di un potere e di una forza illimitate fintantoché non cambi la sua qualità?
Finora, non ho mai visto nessuno cambiare la qualità della propria mente. Tutti sono soggetti alle loro passioni, emozioni, simpatie e antipatie, avidità e comportamenti egoistici. Dov’è il miglioramento della mente? Il desiderio, la rabbia, l’infatuazione, l’avidità, l’arroganza e la gelosia sono lì. Dopo quarant’anni di yoga e sannyasa, molti hanno solo gratificato i loro desideri senza superarli.
Se la realizzazione di Dio non può essere lo scopo della vita, allora che cosa può esserlo? La pace? No, neanche la pace può essere lo scopo della vita. Per raggiungere la pace, dovete scollegarvi dal mondo. Se non volete che l’aria entri in una stanza, dovete rendere la stanza a tenuta stagna. Quindi, fino a quando la mente è in relazione col mondo, non c’è pace. Per trovare la pace bisogna scollegarsi dal mondo, dunque neanche questo è il fine della mia vita.

Percorrere il cammino dell’eccellenza
Qual è, allora, lo scopo della mia vita? Che cosa faccio nella mia vita per la maggior parte del tempo? Penso, agisco, vivo. Dato che queste sono le tre cose principali che faccio ogni giorno, perché non migliorarle? Migliorare la qualità del pensiero: vedere quanto logica, chiara, ottimistica potete rendere la qualità del pensiero. Se agite, allora perché non renderlo l’atto più creativo che abbiate mai compiuto nella vostra vita? Se vivete, allora perché non vivere correttamente e in modo appropriato, senza confusione, conflitto, tensione o ansia? Così, io, Swami Niranjan, scelgo come obiettivo della mia vita l’eccellenza in tutto quello che faccio. Ho fatto di questo il mio scopo: l’eccellenza nel lavoro, nel pensiero, nella rabbia, nella pace, nella passione, nella compassione, in ogni aspetto della vita.
L’eccellenza è il risultato che ho sperimentato attraverso la perfezione dello yoga e vivendo gli insegnamenti dei maestri. Questo è il risultato di cui ho fatto esperienza, coltivare la creatività. Riflettete su quale possa essere il vostro obiettivo nella vita, usando l’intelligenza che Dio vi ha dato, e rendetelo pratico, semplice e attuabile. Dovete decidere quanto volete andare lontano con la vostra sincerità, serietà e impegno. Focalizzatevi sui vostri sforzi e non interferite nella sincerità, nella serietà e nell’impegno di un’altra persona, badate soltanto a voi stessi.

Ostacoli lungo il cammino dello yoga
Man mano che progredite nel compito di vivere lo yoga sinceramente e seriamente con impegno, ci sono ostacoli di cui dovete essere consapevoli e che dovete superare. Quando nascete, sei “amici” interni vi aiutano a crescere nella vita. Chi sono i sei amici che vi aiutano a crescere nella vostra vita? Uno è il desiderio, che vi aiuta a crescere nella vita, kama; poi l’aggressività, krodha; l’infatuazione, moha; l’avidità, lobha; l’arroganza, mada; l’ultimo è l’invidia, la gelosia, matsarya. Questi sono i sei amici interni che sono con voi fin dal momento della vostra nascita. Essi vi aiutano, vi dicono che cosa fare; guidano le vostre azioni, aspirazioni, ambizioni e pensieri. Voi ascoltate questi sei amici più di quanto non ascoltiate le persone che vi stanno intorno, perfino i vostri genitori o guru. Genitori e guru sono molto più lontani di questi sei amici che dimorano dentro di voi. Questi sei amici trovano sempre un modo per giustificare le loro azioni, non possono mai sbagliare.
I sei amici trovano sempre un modo per giustificare le loro azioni e voi vivete circondati e assistiti da questi sei amici. Quando non siete capaci di comprendere la loro influenza o il loro effetto sulla vostra natura e sulla mente, la vostra mente diventa come loro; non c’è differenziazione fra la vostra mente e quello che esprimono i sei amici. Quando la mente s’identifica totalmente con questi sei amici, quello è Kali Yuga, perché la mente è totalmente dissipata, distratta, frammentata e non c’è focalizzazione. Potreste essere un intellettuale, eppure non avere assolutamente focalizzazione. Potreste essere un genio, eppure potreste non avere alcuna chiarezza, poiché è questa l’influenza dei sei amici.
Quando noi della prima generazione (me stesso, Swami Gorakh-nath, Rishi Nityabodh, Swami Vajrapani e altri) venimmo all’ashram, non venimmo per diventare insegnanti di yoga o per imparare yoga, né venimmo per prendere sannyasa. La maggioranza delle persone viene qui per un motivo: per imparare qualcosa, per diventare qualcosa.
Noi siamo venuti senza un motivo, non per imparare qualcosa o diventare qualcosa. Volevamo vivere col nostro guru; niente di più e niente di meno. Come vivevamo era irrilevante. Se avevamo o meno un posto per dormire, non aveva importanza, poiché eravamo col no-stro guru. Se mangiavamo un buon pasto o bevevamo acqua salata per una settimana per sostentarci, non importava; eravamo col nostro guru. Avevamo la fede, la fiducia e la certezza che Egli si occupasse di noi, anche se potevamo avere acqua calda con dello zucchero al posto del tè, oppure un brodo di acqua con una foglia verde che ci galleggiava, senza sale né masala (spezie). Queste cose non ci hanno mai preoccupato, perché la nostra mentalità non era condizionata nel modo in cui lo è la mentalità abituale.

Ruolo del guru
La mente delle persone oggi è così egoista e incentrata su di sé, che il guru è visto solo come trampolino di lancio per realizzare le proprie ambizioni nella vita. Il guru non è visto come l’ispiratore che può portare a un altro livello di consapevolezza. Quando arrivammo, non era così che vivevamo. Perciò oggi continuiamo a vivere qui, dal momento che anche oggi siamo senza aspettative. Capite che il guru non è un insegnante di yoga. Ci sono migliaia di insegnanti di yoga nel mondo; il guru, invece, è qualcuno che può rendervi consapevoli della vostra associazione con i sei amici, che può insegnarvi come uscire dal loro dominio e influsso e riguadagnare la vostra personalità naturale, umana, trascendentale.
Questo è il ruolo del guru nella vita. Il ruolo del guru non è insegnarvi meditazione, asana o pranayama; il ruolo del guru non è garantire la vostra lezione di hatha yoga ma che il vostro risveglio spirituale sia senza ostacoli. Perché il vostro risveglio spirituale sia senza ostacoli, bisogna occuparsene nel modo appropriato; comunque, questo può accadere solo se c’è rispetto reciproco e fiducia. Senza rispetto reciproco e fiducia, il guru non può insegnare nulla al discepolo né il discepolo può imparare nulla dal guru. È qualcosa che bisogna imparare osservando e conoscendo la vera intenzione della propria mente e della propria vita. Bisogna vedere se si sta soltanto sprecando il proprio tempo, o se ci si sta sforzando di cambiare le limitazioni in se stessi e di acquisire creatività. Questa è la decisione che le persone devono prendere, perché questo ashram non è un ashram hippie. È un ashram della tradizione di Shivananda e Satyananda, dove il punto focale e lo scopo sono l’essere voi stessi, senza alcuna vanità e ipocrisia.

Siate voi stessi: la storia di Re Artù e del saggio
C’era un saggio che viveva nel diciottesimo secolo. In quell’epoca, nell’Inghilterra medievale, a Camelot ogni week-end si svolgevano tornei con i cavalieri e altri eventi. Un giorno, il saggio visitò Camelot coi suoi discepoli e si unì ai festeggiamenti di Re Artù. I Cavalieri della Tavola Rotonda stavano dimostrando tutti le loro abilità. Re Artù fu incuriosito da questo saggio dell’estremo Oriente in perizoma, così disse: “Possiedi qualche abilità, come equitazione, tiro con l’arco, tiro con la lancia?”. Quel saggio disse: “No, non possiedo abilità. La mia unica abilità è che mi piace osservare”. Re Artù disse: “No, no. Come puoi percorrere tutta la strada dall’estremo Oriente all’Inghilterra, attraversando così tanti paesi e terre tormentate, sconfiggendo tante persone lungo il cammino senza alcuna abilità? Come sei sopravvissuto e arrivato fin qui? Devi avere qualche arte marziale e abilità”. Il saggio disse: “No. Non ne ho”. I discepoli del saggio indicavano e riferivano a Re Artù che il saggio possedeva delle qualità speciali. I discepoli stavano dietro al saggio, incitando Re Artù, così il re continuava a chiedere. Alla fine il saggio disse: “Va bene, dammi un arco e una freccia e cercherò di colpire il centro del bersaglio”.
Sir Lancillotto portò al saggio un arco e una freccia. Il saggio disse: “Come si tira con l’arco e la freccia?”. Lancillotto insegnava: “Devi stare così, rivolto da questa parte, tieni l’arco così, tieni il gomito disteso, tira questo” e così via. Il saggio seguì le istruzioni; si mise dritto in piedi, conscio di sé, fiero, sicuro, tirò la freccia e la lasciò andare. La freccia oltrepassò di molto il bersaglio. Tutti i cavalieri cominciarono a ridacchiare. Re Artù disse: “Non preoccuparti, questo era il tuo primo tentativo. Ora, fai un secondo tentativo”.
Questa volta il saggio diventò nervoso, tremolante, incerto e insicuro di sé, deluso dalla sua precedente esperienza. Prese attentamente l’arco, controllò il vento e scoccò la freccia. La freccia arrivò a metà strada e cadde. Di nuovo i cavalieri cominciarono a ridacchiare. Re Artù disse: “Provaci ancora una volta”. Questa volta il saggio disse a se stesso: “Non seguirò per niente Lancillotto. Sarò soltanto me stesso”. Prese la freccia, tese l’arco, guardò il bersaglio e scoccò la freccia. La freccia arrivò dritta al centro del bersaglio.
Re Artù interrogò il saggio: “Come mai la prima freccia è andata lontano, la seconda vicino e la terza ha colpito nel segno? Il saggio disse: “La prima freccia è stata scoccata da un uomo troppo sicuro di sé, che credeva di poter ottenere qualunque cosa e, nella troppa sicurezza, si manca il bersaglio. La seconda freccia è stata scoccata da una persona con poca fiducia in se stessa, che era insicura del successo, timorosa del fallimento e perciò non ci ha messo il cuore e la mente. Il terzo ero me stesso, naturalmente, non troppo sicuro, non troppo poco, semplicemente me stesso in modo naturale”.
Quando siete voi stessi, potete ottenere molto. Non siete voi stessi quando interagite e parlate con i sei amici nella vostra mente e vi comportate in modo inadeguato. Per esempio, quando c’è molto lavo-ro da fare e le persone devono comunicare fra loro, molti di voi non vogliono comunicare. Non volete dire agli altri che cosa state facendo, poiché siete sotto il dominio dei sei amici. Pensate: “Perché dovrei dirlo a quella persona?”. Questa è l’arroganza che parla. “Devo riferire a quella persona?”. Questa è la gelosia che parla. Se analizzate ogni vostro pensiero e azione, scoprirete che uno dei sei l’ha influenzato. Ogni volta che uno dei sei ha influenzato le vostre azioni e il vostro comportamento, siete fuorviati da voi stessi. Potreste lavorare sodo, però il vostro duro lavoro non significa niente se siete sviati da voi stessi. Questo è un semplice esempio di come i sei amici influenzino la mente.

Superare i sei nemici
Colui che può soggiogare i sei “amici” è il vero discepolo. Sri Swamiji riuscì a farlo quando Swami Shivananda gli disse: “Diffondi lo yoga da porta a porta e da costa a costa”. Quella divenne la passione di Sri Swamiji. Accantonò tutti gli altri pensieri e ne mantenne solo uno: “Come attuare l’istruzione del mio guru al meglio delle mie possibilità?”. Il vostro pensiero invece è: “Che cosa posso fare per assicurarmi che gli altri mi riconoscano come una persona importante?”. Quel sacrificio di Sri Swamiji è stato un sacrificio che fa il discepolo, quello di accantonare le idiosincrasie personali per adempiere il comando del guru. Se il comando è: “Amatevi l’un l’altro”, dovete amarvi l’un l’altro e accantonare odio, gelosia, ira e altre emozioni distruttive. Se è: “Distaccatevi da quella situazione”, allora questo dovrebbe essere un processo spontaneo, semplicemente distaccatevi. Solo a una persona del genere il guru può dare shaktipat. Una persona che è guidata dai capricci della mente non riceverà mai shaktipat.
I sei amici ci sono stati fin da tempi immemorabili, hanno influen-zato il comportamento umano e sono stati causa di conflitto dall’eternità. Ci sono momenti e situazioni in cui questi sei amici usano una situazione o un ambiente per distrarre la pace e la tranquillità dell’individuo. Se potete rimanere aggrappati alla vostra pace e tranquillità, allora i sei amici non avranno alcuna influenza su di voi. Se i vostri desideri sono preminenti e la spinta della vostra arroganza prevale rispetto alla vostra fede e fiducia nella guida del guru, allora neanche il guru può far niente. La storia lo ha dimostrato.

PREPARARSI ALLA FASE SUCCESSIVA

Per vivere la visione yogica come comunicata da Swami Shivananda al suo discepolo, Swami Satyananda, dovete essere seri, sinceri e im-pegnati. Questa dev’essere la vostra focalizzazione per progredire nella vita. Altre cose possono essere o non essere necessarie, in base alla sincerità e all’intenzione dell’individuo.
Se l’intenzione di imparare è sincera, non c’è limite a quello che potete assorbire e diventare. Se l’intenzione è solo la curiosità, allora non si può assorbire niente, perché non ci sarà mai la profondità della consapevolezza. Perciò bisogna considerare i sadhana come qualcosa di semplice, praticabile e attuabile nella vita, che vi permetta di andare avanti e che non vi lasci rimanere statici e bloccati in un punto. Quello che dovrebbe essere il punto focale del vostro sadhana dovete scoprirlo da voi nella vita. Allo stesso modo, dovete decidere che cosa volete raggiungere alla fine della vostra vita e quindi lavorare per quello con gli strumenti dello yoga; e avrete sicuramente successo. Per questo dovete essere mentalmente forti e preparati, dato che il meglio e il bello non vengono naturalmente e spontaneamente. Per tirar fuori il meglio e il bello dovete lavorare duramente. Per lasciar crescere le erbacce, non dovete fare niente.
Prendete un pezzo di terra, lasciatelo incolto per dieci anni e vedrete che tipo di fiori ci cresce. Solo erbacce, perché quella è la condizione naturale della terra. La condizione naturale della mente è la stessa. La mente è coinvolta, ricoperta, guidata, diretta e influenzata da rabbia, ignoranza, infatuazione, arroganza, invidia, avidità. Questi sono i virus della mente e non c’è soluzione per eliminare questi virus. Le asana non li eliminano, il pranayama non li elimina. Queste pratiche hanno un ruolo limitato. Nemmeno la meditazione li elimina, poiché le persone in meditazione vogliono avere soltanto belle esperienze, nessuno vuole averne una brutta. In meditazione non si strappa mai via il vecchio, si immagina solo come qualcosa di nuovo quello che c’è già. Un’erbaccia può essere vista come una bella rosa. Senza strappare l’erbaccia, cominciate a credere che essa sia diventata la rosa. Ci sono persone che hanno praticato meditazione negli ultimi trenta o quarant’anni ma non riescono ancora a gestire i loro stati d’animo e i loro livelli di stress e ansia. Dunque, sembra che perfino la meditazione abbia un ruolo limitato nella vita delle persone, perché esse non permettono che avvenga lo sgombero. Invece, mettono più cose sopra quello che c’è già.

Yoga come modo di essere
Lo yoga non deve essere visto solo come una pratica, ma come un modello di pensiero, come un modo di vivere, come un’espressione mentale, come una raffinata caratteristica in cui in realtà diventate un giardiniere. Per diventare un buon giardiniere, dovete prima essere il distruttore ed estirpare tutto quello che c’è, pulire e spianare tutto; non può rimanere nulla del passato. Un giardiniere è sempre dapprima un distruttore. Dopo aver distrutto, il secondo ruolo del giardiniere è piantare. Poi, dopo aver piantato, quando gli alberi e i fiori si sono sviluppati, c’è la terza cosa: il godimento. Dunque, c’è prima il duro lavoro: distruggere, sgomberare, cambiare e pulire tutto. Fate questo al vostro giardino, al vostro prato, alla vostra camera, però non lo fate con la vostra mente.
Alcuni praticanti hanno fatto hatha yoga per trent’anni, eppure non sono nemmeno a conoscenza dell’esistenza di yama e niyama. Trent’anni di pratica di asana e mai una volta portati ad adottare una qualità positiva nella vita. Dove vi ha condotto quello yoga? Vi ha dato una buona sensazione, un buon corpo, una mente rilassata, eppure non c’è stata crescita, evoluzione o sviluppo. Affinché avvenga questa crescita, evoluzione e sviluppo, dovete considerare lo yoga come una forma mentis, un pensiero, una mentalità, una qualità, una caratteristica, uno stile di vita, una disciplina, una cultura, un’espressione.
Gli insegnamenti yogici di Swami Shivananda e Swami Satyananda vi portano in quella direzione, purché possiate includere e mettere in atto ogni mese o ogni anno una voce delle diciotto “ità” di Swami Shivananda: serenità, regolarità, assenza di vanità, semplicità e così via. Quanti hanno cercato di viverle, anche per un mese? Anche un giorno va bene. Regolarità: decidere “farò questo costantemente nella mia vita” è molto difficile. Soltanto essere regolari il giorno dopo è abbastanza difficile. Non viene data la preparazione basilare alla vostra natura e alla vostra mente. Voi seguite i capricci della mente con ogni cosa. Adesso dovete vivere lo yoga. Dovete essere seri con lo yoga, dovete impegnarvi nello yoga, dovete essere sinceri nello yoga. Se potrete farlo, allora questo sarà il compimento delle aspirazioni yogiche di Swami Satyananda nella vostra vita e sarà l’inizio delle aspirazioni di Swami Shivananda: che ogni persona possa vivere una vita divina, una vita che sia sana, felice e armoniosa. Per favore non confondete spiritualità con santità, non è santità. La spiritualità è vita creativa; la spiritualità è l’espressione del meglio che la vostra vita possa offrire.

Ricreare se stessi per un mondo magnifico
Dovete capite una cosa: piuttosto che le pratiche dello yoga, il tema principale dello yoga è come ottenere la capacità di ristrutturare voi stessi, è ricreare la natura umana. A scuola scrivete sui vostri quader-ni, fate i compiti per casa o qualsiasi compito vi sia assegnato e poi lo date all’insegnante. L’insegnate controlla il componimento che avete scritto. Fa le correzioni con la penna rossa e alla fine scrive il voto, indicando se avete superato o fallito. Voi riprendete il vostro quaderno e guardate tutte le correzioni che ha fatto l’insegnante. Lo studente sincero analizza perché qualcosa è stato sbarrato con una croce e perché qualcosa è stato approvato. In questo modo lo studente sincero e impegnato cerca di correggere il corso dei propri pensieri e la sua comprensione e al prossimo esame cerca di fare meglio.
Ora, tornate a questa scena. Dal 1963, i vostri guru vi hanno dato un compito. Alcune persone hanno il coraggio e il fegato di mostrare quello che hanno scritto. Altre persone non hanno il coraggio e il fegato di mostrare quello che hanno scritto e nascondono il quaderno. Non vogliono che l’insegnante veda le loro note o usi la penna rossa per sbarrare le loro pagine. Tuttavia, quei pochi che osano e vogliono educare se stessi, superano la paura e vanno con i loro quaderni dall’insegnante. L’insegnante può sbarrare pagine su pagine; lo stu-dente sincero osserva perché l’insegnante sbarra le sue pagine e che cosa deve fare per migliorare. Quel tipo di studente è molto raro.
Analogamente, quel tipo di discepolo è molto raro. Perciò, non aspettatevi troppo dallo yoga se appartenete a quella categoria. Se volete sviluppare voi stessi, allora impegnatevi, siate sinceri e siate seri. Solo allora riuscirete a ottenere qualcosa, altrimenti trascorrere il vostro tempo in attività spirituali sarà una totale perdita di tempo. Io adesso sento l’urgenza che le persone capiscano questo aspetto dello yoga, in cui va data importanza all’impegno personale. Questa sarà l’aspirazione di questo Convegno. Se riuscite a migliorare il vostro impegno, posso assicurarvi che nel corso del tempo sarete pronti a contribuire alla crescita e allo sviluppo della vita umana su questo meraviglioso pianeta.

Hari Om Tat Sat

LA SFIDA DI SWAMI NIRANJAN
Se potete mantenere un umore e uno stato mentale positivo per ventiquattro ore, senza oscillare, allora vi qualificherete per diven-tare yogi. Se il vostro umore oscilla, di ora in ora, di momento in momento, allora potreste stare nell’ashram o praticare yoga per tutta la vita, non ha importanza, non sarete ancora considerati degli yogi. Invece, sarete considerati dei bhogi, persone che passano attraverso il godimento e la sofferenza della mente. Le persone traggono godimento sia nel piacere che nella sofferenza. Alcuni provano più gusto nella sofferenza che nel piacere e la condividono apertamente con tutti quelli intorno a loro, mentre la felicità diventa una faccenda personale.
Se potete mantenere un umore positivo, un unico stato d’animo per ventiquattro ore – felicità, contentezza, shanti, soddisfazione – allora vi qualificherete per essere degli yogi. Se cambiate di ora in ora, a causa di qualcosa detto da qualcuno a cui avete reagito, felicemente o infelicemente, allora non consideratevi nella categoria degli yogi. Consideratevi nella categoria dei bhogi, che oscillano e che non hanno ancora trovato il punto di equilibrio. Analizzate voi stessi, sondate voi stessi. Siete un bhogi o siete uno yogi? Questa è la sfida di Swami Niranjan: potete sorridere per ventiquattr’ore col cuore e con la mente, non solo con le labbra e con la bocca?

Golden Jubilee
Tratto da: Yoga Sagar, World Yoga Convention 2013, Yoga Publication Trust, Munger, Bihar, India.

Secondo giorno – Sessione del Mattino al Polo Ground

Introduzione di Swami Niranjanananda

Benvenuti alla sessione mattutina del secondo giorno del Convegno Mondiale di Yoga. Per me è un momento felice e gioioso quando vengo qui e vedo il mondo intero danzare. Munger è stata all’altezza della sua reputazione, ha portato gloria al suo nome, perché Munger è la città dello yoga.
Anche i cittadini, i residenti, gli abitanti di Munger stanno rispon-dendo in modo perfetto a tutti i delegati del Convegno, ospitandovi, occupandosi di voi, salutandovi, rispettandovi e prendendosi cura di voi. Molti delegati e karma sannyasin che stanno in differenti sistemazioni fuori dall’ashram mi hanno detto che quando camminano per strada, praticamente tutti li salutano con un “Hari Om, Swamiji!” Quando camminate per la città, è questo il saluto del pubblico ai delegati che sono venuti da ogni parte del mondo.
Le celebrazioni non si limitano alla sola città di Munger. Le persone stanno guardando le nostre sessioni al Polo Ground a livello globale. In effetti, ieri molta gente in viaggio per Munger seguiva le attività su cellulari e I-Pad in treno o in auto. Abbiamo ricevuto telefonate da posti come Singapore, dall’Australia, dagli USA, dal Sud America e dall’Europa che dicevano: “Avremmo voluto poterci essere! Tutto sembra splendido, magnifico, bello e ispirante e avremmo voluto essere lì fisicamente”.
Gli occhi del mondo sono su Munger per questi cinque giorni. Tutti si aspettano un messaggio da questo Convegno Mondiale di Yoga. Tutti sono in attesa di ascoltare quale sarà il messaggio dello yoga, ed è bene che sia così. Perché lo yoga è una scienza, un processo, un’esperienza di unità, un’unità non solo di corpo, mente e spirito, ma un’unità delle capacità creative della testa, del cuore e delle mani, come dichiarato dal nostro paramguru, Sri Swami Shivananda. È questo ciò di cui stiamo facendo esperienza qui, l’aspetto multidimensionale dello yoga. Nonostante il suo aspetto multidimensionale, lo yoga è una scienza della coscienza. La coscienza è il fattore principale per lo sviluppo, la crescita e l’evoluzione di ogni individuo; non i sensi o il corpo, ma la mente e la coscienza. Perciò lo yoga diventa la scienza di mente e coscienza per coltivare le capacità creative e positive e per coltivare la consapevolezza spirituale mentre si vive nella dimensione materiale. Come un uccello ha bisogno di due ali per volare, materialismo e spiritualità sono i due aspetti che permettono la crescita dell’individuo nella vita.
La spiritualità non è religione. Voglio mettere in chiaro che le esperienze spirituali e le esperienze religiose sono due cose diverse. Qui sto parlando di esperienza spirituale. Un’esperienza spirituale significa tirar fuori ciò che è creativo in voi, tirar fuori ciò che è virtuoso, autentico e bello in voi. Essa vi aiuta a esprimere le qualità di Satyam, Shivam e Sundaram, verità, buon auspicio e bellezza.
Questi sono i tre aspetti della mente umana che bisogna nutrire e curare e questo è lo sforzo dello yoga. Lo sforzo dello yoga non è sa-madhi o moksha, sebbene sia descritto anche questo. Qual è l’insegnamento? Qualche guru ha mai insegnato il samadhi ai suoi allievi? Mai. Tutti i guru hanno insegnato ai loro allievi a fare solo karma yoga. Il samadhi è descritto come l’obiettivo finale, che si rag-giunge dopo la cessazione di tutte le attività, esterne e interne. Si rag-giunge quando tutte le attività esteriori e interiori si fermano e quando non si è più coinvolti nel karma o nell’identità del sé, quando si è liberi, quando si diviene videhamukta, liberi dai karma del corpo, o quando si diventa jivanmukta, anima liberata. Solo allora si fa esperienza del vero samadhi e nessun insegnante vi ha insegnato come diventare un videhamukta o un jivanmukta; tutti gli insegnanti vi hanno insegnato a occuparvi della mente distratta.
Qual è il significato di distrazione? Il prefisso “dis” viene da distanza e “trazione” ha la radice latina “tractus”, che significa manipolare, portare, tirar fuori, separare, attirare in qualche altra direzione. Quando l’intenzione della mente è separata dall’azione, quella è distrazione. Quando scoprite che quello che sapete e quello che fate sono agli antipodi, quella è distrazione. La distanza, il divario fra intenzione e azione è distrazione e ne soffrono tutti. Ne soffrono tutti indistintamente.
Questa distrazione è un’abitudine della mente e un’abitudine è un condizionamento da cui non ci si può liberare in un modo normale. Dovete usare medicine forti, perché un’abitudine è profondamente radicata. Vi faccio un esempio. Come pronunciate la parola “habit” (abitudine in Italiano)? H-A-B-I-T. Se volete eliminare un’abitudine, togliete la “h” e che cosa rimane? Rimarrà “a bit” (un poco) e, se togliete la “a”, rimarrà “bit” (pezzetto); se togliete la “b”, rimarrà “it” (ciò); dunque, non potete mai liberarvi davvero di un’abitudine, rimarrà sempre qualcosa. Potete ridurla, potete togliere la “h”, potete togliere la “a”, potete togliere la “b”, potete separare alcune consonanti e vocali, ma qualcosa rimarrà sempre. Questa è l’impronta o impressione sulla mente. Quando la distrazione diventa un’abitudine, s’inseriscono nella vostra vita sofferenza, disagio, tensioni, stress e insoddisfazione. È per questa ragione che Patanjali dice negli Yoga Sutra: Yogah chitta vritti nirodhah. Parla dello yoga come il mezzo per fermare le distrazioni della mente.
In questo Convegno prendiamo in considerazione tutti gli aspetti dello yoga: yoga come scienza della coscienza, come scienza del be-nessere e della salute, come scienza della mente, dell’educazione e dei samskara (impressioni) e come scienza della vita e della cultura nella famiglia, nella società e nel mondo.
Oggi sono lieto di avere fra noi un gran lavoratore dello yoga molto devoto e dedito, un carissimo amico e compagno nello yoga, il Dr H. R. Nagendra. Egli è il vicepresidente della Swami Vivekananda University a Bangalore. È stato uno zelante lavoratore che ha impegnato e dedicato tutta la vita allo sviluppo dello yoga classico e tradizionale nel moderno contesto scientifico e accademico. Ispirate da lui, molte persone hanno fatto un grande lavoro per riportare in vita l’antica cultura dello yoga, che abbraccia corpo, mente e le espressioni della vita.
Insieme al Dr. Nagendra, oggi terrà un discorso anche il Dr. Alex Hankey, un fisico ricercatore impegnato nella ricerca spirituale e yogica da più di trent’anni. Abbiamo con noi il giudice Sannyasi Ananda-dharma, un giudice in gheru, che sta per condividere con noi le sue esperienze riguardo a Sri Swamiji e allo yoga.
Abbiamo fra noi anche una delle menti più brillanti di Munger e del Bihar, il giudice Navniti Prasad Singh. Egli è strettamente associato all’Ashram e, con i contatti che ha avuto nelle tre generazioni passate, ha maggiore anzianità di me come socio. Sono molto lieto, felice e fiero di avere questi eminenti ospiti fra noi.

Secondo giorno, Sessione Pomeridiana al Polo Ground,

Introduzione di Swami Niranjanananda

Avete recitato il mantra Hari Om Tat Sat undici volte per un favorevole e buon inizio della seconda sessione del secondo giorno del Convegno Mondiale di Yoga. Con questo, benvenuti alla seconda parte del programma di oggi, in cui i nostri illustri studiosi presenteranno ricerche e prospettive scientifiche e attuali sullo yoga.
Lo yoga è un’occasione di sviluppo nella vita. È un’occasione di evoluzione dell’individuo e ci sono due aspetti dello yoga: il primo è quello insegnato dal saggio Patanjali, il secondo è quello insegnato dal nostro paramguru Swami Shivananda. Il primo stadio dello yoga di Patanjali è un sadhana personale per migliorare e trasformare la qualità della vita, mentre il secondo, lo yoga di Swami Shivananda, è l’espressione di quello che avete conseguito attraverso la trasforma-zione; esprimete la bellezza, la gioia e la pace e diffondete la luce.
Dobbiamo guardare lo yoga da due prospettive: il punto di vista di Patanjali, quello tradizionale, classico, moderno e scientifico, e il punto di vista di Swami Shivananda, quello applicabile, sperimentabile e reale. Quando dico “reale”, non intendo dire che il primo sia irreale o scorretto. È importante, perché è questo primo stadio a permettere che il cambiamento e la trasformazione si verifichino in noi stessi. Gli strumenti offerti da Patanjali per la trasformazione sono yama, norme di autocontrollo emozionale, niyama, discipline mentali, asana, posizioni, pranayama, tecniche respiratorie, pratyahara, ritiro dei sensi, dharana, concentrazione, e dhyana, lo stato immutabile, spontaneo dopo la meditazione profonda, che conducono tutti all’esperienza dell’unità interiore nel samadhi. Questo è lo yoga del Saggio Patanjali.
Dopo aver attraversato il processo di eliminazione dei veli dalla vostra vita, dopo aver pulito le stanze interiori della vostra mente e del vostro spirito, e quando l’ignoranza nella vostra vita sarà sostituita dalla luminosità del vostro spirito, non è che si raggiunga la realizzazione finale o moksha. No, in questo stadio si realizza che “la divinità è dentro di me”. Comprendete che siete parte di quel Potere Creativo che vi permette di esprimere la bellezza e la creatività nella vostra vita. Questo Potere Creativo ha creato l’intero universo e tutte le forme di vita, che le persone lo chiamino Dio, o Brahma, Vishnu e Mahesh, o Guru e Shakti, o Paramatma e Parabrahma. Questi sono i vari nomi.
Che chiamiate lo zucchero “chini”, “shakkar” o “sucre” non importa; con qualunque nome chiamiate il dolce zucchero, la sua dolcezza non cambia, sebbene i nomi possano essere diversi. Allo stesso modo, la Realtà Suprema non cambia, sebbene la gente la chiami con una varietà di nomi e abbia diversi tipi di comprensione, consapevolezza, credenze e concetti di quella realtà. A volte può essere l’esperienza religiosa, a volte spirituale e a volte può essere l’esperienza di vivere il giusto tipo di vita.
Questa è la realizzazione di Patanjali: scoprite la realtà dentro di voi eliminando le scorie della vita, le scorie della mente. Dove finisce lo yoga di Patanjali, inizia lo yoga di Shivananda, perché dopo l’illuminazione dovete collegarvi di nuovo col mondo. Dovete condividere con tutti gli altri la saggezza e la creatività che avete sviluppato, la grazia e i doni generosi che il Signore vi ha dato e questo avviene attraverso il servizio.
Sri Swamiji dice: “Se riuscite a coltivare atmabhava, il sentimento di unità con tutti, allora il servizio non è difficile, l’atto di servire non è difficile”. Tuttavia, per coltivare atmabhava dovete uscire dal guscio egoistico e divenire altruisti. Atmabhava è il potere, la forza che vi connette con altri esseri umani, con altre forme di vita, poiché vedete la radiosità della coscienza in ogni singola forma. Non vedete colore, razza, credenze, cultura, ma vedete la stessa luminosità. Questo è atmabhava, e atmabhava è necessario per arrivare al vertice del servizio, perché a quel punto il vostro cuore, le vostre azioni e intenzioni diventano una cosa sola. Quando servite con l’idea di servire il guru, c’è ancora una distinzione fra voi e il guru.
Sapete che la forma migliore di servizio non è prendersi cura dei poveri o dei malati? La forma migliore di servizio non è ramazzare il pavimento o pulire i vetri di una stanza, no. La miglior forma di servizio è obbedire alla visione, alla direzione e alla missione del guru. Questa è la forma migliore di servizio, perché è il guru che vi ispira e, se seguite la direzione datavi dal guru, se seguite il mandato datovi dal guru, allora potete servire al meglio delle vostre capacità. Il servizio ha varie dimensioni, ma non mi ci addentrerò. Vi sto descrivendo lo yoga di Shivananda, che comincia dove finisce lo yoga di Patanjali. L’ottuplice sentiero di Patanjali è seguito dall’ottuplice sentiero di Shivananda. Esso comincia col servizio, riconnettendovi col mondo, cosa che inizia dopo il samadhi.
In questa nuova disposizione di spirito, in questa nuova attitudine e visione che avete acquisito, l’espressione naturale e spontanea del vostro Sé è l’amore. L’amore non conosce confini, l’amore connette, mette in relazione ogni singolo individuo, come il filo di un mala. Sapete che in un mala ci sono 108 grani ed essi sono tutti grani individuali, ma ciò che collega tutti i grani insieme è il filo. Allo stesso modo, ciò che collega tutti gli esseri umani col Divino e tra di loro in questa vita è il filo dell’amore. L’amore è un’espressione naturale nella vita di una persona che serve e che si è arresa. Si può realizzare solo una cosa: il vostro dovere, il vostro dharma intrinseco che vi permette di connettervi con tutti gli altri in questo mondo e non con i vostri desideri, ambizioni e aspirazioni personali.
Mentre servite e mentre esprimete il vostro amore, succede un’altra cosa naturale. Cominciate a dare. Cominciate a sacrificare voi stessi e il sacrificio è dare. Dare è sacrificio e sacrificio è dare. Una madre che ama suo figlio può sacrificare tutto per quel figlio, perfino il suo sonno. Quando suo figlio è malato, lei desidera sacrificarsi e dare le sue cure e il suo amore al bambino, poiché considera il bambino come suo.
Dove l’amore è incondizionato e dove il servizio è fatto come un comando del guru a cui si obbedisce, il dare è un’espressione naturale. Nel dare vi purificate. Questo è il quarto avastha o stato mentale: servi, ama, dona e purificati. Più date, più vi purificate, perché la normale tendenza dell’essere umano è accumulare, accumulare, accumulare.
Guardate le vostre case, le vostre stanze, e troverete che nei vostri cassetti, armadi e ripostigli, per gli ultimi quindici, venti o trent’anni, sono rimaste cose completamente inutili. Tuttavia, avete un attaccamento emotivo a queste cose che non vi permette di lasciarle andare. Questo è sangraha, accumulazione. Sangraha o accumulazione ha molte forme: cento paia di scarpe, quaranta completi e innumerevoli altri oggetti simili. Questa tendenza, tutta incentrata su se stessi, deve cambiare. Deve diventare altruistica. Quando diventate altruisti, diventate naturalmente buoni e fate naturalmente del bene. È alle persone egoiste che non viene sempre naturale fare del bene ed essere buone. Un altruista è sempre buono e compie buone azioni.
Questa è un’espressione della trasformazione che avviene in voi dopo che avete perfezionato lo yoga di Patanjali. Lo yoga di Patanjali è sadhana e lo yoga di Shivananda è l’espressione del vostro risultato. Lo yoga di Patanjali è il superamento delle limitazioni della vita e lo yoga di Shivananda è l’espressione della bellezza della vita. Perciò dobbiamo comprendere lo yoga in due forme, non solo il sadhana personale per ottenere salute e illuminazione, ma anche come espressione creativa della vita in cui possiamo aiutarci reciprocamente a crescere, evolvere e progredire, contribuendo in definitiva in qualsiasi modo allo sviluppo di una migliore cultura e società umana.
Dunque, l’argomento della discussione di oggi è “Yoga per la Salute, Yoga nella Terapia e Yoga per il Benessere”; yoga in vari settori della società, in vari ceti della società, come è applicato e che tipo di ricerca si sta facendo. Per favore ricordate, tuttavia, che queste sono solo indicazioni delle possibilità e delle potenzialità dello yoga. Il vero sperimentatore siete voi e non la ricerca. La ricerca indica solo il risultato di un processo, il conseguimento di un sistema, i benefici di una tecnica, mentre l’applicazione dello yoga nel suo vero spirito viene da voi, per mezzo del vostro sforzo personale. Perciò lo slogan di questo Convegno è “Sincerità, Serietà e Impegno”. Tre cose: serietà nell’in-tenzione, sincerità nello sforzo e impegno verso il laskhya, l’obiettivo. Se potete riunire queste tre cose, allora il vostro viaggio yogico vi porterà certamente in un mondo dove siete tutt’uno con la pace, tutt’uno con la luminosità e tutt’uno col vostro spirito.

Hatha Yoga Pradipika

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, Hatha Yoga Pradipika, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

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Trataka elimina le malattie, l’affaticamento e la pigrizia degli occhi ed elimina le cause di questi problemi. Deve essere tenuto gelosamente segreto come uno scrigno d’oro.

Trataka è benefico non solo per gli occhi, ma per un’intera gamma di funzioni fisiologiche e mentali. È terapeutico nella depressione, nell’insonnia, nell’allergia, nell’ansia, nei problemi posturali, in caso di scarsa memoria e concentrazione. Il suo effetto più importante è su agya chakra e sul cervello. Il Gheranda Samhita accenna al fatto che favorisce la chiaroveggenza o la percezione delle manifestazioni sottili.
Trataka è un procedimento di concentrazione della mente e di con-trollo delle sue tendenze oscillanti. Lo scopo è di rendere la mente completamente unidirezionale e risvegliare la visione interiore. La concentrazione unidirezionale della mente si chiama ekagrata. Ci so-no numerose distrazioni che impediscono ekagrata. In realtà, la distrazione si verifica solo quando i sensi sono sintonizzati col mondo esterno, cosa che significa che sta avvenendo una dispersione energetica. L’associazione e l’identificazione attraverso gli occhi e la vista sono i fattori che contribuiscono maggiormente a questa dispersione. Per di più, gli occhi si muovono continuamente o in ampi movimenti, saccadi, o in tremori, come il nistagmo. Anche quando gli occhi sono focalizzati su un oggetto esterno, la visone percepita fluttua sempre, a causa di questi movimenti spontanei. Quando si guarda continuamente lo stesso oggetto, il cervello si abitua e smette presto di registrarlo. L’assuefazione coincide con un aumento delle onde alfa, che indica una diminuzione dell’attenzione visiva verso il mondo esterno; quando esse sono prodotte, particolari aree del cervello hanno cessato di funzionare.
La vista dipende non solo dagli occhi, ma dall’intero tratto ottico. La lente dell’occhio è solo il mezzo della percezione visiva esterna. Attraverso le lenti, viene proiettata un’immagine sulla retina. Questo è uno stimolo che eccita la retina a scagliare impulsi di ritorno alla corteccia visiva del cervello, dove viene tracciata un’immagine interiore. Anche se chiudete gli occhi e delicatamente li premete e li rilasciate, vedrete lampi di luce, non perché stia entrando della luce negli occhi, ma perché è stato stimolato il nervo ottico. Quando l’immagine di un oggetto esterno è stabilizzata sulla retina, dopo un certo periodo di tempo la percezione dell’immagine sparirà completamente e avverrà una sospensione dei processi mentali.
In effetti, se non ci sono assolutamente stimoli visivi, per esempio se siete in una stanza buia, o coprite gli occhi con delle coppette opa-che, dopo un po’ la mente staccherà la spina proprio come nel sonno. Perciò, durante la pratica di trataka è essenziale mantenere la consa-pevolezza interiore in modo che, quando la mente è sospesa, tutto quello che rimane sia la consapevolezza.
Questo non è relativo solo a trataka, ma a qualunque pratica di concentrazione; quando la consapevolezza è ristretta ad un unico, immutabile stimolo sensoriale, come il tatto o il suono, la mente “si spegne”. Il completo assorbimento in una singola percezione induce il ritiro dal contatto col mondo esterno.
In trataka il risultato è uno “svuotarsi” della percezione visiva e, in seguito a questa sospensione, il sistema nervoso centrale inizia a funzionare in isolamento. Questa esperienza è nota agli yogi come il risveglio di sushumna. Quando il cervello è isolato dalle modalità sensoriali e dai processi mentali ad esse associati, dalle idee, dai ricordi, ecc. allora la coscienza spirituale emerge, innescata da queste impressioni del pensiero. Si fa esperienza della mente superiore, liberata da tempo e spazio. Sushumna si risveglia.
Il corpo deve essere assolutamente immobile in una stabile asana meditativa e la pratica deve essere eseguita in un luogo tranquillo, in modo che la distrazione da parte di altre modalità sensoriali non interferisca nel procedimento di trataka.
Trataka dischiude l’energia intrinseca della mente e la canalizza verso le aree dormienti della coscienza. Yogi Swatmarama menziona il risveglio della chiaroveggenza, ma si possono sviluppare altre capacità, come telepatia, telecinesi, guarigione psichica, ecc. Non solo: ulteriori risultati dell’unidirezionalità della mente sono grande forza di volontà, miglioramento della memoria e capacità di concentrarsi. Fisiologicamente, trataka allevia malattie degli occhi come affaticamento e mal di testa, miopia, astigmatismo e anche stadi precoci di cataratta. Gli occhi divengono limpidi e brillanti, capaci di vedere la realtà oltre le apparenze.

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NAULI (il massaggio addominale)

Inclinatevi in avanti, spingete in avanti l’addome e fate ruotare (i muscoli) velocemente da destra a sinistra. Questo è chiamato nauli dai siddha.

Nauli è la pratica di contrarre e isolare i muscoli retti dell’addome. Nel Gheranda Samhita è noto come lauliki. La radice nala significa cordone ombelicale e anche vaso tubolare. Lauliki viene dalla parola lola che significa rotolare o agitare.
Quando si muovono i muscoli retti addominali da sinistra a destra (in senso antiorario) la tecnica prende il nome di dakshina nauli, da destra a sinistra (in senso orario) si dice vama nauli. Quando si tendono i muscoli insieme e si fa sporgere il gruppo centrale dei muscoli, è madhyama nauli. Prima di tentare nauli dovete essere in grado di eseguire correttamente uddiyana bandha.
I retti addominali sono due lunghi muscoli verticali situati ante-riormente nell’addome, che vanno da sotto il centro della gabbia toracica, vicino al diaframma, fino all’osso pubico. Sebbene siano questi i muscoli che manipolate in nauli, vengono utilizzati anche gli obliqui esterni ed il trasverso dell’addome.
Inizialmente si pratica nauli con le mani appena sopra le ginocchia e il corpo inclinato in avanti. Una volta perfezionata questa pratica, lo potete eseguire in una posizione più eretta, con le mani sulla parte superiore delle cosce. (omissis)

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Nauli è la principale pratica di hatha yoga. Accende il fuoco digesti-vo, eliminando indigestione, digestione lenta e tutti i disordini dei dosha, e procura felicità.

Gli shatkarma e le asana stimolano la digestione, ma nauli è conside-rata la pratica migliore in questo ambito. Tonifica rapidamente i mu-scoli addominali, i nervi, gli intestini e gli organi riproduttivi, escretori ed urinari. In effetti, non c’è una sola parte dell’interno dell’organismo che non sia stimolata da questa pratica. Quando si manipolano i muscoli addominali, non soltanto essi sono tonificati, ma vengono massaggiati tutti gli organi interni.
La pratica di asana e pranayama genera certamente energia, ma nauli attiva l’organismo in molto meno tempo e con maggiore forza. I suoi effetti sono particolarmente notevoli sugli apparati digerente ed escretorio. Genera calore nel corpo, stimola la digestione, l’assi-milazione e l’assorbimento, riducendo così l’escrezione. Equilibra il sistema endocrino e aiuta a controllare la produzione degli ormoni sessuali.
Nauli è particolarmente utile per attenuare costipazione, indigestione, diarrea nervosa, acidità, flatulenza, depressione, squilibri ormonali, disordini sessuali ed urinari, pigrizia, indolenza, mancanza di energia e disturbi emotivi. Con la sua pratica si può controllare il proprio appetito e i desideri sensuali e rafforzare la propria volontà. Se si riesce ad ottenere questo, il praticante troverà sicuramente maggiore soddisfazione in se stesso.
Tuttavia, nauli non può essere praticato da tutti. Chi soffre di ma-lattie cardiache, ipertensione, ernia, ulcera gastrica o duodenale, o chi si sta riprendendo da ferite interne o interventi chirurgici addominali, non può eseguirlo.