Satyananda Ashram Italia

Scuola di Yoga

Satyananda Ashram Italia


  • Golden Jubilee – terzo giorno 
  • Golden Jubilee – quarto giorno 
  • Golden Jubilee – quinto giorno 
  • Hatha Yoga Pradipika 

Golden Jubilee

Tratto da: Yoga Sagar, World Yoga Convention 2013, Yoga Publication Trust, Munger, Bihar, India.

Terzo Giorno – Sessione del Mattino al Polo Ground

Introduzione di Swami Niranjanananda

Siamo al terzo giorno del Convegno Mondiale di Yoga, celebrato e condotto in occasione del Giubileo d’Oro della Bihar School of Yoga. Negli ultimi due giorni abbiamo celebrato la vita e abbiamo celebrato lo yoga, sia nel senso più grossolano sia in quello più elevato, sia a livello fisico che spirituale. Perciò questo Convegno è una celebrazione della vita e dello yoga. Noi vi partecipiamo; tanti fatti speciali stanno accadendo e tante mani invisibili stanno guidando gli eventi di questo Convegno.
I dati dell’ultima serata indicano che 5000 persone da sessanta paesi hanno guardato dal vivo le attività del Convegno con i loro I-Pad, cellulari e computer. Cioè 5000 persone fuori dall’India e, se aggiungiamo queste cifre ai partecipanti al nostro Convegno, il numero è ancora più alto.
Perfino prakriti, la natura, è stata molto benevola e gentile. Anche Narayana è stato molto benevolo e gentile. Ieri, dopo che Swami Sa-tsangi aveva lasciato l’havan, uscita dalla sua stanza, era andata sul balcone scoprendo di essere circondata da più di cinquanta aquile che volteggiavano tutte a soli due o tre metri dal sesto piano di Ganga Darshan. È come se Narayana vegliasse su tutto, proteggendo tutto. Questo stormo di aquile si sposta da un punto all’altro dell’ashram dove si tengono i programmi. Esse si librano sopra un’area, facendo il loro parikrama (circumambulazione), e poi si spostano al punto successivo. Hanno fatto un parikrama continuo, specialmente dell’area dell’havan, dove si svolgono rare e speciali havan.
Queste havan sono state iniziate da Sri Swamiji nel 1973 e sono le havan del Convegno Mondiale di Yoga; sono continuate nel 1993 e le stesse speciali havan continuano anche durante questo Convegno.
Gli uccelli indicano che anche la natura è gioiosa. Si può vedere la gioia della natura tutt’intorno all’ashram. La sera scorsa, mentre Swami Satsangi e io stavamo passeggiando dopo il programma serale, notammo che gli alberi Kamini erano carichi di magnifici fiori bianchi, eppure il giorno prima non c’erano. L’altro ieri tutti gli alberi erano pieni solo di foglie verdi e neanche un fiore, ma ieri erano ricoperti di fiori bianchi. Inoltre, sugli alberi di mango dell’Ashram sono cresciuti dei mango fuori stagione. Tutti gli alberi di mango dell’Akhara dove si conduce l’havan hanno frutti. Quando ci andate, date uno sguardo. Dove le vibrazioni sono favorevoli, anche la natura diventa favorevole. Questa è la grazia dell’unità e l’unità rappresenta la connessione con il guru tattwa e il paramatma tattwa, il tattwa più elevato.
Durante questo Convegno, Munger ha fatto storia. In questa citta-dina indiana sta succedendo qualcosa cui nessuno nel paese o nemmeno nel mondo ha mai assistito: bambini, professionisti, sannyasin, intellettuali, tutti si riuniscono per cantare kirtan. Persone dal Kazakistan, dall’Argentina, da Australia, India, Inghilterra, Cina, Giappone, Korea sono tutte qui a cantare kirtan. Ditemi, dove vedete questa unità? Non è mai avvenuta da nessun’altra parte prima, né in India né nel mondo.
La rappresentazione dello spettacolo di danza “Yoga Chaitanya” da parte dei danzatori di Chennai, cui avete assistito ieri, era anche un’unione di arte, danza e musica per illustrare la vita di Sri Swamiji. Oggi ci sarà un’altra rappresentazione dedicata al nostro paramguru, Sri Swami Shivananda, creata dagli studenti del corso di formazione a sannyasa, che sono sicuro troverete molto ispirante.
La Yoga App ora viene scaricata da molte persone. Quando la sca-ricano, vengono a farmela vedere, dicendo: “Swamiji guarda, abbiamo scaricato l’App e ci piace moltissimo”. Mi rende felice che gli sforzi dei sannyasin, dei karma sannyasin e dei sannyasin in formazione abbiano dato frutto e che voi abbiate accettato i loro doni con gratitudine e grazia, quindi vi ringrazio.
Il momento saliente di questo Convegno è il lungometraggio sulla vita di Sri Swamiji, che è stato preparato in tempo record. Alcuni di voi lo hanno visto ieri e, quando ho chiesto “Come è stato?” vi siete semplicemente sottratti al mio sguardo senza rispondere niente. Tutti quelli che uscivano dal cinema ne erano così estasiati che la radiosità dei loro corpi diceva chiaramente ciò che provavano.
Qui in questa sede del Polo Ground discutiamo del ruolo dello yoga nella nostra vita. Anche oggi abbiamo la partecipazione di relatori eccellenti e illuminati.

Terzo giorno – Sessione Pomeridiana al Polo Ground
Introduzione di Swami Niranjanananda

Oggi, il tema è la relazione fra yoga e educazione. Le persone vi hanno mostrato e fornito dettagli su varie ricerche ed esperimenti che so-no stati condotti per dimostrare l’efficacia dello yoga nel migliorare le qualità dei giovani, la mente dei giovani, i bambini e la loro mente.
Un importante studio di ricerca è stato condotto dal BYMM riguardo allo sviluppo personale e alla disciplina di un bambino mentre pratica yoga. I dati raccolti da questa ricerca sono stati presentati oggi in un seminario. Quanti fra voi hanno partecipato a quel seminario apprezzeranno l’approccio multidimensionale dello yoga. Educazione non è solo riempire la mente o l’intelligenza con la conoscenza di cose che non si usano mai nella vita. Sri Swamiji dice spesso: “Tutto l’apprendimento della mia vita che sto esprimendo adesso è venuto dal vivere nell’ashram. Di tutte le cose che ho imparato nei miei anni di scuola e università, raramente ho applicato quella conoscenza o informazione nella mia vita quotidiana”.
Nella vostra vita quotidiana, che v’importa di quante mogli avesse questo o quel re, o se conoscete la matematica nella sua forma defini-tiva? Queste sono materie specialistiche. Se questa è una vostra attitudine o la vostra professione, sviluppatela. Se sarà un esercizio inutile e superfluo nella vostra vita, allora quell’educazione come vi aiuterà a crescere?
L’effetto di questo tipo di educazione è che entrambi gli emisferi sono bloccati. Come sapete il cervello ha due emisferi: il destro e il sinistro. Con l’influenza della moderna educazione: “in the left brain there is nothing right and in the right brain there is nothing left”. Questo è un gioco di parole in inglese. Letteralmente: “Nell’emisfero sinistro non c’è nulla di giusto, nell’emisfero destro non è rimasto nulla!”. Interpretandolo possiamo dire: “Nell’emisfero cerebrale sinistro non c’è niente del destro e nell’emisfero destro non c’è niente del sinistro!”. Perciò c’è sempre confusione.
Lo scopo dell’educazione è educare la mente a rispondere in ma-niera efficiente ed efficace alle situazioni della vita con l’elasticità della saggezza, la chiarezza di aspirazioni e obiettivi e la determinazione che diventa il fattore motivante per raggiungere ciò a cui si aspira.
L’educazione deve dare dei samskara. Voi educate voi stessi in molti modi diversi. L’educazione scolastica e universitaria è solo in-tellettuale, baudhika; i samskara, invece, sono impronte psichiche. Si ricevono queste impronte psichiche dalla famiglia; i valori, gli ideali, i pensieri e la cultura seguiti dalla famiglia sono i samskara che com-pongono le caratteristiche, il carattere e la personalità dell’individuo. Essi costituiscono ciò che si diventa nella vita.
L’educazione come medico fa di voi un medico efficiente o qualificato nel corso del tempo attraverso l’esperienza. Allo stesso modo, le impressioni che ricevete dalla vostra famiglia diventano i samskara che esprimete poi nel corso della vita. Questi valori, sentimenti, qualità e caratteristiche espressi da voi sono conosciuti come samskara.
Questi samskara sono il livello più profondo di educazione, non a livello intellettuale, ma nella dimensione di chitta. Quando educate l’aspetto chitta della mente, allora l’educazione prende la forma di samskara. Quando educate la vostra mente intellettuale, baudhika, quella forma di educazione è nota come “studi”. Quando siete consa-pevoli delle vostre aspirazioni nella vita per raggiungere ed esprimere il meglio, quando vi connettete con la vostra capacità creativa ed essa diventa un potere espressivo nella vostra vita, allora quella è l’educazione finale. Lì ogni azione e ogni pensiero vi porteranno all’illuminazione. Quello dovrebbe essere lo scopo dell’educazione. Possiamo divenire illuminati coltivando i nostri punti di forza e le nostre qualità e non divenire schiavi o soggetti agli stress e alle tensioni che inibiscono e limitano la nostra efficienza e creatività.
L’educazione dovrebbe anche insegnarci quando rilassarci e quan-do essere attivi, così possiamo imparare ad affrontare la gestione sbagliata della nostra mente e della nostra vita. Questo è il sistema, il concetto e l’ideale che si è evoluto nel sistema gurukul in India. L’aspetto spirituale e quello materiale erano combinati.
Una volta ho fatto un elenco dei sessantaquattro kala che si inse-gnavano solitamente nei gurukul e delle materie che si insegnavano nel sistema educativo moderno, come scienza, arte e commercio. Che ci crediate o no, il parallelo tra le due forme di educazione era semplicemente sconcertante. L’unica differenza era che nel sistema gurukul si dava uguale importanza all’adozione di valori spirituali, morali e culturali e a vivere quei valori.

Quarto giorno – Sessione del Mattino al Polo Ground

Introduzione di Swami Niranjanananda

Oggi il tema è “Yoga e Stile di Vita”. Dovete comprendere l’espressione “stile di vita” nel suo giusto contesto. Qual è il significato di stile di vita? Stile di vita e routine di vita sono due cose diverse. Routine è quello che fate su base giornaliera e stile di vita è come vivete.
Vi alzate alle quattro, alle cinque, alle sei, alle sette, alle otto alle nove o alle dieci. Questa è una vostra scelta e una vostra routine. Fate colazione all’ora che volete, andate al lavoro all’ora stabilita, tornate a una specifica ora, fate le vostre cose a determinati orari. Questa è la vostra routine, non il vostro stile di vita.

Definizione di stile di vita
Lo stile di vita è un’espressione della vostra personalità, delle vostre qualità e del vostro carattere. Se la vostra personalità, le vostre qualità, il carattere e le abitudini sono favorevoli al raggiungimento di pace, contentezza e prosperità e se sono favorevoli allo sviluppo della vostra consapevolezza spirituale, allora state vivendo una vita perfetta. Se invece riscontrate che le vostre espressioni sono in contrasto con le vostre aspirazioni interiori, dovete modificare il vostro stile di vita, poiché lo stile di vita è un’espressione della maturità della mente e delle emozioni.
Come vivete, come agite nel mondo, come reagite alle situazioni, tutto ciò avviene a causa di una qualità e di una forza interiori: questa qualità e questa forza interiore sono contenute nella mente. Voi divenite quello che pensate. Pensare e divenire, tuttavia, devono essere entrambi sulla stessa lunghezza d’onda.
Divenire ed essere
Una banana non può pensare: “Posso diventare un’arancia” e diventare un’arancia. Un limone non può pensare: “Sono una mela” e diventare una mela. No, c’è una differenza fra pensare e diventare, eppure gli esseri umani hanno la capacità di diventare quello che pensano. Questa è l’unica forma di vita senziente in natura che abbia questa capacità: di diventare quello che vuole essere. Perciò, nella vita di un essere umano avvengono due processi: uno è il divenire, l’altro è l’essere. Prima divenite e poi siete.
Il processo del divenire consiste nell’adottare nuove qualità nella vita ed essere è l’espressione del meglio che avete da offrire. Il divenire è sadhana e l’essere è espressione. Il divenire è Munger e l’essere è Rikhia. Perciò Sri Swamiji dice: “Prima di venire a Rikhia, trascorrete del tempo a Munger”. Divenire ed essere sono le due espressioni della missione di Sri Swamiji.
Qui a Munger dovete lavorare sodo e affrontare voi stessi, trasformare voi stessi e superare le limitazioni. Lì a Rikhia dovete soltanto essere: tutt’uno con l’ambiente, tutt’uno con lo spirito e tutt’uno con l’energia del posto, questo è tutto. Questi sono i due aspetti della missione di Sri Swamiji. Non c’è niente di più importante o meno importante. Questo non è né più né meno importante e quello non è né più né meno importante; sono entrambi complementari l’uno all’altro, proprio come Swami Satsangi e io siamo complementari l’una all’altro.
Stiamo parlando di stile di vita e questo è il processo: prima divenite attraverso il processo di trasformazione, poi siete, vivendo quell’espressione creativa. Questo costituisce lo stile di vita. Lo stile di vita è un’espressione delle qualità, delle abitudini, della natura e del carattere del vostro se interiore, che è conosciuto come la “personalità”.

Sei poteri di Prakriti
Questa personalità è costruita non solo dai vostri amici, da famiglia, società e cultura, religione e fede, etica e morale che vi circondano, o dall’educazione e dall’ambiente in cui crescete e vivete, ma anche dai sei poteri di Prakriti, che avete ereditato quando siete venuti in questa vita e siete nati.
Questi sei poteri di Prakriti sono sia vincolanti sia liberatori. Nella nostra tradizione sono considerati come amici e come nemici. Quando legano, diventano i nemici, quando liberano, diventano gli amici. Nella vita reale, avviene il contrario. Quando nasciamo, essi cominciano ad aiutarci a plasmare e costruire la nostra natura e personalità. Chi sono i sei amici? Kama, passioni, desideri, ossessioni; krodha, motivazione, aggressività, dinamismo; lobha, avidità; moha, infatuazione; mada, arroganza, complesso di superiorità; matsarya, invidia verso altre persone. Queste sono le sei qualità di tamoguna che attraggono la mente in questa dimensione. Esse diventano amiche della mente e costruiscono la personalità della vostra mente. Quello che esprimete nella vita è quello che esse vi hanno dato come input. I vostri pensieri, ambizioni, interazioni e percezioni sono guidati da loro. Esse diventano la vostra natura e la vostra personalità.
Poi arriva un momento in cui la mente e lo spirito si connettono fra loro. Quando i sei amici e la mente si connettono fra loro, vi dimenticate del se superiore, della natura più elevata, delle qualità più elevate. Talvolta capita, però, che un fiore sbocci anche nel deserto. Talvolta capita che avvenga una connessione fra la mente e lo spirito e voi realizzate: “Quelle cose che ero abituato a considerare mie e di cui ero fiero, sono in realtà nocive alla mia crescita e sono di impedimento al mio sviluppo. Quelle cose che hanno fatto di me quello che sono adesso sono in realtà i miei nemici, che mi trattengono in questa dimensione di sofferenza, desideri, vasana, e non mi permettono di sperimentare la libertà e la bellezza, che è lo scopo della vita”.

Applicare sanyam per una vita armoniosa
I sei amici sono allora visti come sei nemici. I sei nemici sono allora controllati dal processo di sanyam, così come controllate i cavalli te-nendo le redini nelle vostre mani. Se lasciate le redini, non sapete co-me correrà il cavallo; non ne avete il controllo. Allo stesso modo, at-traverso sanyam tenete a freno i sei: kama, krodha, lobha, moha, mada e matsarya. Essi non spariscono, dato che sono parte di voi, però sono tenuti a freno con sanyam. Niente scompare in questa vita, abitudini e caratteristiche non scompaiono, però possono essere canalizzati, controllati, modificati, trasformati e trascesi. Questo è lo scopo dello stile di vita yogico. Lo stile di vita yogico non è definito da quante ore di yoga e meditazione pratichiate. Questo è irrilevante. Stile di vita yogico è il concetto del vivere un tipo di vita armonioso e corretto e questo è il tema di oggi.

Quarto giorno – Sessione Pomeridiana al Polo Ground

Introduzione di Swami Niranjanananda

Prima di iniziare il programma, vorrei darvi alcune informazioni im-portanti. Domani il programma inizierà alle 11.00 e si concluderà alle 15.00. Domani dovremo stare seduti per quattro ore, quindi venite preparati.
La sessione di domani sarà la sessione conclusiva del Convegno Mondiale di Yoga. Domani il messaggio dello stato del Bihar, di Munger e del Giubileo d’Oro della Bihar School of Yoga sarà annun-ciato a tutto il mondo.
Come vi ho già accennato, in occasione di questo Giubileo d’Oro sono qui riuniti i rappresentanti di cinquantasei paesi e di ventidue stati dell’India. Il numero totale di partecipanti è più di ventimila. Inoltre, per mezzo di internet, le attività del Convegno sono state seguite in diretta in più di settanta paesi. Questa mattina più di diecimila persone stavano guardando la sessione sui loro I-Pad o computer. Stiamo ricevendo telefonate ed email da molte persone che dicono che stanno guardando il Convegno, ne stanno parlando con gli amici e comunicano i loro ringraziamenti per aver ricevuto l’opportunità di partecipare a questo incredibile evento, anche se non sono qui fisicamente.
Oggi gli occhi del mondo sono su Munger. Tutto il mondo sta guardando quello che succede qui. Munger è la prima “Città dello Yoga” al mondo e l’unica nel suo genere. È possibile che in futuro altri luoghi emuleranno l’esempio di Munger e si sforzeranno di trasformare le loro città in città dello yoga. Tuttavia, Munger si distingue per essere la prima Città dello Yoga. Munger ha l’onore di essere sede della prima università dello yoga, ha l’onore di essere il karmabhumi di un siddha e santo e ha l’onore di ospitare questo Convegno Mondiale di Yoga. 

Quinto Giorno – Sessione di Chiusura al Polo Ground

Introduzione di Swami Niranjanananda

Siamo giunti alla cerimonia conclusiva del Convegno Mondiale di Yoga che si è tenuto al Polo Ground di Munger, in occasione del Giu-bileo d’Oro della Bihar School of Yoga. Fondata nel 1963, nel suo cammino ha diffuso il messaggio dello yoga, diventando lo strumento per realizzare il mandato che il nostro paramguru, Sri Swami Shivananda, diede al suo discepolo Swami Satyananda: “Diffondi il messaggio dello Yoga da porta a porta e da costa a costa”. Dotato della grazia e delle benedizioni di Sri Swami Shivananda, Sri Swami Satyananda accantonò tutte le sue aspirazioni personali di vita di sannyasa e si dedicò di tutto cuore e in maniera unidirezionale ad attuare il mandato affidatogli dal suo guru, mettendo quel mandato prima di qualunque altra cosa nella vita. Il mandato era quello che lui viveva, sognava e insegnava. Creò un monumento per il suo guru indicando così che aveva realizzato il sankalpa che gli era stato dato da Sri Swami Shivananda.
Per noi esso rappresenta il suo impegno, dedizione e samarpam, l’amore, la connessione e l’unione che Sri Swamiji aveva col suo gu-ru, Sri Swami Shivananda. Dopo aver creato questo monumento dello yoga, andò avanti, perché altri orizzonti lo chiamavano. Egli creò la tradizione che un sannyasin è un essere altruista che lavora non per il suo piacere personale, non per la realizzazione delle sue ambizioni e dei suoi desideri personali, ma per portare il sorriso nella vita di molti e per asciugare le lacrime di sofferenza e dolore dagli occhi di molti. Questo era il sankalpa che il nostro guru Sri Swami Satyananda visse per tutta la vita. Portò sorriso e gioia sui volti di molti, asciugò le lacrime di dolore e sofferenza dagli occhi di molti e ci ispirò a fare lo stesso e a dedicare la nostra vita a questa grande visione spirituale.
Venimmo da lui non perché volevamo diventare qualcosa nella vita, ma perché volevamo stare con lui. Non avevamo ambizioni o aspettative; fu Sri Swamiji che ci allevò e c’istruì, che ci prese per mano e c’insegnò a camminare, a parlare. Egli ci diede la forza e l’ispirazione per eseguire i suoi ordini e noi abbiamo percorso il cammino indicatoci da lui. Noi seduti su questo palco siamo la prima generazione di sannyasin. Abbiamo dato la nostra vita, abbiamo dato la nostra giovinezza, il nostro corpo e la nostra mente e molti di noi hanno anche dato la propria forza.
Le persone sedute su questo palco hanno dedicato se stesse a pro-pagare la visione e la missione del loro amato guru, che le ispirò a connettersi con la luminosità dentro di loro e a portare questa consa-pevolezza spirituale nella vita di tutti. Per molti qui presenti, questa sarà probabilmente l’ultima volta che sono qui, a causa dell’età e di altre limitazioni. Comunque, questa prima generazione è felice e fiera di passare il testimone dello yoga alle generazioni future con una richiesta e una preghiera: correte la vostra staffetta dello yoga con dignità, con purezza, con sincerità, con impegno. Rendeteci fieri del fatto che l’eredità e il patrimonio dei rishi, del nostro paramguru Sri Swami Shivananda e del nostro guru Sri Swami Satyananda vivono in tutti noi. È questo patrimonio, questa eredità che sarà condivisa con tutti quelli con cui verremo in contatto. Questa è la nostra speranza e la nostra preghiera per le future generazioni di sannyasin e di insegnanti yoga, per la seconda, la terza e la quarta generazione che sono presenti qui.
I nostri guru erano i nostri Rama e noi, i sannyasin di prima gene-razione, eravamo le scimmie. Noi abbiamo eseguito gli ordini e ab-biamo aiutato a costruire il ponte per realizzare la visione di Rama. Ora, mentre le future generazioni camminano su quel ponte, è nostra richiesta e preghiera che manteniate il ponte nella sua gloria e purezza originaria, in modo che quando i nostri maestri cammineranno di nuovo su questa terra santificata, vedano che la luce che avevano acceso così tanti anni e secoli fa continua ancora a brillare e illumina ancora tutti i viaggiatori. Questo è il nostro augurio.
Con questo augurio chiudiamo il primo capitolo della storia cinquantennale della Bihar School of Yoga. Per questo vorrei ringraziare voi tutti: quelli che sono venuti da ogni parte del mondo e da ogni angolo e recesso del paese per partecipare a questa celebrazione della vita, a questa celebrazione dello yoga, a questa celebrazione della visione che vive nel cuore di ognuno; la visione di Satyam (verità) e la visione di Shivam (buon auspicio) che ci hanno trasformato in Sundaram (bellezza). Seguendo questo Convegno, comincia un nuovo capitolo in cui le nuove generazioni dovranno intraprendere la sfida, assumersi la responsabilità e il dovere, lentamente e stabilmente, di mandare avanti questa torcia dello yoga. Ce la metteremo tutta per essere qui fra vent’anni, al prossimo Convegno Mondiale di Yoga a Munger, per vedere i conseguimenti delle future generazioni e per essere fieri di quello che sarà stato raggiunto.
La Bihar School of Yoga non è l’edificio fisico; ognuno di voi rappresenta la Bihar School of Yoga, perché è quella luce, quella forza, quella grazia che risplende in ognuno di voi. Voi siete la Bihar School of Yoga e voi siete ora la visione e la missione di Sri Swamiji. Perciò, mantenetela viva. Questa è la nostra umile offerta all’umanità in occasione del Giubileo d’Oro. Swami Shivananda diede il mandato: “Diffondete la scienza dello yoga da porta a porta e da costa a costa” e questa è stata la visione che abbiamo vissuto per cinquant’anni. Oggi, cinquant’anni dopo, io do questo mandato a tutto il mondo e a tutti i presenti.
La luce dello yoga è arrivata ovunque e il prossimo mandato per tutti noi è vivere lo yoga con serietà, sincerità e impegno e portare questo dono a tutta l’umanità mantenendo il ponte che è stato costruito. Non dovete creare un nuovo ponte, semplicemente mantenetelo. Pulitelo; mantenetelo puro e incontaminato attraverso il vostro carattere, attraverso il vostro sforzo, la vostra personalità, la vostra determinazione, fede, convinzione e fiducia. Mantenetelo incontaminato, perché non sappiamo quando i nostri maestri torneranno. Perciò è vostro dovere, finché vivete, mantenere la purezza e la gloria della tradizione, dello yoga e della visione che è stata ispirata in voi da Sri Swamiji e Sri Swami Shivanandaji.

Congratulazioni a Swami Satyasangananda
da Parte di Swami Niranjanananda

Il nostro guru Sri Swami Satyananda ispirò tre visioni. La prima visione è lo yoga, che indica la sua devozione, dedizione, obbedienza e resa al mandato del suo guru. Il monumento dello yoga a Munger, che egli stabilì, sviluppò e creò, rappresenta lo spirito dello yoga: devozione, dedizione, abbandono e la certezza che “Io riuscirò, io ce la farò”.
La seconda visione del nostro guru è stata realizzata a Rikhia. Il monumento che è visibile, che si vede a Rikhia rappresenta il servizio, la benevolenza, l’amore, la compassione e il dare. Rikhiapith è il monumento del servizio e della benevolenza, dell’amore, della compassione e del dare.
La terza visione del nostro guru, Sri Swami Satyananda, è Sannya-sa Pith, che sta nascendo. Nel corso del tempo crescerà e manifesterà il suo sankalpa. Questo sarà un monumento dedicato alla trasforma-zione del sé, alla rinascita dei valori culturali e spirituali della vita, alla dedizione e alla resa al Volere Supremo, al fervore di far parte di una società umana e di non isolarsi sotto l’apparenza e l’ambizione dell’autorealizzazione individuale.
Queste sono le tre visioni che sono state ispirate dal nostro guru. Negli ultimi quattro o cinque giorni voi siete stati parte della prima visione. Avete vissuto l’esperienza del monumento dello yoga. Avete vissuto l’esperienza della celebrazione della vita. Avete vissuto l’esperienza della celebrazione dello yoga nella vita. Oggi voglio portare alla vostra attenzione la seconda visione del nostro maestro, che adesso è portata avanti dalla nostra Swami Satyasangananda Saraswati, che è seduta qui accanto a me. Quest’anno Swami Satsangi completa sessant’anni di vita. La Bihar School of Yoga è fiera di offrire i suoi omaggi a Swami Satsangi come portatrice e conduttrice della shakti del nostro guru Sri Swami Satyananda e anche perché lei è la sua sankalpa putri. Con grande gioia presento questo libretto dedicato a lei, intitolato Sankalpa Putri.
Sapete che cosa s’intende con sankalpa putri? Sankalpa significa proposito e putri significa figlia. Lei è la figlia della risoluzione di Swami Satyananda, è la figlia del sankalpa di Swami Satyananda. Swami Satyananda le ha dato tre sankalpa che sono i fondamenti di Rikhiapith. Questi tre sankalpa sono gli insegnamenti di Sri Swami Shivananda che Sri Swamiji ha vissuto per tutta la vita e Sri Swamiji vuole che Swami Satsangi sia l’ispirazione per la loro continuazione a Rikhia. Questi sankalpa sono: servi, ama e dona.
Vi ho detto che Munger è il posto dove divenite. Munger è il posto dove praticate e perfezionate lo yoga dei rishi e Rikhia è il posto dove vivete ed esprimete lo yoga di Swami Shivananda. Perciò Munger è il luogo dove potete acquisire e perfezionare le discipline dello yoga, la visione di Patanjali, la visione dei rishi; Rikhia è la sede dove esprimervi ed essere, dove vivete per esprimere il meglio di voi e per connettervi col mandato superiore che Dio ha dato a ognuno di noi attraverso il nostro guru.
Swami Satsangi è l’ispirazione di questa visione, di questo sankal-pa. Lei ha dedicato trent’anni della sua vita alla missione di Sri Swamiji. È autrice di molti libri; tutti i libri di successo del nostro ashram sono scritti da lei che è la mia scrittrice preferita. È anche l’eroina di migliaia e migliaia di donne, bambini e bambine, non solo a Rikhia, ma anche nel paese e nel mondo.
È un evento raro quando la società maschilista riconosce una donna santa capace e qualificata, una siddha. Nel passato ci sono state donne famose che hanno portato gloria alla cultura, al sadhana e al sannyasa. Di queste donne fanno parte Gargi e Maitreyi della tradizione vedica. Fatto abbastanza sorprendente, vivevano in Bihar. Oggi nella stessa linea di tradizione c’è Swami Satsangi e, sorprendentemente, anche lei è nata in Bihar, nata al sannyasa. Swami Satsangi ha avuto tre nascite. Una a casa, la seconda al momento del sannyasa e la terza quando è stata pervasa dal mandato del suo guru ed è diventata una paramahamsa.
Quest’anno celebriamo il suo sessantesimo compleanno. Qual è l’importanza del sessantesimo compleanno? Ogni sessant’anni Giove, il pianeta che governa il guru tattwa, e Saturno, il pianeta che governa il karma, si trovano in congiunzione. Questo indica che in quel momento i due aspetti più importanti della vita di sannyasa – la connessione col guru e il superamento dei karma – raggiungono un certo picco. Oggi celebriamo il shashtyabdapurti (sessantesimo compleanno) della nostra amata Swami Satsangi.
Adesso chiedo a Swami Satsangi, come Pithadhishwari, non come mia sorella Swami Satsangi, ma in qualità, nel ruolo di Pithadhish-wari, di benedire tutti noi che abbiamo partecipato al Giubileo d’Oro della Bihar School of Yoga.

Discorso di Swami Satyasangananda

Namo Narayana
Non so chi riceve le benedizioni e chi dà le benedizioni. Sono un po’ confusa su questo dato che, per quello di cui posso fare esperienza, sono io che sto ricevendo tutte le benedizioni. Sono sbalordita della grazia e delle benedizioni che sto ricevendo in questo Convegno di Yoga del Giubileo d’Oro. Se questo è il tipo di apprezzamento che si riceve per compiere sessant’anni, allora sono felice di averli compiuti!

Campo unificato di energia
Questo Convegno di Yoga è un luogo che ha generato un campo ener-getico. Non è soltanto un convegno di yoga; è una forza di persone che la pensano allo stesso modo che si sono riunite qui per uno scopo comune. Percepite la magia? È la magia del campo unificato. Questo è un campo di energia che è creato, che è proiettato su Munger: la “Città del Crimine” diventa la “Città dello Yoga”. Non è questo un bel risultato?
Negli anni sessanta lo yoga fu avviato a Munger e a quell’epoca Munger era famosa per una cosa sola: il crimine. Sono certa che le persone che vedevano Sri Swamiji qui lo vedevano sotto una luce di-versa. Non lo vedevano come uno yogi, non lo vedevano come un siddha, non lo vedevano esattamente per quello che era, come Kashi Babu ci stava raccontando. Oggi è loro grandissimo rammarico che non videro quello che egli era veramente, ma noi vediamo il risultato, la trasformazione della “Città del Crimine”. A quell’epoca, se dicevate che stavate andando a Munger da qualunque altra parte dell’India, la gente vi avrebbe messo in guardia. Quello era il modo in cui Munger era famosa.
Oggi Munger è la “Città dello Yoga”. È il campo unificato; tutta-via, questo campo non è limitato solo a Munger. Da qui si sta espan-dendo in tutto il mondo. Ci sono tra i sessanta e gli ottanta paesi che stanno ricevendo questo campo unificato nella forma dei messaggi che escono da qui, nella forma di suono, di immagini, perché è attraverso il suono e lo sguardo che si trasmette l’energia. Non è solo un campo unificato di Munger, ma è stato propagato in tutto il mondo in questi cinque giorni, creati dalla magia di Swami Satyananda, perché egli si è battuto per questo e ha rappresentato questo.
Sri Swamiji era un’espressione vivente del campo unificato, cosa che siete anche voi. Anche voi siete un campo unificato ed è per questo che quando entrate qui vi sentite così bene. In realtà, stavo pensando che questo è forse il primo convegno in cui tutti sono diventati gyani. Tutti sembrano così estasiati e se chiedete loro: “Ti piace il Convegno? Come stai?” rispondono: “Oh, sto molto bene, ma non riesco a esprimere a parole quello che provo”. Questo è il vero segno di un gyani; un gyani non può mai esprimere niente. È per questo che nei Veda e nelle Upanishad l’asserzione finale è: “Non è questo; non è questo”. Io non posso spiegare che cosa sia, ma lo sto provando. Questo è il campo unificato che è stato creato dal più grande yogi che sia venuto a vivere qui. È stato per caso o secondo un piano? Non penso che sia stato per caso, perché per trasformare un luogo intero nel giro di cinque giorni in un campo unificato ci vuole perizia. Questa è la sfida che voi tutti dovete affrontare.

La sfida per lo yoga oggi
Negli ultimi cinque giorni abbiamo ascoltato di tutto. In effetti, mi sto domandando che cosa dire, perché è stato detto tutto e anche molto bene, correttamente e a proposito. Noi siamo grati per questo, perché è importante sapere dalle persone che sono là fuori, sul campo, a insegnare yoga, che lo yoga funziona. Questa è la dichiarazione di questo Convegno: sì, lo yoga funziona e noi tutti lo sappiamo. Ha funzionato in ogni campo, non solo in uno. Ha funzionato negli ospedali, nelle caserme, negli ospedali psichiatrici, con i bambini, con gli adulti e con i malati. Ogni sfera della vita è toccata dallo yoga.
La persona che ha guidato e formato questo movimento dello yoga, che gli ha dato una visione, una tradizione, un sistema, che lo ha presentato nel modo più straordinario e semplice è Swami Satyananda. Egli vi sta dando l’obiettivo dello yoga. Ricordate l’obiettivo della BSY: “Chi sono io?”. Questo è il motto della BSY. Questo è l’obiettivo e Sri Swamiji ve ne sta dando un’idea attraverso il campo unificato. È un campo strutturato, non è un campo caotico. Vedete il caos intorno a voi? No. Qui ci sono migliaia di persone. Migliaia e migliaia di persone mangiano, ascoltano, si divertono, lavorano, fanno seva o sono venute soltanto per curiosità. Tuttavia, non appena entrano in questo campo, diventano organizzate, strutturate, ordinate. Iniziano a sentirsi in pace. La descrizione che più si avvicina all’esperienza che ho avuto io è stata quella di una persona che ha detto: “Sento immensa pace”. Questo è il bene più desiderato: la pace.
Questa è la sfida per lo yoga oggi. Non dobbiamo dimostrare che lo yoga funziona. Non dobbiamo dimostrare la sua popolarità, ma dobbiamo capire qual è la necessità dell’umanità di oggi. Questo è quello che Sri Swamiji studiò quando presentò lo yoga negli anni sessanta. Essendo un visionario, non limitò lo yoga solo agli anni sessanta. Guardò nel lontano futuro: come vivrà l’uomo fra cinquant’anni, fra cento, duecento, cinquecento, mille anni. Questa è l’efficacia di una tradizione. Cinquant’anni non sono niente per un’istituzione. Un’isti-tuzione deve durare, deve crescere ed evolversi insieme alla società e alle necessità dell’umanità.
Gli strumenti che Sri Swamiji ha dato funzionano in ogni epoca, indipendentemente da quello che la società richieda allo yoga e da quali siano i bisogni della società man mano che essa evolve, cresce e cambia. Quando le richieste della gente aumenteranno, quando le situazioni diventeranno difficili, facili, piacevoli o spiacevoli, che cosa si aspetterà la gente dallo yoga? È a questo che dobbiamo pensare e Sri Swamiji ha già dato le risposte. Ha sparso i semi e per questo è definito un visionario.
Negli anni sessanta si acquisiva dimestichezza con il corpo ma po-co con la mente: familiarizzare con pensieri, sentimenti, emozioni; deprivare la mente, isolare la mente, creare situazioni per la mente, creare difficoltà per la mente, perché è solo nei momenti difficili che la mente evolve. Quando è tutto bello, comodo e buono, la mente non evolve. È per questo che Sri Swamiji ha sempre detto: “Se non ci sono difficoltà, createne”. Per questo ha scelto il posto più difficile: Munger, Bihar. Anche Deoghar faceva parte del Bihar quando la scelse. All’epoca Rikhia faceva parte del Bihar. Egli lasciò Munger, viaggiò in lungo e in largo per l’India e tornò nel Bihar. Io chiesi: “Perché Swamiji?”. Egli rispose: “Beh, sai, bisogna vivere in situazioni difficili. Questa è la sfida e allora c’è crescita. Quando ci sono comfort e comodità, è la vita dell’inferno. Vi istupidite, vi inaridite”. È per questo che questa civiltà, che ha raggiunto l’apice del comfort, della comodità e del godimento, sta vivendo la necessità di qualcosa di più, perché il comfort non dà alle persone tutto quello di cui hanno bisogno.
Negli anni sessanta diventavamo familiari col corpo e un poco con la mente. Ora, mentre andiamo verso il ventunesimo, ventiduesimo, ventitreesimo e ventiquattresimo secolo, dovete pensare ai vostri figli. Abbiamo perso l’autobus. Molti di noi hanno perso l’autobus. Sono i bambini che devono essere il centro d’interesse dello yoga nel futuro. Lo yoga per i bambini deve essere il punto focale, in modo che, malgrado le cose che affrontano mentre la società evolve, essi possano avere il controllo e sappiano come gestire se stessi.

L’era della mente
Questa è l’era della mente. Non siamo persone fisiche, siamo piuttosto persone mentali. Per tutto il tempo pensiamo, pensiamo e pensiamo. Non c’è un solo secondo in cui non pensiamo. Se lasciate la radio accesa tutto il giorno, potete immaginate che cosa succederà. Verso sera la batteria sarà scarica e voi dovrete mettere la radio nell’armadio o prendere una batteria nuova. Voi non ricevete quella ricarica perché pensate anche nel sonno e il primo pensiero il mattino quando vi svegliate è quello con cui vi siete addormentati, il problema con cui vi siete addormentati. È così che affrontate la vostra vita. È la mente che bisognerà affrontare in futuro.
Il genio è fuori dalla bottiglia. La cosa buffa è che voi lo avete portato fuori dalla bottiglia. È lì, fuori dalla bottiglia e voi dovete dargli una direzione. Dovete trasformare la vostra mente. Questa è la sfida dello yoga nel futuro, che il Satyananda Yoga affronterà ed esso può certamente affrontare quella sfida, perché l’intero punto focale e il motto della Bihar School of Yoga è: “Chi sono io?”. La tradizione che essa propaga è la crescita della testa, del cuore e delle mani, non solo della testa. I principi che sostiene sono servi, ama e dona.
Con le mani servite; col cuore amate e con la testa date. Queste sono le tre cose difficili. Non vogliamo usare le nostre mani poiché siamo diventati tanto pigri; vogliamo usarle soltanto per il computer. Non ci piace fare il lavoro fisico; ci piace fare il lavoro mentale. Per quanto riguarda l’amore è una faccenda molto egoistica. Amiamo solo perché ci aspettiamo qualcosa in cambio. Noi non amiamo se non riceviamo qualcosa in cambio. Se venite a sapere che la persona che amate ama qualcun altro, quanto ci vorrà perché diventi il vostro peggior nemico? Per quanto riguarda il dare, lasciamo perdere. Noi siamo le creature più egoiste. Non riusciamo a pensare di dare. Anche quando diamo, rimuginiamo continuamente: “Dovrei darlo? Che cosa dovrei dare? Lui è davvero meritevole? Quanto costerà? Se non do, è davvero importante?”. Siamo molto avari nel dare. Dunque, questi sono i tre principi: servi, ama e dona, oppure lo sviluppo di testa, cuore e mani. Questa è la crescita e l’evoluzione della mente.
L’evoluzione della mente è diversa dall’evoluzione della consape-volezza. Sono due evoluzioni parallele che vanno avanti dentro di noi. L’evoluzione della mente procede per mezzo dell’interazione col mondo esterno. L’evoluzione della consapevolezza avviene quando ponete attenzione al mondo interiore. Entrambe devono andare di pari passo. Non possiamo regredire, dobbiamo andare avanti. Dobbiamo andare avanti e pensare all’evoluzione della mente. Fisicamente non evolverete più. Sì, potreste cercare di diventare un superuomo o una superdonna facendo evolvere la mente, ma sicuramente non vi cresceranno più mani, gambe o occhi.

Fronteggiare la mente
Deve avvenire un risveglio, un risveglio di massa verso lo scopo della propria esistenza e la consapevolezza di ciò. Adesso non siete consapevoli del perché esistiate; semplicemente esistete come dei robot. Non siete consapevoli del perché esistiate. Qualunque cosa accada, la subìte come una reazione. Tutta la nostra vita è una reazione alle cose che succedono intorno a noi, alle cose che vediamo, udiamo, desideriamo. Non è soltanto una questione di “Dovrei desiderare o non dovrei desiderare?”. No. Non è possibile vivere senza desiderio. Non è solo una questione di “Dovrei essere buono? Io dovrei essere buono”. Non è solo questo. So che dovrei essere buono. So che non dovrei desiderare. So che non dovrei essere avido. So di non dover provare odio. So che dovrei amare. So che dovrei essere compassionevole. Ma come ottenerlo? Non accade. Continuano a tornarmi alla mente solo i pensieri di odio, invidia, avidità, desiderio e gelosia. Continuano a tornare e come faccio a cambiare questo fatto? Era di questo che Sri Swamiji parlava ed era molto diverso dagli altri, perché essi parlavano di ciò che era impossibile. Se lottate tutta la vita per essere buoni, gentili e compassionevoli, finirete con un complesso di colpa. Non avverrà, perché solo pensandoci non avviene.
Non potete affrontare la mente con la mente. Noi cerchiamo di af-frontare la mente con la mente, con la stessa mente che è gelosa, invidiosa, che prova odio, sensi di colpa, complessi, fobie. Ciò è semplicemente impossibile; finireste in manicomio. È certo e sicuro che la mente non può gestire la mente. Se volete gestire la mente, dovete usare un ente superiore e quell’ente superiore è il cuore. È il cuore che può fronteggiare la mente.
Sri Swamiji ha dato anche questa indicazione. Ha detto che lo yo-ga, così come lo conosciamo, sarà relegato sullo sfondo. Naturalmen-te, questo non toglie la sua importanza. Lo yoga è un piolo, uno scali-no sulla scala e noi dobbiamo praticarlo in quella forma. Non do-vremmo cessare di praticarlo in quella forma, ma dobbiamo guardare oltre. Dopo tutto, quando parliamo dei ponti su cui i nostri guru cam-mineranno quando torneranno, come cammineranno? Di che parleranno? Che cosa penseranno? Che cosa diranno? Parleranno la stessa lingua che parlavano quando camminavano qui, quando hanno costruito i ponti? Certamente no. Saranno andati avanti e noi li dovremo raggiungere. Questa è la sfida che affronta il Satyananda Yoga-Bihar Yoga e che affrontano tutti gli insegnati di yoga, indipendentemente dalla tradizione cui appartengono. Essa non ha importanza, perché lo yoga è universale; è per la crescita dell’umanità. Dobbiamo preparare le persone a comprendere lo scopo dell’esistenza, che è l’obiettivo e il motto della Bihar School of Yoga: “Chi sono io?”. Questo è un processo di crescita e consapevolezza.
La consapevolezza è ampia, la consapevolezza è atma, il campo unificato in cui vi trovate adesso. Anche nel parlarvi dell’obiettivo della Bihar School of Yoga, Swami Satyananda ve ne sta dando l’esperienza. Non vi sta soltanto dicendo l’obiettivo; vi sta anche dando l’esperienza dell’obiettivo dello yoga. Chi sono io? Io sono quel campo unificato. Io sono quell’atma. Lo sappiamo, lo abbiamo sentito dire, ci piace, ci crediamo, ma dobbiamo farne esperienza. Questa è la preparazione che dobbiamo costruire per il futuro. Questa è la sfida. Non possiamo compiacercene. Non serve a niente crogiolarsi nella gloria passata. Bisogna pensare ai passi verso il futuro, in modo che la grande gloria rimanga incontrastata, indisturbata; che risplenda ancora di più. Decisamente, quello che vedo qui punta in quella direzione, perché il tipo di impulso, di forza, di energia che è costruito qui tramite la magia di Swami Satyananda è nei vostri cuori.

Bhakti yoga
Voi siete quel campo unificato. È quel campo unificato in voi che Sri Swamiji ha estratto e rivelato nel suo splendore. Quello è l’obiettivo dello yoga che dobbiamo realizzare affinché ci sia unione e, per questo, lo yoga che egli ha indicato è il bhakti yoga, lo yoga del cuore. Bhakti yoga non è solo rituale. Per favore non intendete il bhakti yoga come qualcosa in cui state in piedi, ondeggiate le luci e suonate le campane come facciamo tutti i giorni, in cui state a mani giunte davanti a Dio o a una forza superiore e lacrime vi scendono dagli occhi. Non sto dicendo che non dovreste farlo, potete farlo. È una cosa buona da fare, perché purifica il vostro cuore, vi svuota, vi dà un sentimento di fede, devozione e resa, cose che sono importantissime nel bhakti yoga. Tuttavia, Sri Swamiji ha definito il bhakti yoga come un’onda della mente, un’onda cerebrale: proprio come rabbia e odio sono onde del cervello. C’è un’onda e voi vi arrabbiate. Allo stesso modo, c’è un’onda di bhakti nel cervello e questo è lo yoga del futuro.
Che cos’è questo stato di bhakti? È quando potete sentire pace e unione. La forza è nell’unione, non nella dualità, sebbene ci sia dualità dappertutto. Essa è ovunque; c’è dualità fra quello che penso, quello che dico e quello che faccio; c’è una differenza. Dobbiamo portare unità in questo. Quell’unità si sperimenta solo attraverso la bhakti. Essa è una forza, un’onda cerebrale. Le persone che ne hanno fatto esperienza hanno in loro stesse una diversa qualità di rilassamento e di pace. Per loro la vita non è stress e lotta, come è per noi. Per loro la vita è gioia, beatitudine, ananda, come noi abbiamo sentito durante gli ultimi cinque giorni. Dovete camminare per andare a mangiare, poi dovete tornare, dovete sforzarvi. Potreste dover trasportare molti chili di prasad che vi sono stati dati qui e potreste anche arrivare in ritardo al pasto e non ricevere il vostro cibo, eppure siete nella beatitudine. Nessuno si lamenta. Tutti sono così felici, così estasiati ed entusiasti, pieni di lacrime e dicono: “Siamo in paradiso, siamo così pieni di gioia!”. Questo sentimento di gioia non è solo qui. Anche le persone che guardano le attività sui loro schermi provano la stessa cosa. Quindi diciamo un grande “Namo Narayana” a tutti quelli che ci stanno guardando. Namo Narayana! Forse le telecamere potrebbero avvicinarsi al pubblico e mostrare la grande espansione di spirito che è qui e che si eleva in alto.
La via è bhakti. Io non sono una scienziata; sono una viaggiatrice, una ricercatrice come voi. Noi stiamo viaggiando, la via è bhakti e la destinazione è il mio Sé, in me stessa, perché tutto quello che cer-chiamo fuori è in noi. Il cammino è lungo e faticoso; è pieno di diffi-coltà. Ricordate, è solo nei momenti difficili che fate progressi, acquisite slancio, acquisite gati, velocità. Il tipo di sforzo che ogni persona impegnata deve aver affrontato per preparare questo programma ordinato e strutturato è inimmaginabile. Questa è l’unità, il campo unificato che richiede serietà, dedizione, impegno.

Dall’egoismo all’altruismo
Deve esserci un sentimento di unità, perché noi siamo uno, non siamo due. Noi siamo una sola grande famiglia, non siamo due. I miei pensieri vi raggiungono; i vostri pensieri mi raggiungono. Anche adesso ci sono collegamenti e canali invisibili che connettono tutti con tutti. I miei pensieri escono, collidono con i vostri; i vostri pensieri escono, collidono con altri. Stiamo creando vaste reti di pensieri, campi energetici e per questo è così importante capire che dobbiamo costruire il giusto campo energetico. Non si tratta di essere buoni; non si tratta di essere gentili; non si tratta di desiderare o non desiderare. La questione è: “Che cosa dovrei desiderare? Quando dovrei desiderare? Perché dovrei desiderare? Come dovrei desiderare? Per chi dovrei desiderare?”. Questa è la trasformazione dall’egoismo all’altruismo.
Di tutto quello che è stato detto prima su di me, io non sentivo di essere così. Ero la persona più egoista sulla terra e pensavo solo a come mi sentivo, a quello che mi piaceva, a quello che volevo e tutto il resto poteva andare a farsi benedire. Non mi interessava. Ero abituata a pensare che se non riuscivate a guadagnare nemmeno un pezzo di pane al giorno non valevate niente. Quanto è difficile guadagnare un pezzo di pane al giorno?
Sri Swamiji diceva sempre: “Questo è tutto ciò di cui ho bisogno: due roti, due dhoti” (due pezzi di pane e due pezzi di stoffa). Swami Shivananda cantava: “Anche senza cibo, anche senza casa, sarò sem-pre anandam”. Potete ancora essere nella beatitudine, nell’anandam, senza le cose cui siete abituati o cui vi aggrappate. Voi non lo sapete. Ne siete schiavi. Credete di non poter vivere senza di esse, invece po-tete.
Questo è il viaggio della vita: dall’egoismo all’altruismo. Per que-sto non dovete controllare la mente. Non dovete uccidere la vostra mente. Non dovete domare i vostri sensi. Non dovete distruggere i vostri sensi. Swami Satyananda lo ha detto molto chiaramente in tutti i suoi insegnamenti. No, non dovete farlo. Se ci sono due cani dentro di me, uno è nero e uno è bianco, uno è buono e uno è cattivo, e devo continuare sempre a nutrirli e renderli forti, allora tutta la mia vita passerà nel cercare di essere buono, cercando di far prevalere in me la bontà e di soffocare il male. Che cosa succederà col soffocamento? Avrò soltanto malanni. Avrò solo complessi, fobie e nevrosi e un giorno scoppierò. Per quanto tempo reprimerò queste inclinazioni che abbiamo tu, io, tutti? Non potete dire di non essere avidi, di non provare invidia. Chiunque lo dica è un bugiardo. Per quanto reprimerete queste cose?
Nella società dovete reprimerle. Non potete continuare sempre a esprimervi. Tuttavia, ci può essere una trasformazione. Potete tra-sformare l’egoismo in altruismo. Potete trasformare, potete modificare questi due cani e averne un terzo. I due cani sono rajas e tamas, il nero e il bianco, ma il terzo è neutro, sattwa.
Quindi ottenete un terzo cane, risvegliatelo. Quel terzo cane si chiama il terzo occhio. Dico “cane” perché era l’analogia fatta dal maestro Indiano Rosso che parlò al suo nipotino dei due cani. Però si dimenticò del terzo cane. Il terzo cane è quello che effettivamente dovete risvegliare ed è l’ “Io” della consapevolezza.
Quando salite su un aereo, tutte le strutture che normalmente ap-paiono tanto gigantesche sembrano piccole e irrilevanti. Non sembra-no impressionanti, sembrano ben poca cosa, diversamente da quando siete giù a terra. Allo stesso modo, tutti i problemi scompaiono una volta che la vostra consapevolezza è cambiata, una volta che la vostra consapevolezza è trasformata. Se vi preoccuperete dei vostri problemi e nevrosi, sprecherete la vostra vita. Invecchierete e morirete e avrete perso l’opportunità.
Non pensate a correggere voi stessi. Andate bene così come siete. Pensate solo a trasformare e cambiare: dall’egoismo all’altruismo; da rajas e tamas a sattwa; dal disallineamento di testa, cuore e mani alla totale coerenza, all’espressione appropriata del vostro carattere. Pensate solo a servire, amare e dare, che è stata la seconda visione di Sri Swamiji, che è forse la più importante per tutti noi, perché dobbiamo pensare a come evolvere. Quando pensate all’evoluzione, il primo ostacolo che si frappone è costituito dai karma.

Esprimere l’energia dello yoga
Quando praticate yoga in qualunque forma – anche se fate solo un po’ di respirazione, appena cinque minuti – sperimenterete un incremento di energia, un risveglio di energia. Vi sentirete ricaricati. Allora che cosa ci fate? Niente. Semplicemente si dissipa di nuovo in tutte le cose inutili che fate. Uscite dalla lezione di yoga sentendovi bene, freschi e tranquilli, e la prima persona che vedete è la persona che vi è più antipatica: tutta la pace e la tranquillità se ne vanno fuori dalla finestra. Cominciate a insultarla dentro di voi e dite: “Perché l’ho dovuta vedere?”. Tutta l’energia, la pace e la tranquillità che avete costruito attraverso le pratiche di yoga se ne vanno. L’energia deve essere espressa. Questo è il punto più importante, che tutti dimenticano e di cui Sri Swamiji ha parlato spessissimo, dall’inizio alla fine. Ha persino creato un posto per questo: Rikhia, che è un posto per l’espressione di quell’energia. L’energia deve essere espressa, non si può tenere chiusa. Se la tenete chiusa, l’energia diventa funesta. Se date all’energia un’espressione sbagliata, diventa funesta. La bhakti è un modo per rendere propizia quell’energia funesta, per darle una direzione, per ottimizzarla.
State scoprendo le energie della mente mentre eseguite le pratiche di yoga, che vi rendono di natura più mentale. La vita che conducete vi ha resi di natura più mentale. Siete intellettuali, siete intelligenti, ma non sapete gestire la vostra mente; non sapete gestire il vostro umore. Non sapete gestire voi stessi neanche per cinque secondi. Vi agitate se qualcuno vi insulta. Siete felici se qualcuno vi loda. In ogni situazione la vostra mente è squilibrata, non è mai in equilibrio. Anche nella lode la vostra mente è squilibrata. Perdete l’equilibrio. Come mantenere una mente equilibrata? Per questo dobbiamo risvegliare la bhakti.
La bhakti vi collegherà al vostro Sé e, quando vi collegate al vostro Sé, vi collegate a una forza superiore e questo è a vostro beneficio. Anche per gestire la vostra vita quotidiana, per capire le difficoltà che affrontate e per affrontare le vostre angosce, sofferenze, afflizioni, perdite, malattie, difficoltà e dolori, la risposta è bhakti yoga. Questa è stata la dichiarazione definitiva di Swami Satyananda e questo è il modo in cui lo yoga evolverà. Nessuno può fermarlo, perché quello che dice un santo si avvera. È veda vakya, un’affermazione dei Veda. Questo è quello che ha detto Sri Swamiji ed è così che dobbiamo prepararci. Dobbiamo preparare la nostra mente a diventare più adattabile, elastica, accomodante e più in sintonia con la nostra natura, che è beatitudine, che è verità, che è pace, che è ananda.
Quando uscirete da questo Convegno sentirete la differenza e vi renderete conto di essere usciti da questo campo. Ve ne porterete sicuramente una parte con voi, poiché questo è un evento che cambia la vita. Non è soltanto un convegno; è un evento che cambia la vita.
Sono molto grata per tutte le benedizioni che ho ricevuto negli ul-timi cinque giorni, trascorrendo del tempo con tutti voi in questo me-raviglioso campo energetico in cui ci siamo beati. Spero che possiamo averne sempre di più.
Namo Narayana

Swami Niranjan: oggi siamo alla conclusione del Convegno Mondia-le di Yoga ed è stato un Convegno Mondiale di Yoga molto speciale. La città di Munger è diventata non solo la prima città dello yoga al mondo, ma anche la prima città ad ospitare lo Yoga Kumbha. Tutta la città di Munger è così bella, attraente e invitante per tutti, perché tutti stanno partecipando a questo Yoga Kumbha.
In questi ultimi cinque giorni abbiamo trattato molti argomenti. Il primo giorno, il 23 ottobre, il tema era: “Lo Yoga come Scienza per l’Evoluzione della Coscienza e come Metodo per Migliorare la Qualità della Vita”. Il secondo giorno il tema era: “Le Applicazioni dello Yoga nella Salute, nella Terapia e nella Società”. Il terzo giorno il tema era: “Lo Yoga nell’Educazione, nella Coltivazione di Samskara e nello Sviluppo di Nuove Espressioni Creative nella Vita”. Il quarto giorno, il tema era: “Yoga e Stile di Vita”. Oggi, nel quinto e ultimo giorno, alla cerimonia ufficiale di conclusione del Convegno, la visione che lo yoga è la cultura della nostra vita, non di domani, ma di oggi, raggiunge il mondo.
Cinquant’anni fa Sri Swamiji proclamò che lo yoga sarebbe stato la cultura del domani. Questo avvenne cinque decadi fa e in un’epoca in cui nessuno sapeva che cosa fosse lo yoga. Ora, dopo cinquant’anni, dopo tante albe e tramonti del sole e della luna, siamo in procinto di attestare che lo yoga è diventato davvero una cultura mondiale. Persone di tutto il mondo, comunità in tutto il mondo, persone di tutti le nazioni, caste e credo si rivolgono allo yoga per avere sollievo e pace: per la loro vita, per la loro mente e per il loro spirito. Perciò oggi possiamo dire con sicurezza che la visione data da Sri Swamiji è stata realizzata grazie a tutti voi. Lo yoga è andato da porta a porta e da costa a costa. Ora il mandato successivo per tutti noi qui presenti e per tutti quelli che nel mondo stanno assistendo a questo mega Convegno di Yoga è di mantenere la purezza originaria della tradizione e degli insegnamenti. È nostro dovere e nostro dharma. Dobbiamo pulire regolarmente la nostra lampada, per evitare accumuli di fuliggine e polvere sul vetro, affinché la luce possa risplendere dalla lampada e illuminare con sicurezza il cammino di altri viaggiatori.
Perciò, per connetterci con la visione dei guru, dobbiamo essere seri, dobbiamo essere sinceri e dobbiamo essere impegnati. Con la nostra sincerità, serietà e impegno, possiamo vivere la visione dei veggenti e trasformare lo yoga in una cultura globale pratica, applicabile, che porterà luce, ispirazione, pace e vita in tutti i settori della società umana. Questo è il messaggio di questo Convegno Mondiale di Yoga. Al di là di casta, credo, religione, dogma, è una celebrazione della vita, una comprensione delle capacità creative della vita e una connessione con la gioia e la pace.
Nei giorni scorsi, trentasei relatori hanno onorato il Convegno Mondiale di Yoga e sono stati condotti seminari da relatori che hanno condiviso la loro saggezza, conoscenza e capacità con tutti i partecipanti. Sono venute persone da ventidue stati dell’India e il numero totale è di ventimila. In aggiunta, ogni giorno persone in più di settantadue paesi del mondo guardavano dal vivo, su internet, le attività del Convegno e ieri notte erano più di quindicimila.
Per aver contribuito a fare di questo Convegno un grande successo, il credito va ai residenti di Munger, che hanno aperto le porte delle loro case per ospitare i delegati. Il credito va alle scuole, che per alcuni giorni hanno sospeso le lezioni e aperto le loro porte per alloggiare i delegati nelle aule. Il credito per l’ospitalità va agli hotel, ai dharmashala (ostelli) e agli alloggi che hanno assicurato che fossero forniti tutti i servizi adatti, in modo che tutti i partecipanti si trovassero bene nella città di Munger.
Il credito per il successo di questo Convegno va allo Yuva Yoga Mitra Mandal, il Gruppo Giovanile della Fratellanza dello Yoga, che si è sparpagliato in servizio in tutta l’area del Forte, guidando le per-sone, indirizzandole, gestendo vari settori e dipartimenti, la cucina, i libri, il prasad e aiutando le persone a orientarsi. Speciali ringrazia-menti vanno ai bambini del Bal Yoga Mitra Mandal, che ci hanno fatto sorridere e danzare e hanno riempito i nostri cuori di amore. Un credito e un riconoscimento speciale per il supporto e l’aiuto ricevuti da questo Convegno Mondiale di Yoga vanno agli amministratori di Munger. Senza il loro aiuto, questo magnifico evento non sarebbe stato possibile. Ancora una volta grazie a tutti gli amministratori di Munger per aver reso possibile questo evento. Da parte del mondo, grazie.
Vorrei anche ringraziare tutti i visitatori e i delegati che sono venuti da diversi luoghi, lasciandosi dietro la loro professione e il lavoro, per partecipare alla celebrazione e per connettersi con la visione dello yoga ispirata dal nostro guru, Sri Swami Satyananda. Ringrazio anche tutte le persone che hanno lasciato le loro case, il lavoro, la professione e la famiglia per trascorrere tre, quattro, cinque mesi qui con noi per preparare il Convegno Mondiale di Yoga. Grazie per il vostro sacrificio e per il vostro supporto.
Sono anche grato a Swami Satsangi che è venuta qua per partecipare alla celebrazione con tutti noi. Infine, ringrazio me stesso.
Sono stati ringraziati tutti e ho tenuto per la fine un ringraziamento speciale per il mio gruppo e i miei amici dei media, giornali e televisione. Loro sono persone per le quali pochissimi hanno rispetto, eppure sono le persone che vi portano il messaggio affrontando tantissime difficili sfide. Se volete conoscere le fatiche di un cronista, allora diventatelo. È attraverso la loro saldezza e determinazione che vi portano le informazioni che volete. Loro sono i portatori delle informazioni e sono i computer originali.

La prima generazione è felice e fiera di passare il testimone dello Yoga alle generazioni future con una richiesta e una preghiera:
Correte la vostra staffetta dello yoga
Con dignità, con purezza,
Con sincerità, con impegno.
Rendeteci fieri che l’eredità e il patrimonio dei Rishi, del nostro Paramguru, Sri Swami Shivananda, e del nostro Guru, Sri Swami Satyananda, sono vivi in tutti noi.
È questo patrimonio e questa eredità che saranno condivisi con tutti quelli con cui verremo in contatto durante il viaggio della nostra vi-ta.
Om Prem e Mangalam
Swami Niranjan
27. 10. 2013 – Giubileo d’Oro BSY

Hatha Yoga Pradipika

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, Hatha Yoga Pradipika, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Verso 35

KAPALBHATI (la purificazione della parte frontale del cervello)

Eseguite l’espirazione e l’inspirazione rapidamente come i mantici (di un fabbro). Questo si chiama kapalbhati e distrugge tutti i disordini causati dal muco.

L’ultimo dei sei shatkarma è kapalbhati. Nel Gheranda Samhita è no-to come bhalabhati. Bhala e kapal significano il cranio o la fronte. Bhati è luce o splendore, ma significa anche percezione e conoscenza. Kapalbhati è una tecnica di pranayama che rinvigorisce tutto il cervello e risveglia i centri dormienti che sono responsabili della percezione sottile. Può essere definita come una tecnica di “purificazione della parte frontale del cervello”. È una pratica simile a bhastrika pranayama, solo che si enfatizza l’espirazione mentre l’inspirazione è la conseguenza dell’aver forzato fuori l’aria. Nella respirazione normale, l’inspira-zione è attiva e l’espirazione passiva. Questa pratica inverte il processo, cosicché l’espirazione diventa attiva e l’inspirazione passiva.
Come descritto nello sloka, si dovrebbe eseguire la respirazione imitando l’azione di pompaggio di un paio di mantici da fabbro. Quando i mantici sono chiusi, l’aria è spinta fuori e quando sono aperti l’aria è aspirata all’interno a causa dell’effetto del vuoto che si crea. Allo stesso modo, quando inspirate in kapalbhati, l’inspirazione dovrebbe essere la reazione all’espirazione forzata. In bhastrika inspirazione ed espirazione sono uguali, ma in kapalbhati non è così.
Secondo il Gheranda Samhita ci sono tre forme di kapalbhati: va-takrama, vyutkrama e shitkrama. Lo Hatha Yoga Pradipika descrive solo vatakrama. Vata significa vento o aria. (omissis)
Verso 36

Con i sei karma (shatkarma) ci si libera dagli eccessi dei dosha. Quindi si pratica pranayama e si raggiunge il successo senza sforzo.

Se il corpo è intasato da vecchio muco, bile e aria, l’energia ottenuta attraverso la pratica del pranayama sarà utilizzata per correggere i vostri disordini. In effetti, se avete un blocco dovuto al muco, esso può creare un problema così grave che non potete praticare pranayama. Prima dovete liberarvi dall’eccesso di muco e bile ed eliminare le tossine dal vostro organismo. Bisogna stabilizzare una corretta assimilazione ed escrezione. Il pranayama è più efficace in un corpo sano.
Il corpo ha tre costituenti: kapha, il muco, pitta, l’acido e vata, l’aria. Un loro squilibrio causa malattia. Allo stesso modo, anche nella mente ha tre componenti. La prima è mala, l’impurità, la seconda vikshepa, la distrazione, e la terza è avarna, l’ignoranza.
L’impurità è la sostanza psicologica che si manifesta quando vi sedete per la meditazione. Ci sono cinque tipi di impurità: kama, il desiderio sensuale, krodha, la rabbia, moha, l’infatuazione, mada, l’arroganza o la superbia, matsarya, l’invidia.
Quando nella vostra mente si susseguono delle visioni e non riuscite a rendere la mente stabile perché continua a oscillare, quello è vikshepa. Quando la mente è incapace di comprendere se stessa, questo si chiama ignoranza, avarna.
Con la pratica degli shatkarma, i centri nel corpo fisico che sono responsabili per stimolare questi dosha nella mente sono stabilizzati. Gli shatkarma lavorano sul corpo fisico per influenzare la mente, le onde cerebrali e i blocchi energetici.

Verso 37

Secondo alcuni insegnanti, il pranayama da solo elimina le impurità e perciò tengono il pranayama in gran conto e non le altre tecniche.

Qui Yogi Svatmarama evidenzia che ci sono due diverse opinioni sulla necessità di praticare gli shatkarma prima del pranayama. Alcuni insegnanti di hatha yoga dicono che prima bisogna purificare le nadi con gli shatkarma, così il pranayama sarà efficace. Altri ritengono che il pranayama da solo elimini i blocchi nelle nadi e bilanci tutti gli elementi del corpo. Entrambe le opinioni sono corrette, ma quale seguire?
Gli shatkarma forniscono un metodo veloce per riequilibrare muco, bile ed aria. Se prima pulite il corpo con gli shatkarma, il pranayama ne manterrà lo stato di pulizia. Se avete un eccesso di muco, bile o aria e praticate solo il pranayama, l’energia che generate col pranayama sarà spesa tutta per correggere il vostro stato di squilibrio. Tuttavia, se il vostro corpo è sano, le nadi sono pulite e tutto l’organismo funziona armoniosamente, allora potete praticare pranayama senza alcun bisogno degli shatkarma. Se c’è un leggero squilibrio, il pranayama da solo basterà a correggere qualunque problema.
L’eccesso di muco è il maggiore ostacolo che impedisce la pratica di pranayama. Quando il naso o il tratto respiratorio è completamente ostruito, il pranayama è impossibile, quindi dovrete certamente ricor-rere a neti, kunjal o anche laghu shankhaprakshalana. Per la conge-stione nasale sono sufficienti neti e kunjal, ma per la congestione re-spiratoria, l’asma, la bronchite o l’eosinofilia, saranno necessari i tre karma.
Sebbene gli shatkarma siano dei purificatori e armonizzatori molto potenti ed efficaci, in seguito si dovrà praticare il pranayama per mantenere l’equilibrio che hanno generato, altrimenti si accumuleranno di nuovo le impurità e il corpo ricadrà nei suoi vecchi problemi.

Verso 38

GAJA KARANI (la pulizia dello stomaco dell’elefante)

Vomitare il contenuto dello stomaco spostando l’apana nella gola è chiamato gaja karani da coloro che hanno raggiunto la conoscenza dell’hatha yoga. Perciò, abituandosi a questa tecnica, si perviene al controllo delle nadi e dei chakra.

Gaja karani è una tecnica di vaman dhauti. La descrizione data nel verso è una variazione della pratica. Gaja karani è una forma avanzata di kunjal kriya. In gaja karani viene rigurgitata a causa della contrazione dell’addome mentre nella pratica di kunjal si preme il retro della lingua con le dita. Entrambe sono eseguite con lo stomaco completamente vuoto. Questa variazione, comunque, specifica “vomitare il contenuto dello stomaco”, intendendo con ciò che viene praticato dopo mangiato.
Generalmente vi sono tre metodi in cui si può eseguire vaman dhauti: in kunjal kriya si beve acqua a stomaco completamente vuoto e si rigurgita premendo le dita sul fondo della lingua; in vyaghra kriya da tre a quattro ore dopo aver mangiato, si beve acqua e si rigurgita il contenuto dello stomaco; in gaja karani si beve acqua a stomaco vuoto e si vomita contraendo la parte superiore dell’addome mentre simultaneamente si inspira. Questa variazione, se eseguita tre o quattro ore dopo mangiato, diviene un quarto metodo.
Yogi Svatmarama dice di spostare l’apana su nella gola, così da vomitare, ma ha omesso di rivelare il metodo. Spesso, negli shastra, riscontriamo che un’informazione vitale è stata omessa o tralasciata. Tali omissioni erano volute per impedire a persone non autorizzate di praticare. Comunque, il metodo più facile per muovere apana su nella gola è stimolare il retro della gola con indice e medio. Quando toccate aree sensibili, sentite l’impulso di vomitare. Nel processo del vomito, apana vayu si muove automaticamente verso l’alto. Un altro metodo consiste nel riuscire a vomitare senza mettere le dita in gola, ma pochi sono in grado di farlo.
Un altro fattore importante che è stato omesso è che mezz’ora dopo aver vomitato dovreste mangiare un preparato liquido (non denso) di riso bollito e latte con zucchero aggiunto. Questa è come una medicina che ripristina l’equilibrio naturale degli enzimi nello stomaco, poiché tutto il vostro apparato digerente può essere disturbato dalla pratica.
Gaja karani rafforza il plesso solare, il centro nervoso che è connesso a manipura chakra. Molti testi dichiarano che tutte le nadi emanano dalla regione ombelicale o “ruota ombelicale”. Il movimento del reflusso fa salire il prana da muladhara chakra alla gola e stimola vishuddhi chakra. Questo movimento verso l’alto attiva tutti i chakra nella colonna vertebrale e le nadi circostanti. Gli impulsi nervosi scorrono in alto dalla base della colonna vertebrale al midollo allungato e ad agya chakra.
È importante che gaja karani sia eseguito tre o quattro ore dopo mangiato; avvenuta l’assimilazione del cibo, quello che è difficile da digerire viene eliminato prima che sia spesa ulteriore energia per la digestione. Questo diminuisce la quantità di escrementi prodotti e ri-duce il carico di lavoro degli intestini e degli organi escretori, preve-nendo così un eccesso di energia nei centri inferiori. Naturalmente, questa pratica non va fatta dopo ogni pasto, ma solo come indicato dal guru, altrimenti potrebbe indebolire l’apparato digerente.

Verso 39

Perfino Brahma e altri dei del cielo si dedicano a praticare pranaya-ma perché pone fine alla paura della morte. Perciò (il pranayama) deve essere praticato.

Per enfatizzare l’importanza e il valore del pranayama, Svatmarama dice che lo praticano Brahma e gli altri Dei. Brahma è un componente della santa trinità, il creatore. Brahma, Vishnu e Mahesh o Shiva, che compongono la trinità, sono i tre aspetti del macro e del microcosmo.
Svatmarama afferma che attraverso la pratica del pranayama si può superare la paura della morte e per un aspirante spirituale questo è un conseguimento molto importante. Negli Yoga Sutra di Patanjali la paura della morte, abhinivesha, è catalogata come una delle cinque cause basilari della sofferenza. È nota come klesha e i klesha devono essere dissolti prima che avvenga l’illuminazione. “Abhinivesha è il desiderio per la vita, sostenuto dalla sua stessa forza, che domina perfino l’erudito”. (2:9)
Secondo Patanjali: “Le modificazioni dei klesha si possono ridurre attraverso la meditazione”. (2:11) Tuttavia, Svatmarama sostiene che la paura della morte si può eliminare attraverso il pranayama. Il pranayama ha un sicuro effetto rinforzante sui centri cerebrali responsabili dell’emozione e della paura.

Verso 40

Fintantoché il respiro è trattenuto nel corpo, la mente è priva di pen-sieri e lo sguardo è centrato fra le sopracciglia, perché dovrebbe es-serci paura della morte?

Se la mente e il prana sono assorbiti nel centro che è responsabile dell’esperienza della coscienza universale, atma, che cosa può causare la paura della morte? Quando l’anima individuale, jivatma, si è fusa nella sua origine, l’esperienza è totale, non c’è individualità. Non può capitare alcun pensiero della morte perché “voi” non esistete. La paura viene soltanto con l’esperienza della dualità. Quando pensate che avete qualcosa da perdere, quando c’è un senso di separazione e non c’è cognizione dell’unità, allora c’è paura della morte.
I processi fisiologici sono drasticamente modificati quando la mente e il prana sono completamente assorbiti durante l’esperienza dell’unità. Il respiro è trattenuto spontaneamente, i bulbi oculari ruotano all’indietro come se guardassero al centro fra le sopracciglia, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, il polso, il metabolismo e le funzioni viscerali sono tutte modificate. Il corpo va in uno stato di animazione sospesa e nella mente il tempo e lo spazio non esistono. Il corpo sembra morto, ma non lo è, perché ha la capacità di rigenerare prana. È solo sospeso per un breve periodo.
Praticando la ritenzione del respiro e shambhavi mudra e focaliz-zando la mente su un singolo punto, inducete lo stato di completo assorbimento. Se si manifesta uno stato supercosciente e voi tornate alla consapevolezza ordinaria, il pensiero della morte ha meno importanza. Che il corpo sia morto o vivo è irrilevante per chi abbia realizzato l’atma.

Verso 41

Trattenendo sistematicamente il prana (il respiro) si purificano le nadi e i chakra. Così il prana spalanca l’ingresso di sushumna e vi entra facilmente.
La costante, continua e corretta pratica di pranayama attiva sushumna. Normalmente l’energia nelle nadi oscilla fra ida e pingala ma, quando è ugualmente bilanciata in entrambe, esse cessano di funzionare e l’energia sale lungo sushumna.
Se il pranayama è praticato scorrettamente, potrebbe creare uno squilibrio, ma non accadrà nulla di disastroso; se fatto esattamente come insegnato dal guru, risveglierà certamente la kundalini in questa vita. Quando si esegue correttamente il pranayama, è come seminare buoni semi nel terreno fertile. Quando si pratica scorrettamente, è come piantare sassolini nel terreno, credendo che siano semi e aspettandosi che crescano le piantine. Non importa quanto innaffiate i sassolini, non si svilupperanno mai in piantine. Allo stesso modo, quando praticato correttamente, nel corso del tempo il pranayama fruttificherà, ma la pratica impropria non porterà a nulla.